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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 1 ora 30 min fa

EUROPA/ITALIA - Riconfermata alla guida delle Scalabriniane suor Neusa de Fatima Mariano: “grandi sfide da affrontare nei prossimi sei anni”

Mar, 12/11/2019 - 08:25
Rocca di Papa - E’ stata riconfermata alla guida delle suore Missionarie di San Carlo Borromeo, note come Scalabriniane, suor Neusa de Fatima Mariano. Continuerà quindi a guidare la congregazione per i prossimi 6 anni, dal 2019 al 2025. Suor Neusa è brasiliana, ed è laureata in pedagogia. L’ha eletta il XIV Capitolo generale in corso a Rocca di Papa, che ha anche rinnovato le altre cariche del Consiglio . Le Scalabriniane sin dalla loro fondazione si occupano dei migranti in tutto il mondo.
“Ringrazio le sorelle che hanno partecipato al Capitolo e tutte quelle che, nei diversi luoghi del mondo dove operiamo, ci sono state accanto con la preghiera – ha detto suor Neusa de Fatima Mariano nella nota inviata all’Agenzia Fides –. Nei sei anni precedenti abbiamo avviato un profondo percorso di riorganizzazione, in grado di stare al passo con i tempi, con un mondo sempre più globalizzato e con esigenze ed emergenze migratorie profonde e diverse. I quattro verbi di Papa Francesco - accogliere, proteggere, promuovere e integrare -, sono per noi i punti cardinali di un cammino a sostegno dei migranti e dei rifugiati, per la loro tutela e la loro inclusione. Nei prossimi sei anni ci saranno grandi sfide da affrontare, tenendo presente che nel nostro cuore sono presenti le parole e gli insegnamenti di Gesù Cristo, che illuminano il mondo di speranza e gioia. Lo abbiamo fatto e lo faremo sempre, con gli esempi di vita cristiana di San Carlo Borromeo, del nostro fondatore il Beato monsignor Giovanni Battista Scalabrini, e dei nostri cofondatori, la Beata Madre Assunta Marchetti e il Venerabile Padre Giuseppe Marchetti”.
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AMERICA/CILE - Saccheggiati e profanati luoghi di culto, i Vescovi chiedono di applicare la legge e ricostruire il tessuto sociale

Lun, 11/11/2019 - 11:50
Santiago – Solidarietà all'Amministratore apostolico Mons. Celestino Aós e a tutti i fedeli dell'Arcidiocesi di Santiago dopo il saccheggio e la profanazione della parrocchia dell'Assunzione di Maria, è stata espressa dal Comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile attraverso un comunicato, in data 9 novembre, estendendo la solidarietà a comunità e pastori “di altre chiese e luoghi di preghiera di diversi culti che sono stati attaccati in molte città". Manifestanti incappucciati hanno fatto irruzione nella chiesa dell'Assunzione di Maria, che è vicino al posto di raduno dei manifestanti contro il governo cileno e la disuguaglianza sociale. Dopo aver portato fuori i banchi, le statue e le immagini sacre, gli hanno dato fuoco, facendone barricate contro la polizia. La crisi politica e sociale che da qualche settimana è scoppiata in Cile, è espressione dell'accumulo di disagio e disparità di trattamento della popolazione, e si sta ora accompagnando a manifestazioni violente e incontrollate. Anche la Cattedrale di Valparaiso era stata preso di mira da un gruppo di manifestanti che avevano cercato di dare fuoco alle grandi porte di legno e, dopo essere entrati, hanno distrutto i banchi e diverse immagini sacre .
Il testo, firmato dal Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Santiago Silva, dal Vicepresidente, Mons. René Rebolledo; dal Segretario Generale, Mons. Fernando Ramos, e dal membro del Comitato, Mons. Juan Ignacio González, sottolinea: "Siamo feriti dal maltrattamento delle persone, dal costante saccheggio e dalla violenza, ovunque provenga; ci addolora l'attacco alle chiese e ai luoghi di preghiera senza rispetto per Dio e per coloro che credono in Lui. Le chiese e gli altri luoghi di culto sono sacri”.
Invocando, attraverso la preghiera, il perdono di Dio per queste profanazioni, i Vescovi aggiungono: "insieme a molti cileni e cilene siamo radicalmente contrari all'ingiustizia e alla violenza, li condanniamo in tutte le loro forme e ci aspettiamo che i tribunali individuino i responsabili e li puniscano. I violenti ci impediscono di guardare con la dovuta attenzione le giuste pretese della maggioranza del popolo cileno che desidera soluzioni reali e pacifiche".
Al fine di ripristinare la convivenza civile e pacifica, i Vescovi chiedono alle autorità "di applicare la legge e di esercitarla usando tutte le risorse di uno stato democratico. Le persone non sono solo stanche dell'ingiustizia, ma anche della violenza e la stragrande maggioranza attende con impazienza il dialogo per ricostruire il tessuto sociale”. Il comunicato si chiude invocando la Vergine del Carmen, “perchè ci doni un Cile unito, forgiato dallo sforzo di tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.
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AFRICA/TANZANIA - Forte partecipazione alla Messa di chiusura del Mese Missionario Straordinario

Lun, 11/11/2019 - 11:47

Dar es Salaam - Più di 2000 fedeli hanno partecipato alla Messa di chiusura del Mese Missionario Straordinario in Tanzania tenutasi ieri, domenica 10 novembre, presso il Centro Msimbazi nell'arcidiocesi di Dar es Salaam.
Alla celebrazione eucaristica nazionale hanno partecipato i rappresentanti di tutte le diocesi del Paese: Vescovi, sacerdoti, suore e laici. La Santa Messa è stata presieduta dal Presidente della Conferenza Episcopale della Tanzania , Sua Ecc. Mons. Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga, Arcivescovo di Mbeya, con tutti i Vescovi del Paese e con Sua Ecc. Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario Aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie . Presenti pure 15 rappresentanti delle POM di Paesi africani di lingua inglese giunti in Tanzania per il loro incontro che si svolge dal 9 al 15 novembre. Si tratta di una riunione che si tiene ogni due anni; l’ultima si è svolta ad Harare, nello Zimbabwe, nel 2017.
Il Presidente della POM in Tanzania, Sua Ecc. Mons. Damian Denis Dallu, Arcivescovo di Songea, ha rilasciato una dichiarazione sul Mese Missionario Straordinario, affermando che il Santo Padre ha esortato la Chiesa in Tanzania a continuare a impegnarsi in attività che portinno la Buona Novella alle persone che non l’hanno ancora ricevuta.
Il Direttore Nazionale delle POM in Tanzania, p. Jovitus Mwijage, ha comunicato all’Agenzia Fides alcune delle iniziative avviate nel corso del Mese Missionario Straordinario. Le POM hanno pubblicato poster in swahili e traduzioni del messaggio papale per la Giornata Missionaria Mondiale diffuse per radio, whatsap, e-mail e siti Web. Lo stesso è avvenuto per le riflessioni quotidiane che erano state pubblicate sul sito web del Mese Missionario Straordinario. Si è poi registrato un forte rinnovamento spirituale attraverso seminari, pellegrinaggi e ritiri organizzati dall’Opera della Santa Infanzia, e da diversi movimenti giovanili e laicali locali.
Infine in diverse diocesi sono stati compiuti atti di beneficenza da parte di bambini e loro animatori, tra cui la visita agli orfani, agli anziani, ai bambini nelle carceri e ai bambini colpiti dell’Aids.
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AFRICA - Minare la missione è minare la natura stessa della Chiesa: No ai “Pastori invisibili”

