ASIA/INDIA - Il Cardinale Gracias: "Preghiamo e lavoriamo per la pace con il Pakistan". Urge una mediazione

Fides IT - www.fides.org - Gio, 28/02/2019 - 11:44
Mumbai - "Preghiamo e lavoriamo per la pace tra India e Pakistan. Lanciamo un appello ai governanti perché scelgano la via del dialogo. La situazione oggi è molto delicata e non bisogna fare passi falsi o affrettati. Condanniamo ogni atto di terrorismo compiuto contro le forze indiane. Ma diciamo 'no' a qualsiasi opzione di guerra. Bisogna lavorare per una soluzione pacifica, che gioverà all'Asia meridionale e sarà significativa per tutto il mondo": lo dichiara all'Agenzia Fides il Cardinale Oswald Gracias, Arcivescovo di Mumbai e Presidente della Conferenza Episcopale dell'India, , mentre resta alta la tensione la India e Pakistan.
Dopo l'attentato terroristico del 14 febbraio, rivendicato da un gruppo jihadista, l'India ha lanciato un raid aereo contro militanti in territorio pakistano e il Pakistan ha abbattuto due jet militari indiani, catturando un pilota.
In una situazione di crescente radicalizzazione e di possibile escalation bellica, "appare chiaro che è necessaria la mediazione di un terzo attore, perché i due paesi, sull'onda del crescente nazionalismo interno, non riescono a trovare un benché minimo punto di incontro", spiega all'Agenzia Fides Michael Gonsalves, giornalista e analista cattolico indiano di Pune ed ex presidente della "Indian Catholic Press Association". "Credo che l'unico attore possibile ed efficace per mediare siano gli Stati Uniti" rileva. "In India - riferisce Gonsalves - dopo l'attentato del 14 febbraio, un'ondata di sdegno popolare ha chiesto una forte reazione del governo e delle forze armate indiane. E' vero che il governo di Narendra Modi potrà trarne vantaggio in vista delle elezioni politiche di maggio, ma è anche vero che oggi l'esecutivo - su tale questione del Kashmir - ha incassato il sostegno di tutto l'arco politico e dell'opinione pubblica. Dunque è pienamente legittimato".
Il giornalista osserva: "Come cattolici indiani chiediamo di esplorare una strada di pace che metta fine alle antiche ostilità e ricerchi, tra India e Pakistan, la via di un accordo politico, che deve partire da un seria lotta al terrorismo da parte del Pakistan".
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AMERICA/PARAGUAY - I Vescovi dopo l’assassinio del leader indigeno: “Basta con la violenza e l’odio! Lo Stato protegga gli indigeni e soddisfi le loro richieste”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 28/02/2019 - 11:04
Asunción – "Basta con la violenza e l'odio! Smetti di uccidere i tuoi fratelli!" è il titolo del comunicato della Conferenza Episcopale del Paraguay che esprime la posizione dei Vescovi dinanzi alla violenza che si è scatenata nel paese contro la popolazione indigena, e che ha provocato l’assassinio di uno dei suoi leader, domenica 24 febbraio.
"Sentiamo profondamente la morte del leader indigeno Francisco López, avvenuta domenica scorsa, nella Plaza de Armas, nel Centro di Asunción, a seguito di un violento attacco di assassini senza pietà. Alla famiglia e agli amici di Francisco López, alla comunità indigena del Paraguay, assicuriamo il nostro sostegno e la nostra vicinanza spirituale, in questo momento difficile che implica la perdita di una vita umana. Deploriamo la mancanza di assistenza reale da parte dello Stato del Paraguay per risolvere in modo efficace, reale e definitivo, il conflitto di fondo, che è la mancanza di terra, la ragione delle loro manifestazioni e della loro permanenza nella capitale del paese da diversi mesi" è scritto nel testo inviato a Fides dalla CEP, che è stato firmato il 25 febbraio.
I Vescovi segnalano la situazione di insicurezza in cui vive questo gruppo della popolazione che chiede alla società il rispetto dei propri diritti, e continuano: "Rifiutiamo anche l'omissione di garanzie da parte delle istituzioni incaricate di proteggere l'ordine e la sicurezza dall'assedio degli emarginati che approfittano della situazione per attaccare i fratelli indigeni".
Il testo si conclude con una richiesta: "Come Chiesa sollecitiamo le autorità, in particolare l'Istituto nazionale degli indigeni , a raddoppiare i loro sforzi per proteggere i fratelli indigeni e, in particolare, per soddisfare le loro legittime richieste. Non possiamo continuare a piangere la perdita di vite umane per aumentare la consapevolezza della situazione critica in cui vivono i più vulnerabili e che dovrebbe essere il centro di attenzione preferenziale. Possa nostro Signore Gesù Cristo, con il suo amore incondizionato, proteggerci e dare protezione, soprattutto, alle popolazioni indigene."
La situazione delle popolazioni indigene in Paraguay è piuttosto complessa. Il governo tempo addietro aveva dato ettari di terra ai rappresentanti di questi gruppi etnici, ma non tutti hanno saputo gestire e mantenere queste proprietà. Secondo dati della stampa specializzata, i terreni sono passati dai piccoli "capo comunità" ai veri imprenditori di grandi territori. In alcuni casi i terreni hanno un doppio titolo di proprietà, in altre la popolazione indigena è diventata affittuaria della propria terra. Ci sono casi in cui il clan o la famiglia del "capo comunità" è diventato il padrone anche della gente.
Il governo, attraverso l'Istituto degli indigeni , dovrebbe intervenire in molti di questi casi, ma nella pratica sembra che non riesca a risolvere i problemi amministrativi o legali delle proprietà. Intanto le popolazione chiedono un urgente intervento delle autorità per risolvere la vicenda.

