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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 1 ora 15 min fa

AFRICA - Covid-19: "Il male non vincerà. Sì alla solidarietà; la famiglia è Chiesa domestica"

Mar, 24/03/2020 - 13:21
Kara – “Al tempo della crisi legata al coronavirus, la famiglia diventa oggi il luogo sacro per eccellenza, dove accogliere e vivere il mistero di Dio. Cristo fu incarnato in una famiglia, facendo della Sacra Famiglia la prima chiesa domestica”. Lo afferma, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, il teologo ivoriano, padre Donald Zagore, della Società per le Missioni Africane evidenziando prova che, a causa del Covid-19, vive il cristianesimo nel continente africano.
“Il modello pastorale africano oggi - spiega il missionario – rimane quello legato alle Comunità ecclesiali di base, nate dall'impossibilità dei cristiani in America Latina di incontrarsi normalmente, in strutture tradizionali per il culto divino a causa della persecuzione dei cristiani da parte dei poteri politici. Il cristianesimo tradizionale, con le sue strutture, si era trasformato in una sorta di cristianesimo senza chiese.”
Riportando la situazione ad oggi p. Zagore sottolinea come: “Con il confinamento delle persone nelle loro case, è più che necessario un ritorno al modello ecclesiologico della famiglia come ‘Chiesa domestica’. Se già in Europa con la crisi della fede, le chiese, le cattedrali e le Basiliche erano vuote, oggi sono completamente chiuse. Questo modello ecclesiologico sviluppato dai Padri della Chiesa, come Giovanni Crisostomo, e ripreso con forza dal Concilio Vaticano II e in particolare da Papa San Giovanni Paolo II e Papa Francesco, trova le sue radici nel mistero stesso dell'Incarnazione”.
“La tragedia di Covid-19 deve renderci più uniti gli uni agli altri. L'umanità vincerà questa lotta solo coinvolgendosi in una forte dinamica di solidarietà tra ricerca scientifica, supporto materiale e spirituale”, continua Zagore. “Le misure di isolamento stabilite dai governi, che prevedono tra le altre la chiusura delle frontiere, devono rimanere rigorosamente misure di prevenzione medica, - sottolinea il missionario - e non devono diventare percorsi che favoriscono l'esclusione, la stigmatizzazione. La pandemia di Covid-19 non deve diventare un territorio nel quale vivere insieme comporta il sacrificio dell'identità, fratture sociali, un nazionalismo sempre più esclusivo. Oggi, dobbiamo rimanere concentrati sull'essenza del problema, che consiste essenzialmente nel lavorare e pregare per una soluzione che possa salvare la nostra umanità da questa tragedia. In nome della nostra fede, il male non può avere l'ultima parola nella vita delle persone. Dio è più forte”.
A conclusione della sua riflessione il teologo ribadisce: “Rimane quindi fondamentale, per un cristianesimo senza chiesa, il modello ecclesiologico della famiglia come chiesa domestica. Una famiglia costruita sulla roccia, su Cristo è un dono prezioso per la chiesa universale e per tutta l'umanità. Tutto deve essere ricostruito secondo il principio stesso della famiglia”.

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AFRICA/MAURITIUS - Il Cardinale Piat per il coronavirus:“Seguiamo le indicazioni della autorità e intensifichiamo la preghiera”

Mar, 24/03/2020 - 11:00
Port- Louis - "Sono profondamente solidale con tutti voi nel confinamento che stiamo vivendo Sebbene il confinamento sia difficile, chiedo il rigoroso rispetto delle istruzioni delle autorità. Nel fare ciò, rispetteremo i nostri fratelli e sorelle” afferma nel suo messaggio il Cardinale Maurice Piat, Vescovo di Port-Louis, nel quale invita la popolazione a seguire rigorosamente le istruzioni delle autorità per impedire la diffusione del coronavirus che provoca la malattia COVID-19.
Il Cardinale aveva già disposto il 19 marzo che le chiese rimanessero chiuse fino a nuovo avviso, inoltre solo 20 persone saranno autorizzate a partecipare alle celebrazioni funebri. “Al momento le chiese non accoglieranno più i fedeli” ha annunciato il Cardinale Piat che ha aggiunto “siamo invitati ad aprire il nostro cuore agli altri e a pregare per loro ". In particolare “preghiamo per gli anziani e i malati che sono più vulnerabili; preghiamo per i medici e il personale sanitario che sono messi alla prova; preghiamo per coloro la cui situazione economica è già colpita dall'epidemia; preghiamo per coloro che vivono in condizioni difficili di miseria o solitudine ".
Tutti i leader religiosi dell’Isola hanno deciso di collaborare con le autorità per attuare le misure di prevenzione. Il presidente della moschea Jummah Nissar Ramtoolah ha affermato che "le istruzioni relative alle precauzioni da prendere sono già in atto nelle moschee”.
A Mauritius si sono a registrati 28 casi di coronavirus dal 18 marzo e 2 pazienti sono morti. L'isola ha chiuso il suo aeroporto, i suoi porti e ha decretato un coprifuoco dalle 8 della sera del 23 marzo al 2 aprile. Il Primo Ministro ha avvertito che durante il coprifuoco, solo le persone con un permesso speciale rilasciato dal Commissario di polizia potranno circolare, altrimenti sono soggetti a sanzioni.
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EUROPA/ITALIA - Nella festa di San Romero il ricordo di tutti i missionari uccisi per il nome di Cristo