Lun, 11/11/2019 - 11:03
Kara – “La sfida della missione deve essere una priorità per le nostre chiese in Africa. Spesso le tante sfide che noi uomini di Chiesa ci troviamo ad affrontare indeboliscono la volontà di aprirsi e comportano il rischio di una pastorale burocratica. I nostri Pastori, a volte, si ritrovano intrappolati, diventano prigionieri degli uffici, incapaci di uscire per incontrare la gente”. Padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane torna a riflettere sulla realtà della missione in Africa proponendo “una cultura missionaria delle tende piuttosto che degli uffici”.
“Lo stile burocratico che caratterizza sempre di più le dinamiche pastorali di molte delle nostre Chiese in Africa rischia di uccidere la natura profetica e missionaria della stessa”, spiega il sacerdote. “La missione non si svolge negli uffici, ma nell'incontro con la gente. Non dobbiamo mai dimenticare che la Chiesa è missionaria per natura, così come ci ricorda il Concilio Vaticano II. Minare la missione è minare la natura stessa della Chiesa.”
“Lo stile burocratico favorisce Chiese sempre più chiuse su se stesse - insiste Zagore - incapaci di aprirsi e soprattutto di uscire da se stesse per andare incontro agli altri. A lungo andare, questo stile rende i Pastori sempre più invisibili e lontani dalla gente. In Africa vogliamo Pastori ben visibili”.
“I nostri uffici, muri giganti che separano e allontanano i preti dai fedeli, vanno sostituiti mettendo delle tende nei vasti cortili delle nostre parrocchie per dare la possibilità ai Pastori di stare in contatto permanente con i fedeli. Affrontare la sfida delle tende, anziché quella degli uffici, potrebbe costituire una rinnovata vocazione missionaria nelle chiese in Africa”, conclude Zagore.


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ASIA/IRAQ - Patriarcato caldeo: tre giorni di digiuno per chiedere che in Iraq torni la pace

Lun, 11/11/2019 - 10:41
Baghdad – Da lunedì 11 a mercoledì 13 novembre “i figli e le figlie” della Chiesa caldea sono chiamati a digiunare e pregare per chiedere a Dio il dono della pace e del ritorno alla stabilità in Iraq. Lo ha chiesto Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei caldei, invitando a ricorrere alle armi spirituali del digiuno e della preghiera per chiedere la fine del caos e delle violenze che stanno insanguinando il Paese. Il Primate della Chiesa caldea ha anche rinnovato l’appello al governo e ai manifestanti affinché tutti esercitino “saggezza e moderazione nel dare priorità all’interesse generale” dell’intero popolo iracheno, evitando di spargere sangue innocente e di saccheggiare o danneggiare beni pubblici e privati.
Al momento sono almeno 320 gli iracheni rimasti uccisi negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza che da settimane dilagano in tutto il Paese.
Nelle ultime ore, l’amministrazione USA è intervenuta sulla crisi irachena con una dichiarazione del portavoce della Casa Bianca diffusa dall’Ambasciata USA a Baghdad, nella quale si prende posizione a favore dei manifestanti e si indica la strada delle elezioni anticipate come via per provare a uscire dal caos e placare le proteste antigovernative, esplose a inizio ottobre e finite nel sangue. Il comunicato USA di fatto giustifica le proteste come una comprensibile reazione davanti all’accrescersi dell’influenza iraniana in Iraq.
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AFRICA/TANZANIA - L’Arcivescovo Dal Toso alla chiusura del Mese Missionario Straordinario: l’Africa è una grande speranza per la Chiesa

Lun, 11/11/2019 - 10:32
Dar es Salaam – Con l’augurio che i semi missionari piantati durante il Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019 continuino a germogliare e a dare frutti nell’apostolato missionario, l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , durante la celebrazione conclusiva del Mese Missionario Straordinario in Tanzania , ha sottolineato che “l'Africa è una grande speranza per la Chiesa universale”. Durante la solenne celebrazione eucaristica tenutasi domenica 10 novembre al Msimbazi Centre di Dar es Salaam, con la partecipazione di Vescovi, religiosi, religiose e laici, oltre che delle autorità civili, l’Arcivescovo ha evidenziato la crescita della Chiesa africana in quantità e qualità, e soprattutto la sua crescita missionaria, dal momento che invia missionari in diversi paesi, non solo dell’Africa ma di tutto il mondo.
Mons. Dal Toso ha invitato a guardare al futuro, all’anno 2022, quando si celebrerà il quarto centenario della fondazione della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, il bicentenario della nascita dell’Opera Missionaria per la Propagazione della Fede e il centenario dell'elevazione delle Opere Missionarie allo stato di “Pontificie”. Il Presidente delle POM ha ringraziato per quanto la Chiesa cattolica della Tanzania ha fatto e sta facendo per promuovere le Pontificie Opere Missionarie e l'intero lavoro di diffusione del Vangelo, invitando a “continuare a coltivare lo spirito missionario, specialmente tra le giovani generazioni”.
Citando San Giovanni Paolo II e Papa Francesco sull’urgenza di rivitalizzare e intensificare l’opera missionaria, ancora lontana dal suo compimento, facendo prendere coscienza ad ogni battezzato della sua responsabilità missionaria, l’Arcivescovo Dal Toso ha ricordato che “suscitare la consapevolezza missionaria è la grande vocazione delle Pontificie Opere Missionarie”. Nate in Europa al fine di promuovere l'evangelizzazione nei territori di missione, compresa la Tanzania, le POM hanno sostenuto la creazione e la crescita delle giovani Chiese. “Il nostro compito ora – ha ribadito Mons. Dal Toso - è di continuare con la missione di queste Opere, perché anche adesso dobbiamo diffondere nella Chiesa uno spirito missionario”, ed ha esortato a lavorare ancora di più per farle conoscere, promuoverle e inserirle nei piani pastorali delle diocesi come nella vita delle Piccole Comunità Cristiane.
Nella parte conclusiva del suo intervento, l’Arcivescovo si è soffermato sul tema della famiglia, “senza la quale sarebbe impossibile costruire una società sana”, e ha esortato a “evangelizzare la famiglia, affinché le famiglie possano a loro volta diventare evangelizzatrici”. A questo proposito ha citato l’esperienza delle famiglie missionarie, avviata dalle POM del Paraguay 10 anni fa, quando alcune famiglie iniziarono a visitare altre famiglie portando loro la buona novella del Vangelo. Oggi ci sono circa 5.000 famiglie missionarie che si sono diffuse anche in altri paesi dell’America latina. Partendo da questo esempio, il Presidente delle POM ha proposto che nelle famiglie cattoliche il Vangelo sia letto ogni giorno insieme, come una forma di preghiera comune, in quanto “riunirci nel nome di Cristo ci permette di conoscerlo più intimamente e di creare relazioni di vera comunione tra noi”.
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AMERICA/BOLIVIA - Dopo le dimissioni del Presidente, appello alla non violenza e a una soluzione costituzionale pacifica