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AMERICA/ARGENTINA - I Vescovi della regione di Cordoba: “Viviamo con gioia la grazia della beatificazione”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 28/02/2019 - 10:05
Cordoba – “Come è successo tante volte nella storia della Chiesa, la Provvidenza ha unito nel martirio pastori, laici e consacrati. È la grazia che viene da Dio ed è per tutti. Illumina il cuore, invita alla conversione e riaccende il fuoco della passione evangelizzatrice. Vogliamo, quindi, esortare ogni battezzato e ogni nostra comunità a vivere intensamente la grazia di questa beatificazione che si terrà sabato prossimo, 27 aprile, nella città di La Rioja”.
E’ quanto scrivono i Vescovi della regione ecclesiastica di Cordoba nel loro messaggio pervenuto a Fides, intitolato “Viviamo con gioia la grazia della beatificazione” pubblicato il 27 febbraio, al termine della loro annuale riunione tenutasi a Villa Cura Brochero. “Dallo sguardo sulla vita delle nostre Chiese diocesane che abbiamo condiviso – scrivono i Vescovi -, vogliamo evidenziare una grazia di Dio per il suo popolo: l'imminente beatificazione del Vescovo Enrique Angelelli, dei preti Gabriel Longueville e Carlos Murias, e del laico Wenceslao Pedernera. Due di loro , sono figli di questa terra cordobesa. Il loro sangue è stato versato per la fedeltà al Vangelo. In mezzo ad una delle notti più buie della vita della nostra Patria, l'amore di Cristo li ha portati a stare insieme ai più poveri. Hanno scelto di essere fratelli quando alcuni preferivano diventare nemici”.
I Vescovi quindi chiedono: “Cosa ci dicono le figure di Angelelli e dei suoi compagni? Quale seme di giustizia e riconciliazione è stato seminato nella nostra terra con le loro vite?” e proseguono:
“Il loro amore per i poveri e la loro identificazione con Cristo umiliato, paziente e mansueto, in mezzo a una crescente spirale di violenza, costituisce un messaggio eloquente per vivere l’oggi della nostra fede e della responsabilità nella costruzione della società”.
Il messaggio si conclude invocando l'Immacolata, il Santa Cura Brochero e i futuri beati martiri perché continuino “ad animare e ispirare con la loro vicinanza il cammino delle nostre Chiese”.
Il documento è firmato dall'Arcivescovo di Córdoba, Carlos José Ñáñez; dai Vescovi ausiliari, Pedro Torres e Ricardo Seirutti; dal Vescovo di Río Cuarto, Adolfo Uriona FDP; dal Vescovo di Villa Maria, Samuel Jofré; dal Vescovo di San Francisco, Sergio Buenanueva; dal Vescovo prelato di Deán Funes, Gustavo Zurbriggen, e da quello di Cruz del Eje, Ricardo Araya.
Mons. Enrique Angelelli, Vescovo di La Rioja, i sacerdoti Carlos Murias ofm, e Gabriel Longueville, ed il daico Wenceslao Pedernera, furono uccisi in odio alla fede nell’estate 1976 . Il rito della beatificazione sarà celebrato a La Rioja, sabato 27 aprile, nel giorno della festa di Santo Toribio de Mogrovejo, patrono dei Vescovi latinoamericani .
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VATICANO - Il Card. Filoni a Taiwan per chiudere il Congresso Eucaristico, quindi a Macao e Hong Kong