Mar, 24/03/2020 - 10:38
Roma – La testimonianza di Stefano, culminata nel martirio, “è fonte di ispirazione per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane. Esse sono chiamate a diventare sempre più missionarie, tutte protese all’evangelizzazione” ha detto Papa Francesco all’Angelus della festa di Santo Stefano, il 26 dicembre 2019, invitando “a ricordare tutti i martiri di ieri e di oggi, - oggi sono tanti! - a sentirci in comunione con loro, e a chiedere a loro la grazia di vivere e morire con il nome di Gesù nel cuore e sulle labbra”.
Nel giorno della festa liturgica di San Oscar Arnulfo Romero, l’Arcivescovo di San Salvador assassinato 40 anni fa mentre celebrava la Messa, canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018, le Pontificie Opere Missionarie invitano a ricordare i tanti missionari che nel mondo sono stati uccisi solo perché annunciavano Gesù Cristo .
Un ricordo che non vuole essere un arido elenco di nomi, date, luoghi, circostanze più o meno cruente. Intende invece trasmettere l’eredità spirituale di tanti testimoni della fede, le cui vicende umane non trovano certo spazio nei circuiti mediatici internazionali, ma devono essere “fonte di ispirazione per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane, chiamate a diventare sempre più missionarie” come chiede Papa Francesco. In questa sorta di prolungato Sabato santo che i cristiani stanno vivendo nel mondo a causa del coronavirus, in cui non sono convocati per le celebrazioni, le chiese sono vuote e silenziose, anche la testimonianza di questi fratelli e sorelle uccisi per aver testimoniato il Vangelo di Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, può sostenerci ad attendere con fiducia l’alba del nuovo giorno, la Pasqua della Risurrezione che loro già vivono in pienezza.
Annualmente l’Agenzia Fides raccoglie le informazioni relative ai missionari uccisi nel corso dell’anno, usando il termine “missionario” per tutti i battezzati. Di alcuni di loro, come accade di frequente, la Chiesa potrà riconoscere dopo un attento esame il “martirio”, aprendo il cammino per la beatificazione e la canonizzazione.
Secondo i dati raccolti da Fides, nel corso dell’anno 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari, per la maggior parte sacerdoti: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. In Africa nel 2019 sono stati uccisi 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 1 laica . In America sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 diacono permanente, 1 religioso, 4 laici . In Asia è stata uccisa 1 laica. In Europa è stata uccisa 1 suora.
Nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Tale cifra però è senza dubbio in difetto poiché si riferisce solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia. Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi, considerando che il genocidio del Rwanda ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico. Negli anni 2001-2019 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 485.
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ASIA/FILIPPINE - "Settimana nazionale di preghiera": i Vescovi invitano i fedeli a sostenere i medici in prima linea contro il Covid-19  

Mar, 24/03/2020 - 10:24
Manila - Pregare incessantemente per i medici che sono "in prima linea" a combattere contro il coronavirus: è l'invito diffuso dai vescovi filippini e dalle auorità civili, per sostenere gli operatori sanitari che stanno combattendo la malattia di coronavirus. Il presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la quarta settimana del mese di marzo come "Settimana nazionale di preghiera" per unire spiritualmente i filippini di tutte le fedi e religioni in mezzo alla minaccia della malattia di coronavirus.
"Preghiamo per la forza e la resistenza dei nostri eccezionali professionisti medici e operatori sanitari in prima linea, per i militari e gli agenti delle forze dell'ordine, i funzionari del governo e il personale che si occupa dell'attuale minaccia del virus, e per tutti i filippini che lavorano instancabilmente per proteggere le nostre comunità, sacrificando le loro vite al servizio del paese ", ha aggiunto.
La Chiesa filippina crede profondamente nella forza della preghiera: il Vescovo Ruperto Santos, alla guida della diocesi di Balanga, ha sollecitato tutti i preti e religiosi a celebrare messe per i medici, gli operatori sanitari e tutti coloro che sono "in prima linea" per prevenire la diffusione del coronavirus. "Imploriamo il nostro Signore attraverso l'intercessione di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, per proteggerli e tenerli lontani da qualsiasi danno", ha detto Santos. “Possano rimanere forti, sani e al sicuro. Il Signore possa premiare i loro servizi e sacrifici", ha detto.
Il vescovo di Caloocan, mons. Pablo Virgilio David e il vicepresidente della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine ha chiesto preghiere dopo la morte di un altro medico filippino a causa della malattia, invitando i fedeli a diventare "guerrieri della preghiera", cioè persone costantemente impegnate a pregare per i "frontliner". “Ti uniresti alla nostra rete invisibile di guerrieri di preghiera per coloro che sono in prima linea in un altro aspetto di questa lotta contro COVID-19: la battaglia spirituale? Non importa se sei musulmano, buddista, cattolico o protestante, puoi per favore unirti a pregare fervidamente che Dio protegga coloro che mettono la loro vita in pericolo per proteggerci da questa piaga devastante", ha detto il Vescovo.
I Vescovi del Paese hanno anche esortato tutti i cittadini esprimere "solidarietà sociale" a preoccuparsi a vicenda, dando attenzione specialmente ai più poveri, fortemente colpiti. Il governo ha infatti imposto il blocco toale della comunità nell'isola di Luzon, la più popolosa delle Filippine, dove si trova la capitale Metro Manila, fino al 14 aprile.


 

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OCEANIA/AUSTRALIA - Crisi del coronavirus: risorse digitali per assicurare la vicinanza pastorale ai fedeli

Mar, 24/03/2020 - 09:34
Sydney – Le messe sono sospese a causa dl coronavirus, ma la conferenza episcopale ha messo a disposizione risorse digitali utili per non “tagliare i ponti” e assicurare massima vicinanza pastorale ai fedeli. “Il Primo Ministro Scott Morrison ha annunciato il 18 marzo nuove misure in risposta alla pandemia di COVID-19. Tali provvedimenti includono la limitazione di riunioni ‘non essenziali’ con un numero maggiore di 100 partecipanti, se tenute al chiuso, o 500 partecipanti, se tenute all'aperto. In base a tali linee guida, i servizi religiosi, compresa la Messa, sono considerati ‘non essenziali’. I Vescovi cattolici stanno seguendo tutti i consigli del Dipartimento della Sanità per rispondere all’emergenza COVID-19. Alcuni Vescovi hanno preso la difficile decisione di sospendere le messe pubbliche e hanno dispensato i fedeli dall'obbligo della liturgia domenicale. Altri hanno emesso nuove linee guida che consentono di continuare con le celebrazioni, ma con le limitazioni di accesso imposte dal governo”. E’ quanto riporta una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Conferenza Episcopale dei vescovi australiani, relativa alle misure di sicurezza per il contenimento del Coronavirus.
Nelle diocesi in cui le celebrazioni sono sospese, i fedeli potranno contare su un supporto spirituale virtuale, grazie ad una serie di risorse messe a disposizione sul sito web della Conferenza Episcopale “per sostenere la vita di preghiera e per continuare a vivere la domenica come un giorno in cui l’incontro con Dio è l’attività più importante”. Nella nota si sottolinea anche che molte organizzazioni cattoliche hanno sostenuto l’iniziativa, dando accesso a materiale online che di solito è disponibile solo in abbonamento.
L’Australia ha superato la cifra di mille contagi: in una prima fase, durante lo scorso febbraio, il focolaio australiano era stato spento con una quarantena forzata sulla Christmas Island per chiunque rientrasse dalla Cina. L’aumento dei casi negli ultimi giorni ha portato il governo a blindarsi e ad annunciare la chiusura dei confini ai non residenti e ai non cittadini. La decisione, secondo quanto ha detto il premier Morrison, si è resa necessaria perché “circa l'80% dei casi australiani risulta derivante o da persone che ha contratto il virus all'estero o da coloro che ha avuto contatti diretti con persone rientrate da altri Paesi".
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AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: "responsabilità storica" di giornalisti e media come educatori e orientatori dell'opinione pubblica

