ASIA/VIETNAM - La memoria dei martiri vietnamiti alimenta la fede nel presente

Fides IT - www.fides.org - Lun, 26/11/2018 - 11:29
Hanoi - La memoria dei martiri vietnamiti alimenta la fede nel presente: con questo spirito la Chiesa in Vietnam ha celebrato uno speciale Giubileo per il 30° anniversario della canonizzazione dei 117 martiri vietnamiti. Come appreso dall'Agenzia Fides, diverse chiese in tutto il paese, parrocchie e istituzioni hanno celebrato Messe speciali per l'occasione, ricordando la loro fede e l'amore verso Dio testimoniati dai martiri.
"Ricordiamo con cuore grato a Dio i sacrifici dei martiri vietnamiti e ci ispiriamo ai loro esempi di fede, servizio e impegno", dice all'Agenzia Fides Maria Van Dat, laica cattolica di Hanoi, dopo le celebrazioni giubilari, concluse il 24 novembre. "Questa è un'occasione per ogni cattolico del paese per alimentare i semi della fede, soprattutto a beneficio delle generazioni presenti e future in Vietnam", ha detto Van Dat.
Il 19 giugno 1988 Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato 117 martiri perseguitati dai governanti vietnamiti nel XVII e XVIII secolo.
Otto Vescovi, oltre a sacerdoti e laici, furono torturati e giustiziati tra il 1745 e il 1862 per aver rifiutato di rinunciare alla loro fede. Furono decapitati, squartati o bruciati vivi, o lasciati morire in gabbie troppo piccole perché potessero sedersi o stare in piedi.
Il cristianesimo arrivò in Vietnam nella prima metà del XVI secolo. La fede cattolica fu introdotta dai missionari prima e durante l'era della colonizzazione francese e resta una religione minoritaria in un paese in gran parte buddista: i cristiani sono circa il 9% della popolazione.
Oggi la Chiesa cattolica è divenuta una presenza ben radicata nel Sudest asiatico. Dopo l'unificazione del paese sotto il regime comunista e alcune limitazioni imposte alla libertà religiosa, si sono gradualmente compiuti passi in avanti: oggi le chiese del Vietnam sono spesso piene di fedeli, con molti giovani che partecipano attivamente alla vita della Chiesa. La Chiesa vietnamita è ben consapevole che la fioritura della fede del presente è un frutto del martirio del passato.
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AFRICA/CENTRAFRICA - Massacro di Alindao: per i Vescovi “Proteggere la vita è il primo dovere dello Stato”; domenica 2 dicembre giornata di lutto

Fides IT - www.fides.org - Lun, 26/11/2018 - 11:03
Bangui - “La persona umana è sacra e inviolabile. Ogni agente della forza pubblica, ogni organizzazione hanno l’obbligo assoluto di rispettarla e di proteggerla”. È il primo articolo della Costituzione della Repubblica Centrafricana, richiamato dai Vescovi locali in un comunicato nel quale chiedono alle autorità di fermare le violenze che insanguinano il Paese dal 2012.
Il documento, inviato all’Agenzia Fides, è stato pubblicato al termine della sessione straordinaria dell’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Centrafricana, tenutasi il 24 novembre.
Dopo aver denunciato le violenze che insanguinano Bangui, Bambari, Batangafo e Alindao, i Vescovi hanno invitato “le autorità politiche e amministrative, il corpo diplomatico, i rappresentanti delle istituzioni nazionali e internazionali, i media e la popolazione, ad una conferenza stampa il 26 novembre, presso l’Arcivescovato di Bangui, per fare verità sui crimini inaccettabili e odiosi perpetrati contro le popolazioni civili”.
Dopo gli ultimi massacri, in particolare quello commesso ad Alindao il 15 novembre , dove una cinquantina di civili hanno perso la vita, i Vescovi chiedono ai fedeli e agli uomini di buona volontà di “astenersi dalle festività del 1° dicembre , in segno di lutto”, mentre domenica 2 dicembre viene indetta in tutte le diocesi “una giornata di lutto e di preghiera” in memoria delle vittime. Le collette delle messe domenicali saranno destinate ai sopravvissuti dei massacri.
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ASIA/FILIPPINE - La Chiesa delle Filippine dà il via all'Anno dei Giovani

Fides IT - www.fides.org - Lun, 26/11/2018 - 10:44
Cebu - La Chiesa nelle Filippine ha inaugurato nella solennità di Cristo Re l'Anno dei Giovani, annunciando contestualmente a Giornata nazionale della Gioventù del 2019 . La Conferenza Episcopale ha annunciato ufficialmente che il 2019 sarà l'Anno dei GIovani che si concluderà il 24 novembre 2019, come parte del “viaggio di nove anni per la Nuova Evangelizzazione" in preparazione al 500° anniversario dell'arrivo della fede cristiana nelle FIlippine .
Come appreso dall'Agenzia Fides, presentando gli eventi, l'Arcivescovo José Palma di Cebu ha dichiarato: "Nel celebrare l'Anno dei Giovani e la Giornata della Gioventù intendiamo portare più persone a seguire Gesù". L'anno 2019, ha detto, "è dedicato ai giovani che sono il futuro ma anche il presente della Chiesa. Con la loro partecipazione attiva alla società e alla vita della Chiesa, ispirano tutti noi per l'evangelizzazione e la trasformazione sociale", ha rimarcato.
Nell'iter di preparazione alle celebrazioni giubilari del 2021, i primi anni sono stati dedicati alla "formazione integrale della fede" , ai laici , ai poveri , all'Eucaristia e alla famiglia , e alla parrocchia come comunione di comunità . L'anno 2018 è stato dedicato al clero e alle persone consacrate mentre, dopo l'Anno dei giovani , gli ultimi due anni saranno dedicati all'ecumenismo e al dialogo interreligioso e alla missio ad gentes .
L'Arcivescovo Palma ha detto: “Attendiamo con gratitudine e gioia il 16 marzo 2021, quinto centenario dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine. Ricordiamo con ringraziamento la prima Messa celebrata sull'isola di Limasawa, la domenica di Pasqua, il 31 marzo di quell'anno. Ricordiamo il battesimo di Rajah Humabon, a cui fu dato il nome di battesimo Carlos e sua moglie Harah Amihan che fu battezzata Juana nel 1521. I nostri occhi guardano il Santo Niño de Cebu, la più antica icona religiosa delle Filippine, dono di Ferdinando Magellano ai primi cattolici filippini. Il 2021 sarà un anno di grande Giubileo per la Chiesa nelle Filippine ".
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AMERICA/PANAMA - I giovani panamensi continuano il loro cammino in preparazione alla GMG 2019