Lun, 11/11/2019 - 09:48
La Paz – Migliaia di persone sono scese in piazza poche ore fa a La Paz per festeggiare le dimissioni del presidente boliviano Evo Morales, al termine delle proteste e delle contestazioni del risultato delle elezioni del 20 ottobre, con l’autoproclamata vittoria del Presidente uscente . Negli ultimi due giorni gli scontri in tutto il paese erano diventati molto violenti.
La Conferenza episcopale boliviana, i rappresentanti della comunità dei cittadini, i comitati civici del paese e il CONADE , si sono riuniti per analizzare la situazione creatasi, senza precedenti nel paese. Da questa riunione sono emerse le prime conclusioni, inviate a Fides: "Ciò che accade in Bolivia non è un colpo di stato, lo diciamo ai cittadini boliviani e all'intera comunità internazionale. Lanciamo un appello alla pace a tutti boliviani, a non commettere atti di vandalismo, vendetta o di qualsiasi cosa di cui possiamo pentirci. Tutti abbiamo un serio obbligo di difendere la vita di tutti i boliviani. Nel nome di Dio vi diciamo: fermate le azioni di violenza e preservate la vita e la pace. Manteniamo lo spirito pacifico che ha regnato nel popolo in questo momento. Chiediamo alla polizia nazionale e alle forze armate di adempiere con urgenza al loro ruolo costituzionale nella difesa della proprietà e delle persone, preservando la vita e la libertà di tutti”.
“Siamo tutti d'accordo – prosegue il documento - nel proporre all'Assemblea nazionale della Bolivia una soluzione costituzionale e pacifica, per avere un presidente costituzionale a breve tempo con il compito di formare un nuovo tribunale elettorale e portarci a nuove elezioni in modo che tutte le persone possano esprimere la propria opinione nella libertà e nella pace. Dio ci protegge in questo momento e ci ispiri sentimenti di pace e fraternità."
Il documento è firmato con la data del 10 novembre 2019, a La Paz, dalla Conferenza episcopale boliviana, dalla Comunità dei cittadini, dai Comitati Civici, dal CONADE.
Ieri, domenica 10 novembre, all'Angelus Papa Francesco aveva invitato a pregare per la Bolivia con queste parole: "Desidero affidare alle vostre preghiere anche la situazione dell’amata Bolivia, vicina alla mia patria. Invito tutti i boliviani, in particolare gli attori politici e sociali, ad attendere con spirito costruttivo, e senza alcuna previa condizione, in un clima di pace e serenità, i risultati del processo di revisione delle elezioni, che è attualmente in corso. In pace".

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AFRICA/NIGERIA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Abuja e successione

Lun, 11/11/2019 - 08:11
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 9 novembre 2019 ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Abuja , presentata da S.E. il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan. Gli succede S.E. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, finora Vescovo Coadiutore della medesima Arcidiocesi.
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ASIA/AFGHANISTAN - Si amplia la “Scuola della pace”, mentre 3,7 milioni di bambini sono senza scuola

Sab, 09/11/2019 - 13:01
Kabul - La "Tangi Kalay - Scuola della Pace”, istituto scolastico fondato in Afghanistan dal Barnabita padre Giuseppe Moretti, continua la sua opera, aumenta il numero degli allievi e si conferma una delle poche “oasi nel deserto” per l’opera di alfabetizzazione in Afghanistan. A causa del conflitto e delle tensioni del presente, infatti, il settore dell’istruzione è uno di quelli più colpiti: sono 700, infatti, gli istituti chiusi negli ultimi 18 anni, con 3,7 milioni di studenti rimasti senza scuola. “L’Afghanistan è in una situazione difficile vista la confusione post-elettorale, ma la nostra scuola va avanti. Anzi è in crescita: di recente, mi è stato chiesto dal direttore un aiuto per l’acquisto di 24 nuove lavagne”, dice all’Agenzia Fides padre Giuseppe Moretti, missionario in Afghanistan dal 1990 al 2015.
Tornato a Kabul lo scorso luglio per sostituire momentaneamente il confratello Barbabita padre Giovanni Scalese, attuale responsabile della Missio sui iuris in Afghanistan, p. Moretti ha raccontato di non aver avuto la possibilità di recarsi nella scuola, ma di essere costantemente in contatto con l’amministrazione: “Per motivi di sicurezza, mi è stato impedito di allontanarmi da Kabul. La cosiddetta ‘zona verde’, l’area in cui si trovano molte delle ambasciate e degli uffici in cui lavorano gli stranieri è diventata un fortino pieno di muri, ora ulteriormente blindato a causa dell’aumento degli attentati. Ho comunque ricevuto delle foto, attraverso cui mi sono sincerato che fossero arrivati dei banchi acquistati nei mesi scorsi. La nostra scuola non è stata toccata da attacchi, ma, anzi, amplia il suo servizio per nuovi studenti”.
La "Tangi Kalay - Scuola della Pace" è un istituto statale, con programmi e insegnanti scelti dal governo afgano, ma che continua a operare con aiuti privati, tra i quali quelli donati da diversi contingenti militari, che aiutano la scuola fornendo materiali di cancelleria o laboratori scientifici e informatici all’avanguardia. Oggi l’istituto ospita oltre 3.000 ragazzi e, nel curriculum formativo, mira anche ad insegnare loro i valori di pace ed accoglienza.
L’infanzia resta una parte della popolazione che più risente della violenza: secondo i dati raccolto dall'Unità dei Diritti Umani della Missione di Aiuti delle Nazioni Unite in Afganistan , sono stati 2.461 i bambini afghani vittime di attacchi nel corso dei primi nove mesi del 2019: di questi, 631 sono morti e 1830 sono rimasti feriti. Il numero è cresciuto dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2018, un fenomeno che si spiega soprattutto con l’aumento di attentati compiuti nei pressi di scuole e centri sanitari.
Secondo la Ong “Save the Children”, 3,8 milioni bambini afgani hanno bisogno di assistenza umanitaria e 600.000 sono afflitti da malnutrizione grave, mentre tra i 3,7 milioni sono senza scuola, il 60% sono bambine.
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AMERICA/PORTO RICO - “Abbiamo bisogno di leader politici che lavorino in modo coerente e per il popolo" chiedono i Vescovi

