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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 3 min 45 sec fa

VATICANO - Il “filo rosso missionario” che lega bambini e giovani dell’Infanzia Missionaria

Ven, 08/11/2019 - 11:32
Città del Vaticano – E’ dedicato in particolare ai ragazzi e alle ragazze adolescenti il nuovo numero del Bollettino della Pontificia Opera della Santa Infanzia che in questi giorni viene inviato via email alle Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie di tutto il mondo . Questa fascia di età “nell’Opera della Santa Infanzia sembrerebbe non essere implicata in modo evidente, in particolare nel nome, ma in realtà è oggi inclusa e presente” spiega nell’editoriale suor Roberta Tremarelli, Segretaria generale della POSI.
Ripercorrendo le origini e lo scopo dell’Opera, suor Roberta sottolinea che anche la POSI, come ogni istituzione, ha avuto nel tempo una evoluzione e conseguenti adeguamenti alle diverse realta ecclesiali, sociali e culturali, ma conservando sempre il carisma originale. “Oggi l’Opera della Santa Infanzia propone a tutti i bambini e adolescenti del mondo di essere protagonisti nell’azione evangelizzatrice della Chiesa attraverso la preghiera, la testimonianza di vita, il sacrificio e il contributo materiale al Fondo Universale di Solidarieta dell’Opera stessa. In tal modo la proposta fatta agli adolescenti consente di creare tra il bambino missionario e il giovane missionario un legame, un filo rosso missionario che potra essere presente nella vita di ogni battezzato e aiutarlo nel cammino di santità”.
Nel suo intervento suor Érica A. Sanchez, delle Francescane Angeline di Santa Cruz, Bolivia, prende spunto dal cammino aperto dal Sinodo dei Vescovi sui giovani, per soffermarsi su alcuni temi fondamentali riguardanti il rapporto tra Chiesa e giovani, evidenziando che “tutti i membri del popolo di Dio condividono la responsabilità unica di portare avanti il compito evangelizzatore,
ognuno secondo la propria vocazione e carisma. Nessuno e escluso. In tal senso, la Chiesa apprezza e considera sempre di piu l’importanza, il valore e il contributo di tutti i suoi membri: ministri
ordinati, religiosi, laici, anziani, giovani, bambini e donne. Ugualmente e fondamentale ripensare una pastorale che sappia accompagnare ognuno”.
Il Focus di questo numero, curato dalla Redazione, ha per titolo “Gli adolescenti, il mondo, la Chiesa” e parte da un’analisi del “periodo critico” adolescenziale, di trasformazioni fisiche e psicologiche, di formazione della propria individualità, per suggerire quale tipo di relazione vada instaurato con gli adulti, e in particolare con gli educatori, perché i giovani siano protagonisti nella missione della Chiesa. “Questo non significa tanto il fare spazio ai bambini e agli adolescenti, ma costruire insieme a loro, essere una missione insieme, integrare i cammini e le proposte per attivare dinamiche di vero co-agonismo che sono piu impegnative ma piene di futuro”.
Oltre alla consueta panoramica delle esperienze e degli avvenimenti della POSI nel mondo, in questo numero del Bollettino debutta una nuova rubrica, “Verso la santita”, in cui viene raccontata la vita di due ragazze, membri dell’Opera della Santa Infanzia - Natalys di Cuba e Paulinka della Polonia - che anche nel momento della sofferenza hanno continuato a sostenere con la preghiera e l’offerta l’attivita missionaria.
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ASIA/FILIPPINE - Giovani e nuova evangelizzazione: il Congresso internazionale "Youcat"

Ven, 08/11/2019 - 11:08
Iloilo - L'evangelizzazione nel mondo contemporaneo: nuove strade, nuove forme, nuove potenzialità: con questo spirito centinaia di "giovani missionari" provenienti da diversi paesi partecipano al secondo Congresso Internazionale "Youcat" a Iloilo, dal 7 al 10 novembre. Organizzato dal movimento "Youcat" delle Filippine e dall'Arcidiocesi di Jaro, il Congresso vuole essere " una risposta alla chiamata della Chiesa per la nuova evangelizzazione nell'Anno della Gioventù, che le Filippine stanno vivendo" afferma a Fides Mathew B. Loteyro, un partecipante.
"Youcat" è un movimento ecclesiale giovanile che ha preso il via dopo il lancio della versione giovanile del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicata in diverse lingue nel 2011, con il titolo appunto "Youcat", abbreviazione di "Youth" e "Catechism". “Oggi Youcat non è solo un libro. Siamo una comunità e Youcat è il nostro strumento per illuminare i giovani nella bellezza della fede e nella verità del Vangelo. Usando questo strumento, faremo di Youcat più di un semplice libro ma piuttosto uno stile di vita ", spiega a Fides Marian Castro, membro di Youcat nelle Filippine.
Il Congresso ha come tema "Alzati", e parte dall' episodio del Vangelo di Luca in cui Gesù riporta in vita il giovane figlio della vedova di Nain. Partendo da questo brano, il Congresso mira a essere un'occasione per riscoprire il particolare amore di Cristo per i giovani e li sfida a "alzarsi" dalle loro condizioni attuali per diventare leader e servitori entusiasti, con l'aiuto di Cristo.
L'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio apostolico nelle Filippine, ha presieduto la messa di apertura del 7 novembre, invitando i giovani delegati a "testimoniare il Vangelo ad altri e ad essere missionari nelle nazioni".
Il Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, ha invitato le organizzazioni ecclesiali, gli animatori dei gruppi giovanili , i delegati di pastorale giovanile a partecipare all'evento. La Commissione per la gioventù dei Vescovi filippini ha approvato il congresso inserendolo tra numerose attività ecclesiali previste durante l'Anno della Gioventù, che si celebra nel 2019 nell'ambito del programma pluriennale in preparazione ai 500 anni dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine .
Tra gli ispiratori del movimento Youcat nelle Filippine vi sono San Pedro Calungsod e San Lorenzo Ruiz, apostoli ed esempi "per la formazione integrale della fede e per il discepolato dei giovani cristiani", si afferma.
Il movimento Youcat nelle Filippine fornisce assistenza alle parrocchie per creare e sviluppare risorse e materiali per l'evangelizzazione, creando reti e collaborazione anche con gli strumenti della nuove tecnologie.
"Dato il suo format accattivante,fatto di domande e risposte, a volte difficili ma sempre dirette, e con risposte semplici e pertinenti, Youcat diventerà ben presto un punto di riferimento per i giovani, come utile strumento per apprendere la verità sulla fede cattolica e per condividere il messaggio di Cristo", dice a Fides Teresa Punzo, membro di Youcat nelle Filippine.
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AMERICA/BOLIVIA - Mettere da parte gli interessi settoriali: appello dei Vescovi e del rappresentante Onu per la fine delle violenze

