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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 31 min 59 sec fa

AMERICA/COLOMBIA - Ucciso un difensore dei diritti umani al giorno, i Vescovi chiedono una risposta immediata delle istituzioni

Ven, 17/01/2020 - 11:17
Bogotà – I Vescovi della Colombia provano “immenso dolore e preoccupazione nel ricevere, ogni giorno, nel corso di questo 2020, notizie di assassinii di leader e minacce alle comunità”, esprimono “solidarietà ai sopravvissuti, ai familiari e agli amici di quanti hanno perso la vita in questa ondata di violenza e morte senza senso": lo afferma il comunicato della Conferenza Episcopale della Colombia dopo l'omicidio di un altro leader sociale. Sono trascorsi 17 giorni dall’inizio del 2020 e sono anche 17 i difensori dei diritti umani uccisi perché leader o rappresentanti di qualche comunità rurale.
"Insistiamo sulla necessità di attuare una politica pubblica nazionale per far fronte a questa minaccia, che comprenda iniziative di protezione, risposte tempestive agli allarmi e presenza effettiva delle Istituzioni dello Stato nelle comunità più vulnerabili" scrivono i Vescovi, rivolgendosi ai nuovi amministratori municipali e regionali recentemente eletti, esortandoli a mettere la protezione delle comunità e dei leader sociali nei loro programmi amministrativi.
La richiesta dei Vescovi parte dal rispetto della vita di ogni persona, “che è sacra”, e gli omicidi e le azioni violente “contro i nostri fratelli e sorelle”, finiscono per "minacciare la democrazia" e le istituzioni del Paese. L'appello "a non lasciar cadere nell'indifferenza" quanto sta accadendo "nei dipartimenti di Chocó, Cauca, Valle del Cauca, Norte de Santander, Nariño e Arauca", viene accompagnato dall’impegno di continuare a "seguire, come Chiesa cattolica, i più lontani e vulnerabili".
Secondo la Conferenza episcopale, dall’inizio del 2020 sono stati registrati 17 morti in meno di 17 giorni, mentre l'ong Instituto de Estudios sobre Paz y Desarrollo ne segnala 21. Ma questo tipo di violenza viene da lontano : INDEPAZ) e il movimento politico della Marcia patriottica affermano che le cifre effettive dei leader assassinati supera le 700 unità, oltre ai 140 ex combattenti delle FARC che sono stati uccisi dopo la firma dell'accordo di pace . Il conteggio finale del 2019 è stato di 250 assassinati solo per i leader sociali, di cui 23 nel mese di dicembre 2019. La causa e la soluzione a questo tipo di violenza, sempre secondo INDEPAZ, non può essere solo l'arrivo delle forze dell'ordine dello Stato, ma anche la promozione dello sviluppo economico e sociale di questi territori. La Chiesa cattolica, che da tempo segue e denuncia questa drammatica situazione, ha fatto delle proposte per lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani nella regione .

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AFRICA/EGITTO - Patriarca melchita: siamo in Medio Oriente non per“diffondere la civiltà cristiana”, ma per attestare l’opera dello Spirito Santo nella nostra vita

Ven, 17/01/2020 - 11:11
Il Cairo - La missione della Chiesa, anche in Medio Oriente, non è quella di “diffondere la civiltà cristiana al posto di altre civiltà”, ma è quella di “attestare il lavoro dello Spirito Santo nelle nostre vite e aiutare gli altri a ricevere il dono di questo Spirito”. Con queste parole Youssef Absi, Patriarca di Antiochia dei melchiti, ha espresso in una forma sintetica e efficace il criterio adeguato con cui conviene guardare alle vicende delle comunità cristiane sparse nell’area mediorientale. “La nostra presenza, specialmente in Medio Oriente” ha chiarito il Patriarca “non dipende dal nostro numero, dalla nostra forza, dalla nostra grandezza e dalla nostra abilità, ma piuttosto dall’opera efficace dello Spirito Santo nelle nostre vite”.
La cornice utilizzata dal Patriarca della Chiesa cattolica greco-melchita per esporre le sue preziose considerazioni sulla missione presente e futura delle comunità ecclesiali anche in Medio Oriente, è stata la sessione semestrale della Assemblea dei Vescovi cattolici in Egitto, ospitata presso la chiesa di Santo Stefano, nel quartiere cairota di al Maadi, nelle giornate del 14 e 15 gennaio. L’Assemblea è stata co-presieduta dallo stesso Youssef Absi e da Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca di Alessandria dei copti cattolici. All’incontro hanno preso parte più di venti tra Vescovi, religiosi e religiose cattolici operanti nel grande Paese del nord Africa, insieme all’Arcivescovo Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, che lo scorso novembre è stato nominato Nunzio apostolico presso la Repubblica araba d’Egitto e delegato presso la Lega degli Stati arabi da Papa Francesco.
Nei due giorni trascorsi insieme, i partecipanti all’assemblea hanno affrontato insieme anche la questione delicata dell’impatto - spesso negativo - dei social media sul vissuto delle comunità ecclesiali. Durante le sedute di lavoro è stato messo a punto anche il documento-contributo delle Chiese cattoliche relativo al progetto di legge sullo status giuridico personale dei cristiani d’Egitto, contributo che dovrà essere consegnato alle autorità competenti in vista della discussione e della promulgazione di tale legge da parte del governo egiziano.

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Presidente della Conferenza Episcopale invita alla riconciliazione nazionale in vista del voto

Ven, 17/01/2020 - 10:40


Abidjan - “Vi preghiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio. Cari fratelli e sorelle, cristiani, come Paolo, ci siamo riconciliati con Dio attraverso la mediazione di Cristo; ci ha dato il ministero della parola, della riconciliazione, cosa ne facciamo nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità ecclesiali di base, nelle nostre parrocchie, nelle nostre diocesi, nel nostro Paese che ha conosciuto la guerra?” ha detto Sua Ecc. Monsignor Ignace Dogbo Bessi, Vescovo di Katiola, Amministratore apostolico di Korhogo, Presidente della Conferenza Episcopale della Costa d'Avorio, durante l'omelia della messa di apertura della 114a assemblea plenaria dei Vescovi della Costa d'Avorio, nella chiesa di San Giovanni Bosco a Korhogo.
Nell’attuale contesto sociopolitico estremamente fragile della Costa d'Avorio, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali , che suscitano apprensione tra la popolazione, Mons. Bessi sollecita ancora una volta gli ivoriani alla riconciliazione e alla pacificazione. Attraverso la sua omelia invita quindi i fedeli a fare della riconciliazione una priorità perché "il primato della riconciliazione con il fratello è radicato nella riconciliazione con Dio la cui urgenza, le caratteristiche e le modalità sono presentati dall'apostolo Paolo, grande beneficiario della riconciliazione con Dio, della misericordia di Dio. Siamo quindi ambasciatori di Cristo e della riconciliazione. "
Il Presidente della Conferenza episcopale ha quindi chiesto a ciascuno degli ivoriani di avere in bocca un'unica frase: “per prima cosa andare a riconciliarsi. "
La solenne apertura della 114a Assemblea plenaria dell'episcopato ivoriano, il cui tema è “La comunione al servizio della riconciliazione, si è tenuta il 14 gennaio presso il Centro di Spiritualità e Accoglienza “Nostra Signora del Rosario di Lataha”, nell'Arcidiocesi di Korhogo alla presenza del Nunzio Apostolico in Costa d'Avorio, Sua Ecc. Mons. Paolo Borgia, delle autorità amministrative, politiche, consuetudinarie, militari, religiose e di numerosi fedeli. Portatore di un messaggio di Papa Francesco, Mons. Borgia, ha esortato i prelati ivoriani all'unità e a vivere più profondamente l'adesione al Vangelo e nell'amore fraterno.