Sab, 09/11/2019 - 11:22
San Juan – "Il disagio del paese, dalla violenza nelle strade fino alla crisi di governo, mostrano la situazione in cui si vive...tuttavia, dinanzi alla strada in salita, abbiamo l'opportunità di costruire il paese con dignità e secondo i valori della nostra cultura e della nostra fede": così inizia il documento dei Vescovi di Porto Rico che, riuniti in Assemblea Ordinaria, hanno riflettuto sulla situazione sociopolitica ed ecclesiale del paese, come informa il messaggio pastorale inviato a Fides.
I Vescovi ricordano i temi proposti dall'Assemblea nazionale di pastorale del 2015: famiglia, giovani, pubblica istruzione, sanità e povertà. Oggi si ripropongono come lavoro urgente per tutta la società. “Ci sono dei fattori nuovi che non aiutano, anzi sollecitano un intervento urgente nella considerazione della nostra analisi: la migrazione che divide le famiglie, la gestione economica del paese e la mancanza di programmi del governo per questi problemi sociali”, scrivono i Vescovi.
“Dopo una mobilitazione nazionale, capace di mostrare il carattere democratico della popolazione” , “bisogna esortare la leadership del nostro popolo e delle istituzioni ad elaborare un progetto nazionale di sviluppo integrale. Abbiamo bisogno di leader politici che riescano a lavorare in modo coerente e per il popolo" si legge al punto n. 10 del documento.
Dinanzi alla situazione del Porto Rico, i Vescovi scrivono: "è richiesto un consenso e un processo genuino. Serve un’autentica rivoluzione morale, perché manca fiducia e trasparenza". Alla fine, riguardo alla mancanza di aiuto ai poveri e ai senza tetto causati dagli uragani Irma e Maria , i Vescovi chiedono una soluzione definitiva. "L'indolenza e la corruzione di alcuni responsabili, fra le autorità, ancora oggi scoraggia la comunità, in modo particolare i più poveri", scrivono denunciando le cause per cui è stato “rimandato” l’intervento di aiuto ai più danneggiati.
Il testo si conclude con un invito alla preghiera: "Come credenti, preghiamo tutti il Signore, come Chiesa preghiamo perché le autorità riescano a governare e dare pace e serenità al nostro popolo".
Il documento è firmato da tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale, con la data del 6 novembre.

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AFRICA/EGITTO - Sacerdote copto: fanatismo violento e occultismo fanno crescere tra i giovani ateismo e indifferenza religiosa

Sab, 09/11/2019 - 10:49
Il Cairo – Solo il 33% dei giovani egiziani considera il rapporto con Dio davvero impostante per la sua vita, mentre la possibilità di dare ragione con argomenti persuasivi della propria fede religiosa è condivisa solo dal 67% della popolazione egiziana. Sono dati contenuti in una relazione presentata nei giorni scorsi dal sacerdote copto ortodosso Matta Badie a un ampio settore del clero copto ortodosso dell’area del Cairo. Tra le ragioni della crescita dell’indifferentismo e dell’ateismo pratico tra i giovani il relatore ha indicato l’adesione a teorie scientiste materialiste, ma anche la reazione di rigetto davanti al crescere di violenze giustificate con argomenti religiosi e la crescente diffusione dell’occultismo.
Non è possibile quantificare il numero di atei e agnostici in Egitto, anche perché la propaganda ateista e la pubblica professione di ateismo può essere perseguita in base ai dispositivi di legge che puniscono la blasfemia.
Nel 2014, il Ministero per la gioventù e quello per le dotazioni religiose avevano preannunciato il ricorso a una strategia congiunta per combattere dottrine e idee “perniciose”, categoria in cui venivano accumunate sia l’ateismo che l’estremismo religioso.
Nel luglio 2015, anche il Patriarca copto ortodosso Tawadros aveva annnunciato iniziative di studio per cercare di comprendere e affrontare il fenomeno della diffusione dell’ateismo e dell’indifferentismo religioso tra giovani egiziani provenienti da famiglie cristiane. Nella Chiesa copta ortodossa, l tentativo di arginare il fenomeno si è espresso nel recente passato anche in lezioni e conferenze miranti a confutare teorie e posizioni scientiste di matrice materialista.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Evangelizzazione e attività missionaria: le suore in prima linea per l’educazione femminile