Mar, 24/03/2020 - 09:08
Caracas – In una dichiarazione di lunedì 23 marzo, la Conferenza Episcopale Venezuelana riconosce il lavoro instancabile dei media, dei giornalisti e dei professionisti di questo campo, che assumono un ruolo guida nelle avversità, essendo i principali informatori, ma soprattutto i formatori della società, come sottolinea il testo della CEV. In tempi in cui abbondano informazioni non provate, le "Fake News", è solo con la parola basata sulla verità che si può essere luce nelle tenebre. Secondo le parole di Papa Francesco, "l'antidoto più efficace contro il virus della menzogna è lasciarsi purificare dalla verità" ricorda il documento.
"In questi momenti in cui il nostro paese e il mondo intero hanno bisogno del vostro importante lavoro, vi chiediamo: non scoraggiare! Perché in mezzo alla confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana". Come dice Papa Francesco: "Anche quando informiamo sul male, possiamo imparare a fare spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male il dinamismo del bene e fare spazio ad esso", nell'ultimo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 2020.
"I media e i giornalisti come educatori e orientatori dell'opinione pubblica hanno una responsabilità storica" ribadisce il testo. "Solo un pubblico ben informato pensa in modo intelligente afferma un vecchio adagio giornalistico, il cui contenuto ci costringe a riflettere sull'immensa responsabilità di giornalisti e media".
Il testo dei Vescovi fa riferimento alla realtà del Venezuela: "In mezzo alla censura che vige, è necessario fare la differenza, per questo motivo i comunicatori sociali, i media e tutti coloro che si dedicano a questo servizio devono continuare a promuovere il giornalismo di pace, continuare a raccontare la storia con una penna che costruisce e che non distrugge; continuare ad essere portatori di giustizia, verità e speranza".
Il documento, firmato da Mons. Tulio Ramírez, Vescovo Ausiliare di Caracas e Presidente della Commissione Episcopale delle Comunicazioni sociali, inviato a Fides dalla CEV, acquisisce grande importanza in quanto il popolo venezuelano ha una sete d'informazione su questa emergenza sanitaria mondiale e perché in Venezuela la censura sui media è stata molto forte negli ultimi tempi.

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AMERICA/BRASILE - Operatori del turismo, tra i settori più colpiti dal coronavirus

Mar, 24/03/2020 - 08:20
Brasilia – “I lavoratori del turismo sono e saranno uno dei gruppi più colpiti dalla pandemia. Ora sono in prima linea, a prendersi cura di coloro che si muovono in tutto il mondo e, in seguito, subiranno le conseguenze che questo momento porterà all'economia mondiale”. Lo sottolinea il Coordinatore nazionale della Pastorale del Turismo della Conferenza Episcopale Brasiliana , Padre Manoel Oliveira Filho, nella nota diffusa dalla CNBB, pervenuta a Fides.
Considerato l'isolamento sociale adottato dai governi di tutto il mondo per combattere la diffusione del coronavirus, la chiusura dei confini e la cancellazione dei viaggi, la Pastorale del Turismo ha voluto manifestare la sua vicinanza a tutti i professionisti che lavorano nel settore del turismo che subiscono pesanti conseguenze nella loro vita personale, familiare e professionale a causa del Covid-19.
Il Coordinatore nazionale ha inviato agli operatori del mondo del turismo uno spunto di preghiera e riflessione di fronte alla realtà del coronavirus: "L'evangelizzazione inizia dentro di noi!". Padre Manoel chiede che tutti siano uniti nella preghiera affinché questa pandemia passi e, mentre passa, le conseguenze siano minimizzate dalla solidarietà fraterna con tutti e con il mondo intero. "In questi giorni, viaggeremo dentro noi stessi e troveremo Colui che ci aiuterà ad entrare in contatto con le cose più profonde e vere in noi" sottolinea il sacerdote.
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VATICANO - Alla pandemia del virus Papa Francesco chiede di rispondere “con l’universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza”

Lun, 23/03/2020 - 17:50
Città del Vaticano - “Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con la universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza” ha chiesto Papa Francesco al termine dell’Angelus di ieri, domenica 22 marzo, recitato nella Biblioteca del Palazzo apostolico, come sta accadendo da qualche tempo per l’emergenza sanitaria in atto.
“In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo – ha detto il Santo Padre -. Invito tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato. Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno, ma, tutti insieme, a recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno, tutti insieme. Nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo, possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto”.
Una seconda iniziativa è stata annunciata dallo stesso Pontefice: “Con questa medesima intenzione, venerdì prossimo 27 marzo, alle ore 18, presiederò un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota. Fin d’ora invito tutti a partecipare spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria”.
Papa Francesco ha infine esortato a “rimanere uniti” e a “far sentire la nostra vicinanza”: alle persone più sole e più provate, ai medici, agli operatori sanitari, infermieri e infermiere, volontari… alle autorità che devono prendere misure dure, ma per il bene nostro, ai poliziotti, ai soldati. “Vicinanza a tutti”.
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AMERICA/HAITI - Mons. Dumas: "Rimanete a casa, fate diventare ogni casa una Chiesa domestica"

