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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 33 min 14 sec fa

ASIA/FILIPPINE - Le associazioni cattoliche: "No" alla legalizzazione di divorzio, che approda in Parlamento

Ven, 07/02/2020 - 09:32
Manila - Le associazioni laiche cattoliche si oppongono alla legalizzazione del divorzio nelle Filippine, mentre l'iter parlamentare per farlo è stato avviato. La Commissione parlamentare sulla popolazione e sulle relazioni familiari ha approvato il 5 febbraio un disegno di legge volto a legalizzare il divorzio nel paese, che sarà sottoposto alle Camere e sembra avere un generale consenso delle forze politiche.
"Il Congresso filippino deve agire per rafforzare la famiglia e non per indebolirla", afferma in una nota inviata a Fides il forum chiamato "Laiko", ovvero il "Consiglio dei Laici delle Filippine", una piattaforma che raduna varie organizzazioni e movimenti ecclesiali. Il forum sottolinea che "il matrimonio e la famiglia sono un dono che dev'essere protetto".
"Il Consiglio dei Laici delle Filippine è fortemente contrario all'introduzione della legge sul divorzio come via più semplice per lo scioglimento del matrimonio nelle Filippine", afferma il presidente di "Laiko", Rouquel Ponte. "È nostro auspicio quindi, che le Filippine rimangano sempre come un faro di speranza per la famiglia e la società", ha detto. Le Filippine sono l'unico paese al mondo dove il divorzio è ancora illegale. Ponte rileva che "questo non è certo un buon motivo per permetterlo".
Il leader cattolico esorta, invece, i sostenitori del divorzio nella nazione a "imparare dall'esperienza di altri paesi nei quali il divorzio è legale, notando il forte indebolimento dell'istituzione della famiglia avvenuto in quelle nazioni". "Di conseguenza, sono sorti molti problemi per il coniuge abbandonato e per i loro figli", nota Ponte,.
Il progetto di legge messo a punto nella Commissione parlamentare, denominato "House Bill 100" o "Absolute Divorce Bill", intende garantire che i procedimenti per la concessione del divorzio siano accessibili ed efficienti.
Dicendosi consapevole della difficile situazione che vivono i cittadini filippini che soffrono per "matrimoni falliti", il capo di "Laiko" ha invitato le organizzazioni che si occupano della famiglia "a cercare di accompagnarli e seguirli con interventi pastorali utili", come "l'educazione, la formazione e l'accompagnamento umano e spirituale, che vanno insieme al riconoscimento di valori come la vita, l'amore, la fedeltà". "Il Consiglio dei Laici delle Filippine - nota - garantisce il pieno sostegno a chi si impegna in questo campo".
Jenlyen Passion, una madre cattolica impegnata in attività pastorali, dice a Fides: "Il matrimonio è un sacramento e non può essere infranto. Ciò che i legislatori stanno pianificando, ovvero legalizzare il divorzio, è un disegno sotto l'influenza di valori secolari, dunque lo contrasteremo".
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AFRICA/EGITTO - Predicatore sunnita propone un“mea culpa” di al Azhar per le guerre di conquista islamiche: il governo egiziano lo punisce

Gio, 06/02/2020 - 12:50
Il Cairo – Un predicatore sunnita esprime un giudizio storico critico sulle campagne di conquista militare realizzate nei secoli passati sotto la bandiera dell’islam, paragonandole alle Crociate, e il ministero per le dotazioni religiose egiziano lo punisce, impedendogli di insegnare e predicare nelle moschee e rimarcando che le sue tesi “non rappresentano” il pensiero e la posizione dell’Università di Al Azhar, maggior centro teologico dell’islam sunnita. E’ accaduto allo sheikh Nasha’at Abd el Sami’i Zari’i, predicatore con incarichi presso l’ufficio per le dotazioni religiose nel governatorato di Daqahliyya. Lo sheikh Nasha’at Zari’i aveva rivolto alla comunità accademica di al Azhar un appello a porgere le scuse a tutto il mondo per le guerre di conquista islamiche, evidenziando che tali campagne di conquista non rappresentavano una manifestazione dell’intima natura dell’islam. Tra i suoi argomenti, lo studioso aveva anche introdotto un paragone con le Crociale: quelle imprese militari – aveva sottolineato Nasha’at – vengono ora criticate in sede storica anche da chi sottolinea che esse non avevano a che fare con il Vangelo e la natura propria del cristianesimo; allo stesso modo – aveva aggiunto lo sheikh sunnita – è giunto il tempo di riconoscere e affermare che le guerre di conquista islamiche vanno considerate come operazioni politico-militari, e non hanno a che fare con i “pilastri” autentici dell’islam.
Le considerazioni del predicatore sunnita hanno provocato reazioni eloquenti: gli stessi responsabili degli uffici delle dotazioni religiose di Daqahliyya – riferiscono i media egiziani - hanno inviato un memorandum sulle iniziative dello sheikh Nasha’at alla sede centrale del ministero, che ha disposto per lo studioso il divieto di salire sul pulpito delle moschee, ricordando che lo stesso sheikh era stato già segnalato per provvedimenti disciplinari in almeno due occasione, quando durante sue trasferte in Iraq e Iran aveva espresso pubblici appelli a superare ogni contrasto e divisione tra islamici sciiti e sunniti.
Nei suoi interventi e nelle sue lezioni, lo sheikh Nasha’at Zari’i è solito citare fonti autorevoli islamiche, a partire dagli insegnamenti di Ali ibn Abi Talib , cugino e genero del Profeta Mohammad, riconosciuto come primo Imam dall’islam sciita. Il ministero per le dotazioni religiose, nel motivare i provvedimenti punitivi per lo sheikh Nasha’at, ha rimarcato che il pensiero del predicatore punito non è rappresentativo della posizione della comunità teologico-accademica di al Azhar. .
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/EGITTO - Predicatore sunnita propone un“mea culpa” di al Azhar per le guerre di conquista islamiche.E il governo egiziano lo punisce