Sab, 09/11/2019 - 10:19
Bondoukou – “Siamo diventate quelle che siamo grazie a loro. Fino a prima che arrivassero nel nostro Paese l’istruzione per le ragazze era molto complicata” ha detto una delle prime studenti del Collegio Cattolico di Transua nella Costa d'Avorio orientale, fondato dalle Suore della Provvidenza di Portieux.
In occasione dei 60 anni di presenza della Congregazione religiosa sul territorio ci sono state tante testimonianze sul contributo che le suore hanno portato nell'istruzione scolastica, in particolare quella delle ragazze. “Scuole, ospedali e centri sanitari di grande impatto. Tutto quello che hanno fatto finora le suore è stato eccellente. Dobbiamo ringraziare Dio per il dono di sé, il dono della loro vita ai loro fratelli e sorelle della Costa d'Avorio” ha detto mons. Bruno Essoh Yedo, vescovo di Bondoukou, durante la messa celebrata nella parrocchia Nostra Signora dell'Assunzione di Transua. Nella sua omelia mons. Yedo ha ringraziato Dio per l’opera missionaria delle suore e le ha chiamate a portare avanti il loro impegno di evangelizzazione di fronte alle sfide dei tempi moderni.
Alla celebrazione hanno preso parte, tra gli altri, numerose autorità amministrative, politiche della città, oltre a sacerdoti, uomini e donne religiosi di questa congregazione.
Presente in undici paesi in tutto il mondo, la congregazione delle Suore della Provvidenza di Portieux fu fondata il 14 gennaio 1762 a Saint-Hubert dal Beato Jean-Martin Moyë. La sua spiritualità si basa su quattro pilastri: l'abbandono alla provvidenza, la carità, la povertà e la semplicità. Sono una Congregazione religiosa di diritto pontificio principalmente dedita all'insegnamento, ma anche all’assistenza negli ospedali e alle opere sociali.
Le prime sorelle della congregazione della Providence de Portieux arrivarono in Costa d'Avorio nel novembre del 1959.


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AMERICA/PARAGUAY - Messaggio dei Vescovi: “far diventare realtà una Chiesa più missionaria e misericordiosa”

Sab, 09/11/2019 - 09:46
Luque – “Noi Pastori, insieme ai consacrati, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai laici consacrati, vogliamo far diventare realtà una Chiesa più missionaria e misericordiosa”: lo ribadiscono i Vescovi del Paraguay, nel loro messaggio diffuso al termine dell’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale, che si è conclusa ieri a Luque .
Nel messaggio, che ha per titolo “Battezzati e inviati: Chiesa missionaria”, i Vescovi riassumono i frutti principali del loro incontro, iniziando da una prima valutazione del Triennio della Gioventù , che si concluderà il 30 novembre: “Abbiamo intrapreso nuovi sentieri per un accompagnamento più vicino, ascoltando le necessità, i dolori, i sogni e le speranze dei nostri giovani, che aspirano ad essere veri discepoli missionari di Gesù Cristo e buoni cittadini. Vediamo in loro con speranza il risveglio di quella Chiesa missionaria al servizio di una nuova società forgiata dai valori del Vangelo”.
In questi tre anni si è rafforzata la Pastorale della Gioventù, l’accompagnamento vocazionale e la partecipazione dei giovani nelle diocesi. “I giovani, guidati dalla chiamata di Papa Francesco, ci mostrano un esempio vivente della Chiesa sinodale, missionaria e misericordiosa, più impegnata nella nostra società e nella cura della nostra casa comune”.
I Vescovi parlano quindi della realtà nazionale, degli ultimi avvenimenti sociali e politici in Paraguay e nei paesi fratelli: “Le richieste di inclusione e parità di trattamento indicano la necessità di rafforzare e migliorare la democrazia partecipativa e rappresentativa, basata sulla promozione e il rispetto dei diritti umani e incentrata sulla costruzione della fraternità e della coesistenza pacifica. L'azione politica non può ignorare le sfide sociali del nostro paese”. Suggeriscono quindi al governo di insediare “un'organizzazione socio-politico-culturale come tavolo di dialogo intersettoriale, al fine di consentire il dialogo e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali urgenti, per vivere nella giustizia e nella pace”.
Il Sinodo dei Vescovi per l’Amazzonia, appena concluso, “ci impegna ancora di più nell'identità missionaria della Chiesa, che non ha paura di ascoltare e parlare ampiamente, di discernere nuovi percorsi di evangelizzazione, con la presenza attiva dei laici e il prezioso ruolo delle donne” sottolinea il testo dell’Episcopato. Un altro tema toccato dalla Conferenza episcopale, è la sfida urgente dell’educazione: “I bambini e i giovani sono la grande ricchezza del nostro paese e la loro vita ci sfida ad accompagnarli, proteggerli e prepararli, e richiedono un'istruzione migliore”. Quindi ricordano l’impegno della Chiesa, che molte volte è stata pioniera dell’educazione, al servizio delle famiglie e dell’intera società, attraverso scuole, collegi e l’università cattolica, assicurando ai giovani una formazione ai valori umani e cristiani. Auspicano quindi di continuare questo impegno educativo così importante e urgente, in una sempre maggiore armonia con il Ministero dell’educazione e delle scienze.
I Vescovi concludono il messaggio annunciando che il 2020 sarà l’Anno della Parola di Dio, “tempo di grazia” che ricorda i 50 anni della Federazione Biblica Cattolica e i 1600 anni della morte di San Girolamo. “Incoraggiamo tutte le persone, tutte le parrocchie e le cappelle, tutti i gruppi, i movimenti e le famiglie ad aprire la Bibbia, a leggere insieme alcuni passaggi della Parola di Dio e a condividere ciò che lo Spirito Santo ispira loro. La lectio divina in questo modo ci brucerà i cuori e sarà una fonte di vita e di impegno cristiano. Possa ogni famiglia avere una Bibbia! Possa la Parola di Dio risuonare ogni giorno ovunque! Che sia annunciata a tutti!”.
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ASIA/IRAQ - Respinte le “rappresentazioni ingannevoli” delle iniziative del Patriarca caldeo in merito alle proteste di piazza