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/11/2018 - 11:57
Città di Panama - A meno di 60 giorni dall'inizio della Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019, e dopo l'annuncio dell'agenda ufficiale di Papa Francesco per la sua visita apostolica nel Paese, le attività continuano a moltiplicarsi nell'arcidiocesi in preparazione dell'arrivo del Santo Padre.
Domenica 18 novembre migliaia di giovani che compongono la delegazione panamense "Peregrinos Panama" per la prossima GMG, hanno dato vita ad una marcia dalla sede dell'Università tecnologica al Gymnasium dell'Università Santa Maria la Antigua , dove hanno concluso la giornata con la Messa presieduta dall'Arcivescovo di Panama, Mons. José Domingo Ulloa Mendieta, che nell’omelia ha detto loro: “Cari giovani, siete la ragione di questo grande sforzo che, come Chiesa e come nazione, stiamo facendo, nell'organizzazione della GMG”. Ha anche ricordato che “l'obiettivo della GMG è quello di incontrare Gesù, per continuare a vivere il nostro impegno battesimale con gioia, umiltà e disponibilità di credenti".
Giovedì 22 novembre sono arrivati nell'Arcidiocesi di Panama, per continuare il loro viaggio, i simboli della Giornata Mondiale della Gioventù - la Croce Pellegrina e l'Icona della Vergine - dopo il loro pellegrinaggio attraverso il Venezuela. In tale giorno ha avuto luogo anche la Giornata di preghiera per la nazione nella Chiesa di La Merced, nel centro storico di Panama City, che quest'anno ha avuto un significato speciale. La Commissione per la Preghiera dell'Arcidiocesi si è riunita insieme a centinaia di giovani per chiedere la benedizione di Dio non solo per il paese ma anche per i frutti della GMG 2019, attraverso la recita del rosario e la celebrazione eucaristica.
Inoltre questa stessa settimana, è stato trasmesso il messaggio del Papa in preparazione alla XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù di Panama 2019, sotto forma di un video messaggio per raggiungere il maggior numero possibile di giovani, proprio nel giorno della Presentazione della Beata Vergine Maria, 21 novembre. Nel messaggio, il Papa, tra le altre cose, esorta i giovani a realizzare "la rivoluzione che può sconvolgere le grandi potenze di questo mondo, la rivoluzione del servizio", tutto questo essendo "in dialogo con Dio e in atteggiamento di ascolto, come Maria" .
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ASIA/PAKISTAN - Arrestato il leader del partito islamista che organizzò la protesta contro Asia Bibi: "Lo stato di diritto prevale"