Gio, 06/02/2020 - 12:50
Il Cairo – Un predicatore sunnita esprime un giudizio storico critico sulle campagne di conquista militare realizzate nei secoli passati sotto la bandiera dell’islam, paragonandole alle Crociate, e il ministero per le dotazioni religiose egiziano lo punisce, impedendogli di insegnare e predicare nelle moschee e rimarcando che le sue tesi “non rappresentano” il pensiero e la posizione dell’Università di Al Azhar, maggior centro teologico dell’islam sunnita. E’ accaduto allo sheikh Nasha’at Abd el Sami’i Zari’i, predicatore con incarichi presso l’ufficio per le dotazioni religiose nel governatorato di Daqahliyya. Lo sheikh Nasha’at Zari’i aveva rivolto alla comunità accademica di al Azhar un appello a porgere le scuse a tutto il mondo per le guerre di conquista islamiche, evidenziando che tali campagne di conquista non rappresentavano una manifestazione dell’intima natura dell’islam. Tra i suoi argomenti, lo studioso aveva anche introdotto un paragone con le Crociale: quelle imprese militari – aveva sottolineato Nasha’at – vengono ora criticate in sede storica anche da chi sottolinea che esse non avevano a che fare con il Vangelo e la natura propria del cristianesimo; allo stesso modo – aveva aggiunto lo sheikh sunnita – è giunto il tempo di riconoscere e affermare che le guerre di conquista islamiche vanno considerate come operazioni politico-militari, e non hanno a che fare con i “pilastri” autentici dell’islam.
Le considerazioni del predicatore sunnita hanno provocato reazioni eloquenti: gli stessi responsabili degli uffici delle dotazioni religiose di Daqahliyya – riferiscono i media egiziani - hanno inviato un memorandum sulle iniziative dello sheikh Nasha’at alla sede centrale del ministero, che ha disposto per lo studioso il divieto di salire sul pulpito delle moschee, ricordando che lo stesso sheikh era stato già segnalato per provvedimenti disciplinari in almeno due occasione, quando durante sue trasferte in Iraq e Iran aveva espresso pubblici appelli a superare ogni contrasto e divisione tra islamici sciiti e sunniti.
Nei suoi interventi e nelle sue lezioni, lo sheikh Nasha’at Zari’i è solito citare fonti autorevoli islamiche, a partire dagli insegnamenti di Ali ibn Abi Talib , cugino e genero del Profeta Mohammad, riconosciuto come primo Imam dall’islam sciita. Il ministero per le dotazioni religiose, nel motivare i provvedimenti punitivi per lo sheikh Nasha’at, ha rimarcato che il pensiero del predicatore punito non è rappresentativo della posizione della comunità teologico-accademica di al Azhar. .
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ASIA/VIETNAM - Coronavirus: le comunità cattoliche non disertano la messa domenicale

Gio, 06/02/2020 - 12:26
Hanoi - La Chiesa cattolica in Vietnam ha adottato misure precauzionali nello svolgimento delle attività pastorali, rispetto al fenomeno della diffusione del coronavirus, ma i cattolici vietnamiti, animati da profonda fede, pur nella massima attenzione, non disertano in alcun modo la messa domenicale. Come ha detto il Vescovo Pierre Nguyen Van Kham, Vescovo di My Tho, Segretario della Conferenza episcopale cattolica del Vietnam, tutte le parrocchie, i conventi e le istituzioni nelle 27 diocesi cattoliche del paese sono state allertate: in nessuna chiesa si tengono riunioni, raduni o liturgie, se non strettamente necessarie, come la messa domenicale. I fedeli, durante quelle celebrazioni, ricevono la santa Comunione sulla mano e non in bocca.
“La maggior parte delle persone qui teme il contagio ed esce ben poco di casa. I bambini non vanno a scuola a causa del virus", racconta a Fides Maria Hong, donna cattolica di Hanoi. "Tutti siamo preoccupati e attenti ma non eccessivamente allarmati. Continuiamo a prenderci cura di noi stessi, a livello materiale ma anche spirituale, partecipando sempre alla messa domenicale in chiesa", riferisce. "Naturalmente chi ha sintomi influenzali resta in casa e non vi partecipa".
Il Vietnam ha allestito ospedali da campo con migliaia di posti letto per gestire un potenziale afflusso di casi di coronavirus, hanno detto i funzionari governativi che si occupano di sanità, mentre è in corso il rimpatrio di circa 950 cittadini vietnamiti dalla Cina, 21 dei quali sono a Wuhan. Il Vietnam condivide un lungo confine con la Cina e tra i due paesi vi sono stretti legami commerciali e turistici. Finora il Vietnam ha 10 casi confermati di coronavirus: tra loro tre persone senza alcun precedente di un viaggio in Cina. Attualmente sono in atto restrizioni sui viaggi ferroviari e stradali, mentre tutti i voli da e verso la Cina continentale sono sospesi.
Nel centro della città di Ho Chi Minh, dove sono stati confermati tre casi dei casi di infezione da coronavirus, due strutture commerciali sono state convertite in ospedali da campo con una capacità totale di 500 posti letto.
Ad Hanoi, due strutture militari sono state trasformate in centri di quarantena con capienza di 1.500 persone, mentre in due province nel nord del Vietnam, prossime al confine con la Cina, sono stati creati ospedali di emergenza per 3.000 pazienti. Il Vietnam centrale, hanno informato le autorità, i centri sanitari approntati possono accogliere fino a 3.700 pazienti.
 
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OCEANIA/AUSTRALIA - Le reliquie di santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori in pellegrinaggio in Australia

Gio, 06/02/2020 - 11:46
Brisbane - Le reliquie di una amata santa della storia moderna, Teresa di Lisieux, Patrona delle Missioni, sono arrivate ​​a Brisbane, tappa di un pellegrinaggio nazionale organizzato da "Catholic Mission", la direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia. Con le reliquie della santa vi sono anche quelle dei genitori di Santa Teresa, i santi Louis e Zélie Martin. Il pellegrinaggio in terra australiana, che durerà quattro mesi, da febbraio a maggio 2020, ha già visto migliaia di cattolici australiani riunirsi per pregare e chiedere l'intercessione dei santi.
"L'Arcidiocesi di Brisbane ha sempre avuto un cuore rivolto alla missione", afferma in una nota inviata a Fides David McGovern, Direttore diocesano di "Catholic Mission" a Brisbane. "Il pellegrinaggio delle reliquie di Santa Teresa, mostra che i cattolici in questa parte dell'Australia sono generosi nello spirito e nella pratica verso coloro che mostrano un cuore missionario". "Siamo favorevolmente colpiti dal fatto che tante parrocchie in tutta l'Arcidiocesi, alcune delle quali sono intitolate a Santa Teresa, hanno scelto di ospitare le reliquie, per riflettere sia sull'importanza della famiglia, sia sulla missione",rileva
I fedeli possono visitare le reliquie santi in una qualsiasi delle messe pubbliche, delle liturgie e delle veglie di preghiera organizzate, anche nella Cattedrale di Santo Stefano a Brisbane.
Le reliquie passeranno undici giorni nell'Arcidiocesi di Brisbane, prima di tornare nel nord della provincia del Nuovo Galles del Sud, toccando poi località come e Victoria, Tasmania e in Australia occidentale.
Il Direttore nazionale delle POM australiane, P. Brian Lucas, ha auspicato che i fedeli possano "prendere esempio e realizzare la semplicità del messaggio di Santa Teresa". Il pellegrinaggio delle reliquie nel 2020, ha aggiunto, "è un'opportunità per gli australiani di riunirsi, avere quel senso di appartenenza e trovare ispirazione nella vita di Santa Teresa e dei suoi genitori. In vista del Consiglio Plenario 2020, questa presenza offre a tutti noi la possibilità di una riflessione orante e di sentire una maggiore vicinanza a Dio come ha fatto Santa Teresa". Le reliquie di Santa Teresa furono l'ultima in Australia nel 2002.
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AFRICA/TOGO - La missione evangelizzatrice della Chiesa, libera da ambiguità e compromessi