Ven, 08/11/2019 - 11:05
Santa Cruz – L'Arcivescovo di Santa Cruz, Mons. Sergio Gualberti, e l’Arcivescovo di Cochabamba, Oscar Omar Aparicio, unitamente ai loro Ausiliari, hanno invitato a stabilire un dialogo sincero tra protagonisti politici, civili e cittadini, come unica via di autentica pace. Per fare questo gli interessi settoriali dovrebbero essere accantonati. Lo ha affermato ieri sera, in un incontro con gli operatori dei media, l'Arcivescovo di Santa Cruz, da poco rientrato in patria dal Sinodo dei Vescovi tenutosi a Roma.
Mons. Sergio Gualberti, secondo le informazioni inviate a Fides, ha espresso preoccupazione e incertezza riguardo alle conseguenze imprevedibili che la crisi politica può portare in Bolivia. In questi giorni in cui prosegue lo sciopero generale, sono morte tre persone, due a Montero e la terza a Cochabamba, oltre a numerosi feriti negli scontri tra sostenitori del MAS e la popolazione che protesta.
“La mia solidarietà alle vittime e la vicinanza fraterna ai loro parenti” ha detto. Mons. Gualberti, che ha chiesto alle autorità di ascoltare il grido della gente che viene da tutti gli angoli del paese, e di riconoscere il grande sacrificio delle persone che sono in sciopero, specialmente quanti credono nella democrazia.
Alla comunicazione del risultato elettorale da parte Tribunale elettorale supremo , con la vittoria del presidente uscente Morales , sono seguiti giorni di forti proteste e violenti scontri che hanno causato 3 morti. Secondo informazioni di agenzia, a la Paz questa notte ci sono stati nuovi scontri che hanno lasciato molti feriti, sia manifestanti che poliziotti.
L'Organizzazione delle Nazioni Unite in Bolivia ha pubblicato una nota con la quale "condanna fermamente la morte di una terza vittima dell'intolleranza e della violenza che continuano nel paese, nonché delle oltre 300 persone ferite finora, secondo i dati dell'Ufficio del difensore civico", sottolineando che "nulla giustifica lo scontro tra boliviani, e la morte dei cittadini è assolutamente inconcepibile".
La rappresentanza delle Nazioni Unite "esprime profondo sgomento e indignazione per gli alti livelli di violenza registrati" continua la nota, e "ricorda alle autorità competenti che è loro dovere garantire in ogni momento il rispetto, la protezione e la garanzia dei diritti umani di tutti i boliviani” e li esorta ad “agire preventivamente di fronte a qualsiasi atto di violenza". La rappresentanza dell’Onu in Bolivia chiede a tutti i protagonisti politici "di ridurre immediatamente le tensioni politiche e di condannare totalmente qualsiasi manifestazione violenta che possa mettere a repentaglio l'integrità e la vita delle persone". Infine "ribadisce il rifiuto assoluto di qualsiasi forma di violenza e lancia un appello al dialogo come unico modo per evitare ulteriori morti e recuperare la pace".

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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Solidarietà per la Papua occidentale: i giovani mobilitano la Chiesa e le autorità governative

Ven, 08/11/2019 - 10:42
Port Moresby – “Come possiamo definirci una nazione cristiana se non prestiamo attenzione e aiuto ai nostri vicini?”: è la domanda sollevata nel corso del dibattito su “Freedom for West Papua” dagli studenti della Jubilee Catholic Secondary School, sulle onde radio del programma “Chat Room”, della stazione radiofonica Tribe 92 FM, dedicata e incentrata sui giovani in Papua Nuova Guinea.
Analizzando la storia di Indonesia e Papua occidentale i ragazzi hanno rielaborato i fattori che hanno portato alla situazione attuale di quella provincia, toccando il delicato tema dell'abuso dei diritti umani e lanciando un appello per un intervento delle Chiese e del governo.
Una studentessa ha tracciato un breve percorso, ricordando come la Papua occidentale è diventata parte dell'Indonesia: “Le politiche per la libertà della Papua occidentale non sono mai state giuste. Il referendum del 1969, invece di portare a elezioni libere ed eque, fu caratterizzato da brogli elettorali da parte dell'Indonesia che aveva ritenuto i papuani troppo ‘primitivi’ per far fronte alla democrazia”, ha detto la ragazza.
In riferimento alla violazioni dei diritti umani un’altra studentessa ha affermato che la popolazione della Papua occidentale continua a subire atrocità e ingiustizie. “Le forze di sicurezza indonesiane hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani nei confronti degli indigeni papuani, fino ad oggi sono stati uccisi oltre 500.000 civili”, ha affermato.
Tutti i dipartimenti governativi, le organizzazioni non governative e le organizzazioni della Chiesa sono stati invitati a lavorare “mano nella mano” per intraprendere un'azione proattiva e solidale con la popolazione della Papua occidentale.
"Sappiamo che parlare di questo argomento alla radio non cambierà il mondo. Ma se un gruppo di semplici studenti ha voluto affrontare questo problema, cosa impedisce ai nostri leader di fare lo stesso”, ha affermato un altro degli speaker.

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ASIA/KAZAKHSTAN - Rinnovamento e progetti futuri della Caritas, a servizio dei più vulnerabili