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/11/2018 - 11:31
Islamabad - La polizia del Pakistan ha arrestato Khadim Hussain Rizvi, leader del partito radicale islamico Tehreek-e-Labbaik Pakistan che ha organizzato la violenta protesta, che paralizzò la nazione, all'indomani del verdetto di assoluzione di Asia Bibi, donna cristiana che era stata condannata a morte per presunta blasfemia. Rizvi aveva annunciato una nuova ondata di protesta per il 25 novembre per “rendere omaggio ai martiri del suo partito”.
Commentando l'arresto, il ministro per l’Informazione Chaudry Fawad Hussain, ha detto: “Mantenere l'ordine pubblico nel paese è responsabilità dello stato, e non permetteremo a nessuno di distruggerlo”. Khadim Hussain Rizvi aveva minacciato pubblicamente ed emesso una fatwa contro i magistrati della Corte Suprema che hanno assolto Asia Bibi.
“Asia Bibi è stata accusata falsamente. Lo stato è responsabile della salvaguardia della vita dei cittadini. Il caso di Asia Bibi non avrebbe dovuto durare così a lungo. E' dovere dello stato assicurarle completa protezione" ha dichiarato Saqib Nisar, Presidente della Corte Suprema del Pakistan, alto magistrato che ha presieduto il collegio dei giudici che il 31 ottobre hanno assolto Asia Bibi. Il giudice si è rivolto con queste parole ai membri del Parlamento britannico, durante una recente visita a Londra: “Ogni caso giudiziario è a se stante: non esiste un caso di alto profilo o di basso profilo. In Pakistan la riforma giudiziaria ha la massima priorità: urge adottate misure per ridurre i ritardi nel dispensare giustizia”, aggiungendo che “la corruzione è uno dei problemi più importanti”.
L'esame del caso di Asia Bibi in tribunale è stato ritardato più volte a causa delle pressioni dei gruppi militanti islamici. I giudici, nei processi in tre gradi di giudizio, hanno ricevuto minacce e alcuni di loro hanno rifiutato di fissare l'udienza.
Sabir Michael, attivista cattolico per i diritti umani, dichiara all’Agenzia Fides: “Apprezziamo gli sforzi del Presidente della Corte Suprema nel caso di Asia Bibi: Nisar auspica che non ci sia ritardo e che la giustizia sia amministrata tempestivamente. Il ritardo nella giustizia è la morte della giustizia. Lo stato di diritto deve prevalere su ogni gruppo fondamentalista e sulle sue pressioni”.
Asia Bibi, assolta dal caso di blasfemia il 31 ottobre, è ora in Pakistan in un luogo sicuro per ordine della Corte Suprema. Il suo rilascio ha creato una situazione di tensione in tutto il paese.
La sentenza di 56 pagine pubblicata dalla Corte Suprema e firmata da Saqib Nisar, che sancisce l'assoluzione di Asia Bibi, rileva i seguenti motivi che hanno portato all'assoluzione:
- l'incidente della presunta blasfemia è avvenuto il 14.06.2009 ma la prima denuncia è stata registrata il 19.06.2009, cinque giorni dopo. Questo ritardo, secondo la giurisprudenza penale, è indice di un complotto;
- le due donne testimoni oculari del caso, che hanno litigato con Asia Bibi, hanno detto che Asia Bibi ha espresso osservazioni blasfeme contro il Profeta Maometto alla presenza di altre 25-30 donne, ma nessuna altra donna è comparso davanti al tribunale per sostenere l'accusa;
- una donna testimone ha detto in una deposizione che il litigio non era relativo a una fonte di acqua potabile; mentre in altre deposizioni ha sostenuto questo: c'è una chiara contraddizione;
- le testimoni oculari hanno riferito che 1.000 persone del villaggio erano presenti all'assemblea pubblica, tenutasi alla presenza degli imam locali, per incriminare Asia Bibi; altri parlano di 100 persone, riferendo di un altro luogo: ci sono versioni contrastanti anche sulla durata di questa assemblea.
La Corte, rilevando molte incongruenze, ha deciso che “non si può affermare oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza di Asia Bibi” e ha dunque assolto e ordinato il rilascio della donna.
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AFRICA/CAMERUN - Il Vescovo di Mamfe: “Un’indagine sull’omicidio di p. Ondari; restiamo uniti nella preghiera”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/11/2018 - 10:48
Mamfe – “Invito tutti i cristiani della diocesi di Mamfe, in particolare i cristiani della parrocchia di Kembong, a rimanere calmi ed essere uniti nella preghiera. Le forze del male impazzano contro la Chiesa di Dio, ma come cristiani crediamo nella promessa di Cristo che ‘le porte degli inferi non prevarranno mai contro di essa’ . Allo stesso tempo dobbiamo rimanere vigili, perché il diavolo si aggira come un leone ruggente cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede ”. Con queste parole il vescovo di Mamfe, mons. Andrew Nkea, si rivolge all’intera popolazione dopo l’assassinio di padre Cosmas Omboto Ondari, missionario keniota della Società missionaria di San Giuseppe di Mill Hill, ucciso il 21 novembre, a Kembong, a pochi km da Memfe . Nell’appello pervenuto all’Agenzia Fides, il Vescovo racconta: “Sono andato a visitare la parrocchia di Kembong giovedì 22 novembre e ho contato 21 fori di proiettili sull’edificio dove il sacerdote, il catechista e molti cristiani stavano svolgendo varie attività nel complesso della Missione. Il sangue del prete assassinato era ancora chiaramente visibile sulla porta all'entrata della Chiesa”.
“Padre Cosmas è morto nella casa di Dio e la nostra preghiera è che il Dio che ha servito così bene lo accolga nel suo Regno eterno. Mentre piangiamo con l’intera Famiglia dei missionari Mill Hill e la famiglia naturale di p. Ondari, siamo certi che il nostro fratello sia morto facendo ciò per cui aveva offerto la sua vita”, aggiunge.
Nel suo appello il Vescovo insiste sulla speranza che nella diocesi e nelle regioni anglofone del Camerun questi crimini si fermino. “Il valore della vita umana sta diminuendo e la vita viene sprecata per qualsiasi motivo, anche il più futile. Tutto ciò deve fermarsi e noi dobbiamo esortare tutti coloro che sono coinvolti nell'uccisione di civili innocenti ad astenersi da questi atti inumani e mostruosi. Invito le forze dell’ordine a svolgere un'indagine approfondita su questo atroce crimine commesso contro un missionario innocente e pacifista e portare i colpevoli alla giustizia. Questo è l'unico modo in cui coloro che sono stati feriti possono veramente essere confortati, e la pace può tornare nella nostra terra”.
A Mamfe, da dicembre del 2017 i fedeli al termine di ogni messa pregano per la pace. Mons. Nkea ha invitato i cristiani ad intensificare le loro preghiere soprattutto in questi momenti affinchè “fiorirà la giustizia e abbonderà la pace”.
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ASIA - Verso la visita ad limina apostolorum dei Vescovi dell’Asia Centrale: urge uno slancio missionario

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/11/2018 - 10:23
Astana – Sarà un momento importante di confronto e di crescita: con questo spirito i Vescovi della Chiesa cattolica in Asia Centrale si ritroveranno il prossimo 1° marzo a Roma per la Visita ad limina apostolorum, l'incontro che i Pastori delle diocesi di tutto il mondo vivono periodicamente con il Papa e con i dicasteri vaticani. Durante la visita, che si tiene ogni 10 anni per le sedi extra-europee, i Vescovi delle Chiese centroasiatiche potranno illustrare le peculiarità e problematiche della propria regione. Il fine è individuare linee guida e nuove strade per portare avanti l'annuncio del Vangelo e la missione della Chiesa, rispondendo alle sfide pastorali del tempo presente, mentre la presenza della comunità cattolica in quell'area al centro del continente si struttura sostanzialmente in iniziative di preghiera, ecumenismo, carità.
La Chiesa nella regione dell’Asia Centrale oggi è un piccolo gregge che, nel complesso, in un’area vastissima, consta – secondo dati dell’Annuario Stataistico della Chiesa cattolica del 2016 – di circa 118mila fedeli: considerando le varie nazioni dell’area ex sovietica, conta 70 parrocchie in Kazakhstan ; 3 in Kyrgyzstan ; 2 parrocchie in Tajikistan ; 5 parrocchie in Uzbekistan ed una comunità in Turkmenistan , che si riuniscono nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat. Nell’area va considerata, poi, anche la Missio sui iurs esistente inAfghanistan, terra dove non vi sono cattolici locali né chiese sul territorio e dove i fedeli sono solo costitutiti dal personale straniero.
Nel corso dell’ultima Visita ad limina, avvenuta il 2 ottobre 2008, Benedetto XVI aveva accolto presso la Santa Sede i Vescovi e il Delegato per i fedeli greco-cattolici in Kazakhstan, l’Amministratore Apostolico in Kyrgyzstan, l’Amministratore Apostolico in Uzbekistan, il Superiore della Missio sui iuris in Tajikistan e il Superiore della Missio sui iuris in Turkmenistan, invitandoli a non scoraggiarsi per l’esiguo numero di fedeli nelle loro comunità, e a prendere come modello “le prime comunità dei discepoli del Signore, che, pur essendo piccole, non si chiudevano in se stesse”.
Papa Ratzinger aveva ringraziato i sacerdoti e i religiosi impegnati nelle diverse circoscrizioni ecclesiastiche, in particolare i Francescani nella Diocesi della Santissima Trinità in Almaty, i Gesuiti in Kyrgyzstan, i Francescani Conventuali in Uzbekistan, i religiosi dell’Istituto del Verbo Encarnado nella Missio sui iuris in Tadjikistan, gli Oblati di Maria Immacolata nella Missio sui iuris in Turkmenistan, i Barnabiti in Afghanistan. E aveva lanciato un appello alla missionarietà; “Invito altre famiglie religiose a offrire generosamente il loro contributo, inviando personale e mezzi per portare a compimento il lavoro apostolico nelle vaste regioni dell’Asia Centrale. A ciascuno di voi ripeto che il Papa vi è accanto e vi sostiene nel vostro ministero”, aveva concluso il pontefice.
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Carovane migranti alla frontiera USA: l’azione della Chiesa centroamericana