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 11:52
Città del Vaticano – Il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Cardinale Fernando Filoni, è in viaggio per Taiwan dove presiederà, come Inviato speciale del Santo Padre Francesco, la celebrazione conclusiva del IV Congresso Eucaristico Nazionale di Taiwan, venerdì 1 marzo. Quindi proseguirà la sua visita pastorale a Macao e ad Hong Kong.
Il Cardinale arriverà la mattina di giovedì 28 febbraio a Taiwan, accolto da una delegazione della Chiesa locale. Nel pomeriggio sono previste le visite di cortesia alle autorità locali. Venerdì 1 marzo il Cardinale si trasferirà a Yunlin, dove è prevista una cerimonia di benvenuto nello stadio e, nel pomeriggio, la celebrazione eucaristica e la processione conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale. Seguirà l’incontro con i Vescovi della Conferenza Episcopale regionale cinese. Sabato 2 marzo il Card. Filoni celebrerà la Messa alla Holy Rosary church e quindi presiederà l’inaugurazione della casa di accoglienza per anziani “S.Anna”. Nel pomeriggio rientrerà a Taipei dove visiterà il Fu Jen University Hospital, la facoltà di teologia S. Roberto Bellarmino e il Seminario regionale.
Domenica 3 marzo il Prefetto del Dicastero Missionario arriverà a Macao, dove nel pomeriggio visiterà il nuovo Seminario e incontrerà i seminaristi. Successivamente è previsto l’incontro con i sacerdoti e i collaboratori della diocesi e infine la Messa nella Cattedrale di Macao. Lunedì 4 marzo il Card. Filoni benedirà il nuovo campus dell’Università San Giuseppe, dove celebrerà la Messa e incontrerà docenti e studenti. Nel pomeriggio la partenza per Hong Kong.
Martedì 5 marzo, il Card. Filoni si recherà in visita al nuovo “Caritas Institute of Higher Education” di Hong Kong, dove incontrerà il clero diocesano e i docenti, terrà un discorso seguito da domande e risposte, quindi celebrerà la Messa nella nuova cappella, dopo aver benedetto il Centro per handicappati. Nel pomeriggio il Cardinale si recherà in visita all’Holy Spirit seminary. La mattina di mercoledì 6 marzo ripartirà da Hong Kong per Roma.
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AFRICA/NIGERIA - Rieletto il Presidente Buhari; gli osservatori elettorali della Chiesa riportano carenze nell’organizzazione del voto