Gio, 06/02/2020 - 11:28
Kara – Dal luglio 2017 il Togo vive una profonda crisi politica in seguito alle proteste indette dall’opposizione contro il Presidente Faure Essozimna Gnassingbé Eyadéma, al potere dal 2005 . Non è immune da questa crisi la Chiesa cattolica locale che continua a vivere momenti difficili: “Da una parte viene attaccata dal potere politico in atto, che la accusa fondamentalmente di essere partigiana; dall’altra si ritrova in difficoltà anche a causa dell'atteggiamento di alcuni Pastori, che mostrano pubblicamente posizioni politiche”, commenta all’Agenzia Fides p. Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane.
“La Chiesa ha la sua ragion d'essere solo se è in grado di unirsi. La missione evangelizzatrice deve essere libera da ambiguità e compromessi”, ricorda il missionario, lanciando un appello all’unità. “Dobbiamo ricordare alcuni principi fondamentali: la Chiesa attraverso la voce dei suoi Pastori deve essere in grado di trascendere le posizioni politiche partigiane per difendere in modo imparziale la giustizia, la verità, la pace, i valori del Vangelo. La Chiesa non è in nessun caso uno strumento di divisione, soprattutto a livello politico. In questo frangente delicato, è urgente ripensare alla la missione evangelizzatrice della Chiesa cattolica in Togo”, conclude.

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ASIA/CINA - La Chiesa cattolica in prima linea per la cura e la vicinanza ai malati di coronavirus

Gio, 06/02/2020 - 11:14
Pechino – “Il materiale sanitario e i medicinali stanno andando gradualmente in via di esaurimento. I nostri medici, infermieri suore e laici sono esposti al pericolo di contagio di coronavirus. Da direttrice di un ospedale sono molto triste e preoccupata, ma sono una suora e sono altrettanto fiduciosa, confidando nel nostro Signore Gesù Cristo e nella materna protezione della Vergine Maria. Sappiamo che il Papa e la comunità cattolica in tutto il mondo stanno pregando per noi e sono con noi: questo ci dà molta forza”: sono le toccanti parole della suora direttrice dell’ospedale cattolico gestito dalle religiose della Congregazione di Holy Hope, nella diocesi di Xian Xian, della provincia di He Bei. Come avviene per quella struttura sanitaria, molti altri ospedali dipendenti dalla Chiesa cattolica in Cina continentale sono in prima linea per affrontare l’emergenza della diffusione del coronavirus, accogliendo e curando persone infette. Enti caritativi cattoliche, diocesi, parrocchie, movimenti ecclesiali, sacerdoti, suore e singoli fedeli laici stanno mettendo tutto il loro impegno per rispondere alle esigenze della popolazione cinese, facendo sentire il sostegno della Chiesa universale. Le comunità cattoliche si sono mobilitate fin dall’inizio per partecipare alla “lotta contro il tempo”: tanti ospedali cattolici, imprese, fabbriche di proprietà dei fedeli si sono messi a disposizione delle autorità civili per accogliere i contagiati o per produrre i materiale sanitari necessari.
D’altro canto, la comunità cattolica si è subito attivata anche sul piano spirituale, lanciando un accorato appello alla preghiera, cui hanno aderito migliaia di comunità nella Cina continentale e fuori dal paese. Inoltre "Jinde Charitie", la più grande organizzazione caritativa cattolica attiva nella Cina continentale, ha diffuso un appello per la raccolta di fondi che ha coinvolto enti internazionali come Caritas Internationalis e singoli paesi, che hanno fatto sentire il loro sostegno dopo le parole pronunciate da Papa Francesco durante l’Angelus del 26 gennaio. L’appello di Jinde Charities ha avuto vasta ecco, soprattutto in tanti ospedale cattolici gestiti da ordini religiosi in tutto il mondo. Come comunicato all’Agenzia Fides, alla data del 5 febbraio, Jinde Charities ha ricevuto 6 milioni di yuan di donazione dal mondo cattolico: una somma già interamente destinata all’acquisto dei materiali di prima emergenza. Dal 3 al 5 febbraio, Jinde Charitie ha fornito oltre 10mile tute di isolamento, 100 macchinari di ausilio per l’apparato respiratorio e 30 tonnellate di disinfettante, dimostrando concretamente il sostegno dell’intera comunità cattolica cinese e della Chiesa universale.
“Siamo cattolici, il nostro cuore e il nostro messaggio di amore è universale. Dove c’è bisogno, siamo pronti a far sentire la nostra vicinanza e carità all’umanità sofferente, senza distinzioni di appartenenza religiosa, etnica, nazionalità”, riferisce don Wang Wei, parroco della parrocchia di Shao Lin Kou della diocesi di Tian Jin. Secondo il parroco, “è impossibile raccontare in modo capillare l’immensa mobilitazione, perché ormai è un'azione che tocca tutte le comunità cattoliche nella Cina continentale, che stanno facendo la loro parte, sia con preghiere, novene, rosari, sia con impegni concreti”.
Anche la vita di fede in Cina si è adeguata all’emergenza: come appreso da Fides, data l’impossibilità di incontri assembleari o di raduni di fedeli, si è ricorsi all’ambiente virtuale, per continuare ad alimentare lo spirito e la vita comunitaria. Si utilizzano, allora, nuovi strumenti tecnologici e le App di messaggistica per condividere, in gruppi e comunità di fedeli, le letture della liturgia del giorno, le parole dei vescovi, le omelie dei sacerdoti. Con la presenza di messaggi quotidiani, si cerca di far sentire conforto e consolazione ad anziani, malati, e bisognosi, rimasti soli. I social media oggi nella comunità cattolica cinese sono pieni di calore umano, fanno scorrere spiritualità, e sono anche canali di evangelizzazione perché la gente vede i battezzati in azione, pronti a donare e condividere la speranza del Vangelo.