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/11/2018 - 09:56
Oltre 4 mila migranti centroamericani sono arrivati - ed altri ne stanno arrivando - a Tijuana, alla
frontiera con gli Stati Uniti, dopo una lunga camminata dai loro paesi d'origine. Sono il primo
contingente delle tre carovane partite in ottobre dall'Honduras e da El Salvador, che contano
complessivamente almeno 9 mila persone. Gli Stati Uniti, destino e sogno delle carovane migranti, non intendono fare entrare i marciatori senza visto. I migranti restano bloccati nelle aree di frontiera. La Chiesa lavoro per il dialogo con le istituzioni e l’assistenza umanitaria. Nel messaggio al popolo di Dio, i Vescovi messicani segnalano tra l'altro: “Riconosciamo l'azione responsabile di alcune autorità statali e municipali che hanno risposto efficacemente a questa emergenza, ma constatiamo che molte altre hanno lasciato da parte le responsabilità indicate dalla Legge Nazionale di Migrazione. Come società e come Chiesa abbiamo cercato di assistere fraternamente i migranti nel loro passaggio per il nostro territorio, rispondendo alla chiamata di Papa Francesco di accoglierli, proteggerli, promuoverli ed integrarli”

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AMERICA/GUATEMALA - Dal Congresso Missionario l’impegno per la “trasformazione missionaria e samaritana” delle parrocchie

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/11/2018 - 09:54
Huehuetenango – “L’entusiasmo e l’ardore missionario acceso nei nostri cuori in questi giorni, ci impegna a partecipare attivamente alla trasformazione delle nostre parrocchie. Usciamo da qui con la ferma intenzione di attuare, in comunione con tutte le forze vive delle nostre parrocchie, processi pastorali che siano fedeli al Vangelo, inseriti nella realtà pluriculturale del nostro paese e aperti a ciò che lo Spirito del Signore Gesù dice alle nostre Chiese”. E’ un brano del Messaggio finale rivolto alle comunità parrocchiali del Guatemala, diffuso al termine del V Congresso Missionario nazionale del Guatemala , celebrato dal 16 ad 18 novembre nella città di Huehuetenango.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, hanno partecipato oltre un migliaio di persone, in gran parte laici, insieme a Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, provenienti da tutte le circoscrizioni ecclesiastiche del Guatemala. Segnato dalla gioia, dalla festa, dalla preghiera, dal ringraziamento a Dio e dall’impegno umano e cristiano, il Congresso aveva come obiettivo quello di “celebrare e rafforzare i processi pastorali missionari nelle Chiese particolari in Guatemala, attraverso la conversione personale ed ecclesiale a Gesù Cristo, perché le parrocchie siano comunità di comunità misericordiose, al servizio del Regno”.
Il Presidente della Conferenza episcopale guatemalteca, Mons. Gonzálo de Villa, Vescovo di Sololà-Chimaltenango, ha aperto i lavori con un messaggio a nome di tutto l’Episcopato, e ha presieduto la Messa di conclusione, insieme a tutti i Vescovi ed ai numerosi sacerdoti presenti.
Mons. Julio Cabrera, Vescovo di Jalapa, Presidente della Commissione episcopale per le Missioni, ha sottolineato che anche i martiri guatemaltechi sono missionari, ed erano presenti all’evento, sia quello già beatificati come quelli dei quali avanzano le cause di beatificazione e canonizzazione, tra cui il fratello Santiago Miller. I lavori del Congresso si sono infatti svolti nei locali del collegio La Salle di Huehuetenángo, che furono testimoni del martirio di uno dei suoi educatori, il fratello lasalliano Santiago Miller, avvenuto il 13 febbraio 1982, del quale Papa Francesco ha recentemente autorizzato la beatificazione.
Il cammino di preparazione all’importante avvenimento ecclesiale e missionario nazionale – è scritto nel messaggio finale pervenuto a Fides – è iniziato nell’Anno della Misericordia, con la scoperta della missione di essere ‘parrocchie misericordiose come il Padre”, e da “un esame di coscienza parrocchiale” alla luce di Aparecida, che ha permesso di prendere coscienza dei “peccati pastorali” e della necessità di una “conversione pastorale” permanente.
Il Congresso ha quindi analizzato la situazione globale della realtà di migliaia di guatemaltechi che vivono nell’estrema povertà e nell’esclusione sociale, dal momento che “non si può fare pastorale senza considerare i contesti nei quali viviamo” e che queste persone in gran parte vivono nei territori delle nostre parrocchie. Sono state quindi indicate alcune prospettive per il futuro, “per impegnarsi nella trasformazione missionaria e samaritana delle nostre parrocchie… Siamo coscienti che abbiamo bisogno con urgenza di un nuovo stile di parrocchia, evangelizzata essa stessa ed evangelizzatrice, al servizio del Regno”.
A fare da punto di riferimento del Congresso è stato il numero 19 della Evangelii gaudium, che ha fatto comprendere ai partecipanti “con più forza, la necessità di una evangelizzazione missionaria intensiva, che non sia una semplice verniciatura decorativa”. “In questo Congresso Missionario ci siamo impegnati ad aprire cammini nuovi per la vita in Cristo delle nostre comunità parrocchiali partendo dalla realtà pluriculturale del nostro Paese – è scritto nel messaggio -. Non dobbiamo continuare con un solo modello di parrocchia. Le parrocchie devono cambiare i loro profili a seconda delle realtà concrete in cui si incarnano”.
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AFRICA/ALGERIA - I martiri di Algeria, in occasione del 150° anniversario di fondazione dei Padri Bianchi