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 11:38
Abuja - Il Presidente uscente Muhammadu Buhari è stato rieletto Presidente della Nigeria, secondo i risultati ufficiali delle elezioni tenutasi il 23 febbraio. Il principale sfidante, l’ex Vice Presidente ed uomo d’affari, Atiku Abubakar, contesta però la sua vittoria ed ha annunciato che presenterà ricorso.
Secondo la Conferenza Episcopale della Nigeria, che ha seguito la votazione tramite gli osservatori dispiegati da Caritas Nigeria e dalle Commissioni diocesane “Giustizia e Pace”, si sono registrate diverse carenze organizzative da parte della Commissione Elettorale Indipendente .
“Invitiamo l'INEC a garantire procedure credibili e una trasparenza assoluta nei processi elettorali in tutto il Paese al fine di sostenere la fiducia dei cittadini nelle elezioni” afferma una dichiarazione della Conferenza Episcopale della Nigeria, firmata dal suo Segretario Generale, p. Zacharia Nyantiso Samjumi. La dichiarazione presenta una sintesi dei rapporti pervenuti presso un’apposita Situation Room dalle squadre di osservatori elettorali inviate nelle 55 diocesi nei 36 Stati della Federazione Nigeriana, per un totale di 3.823 osservatori accreditati e 9.000 osservatori cittadini. “Facendo leva sulla natura capillare della Chiesa, è stata istituita una rete di informazioni a livello di Parrocchia, Decanato, Diocesi e Nazione. La Situation Room ha raccolto i dati elettorali e le informazioni sulla logistica, la sicurezza, le discrepanze e sui tentativi di pressione indebita sugli elettori” afferma il documento pervenuto a Fides.
In base alla informazioni pervenute alla Situation Room, sono stati annotate gravi carenze organizzative mentre nelle regioni del Nord-est, a Maiduguri, in particolare, si sono registrati episodi di violenza che hanno inficiato la sicurezza del voto. Inoltre le forze di polizia erano mal distribuite con le grandi città lasciate scoperte mentre nei piccoli centri vi erano fin troppi agenti di sicurezza.
La dichiarazione chiede che “il governo federale e quelli dei singoli Stati garantiscano il pieno coinvolgimento del personale addetto alla sicurezza per reprimere gli scontri durante e dopo le elezioni”. “La Conferenza Episcopale della Nigeria è grata a tutti i nigeriani per la loro capacità di resilienza ed esorta l'INEC a migliorare le procedure elettorali per garantire in futuro elezioni credibili e trasparenti” conclude.

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AMERICA/STATI UNITI - Un "grido di misericordia" per quanti cercano di attraversare la frontiera

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 11:38
El Paso – Con una preghiera dinanzi al muro e la benedizione sul confine Messico-Stati Uniti, Vescovi e sacerdoti provenienti da entrambi i paesi hanno lanciato ieri, 26 febbraio, un "grido di misericordia" per i migranti che cercano di attraversare la frontiera.
Nel quadro della riunione dei Vescovi delle diocesi di confine del nord del Messico e del Texas , il Vescovo di El Paso, Mons. Mark Seitz, e l'Istituto Frontera de la Esperanza, hanno convocato i partecipanti sull'area di Sunland Park, nel New Mexico , confinante con Anapra, Comune di Juárez .
Alla cerimonia interreligiosa per la giustizia e la pace ha partecipato anche padre Robert Stark, della sezione migranti e rifugiati del Dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale, che partecipa ai lavori per esaminare di persona la situazione. "La nostra fede dice che dobbiamo costruire ponti e non muri, questa è la nostra missione" ha detto padre Stark, che ha invitato i fedeli a riconoscere, rispettare e promuovere i diritti delle persone in fuga dai loro paesi che cercano riparo per motivi di sicurezza.
Nel suo intervento durante la cerimonia, Mons. Seitz ha detto: "Il deserto parla, perché su questa terra è caduto il sangue di molti che stavano cercando di attraversarlo per trovare una vita decente, e possiamo sentire il grido della terra che dice che le nostre politiche hanno delle conseguenze".
Sotto lo slogan "I tempi bui chiamano il popolo di Dio ad essere audace", decine di religiosi e laici hanno respinto il muro e le barriere di cemento con filo spinato che sono state installate sui ponti internazionali. Nel suo intervento Mons. Seitz ha chiesto di pregare per i migranti e di evitare altre morti come quelle dei bambini Jakelin e Felipe, bambini guatemaltechi morti nella traversata del deserto mentre erano sotto la custodia della pattuglia di frontiera . Mostrando le fotografie dei piccoli nella sua mano sinistra, il Vescovo ha detto: "non possiamo permettere più tragedie come queste. Non si dovrebbero ripetere".
Dal lato messicano, padre Bill Morton, ha presentato la sua testimonianza e ha chiesto alla comunità delle due nazioni di accogliere i migranti: ce ne sono 1.500 a Juarez, e solo ieri a Casas Annunciacion, a El Paso, ne sono arrivati altri 670.