Ven, 08/11/2019 - 10:09
Almaty - “E’ autunno, ma in questi giorni in Kazakistan c’è una bellissima aria di primavera, di rinascita. E noi possiamo davvero sentire che qualcosa di nuovo sta accadendo per la Caritas del nostro paese”: come appreso dall’Agenzia Fides, sono parole pronunciate dal presidente della Conferenza episcopale del Kazakistan, mons. José Luís Mumbiela Sierra, durante il seminario di formazione organizzato nei giorni scorsi da Caritas Kazakistan per tutti i responsabili delle diocesi locali.
Nel corso dell’incontro, tenutosi ad Almaty, i delegati dell’organizzazione caritativa della Chiesa “hanno raccontato le loro attività sono focalizzate sul sostegno all persone vulnerabili della popolazione che di volta in volta cercano aiuto, come anziani, famiglie a basso reddito, persone con disabilità”, spiega a Fides il responsabile nazionale di Caritas Kazakistan, don Guido Trezzani:
Si è parlato inoltre dell’importanza di introdurre a livello locale gli standard per la gestione dell'organizzazione elaborati da Caritas Internationalis. Rileva don Guido Trezzani: “All'incontro hanno partecipato direttori diocesani che hanno iniziato il loro lavoro in Caritas da poco, quindi è stato necessario partire dalle basi, spiegando loro perché questi modelli di gestione siano importanti, quali siano i meccanismi che li regolano e come applicarli in diocesi”.
La prima parte dell'incontro è stata dedicata alla condivisione di informazioni ed esperienze: “Tutte le nostre realtà Caritas sono piuttosto giovani. È estremamente importante condividere informazioni e ascoltare ciò che fanno gli altri, per trarne ispirazione e, quando possibile, emulare un progetto che ha avuto successo”, nota don Trezzani, ricordando l’impegno in diversi progetti, promossi dalla Caritas nelle diverse diocesi, a benefici dei più poveri e bisognosi come anziani, famiglie indigenti, disabili.
La Caritas nazionale sta continuando a portare avanti, tra gli altri, un programma a sostegno dei genitori di bambini con sindrome di Down, attuato con il supporto di specialisti italiani: "In tutto il paese ci sono già più di 700 bambini che vi partecipano, insieme alle loro famiglie. Nel prossimo futuro, cominceremo a lavorare per creare un centro statale, che miri anche alla ricerca scientifica e alla formazione di operatori per centri e scuole”.
Incoraggiando la Caritas del Kazakistan, il presidente di Caritas Internationalis, il Cardinale Luis Antonio Tagle ha inviato un video-messaggio all'assemblea, ricordando che l’opera della Caritas “non è solo una semplice attività ordinaria, ma rappresenta il braccio operante della Chiesa”, che poggia su tre pilastri: la Parola di Dio, i sacramenti e le opere di carità. “Non possiamo eliminarne uno e concentrarci sugli altri, nè considerarli separatamente. Noi serviamo il nostro Dio che ama tutti, serviamo Gesù, che ha salvato tutti, quindi la Caritas deve servire tutti”, ha detto il Card. Tagle.
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ASIA/NEPAL - I missionari Clarettiani: cura e istruzione dei bambini vittime del terremoto

Gio, 07/11/2019 - 11:47
Kathmandu - I missionari Clarettiani sono impegnati a costruire il futuro dei bambini orfani e poveri, vittime del terremoto del 2015 in Nepal, fornendo loro assistenza e istruzione. “Abbiamo visitato il Nepal dopo il terremoto in Nepal nel 2015 e abbiamo contribuito a ricostruire il villaggio di Wasbang, nel distretto di Chitwan, nel centro del Nepal. Ci siamo imbattuti in un bambino orfano e abbiamo iniziato a prendercene cura. Oggi stiamo aiutando e educando oltre 400 studenti.Il nostro obiettivo è aiutare 900 studenti entro il 2025 ”, dice all'Agenzia Fides il padre Clarettiano Jojo Peter Ancheril, tra i responsabili dell'iniziativa, avviata dai missionari Clarettiani di Macao.
Oltre 400 bambini, orfani, poveri e con disabilità fisiche, risiedono nella casa dei bambini di Antyodaya a Parsa, nel distretto di Chitwan. La casa è stata costruita il 13 maggio 2017. "Intendiamo raggiungere i bambini meno fortunati dei villaggi remoti offrendo loro l'educazione e lo sviluppo della personalità", afferma padre Ancheril.
Il 12 aprile 2015, il forte sisma colpì colpito il Nepal uccidendo migliaia di persone e lasciando milioni di persone senza tetto e senza la possibilità di soddisfare i bisogni primari. Imponente fu la mobilitazione internazionale e la casa dei bambini di Antyodaya rientrò in questa ondata di solidarietà.
Padre Ancheril, dopo un primo viaggio in Nepal, iniziò a coinvolgere parrocchiani e benefattori per ricostruire case alle famiglie colpite dal sisma, nel villaggio di Wasbang, anche grazie al supporto dei Padri della Little Flower Society di Narayangh. Dopo un successivo viaggio con circa 30 pellegrini, questo impegno si fortificò e stabilizzò. Un giorno Bobby Anthony, project manager in Nepal, si imbattè in una bambina di circa quattro anni che vagava nella giungla. Sua madre era malata di cancro , suo padre era vecchio e fragile. Iniziarono così a prendersene cura e così venne l'ispirazione di occuparsi stabilmente di bambini in situazioni simili, costruendo una apposita casa per loro. Yessermaya, assistente sociale del luogo, si interessò ai lavori di costruzione e identificò altri bambini bisognosi. Ben preso si aggiunsero altri bambini da villaggi rurali, dove non vi erano scuole e le fmaiglie vivono in estrema povertà.
"Oggi la Casa per bambini di Antyodaya offre agli studenti una nuova vita per crescere, lavorare e sperare nel futuro. Agli studenti viene data la giusta attenzione e cure speciali per i bisognosi, oltre che istruzione e assistenza sanitaria. L'amore di Dio non conosce limiti". conclude suor Liza Franca Augustine, collaboratrice del progetto e missionaria in Nepal.
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AMERICA/PARAGUAY - L’Arcivescovo di Asunción: “immorale” aumentare lo stipendio dei politici invece di sostenere i più poveri