Ven, 08/11/2019 - 12:29
Baghdad – I recenti incontri del Patriarca caldeo Louis Raphael Sako con i partecipanti alle manifestazioni di protesta in atto a Baghdad non esprimevano in alcun modo una posizione “antagonista” dei vertici della Chiesa caldea nei confronti del governo e delle istituzioni politiche nazionali. Esse volevano solo manifestare solidarietà alle legittime richieste dei manifestanti, riconosciute come tali anche dal governo, e ribadire il sostegno al processo per la creazione di un autentico Stato di diritto anche in Iraq. Lo sottolinea un comunicato diffuso dallo stesso Patriarcato caldeo, che dichiara fin nel suo titolo l’intenzione di smentire le “rappresentazioni ingannevoli” circolate su media e reti sociali in Iraq riguardo ad alcune iniziative del Patriarca, come le recenti visite compiute dal Primate della Chiesa caldea a alcuni feriti ricoverati in ospedale dopo gli scontri di piazza e ai manifestanti radunati in piazza Tahrir, a Baghdad. I critici avevano attaccato tali iniziative, presentandole come espressione di eccessivo protagonismo politico da parte del Capo della più consistente compagine ecclesiale presente in Iraq.
La visita del Patriarca Sako ai feriti ricoverati in ospedale – si legge nel comunicato – aveva carattere umanitario ed è servita anche a portare presso la struttura sanitaria una somma di denaro per l’acquisto di medicinali, mentre nell’incontro di sabato 2 novembre con i manifestanti di piazza Tahrir, durato per più di un'ora, il Patriarca insieme ai suoi Vescovi ausiliari ha invitato tutti a mantenere la calma e a bandire dalle proteste ogni forma di violenza. I contatti tra i funzionari governativi e il Patriarcato – aggiunge il testo diffuso dai suoi canali ufficiali – continuano in maniera costante, e il Patriarca, anche nel suo incontro coi manifestanti, ha semplicemente invitato il governo “ad ascoltare il grido dei suoi figli e figlie” venendo incontro alle richieste di lotta alla corruzione e di sostegno alla creazione di posti di lavoro e di servizi attraverso una amministrazione governativa trasparente. .
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VATICANO - Il “filo rosso missionario” che lega bambini e giovani dell’Infanzia Missionaria

Ven, 08/11/2019 - 11:32
Città del Vaticano – E’ dedicato in particolare ai ragazzi e alle ragazze adolescenti il nuovo numero del Bollettino della Pontificia Opera della Santa Infanzia che in questi giorni viene inviato via email alle Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie di tutto il mondo . Questa fascia di età “nell’Opera della Santa Infanzia sembrerebbe non essere implicata in modo evidente, in particolare nel nome, ma in realtà è oggi inclusa e presente” spiega nell’editoriale suor Roberta Tremarelli, Segretaria generale della POSI.
Ripercorrendo le origini e lo scopo dell’Opera, suor Roberta sottolinea che anche la POSI, come ogni istituzione, ha avuto nel tempo una evoluzione e conseguenti adeguamenti alle diverse realta ecclesiali, sociali e culturali, ma conservando sempre il carisma originale. “Oggi l’Opera della Santa Infanzia propone a tutti i bambini e adolescenti del mondo di essere protagonisti nell’azione evangelizzatrice della Chiesa attraverso la preghiera, la testimonianza di vita, il sacrificio e il contributo materiale al Fondo Universale di Solidarieta dell’Opera stessa. In tal modo la proposta fatta agli adolescenti consente di creare tra il bambino missionario e il giovane missionario un legame, un filo rosso missionario che potra essere presente nella vita di ogni battezzato e aiutarlo nel cammino di santità”.
Nel suo intervento suor Érica A. Sanchez, delle Francescane Angeline di Santa Cruz, Bolivia, prende spunto dal cammino aperto dal Sinodo dei Vescovi sui giovani, per soffermarsi su alcuni temi fondamentali riguardanti il rapporto tra Chiesa e giovani, evidenziando che “tutti i membri del popolo di Dio condividono la responsabilità unica di portare avanti il compito evangelizzatore,
ognuno secondo la propria vocazione e carisma. Nessuno e escluso. In tal senso, la Chiesa apprezza e considera sempre di piu l’importanza, il valore e il contributo di tutti i suoi membri: ministri
ordinati, religiosi, laici, anziani, giovani, bambini e donne. Ugualmente e fondamentale ripensare una pastorale che sappia accompagnare ognuno”.
Il Focus di questo numero, curato dalla Redazione, ha per titolo “Gli adolescenti, il mondo, la Chiesa” e parte da un’analisi del “periodo critico” adolescenziale, di trasformazioni fisiche e psicologiche, di formazione della propria individualità, per suggerire quale tipo di relazione vada instaurato con gli adulti, e in particolare con gli educatori, perché i giovani siano protagonisti nella missione della Chiesa. “Questo non significa tanto il fare spazio ai bambini e agli adolescenti, ma costruire insieme a loro, essere una missione insieme, integrare i cammini e le proposte per attivare dinamiche di vero co-agonismo che sono piu impegnative ma piene di futuro”.
Oltre alla consueta panoramica delle esperienze e degli avvenimenti della POSI nel mondo, in questo numero del Bollettino debutta una nuova rubrica, “Verso la santita”, in cui viene raccontata la vita di due ragazze, membri dell’Opera della Santa Infanzia - Natalys di Cuba e Paulinka della Polonia - che anche nel momento della sofferenza hanno continuato a sostenere con la preghiera e l’offerta l’attivita missionaria.
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ASIA/FILIPPINE - Giovani e nuova evangelizzazione: il Congresso internazionale "Youcat"

Ven, 08/11/2019 - 11:08
Iloilo - L'evangelizzazione nel mondo contemporaneo: nuove strade, nuove forme, nuove potenzialità: con questo spirito centinaia di "giovani missionari" provenienti da diversi paesi partecipano al secondo Congresso Internazionale "Youcat" a Iloilo, dal 7 al 10 novembre. Organizzato dal movimento "Youcat" delle Filippine e dall'Arcidiocesi di Jaro, il Congresso vuole essere " una risposta alla chiamata della Chiesa per la nuova evangelizzazione nell'Anno della Gioventù, che le Filippine stanno vivendo" afferma a Fides Mathew B. Loteyro, un partecipante.
"Youcat" è un movimento ecclesiale giovanile che ha preso il via dopo il lancio della versione giovanile del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicata in diverse lingue nel 2011, con il titolo appunto "Youcat", abbreviazione di "Youth" e "Catechism". “Oggi Youcat non è solo un libro. Siamo una comunità e Youcat è il nostro strumento per illuminare i giovani nella bellezza della fede e nella verità del Vangelo. Usando questo strumento, faremo di Youcat più di un semplice libro ma piuttosto uno stile di vita ", spiega a Fides Marian Castro, membro di Youcat nelle Filippine.
Il Congresso ha come tema "Alzati", e parte dall' episodio del Vangelo di Luca in cui Gesù riporta in vita il giovane figlio della vedova di Nain. Partendo da questo brano, il Congresso mira a essere un'occasione per riscoprire il particolare amore di Cristo per i giovani e li sfida a "alzarsi" dalle loro condizioni attuali per diventare leader e servitori entusiasti, con l'aiuto di Cristo.
L'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio apostolico nelle Filippine, ha presieduto la messa di apertura del 7 novembre, invitando i giovani delegati a "testimoniare il Vangelo ad altri e ad essere missionari nelle nazioni".
Il Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, ha invitato le organizzazioni ecclesiali, gli animatori dei gruppi giovanili , i delegati di pastorale giovanile a partecipare all'evento. La Commissione per la gioventù dei Vescovi filippini ha approvato il congresso inserendolo tra numerose attività ecclesiali previste durante l'Anno della Gioventù, che si celebra nel 2019 nell'ambito del programma pluriennale in preparazione ai 500 anni dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine .
Tra gli ispiratori del movimento Youcat nelle Filippine vi sono San Pedro Calungsod e San Lorenzo Ruiz, apostoli ed esempi "per la formazione integrale della fede e per il discepolato dei giovani cristiani", si afferma.
Il movimento Youcat nelle Filippine fornisce assistenza alle parrocchie per creare e sviluppare risorse e materiali per l'evangelizzazione, creando reti e collaborazione anche con gli strumenti della nuove tecnologie.
"Dato il suo format accattivante,fatto di domande e risposte, a volte difficili ma sempre dirette, e con risposte semplici e pertinenti, Youcat diventerà ben presto un punto di riferimento per i giovani, come utile strumento per apprendere la verità sulla fede cattolica e per condividere il messaggio di Cristo", dice a Fides Teresa Punzo, membro di Youcat nelle Filippine.
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AMERICA/BOLIVIA - Mettere da parte gli interessi settoriali: appello dei Vescovi e del rappresentante Onu per la fine delle violenze