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AMERICA/ECUADOR - Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: il 24 gennaio incontro ecumenico a Guayaquil

Ven, 17/01/2020 - 09:39
Guayaquil - Dal 18 al 25 gennaio si celebra nel mondo l’annuale Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che nel 2020 ha per tema "Ci trattarono con gentilezza" . Questa settimana proposta dalla Chiesa cattolica invita a dedicare otto giorni di preghiera per il raggiungimento della piena unità tra tutti coloro che credono in Cristo. La Conferenza episcopale ecuadoriana ha adattato per il Paese la guida pubblicata dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei cristiani e dal Consiglio Mondiale delle Chiese, che contiene le riflessioni sui temi dell'ottavario e un modello di celebrazione ecumenica.
Mons. Giovanni Piccioli, responsabile della Pastorale dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della CEE, spiega nella nota pervenuta all’Agenzia Fides, che “questo strumento liturgico, messo a disposizione di tutta la Chiesa in Ecuador, ci permetterà di unirci a tutta la Chiesa universale attraverso l'Eucaristia, perché dalle nostre comunità parrocchiali partecipiamo con entusiasmo a questa Settimana”. Mons. Piccioli ha anche invitato i cristiani, cattolici e non cattolici, a partecipare a una giornata di preghiera ecumenica che si terrà venerdì 24 gennaio alle ore 19 nella parrocchia di El Sagrario a Guayaquil.
Il primo giorno della Settimana sarà dedicato alla preghiera per i cristiani ortodossi, il secondo giorno per i fratelli della Chiesa luterana, il terzo per i fratelli anglicani, il quarto per i fratelli della Chiesa Metodista, il quinto giorno si pregherà per l'unità dei fratelli Evangelici, il sesto giorno sarà dedicato ai fratelli della Chiesa pentecostale, il settimo giorno la preghiera per i fratelli delle Chiese Riformate, infine la Settimana si chiuderà pregando per la Chiesa cattolica.
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ASIA/TURCHIA - Scarcerato il monaco siro ortodosso accusato di complicità con il PKK

Gio, 16/01/2020 - 12:14
Mardin – E’ fuori dal carcere, ma non potrà allontanarsi dalla sua residenza il monaco siro ortodosso Sefer Bileçen, arrestato lo scorso 9 gennaio dalle forze di sicurezza turche con l’accusa di aver offerto aiuto e copertura a militanti del PKK, il Partito Curdo dei Lavoratori bollato come organizzazione terroristica dal governo di Ankara. La scarcerazione del sacerdote è avvenuta martedì 14 gennaio su istanza dei suoi avvocati, e dopo che il religioso si era impegnato a non lasciare la sua abitazione e a vivere in una condizione di libertà parziale fino a quando le accuse di complicità con i membri del PKK non saranno confermate e smentite.
Padre Sefer Bileçen, sacerdote del Monastero di Mor Yakup a Nusaybin , dopo il suo arresto era stato condotto davanti a un giudice del tribunale locale con l’accusa di fiancheggiamento nei confronti di “un'organizzazione terroristica"”. Per lui si erano aperte immediatamente le porte del carcere.
Nei giorni successivi all’arresto, i media turchi avevano riferito che le indagini sul monaco erano iniziate nel settembre 2018, quando le telecamere montate su due droni dei servizi di sicurezza turchi avevano filmato due militanti del PKK che entravano nel monastero di Mor Yakup. Da quel momento, il monastero e in particolare il monaco Sefer erano stati posti sotto sorveglianza dai servizi di intelligence. Nel settembre 2019, un miliziano del PKK arrestato dalle forze di sicurezza turche aveva confessato di aver visitato più volte il monastero di Mor Yakup per mangiare, bere e rifocillarsi. Anche altre testimonianze riportate sui media turchi confermano che la presunta “complicità” contestata dalle autorità turche al monaco siro-ortodosso si è limitata alla semplice offerta di cibo e bevande a persone che dicevano di essere affamate e di aver sete.
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AFRICA/NIGER - P. Luigi Maccalli ancora prigioniero: il filo della speranza non è spezzato

Gio, 16/01/2020 - 11:24
Niamey - “Nel cortile della missione di Bomoanga sempre tenuta in ordine, ora non c’è più nessuno a ricevere chi desiderava ascolto, conforto e una mano aperta per condividere il dolore”, scrive p. Mauro Armanino, della Società per le Missioni Africane, confratello di p. Luigi Maccalli rapito il 17 settembre 2018 e tuttora nelle mani di ignoti sequestratori. Nonostante le note di scoraggiamento che si vanno diffondendo a causa del prolungato silenzio da quel giorno di sedici mesi fa, quando il missionario venne prelevato dalla sua missione di Bomoanga , la preghiera e la speranza di tante persone continua incessante.
“Una signora del posto, che si occupa di bambini malnutriti, diceva che la partenza del padre ha rappresentato la morte della comunità. Ha aggiunto che è sorpresa del ‘mancato agire’ di Dio che, secondo lei, si limita a ‘guardare’ ” nota ancora p. Armanino. “Forse non si è accorta che da Niamey, passando per Bomoanga, il villaggio del rapimento di Pierluigi, c’è un filo sottile che non è stato spezzato. Un filo di fuoco e di sabbia chiamato speranza”. Sono tanti i confratelli del missionario rapito e i fedeli in Niger, in Italia e in altre parti del mondo, che continuano a pregare e sperare di poter riabbracciare padre Luigi Maccalli.