Gio, 07/11/2019 - 11:18
Luque – E’ "immorale" la richiesta di aumentare gli stipendi ai politici invece di destinare il denaro a creare e rafforzare programmi per la salute, l’istruzione e l’alloggio destinati ai settori più vulnerabili della popolazione, continuamente in crescita: lo ha denunciato l’Arcivescovo di Asunción, Mons. Edmundo Valenzuela, durante una conferenza stampa tenuta ieri, in occasione dell’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale del Paraguay, che si tiene a Luque e prende in considerazione i principali temi legati alla realtà sociale ed ecclesiale del paese.
Durante la conferenza stampa, sollecitato dai giornalisti, Mons. Valenzuela ha sottolineato che la richiesta di aumento degli stipendi conviene solo ai politici, e ha aggiunto: "sappiamo già che con i politici non avremo certo giustizia e solidarietà". Ha quindi ribadito che la richiesta è "immorale" proprio perché non esiste da parte delle autorità l'interesse ad aumentare il bilancio per la salute, l'istruzione e l'edilizia abitativa, in particolare per quei settori che sono a rischio continuo.
L’Arcivescovo ha invitato i rappresentanti dei partiti politici a riconsiderare la richiesta e a ripensare la situazione usando come esempio gli avvenimenti in Cile e in Bolivia, in quanto ciò "può essere una causa di rivolta, in seguito alle ingiustizie, a causa di una realtà ingiusta".
“Con i soldi dati ai politici non ci sono progressi. Almeno finora non l'abbiamo visto. Chiediamo che il buon denaro pubblico sia ben utilizzato nei programmi che promuovono lo sviluppo dell'agricoltura familiare, dell'istruzione e della salute che sono sempre molto minacciati” ha ribadito Mons. Valenzuela.
Sebbene attraverso il programma Tekoporà del Ministero dello Sviluppo Sociale, 612 mila persone in estrema povertà percepiscano un bonus per i servizi fondamentali, la realtà dei circa 7 milioni di abitanti del Paraguay è che le famiglie povere ed in estrema necessità aumentano ogni giorno. Inoltre nei programmi di sostegno alle famiglie, le famiglie indigene vengono penalizzate ricevendo sussidi inferiori.
L'incontro dei Vescovi culminerà venerdì 8 novembre nella casa di riposo “Emmaus”, situata nella periferia della città di Luque.

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ASIA/INDONESIA - I Vescovi: attualizzare il Documento di Abu Dhabi per migliorare il dialogo con l'islam

Gio, 07/11/2019 - 10:39
Bandung - "La fraternità umana per un'Indonesia pacifica": è il tema della Assemblea dei Vescovi indonesiani, in corso a Bandung , con l'obiettivo di "comprendere bene il Documento di Abu Dhabi sulla fraternità umana per la pace e la vita nel mondo, firmato congiuntamente da Papa Francesco e il Grande Imam Ahmed el-Tayeb ad Abu Dhabi lo scorso febbraio, attualizzando il documento nel contesto indonesiano, al fine di rafforzare il dialogo della Chiesa indonesiana con l'islam nell'arcipalago", come recita una nota inviata all'Agenzia Fides.
Come appreso da Fides, i Vescovi indonesiani hanno fortemente voluto dedicare la loro assemblea alla riflessione su quel Documento, per trovare strade di applicazione nella realtà tanto diversa e plurale dell'arcipelago indonesiano.
I relatori, ospiti nelle giornate di studio, sono stati l'Imam della Moschea Istiqlal di Jakarta, Nasaruddin Umar; il Segretario dell'Istituto internazionale per le relazioni della organizzazione islamica "Muhammadiyah", Wachid Ridwan; la coordinatrice nazionale del movimento "Gusdurian Network", Alissa Wahid; Padre Damiano Fadjar Tejo Soekarno, prete della diocesi di Malang, attivista in una comunità interreligiosa nell'isola di Madura.
Secondo il Cardinale Ignatius Suharyo, Presidente della Conferenza episcopale indonesiana, "il tema prescelto dai Vescov era conforme alla richiesta di Papa Francesco che ha chiesto all'episcopato di tutto il mondo di trovare modalità di attualizzare le idee contenute nel documento di Abu Dhabi".
L'Arcivescovo Piero Pioppo, Nunzio Apostolico in Indonesia, nel suo discorso ai Vescovi indonesiani ha affermato che "quel Documento è molto importante soprattutto per la situazione nazionale dell'Indonesia, laddove la ricerca di pace, armonia e convivenza è una sfida che dobbiamo affrontare insieme".
“Come Vescovi della Chiesa cattolica che ha dato un grande contributo alla nascita della nostra nazione, e come nazione indipendente, unita e sovrana, ne avete a bisogno per preservare i valori condivisi della società. Dobbiamo guidare la nostra comunità, umilmente, in un dialogo fraterno con tutte le persone, per proclamare sempre in Indonesia i valori del Vangelo e dell'unità , che sono il nostro contributo speciale al futuro della nazione”, ha affermato il Nunzio Apostolico.
Secondo il Segretario esecutivo della Commissione episcopale per la comunicazione, padre Steven Lalu, "le discussioni durante i giorni di studio dei Vescovi novembre hanno portato a comprendere che tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a diffondere i buoni valori del Documento e a concretizzarlo in attività che costruiscono la pace e convivenza. Oltre a questo, si è detto durante i lavori, la tolleranza è necessaria non per trovare somiglianze ma piuttosto per abituarsi a vivere le differenze".
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AFRICA/SUD SUDAN - I Vescovi sono “Pastori e amministratori della delicata vigna di Dio”

Gio, 07/11/2019 - 10:14
Juba – “Come Vescovi del Sudan e del Sud Sudan riteniamo prioritaria la tutela dei minori e ci impegniamo a lavorare per la prevenzione di ogni forma di abuso, atrocità e violenza contro i bambini. Sono contento che durante questa plenaria, tra i molti argomenti sia stata scelta la tutela dei minori”: lo ha detto mons. Edward Hiiboro, Vescovo di Tombura-Yambo e Presidente della Conferenza Episcopale del Sudan, a conclusione di un recente seminario organizzato a Juba dall’Associazione dei Vescovi delle conferenze episcopali dell'Africa orientale , che ha coinvolto i vescovi di Sudan e Sud Sudan sull’istituzione di un apposito Dipartimento per la tutela dei minori.
Oltre al tema della tutela dei minori, il Vescovo Hiiboro ha indicato che l'Assemblea Plenaria è stata “per i vescovi del Sudan e del Sud Sudan un'opportunità di connettersi in primis con Dio, fonte della loro vita; in secondo luogo per rafforzarsi reciprocamente come Pastori e amministratori della delicata vigna di Dio; che per meditare sulla loro missione verso il popolo di Dio nei due paesi.
I Vescovi di entrambi i Paesi, nonostante le difficoltà che stanno affrontando, hanno preso posizione e hanno voluto agire per proteggere, individuare e bloccare qualsiasi abuso contro i minori e contro le persone più vulnerabili. “L’incontro è partito dalle raccomandazioni di Papa Francesco”, ha detto il funzionario per la tutela dei minori dell'AMECEA George Thuku, che ha condiviso con i vescovi le politiche e le linee guida e le priorità stabilite da alcuni delle Conferenze episcopali nella regione.