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 12:38
Algeri - “La beatificazione dei martiri dell'Algeria è, per la nostra congregazione, un segno della benedizione del Signore, in occasione del nostro 150° anniversario di fondazione. La Società dei Missionari d’Africa , fiera e grata per il suo passato, può sperare in un avvenire colmo della grazia di Dio. La nostra avventura missionaria non è ancora terminata”: lo dice all’Agenzia Fides p. Gaetano Cazzola, Provinciale dell’Italia dei Padri Bianchi, ricordando che l’8 dicembre prendono il via le celebrazioni del 150° della nascita della Società dei Missionari d’Africa. Dall’8 dicembre 2018 all’8 dicembre 2019 l’evento sarà ricordato con varie iniziative in tutte le comunità in Africa, America latina, Asia ed Europa.
La storia dei Padri bianchi è costellata di martiri. In 150 anni, sono morti uccisi a causa della loro fede 50 membri della Società. I primi, nel 1876, furono tre missionari uccisi nel Sahara. Gli ultimi, il 27 dicembre 1994, sempre in Algeria: Jean Chevillard, Alain Dieulangard, Christian Chessel e Charles Deckers furono colpiti a morte da fondamentalisti islamici. Il prossimo 8 dicembre sarà il giorno in cui questi quattro Padri bianchi saranno beatificati insieme agli altri martiri d’Algeria.
La Società venne creata nel 1868 in Algeria dal Cardinale Charles-Martial Allemand Lavigerie, allora Arcivescovo di Algeri. All’origine della fondazione ci fu una grave emergenza umanitaria. In Algeria era in corso una tremenda siccità che aveva causato una carestia e molte epidemie. Le persone morivano a migliaia e la diocesi di Algeri dovette farsi carico di più di duemila orfani. Fu questo che spinse il Presule a creare una Società di religiosi per occuparsi degli orfani, la maggior parte musulmani. Il 19 ottobre 1868 prese il via il primo noviziato con 12 aspiranti missionari. Il loro compito era l’accoglienza, ma anche il dialogo con il mondo musulmano in cui vivevano e con quello africano. Il Cardinale diceva: “Voi siete gli iniziatori, la vera evangelizzazione sarà opera degli africani”.
Dall’Algeria, i Padri bianchi crearono comunità in tutto il Nord Africa, poi nell’Africa sub sahariana e in America latina, Asia ed Europa. Dalla fondazione a oggi, hanno lavorato nella Società 5.228 padri e fratelli, di cui 138 italiani. “Attualmente siamo 1.210, di 36 nazionalità diverse, 30 in Italia. Nel 2018 si sono uniti a noi 38 giovani, che sono così diventati missionari. La società ha ora 507 giovani in formazione. Pensando al futuro possiamo quindi essere sereni. Il numero maggiore di vocazioni arriva proprio dall’Africa, come profetizzava il Card. Lavigerie”, sottolinea p. Cazzola. Anche in Europa la Società cresce. Stanno aprendo nuove comunità a Berlino e Karlsruhe , Liverpool , Tolosa e Marsiglia , Roquetas de Mar , Bruxelles e Modica . In queste comunità lavorano insieme preti europei e africani, dedicandosi agli immigrati e al dialogo con i musulmani, attività svolta anche ad alto livello attraverso la gestione del Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica .
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AMERICA/CUBA - Giovani di Holguin impegnati nell’opera missionaria

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 12:11
L’Avana – Una settimana di esperienza missionaria, visitando le famiglie di casa in casa e condividendo la "gioia del Vangelo". Così i giovani della diocesi di Holguin hanno scelto di usare le loro vacanze estive per imparare a conoscere la religiosità popolare e vivere in semplicità facendosi “prossimo” per la gente. Come appreso dall’Agenzia Fides, questi giovani che si identificano con l'acronimo JESEC , si sono incontrati a Holguin con p. Oscar Herrera, S.J. per un incontro di formazione, per poi dedicarsi all’opera missionaria organizzata dalla diocesi.
Uno di loro, José Ángel Parra Hernández, ha detto di aver capito che "non puoi trasmettere ciò che non vivi, per questo abbiamo parlato della nostra relazione con Dio e di come dobbiamo nutrire la vita spirituale attraverso il preghiera e sacramenti, fino a diventare totalmente cristiani". Poi sono andati "a visitare famiglie sconosciute, portando un messaggio di gioia e trascorrendo tempo con i bambini”.
María de Jesús Lladó Rodríguez, ha già partecipato a due esperienze missionarie: “E’ bello condividere la fede andando in una piccola comunità, ed è sorprendente vedere giovani con la loro gioia e mai stanchi”.
P. Dayron Hernández Martín, che guida l'azione missionaria nella diocesi, spiega che i giovani vengono chiamati attraverso i loro parroci come “missionari inviati dalla Chiesa”. P. Oscar Herrera SJ, dell'Arcidiocesi de L'Avana, ha parlato loro dell'importanza della loro vita spirituale e dell’incontro quotidiano con Gesù per trasmettere il suo messaggio d’amore.

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AFRICA/UGANDA - Dimissioni del Vescovo di Lira e nomina del successore

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 12:09
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lira , presentata da S.E. Mons. Giuseppe Franzelli, M.C.C.J. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Lira S.E. Mons. Santus Lino Wanok, finora Vescovo di Nebbi.
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AFRICA/SUDAFRICA - La Chiesa in Sud Africa: forme e contenuti per comunicare il Vangelo