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AMERICA/NICARAGUA - Denunciate nuove intimidazioni contro la Chiesa, l’unità del popolo per costruire un nuovo Nicaragua

Gio, 16/01/2020 - 11:22
Managua – Il Vicario generale dell'Arcidiocesi di Managua, Mons. Carlos Avilés, ha denunciato l'intimidazione contro i fedeli cattolici da parte dello stato: "Membri delle forze dell'ordine prendono nota della targa delle auto dei fedeli solo per il fatto che vanno a messa in una parrocchia, è ridicolo. Ma la Chiesa ha fatto questa esperienza di persecuzione già negli anni 80. Noi, malgrado questo, non ci fermiamo nel nostro lavoro e nella nostra missione, evangelizzare e stare a fianco del popolo. Dall'aprile 2018, quando il popolo è uscito pacificamente a manifestare la protesta contro la riforma del ‘Seguro Social’ ed è stato brutalmente fermato con violenza dalla dittatura, la Chiesa cattolica si è messa ancora una volta dalla parte dei più deboli".
Le dichiazioni di Mons. Aviles sono contenute in un video condiviso con Fides e diffuso sui social media, in cui informa che c'è stata una denuncia ufficiale della Chiesa su questi fatti, pubblicata anche sui media. Il video contiene una intervista al giornale La Prensa del Nicaragua, dove il Vicario generale della diocesi descrive la situazione della Chiesa: "Grazie a Dio, la Chiesa riflette quanto vive la società, quanto vive il popolo. Non abbiamo nessun potere, né militare, né politico, per affrontare e lottare contro una repressione gratuita solo per stare dalla parte del popolo, o solo per denunciare le richieste di giustizia del popolo".
Mons. Avilés conclude chiedendo ai membri della polizia di fermare la persecuzione contro la Chiesa e i suoi fedeli: "Non possiamo vivere in un ambiente di repressione. Bisogna vivere con spirito cristiano, in pace e armonia".
La situazione in Nicaragua è sempre di continua tensione. Sono inutili i tentativi del governo di presentare alla stampa internazionale un paese tranquillo e sereno quando i leader sociali e contadini sono perseguitati, minacciati o addirittura uccisi. Gli imprenditori non sostengono più la politica economica del governo, con conseguenze negative immediate da parte del mercato internazionale; alla stampa nazionale è impedito di informare sui fatti quotidiani; i partiti dell'opposizione si trovano senza strumenti politici dinanzi alle prossime elezioni.
Tuttavia le testimonianze dei giovani in molte città del paese, attraverso i social media, confermano che un Nicaragua Libero e Unito non solo è possibile, ma sarà frutto di ogni piccolo contributo, secondo le parole di Mons. Rolando Alvarez, Vescovo di Matagalpa: "Il popolo sta dando lezione di unità. Lo fa con la vita quotidiana, mirando ai grandi ideali per costruire un nuovo Nicaragua, una grande nazione. Perché la vera unità la fa il popolo".

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AMERICA/REP. DOMINICANA - I Vescovi per le elezioni del 2020: “Come dominicani e come Pastori ci preoccupa tutto ciò che riguarda l'essere umano"

Gio, 16/01/2020 - 10:58
Santo Domingo - La Conferenza Episcopata Dominicana , nella sua Lettera pastorale intitolata "Elezioni 2020: spazio per la partecipazione e l'impegno", che porta la data del 21 gennaio, “nel 60° anniversario della Lettera pastorale del gennaio 1960”, invita i candidati alle elezioni comunali di febbraio e a quelle generali di maggio, a presentare proposte basate sulla soluzione delle esigenze più urgenti del popolo dominicano, “evitando intrighi, calunnie e manipolazioni delle cosiddette campagne sporche, nonché lo spreco di risorse economiche in pubblicità eccessive”.
Nel lungo e dettagliato documento di 24 pagine, giunto all’Agenzia Fides, i Vescovi ricordano che nell’agenda delle azioni concrete dei candidati non devono mancare la lotta alla corruzione amministrativa, pubblica e privata, la difesa della vita della madre e del nascituro, la violenza cittadina e all’interno delle famiglie, i cambiamenti climatici, il rispetto dell'ordine giuridico e costituzionale. Inoltre sono necessarie politiche di gestione dell'immigrazione, investimenti nella sanità, nella giustizia e nella sicurezza sociale, politiche occupazionali, salari equi e riduzione della povertà.
Agli eletti ricordano che quanti assumono incarichi pubblici devono mettersi a servizio con sobrietà, educazione, saggezza, senso del governo, dignità, autenticità, trasparenza, saggezza e giustizia, in modo che non debbano "sentirsi indispensabili o arrivino a credersi dei messia politici”. Il Consiglio elettorale centrale “merita il nostro sostegno e quello di tutti i dominicani, soprattutto al fine di garantire un processo elettorale trasparente”, in quanto “non si può ammettere la pratica corrotta e illegale di acquistare e vendere schede davanti a tutti, senza agire contro questa infrazione elettorale".
A quanti mettono in dubbio il diritto della Chiesa ad esprimere la propria opinione su questioni politiche o sui processi elettorali, i Vescovi rispondono: “come dominicani e Pastori di questo popolo, ci preoccupa tutto ciò che riguarda l'essere umano". Inoltre sottolineano che la Chiesa rispetta la libertà di scelta, che il voto è un diritto e un dovere di coscienza che non deve essere motivato da interessi personali e che un vero esercizio democratico è possibile solo in uno Stato di diritto in cui la legge prevale "al di sopra di interpretazioni congiunturali e accomodanti".
Nella loro lettera, i Vescovi esprimono il desiderio che i leader politici firmino un patto nazionale di impegno sulle priorità per la società dominicana, "stilando un'agenda nazionale e provinciale che superi gli interessi personali e di gruppo a favore del benessere collettivo della nazione". Oltre ad una quota riservata per ricoprire cariche pubbliche, i Vescovi sottolineano la necessita di offrire maggiori opportunità per mostrare il valore incommensurabile della donna e la sua dignità, esprimendo anche la loro preoccupazione per il notevole aumento dei femminicidi.
Quest'anno la Conferenza Episcopale Dominicana commemora il 60° anniversario della Lettera pastorale pubblicata nel gennaio 1960 contro il regime di Rafael Leónidas Trujillo, firmata dai sei Vescovi di quel tempo, che “nell'esercizio della loro missione profetica”, alzarono la voce per reclamare la difesa dei diritti umani, il rispetto e la promozione della vita e della dignità umana. Quel documento “irradiò luce in un momento critico della vita nazionale, caratterizzata dalla sofferenza generalizzata imposta dalla tirannia”. Anche se oggi viviamo in una situazione diversa, evidenziano i Vescovi, “ci sono ancora molti ostacoli da superare per ottenere una migliore qualità della vita per tutti e per una ricomposizione sociale”.
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ASIA/BANGLADESH - Formazione e dialogo interreligioso: le priorità della diocesi di Khulna  