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AMERICA/ARGENTINA - “Superare le diverse forme di violenza e costruire un'amicizia sociale” chiedono i Vescovi

Gio, 07/11/2019 - 09:52
Pilar – “Chiediamo a Dio di aiutarci affinché il percorso democratico si traduca in una vita dignitosa, sviluppo integrale, lavoro per tutti, accesso alla salute e istruzione di qualità”: lo affermano i Vescovi dell’Argentina in un messaggio dal titolo “Il rafforzamento della nostra nazione”, che hanno pubblicato mentre si svolge la loro Assemblea Plenaria nella città di Pilar. Dal 4 al 9 novembre infatti l’Episcopato argentino è riunito per affrontare diversi temi relativi alla realtà sociale e pastorale, tra cui la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa, il Congresso Mariano dell’anno prossimo, l’elaborazione del catechismo argentino, il Sinodo per l’Amazzonia, la riforma economica.
Dopo le elezioni del 27 ottobre, che hanno decretato la vittoria al primo turno del candidato peronista Alberto Fernandez, che ha ottenuto il 48,10% dei voti, mentre il presidente uscente liberale Mauricio Macri non è andato oltre il 40,37%, i Vescovi nel loro messaggio pervenuto a Fides, ribadiscono che “all'inizio di un nuovo periodo della nostra democrazia, per il quale abbiamo optato irreversibilmente, vogliamo camminare con gli argentini per consolidarla ogni giorno di più”.
“La Patria richiede a tutti – proseguono - un rinnovato sforzo di dialogo sincero e di ricerca del consenso al fine di generare una sintesi superiore. La grandezza della nostra leadership si manifesterà in questo tentativo se saprà incorporare anche gli sforzi e le ricerche dei più poveri”.
I Vescovi sottolineano poi il crimine della corruzione e ribadiscono che il reale rafforzamento della democrazia non sarà possibile “senza una ferma opzione etica ai diversi livelli della vita sociale, senza una vera divisione dei poteri dello Stato e una partecipazione quotidiana e generosa di ogni argentino”. Infine esortano, come cittadini responsabili, “a formare un popolo che, al di là delle discrepanze, mantenga riferimenti stabili conformi ad un progetto comune”, questo presuppone “un rinnovato impegno per superare le diverse forme di violenza e per costruire un'amicizia sociale”.
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ASIA/BANGLADESH - Evangelizzare con il teatro e la musica

Mer, 06/11/2019 - 12:12
Barisal - “Nel distretto di Barisal, nel centro-sud del Bangladesh, per tradizione culturale la gente ama il canto e la musica. In questa zona circolano diverse opere teatrali di carattere e tema religioso. L'opera teatrale di contenuto biblico oggi è per noi uno strumento importante per annunciare il messaggio cristiano ed è un valido aiuto per l'opera di evangelizzazione”. Lo afferma all'Agenzia Fides padre Anol Terence D'Costa, Segretario della Commissione per la Comunicazioni sociali nella diocesi di Barishal, raccontando di un recente seminario organizzato in loco per sacerdoti, religiosi e soprattutto laici, in cui si è fatto il punto sulle attività di evangelizzazione attraverso le performance teatrali e la musica.
"Abbiamo notato che le persone assistono alle opere teatrali in numero maggiore che alla messa. Pertanto, abbiamo preso l'iniziativa di organizzare meglio questo servizio come forma di opera missionaria", ha spiegato padre Anol. Oggi nella diocesi opere teatrali e musical sulla vita di Gesù , Maria e sulle vite dei Santi sono molto popolari e attraggono molti giovani. Attori e musicisti sono soprattutto volontari laici e questo impegno è stato anche molto apprezzato dai Vescovi bengalesi.
Padre Anol dice: “Abbiamo lanciato un appello per reclutare registi, cantati e attori e ora esiste un comitato che si occupa di creare nuove sceneggiature e opere teatrali".
Ruben Dewri, 32enne cattolico e giovane cantante dice a Fides: “Il canto è nel nostro sangue. Adoriamo cantare e così predichiamo la Parola di Dio con le canzoni. Con il canto il Vangelo può attrarre e raggiungere il cuore delle persone. Fedeli cristiani e non cristiani vengono a godersi il nostro spettacolo".
Come spiega padre Anol, la Commissione per le comunicazioni sociali, in tal modo, "cerca di rispondere alla missione di promuovere la Buona Novella di Cristo attraverso i mezzi di comunicazione sociale; di stimolare, sviluppare e risvegliare la coscienze; di ispirare e formare il personale della Chiesa all'uso dei mezzi di comunicazione".
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AFRICA/GABON - Nomina del Rettore del Seminario maggiore “Saint Augustin” a Libreville

Mer, 06/11/2019 - 12:09
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 30 luglio 2019 ha nominato Rettore del Seminario maggiore interdiocesano “Saint Augustin” nell’arcidiocesi di Libreville, in Gabon, il rev. Yves-Edgard Pambou, del clero diocesano di Mouila.
Il nuovo Rettore è nato il 18 settembre 1971 a Tchibanga ed è stato ordinato sacerdote l’8 giugno 2008. Nel 1994 è entrato al Seminario maggiore Saint Augustin a Libreville per il ciclo propedeutico, quindi ha studiato filosofia al Seminario maggiore internazionale spiritano Daniel Brottier. Dopo un anno di stage pastorale, dal 1998 al 2001 ha studiato teologia all’UCAC di Yaoundé, in Camerun, conseguendo la licenza. Dal 2004 al 2009 ha studiato a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito il dottorato in Storia della Chiesa. E’ stato viceparroco e parroco, vicario generale della diocesi di Mouila, professore alla facoltà di teologia dell’UCAC, oltre che segretario particolare e delegato del rettore, membro del GRFCAC .
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ASIA/SINGAPORE - La compassione di Cristo nel braccio della morte