Ven, 08/11/2019 - 11:05
Santa Cruz – L'Arcivescovo di Santa Cruz, Mons. Sergio Gualberti, e l’Arcivescovo di Cochabamba, Oscar Omar Aparicio, unitamente ai loro Ausiliari, hanno invitato a stabilire un dialogo sincero tra protagonisti politici, civili e cittadini, come unica via di autentica pace. Per fare questo gli interessi settoriali dovrebbero essere accantonati. Lo ha affermato ieri sera, in un incontro con gli operatori dei media, l'Arcivescovo di Santa Cruz, da poco rientrato in patria dal Sinodo dei Vescovi tenutosi a Roma.
Mons. Sergio Gualberti, secondo le informazioni inviate a Fides, ha espresso preoccupazione e incertezza riguardo alle conseguenze imprevedibili che la crisi politica può portare in Bolivia. In questi giorni in cui prosegue lo sciopero generale, sono morte tre persone, due a Montero e la terza a Cochabamba, oltre a numerosi feriti negli scontri tra sostenitori del MAS e la popolazione che protesta.
“La mia solidarietà alle vittime e la vicinanza fraterna ai loro parenti” ha detto. Mons. Gualberti, che ha chiesto alle autorità di ascoltare il grido della gente che viene da tutti gli angoli del paese, e di riconoscere il grande sacrificio delle persone che sono in sciopero, specialmente quanti credono nella democrazia.
Alla comunicazione del risultato elettorale da parte Tribunale elettorale supremo , con la vittoria del presidente uscente Morales , sono seguiti giorni di forti proteste e violenti scontri che hanno causato 3 morti. Secondo informazioni di agenzia, a la Paz questa notte ci sono stati nuovi scontri che hanno lasciato molti feriti, sia manifestanti che poliziotti.
L'Organizzazione delle Nazioni Unite in Bolivia ha pubblicato una nota con la quale "condanna fermamente la morte di una terza vittima dell'intolleranza e della violenza che continuano nel paese, nonché delle oltre 300 persone ferite finora, secondo i dati dell'Ufficio del difensore civico", sottolineando che "nulla giustifica lo scontro tra boliviani, e la morte dei cittadini è assolutamente inconcepibile".
La rappresentanza delle Nazioni Unite "esprime profondo sgomento e indignazione per gli alti livelli di violenza registrati" continua la nota, e "ricorda alle autorità competenti che è loro dovere garantire in ogni momento il rispetto, la protezione e la garanzia dei diritti umani di tutti i boliviani” e li esorta ad “agire preventivamente di fronte a qualsiasi atto di violenza". La rappresentanza dell’Onu in Bolivia chiede a tutti i protagonisti politici "di ridurre immediatamente le tensioni politiche e di condannare totalmente qualsiasi manifestazione violenta che possa mettere a repentaglio l'integrità e la vita delle persone". Infine "ribadisce il rifiuto assoluto di qualsiasi forma di violenza e lancia un appello al dialogo come unico modo per evitare ulteriori morti e recuperare la pace".

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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Solidarietà per la Papua occidentale: i giovani mobilitano la Chiesa e le autorità governative

Ven, 08/11/2019 - 10:42
Port Moresby – “Come possiamo definirci una nazione cristiana se non prestiamo attenzione e aiuto ai nostri vicini?”: è la domanda sollevata nel corso del dibattito su “Freedom for West Papua” dagli studenti della Jubilee Catholic Secondary School, sulle onde radio del programma “Chat Room”, della stazione radiofonica Tribe 92 FM, dedicata e incentrata sui giovani in Papua Nuova Guinea.
Analizzando la storia di Indonesia e Papua occidentale i ragazzi hanno rielaborato i fattori che hanno portato alla situazione attuale di quella provincia, toccando il delicato tema dell'abuso dei diritti umani e lanciando un appello per un intervento delle Chiese e del governo.
Una studentessa ha tracciato un breve percorso, ricordando come la Papua occidentale è diventata parte dell'Indonesia: “Le politiche per la libertà della Papua occidentale non sono mai state giuste. Il referendum del 1969, invece di portare a elezioni libere ed eque, fu caratterizzato da brogli elettorali da parte dell'Indonesia che aveva ritenuto i papuani troppo ‘primitivi’ per far fronte alla democrazia”, ha detto la ragazza.
In riferimento alla violazioni dei diritti umani un’altra studentessa ha affermato che la popolazione della Papua occidentale continua a subire atrocità e ingiustizie. “Le forze di sicurezza indonesiane hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani nei confronti degli indigeni papuani, fino ad oggi sono stati uccisi oltre 500.000 civili”, ha affermato.
Tutti i dipartimenti governativi, le organizzazioni non governative e le organizzazioni della Chiesa sono stati invitati a lavorare “mano nella mano” per intraprendere un'azione proattiva e solidale con la popolazione della Papua occidentale.
"Sappiamo che parlare di questo argomento alla radio non cambierà il mondo. Ma se un gruppo di semplici studenti ha voluto affrontare questo problema, cosa impedisce ai nostri leader di fare lo stesso”, ha affermato un altro degli speaker.