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AFRICA/MALAWI - Annullato il voto del maggio 2019

Gio, 06/02/2020 - 09:33


Lilongwe - “Consideriamo la sentenza come una grave sovvertimento della giustizia, un attacco ai nostri sistemi democratici e un tentativo di minare la volontà del popolo”, ha affermato il Presidente del Malawi, Peter Mutharika, dopo che il 3 febbraio la Corte Costituzionale ha annullato le elezioni del maggio 2019, da lui vinte. La corte ha motivato la decisione dopo aver riscontrato irregolarità "diffuse, sistematiche e gravi", compresi verbali palesemente alterati con la scolorina. La Corte ha quindi stabilito di ripetere lo scrutinio presidenziale.
Mutharika ha comunque affermato di “essere pronto alla campagna elettorale e di vincere come abbiamo sempre fatto”.
Mutharika, presidente del Malawi dal 2014, ha vinto le elezioni con uno stretto margine del 38,57% dei voti espressi. Il leader del partito di opposizione Lazzaro Chakwera ha ottenuto il 35,41% e il vicepresidente Saulos Chilima, ha ottenuto il 20,24%.
Alla vigilia della decisione della Corte, i Vescovi del Malawi avevano lanciato un appello alla pace .
“Riteniamo che la nostra richiesta di pace rifletta l'aspirazione della maggior parte delle persone in questo Paese, in particolare le donne e le persone vulnerabili come i bambini e gli anziani che sono spesso vittime della violenza politica”, hanno affermato i Vescovi.
Il risultato del voto del maggio 2019 è stato subito contestato dalle opposizioni che hanno indetto diverse manifestazioni di protesta, contrassegnate da scontri con le forze di sicurezza, con morti, feriti e saccheggi. I Vescovi si sono detti “profondamente sgomenti e sconvolti dagli episodi di violenza con perdite di vite umane e in particolare dei massacri di anziani accusati di stregoneria o magia. Alla base di tutto ciò c'è lo stato di illegalità e il disprezzo per lo stato di diritto in questo Paese”.
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AFRICA/CIAD - Un orto "al femminile": promozione della donna in un progetto di Caritas e ordini religiosi

Mer, 05/02/2020 - 12:37
N’Djamena - La promozione della donna può passare attraverso un orto: è la scommessa che il gesuita padre Franco Martellozzo, da oltre 50 anni missionario nel paese, sta portano avanti nella regione di Mongo, in Ciad. "Fino a non molti decenni fa - ricorda il religioso a Fides - la donna aveva come compito principale la preparazione dei pasti quotidiani, mentre al marito spettava la coltura del miglio e la pratica della caccia. La donna doveva nutrire la famiglia in ogni tempo e in ogni luogo, anche se il marito non aveva nulla da offrire. Lo faceva coltivando un campo di arachidi e raccogliendo radici e foglie. In passato, i boschi erano al limite del villaggio, come pure l’acqua e la legna. Il suo compito non era dunque faticoso e il marito, grazie all’abbondanza della selvaggina, riforniva la casa di carne".
Col tempo, però, tutto cambia. La deforestazione riduce progressivamente la legna disponibile e la carenza di piogge asciuga le fonti. "Per trovare acqua e legna - spiega padre Franco - le donne sono costrette a fare lunghe camminate, mentre radici e foglie commestibili sono divenute più rare. La loro vita si è fatta dura. In alcune zone poi, quando per la diminuzione delle piogge il raccolto del miglio è quasi nullo, le donne traslocano a Sud del Paese, dove i raccolti sono abbondanti, in cerca di lavoro. Anche i mariti partono a cercare lavoro in città. E le famiglie si dividono".
Nel 1994, anno di grande carestia in Ciad, il direttore della scuola elementare cattolica di Bagwa, sfruttando avvallamento, dove la pur scarsa pioggia si era accumulata, pianta insalata e pomodori. Ha un tale successo che le donne del villaggio ne sono attratte. "Capiscono - racconta padre Franco - che è meglio coltivare un orto che correre per le montagne circostanti a cercare tuberi o erbe commestibili o emigrare verso Sud". Così cercano un terreno, scavano un buco per raggiungere la falda e, tirando su l’acqua con corda e secchielli, iniziano il primo orto proteggendolo con una siepe contro gli animali.
"Tutte le piante crescono e il raccolto è promettente, quando una notte una mandria di buoi sfonda la siepe di protezione e distrugge il raccolto, generando grande delusione per le donne che hanno lavorato tanto. Poi, con l’arrivo della nuova stagione delle piogge, il loro pozzo crolla», prosegue il gesuita. Per questo religiosi e religiose decidono di aiutarli, costruendo un pozzo in cemento e dotando l’orto di una rete metallica che impedisce agli animali di entrare. Il raccolto è magnifico e, da quel momento, si formano numerosi altri gruppi di donne in tutti i villaggi vicini.
"L’attività si è sviluppata ed è diventata un importante progetto della Caritas locale" rileva padre Franco. Le Ong internazionali si sono interessate a questo programma e a tutt’oggi gli orti recintati gestiti dalle donne sono moltissimi, in tutti i villaggi della regione.
Le donne coltivano principalmente verdure e legumi tradizionali che usano in cucina o che vendono al mercato. L’orto permette alle donne di nutrire meglio la famiglia senza dover emigrare e ciò mantiene i legami familiari. Anche i bambini, aiutando le mamme, imparano a coltivare gli ortaggi. In secondo luogo le vendite al mercato permettono alla famiglia di affrontare le spese essenziali per la salute, la scuola, il vestiario. "L’orto - conclude padre Franco - è di più di un semplice campo coltivato. È un luogo di riflessione e di scambio che necessariamente apre loro una nuova visione della vita. È anche un modo per imparare a prendere insieme le decisioni. Una forma di democrazia nata dal basso e, soprattutto, al femminile".
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AMERICA/MESSICO - Conversione pastorale e missionaria della Chiesa: le Pontificie Opere Missionarie d’America in assemblea