Lun, 23/03/2020 - 11:42
Nippes – Dinanzi all'emergenza sanitaria che coinvolge sempre di più tutti i paesi del mondo, Mons. Pierre-André Dumas, Vescovo della diocesi di Anse-à-Veau et Miragoâne, ad Haiti, ha inviato a Fides il messaggio indirizzato ai fedeli della sua diocesi. Il testo inizia spiegando il senso della quaresima, "far diventare forte la nostra vita interiore, perché solo così possiamo incontrare Dio e scoprire la solidarietà verso gli altri".
"Considerando l'evoluzione della pandemia di coronavirus ad Haiti e nel mondo, ci troviamo davanti al rischio di dover modificare la nostra vita sociale ed ecclesiale, che vanta una tradizione bimillenaria. Così, tenendo conto delle misure del nostro governo e delle indicazioni della Conferenza Episcopale di Haiti, vi invito a restare a casa e a far diventare ogni casa una Chiesa domestica per vivere in preghiera e solidarietà con i più poveri e malati".
Ai sacerdoti il Vescovo chiede maggiore presenza pastorale nella carità, "annunciare al popolo di Dio e ai malati di Covid-19, agli operatori sanitari, l'indulgenza plenaria; celebrare l'Eucaristia con un gruppo non più grande di 10 persone; sospendere ogni attività pastorale e religiosa con i gruppi parrocchiali; vigilare perché la comunità non si lasci trasportare dal panico, predicando il messaggio che Dio non abbandona mai il suo popolo". Infine il Vescovo invoca la protezione della Madonna del Perpetuo Soccorso, patrona di Haiti, ricordando che la preghiera del popolo è stata ascoltata in altre occasioni.
Haiti, il paese tra i più poveri d'America, affronta con pochissime risorse l'emergenza sanitaria di coronavirus. Infatti Haiti vive in emergenza sanitaria "permanente", perché non esiste, di fatto, un sistema sanitario nazionale. I veri centri sanitari sono le cliniche delle Ong e della Chiesa. Le prime notizie di tre giorni fa hanno dichiarato 2 morti per Covid-19 ma si presume che ormai ci siano diversi altri morti per la stessa causa. Dal 20 marzo le scuole sono chiuse e anche i porti, ci sono controlli su ogni mezzo di trasporto di merce. I provvedimenti presi dal Presidente di Haiti il giorno 20 si teme che non riusciranno a fermare la mobilità dei gruppi di persone che vanno in cerca di un lavoro saltuario per guadagnarsi il necessario per la sopravvivenza.

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Nessuna celebrazione eucaristica nelle parrocchie di Yopougon a causa del Covid-19

Lun, 23/03/2020 - 11:14
Abidjan – “Chiedo ai parrocchiani di non cedere allo scoramento, di non avere paura, di mantenere la speranza in questa domenica della gioia. Chiedo loro di rimanere sempre vigili e di rimanere in preghiera”, ha detto p. Alain Lézou, parroco di Notre Dame des Douleurs a Yopougon Niangon Lokoa, in Costa d’Avorio, dove in alcune diocesi è stata sospesa la celebrazione comunitaria della messa per almeno due settimane.
“Una domenica senza messa, una situazione difficile da sopportare per i fedeli” dice a Fides un parrocchiano. "È difficile da sopportare perché la messa è il culmine della vita di un cattolico. Quando non c'è messa ci si orienta alla preghiera familiare come stiamo facendo”.
Le diocesi dove le messe sono state sospese sono quelle di Yopougon, Agboville, Katiola e Abidjan. In una lettera indirizzata agli operatori pastorali delle rispettive diocesi, i Vescovi raccomandano ai fedeli di continuare a chiedere messe che però i sacerdoti celebreranno in forma privata. I Vescovi di queste diocesi hanno inoltre disposto di esporre ogni giorno il Santissimo Sacramento all'adorazione del popolo di Dio per l'adorazione permanente.
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AFRICA/CONGO RD - Covid-19: si teme un’ecatombe nelle carceri se non si interviene in tempo

Lun, 23/03/2020 - 10:47


Kinshasa – Non si approfitti dell’emergenza legata al coronavirus per commettere arbitri e abusi nei confronti della popolazione. È quanto chiede l’ONG congolese per la difesa dei diritti umani Nouvelle Dynamique de la Societé Civile en RD Congo .
In un comunicato giunto all’Agenzia Fides si invita le autorità “a prendere le misure di carattere giuridico e amministrativo al fine di evitare arbitri e violazioni dei diritti umani, in particolare da parte dei servizi di sicurezza”.
Si ricorda inoltre che il Covid-19 ha già colpito alcuni membri del governo, l'NDSCI, invita quindi i politici a essere responsabili ed esemplari nell'accettare la quarantena, compreso eventualmente lo stesso Capo dello Stato, e a rendere pubblici i nomi di coloro che sono risultati positivi. Particolarmente preoccupante è la situazione delle sovraffollate carceri congolesi, definite “veri e propri luoghi di morte quotidiana per carestia e mancanza di cure mediche. I carcerati sopravvivono solo grazie ai volontari e alle provviste alimentari dalle loro famiglie; dato che ora, a causa di Covid-19, le visite non sono più consentite nelle carceri, l'NDSCI teme in un futuro molto vicino un’ecatombe di detenuti”.
Si chiede inoltre il Parlamento di varare con urgenza un fondo nazionale "speciale Covid-19" per compensare i danni economici causati dalla pandemia nella Repubblica Democratica del Congo, nella quale la maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Tale fondo deve essere gestito in modo da evitare malversazioni da parte di funzionari infedeli. L’'NDSCI invita infine i politici congolesi “che si sono concessi enormi bonus e salari, di dimezzarli al fine di contribuire al fondo nazionale speciale Covid-19”.
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ASIA/COREA DEL SUD - I Vescovi di fronte al Covid-19: "Guardiamo alla croce di Cristo"