Gio, 16/01/2020 - 10:54
Khulna - La formazione permanente dei fedeli cattolici e il dialogo interreligioso sono le priorità del piano pastorale della diocesi di Khulna per il 2020. "La nostra gente ha bisogno di sviluppo e promozione umana, per un miglioramento sociale ed economico delle condizioni di vita, ma è entusiasta di crescere nella fede", ha detto all'Agenzia Fides il vescovo James Romen Boiragi, che guida la comunità ecclesiale a Khulna. "In generale - ha notatao il Vescovo - esiste una certa timidezza tra i edeli nel testimoniare la propria fede o annunciare il Vangelo", ha detto. In tale contesto la diocesi di Khulna ha intrapreso diversi programmi di formazione permanente nelle parrocchie rivolti ai battezzati "in modo che le persone possano rafforzare la loro fede affrontare le sfide della vita", afferma Mons. Boiragi.
Un aspetto su cui si focalizza la pastorale, rileva è anche quello di "impegnarsi nel dialogo e a vivere in armonia con persone di altre fedi, in un paese a maggioranza musulmana", racconta il Vescovo.
"La maggior parte dei servizi offerti da strutture e istituti cattolici, come programmi educativi, sanitari e di sviluppo sociale sono pensati e rivolti indistintamente a tutti, senza alcuna discriminazione di fede o etnia. Attraverso questo impegno nella società e per il benessere della popolazione, promuoviamo la convivenza pacifica e reciproca con persone di altre religioni”, riferisce.
Va notato, poi, che il Bangladesh è un paese soggetto a calamità naturali come inondazioni, tifoni e cicloni, effetti dei cambiamenti climatici. L'impatto più forte di tali fenomeni si rileva soprattutto sulla vita di fasce della popolazione già indigenti o vulnerabili, che si ritrovano sotto la soglia di sopravvivenza. Le varie diocesi cattoliche bengalesi, inclusa quella di Khulna, organizzano e partecipano, accanto a gruppi governativi e della società civile, a programmi di sensibilizzazione e prevenzione rivolti alla popolazione che vive in aree a rischio.
La diocesi di Khulna è stata creata nel 1952 e oggi ha oltre 35.000 cattolici sparsi in 10 parrocchie amministrate da 42 sacerdoti e oltre 80 suore, su una popolazione complessiva di circa 15 milioni di abitanti, per lo più musulmani.
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AFRICA/SUDAFRICA - Ucciso un missionario belga in un presunto tentativo di rapina

Gio, 16/01/2020 - 09:17


Johannesburg - Gli Oblati dell'OMISA sono devastati dalla morte di P. Jozef Hollanders, ucciso in una rapina nella parrocchia di Bodibe, vicino a Mahikeng, nella provincia nord-occidentale del Sudafrica, domenica notte 12 gennaio” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides. “Il suo corpo è stato scoperto lunedì pomeriggio da un parrocchiano. La polizia è impegnata a fondo nell’indagare sul suo omicidio”.
“Siamo profondamente colpiti da quello che è successo. P. Jeff è stato trovato legato mani e piedi e con una corda intorno al collo. Una morte terribile per qualcuno che ha dedicato tutta la sua vita alla sua missione ", afferma p. Daniël Coryn, superiore provinciale dei Missionari Oblati di Maria, da Blanden in Belgio. Secondo Sua Ecc. Mons. Victor Phalana di Klerksdorp, Vescovo di Bodibe, il missionario probabilmente è morto a causa di un infarto o di uno strangolamento.
Non si esclude che p. Hollanders sia stato vittima di un tentativo di rapina, ma secondo Mons. Phalana, i rapinatori erano male informati: “Tutti sanno che non aveva soldi. Ha servito una comunità povera. Ha usato ogni centesimo che abbia mai posseduto per il suo popolo. Ha dato via tutto quello che aveva”. Secondo il Vescovo, la comunità ecclesiale è stata colpita duramente. P. Hollanders era "pieno di entusiasmo, vita e dedizione" e parlava fluentemente afrikaans e tswana, una lingua bantu parlata in Sudafrica e Botswana. "Faceva parte della vita delle persone."
P. Hollanders era nato in Belgio il 4 marzo 1937. Ha emesso i primi voti come Oblato l'8 settembre 1958 ed è stato ordinato sacerdote il 26 dicembre 1963. È arrivato in Sudafrica il 31 gennaio 1965.
“Per 55 anni è stato un missionario dedicato e fedele nell'area di lingua Tswana, ora Provincia del Nord Ovest del Sudafrica” sottolinea il comunicato. “Gli piaceva creare nuove comunità cristiane, che sono diventate parrocchie o stazioni parrocchiali in quella che è diventata la diocesi di Klerksdorp”.
“Ci è stato ricordato che Gesù è morto per mano di altri e abbiamo immaginato che anche padre Jef avrebbe detto: "Perdonali, perché non sanno quello che fanno" conclude il comunicato dell’OMISA.
Il funerale di p. Hollanders, si terrà mercoledì 22 gennaio, alle ore 10, nella cattedrale di Klerksdorp.
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ASIA/SIRIA - Indagine giornalistica: "martirizzati i 2 Vescovi di Aleppo scomparsi nel 2013”. Ma le ombre permangono