Mer, 05/02/2020 - 12:11
Città del Messico – Il mese di febbraio sarà un mese fitto di incontri per le Pontificie Opere Missionarie del continente latino americano: l’11 e 12 febbraio un gruppo di Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie d'America si incontra per analizzare e confrontarsi sui contenuti, la metodologia e altri aspetti dei Congressi Missionari del continente degli ultimi 40 anni. I frutti di questo seminario saranno presentati alla XVIII Assemblea Continentale dei Direttori Nazionali delle POM d’America, che avrà luogo domenica 16 febbraio con la partecipazione dei direttori di 24 Direzioni nazionali. Il confronto viene percepito da tutti come “una necessità di fronte alle domande emerse durante l’assemblea continentale dello scorso anno”.
Dal 14 al 16 febbraio 2020, inoltre, si svolgerà il primo incontro continentale dei docenti di Teologia della missione, incentrato sul tema “Trasformarsi per conformare una Chiesa in uscita”, che avrà luogo a Città del Messico. Oltre una trentina di partecipanti, provenienti da vari paesi del continente, si riuniranno con l’obiettivo di generare uno spazio di studio, riflessione e discussione che contribuisca alla maturità missionaria di comunità. “Pastori e istituzioni sono chiamati alla conversione pastorale e missionaria”, recita una nota pervenuta a Fides. Inoltre, i presenti, tutti docenti di teologia della missione, saranno impegnati ad identificare le caratteristiche di una proposta missionaria “da-con-per” la popolazione americana, al fine di contribuire a promuovere la conversione missionaria promossa da Papa Francesco: conversione pastorale, ecologica e sinodale.
Gli organizzatori, che hanno il supporto e la guida del Segretariato Internazionale della Pontificia Unione Missionaria, auspicano di riuscire a stabilire quali siano le “domande aperte” della teologia della missione in America oggi. Si intende individuare strumenti e istanze che permettano di approfondire la riflessione e la produzione del pensiero a favore di una conversione in chiave della “missio ad gentes”.
Un altro dei momenti fondamentali previsti sarà l’inaugurazione del Congresso Latino Americano . Domenica 16 febbraio, infatti, nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico, l’Arcivescovo mons. Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, presiederà la messa di apertura internazionale del cammino di preparazione al CAM 6, che si terrà a Porto Rico nel 2023. Dopo la celebrazione, i partecipanti dell’Assemblea si incontreranno per pregare e fraternizzare con quelli del primo Seminario continentale dei docenti di teologia della missione, che termina lo stesso giorno.
Il Presidente delle POM, insieme con i Vescovi di Porto Rico e Messico e con i Direttori delle Pontificie Opere Missionarie dei paesi americani, inaugurerà formalmente i lavori delle POM di tutti i paesi del continente, responsabili dell’animazione di questo periodo preparatorio. Il Congresso vuole essere uno degli strumenti con i quali si vuole portare avanti e rafforzare l’impegno missionario delle Chiese d’ America.
Dal 17 al 20 febbraio i partecipanti incontreranno mons. Dal Toso, dibatteranno sulla memoria missionaria del continente a partire dai Congressi missionari continentali dal 1977 ad oggi. Si affronteranno contenuti e problematiche metodologiche per il prossimo Congresso missionario, valutando il contributo delle POM all’evangelizzazione dei giovani, a partire del Sinodo che li ha visti protagonisti. Nel corso dell’assemblea continentale, i partecipanti potranno condividere il racconto delle situazioni sociopolitiche dei rispettivi paesi e di altri eventi in corso nel continente.
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AFRICA/BURKINA FASO - Il Burkina Faso consacrato al Cuore Immacolato di Maria “per porre fine alla violenza”

Mer, 05/02/2020 - 11:58

Ouagadougou - “È un atto di fiducia nella fede e nella speranza che con Maria, che intercede per noi, Dio ci darà la vittoria sul male e la forza di lavorare per l'avvento di un mondo più fraterno” ha detto Sua Ecc. Mons. Laurent Dabiré, Vescovo di Dori e Presidente della Conferenza Episcopale Burkina Faso-Niger, nell’annunciare la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria del Burkina Faso.
“I Vescovi su sollecitazione del popolo di Dio, hanno deciso di consacrare il Burkina Faso al Cuore Immacolato di Maria, Nostra Signora di Yagma” ha annunciato domenica 2 febbraio Mons. Dabiré, che ha guidato il pellegrinaggio al Santuario di Yagma, nell’arcidiocesi di Ouagadougou.
Anche quest'anno migliaia di persone delle 17 diocesi del Burkina Faso e del Niger hanno partecipato al pellegrinaggio, che si è tenuto per la prima volta nel 1988. Sia il Niger che il Burkina Faso sono colpiti da una serie di attacchi terroristici che stanno mettendo a dura prova la coesione sociale di entrambi i Paesi. L’ultima attacco in Burkina Faso risale alla notte del 2 febbraio quando una ventina di civili sono stati uccisi a Lamdamol, in villaggio nel nord del Paese.
“Il Burkina Faso ha bisogno di uomini e donne con un cuore puro, in questo periodo di violenza terroristica che insanguina il Paese” ha sottolineato Mons. Dabiré. “Ecco perché è necessario consacrare il Burkina Faso al Cuore Immacolato di Maria, in modo che cessino le violenze”. “La lotta contro l'insicurezza implica anche la lotta contro le piaghe dell'identità etnica e religiosa spesso sfruttate dai terroristi, ma anche contro la corruzione e l'ingiustizia” ha aggiunto.
In Burkina Faso donne e uomini di buona volontà non si sono dati per vinti per sconfiggere la violenza. In due settimane di esistenza , il Movimento per la difesa, la coesione sociale, il ritorno della pace e la riconciliazione nazionale , sta realizzando una vera offensiva su tutto il territorio nazionale per sostenere la riconciliazione di tutto il Paese. Ne fanno parte attori della società civile di varie tendenze, autorità religiose e consuetudinarie, ex ambasciatori e alti funzionari dell'esercito in pensione, ex funzionari, politici.
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ASIA/BANGLADESH - La Chiesa a servizio dei giovani, perché siano protagonisti nella Chiesa e nella società