Lun, 23/03/2020 - 09:54
Seoul - “Dio permette calamità e tribolazioni, ma ci dà anche la forza di superarle. In questo periodo quaresimale di penitenza e conversione, superiamo gioiosamente questi sacrifici e sofferenze guardando la Croce di Gesù e aiutiamoci l’un l’altro vivendo nella fede, nella speranza”: è quanto affermano i Vescovi coreani in un messaggio rivolto al popolo ed ai fedeli, pubblicato a conclusione della loro assemblea semestrale . Nel messaggio i Vescovi ringraziano gli operatori sanitari, i volontari, e le autorità che sono impegnati a contrastare e contenere, con straordinarie capacità, il diffondersi del virus Covid-19 nella penisola.
Interpellato dall'Agenzia Fides, Thomas Hong-Soon Han, economista che vive a Seoul, ex Ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, racconta: "Mentre è in corso la crisi del coronavirus, i fedeli coreani partecipano alla Messa attraverso media on-line oppure seguendo la TV dell’arcidiocesi di Seoul, che ha diffusione nazionale. Recitano il Rosario in casa e molti sono impegnati come volontari per fare del bene agli altri. Pregano ardentemente Dio misericordioso e Madonna del perpetuo soccorso per vincere questa pandemia". Han , che è stato presidente del Consiglio per l'apostolato dei laici cattolici e primo laico a diventare presidente dell'Università dei Gesuiti di Sogang, rimarca che "la Chiesa in Corea sta combattendo la pandemia in osservando rigorosamente le regole preventive rilasciate dalle autorità nell’ambito della lotta nazionale contro il coronavirus". Tutte e 16 le diocesi, infatti, hanno sospeso le messa pubbliche, le riunioni e gli eventi ecclesiali nei rispettivi territori. A cominciare ad adottare tali misure, già dal 20 febbraio, è stata l’arcidiocesi di Daegu, di cui territorio è quello più gravemente colpito.
"Per quanto riguarda la data i cui si potranno ricominciare le messe pubbliche - rileva Han - i Vescovi riuniti alla loro Assemblea semestrale hanno deciso di lasciare il tema alla discrezione di ogni vescovo ordinario, a seconda delle circostanze locali tenendo conto del fatto che il Governo ha deciso di rinviare ancora una volta, fino al 6 aprile, l’apertura di asili, scuole elementare, medie e superiori".
Il Cardinal Andrea Yeom dell’arcidiocesi di Seoul, dove vive il 26 % della popolazione cattolica coreana - nel complesso circa 6 milioni di fedeli - ha detto che “a meno che non accada qualcosa di speciale, e a condizione che siano osservate rigorosamente le misure preventive adottate dall’autorità sanitaria, ricominceremo a celebrare la messa pubblicamente dal 2 aprile”. Il Cardinale ha invitato tutti i fedeli a pregare ardentemente una novena dal 25 marzo per chiedere "al Signore nostro Guaritore di concedere la grazia guaritrice a quanti soffrono di contagio di coronavirus, la forza e il coraggio agli operatori sanitari, e per chiedere l’intercessione della Madonna Consolatrice". Oggi, 23 marzo, Il Cardinale ha recitato il Rosario davanti alla statua della Madonna di Fatima nella cappella della curia diocesana per la stessa intenzione insieme ai quattro vescovi ausiliari, a sacerdoti e collaboratori della curia diocesana, osservando le misure sanitarie preventive. Nei giorni scorsi il Cardinale Andrea Yeom,ha anche esortato a a non strumentalizzare politicamente queste situazioni sfortunate.


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EUROPA/ITALIA - Una giornata per ricordare i missionari martiri

Lun, 23/03/2020 - 09:50
Roma – Il 24 marzo, giorno in cui nel 1980 venne assassinato Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, venne scelto 28 anni fa dall’allora Movimento giovanile missionario delle Pontificie Opere Missionarie dell’Italia per celebrare annualmente la “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri”.
L’Arcivescovo, assassinato mentre celebrava la Messa, è stato beatificato il 23 maggio 2015 e canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018. La Conferenza Episcopale di El Salvador, in occasione dei 40 anni dal suo Martirio, aveva indetto un “Anno Giubilare dei Martiri” , per celebrare i martiri nazionali: p. Rutilio Grande, mons. Oscar Arnulfo Romero, p. Cosme Spessotto. L’emergenza coronavirus ha però costretto i Vescovi a sospendere ogni celebrazione e ogni raduno, come sta succedendo in numerosi paesi di tutto il mondo, per cui la Giornata di questo anno 2020 non vedrà iniziative pubbliche.
Lo slogan della Giornata 2020 è “Innamorati e vivi” informa Giovanni Rocca, Segretario nazionale di Missio Giovani. “Un messaggio che custodisce in sé due significati. Il primo, nell’accezione qualificativa, descrive appieno coloro che ardenti di amore per Dio Padre e le Sue creature hanno investito la totalità del loro tempo per prendersene cura. Dei veri e propri giardinieri del Regno. Tanto appassionati al Mondo quanto a chi lo abita. Il secondo è un vero e proprio imperativo, l’eredità che i martiri hanno ricevuto da nostro Signore trasmettendola a noi, oggi. Solo chi si innamora è disposto ad abbandonare il superfluo per cogliere al fine l’essenza della vita. Questa promessa non è solo speranza per l’avvenire ma prima di tutto garanzia per il presente”. Quindi un invito: “Convinti che ciascuno di noi sia un operaio nella vigna del Signore, il 24 marzo uniamoci nella preghiera e nel digiuno in memoria delle sorelle e dei fratelli che donando la propria vita continuano ad essere ‘Innamorati e vivi’.”
Sul sito di Missio Italia sono disponibili diversi sussidi che erano stati preparati per approfondire il tema della giornata e proposte di iniziative concrete di preghiera e solidarietà. Seguendo le direttive del governo italiano, Missio giovani ha sospeso gli eventi in programma, e propone attraverso i suoi canali social – Facebook e Instagram - contenuti e momenti di confronto per vivere comunque insieme questo tempo.