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ASIA/GIORDANIA - Le comunità ecclesiali chiamate a sensibilizzare i giovani sull’emergenza-acqua

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 10:42
Amman La Fondazione tedesca per la Cooperazione internazionale ha sponsorizzato la realizzazione di un seminario di studio che dedicato all’emergenza-acqua e alla gestione sostenibile delle risorse idriche, che ha riunito ad Amman rappresentanti di Chiese e comunità ecclesiali presenti in Giordania. L'obiettivo dell'incontro era quello di riflettere su tale questione in una prospettiva cristiana, anche per individuare forme e strumenti utili a sensibilizzare le giovani generazioni intorno a tale questione, vitale per il futuro dell’intera famiglia umana.
Un analogo seminario si era svolto a Amman già nell’ottobre 2017, e aveva visto coinvolte – come avanguardia profetica nel percepire la rilevanza dell’emergenza idrica per la vita delle popolazioni dell’intera regione - le rappresentanti delle comunità religiose cattoliche femminili presenti nel Regno Hascemita. Da quell'incontro era emersa la proposta di costituire nelle scuole cristiane di Giordania dei “comitati ecologici” per alimentare tra gli studenti la consapevolezza di quanto sia importante in quel Paese garantire un sfruttamento ragionevole e sostenibile delle risorse idriche, che eviti ogni forma di spreco.
La carenza di acqua rappresenta uno dei maggiori problemi che il Regno Hascemita sta attualmente affrontando in termini di utilizzo delle risorse naturali. La Giordania, secondo le classifiche mondiali, è uno dei tre Paesi più poveri al mondo di risorse idriche.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - La Comunità lasalliana rilancia la missione in occasione del 300mo anniversario del Fondatore

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 10:35
Bomana – Si è concluso da poco, a Roma, un Convegno per rilanciare la missione e fare il punto sulla trasformazione delle comunità educative promosso all’interno delle iniziative per le celebrazioni del tricentenario della morte di San Giovanni Battista de la Salle. Tra le varie iniziative internazionali spicca quello della comunità lasalliana di Papua Nuova Guinea che lo scorso 22 febbraio ha celebrato la ricorrenza presso la scuola De La Salle di Bomana, Port Moresby, alla quale hanno preso parte i vari membri della Famiglia Lasalliana, il personale, gli studenti e gli ex alunni.
“I fratelli De La Salle hanno toccato i cuori di milioni di bambini in tutto il mondo”, ha detto l'arcivescovo Kurian Mathew Vayalunkal, Nunzio Apostolico di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone. “Fratelli di diverse nazionalità hanno offerto il loro tempo e continuano ad impiegare le loro energie per l’educazione di centinaia di migliaia di ragazzi in Papua Nuova Guinea”.
“Come membri di questa istituzione, imparate a diventare responsabili e ad insegnare alle generazioni future quello che avete appreso. Non dimenticate di trovare il tempo per i poveri e gli emarginati”, ha detto il Nunzio rivolgendosi ai partecipanti di Bomana.
In tutto il mondo sono stati pianificati eventi e celebrazioni per onorare questo patrimonio comune che offre una educazione umana e cristiana ai giovani, ai poveri e promuove le vocazioni della Famiglia Lasalliana.