Mer, 05/02/2020 - 11:45
Dacca - “Vivo il mio servizio in seno alla Chiesa, madre di tutti. Con il mio insegnamento, cerco di dare orientamento umano e spirituale e un discernimento a migliaia di studenti. Il fine è dare loro consigli che possano aiutarli a prendere giuste decisioni nella loro vita. Così vivo il mio essere consacrato”: è l’esperienza confidata all’Agenzia Fides da fra Ujjal Placid Pereira, 37 anni, membro della Congregazione della Santa Croce, impegnato in una scuola come consulente per gli studenti. Il frate, che è anche Segretario della Commissione episcopale per la gioventù lavora per promuovere la fede cristiana tra i giovani e renderli consapevoli delle attuali strutture sociali, economiche e politiche, aiutandoli nel cammino di crescita. L’obiettivo è renderli responsabili e incoraggiare i giovani a svolgere ruoli importanti sia nell’ambito della Chiesa, per creare una relazione fraterna tra loro, sia nella società.
Fratel Ujjal opera nella parrocchia di Gazipur di Tumilia. I suoi genitori e sua sorella si sono trasferiti negli Stati Uniti. Narrando nella sua testimonianza il valore e il contributo che la vita consacrata offre al Bangladesh, dice: “La mia vocazione è nata in famiglia. Nella mia scuola ho visto il servizio dei fratelli della Santa Croce e mi ha attratto. Sono entrato in Seminario e sono diventato religioso. Nella mia vita religiosa, sono molto felice. Ora i miei familiari e parenti sono felici di vedere la mia attività giovanile”. “Nella vita consacrata – spiega - preghiamo insieme, mangiamo insieme e lavoriamo insieme a scuola. La vita di comunità ci incoraggia molto”, aggiunge.
Il religioso lavora per la Commissione episcopale per i giovani da tre anni. I giovani “hanno bisogno di compagnia, amore e cura”, rileva. “I bambini si aspettano amore, adolescenti e giovani si aspettano amore e ispirazione e gli anziani si aspettano rispetto. Da insegnante di scuola, in passato tendevo a vedere più la parte negativa negli studenti ma, da quando mi occupo della Commissione per i giovani, ho scoperto che i giovani cercano amore e compagnia. L'accompagnamento è importante per loro. Ci vedono e vogliono come amici, come punti di riferimento”.
“I giovani – prosegue il frate a Fides – hanno molta creatività e talenti. Se ce ne prendiamo cura, aumenteranno. Si aspettano un buon esempio, incoraggiamento, soprattutto dovremmo tenere con loro una mentalità positiva e uno sguardo di speranza verso il futuro”. Il frate ha l'opportunità di ascoltare la storia di giovani cattolici. “Ho sentito molte storie di vita e sono venuto a conoscenza di molti dolori e sofferenze. Dare loro buoni consigli è il mio lavoro pastorale”
La Chiesa cattolica in Bangladesh, nota, si prende cura dei giovani, offrendo loro catechesi, formazione, consulenza, esperienze di ritiro spirituale, seminari biblici. “Credo che oggi esista un rapporto più stretto tra Chiesa e gioventù, rispetto al passato. I giovani stanno diventando meglio istruiti, e ora il loro compito è diventare leader nella Chiesa e nella società. Essi sono molto importanti nella nostra società. Se dedichiamo loro tempo, i giovani possono superare facilmente tutte le sfide”.
Nella piccola comunità cattolica del Bangladesh la congregazione dei religiosi della Santa Croce ha 107 religiosi.
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AMERICA/HAITI - Liberati i religiosi rapiti ad Haiti

Mer, 05/02/2020 - 11:02
Port au Prince – Sono stati liberati il fratello del Sacro Cuore di Gesù e il sacerdote don René Irilan della diocesi di Anse-à-Veau e Miragoâne, che erano stati rapiti pochi giorni fa. Tutti e due erano stati sequestrati nella zona metropolitana di Port au Prince, capitale di Haiti.
Secondo fonti di Fides, a prelevarli il 30 gennaio scorso erano stati individui non identificati. La polizia e le autorità giudiziarie sono state informate dalle autorità religiose del rapimento di padre Irlian, e delle richiesta giunte dai rapitori, che chiedevano un riscatto per la sua liberazione.
Mons. Wildor Pierre, uno dei Vicari episcopali, in un primo momento, è stato in grado di parlare telefonicamente ai rapitori e ha cercato di far rilasciare il sacerdote, spiegando loro che padre Irilan stava aiutando i bambini più poveri di Haiti, implorandolo di liberarlo. I rapitori hanno rifiutato prima che la comunicazione fosse interrotta. Mons. Pierre André Dumas, Vescovo di Anse-à-Veau, che ha seguito la vicenda, ed è stato sempre informato di quanto accaduto, aveva invitato tutti i cristiani di Haiti a pregare per la liberazione di padre Irilan.
Dopo diversi scioperi e manifestazioni , la situazione nel paese continua a essere molto agitata. Tuttavia i rappresentanti del governo e dell'opposizione si incontreranno nuovamente per discutere della situazione nel paese, dopo il precedente dialogo concluso senza accordi concreti .

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ASIA/MEDIO ORIENTE - “Summit” di Papa Francesco con i Patriarchi cattolici d’Oriente

Mer, 05/02/2020 - 10:29
Roma – Papa Francesco incontra a Roma i Patriarchi cattolici del Medio Oriente, in un “summit” convocato per confrontarsi e riflettere insieme della condizione e della missione delle Chiese cattoliche orientali tra le popolazioni di quella regione, martoriate da perduranti tribolazioni.
All'incontro con Papa Francesco è previsto che prenderanno parte ill Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, il Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak, il Patriarca melchita Youssef Absi, il Patriarca armeno cattolico Krikor Bedros XX Ghabroyan e il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III Younan,
L’ultimo incontro di Patriarchi cattolici si era svolto a Baghdad alla fine di novembre 2018. In quella occasione, i Patriarchi avevano anche scritto al Papa chiedendo di poterlo incontrare insieme per condividere con il Vescovo di Roma le loro domande e preoccupazioni riguardo alle emergenze e ai problemi che affliggono le loro comunità. In Paesi come l’Iraq e la Siria, negli ultimi decenni, si è registrato un forte esodo dei cristiani dalle regioni sconvolte da conflitte e violenze settarie. A metà gennaio , in uno degli interventi più lucidi realizzati negli ultimi anni da un ecclesiastico mediorientale, il Patriarca melchita Youssef Absi aveva ricordato che la missione della Chiesa, anche in Medio Oriente, non è quella di “diffondere la civiltà cristiana al posto di altre civiltà”, ma è quella di “attestare il lavoro dello Spirito Santo nelle nostre vite e aiutare gli altri a ricevere il dono di questo Spirito”. In quell’intervento, il patriarca melchita aveva espresso con formule sintetiche efficaci il criterio adeguato con cui conviene guardare alle vicende delle comunità cristiane sparse nell’area mediorientale. “La nostra presenza, specialmente in Medio Oriente” aveva chiarito il Patriarca Youssef “non dipende dal nostro numero, dalla nostra forza, dalla nostra grandezza e dalla nostra abilità, ma piuttosto dall’opera efficace dello Spirito Santo nelle nostre vite”.
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ASIA/TURCHIA- Il Patriarca armeno Sahak II: attendo che anche in Turchia siano riconosciute le sofferenze del nostro popolo