Mer, 15/01/2020 - 11:40
Aleppo - Sono morti come martiri, uccisi nel dicembre 2016 dalla banda di miliziani che li teneva in ostaggio da anni. Sarebbe questa la sorte toccata ai due Arcivescovi di Aleppo, il greco ortodosso Boulos Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, scomparsi il 22 aprile senza lasciar traccia, nell’area compresa tra la metropoli siriana e il confine con la Turchia. Lo sostiene un’inchiesta realizzata da una squadra investigativa guidata da Mansur Salib, ricercatore siriano residente negli Usa, e diffusa attraverso la piattaforma digitale medium.com, nuovo social media collegato a Twitter. Secondo quanto sostengono gli autori dell’inchiesta, a uccidere i due sarebbero stati i militanti di Nour al-Din al-Zenki, gruppo indipendente coinvolto nel conflitto siriano, finanziato e armato durante il conflitto sia dall’Arabia saudita che dagli USA.
L’inchiesta ripercorre la vicenda, soffermandosi su dettagli considerati utili per ricostruirne la dinamica. Secondo quanto raccontato dagli autori, il 22 aprile 2013 i due Arcivescovi erano partiti da Aleppo a bordo di un pick-up Toyota, guidato dall’autista Fatha' Allah Kabboud, con l’intento di andare a trattare la liberazione di due sacerdoti, l’armeno cattolico Michael Kayyal e il greco-ortodosso Maher Mahfouz, rapiti in precedenza da gruppi jihadisti anti-Assad che allora controllavano i territori a est della metropoli siriana. Mar Gregorios e Boulos Yazigi, vestiti con abiti civili, sarebbero caduti in quella che la ricostruzione presenta come una vera e propria trappola, sostenendo che i due preti Kayyal e Mahfouz erano stati sequestrati proprio per essere usati come “esca” e poter mettere le mani sue due Arcivescovi. L’auto su cui viaggiavano i due metropoliti di Aleppo fu bloccata dal gruppo dei rapitori, e l'autista Fatha' Allah Kabboud, un cattolico di rito latino, padre di tre figli, fu freddato con un colpo in testa. Il sequestro non fu rivendicato da nessun gruppo.
Nei mesi e negli anni successivi, intorno al caso sono state fatte filtrare a più riprese indiscrezioni e annunci su una loro prossima liberazione, che poi si sono sempre rivelati infondati.
L’indagine pubblicata ora su medium.com accenna al coinvolgimento nel rapimento di personaggi collegati al MIT , sostenendo che il sequestro e la detenzione sono avvenuti in aree diventate a quel tempo un ”ricettacolo di servizi segreti stranieri”, dove difficilmente avrebbero potuto operare senza appoggi dei “terroristi ordinari”.
La vicenda della sparizione dei due metropoliti è stata scandita da depistaggi e informazioni false e fuorvianti, come quella che pochi giorni dopo il loro sequestro li aveva dati come liberi e diretti verso la cattedrale siro ortodossa di Aleppo, dove si radunò inutilmente ad attenderli una moltitudine di cristiani aleppini.
La ricostruzione riporta notizie già note, insieme a illazioni esposte senza riscontri oggettivi, compreso l’accenno secondo cui sarebbe coinvolto nel sequestro dei due Metropoliti anche George Sabra, leader cristiano da sempre vicino ai gruppi di opposizione al governo di Damasco. Viene messa sul tappeto anche l’ipotesi secondo cui gli autori del rapimento puntavano a costringere i due metropoliti a convertirsi all’islam, per alimentare paure e sconforto tra le locali comunità cristiane.
Il testimone più rilevante tra quelli citati nel report sembra essere Yassir Muhdi, presentato come uno dei carcerieri dei due Vescovi, che fu in seguito catturato dalle forze siriane. ”L'indagine ufficiale” riconosce il dossier “non è ancora conclusa, perché non è stato possibile ritrovare i resti mortali dei due ecclesiastici”. Tra le altre cose, la ricostruzione sostiene – presentando indizi labili o aggregando informazioni senza riscontri oggettivi – che i due Arcivescovi sarebbero stati torturati, e che uno di loro, nel 2015, sarebbe stato curato in una struttura sanitaria di Antiochia, l’Antakya Devlet Hastanesi, nella provincia turca dell’Hatay. Nella sezione finale, l’indagine sostiene che i due Vescovi sarebbero stati uccisi e sepolti in un luogo imprecisato nel dicembre 2016, mentre le aree a est di Aleppo stavano per essere riconquistate dall’esercito siriano.
In conclusione, l’indagine pubblicata su medium.com può essere utile a chiarire dettagli sulla dinamica del sequestro e sulle prime fasi della segregazione dei due metropoliti, ma in molti passaggi non sembra apportare elementi certi utili a chiarire in maniera definitiva quale è stata la sorte di Boulos Yazigi e Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, Arcivescovi della città-martire di Aleppo.

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AFRICA/BENIN - “Troppo alcol tra i giovani” denunciano i Vescovi

Mer, 15/01/2020 - 11:22
Cotonou - “La Conferenza episcopale del Benin è preoccupata per l'eccessivo consumo di alcol da parte di un ampio segmento della gioventù del nostro Paese” ha affermato Sua Ecc. Mons. Eugène Cyrille Houndékon, Vescovo di Abomey e Vice Presidente della Conferenza Episcopale del Benin, nella conferenza stampa indetta al termine dell’Assemblea Plenaria dei Vescovi, tenutasi dal 7 al 10 gennaio". “Così, solo per compiacere i propri compagni o per soddisfare un piacere effimero, molti giovani stanno distruggendo la loro salute e compromettendo il loro futuro” ha sottolineato Mons. Houndékon.
“I Vescovi del Benin invitano genitori, leader religiosi, cappellani, movimenti giovanili ed educatori a vari livelli a sensibilizzare i giovani ai diversi pericoli associati all'eccessivo consumo di alcol” si legge nella dichiarazione finale pubblicata al termine dei lavori assembleari.
Nella dichiarazione, pervenuta all’Agenzia Fides, i Vescovi ricordano “le diverse iniziative pastorali che hanno animato nelle diocesi il Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019”, e auspicano vivamente che lo slancio missionario impresso da questo mese di grazia nelle comunità ecclesiali non si affievolisca, ma continui ad animare la vita quotidiana di tutti i battezzati”.
I Vescovi invitano tutti i cittadini e in particolari i cattolici a una Messa di ringraziamento il 28 febbraio per celebrare i 30 anni della conferenza delle “forze vive della nazione”, che ha segnato il passaggio pacifico, senza spargimento di sangue, dalla dittatura alla democrazia.
I Vescovi riferiscono di aver incontrato durante i lavori assembleari il Presidente Patrice Talon, al quale hanno manifestato il loro incoraggiamento per i progressi fatti nel miglioramento delle infrastrutture del Paese, ma hanno altresì espresso preoccupazione per la situazione della classe media colpita duramente dalla riforme economiche adottate di recente e dalla chiusura delle frontiere tra Benin e Nigeria.
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AMERICA/BOLIVIA - Di fronte alle violenze familiari dobbiamo costruire la pace e la fraternità

Mer, 15/01/2020 - 10:59
La Paz – La preoccupazione della Chiesa per l'ondata di violenza familiare verificatasi nei primi giorni dell'anno, con femminicidi e infanticidi, è stata espressa da padre Ben Hur Soto, segretario della Pastorale della Conferenza episcopale boliviana : "Nei primi 12 giorni del 2020 ci sono stati 12 femminicidi, il nucleo familiare viene distrutto, sempre di più. Padri che uccidono i loro figli e donne uccise dai loro mariti" ha detto.
Di fronte a questa preoccupazione, la CEB nella sua sezione delle Comunità ecclesiali di Base, ha promosso un seminario, dal 10 al 12 gennaio, rivolto ai giovani, per sensibilizzarli su questo male che colpisce la società, sulla non violenza contro le donne e sulla rivitalizzazione della Chiesa.
Padre Soto, durante la messa di domenica scorsa, festa del Battesimo di Gesù, che ha celebrato nella Basilica minore di San Francisco a La Paz, ha chiesto di costruire la pace e di non provocare scontri, in mezzo a una realtà che sta vivendo forti conflitti sociali. "Come Chiesa, chiediamo di avere lo Spirito di Gesù Cristo, cioè di costruire la Pace. Questa Pace sarà raggiunta solo vivendo e inviando messaggi di fraternità e non messaggi di minacce che provocano scontri tra tutti i boliviani. Il Signore ci esorta tutti a costruire la Pace" ha detto nell’omelia.
La Bolivia ha vissuto nel 2019 gli scontri violenti fra gruppi di cittadini divisi per motivi politici che alla fine si sono chiariti in gran parte . Ma la situazione di tensione sociale si è creata per la mancanza di punti di riferimento, come i valori cristiani e i principi etici, che sono venuti a meno, e in modo particolare l'impegno per la formazione dei giovani, come aveva sottolineato poco tempo Mons. Gualberti, Arcivescovo di Santa Cruz: "l'educazione è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale, occupandosi principalmente della formazione di giovani e bambini ai valori umani e alle virtù cristiane" .