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ASIA/KAZAKHSTAN - Rinnovamento e progetti futuri della Caritas, a servizio dei più vulnerabili

Ven, 08/11/2019 - 10:09
Almaty - “E’ autunno, ma in questi giorni in Kazakistan c’è una bellissima aria di primavera, di rinascita. E noi possiamo davvero sentire che qualcosa di nuovo sta accadendo per la Caritas del nostro paese”: come appreso dall’Agenzia Fides, sono parole pronunciate dal presidente della Conferenza episcopale del Kazakistan, mons. José Luís Mumbiela Sierra, durante il seminario di formazione organizzato nei giorni scorsi da Caritas Kazakistan per tutti i responsabili delle diocesi locali.
Nel corso dell’incontro, tenutosi ad Almaty, i delegati dell’organizzazione caritativa della Chiesa “hanno raccontato le loro attività sono focalizzate sul sostegno all persone vulnerabili della popolazione che di volta in volta cercano aiuto, come anziani, famiglie a basso reddito, persone con disabilità”, spiega a Fides il responsabile nazionale di Caritas Kazakistan, don Guido Trezzani:
Si è parlato inoltre dell’importanza di introdurre a livello locale gli standard per la gestione dell'organizzazione elaborati da Caritas Internationalis. Rileva don Guido Trezzani: “All'incontro hanno partecipato direttori diocesani che hanno iniziato il loro lavoro in Caritas da poco, quindi è stato necessario partire dalle basi, spiegando loro perché questi modelli di gestione siano importanti, quali siano i meccanismi che li regolano e come applicarli in diocesi”.
La prima parte dell'incontro è stata dedicata alla condivisione di informazioni ed esperienze: “Tutte le nostre realtà Caritas sono piuttosto giovani. È estremamente importante condividere informazioni e ascoltare ciò che fanno gli altri, per trarne ispirazione e, quando possibile, emulare un progetto che ha avuto successo”, nota don Trezzani, ricordando l’impegno in diversi progetti, promossi dalla Caritas nelle diverse diocesi, a benefici dei più poveri e bisognosi come anziani, famiglie indigenti, disabili.
La Caritas nazionale sta continuando a portare avanti, tra gli altri, un programma a sostegno dei genitori di bambini con sindrome di Down, attuato con il supporto di specialisti italiani: "In tutto il paese ci sono già più di 700 bambini che vi partecipano, insieme alle loro famiglie. Nel prossimo futuro, cominceremo a lavorare per creare un centro statale, che miri anche alla ricerca scientifica e alla formazione di operatori per centri e scuole”.
Incoraggiando la Caritas del Kazakistan, il presidente di Caritas Internationalis, il Cardinale Luis Antonio Tagle ha inviato un video-messaggio all'assemblea, ricordando che l’opera della Caritas “non è solo una semplice attività ordinaria, ma rappresenta il braccio operante della Chiesa”, che poggia su tre pilastri: la Parola di Dio, i sacramenti e le opere di carità. “Non possiamo eliminarne uno e concentrarci sugli altri, nè considerarli separatamente. Noi serviamo il nostro Dio che ama tutti, serviamo Gesù, che ha salvato tutti, quindi la Caritas deve servire tutti”, ha detto il Card. Tagle.
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ASIA/NEPAL - I missionari Clarettiani: cura e istruzione dei bambini vittime del terremoto

Gio, 07/11/2019 - 11:47
Kathmandu - I missionari Clarettiani sono impegnati a costruire il futuro dei bambini orfani e poveri, vittime del terremoto del 2015 in Nepal, fornendo loro assistenza e istruzione. “Abbiamo visitato il Nepal dopo il terremoto in Nepal nel 2015 e abbiamo contribuito a ricostruire il villaggio di Wasbang, nel distretto di Chitwan, nel centro del Nepal. Ci siamo imbattuti in un bambino orfano e abbiamo iniziato a prendercene cura. Oggi stiamo aiutando e educando oltre 400 studenti.Il nostro obiettivo è aiutare 900 studenti entro il 2025 ”, dice all'Agenzia Fides il padre Clarettiano Jojo Peter Ancheril, tra i responsabili dell'iniziativa, avviata dai missionari Clarettiani di Macao.
Oltre 400 bambini, orfani, poveri e con disabilità fisiche, risiedono nella casa dei bambini di Antyodaya a Parsa, nel distretto di Chitwan. La casa è stata costruita il 13 maggio 2017. "Intendiamo raggiungere i bambini meno fortunati dei villaggi remoti offrendo loro l'educazione e lo sviluppo della personalità", afferma padre Ancheril.
Il 12 aprile 2015, il forte sisma colpì colpito il Nepal uccidendo migliaia di persone e lasciando milioni di persone senza tetto e senza la possibilità di soddisfare i bisogni primari. Imponente fu la mobilitazione internazionale e la casa dei bambini di Antyodaya rientrò in questa ondata di solidarietà.
Padre Ancheril, dopo un primo viaggio in Nepal, iniziò a coinvolgere parrocchiani e benefattori per ricostruire case alle famiglie colpite dal sisma, nel villaggio di Wasbang, anche grazie al supporto dei Padri della Little Flower Society di Narayangh. Dopo un successivo viaggio con circa 30 pellegrini, questo impegno si fortificò e stabilizzò. Un giorno Bobby Anthony, project manager in Nepal, si imbattè in una bambina di circa quattro anni che vagava nella giungla. Sua madre era malata di cancro , suo padre era vecchio e fragile. Iniziarono così a prendersene cura e così venne l'ispirazione di occuparsi stabilmente di bambini in situazioni simili, costruendo una apposita casa per loro. Yessermaya, assistente sociale del luogo, si interessò ai lavori di costruzione e identificò altri bambini bisognosi. Ben preso si aggiunsero altri bambini da villaggi rurali, dove non vi erano scuole e le fmaiglie vivono in estrema povertà.
"Oggi la Casa per bambini di Antyodaya offre agli studenti una nuova vita per crescere, lavorare e sperare nel futuro. Agli studenti viene data la giusta attenzione e cure speciali per i bisognosi, oltre che istruzione e assistenza sanitaria. L'amore di Dio non conosce limiti". conclude suor Liza Franca Augustine, collaboratrice del progetto e missionaria in Nepal.
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