Mar, 04/02/2020 - 13:25
Istanbul – Sahak II Masalyan, nuovo Patriarca armeno apostolico di Costantinopoli, attende e desidera vedere presto anche in Turchia “il riconoscimento delle sofferenze del nostro popolo” superando le incomprensioni e gli equivoci di chi oggi come in passato rappresenta le comunità minoritarie presenti in Turchia come delle “élite felici e ricche, mentre questo non è affatto vero, e non è mai stato vero”. Il Patriarca, senza mai usare l’espressione ‘Genocidio armeno’, il Patriarca ha ammesso in un’ampia intervista pubblicata dal giornale turco Hurriyet che la data del 24 aprile, scelta per commemorare ogni anno i massacri di armeni perpetrati tra 1915 e 1916 nella penisola anatolica, in Turchia è stata a lungo considerato “un tabù, un evento divisivo”, fino a quando, nel 2015, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan “ci ha inviato una lettera di condoglianze, e per la prima volta siamo stati in grado di celebrare le messe nelle nostre chiese per i nostri morti”. Nella stessa intervista, pubblicata lunedì 3 febbraio, il Patriarca armeno di Costantinopoli ha sottolineato che occorre uscire dalla logica antagonistica del “noi contro loro”, riconoscendo la comune appartenenza alla famiglia umana, riscontrabile anche dal punto di vista scientifico, visto che “la nostra costituzione genetica è la stessa” e “siamo tutti degli 'Homo sapiens' ". Il Patriarca ha anche paragonato la recente, tragica esperienza della Siria alle lacerazioni sperimentate da tutta l’umanità durante i conflitti mondiali, quando il virus del nazionalismo “entrò nelle nostre case, e tutti volevano costruire il proprio “stato-nazione” alle spese degli altri. Tra le diverse considerazioni, il Patriarca armeno ha ribadito di considerare l’Akp – il Partito di Erdogan al potere in Turchia dal 2002 – come una formazione politica dotata di una maggiore “sensibilità verso i cristiani”, soprattutto in confronto a stagioni passate, quando “non potevamo nemmeno attaccare un chiodo nelle nostre chiese”, .
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VATICANO - "Comunicazione è missione": incontro di formazione missionaria permanente

Mar, 04/02/2020 - 13:11
Città del Vaticano – "Comunicazione è missione" è il tema dell’incontro in corso presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria rivolto alle direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie di lingua spagnola. Coordinati dalle POM della Spagna, con la guida di padre José María Calderón Castro, gli interventi previsti hanno come obiettivo un programma di formazione missionaria permanente nel campo della comunicazione, intesa come forma di evangelizzazione. I lavori si sono aperti, ieri lunedì 3 febbraio e finiranno sabato 8 febbraio.
Padre José María la Porte, della Pontificia università della Santa Croce di Roma, ha introdotto i partecipanti alla problematica sempre più attuale della comunicazione del messaggio religioso con e attraverso gli strumenti moderni del mondo digitale. I responsabili della comunicazione delle POM dei paesi latinoamericani, insieme a Canada Angola e Spagna, si sono impegnati a seguire il programma che prevede anche incontri con membri dei Segretariati Internazionale delle POM nella sede di Piazza di Spagna.
Lo scambio di esperienze con i membri della Segreteria per le Comunicazione della Santa Sede è stato molto intenso e apprezzato da tutti partecipanti.
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ASIA/INDONESIA - Il paese ricorda Wahid, leader musulmano, promotore del dialogo e amico dei cristiani

Mar, 04/02/2020 - 12:28
Giacarta - "Gli sforzi di Wahid per stabilire relazioni interreligiose e per promuovere la pace nelle regioni indonesiane agitate da conflitti, saranno ricordati nella storia della nazione", afferma in una nota inviata a Fides Mathews George Chunakara, segretario generale della Conferenza cristiana dell'Asia ), organizzazione ecumenica presente in Indonesia. Con questo spirito i cristiani indonesiani ricordano con affetto Salahuddin Wahid, importante religioso musulmano, promotore del dialogo e della democrazia in Indonesia, scomparso il 2 febbraio a Giacarta, all'età di 72 anni. Conosciuto per il suo impegno nel promuovere la tolleranza, l'armonia e la cooperazione interreligiosa, Wahid era a capo della più grande organizzazione musulmana dell'Indonesia, la "Nahdlatul Ulama" che conta oltre 80 milioni di membri. Salahuddin "Gus Sholah" Wahid, luminare del movimento islamico per la pace e la riconciliazione, era anche capo della "Associazione indonesiana per gli intellettuali musulmani" e il vicepresidente della Commissione nazionale per i diritti umani in Indonesia.
Mathews George Chunakara aggiunge che l'impegno di Wahid nel riconoscere la pluralità religiosa e l'armonia comunitaria è servito da modello per altri leader religiosi asiatici, al fine di rafforzare l'armonia religiosa in tutta l'Asia. L'Arcivescovo protestante indonesiano Willem T.P. Simarmata, moderatore della CCA, rileva: "Il nostro Paese ha perso un grande studioso islamico e un rispettato leader religioso. Il suo impegno e contributo nella difesa della tolleranza religiosa saranno ricordati dalle generazioni future",
Molto attivo sul pino della risoluzione dei conflitti, Wahid ha svolto un ruolo cruciale nel promuovere la pace nella provincia indonesiana della Papua occidentale in collaborazione con il Consiglio dei Vescovi della Papua. Si è inoltre adoperato Ha contribuito a risolvere i conflitti religiosi nelle regioni delle Molucche e di e Central Sulawesi e ha anche indagato sulle violazioni dei diritti umani a Timor Est.
Wahid ha dato priorità alla riconciliazione e all'unità rispetto a tutto il resto, ricordano i leder cristiani.
Lo statista - affermano - era noto per l'atteggiamento di compassione e solidarietà verso le minoranze religiose indonesiane, in particolare verso i cristiani.
Wahid è stato sepolto il 3 febbraio all'interno del collegio islamico Tebuireng a East Java, Indonesia.
L'Indonesia, paese musulmano più popoloso al mondo, con 270 milioni di abitanti, all'87% musulmani, il 9% cristiani , 1,7% indù e altre minoranze religiose buddiste e animiste. .
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - A Yopougon migliaia di bambini invitati a diventare missionari della non violenza