Link correlati :Il sito di Missio Italia, Giornata dei Missionari martiri
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ASIA/TURCHIA - Ritrovato il corpo senza vita della madre di un sacerdote caldeo, rapita a gennaio

Lun, 23/03/2020 - 00:53
Istanbul - Il corpo senza vita di Şimoni Diril, madre del sacerdote caldeo Remzi Diril, è stato ritrovato in un ruscello presso il villaggio turco di Kovankaya, settanta giorni dopo il rapimento perpetrato da sconosciuti ai danni dell’anziana donna e di suo marito Hormuz, ancora irreperibile. L’anziana coppia di coniugi cristiani era stata rapita lo scorso 11 gennaio nel loro villaggio di Kovankaya, nella provincia turca sud-orientale di Şirnak.
La scomparsa della coppia di anziani coniugi caldei aveva suscitato apprensione nelle locali comunità cristiane, al momento rappresentate in buona parte da rifugiati fuggiti dall’Iraq e dalla Siria. Ora, tra i cristiani della regione, tutti condividono il triste presagio che anche il marito Hormuz abbia condiviso il tragico destino della sua sposa.
Il figlio della coppia è il sacerdote caldeo Remzi Diril, conosciuto anche come padre Adday, attualmente residente a Istanbul e responsabile della cura pastorale delle migliaia di cristiani caldei rifugiati in Turchia e spesso in attesa di ottenere il visto per emigrare verso Paesi dell’Europa, delle Americhe o dell’Oceania.
Secondo i racconti di alcuni testimoni, a prelevare Hormuz e Şimoni dal proprio villaggio erano stati un gruppo di uomini non identificati, che alcune illazioni giornalistiche, al momento prive di riscontro, hanno voluto identificare con miliziani del Partito dei lavoratori del Kurdistan . Padre Adday, giunto il giorno dopo a Kovankaya per rendere visita ai propri genitori, aveva trovato la loro casa vuota.
Nei giorni seguenti, forze speciali turche, coadiuvate da unità cinofile e servendosi anche di droni, avevano compiuto intense ricerche intorno al monte Kato, senza trovare traccia dei due coniugi scomparsi.
Il villaggio di Kovankaya, storicamente abitato da cristiani assiri e caldei, era stato incendiato e forzosamente evacuato nel 1994, durante il conflitto tra esercito turco e miliziani del PKK. Fuggita dall’Anatolia sud-orientale per cause di forza maggiore, la famiglia di Hormuz e Şimoni si era trasferita a Istanbul. Le disposizioni che vietavano di risiedere nel villaggio erano venute meno nel 2010. Nel 2015 l’anziana coppia aveva voluto ritornare in pianta stabile nel proprio villaggio d’origine, nonostante tante altre famiglie cristiane evacuate da Kovankaya avessero scelto al contrario di non fare ritorno alle proprie case.
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ASIA/TURCHIA - Ritrovato senza vita il corpo della madre di un sacerdote caldeo rapita a gennaio

Lun, 23/03/2020 - 00:53
Istanbul Il corpo senza vita di Şimoni Diril, madre del sacerdote caldeo Remzi Diril, è stato ritrovato in un ruscello presso il villaggio turco di Kovankaya, settanta giorni dopo il rapimento perpetrato da sconosciuti ai danni dell’anziana donna e di suo marito Hormuz, ancora irreperibile.
L’anziana coppia di coniugi cristiani era stata rapita lo scorso 11 gennaio nel loro villaggio di Kovankaya, nella provincia turca sud-orientale di Şirnak.
La scomparsa della coppia di anziani coniugi caldei aveva suscitato apprensione nelle locali comunità cristiane, al momento rappresentate in buona parte da rifugiati fuggiti dall’Iraq e dalla Siria. Ora, tra i cristiani della regione, tutti condividono il triste presagio che anche il marito Hormuz abbia condiviso il tragico destino della sua sposa.
Il figlio della coppia è il sacerdote caldeo Remzi Diril, conosciuto anche come padre Adday, attualmente residente a Istanbul e responsabile della cura pastorale delle migliaia di cristiani caldei rifugiati in Turchia e spesso in attesa di ottenere il visto per emigrare verso Paesi dell’Europa, delle Americhe o dell’Oceania.
Secondo i racconti di alcuni testimoni, a prelevare Hormuz e Şimoni dal proprio villaggio erano stati un gruppo di uomini non identificati, che alcune illazioni giornalistiche al momento prive di riscontro hanno voluto identificare con miliziani del Partito dei lavoratori del Kurdistan . Padre Adday, giunto il giorno dopo a Kovankaya per rendere visita ai propri genitori, aveva trovato la loro casa vuota.
Nei giorni seguenti, forze speciali turche, coadiuvate da unità cinofile e servendosi anche di droni, avevano compiuto intense ricerche intorno al monte Kato, senza trovare traccia dei due coniugi scomparsi.
Il villaggio di Kovankaya, storicamente abitato da cristiani assiri e caldei, era stato incendiato e forzosamente evacuato nel 1994, durante il conflitto tra esercito turco e miliziani del PKK. Fuggita dall’Anatolia sud-orientale per cause di forza maggiore, la famiglia di Hormuz e Şimoni si era trasferita a Istanbul. Le disposizioni che vietavano di risiedere nel villaggio erano venute meno nel 2010. Nel 2015, l’anziana coppia aveva voluto ritornare in pianta stabile nel proprio villaggio d’origine, nonostante tante altre famiglie cristiane evacuate da Kovankaya avessero scelto al contrario di non far ritorno alle proprie case.
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AFRICA/GABON - Assassinata a Libreville una religiosa che dedicava la sua vita agli anziani abbandonati

Sab, 21/03/2020 - 16:56
Libreville – Nella notte tra il 19 ed il 20 marzo, è stata aggredita e assassinata nella sua camera, suor Lydie Oyanem Nzoughe che aveva dedicato la sua vita ad accogliere e a prendersi cura degli anziani abbandonati dalle loro famiglie, poveri e senzatetto, nel Centre d’accueil Fraternité Saint Jean. a Libreville, che dirigeva. Alcuni oggetti personali e l'automobile della religiosa sarebbero scomparsi.
L'Arcivescovo di Libreville, Mons. Basile Mvé Engone, raccomanda “di pregare per l'anima della nostra sorella Lydie Oyane, in attesa che la polizia giudiziaria comunichi i risultati delle indagini”. Le modalità del funerale non sono ancora state rese note, considerato che anche in Gabon tutte le chiese sono state chiuse in seguito all’emergenza coronavirus, e per i funerali ci si limita alla sola benedizione.
Secondo le informazioni raccolte da Fides nella Chiesa locale, il Centro di accoglienza Fraternité Saint Jean, diretto da suor Lydie, si trova nella Valleé Sainte Marie a Libreville, sotto la Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunta, non ha finanziamenti pubblici. Accoglie gli anziani malati e abbandonati, accompagnandoli con amore e dedizione alla fine della loro vita. Suor Lydie, che apparteneva alla congregazione religiosa autoctona della Religieuses de Sainte Marie,era anche stata la fondatrice del Mouvement eucharistique des Jeunes .
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ASIA/MEDIO ORIENTE - Consiglio delle Chiese del Medio Oriente: domenica 22 marzo preghiamo insieme, in questo tempo di Quaresima e di pandemia