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 11:58
Benoni – Curare una formazione professionale per comunicare il Vangelo sui mass media: questo l’obiettivo centrale dell’incontro organizzato nei giorni scorsi dall'Inter-Regional Meeting of Bishops in Southern Africa al Lumko Centre di Benoni. Come riferito all’Agenzia Fides, i comunicatori cattolici dei nove paesi dell'Africa meridionale si sono confrontati in un seminario di tre giorni dedicato alla comunicazione mediatica e alle nuove strade dell’evangelizzazione, con l’intento di sviluppare la qualità della comunicazione cattolica nell’area. Intervenendo all’assemblea, l'Arcivescovo di Città del Capo, mons. Stephen Brislin, Presidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Africa australe, ha incoraggiato i partecipanti sottolineando l'importanza della missione che svolgono e ricordando che la Chiesa si affida a loro per diffondere la Buona Novella.
Padre Ricardo da Silva, Gesuita sudafricano, impegnato con il Jesuit Institute’s Spotlight Africa, nuovo portale online su società, politica, religione e spiritualità in Sud Africa, ha aiutato i partecipanti a cimentarsi con questioni di contenuto, soprattutto con le particolarità della parola scritta. Ha insegnato loro a segnalare notizie e raccontare storie per raggiungere una generazione largamente disabituata alla lettura. Tra i partecipanti erano presenti laici, uomini e donne, sacerdoti e un vescovo, tutti coinvolti nelle rispettive diocesi nel settore delle comunicazioni sociali, senza tuttavia aver mai ricevuto una formazione professionale.
“Un professionista della comunicazione deve essere sempre pronto a sentirsi scomodo”, si è detto nel corso del workshop, che ha riflettuto sull’uso dei social media come Facebook, Twitter e YouTube. Il workshop ha ricordato ai partecipanti le opportunità e i rischi che i diversi strumenti offrono, rimarcando la necessità di “affrontarli e di uscire dalle zone di comfort”.
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AMERICA/CILE - I 450 anni di evangelizzazione per la comunità francescana più a Sud del mondo

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 11:38
Castro – I francescani celebrano 450 anni di presenza e di evangelizzazione nell'isola di Chiloé. I quattro frati fondatori della comunità vi arrivarono infatti con l'esercito spagnolo, provenienti dal Perù, nel 1568. “Abbiamo voluto festeggiare questo anniversario perché sappiamo che l'identità si forgia a partire da una memoria grata” ha spiegato all'Agenzia Fides p. Julio Campos OFM, parroco e guardiano del convento di Castro, capoluogo dell'isola. "Siamo grati ai nostri predecessori per il loro lavoro e la loro abnegazione che hanno attraversato i secoli nella predicazione del Vangelo a Chiloé", conclude.
La festa si è tenuta nei giorni scorsi nella piazza antistante la chiesa di San Francesco e la comunità locale ha reso grazie a Dio con una messa solenne presieduta dal Ministro provinciale dei Frati Minori, p. Isauro Covili. Attualmente la comunità dei Frati minori - formata anche da un altro sacerdote di 95 anni e da un fratello diacono di 80 - si occupa della parrocchia, fondata ai tempi degli spagnoli, dedicata a san Giacomo Apostolo, di quelle di Chelín e di Quehui, con un totale di nove comunità cristiane, ma cura anche l'ospizio San Francesco, la pastorale penitenziaria e ospedaliera e una mensa sociale.
Nella storia dell'isola i francescani sono stati essenziali nel campo dell'educazione, della cultura e del servizio sociale. “Quando i nostri confratelli arrivarono, si occupavano del servizio pastorale dell'esercito spagnolo e dell'istruzione elementare e del catechismo agli abitanti della zona, gli indigeni huilliches", riferisce il sacerdote. Fondarono la prima scuola, che mantennero fino all'epoca del Concilio Vaticano II e si occuparono anche della salute degli abitanti.
Chiloé è un'isola al sud del Cile, poco più grande della Corsica, abitata da circa 140 mila persone, molti huilliches, in parte cattolici. Gli abitanti locali si dedicano alla pesca e alla raccolta di frutti di mare e alla preparazione del salmone. Oltre che dall'inquinamento, spiega il francescano, l'isola è minacciata dalla scarsità di acqua potabile. Attualmente l'isola è meta di numerosi immigranti provenienti soprattutto da Haiti e poi da Perù, Ecuador, Venezuela e Colombia, dediti soprattutto all'attività di pesca del salmone. La principale sfida dei francescani di Chiloé è oggi quella di “continuare a costruire una Chiesa evangelica, evangelizzata ed evangelizzatrice, che lasci da parte gli abusi e la corruzione, e che recuperi la fiducia della gente”, conclude.

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ASIA/IRAQ - Patriarchi cattolici a Baghdad per incontrare i giovani e celebrare i martiri

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 11:04
Baghdad – Il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako - che ha svolto la funzione di Presidente delegato al recente Sinodo dei Vescovi della Chiesa cattolica intitolato “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale” - ospiterà presso la sede patriarcale di Baghdad la 26esima riunione dell'incontro dei Patriarchi Cattolici d'Oriente, in programma dal 26 al 30 novembre, e dedicata ai giovani come “segno di speranza in Medio Oriente". L'importante summit - riferiscono le fonti del patriarcato caldeo, consultate dall'Agenzia Fides - inizierà nel pomeriggio di lunedì 26 novembre con una concelebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III Younan presso la cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, teatro il 31 ottobre 2010 di una strage compiuta da un commando di al Qaeda in cui morirono circa 50 fedeli e due sacerdoti.
Il programma della riunione prevede anche, martedì 27 novembre, un incontro dei Patriarchi con un folto gruppo di giovani cristiani iracheni, che si svolgerà nella cattedrale caldea dedicata a San Giuseppe. All'incontro – che si concluderà con la pubblicazione di un comunicato finale sulla condizione delle comunità cristiane in Medio Oriente, in questo tempo di tribolazione per le popolazioni della regione – parteciperanno anche il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, il Patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak, il Patriarca melchita Youssef Absi, il Patriarca armeno cattolico Krikor Bedros XX Ghabroyan, il Vescovo William Shomali e la professoressa Souraya Bechealany, Segretario generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente. .
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ASIA/FILIPPINE - Missionari sudcoreani portano cure mediche e speranza ai poveri