Mer, 06/11/2019 - 11:35
Singapore - Portare le misericordia e la compassione e l'amore di Cristo tra i detenuti nel braccio della morte: è la missione di suor Gerarda Fernandez, 81 anni, delle Suore del Buon Pastore, che da 40 anni vive e lavora a Singapore e, nei suoi lunghi anni di ministero pastorale in carcere, ha accompagnato e sostenuto 18 tra donne e uomini che erano reclusi nel braccio della morte, fino a quando sono stati giustiziati. Con somma sorpresa della Chiesa locale, la religiosa cattolica, nativa di Singapore, è stata inserita nella lista annuale stilata dalla BBC tra le 100 donne più influenti del mondo.
Suor Gerarda, nata nel 1938, racconta a Fides: “Vengo da una famiglia in cui i genitori mi hanno educato alla fede e hanno fatto conoscere i meravigliosi talenti che tutti noi avevamo per la musica. Abbiamo cantato e suonato diversi strumenti musicali; le nostre adunanze e liturgie domenicali erano all'insegna della preghiera in musica. Nella mia famiglia, tre di noi fratelli oggi sono consacrati".
La compassione di Gesù Buon Pastore ha avvolto il suo cuore e ha segnato il suo ministero. In 40 anni trascorsi a visitare i detenuti in prigione, il momento che definisce "speciale" è stato quello della vicinanza ai detenuti nel braccio della morte, nella prigione di Changi a Singapore. "L'amore di Dio per noi va oltre ogni comprensione: questo è il messaggio che lasciamo loro", dice.
Parlando della sua opera, rileva: "Tutte le persone nel braccio della morte hanno contrastato i piani di Dio e hanno distrutto le loro giovani vite. Ma, grazie alla misericordia di Gesù, Dio si fa presente e cambia quest'ultima fase della loro vita. Molti di loro hanno vissuto il miracolo della conversione e della trasformazione del loro cuore. Il Buon Pastore ha ritrovato le sue pecorelle. Ho avuto il privilegio di stare con loro negli ultimi istanti della loro vita terrena".
"La chiamata di Dio a camminare a fianco delle persone vulnerabili mi ricorda ogni giorno che Dio ci ha amati per primo", e dona loro "guarigione e perdono attraverso il suo amore". Un omicida, prima dell'esecuzione capitale, le ha detto: "Non preoccuparti sorella. So che Dio mi ama. Domani mattina lo vedrò faccia a faccia".
L'ispirazione per il ministero pastorale nel braccio della morte è nata dalla sua consorella suor Susan Chia che, nel 2005, aveva seguito il trafficante di droga Van Tuong Nguyen Caleb che si diresse verso il patibolo cantando l'inno "Amazing Grace". Suor Gerarda dice: “Ho chiesto al Signore come fosse possibile che, in un luogo dove si stava consumando un'esecuzione capitale, ci fosse tanta pace, persino gioia. Un amico sacerdote mi ha dato la risposta: perché il Bene ha trionfato sul male".
La suora dice di "detestare la pena di morte che è crudele, disumana e viola il diritto alla vita". “Ogni vita è sempre preziosa, anche quando è richiesta una punizione. La punizione e la giustizia devono sempre includere la rieducazione e la misericordia. Uniamo molte voci in tutto il mondo facendo appello ai nostri leader per cercare alternative alla pena di morte" afferma. Oggi, racconta con soddisfazione, "la nostra preghiera è stata ascoltata: c'è una revisione della pena di morte a Singapore e diversi detenuti nel braccio della morte hanno ricevuto una sospensione dalle loro sentenza capitale".
E conclude con una frase della fondatrice del suo istituto religioso, le Suore della Carità del Buon Pastore, suor Maria Eufrasia : "Una persona è più preziosa del mondo intero".
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AMERICA/PANAMA - Per i Vescovi servono “ascolto, rispetto e dialogo per costruire la patria”

Mer, 06/11/2019 - 11:30
Città di Panama – Un appello a cittadini e autorità perché prevalgano “rispetto reciproco, ascolto attento, dialogo, saggezza e tolleranza come modi per trovare il consenso nazionale su una questione così delicata e importante come le riforme costituzionali” è stato lanciato dal Comitato permanente della Conferenza Episcopale di Panama all’inizio del mese della Patria.
Nel comunicato, pervenuto a Fides, i Vescovi rilevano che il clima di tensione e di violenza degli ultimi giorni, che ha causato feriti e danni, desta “grande preoccupazione per gli abitanti di questo paese”, e sebbene “il diritto fondamentale di protestare e manifestare su questioni nazionali e vitali per il paese non è negoziabile”, non meno importante è che tutto avvenga senza violenza e nel rispetto, “in modo che la voce della gente non sia distorta”.
“Le riforme costituzionali richiedono la piena partecipazione di tutti i settori del paese, senza l'esclusione di nessuno – ribadiscono i Vescovi -, quindi dobbiamo garantire che ciò sia possibile attraverso un meccanismo serio, agile e trasparente, in cui tutti i contributi possano essere registrati, per raggiungere un consenso nazionale. Panama merita una Costituzione che risponde alle sfide del mondo di oggi, fatti salvi i valori e i principi etici e morali che l'hanno sostenuta nel corso della sua storia”.
Le riforme che il governo di Panama vuole attuare, modificano 40 articoli della Costituzione, e toccano temi fondamentali come la salute, l’educazione e l’ambiente. Secondo la popolazione, i cambiamenti potrebbero causare un aumento delle discriminazioni, oltre a favorire l’impunità e la corruzione. Da qui nascono le proteste popolari e gli scontri, che erano iniziate da diverse settimane e che si sono inasprite negli ultimi giorni. A Panama infatti si registra un grande malcontento per una distibuzione della ricchezza che privilegia solo una classe ristretta di persone cui si contrappongono folle di poveri e di emarginati.
Il comunicato dei Vescovi si conclude sottolineando l’urgenza di “restituire la speranza persa a causa dell'ingiustizia, della corruzione e dell'esclusione” e per raggiungere questo scopo ognuno deve “seminare segni visibili e tangibili che fanno germogliare credibilità e fiducia nel Panama”.
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AMERICA/BRASILE - Il CIMI: gli indigeni non possono più muoversi in sicurezza nei loro territori