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AMERICA/BRASILE - Prima esperienza missionaria della diocesi di Floresta: vogliamo mostrare il volto missionario della Chiesa

Mer, 15/01/2020 - 10:45
Floresta – “Vogliamo mostrare il volto di una Chiesa che vuole essere missionaria. Per questo fine, nella nostra diocesi, le missioni hanno contribuito notevolmente. Anche voi state assumendo la natura missionaria della Chiesa” ha detto il Vescovo della diocesi di Floresta, Mons. Gabriel Marchesi, ai partecipanti alla prima esperienza missionaria promossa dalla Regione nord-orientale 2 della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile , attraverso il Consiglio Missionario. Regionale .
Dal 9 al 26 gennaio, 85 seminaristi, 3 suore, un laico, 4 sacerdoti e 2 Vescovi sono coinvolti nelle attività missionarie della diocesi situata nella regione semiarida di Pernambuco. Venerdì 10 e sabato 11 gennaio sono stati dedicati alla formazione sulla realtà sociale e pastorale della diocesi di Floresta. Secondo la nota inviata Fides, il coordinatore del Comire NE2, padre Edvaldo Alexandre Brito, ha spiegato gli obiettivi dell'esperienza missionaria, tra cui: contribuire al rapporto tra lavoro pastorale e vita accademica; risvegliare e rafforzare la spiritualità missionaria di seguire Gesù Cristo; impegnarsi in attività di cooperazione missionaria, motivare la cooperazione oltre le frontaliera e favorire l'apprendimento con le persone scoprendo e accettando i segni di Dio nella loro vita.
Il professor Libanio Francisco da Paixão Neto, residente a Floresta, ha parlato delle principali caratteristiche della regione semiarida del Pernambuco, evidenziando gli aspetti storici, sociali, politici, economici e religiosi, e le misure che sono state prese al fine di migliorare la vita di persone. Dopo lo studio della realtà locale, padre Gerson Bastos, della diocesi di Floresta, ha illustrato la pastorale diocesana.
Il Vescovo di Floresta ha sottolineato “senza un atteggiameto di servizio, è difficile vedere il volto di Gesù servitore". È così che "siamo chiamati a vivere l'esperienza dell'Eucaristia come comunione con Dio e tra le persone". Domenica 12 gennaio, al termine della celebrazione eucaristica, i partecipanti all'esperienza hanno ricevuto la croce missionaria e sono stati inviati alle parrocchie di Petrolândia , Itacuruba, Carnaubeira da Penha e le isole sul fiume São Francisco, nella parrocchia di Belém do São Francisco. Rimarranno lì fino al 25 gennaio, poi torneranno a Floresta per una valutazione dell’esperienza.

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AMERICA/MESSICO - Migranti, protezione dei minori, violenza, libertà religiosa: messaggio dei Vescovi per il 2020

Mer, 15/01/2020 - 09:39
Città del Messico – “Sono diverse le sfide che ci siamo trovati di fronte nel 2019 e che, come Chiesa cattolica, abbiamo affrontato con la dovuta urgenza e responsabilità. Continuiamo a pregare per le situazioni speciali che stiamo vivendo e ci impegniamo con le nostre migliori forze a continuare a prenderci cura delle persone che il Signore ci ha affidato.” Lo scrivono i Vescovi del Messico in un messaggio per il nuovo anno, pubblicato il 14 gennaio, firmato da Mons. Rogelio Cabrera López, Arcivescovo di Monterrey e Presidente della Conferenza Episcopale Messicana , e da Mons. Alfonso G. Miranda Guardiola, Vescovo ausiliare di Monterrey e Segretario generale della CEM.
“L'emergenza migratoria – scrivono nel messaggio pervenuto a Fides - iniziata con le grandi carovane del 2018 e proseguita nel 2019 è stata l'occasione per rendere concreta la carità della nostra Chiesa in Messico, nella persona dei nostri fratelli migranti. Migliaia di loro sono entrati nel nostro paese negli ultimi mesi e il flusso non si è fermato”. Il contributo di 500,000 dollari offerto da Papa Francesco per l’assistenza ai migranti in Messico è stato utilizzato per realizzare 32 progetti volti a rispondere alle domande emergenti di alimentazione, salute e indumenti. In alcuni casi sono stati ristrutturati ambienti dei centri di accoglienza, ormai saturi di migranti, e in altri acquistati mobili e suppellettili. Per la sicurezza di volontari e migranti, è stata completata una recinzione perimetrale di alcuni centri di accoglienza. “Speriamo di concludere tutti i progetti entro febbraio – scrivono – e di poter continuare a contare sulla generosità del Popolo di Dio per proseguire questo sostegno ai nostri fratelli migranti”.
La seconda questione riguarda la protezione dei minori: i Vescovi ricordano i progressi nella costituzione delle Commissioni diocesane, di cui 14 sono già esistenti. Il Consiglio Nazionale per la Protezione dei Minori ha integrato i membri della Conferenza dei Superiori Maggiori dei Religiosi del Messico per camminare insieme alle congregazioni religiose per debellare ogni abuso sessuale dei minori nell’ambiente ecclesiale. “In totale, negli ultimi 10 anni sono stati investigati 426 sacerdoti. 173 processi sono ancora in corso, 253 sono stati completati e 217 sacerdoti sono stati dimessi dallo stato clericale”.
“L'anno 2019 è stato uno degli anni più violenti che abbiamo vissuto nel nostro Paese, eventi che hanno profondamente danneggiato l'intera società, nonché sacerdoti e chiese” prosegue il testo, citando i 272 centri in cui, tra molti altri servizi, la Chiesa assiste le vittime della violenza, lavora per il recupero dalle dipendenze, l'assistenza alle donne, l'attenzione ai detenuti, alle vittime, ai bambini di strada e alle famiglie scomparse.
“Ampio è il lavoro sociale svolto dalla Chiesa cattolica nel paese – sottolinea il testo della CEM - . Per continuare a collaborare a favore della società, dobbiamo aggiornare il quadro giuridico che regola uno dei diritti fondamentali per ogni società democratica moderna, che è la libertà religiosa, aggiornare la legge secondaria sulla libertà religiosa, sostenere il principio storico di separazione tra Chiesa e stato, secondo i criteri internazionali più avanzati”.
I Vescovi sottolineano di non chiedere privilegi per nessuna associazione religiosa, ma di volere che “le chiese e i loro ministri possano lavorare correttamente, che la libertà religiosa sia protetta da un'efficace tutela legale e che i supremi diritti e doveri degli uomini siano rispettati per sviluppare liberamente il vita religiosa nella società. Professiamo l'autentica separazione tra Chiesa e Stato e la piena autonomia di entrambi nei loro campi specifici”.
Il messaggio si conclude con l’invito dei Vescovi messicani a guardare con fede e speranza a questo anno 2020, perché sia “un anno in cui regnano pace, riconciliazione e dialogo, un anno in cui tutti, come società, si impegnano a prendersi cura del fratello e della Casa comune”, volgendo lo sguardo e il cuore a Cristo Salvatore.
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ASIA/COREA DEL SUD - I battezzati sono cresciuti del 50% negli ultimi 20 anni