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 10:53
Manila - Portare l'annuncio dell'amore di Dio, dare una parola di conforto e di speranza e un aiuto concreto ai poveri e agli emarginati nelle Filippine: con questo spirito 26 missionari laici cattolici, infermieri e personale medico dalla Corea del Sud, hanno reso i loro servizi a pazienti che non possono permettersi cure mediche, portando gioia e speranza. Come appreso dall'Agenzia Fides, questi operatori sanitari hanno partecipato a una missione medica di cinque giorni nel mese di novembre organizzata dalla “Catholic Health Association of Korea”, in collaborazione con p. Andreas Chang, prete della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù nella città di Malabon, nei pressi di Manila.
P. Chang è un missionario sudcoreano che vive nella diocesi di Caloocan, impegnato nell'annuncio del Vangelo e nel servizio ai poveri che abitno nelle baraccopoli urbane alla periferia della metropoli. Il prete ha preso atto dell'estrema indigenza e dell'estrema necessità di provvedere cure sanitarie a persone che restano tagliate fuori da ogni tipo di assistenza sanitaria pubblica o privata. per questo ha contattato la Catholic Health Association of Korea.
I professionisti della salute giunti dalla Sud Corea visita hanno prestato cure e servizi sanitari a oltre 2.500 pazienti in cinque giorni impegnandosi in modo volontario in interventi di chirurgia minore, otorinolaringoiatria, medicina interna, cure dentistiche.
Padre Chang ha detto a Fides che “i poveri hanno bisogno di cure mediche ma anche di un programma di sensibilizzazione sanitaria per prevenire le malattie. Questo impegno è parte della missione della Chiesa, che porta speranza e guarigione agli indigenti”.
Evelyn Lopez, una delle pazienti, dice a Fides: “È stato per noi un grande dono. Medici, dentisti, infermieri, farmacisti, radiologi ci hanno aiutato con serenità e sorriso, offrendoci i loro servizi gratuitamente. Siamo edificati e consolati". La missione non si è ridotta solo all'assistenza medica: “Era molto di più: c'è stata una condivisione di vita e uno scambio di fede. Abbiamo visto in loro la vicinanza del Buon Samaritano”, conclude.
La Catholic Health Association of Korea è stata approvata nel 2004 dalla Conferenza Episcopale Coreana. L'organizzazione è composta da circa 30.000 membri di ospedali cattolici, medici, infermieri e farmacisti cattolici. Tra le iniziative portate avanti, spiccano campagne per la vita, campagne di prevenzione sanitaria, missioni mediche oltremare, servizi di assistenza sanitaria locale.
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ASIA/TAIWAN - La devozione degli abitanti delle isole Pescadores per la Madonna della Salute

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/11/2018 - 08:10
Lotung – Ogni anno il 16 novembre, i Camilliani nel mondo celebrano con solennità la festa della “Madonna della Salute”, invocata come patrona degli ammalati. “L'insegnamento che ci ha lasciato San Camillo è quello di assistere il malato come una madre assiste il suo unico figlio infermo. La caratteristica della maternità nella spiritualità di San Camillo occupa un posto di primo piano” scrive all’Agenzia Fides p. Giuseppe Didone, MI, missionario a Lotung, nelle isole Pescadores , arcipelago fra Taiwan e la Cina.
Fin dal 1952, quando i Camilliani che lavoravano in Cina vennero espulsi, e un gruppo di loro arrivò a Taiwan per “Curare ed Evangelizzare”, secondo il loro motto, la devozione per la Madonna della Salute è andata crescendo nella popolazione locale, composta soprattutto di pescatori, insieme a quella verso San Camillo. “Per questo il primo ospedale dei Camilliani, inaugurato a Lotung nel luglio 1952, non ha preso il nome di San Camillo, ma quello di Santa Maria - sottolinea p. Didone -, e nella chiesetta dell'ospedale è venerata una copia del quadro originale, che si trova a Roma”. Alcuni anni più tardi, padre Antonio Crotti costruì una chiesa intitolata alla Madonna della Salute, che a quei tempi era una delle cinque “bellezze per eccellenza” delle isole Pescadores.
Il quadro originale della Madonna della Salute si conserva nella chiesa della casa madre dell’Ordine, Santa Maria Maddalena, a Roma. Nel 1616, due anni dopo la morte di San Camillo, i Camilliani che andavano ad assistere una anziana donna romana, videro questo quadro bellissimo della Madonna appeso alle pareti della sua casa, e chiesero alla donna se, dopo la sua morte, il quadro potesse essere donato ai Camillliani. Essa acconsentì e, quando spirò, i Camilliani presero il quadro e lo portarono nella chiesa della Maddalena. Da allora molti si recarono a pregare dinanzi a questa immagine per i loro malati e molte guarigioni sono avvenute per intercessione di Maria. Per questo i Camilliani ne fecero diverse copie da mandare in tutte le case dell’Ordine, compresa Lotung, affinchè si sviluppasse la devozione mariana verso la Madonna della Salute, patrona dei malati.
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AMERICA/PERU’ - Il Cardinale Barreto: bisogna seguire una giustizia equa, senza mentire al popolo

Fides IT - www.fides.org - Gio, 22/11/2018 - 11:49
Lima – "È proprio una vergogna" ha detto con tono forte il Cardinale peruviano Pedro Barreto, Arcivescovo metropolita di Huancayo, commentando la richiesta d'asilo al governo dell'Uruguay da parte dell'ex presidente Alan García, indagato per corruzione. "Questo, parlando chiaramente, è un'incoerenza, è una presa in giro, è una bugia ciò che ha detto a tutto il paese, ci ha mentito", ha sottolineato il Porporato. Il Cardinale Barreto si è riferito alle dichiarazioni rilasciate da Garcia sabato scorso, 17 novembre: l’ex presidente aveva detto che non aveva violato l'ordine del tribunale che gli impediva di lasciare il paese per 18 mesi, mentre poche ore dopo è entrato nella residenza dell'ambasciatore uruguaiano per chiedere asilo.
Dopo le dimissione del presidente Pedro Pablo Kuczynski per corruzione, i peruviani hanno promosso una revisione del comportamento dei governi precedenti: Alberto Fujimori, Alejandro Toledo, Alan García e Ollanta Humala, trovando casi molto gravi: tutti erano coinvolti nell'inchiesta per corruzione, per aver ricevuto tangenti dalla multinazionale brasiliana Odebrecht o in altri casi.
La Chiesa cattolica in Perù ha insistito sull'esercizio di “una giustizia equa” in ogni momento, in modo particolare, dopo la visita di Papa Francesco in Perù all'inizio del 2018, quando incontrando i Vescovi a Lima, il Pontefice aveva chiesto: “Cosa succede in Perù se ogni volta che un presidente finisce il suo mandato, lo mettono in prigione?”
La Conferenza Episcopale ha annunciato un intervento per commentare la situazione complessa che vive il paese. In altre dichiarazioni sulla stampa, il Cardinale Barreto afferma che “la giustizia del Perù sta dimostrando al mondo che non ci sono intoccabili" e che “nel paese si sta procedendo secondo i parametri indicati dalla legalità".