Mar, 04/02/2020 - 11:43


Abidjan - “L'infanzia missionaria significa instillare nei bambini uno spirito missionario, insegnare ai bambini a essere missionari, ad attrarre amici a Cristo con piccoli gesti come la piccola Teresa di Lisieux", afferma p. Fabrice Coulibaly, cappellano diocesano della pastorale dell’infanzia di Yopougon, dove domenica 2 febbraio diecimila bambini provenienti da tutte le parrocchie della diocesi hanno celebrato la giornata mondiale dell'infanzia missionaria, riflettendo sul tema “Cantando la missione, bambino, ci impegniamo a non essere violenti”.
L’appello alla non violenza è stato rilanciato da Sua Ecc. Mons. Jean Salomon Lézoutié, Vescovo di Yopougon su uno dei due siti dove si è celebrato l’evento, il collegio Sebaco. Presentando esempi biblici, Mons. Lézoutié ha esortato bambini e ragazzi al perdono, a dire di no alla violenza e a essere missionari della non violenza nella loro vita quotidiana con amici e parenti.
Per la piccola N'Goua Marie Océane della parrocchia di Sainte Rita de Cascia a Niangon Nord, nella diocesi di Yopougon, il giorno dell'infanzia missionaria è stato un momento proficuo. “Mi è piaciuto molto quello che ha detto il Vescovo: non dobbiamo vendicarci, dobbiamo coltivare l'amore” ha detto a Fides. I bambini hanno infine chiesto di pregare per la pace in Costa d'Avorio, dove vi è preoccupazione che le elezioni presidenziali di ottobre possano degenerare nella violenza.
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AFRICA - Popolazioni di Zambia e Zimbabwe messe in ginocchio dalla carestia

Mar, 04/02/2020 - 11:42
Lusaka - Lo spettro della carestia si affaccia su Zambia e Zimbabwe. Nei mesi scorsi, una lunga stagione di siccità, con temperature costantemente sopra i 40 gradi, ha distrutto gran parte dei raccolti e in nelle ultime settimane i due Paesi stanno vivendo una grave carenza alimentare. Secondo il Programma alimentare mondiale , in Zimbabwe più di otto milioni di persone e in Zambia 2,3 milioni di persone vivono attualmente in condizioni di grave insicurezza alimentare. Le conseguenze possono essere realmente tragiche.
"In Zambia, la siccità ha colpito duro e la gente soffre. Gli stessi capi tradizionali confermano che si sta vivendo un momento particolarmente difficile" spiegano in una nota inviata all'Agenzia Fides Albert Mulanda di Caritas Mongu e Manuel Castelletti dell’Ong Celim. "Nel 2019, la regione ha conosciuto una prolungata assenza di piogge che ha causato una forte siccità. La Western Province, la regione in cui operiamo ha sofferto in modo particolare".
Quanto sia drammatica la situazione lo si può ben comprendere dall’annullamento di un evento simbolico: il "Kuomboka", il tradizionale viaggio del re dell’etnia Lozi che, su speciali imbarcazioni, si sposta nella savana inondata per trasferirsi dalla residenza della stagione secca a quella della stagione delle piogge. "In passato era già avvenuto che la cerimonia, molto sentita, fosse annullata - si osserva - quest’anno però era desolante vedere la savana secca, le piante gialle, l’aridità che avvolgeva tutto".
La popolazione Lozi ha subito pesantemente il calo di produzione di riso e mais. «La mancanza di acqua - continuano - ha penalizzato le colture di riso. Solo chi ha piantato varietà che crescono anche senz’acqua ha avuto un raccolto decente. Chi ha piantato la varietà tradizionale ha avuto rendimenti molto bassi". Ciò ha inciso sulle entrate delle persone perché il riso tradizionalmente viene venduto per ottenere un surplus di entrate che quest’anno non ci sarà.
Ancor peggio è andata per il mais. "La carenza di piogge, soprattutto nel momento della crescita del mais – ricordano i due leader - ha fatto crollare la produzione. I prezzi di un sacco di farina di mais è raddoppiato. Il dramma è che questa farina è la base dell’alimentazione locale e la carenza mette in crisi tutto il sistema nutrizionale. Molti contadini si recavano in città a vendere la carbonella per poter acquistare farina". Il governo ha iniziato a vendere sacchi di farina a prezzi calmierati e la gente si è ammassata nei luoghi di distribuzione.
Ancora più delicata la situazione in Zimbabwe. "La stagione delle piogge - spiega a Fides il Gesuita p. Bian MacGarry - sarebbe dovuta iniziare a ottobre, ma quasi ovunque le prime precipitazioni sono arrivate i primi giorni di gennaio. In molte province la pioggia è stata comunque insufficiente. Il dramma è che i meteorologi prevedono che febbraio, solitamente il mese più piovoso, sarà asciutto".
In questa situazione si è insinuata la corruzione e il malaffare. "La distribuzione di semi e fertilizzanti è stata portata avanti dalle forze armate in modo corrotto per anni - conclude padre Brian - con un risultato è tragico: molte popolazioni rurali non hanno abbastanza cibo per arrivare fino al prossimo raccolto in aprile e hanno bisogno di donazioni di cibo. Se il raccolto sarà scarso avremo ulteriori problemi. Nei prossimi mesi, il regime militare potrebbe dover affrontare la rivolta più violenta degli ultimi 40 anni e, se questo avverrà, è a rischio l’intero apparato statale, con serie conseguenze di instabilità sociale e politica".
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AFRICA/CONGO RD - Nuovi massacri nell’est portano a 370 il numero dei morti da fine ottobre

Mar, 04/02/2020 - 11:13


Kinshasa - Almeno una quarantina di civili sono stati uccisi in una serie di assalti a sei villaggi nel territorio di Mambasa, nella provincia dell’Ituri , nella notte tra Sabato 1° febbraio e domenica 2 febbraio.
Secondo quanto riferito all’Agenzia Fides dall’ONG locale CEPADHO, i massacri sono stati perpetrati da terroristi dell’ADF / MTM ”, un gruppo che afferma di aver aderito allo Stato Islamico , che si sono suddivisi in piccole unità per colpire simultaneamente i diversi villaggi sparsi sul territorio.
Secondo il CEPADHO sono almeno 112 i civili uccisi dai jihadisti nell'arco di 5 giorni la scorsa settimana. I recenti massacri portano il numero di civili uccisi dall'ADF / MTM a 370, in ritorsione per le offensive su larga scala lanciate contro di loro dalle forze armate congolesi dal 30 ottobre 2019. Ciò rappresenta una media di 123 civili massacrati in un periodo di 3 mesi.
A questo numero occorre aggiungere le sette persone uccise nell’assalto ripetuto tre volte contro il posto di polizia di Mamove la notte del 31 gennaio, da parte di una milizia di autodifesa May May.
Sempre un gruppo di May May ha assalito l’ufficio di coordinamento di risposta all’epidemia Ebola di Biakato. Grazie all’intervento delle forze dell’ordine e dell’esercito i miliziani sono stati respinti, non prima però di aver distrutto due autoveicoli in dotazione alla struttura.
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