Mer, 15/01/2020 - 08:55
Seoul - Il numero di cattolici in Corea del Sud è costantemente aumentato negli ultimi vent'anni: secondo il rapporto pubblicato dal Catholic Pastoral Institute of Korea e inviato all'Agenzia Fides, il numero di fedeli coreani è aumentato del 48,6% in un ventennio, passando da 3,9 milioni nel 1999 a 5,8 milioni nel 2018 e costituiscono oggi l'11,1% della popolazione complessiva in Corea.
Nello specifico, la diocesi di Suwon, a sud di Seoul, ha registrato il più alto tasso di aumento, pari all'89% nel periodo di 20 anni; segue la diocesi di Daejeon e quella di Uijeongbu, a nord della capitale .
Negli ultimi anni il tasso di crescita annuale nei cattolici è rallentato e si attesta intorno all'1% annuo. Nel 2000 e nel 2001, la popolazione cattolica è cresciuta rispettivamente del 3,2% e del 3,9%; il tasso di crescita è stato poi di circa il 2% fino al 2009, è sceso all'1,7% nel 2010 ed è rimbalzato al 2,2% nel 2014, grazie alla visita di Papa Francesco in Corea del sud. Si è poi attestato intorno all'1% annuo.
Per quanto riguarda il rapporto tra la popolazione cattolica in riferimento alla popolazione totale della nazione, la percentuale è aumentata dall'8,3% del 1999 fino all'11,1% del 2018. Esaminando anche la frequenza dei fedeli alla messa domenicale, considerato un indicatore chiave della vita religiosa dei credenti, il rapporto nota un calo di circa 10 punti percentuali: si è passati dal 29,5% al ​​18,3% nel ventennio preso in esame.
Si legge nel testo: "Il calo della presenza dei fedeli alla messa domenicale è notevole. Tutte le diocesi hanno compiuto sforzi per riportare i fedeli alla presenza in chiesa, ma non vi sono ancora cambiamenti significativi", tali da incidere nelle percentuali complessive. L'Istituto invita, allora a "riflettere sull'attuale opera missionaria e a riconsiderare la direzione della fede e dell'evangelizzazione nell'ambiente", ha detto.
Secondo il documento pervenuto a Fides, un altro fattore da considerare è il rapido invecchiamento della popolazione cattolica in Corea.
 Tra il 2003 e il 2018, i cattolici di età inferiore ai nove anni e gli adolescenti costituivano rispettivamente il 32,4% e il 33,2% della popolazione cattolica. I fedeli nell'età adulta o anziana sono cresciuti sensibilmente: i 50enni hanno registrato un +76,9%, ma anche i 60enni , i 70enni e gli 80enni .
Nel frattempo, il numero dei matrimoni celebrati in chiesa è diminuito del 41,5% percento, passando da 24.227 nel 1999 a 14.167 nel 2018.
Le vocazioni al sacerdozio non mancano, rileva l'Istituto: il numero di sacerdoti è aumentato del 52,2%, passando da 2.972 a 4.456 nello stesso periodo, sebbene il numero di studenti del seminario sia sceso del 17,7%, da 1.547 a 1.273.
Notevole lo slancio missionario: il numero di missionari inviati all'estero dalle chiese coreane è salito del 204,2%, passando da 356 nel 1999 a 1.083 nel 2018.
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VATICANO - Il congedo del Cardinale Filoni da “Propaganda Fide”: “E’ tempo della missione inter gentes”

Mar, 14/01/2020 - 12:32
Città del Vaticano - “Oggi in tutto il mondo c’è bisogno di un rinnovato annuncio del Vangelo, non solo nei tradizionali ‘territori di missione’ ma anche nei continenti di antica evangelizzazione. Dalla missione ad gentes, oggi è il tempo della missione inter gentes. Ogni battezzato è un missionario. E se in passato l’annuncio del Vangelo era appannaggio di sacerdoti e religiosi, oggi notiamo una straordinaria partecipazione dei laici, sia singolarmente, sia come membri di movimenti e gruppi ecclesiali: tra loro – novità suscitata dallo Spirito santo – vi sono anche coppie di coniugi e famiglie con bambini che partecipano con fervore all’opera di evangelizzazione: questo è un grande motivo di speranza”. Lo dice all’Agenzia Fides il Cardinale Fernando Filoni, che il 15 gennaio termina il suo mandato alla guida del Dicastero di “Propaganda Fide”, di cui resta “Prefetto emerito”, per iniziare il suo servizio come Gran maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Il Cardinale, nel suo congedo, ha voluto ricordare “la grande responsabilità della Congregazione verso oltre 1.200 circoscrizioni ecclesiastiche in Africa, Asia, Oceania, America” spiegando che, proprio per “entrare in contatto con le giovani Chiese”, in quasi nove anni alla guida del Dicastero missionario, ha compiuto circa 50 viaggi, occasione propizia per incontrare e ascoltare le Chiese locali, al fine di “far conoscere loro l’attività della Congregazione e, nel contempo, capire le loro esigenze”. Questo ascolto è stato funzionale nell’opera precipua di “Propaganda Fide”, quella di nominare Vescovi e vicari apostolici nelle diocesi dei territori sotto la sua giurisdizione, per “intuire qual tipo di Pastore ogni comunità attende”.
Il Prefetto emerito ha voluto nuovamente rimarcare la preziosa opera di formazione portata avanti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli che, grazie al sostegno delle Pontificie Opere Missionarie, eroga ogni anno oltre 600 di borse di studio a seminaristi, sacerdoti e religiose delle giovani Chiese, e cura il sostegno l’aggiornamento per i nuovi vescovi, i rettori e i docenti dei seminari dei territori di missione, organizzando apposito corsi a Roma.
Allora, di fronte al calo delle offerte raccolte in occasione della Giornata missionaria mondiale, che permettono alle Pontificie Opere Missionarie di sostenere migliaia di progetti in tutto il mondo, il cardinale Filoni ha lanciato un appello: “Se ogni battezzato donasse l’equivalente di un solo dollaro all’anno per le missioni, si potrebbe rispondere alle attese e ai bisogni di vaste popolazioni indigenti”.
A conclusione del mandato del Cardinale, l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie, lo ha salutato con queste parole: “Nel lavoro lei ci ha dato sicurezza. Il lavoro di Prefetto di Propaganda Fide non è per niente facile, in particolare è affidato a questa Congregazione un compito delicatissimo, quello di provvedere alla successione apostolica. In questo compito ci sentivamo sicuri della sua esperienza, del suo discernimento, frutto di un attento ascolto, della sua sapienza, che ha guidato le sue scelte anche in situazioni estremamente complicate. Questa guida sicura ha il suo peculiare fondamento in un atteggiamento di vita che non posso sottacere: la sua abnegazione, cioè dire ‘no’ a se stesso per servire più liberamente la Chiesa”. Ha aggiunto mons. Dal Toso, con un tradizionale augurio altoatesino: “Vergelt’s Gott”, cioè “Che Dio la ricompensi”: “Dio le ripaghi in consolazione, benedizione, compagnia, tutto il bene che ha fatto e voluto per le missioni da questo suo ufficio”.
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AFRICA - Passaggio di Circoscrizioni Ecclesiastiche della Regione Nord dell’Africa