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AFRICA/TOGO - I Vescovi togolesi: urgono riforme costituzionali e istituzionali

Fides IT - www.fides.org - Gio, 22/11/2018 - 11:43
Lomè - I Vescovi del Togo chiedono riforme costituzionali e istituzionali in vista delle elezioni parlamentari previste per il 20 dicembre, in conformità con la road map della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale . E’ quanto emerge dopo l'Assemblea ordinaria della Conferenza episcopale del Togo , che ha visto i Presuli riuniti a Lomé e Aného dal 12 al 16 novembre per affrontare la situazione socio-politica del paese.
Nel comunicato a conclusione della terza sessione ordinaria del 2018, il CET esprime le sue preoccupazioni sul processo elettorale attualmente condotto dalla Commission Électorale Nationale Indépendante : “È ovvio che lo svolgimento delle elezioni senza le necessarie riforme non risolverà la questione togolese, non farà che esasperare le tensioni e le violenze” si legge nella dichiarazione dei Vescovi del Togo inviata all’Agenzia Fides. Secondo i Vescovi, il Togo ha bisogno di “un cambiamento radicale nel modo di governare e fare politica, perché per chiunque sarà a capo della nostra nazione, se il sistema non cambia, i problemi rimarranno sempre gli stessi”.
La Chiesa togolese rileva che “la preparazione unilaterale delle elezioni, violando alcune disposizioni contenute nelle tabella di marcia dell'ECOWAS, potrebbe portare nuovamente il paese nel caos”.
La principale coalizione dell'opposizione, all'origine delle manifestazioni che scuotono il paese da più di un anno, denuncia le irregolarità nell'organizzazione del voto. L’alleanza, composta da 14 partiti, ha deciso di boicottare la sua partecipazione alla CENI, in cui dovrebbe avere dei rappresentanti.
“Per decenni, la lotta per la libertà, la democrazia, l'alternanza politica e i processi di riconciliazione nel nostro paese non hanno avuto successo a causa della malafede degli attori politici, più preoccupati dei loro interessi personali che del bene comune”, denunciano i Vescovi.
Il 9 novembre il governo ha adottato un progetto di riforma costituzionale che include elezioni presidenziali e prevede la possibilità di ricoprire due mandati presidenziali. Nel settembre 2017 l'opposizione parlamentare ha respinto il testo che consentirebbe al presidente Faure Gnassingbé di ripresentarsi nel 2020 e nel 2025. Quest'ultimo è al potere dal 2005, dopo la morte di suo padre, che aveva governato il paese per 38 anni . Un nuovo disegno di legge del governo dovrebbe essere studiato dalla Commissione legislativa prima di essere presentato nei prossimi giorni ai deputati.

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AMERICA/BRASILE - IV Settimana brasiliana di Catechesi: Abbiamo bisogno di camminare insieme, perché la Chiesa sia missionaria, profetica e misericordiosa

Fides IT - www.fides.org - Gio, 22/11/2018 - 11:40
São Paulo - La IV Settimana Brasiliana di Catechesi che si è tenuta a Itaici, San Paolo, dal 14 al 18 novembre, ha cercato di “ripensare la proposta e di approfondire il significato dell'Iniziazione alla vita cristiana secondo il documento 107 della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile - CNBB” dice all’Agenzia Fides il teologo Edward Guimarães, uno dei relatori presenti. All'incontro hanno partecipato oltre 220 catechisti laici provenienti da tutti gli angoli del Brasile, e altre 425 persone tra Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose. Era presente anche Sua Ecc. Mons. Octavio Ruiz Arenas, Segretario del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, che ha illustrato le sfide della nuova evangelizzazione nel contesto di una cultura secolarizzata, chiusa a Dio.
Guimarães, facendo con Fides un bilancio dell'incontro come “esperienza di scambio di conoscenze”, ha commentato che è stata carente “una metodologia più partecipativa, con spazi per illustrare le esperienze tra i partecipanti”, comunque alla fine dell'incontro “tutti ci siamo arricchiti grazie alle riflessioni e ci sentiamo sfidati a ripensare le nostre pratiche di catechesi e le esperienze comunitarie della fede cristiana, ad annunciare e testimoniare Gesù Cristo incarnato nella realtà in cui siamo inseriti”.
Mons. Mario Antonio da Silva, Vescovo di Roraima e membro della Commissione Episcopale per l'animazione Biblica Catechetica, ha detto a Fides che “si è cercato di fare in modo che l'iniziazione alla vita cristiana sia l'asse che articola l'azione evangelizzatrice, per una Chiesa decisamente missionaria”, insistendo sulla “formazione delle comunità e sul far sì che, nell'annunciare la gioia del Vangelo, diventino missionarie, mettendo in pratica ciò che Papa Francesco ci chiede, di essere una Chiesa in uscita”. Quindi ha osservato che soltanto così “la nostra Chiesa sarà in grado di raggiungere le periferie umane, esistenziali e geografiche, specialmente della nostra Amazzonia”.
Il Vescovo ha anche commentato a Fides che le sfide che esistono non possono essere ignorate, ma dobbiamo essere coraggiosi e vivere con entusiasmo il processo di iniziazione alla vita cristiana, e per fare questo è importante, “ringraziare tutti i catechisti che lavorano nell'anonimato, instancabilmente, per l'evangelizzazione delle nostre comunità”. Abbiamo bisogno di camminare insieme, “perché la nostra Chiesa sia missionaria, profetica e misericordiosa” continua Mons. Da Silva, “in modo che gli insegnamenti del Regno di Dio, che sono la giustizia, la gioia, la pace e la fraternità, si realizzino nella vita di tutti, in particolare dei più poveri, quelli che nel nostro Brasile e nella nostra Amazzonia sono i più minacciati dai grandi progetti, dalle religioni alienanti e dalle pratiche politiche corrotte, tiranniche u oppressive”. Infine Mons. Da Silva sottolinea “le tante gioie del cammino intrapreso, che dobbiamo continuare in sinodalità, essendo consapevoli del fatto che abbiamo bisogno di nuovi linguaggi e processi di comunicazione e di evangelizzazione”.
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