Sab, 21/03/2020 - 14:07
Beirut – Nel tempo dell’epidemia globale da Coronavirus il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente invita tutti a fare di domenica 22 marzo una giornata di preghiera «in spirito di comunione fraterna», innanzitutto per intercedere «per le persone contagiate dal virus e le loro famiglie, per le squadre mediche e sanitarie che rischiano la vita per accompagnare e prendersi cura dei malati, così come per tutti i responsabili della salute pubblica, affinché il Signore li guidi e li ispiri a compiere i passi che possono contenere l'epidemia e far fronte alle sue conseguenze sociali, economiche ed ecologiche». Domenica prossima – si legge in un comunicato diffuso dal MECC venerdì 20 marzo «le nostre menti e i nostri cuori, uniti nella diversità delle nostre comunità, susciteranno un'ardente preghiera di intercessione per il mondo che affidano a Dio, "Padre di ogni misericordia e di ogni conforto" dalle tenebre alla luce e dalla morte alla risurrezione. I Padri della Chiesa - ricorda il messaggio diffuso dal MECC - hanno spesso paragonato questo passaggio alla traversata del deserto compiuta dal Popolo di Dio nel suo cammino verso la Terra Promessa, il luogo privilegiato dell'alleanza e della nuova vita. Durante questa traversata, il popolo affronta le difficoltà della vita, gli ostacoli che sorgono e le tentazioni. Ma allo stesso tempo, riceve l'alleanza, i comandamenti e la salvezza di Dio. Nell'attraversamento del deserto, Dio rivela al suo popolo lo splendore del suo volto abbagliante, la sua gloria, la sua misericordia e il suo amore» E in maniera analoga, «durante i quaranta giorni della Quaresima, i fedeli sperimentano il passaggio dall’ "uomo vecchio" alla libertà dei figli di Dio, acquistata dalla risurrezione di Cristo dai morti. Attraverso il digiuno, la preghiera e la misericordia, riconoscono la loro debolezza umana e il loro peccato e si convertono a Dio. A loro viene quindi concessa la grazia di contemplare lo splendore divino che appare sul volto di Gesù, il Figlio che pende sulla croce per amore degli uomini suoi fratelli, un amore che ama fino alla fine. Riscoprono anche il significato di fratellanza. La Quaresima è così animata da questo profondo desiderio di raggiungere la luce della risurrezione e di sperimentare la novità della vita eterna che i fedeli ricevono in abbondanza dallo Spirito Santo».
Nel messaggio, si riconosce che «attraversare il deserto temporale e spirituale durante questa Quaresima si rivela particolarmente difficile e difficile quest'anno a causa di guerre, emigrazione, sfollamenti, catastrofi ed epidemie. Non dimentichiamo che viviamo anche in un momento di alienazione spirituale e abbandono dei valori umani. Ma in tutto ciò, non abbiamo paura e non cediamo alla confusione perché "Dio è con noi", come cantiamo nel salmo»..
Anche l’isolamento imposto dall'epidemia – riconosce il testo diffuso dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente - «ci blocca nel deserto per paura di possibili contaminazioni e della morte. Tuttavia, la chiamata di Dio ci invita ad avere "i nostri occhi fissi su Gesù che è all'origine e alla fine della fede" , perché cammina con noi e ci guida in questi tempi difficili. Nel suo amore, attingiamo forza e coraggio per trasformare il deserto della nostra Quaresima e del nostro isolamento in tempo di conversione, riconciliazione, sostegno reciproco, solidarietà, aiuto reciproco e aiuto per i più svantaggiati, i malati e i rifugiati attraverso la profonda esperienza della nostra fraternità umana, radicata nell'amore di Dio per gli uomini. Inoltre, da Lui attingiamo la forza per vivere questo tempo come un un momento di rinnovamento interiore, che ci riporta al vero significato della nostra esistenza, ai valori spirituali e umani». .
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Centrafrica: cosa c'è dietro la violenza interreligiosa

Sab, 21/03/2020 - 11:34
Bangui - Nella Repubblica centrafricana la guerra continua. Non è un vero conflitto civle e neppure uno scontro classico tra eserciti. È una violenza diffusa che mina la stabilità del Paese e colpisce duramente le popolazioni civili. A lungo i media e gli osservatori internazionali hanno parlato di una resa dei conti tra la comunità musulmana e quella cristiana. Con il passare degli anni, però, è emerso che dietro la facciata delle "tensioni religiose" si nascondano interessi economici di vecchie potenze coloniali , nuove potenze internazionali e Paesi confinanti . Ma dove affonda le radici questo scontro?
C’è una data che segna l’avvio di questa difficile fase politica e sociale della Repubblica centrafricana. È il 24 marzo 2013. In quel giorni il presidente François Bozizé è costretto a fuggire dalla capitale di fronte all’avanzata delle milizie Seleka. «Fin dall’indipendenza - ricorda al'Agenzia Fides padre Dorino Livraghi, Gesuita, per anni missionario a Bangui -, il Paese è stato scosso da colpi di Stato. La popolazione locale li considerava quasi fisiologici. Dopo le prime settimane di instabilità, tutto però tornava come prima. Questa volta si è capito che eravamo di fronte a qualcosa di diverso».
Le milizie Seleka erano composte da ribelli musulmani in maggioranza provenienti da Ciad e Sudan. Quindi stranieri e musulmani, in un Paese che ha sempre guardato con diffidenza le popolazioni che venivano dal Nord. «In realtà - osserva in un colloquio con Fides padre Aurelio Gazzera, carmelitano, missionario a Bozoum -, nel Paese non c’è mai stato un conflitto tra le comunità cristiane, animiste e musulmane. Anzi c’è sempre stato un delicato equilibrio che vedeva, da una parte, i cristiani occuparsi di agricoltura, piccolo commercio e amministrazione e, dall’altra, i musulmani occuparsi di allevamento e commercio all’ingrosso». Negli anni che sono seguiti al golpe contro Bozizé, ai miliziani Seleka si sono progressivamente contrapposti gruppi cristiano-animisti riuniti sotto la sigla anti-Balaka. «La religione è stata utilizzata in modo strumentale - continua padre Gazzera -. Per i leader delle milizie è un utile mezzo per aizzare i miliziani, quasi tutti giovanissimi, poveri e poco o nulla istruiti, contro gli avversari. La convivenza, possiamo dirlo senza essere smentiti, è stata minata dai comandanti e dai politici». - continua
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AFRICA/ZIMBABWE - La Chiesa non può sottrarsi dal soccorre le vittime della tratta degli essere umani