Mar, 14/01/2020 - 12:10
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha deciso di far passare le Circoscrizioni Ecclesiastiche della Regione Nord dell’Africa - Alger, Constantine, Oran, Tunis - dalla Congregazione per i Vescovi alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
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AFRICA/CENTRAFRICA - I Vescovi: “i 125 anni dell’Evangelizzazione siano uno sprone ad uscire dalla crisi”

Mar, 14/01/2020 - 11:50
Bangui - “Dopo 125 anni di evangelizzazione, rendiamo grazie a Dio per la sua opera di salvezza nella vita del popolo centrafricano attraverso l'impegno di uomini e donne di fede. Rendiamo omaggio a tutti i missionari, religiosi e laici, la cui testimonianza di fede e dedizione è stata e rimane un modello nella costruzione di comunità ecclesiali. Inoltre, ci inchiniamo davanti al ricordo di coloro che seguirono Cristo al Calvario e portarono la sua sofferenza nei loro corpi, come martiri” scrivono i Vescovi della Repubblica Centrafricana nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea Ordinaria, tenutasi presso la cattedrale di Bangui dal 6 al 12 gennaio.
Richiamando il Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, i Vescovi affermano di volere “apportare uno sguardo alla vita missionaria della Chiesa e trasmettere un messaggio di speranza, di pace e di risveglio della coscienza”.
“Benediciamo il Signore per il suo Spirito che guida la Chiesa nella Repubblica Centrafricana nei suoi impegni per la giustizia, i diritti umani, il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni e il regolamento non violento dei conflitti, specialmente nei momenti peggiori della nostra storia” continua il messaggio, il cui testo è pervenuto all’Agenzia Fides.
“Tuttavia, è risaputo che resta ancora molto da fare per un'efficace ripresa del nostro Paese” ammoniscono i Vescovi. “Il conflitto che imperversa con tutte le sue drammatiche conseguenze fa apparire delle forme di contro-testimonianza nella nostra vita. Alcuni cristiani separano la loro vita professionale dalla loro vita di fede. Altri mescolano pratiche di magia con celebrazioni sacramentali. Altri ancora si lasciano attrarre da sette e società segrete . Infine, alcuni abbandonano i grandi valori di unità, dignità, lavoro, rispetto, solidarietà, onestà a favore di facili guadagni e del perseguimento dei propri interessi”.
Pur esprimendo apprezzamento per l’operato del governo nel potenziare le forze di sicurezza, i Vescovi sottolineano che “la soluzione al conflitto armato nella Repubblica centrafricana non è solo militare, ci chiediamo: a quando la formazione di qualità e l’assunzione di massa di insegnanti, professori, infermieri e medici?”
I Vescovi concludono con una serie di raccomandazioni alle diverse componenti della società centrafricana. In particolare chiedono al governo di impegnarsi a rispettare la Costituzione e di organizzare elezioni libere e trasparenti nei tempi stabiliti dalla legge.
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AFRICA/CENTRAFRICA - I Vescovi: “i 125 anni dall’Evangelizzazione siano uno sprone ad uscire dalla crisi”

Mar, 14/01/2020 - 11:50

Bangui - “Dopo 125 anni di evangelizzazione, rendiamo grazie a Dio per la sua opera di salvezza nella vita del popolo centrafricano attraverso l'impegno di uomini e donne di fede. Rendiamo omaggio a tutti i missionari, religiosi e laici, la cui testimonianza di fede e dedizione è stata e rimane un modello nella costruzione di comunità ecclesiali. Inoltre, ci inchiniamo davanti al ricordo di coloro che seguirono Cristo al Calvario e portarono la sua sofferenza nei loro corpi, come martiri” scrivono i Vescovi della Repubblica Centrafricana nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea Ordinaria presso la cattedrale di Bangui tenutosi dal 6 al 12 gennaio.
Richiamando il Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, i Vescovi affermano di volere “apportare uno sguardo alla vita missionaria della Chiesa e trasmettere un messaggio di speranza, di pace e di risveglio della coscienza”.
“Benediciamo il Signore per il suo Spirito che guida la Chiesa nella Repubblica Centrafricana nei suoi impegni per la giustizia, i diritti umani, il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni e il regolamento non violento dei conflitti, specialmente nei momenti peggiori della nostra storia” continua il messaggio, il cui testo è pervenuto all’Agenzia Fides.
“Tuttavia, è risaputo che resta ancora molto da fare per un'efficace ripresa del nostro Paese” ammoniscono i Vescovi. “Il conflitto che imperversa con tutte le sue drammatiche conseguenze fa apparire delle forme di contro-testimonianza nella nostra vita. Alcuni cristiani separano la loro vita professionale dalla loro vita di fede. Altri mescolano pratiche di magia con celebrazioni sacramentali. Altri ancora si lasciano attrarre da sette e società segrete . Infine, alcuni abbandonano i grandi valori di unità, dignità, lavoro, rispetto, solidarietà, onestà a favore di facili guadagni e del perseguimento dei propri interessi”.
Pur esprimendo apprezzamento per l’operato del governo nel potenziare le forze di sicurezza, i Vescovi sottolineano che “la soluzione al conflitto armato nella Repubblica centrafricana non è solo militare, ci chiediamo: a quando la formazione di qualità e l’assunzione di massa di insegnanti, professori, infermieri e medici?”
I Vescovi concludono con una serie di raccomandazioni alle diverse componenti della società centrafricana. In particolare chiedono al governo di impegnarsi a rispettare la Costituzione e di organizzare elezioni libere e trasparenti nei tempi stabiliti dalla legge.
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