Mer, 06/11/2019 - 11:15
Brasilia – "Il Consiglio Indigenista Missionario , con indignazione e tristezza, accusa e incolpa lo Stato e il governo brasiliano per l'assassinio codardo di Paulo Paulino Guajajara, avvenuto la sera di venerdì 1 novembre all'interno del territorio indigeno Arariboia a Maranhão. L'indigeno aveva 26 anni e lascia moglie e figlio": questo il comunicato del CIMI inviato a Fides. Paulino Guajajara e Laércio Souza Silva avevano lasciato il villaggio di Lagoa Comprida, a nord della Terra indigena, a 100 km dal comune di Amarante, per andare a caccia. Nei boschi sono stati sorpresi da cinque taglialegna armati, riferisce la nota.
Gli uomini, con le armi in mano, hanno chiesto a Paulino e Laercio di consegnare archi e frecce, strumenti tradizionali usati per la caccia. I Guajajara non avevano molte possibilità di difesa.
Membri della polizia civile di Amarante sono andati sul posto con un elicottero, per prelevare il corpo di Paulino e portarlo nella sua comunità per i funerali. Un primo rapporto della polizia parla di un agguato.
La regione del villaggio di Lagoa Comprida viene regolarmente invasa dai taglialegna già da molti anni. Nel 2007 l'indigeno Tomé Guajajara venne assassinato proprio in quella zona. L'anno seguente, nel 2008, i taglialegna invasero il villaggio di Cabeceira, sparando agli indigeni.
Il territorio indigeno Arariboia è riconosciuto ufficialmente e registrato dal 1990 con 413 mila ettari. Qui vivono circa 6 mila indigeni Guajajara, o Tenetehar, e Awá-Guajá.
Il CIMI ha denunciato l'aumento delle invasioni dei territori indigeni, in seguito all'incoraggiamento di quanti si oppongono alla regolarizzazione dei territori censiti dalla Costituzione federale. Oggi non è esagerato affermare che gli indigeni non possono più muoversi in sicurezza nei loro territori.
Il CIMI oltre a chiedere un'investigazione sul tragico fatto, denuncia chi ha incoraggiato e permesso le invasioni delle terre indigene, associate ad attacchi, omicidi, minacce, rivolte, incendi dolosi.
I discorsi ricorrenti del Presidente della Repubblica contro la delimitazione e la regolarizzazione dei territori, sommati ad un ambiente regionale prevenuto contro le popolazioni indigene, sono stati il principale invito alle invasioni e alla violenza contro le popolazioni indigene in Brasile, sostiene la nota.
Inoltre il CIMI ricorda che il sangue di Paulino e di tanti altri indigeni è stato e sarà versato “perché coloro che possono prevenire la barbarie tacciono, non fanno nulla”, e ribadisce la necessaria indagine sui fatti e la punizione esemplare dei colpevoli come il minimo che si possa fare in questa situazione. In sintonia con le famiglie degli indigeni assassinati, il CIMI ritiene l'attuale governo colpevole di non aver rispettato la Costituzione federale in difesa dei territori indigeni.
Il documento è firmato dal Segretariato generale del CIMI, con la data 2 novembre 2019. Da gennaio a settembre 2019, la Commissione contro la violenza sui popoli indigeni del Brasile, ha contato 160 casi di invasioni in 153 territori indigeni in 19 stati del Brasile.

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AFRICA/KENYA - “No alla corruzione”: i Vescovi lanciano una campagna anticorruzione di sei mesi

Mer, 06/11/2019 - 11:07
Nairobi - “La corruzione è una putrefazione del cuore”. Non usano mezzi termini i Vescovi del Kenya nel lanciare la loro compagna anticorruzione che avrà una durata di sei mesi. Nell’ambito della lotta alla corruzione, tra l’altro, la Conferenza Episcopale keniana ha deciso di proibire donazioni in denaro contante e di accettare solo quelle effettuate elettronicamente per potere tracciare i donatori ed evitare compromissioni con denaro di dubbia provenienza.
Presentata ad inizio ottobre presso il Santuario Nazionale di Subukia, la campagna dal titolo “Spezziamo le catene della corruzione”, è incentrata su un’attività educativa e di preghiera. Per l’occasione è stata scritta una preghiera che recita:
“Padre che sei nei cieli, provvedi sempre a tutte le tue creature, affinché possano vivere come hai sempre voluto. Hai benedetto il nostro paese, il Kenya, con enormi risorse umane e naturali da utilizzare in tuo onore e gloria e per il benessere di ogni keniano.
Siamo profondamente addolorati per l'uso scorretto di questi tuoi doni e benedizioni attraverso la corruzione, a seguito della quale molti appartenenti al nostro popolo sono affamati, malati, senzatetto e sfollati, ignoranti e indifesi. Padre, solo tu puoi guarirci da questa malattia che porta alla morte.
Umilmente ti preghiamo, tocca le nostre vite e quelle dei nostri leader affinché possiamo comprendere che la corruzione è un male e impegnarci a lavorare duramente per eliminarla. Ad ogni cittadino che ha acquisito qualcosa con mezzi corrotti, Signore, dai a lui o a lei lo spirito di coraggio per restituire il maltolto e tornare da te.
Fai sì che leader timorati di Dio si prendono cura di noi e ci guidino sul cammino della pace, della giustizia, della prosperità, del progresso e soprattutto dell'amore”.
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AFRICA/TOGO - Fede e preghiera a conclusione del Mese del Rosario e del Mese Missionario nella piccola comunità di Kolowaré

Mer, 06/11/2019 - 09:11
Kolowaré – “Bisognava essere presenti per essere immersi nell’atmosfera orante, permeata di fede, di quel momento. Il Mese Missionario e il Mese del Rosario dell’Ottobre 2019 hanno rappresentato un tempo di intensa preghiera, un tempo di grazia” ha detto all’Agenzia Fides padre Silvano Galli, sacerdote della Società per le Missioni Africane in Togo.
“Il 1° ottobre, nella nostra missione di Kolowarè, abbiamo iniziato il Mese Missionario e il Mese del Rosario davanti alla grotta fiorita di Maria. Per il primo giorno le cinque comunità di base si sono date tutte appuntamento davanti alla grotta e nei giorni successivi ogni comunità ha pregato nel rispettivo quartiere”, racconta il missionario.”
“La conclusione delle celebrazioni è stata ancora più solenne e maestosa dell’apertura. C’è stata una grande assemblea di fedeli davanti alla grotta. Ogni fedele portava due ceri: uno veniva deposto acceso negli anfratti della grotta, e un altro lo tenevano in mano . La preghiera è stata animata dall’Armata Azzurra, un gruppo di preghiera legato a Fatima. Al termine tutti hanno acceso il secondo cero che avevano in mano, e hanno iniziato una serie di canti a Maria. L’intera folla seguiva osannante, con danze, alzando e porgendo, quasi offrendo la candela ad ogni Ave Maria cantata, al vicino e a tutta l’assemblea. Nella notte che ci avvolgeva, la preghiera aveva un gusto speciale. Davanti a noi la grotta illuminata con i ceri, la folla in piedi con le candele accese: eravamo tutti immersi nel mistero di Dio, in compagnia dei nostri defunti che riposano nel cimitero accanto.”
“Quella preghiera - conclude p. Silvano – ha avuto il suo completamento e culmine nel giorno dei Santi. Ogni anno celebriamo una cerimonia per ricordare i defunti. Dopo la comunione, davanti all’altare viene posto un bacile pieno di sabbia. Il catechista proclama il nome dei defunti deceduti dall’inizio dell’anno e un familiare viene ad accendere una candela al Cero pasquale, per poi deporla davanti all’altare. Al termine della preghiera, i fedeli si sono poi recati processione nei due cimiteri del villaggio per benedire le tombe e pregare per tutti coloro che ivi riposano”.
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AFRICA/TOGO - Fede e preghiera a conclusione del Mese del Rosario e Mese Missionario nella piccola comunità di Kolowaré