Sab, 21/03/2020 - 11:16

Harare – La lotta alla tratta degli esseri umani è stato al centro della Conferenza Regionale sul Traffico degli esseri umani all'Università dei Gesuiti di Arrupe ad Harare, Zimbabwe. La conferenza è stata organizzata dal Forum africano per l'insegnamento sociale cattolico e vi hanno partecipato diversi protagonisti impegnati nella lotta contro la tratta compresi i governi dello Zimbabwe e degli Stati Uniti, istituzione religiose, incluse quelle musulmane, e membri della società civile. Tenutosi il 18 marzo l'incontro, al quale ha preso parte anche una delegazione dell’IMBISA , ha dovuto tenere conto della minaccia del coronavirus. È stato fatto tutto il possibile per proteggere i partecipanti dall'infezione.
I lavori sono stati aperti da suor Janice McLaughlin della Suore Maryknoll, tra le fondatrici dell’AFCAST. La religiosa ha denunciato che la tratta sta distruggendo la vita di molte persone, specialmente giovani e ancor più giovani donne.
Nel corso dei lavori alcuni sopravvissuti della tratta hanno raccontato il loro calvario. In genere queste persone sono state ingannate con la promessa di un lavoro redditizio nei Paesi del Medio Oriente. Ma la tratta degli esseri umani avviene anche nella regione dell'Africa australe e all'interno dei confini di ogni Paese della stessa.
Occorre rafforzare la consapevolezza su questo crimine e i partecipanti hanno quindi riconosciuto la necessità di una formazione permanente e consapevolezza sui suoi pericoli. Tanto più che questa ignoranza è visibile anche tra i cristiani e le persone istruite. Il dolore delle persone vittime della tratta prosegue oltre al periodo nel quale sono state ridotte in schiavitù dai loro rapitori. A volte vengono respinte anche dai propri parenti e dalla propria comunità una volta fuggite dai trafficanti. Le cicatrici emotive e psicologiche possono rimanere a lungo.
La Chiesa ha il dovere di assistere queste persone. Per questo motivo, i Vescovi dell'IMBISA hanno preso l’impegno di accrescere la diffusione di informazioni sulla protezione di minori e persone vulnerabili.

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ASIA/SIRIA - I Gesuiti: “Avviare un dialogo profondo e sincero per il bene del popolo siriano”

Sab, 21/03/2020 - 10:26
Aleppo – “La popolazione siriana vive in una condizione incerta e faticosa, che sta diventando insostenibile per i più deboli, mentre si constata una sensibile diminuzione delle comunità cristiane”. A dirlo all’Agenzia Fides è padre Victor Assouad, Gesuita siriano, e assistente del Padre generale per l’Europa occidentale, descrivendo la situazione dei fedeli nel suo paese d’origine. Già nel 2017 il numero dei cristiani di Siria si era dimezzato, passando dal 10 al 5% della popolazione . In altre aree del paese il crollo è stato verticale: “Ad Aleppo, per esempio, - riferisce padre Victor - i quattro anni di assedio e di bombardamenti hanno ridotto i cristiani dai 150mila del 2011 ai 35-40 mila attuali”.
“Le ferite provocate da questi nove anni di guerra sono enormi - rileva il missionario - due terzi della popolazione, circa 6,5 milioni di persone, è stata costretta lasciare le proprie case, riversandosi all’interno del paese, ma molti, si stima intorno a 5 milioni, sono fuggiti all’estero, in Libano, Giordania e verso l’Europa”.
Anche la situazione economica, secondo il religioso, grava sulla popolazione: “Mentre il dollaro continua a aumentare il suo valore rispetto alla valuta locale - osserva - l’intera economia nazionale viene penalizzata dalle sanzioni internazionali che colpiscono soprattutto le persone più povere”. Fonti locali riferiscono che oltre l’80% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà; 11,7 milioni di persone in questo momento dipendono dagli aiuti umanitari per andare avanti. Tra i dati più allarmanti ne emerge uno su tutti: l’85% della popolazione non ha quasi nessun accesso a fonti d’acqua pulita e a servizi igienico sanitari, e 6 milioni di persone sono ormai allo stremo.
Nello scenario descritto da padre Assouad, la condizione dei cristiani siriani appare fragile a causa dei processi di invecchiamento e di emigrazione che stanno coinvolgendo le comunità: “L'invecchiamento delle famiglie cristiane è un segnale allarmante”, riferisce il gesuita. In termini percentuali, hanno perso nelle diverse regioni dal 50 al 77% dei loro membri rispetto ai tempi precedenti il conflitto. Per i cristiani della Siria un segno d’incoraggiamento potrebbe venire dal ritorno in patria di chi è andato via. I Vescovi di Aleppo, di recente, lo hanno chiesto esplicitamente. “Bisogna avviare un dialogo profondo e sincero - conclude padre Assoud - guidato dalla ricerca di una soluzione pacifica a favore del bene del popolo siriano e di tutti i popoli nel Medio Oriente”.






Link correlati :Guarda la video intervista a p. Victor Assouad sul sito Youtube dell'Agenzia Fides
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