Mer, 06/11/2019 - 09:11
Kolowaré – “Bisognava essere presenti per essere immersi nell’atmosfera orante, permeata di fede, di quel momento. Il Mese Missionario e Mese del Rosario dell’Ottobre 2019 hanno rappresentato un tempo di intensa preghiera, un tempo di grazia” ha detto all’Agenzia Fides padre Silvano Galli, sacerdote della Società per le Missioni Africane in Togo.
“Il 1° ottobre, nella nostra missione di Kolowarè, abbiamo iniziato il Mese missionario e Mese del Rosario davanti alla grotta fiorita Maria. Per il primo giorno le cinque comunità di base si sono date tutte appuntamento davanti alla grotta e nei giorni successivi ogni comunità ha pregato nel rispettivo quartiere”, racconta il missionario.”
“La conclusione delle celebrazioni è stata ancora più solenne e maestosa dell’apertura. C’è stata una vasta assemblea di fedeli davanti alla grotta. Ogni fedele portava due ceri: uno veniva deposto acceso negli anfratti della grotta, e un altro lo tenevano in mano . La preghiera è stata animata dall’Armata Azzurra, un gruppo di preghiera legato a Fatima. Al termine tutti hanno acceso il secondo cero che avevano in mano, e hanno iniziato una serie di canti a Maria. L’intera folla seguiva osannante, con danze, alzando e porgendo, quasi offrendo la candela ad ogni Ave Maria cantata, al vicino e a tutta l’assemblea. Nella notte che ci avvolgeva, la preghiera aveva un gusto speciale. Davanti a noi la grotta illuminata con i ceri, la folla in piedi con le candele accese: eravamo tutti immersi nel mistero di Dio, in compagnia dei nostri defunti che riposano nel cimitero accanto.”
“Quella preghiera - conclude p. Silvano – ha avuto il suo completamento e culmine nel giorno dei Santi. Ogni anno celebriamo una cerimonia per ricordare i defunti. Dopo la comunione, davanti all’altare viene posto un bacile pieno di sabbia. Il catechista proclama il nome dei defunti deceduti dall’inizio dell’anno e un familiare viene ad accendere una candela al Cero pasquale, per poi deporla davanti all’altare. Al termine preghiera, i fedeli si sono poi recati processione nei due cimiteri del villaggio per benedire le tombe e pregare per tutti coloro che ivi riposano”.
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AFRICA/SUD SUDAN - I Vescovi ai politici: “Ricordatevi l’appello in ginocchio per la pace di Papa Francesco”

Mar, 05/11/2019 - 11:38


Juba - “La nostra speranza è che i nostri leader politici nel Sud Sudan, del governo e dell'opposizione, la maggior parte dei quali siano cristiani, tengano presente l'appello e lo straordinario gesto del Santo Padre che li ha implorati di portare la pace ai loro fratelli nel Sudan del Sud” affermano i Vescovi del Sudan e del Sud Sudan nel loro messaggio letto al termine della Messa del 1° novembre in tutte le chiese del Sud Sudan.
L’11 aprile, a conclusione del ritiro spirituale, presso Domus Sanctae Marthae in Vaticano, dei leader politici del Sud Sudan , Papa Francesco si era inginocchiato davanti a loro lanciando un appello per il futuro del nuovo Stato che doveva nascere il 12 maggio e baciando i piedi al Presidente della Repubblica Salva Kiir Mayardit, e ai vice presidenti designati presenti, tra cui Riek Machar e Rebecca Nyandeng De Mabior .
La formazione del nuovo governo di unità nazionale è stata però più volta rimandata: ora la data limite è il 12 novembre ma il Presidente Salva Kiir ha lasciato intendere la formazione di un esecutivo senza la presenza di Riek Machar. Se così fosse si teme fortemente la ripresa della guerra civile, in un Paese allo stremo per le drammatiche conseguenze del conflitto scoppiato nel dicembre 2013 alle quali si aggiungono i danni causati della inondazioni che hanno colpito vaste aree del Sud Sudan .
Nel loro messaggio i Vescovi affermano: “Abbiamo visto le ferite e la miseria della nostra gente nei campi per sfollati all'interno dei nostri due Paesi e nei campi profughi nei Paesi vicini. Sentiamo e condividiamo le condizioni economiche insopportabili della nostra gente in Sudan e nel Sudan del Sud”.
Nel documento, pervenuto all’Agenzia Fides, si sottolinea che le radici del conflitto vanno ricercate nella bramosia di potere e di ricchezza che a sua volta si serve delle divisioni etniche e tribali per spingere le popolazioni a combattere chi per l’una, chi per altra parte.
I Vescovi concludono con un appello all’unità per far fronte insieme alle avversità e condividere le scarse risorse a favore di tutti.
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AFRICA - Una pastorale basata sull'eredità dei santi africani

Mar, 05/11/2019 - 11:13
Kara – In Africa oggi “è necessario che i santi africani occupino un posto fondamentale nei programmi di evangelizzazione in generale, e in particolare della catechesi, in modo che siano meglio conosciuti dagli stessi africani, per ispirare continuamente le loro azioni”. E’ quanto ha scritto a Fides il teologo ivoriano p. Donald Zagore, sacerdote della Società per le Missioni Africane ricordando l’esperienza dei Santi Martiri dell'Uganda, Santa Giuseppina Bakhita del Sudan, la Beata Marie Clementine Anuarite dello Zaire, il Beato Ghebre-Micheal dell'Etiopia. “L'Africa è davvero presente in Paradiso. Questi santi africani sono l'espressione tangibile della vitalità spirituale del continente africano, ma rimangono molto spesso sconosciuti e quindi tagliati fuori dalla vita concreta della popolazione”, rileva. “I nostri santi – afferma - devono avere un impatto concreto sulla vita del nostro popolo. I santi possono e devono svolgere un ruolo importante nel rinnovamento del continente africano. Il loro modello di virtù, esemplarità, integrità e fede – conclude il teologo - rimane un lascito fondamentale per forgiare la coscienza e l'azione dei nostri cristiani africani in tutti gli ambiti della vita, specialmente in quei contesti socio-politici fortemente segnati da violenza, odio, divisione e corruzione”.


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