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ASIA/PAKISTAN - I francescani al confine con l'India, in un pellegrinaggio di pace

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 10:18
Lahore - Dire "no" alla guerra, portare un messaggio di pace, chiedere ai governi di India e Pakistan di non coinvolgere i due popoli in un conflitto che porterebbe solo odio, dolore, distruzione: con questo spirito, in una fase di altissima tensione tra India e Pakistan, dopo l'attentato in Kashmir e la reazione militare indiana, il 26 febbraio una delegazione di frati francescani cappuccini ha compiuto un pellegrinaggio a Gandha Singh, villaggio del Punjab al confine tra India e Pakistan.
Della delegazione faceva parte p. Benedict Ayodi OFM Cap, presidente della Commissione per Giustizia, Pace e Integrità della creato della Curia generale dell’Ordine dei Frati cappuccini, giunto in visita in Pakistan per seguire progetti e iniziative su temi come gestione dei conflitti, diritti umani, alleviamento della povertà, costruzione della pace, dialogo interreligioso. Tra li altri frati, c'era con lui p. Francis Nadeem OFM Cap, Custode dei Cappuccini in Pakistan e Segretario esecutivo della Commissione episcopale per l'Ecumenismo e il dialogo interreligioso, noto promotore di pace e armonia interreligiosa nel paese. “Scopo di questa visita – racconta p. Francis Nadeem all’Agenzia Fides – era lanciare un messaggio di pace, fratellanza, amicizia, riconciliazione e reciproca accoglienza alle nazioni di India e Pakistan. Abbiamo innalzato a Dio una preghiera perchè ci si possa impegnare per una pace sostenibile, abbiamo fatto silenzio e abbiamo acceso ceri per simboleggiare il nostro impegno e la nostra invocazione all'Atissimo”.
I frati hanno recitato e distribuito alla gente presente nel villaggio la preghiera attribuita a San Francesco d'Assisi, che recita “Dio rendici strumenti della tua pace”. I francescani in Pakistan, hanno detto, in questo momento critico di una possibile escalation militare “avvertono la chiara responsabilità di non cedere alla violenza e di prospettare una soluzione pacifica per la annosa quesitone del Kashmir, richiamando la politica, in Pakistan e in India, a sceglier la via del negoziato e del confronto e non quella delle armi".
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AFRICA - La giustizia allevia il dolore, il perdono guarisce

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 09:35
Kara - “L'essenza della storia della salvezza è che l'uomo può essere liberato da tutte le sue catene in modo che possa vivere felicemente. Ciò è stato possibile perché, nel mistero della salvezza, la realtà e la forza del perdono è sempre stata più grande della realtà del peccato e del male”, ha detto a Fides p. Donald Zagore a conclusione del summit sulla protezione dei minori, tenutosi in Vaticano . "Dalla disobbedienza di Adamo ed Eva alla negazione di Pietro e al tradimento di Giuda, fino ai crimini di David e di Mosè, la realtà fondamentale e della salvezza donata da Dio ha sempre prevalso sulla realtà del peccato", osserva.
P. Zagore cita il docente Gesuita Wilfrid Okambawa quando parla del perdono come "follia liberatoria": “Il perdono rimane, infatti, fondamentalmente una follia che permette di superare la tragica realtà del peccato e del male. È una follia perché va oltre l'ordine della ragione per diventare l'espressione suprema dell'amore guarente, liberatore, riconciliatrice e ricreatrice. E' un amore di cui Cristo è certamente testimone autentico”.
“È in questa realtà del perdono, che si riflette nel linguaggio incondizionato dell'amore - osserva il teologo - che la natura umana e divina si uniscono. Il perdono è un atto divino. Ogni volta che l’uomo perdona, compie un atto che viene da Dio. Nella nobile ricerca della giustizia e della verità, le vittime dell'abuso sessuale possono anche essere capaci della follia del perdono. È un sacrificio, certamente, difficile a causa della gravità della colpa, ma non è impossibile. Il perdono delle vittime ai loro carnefici è una realtà possibile. La storia della nostra umanità è piena di testimonianze di questo tipo".
P. Zagore conclude: "A volte l'uomo dimentica l'essenziale che è vivere felice e libero da tutte le catene, include quelle dell'odio. Siamo certi che la giustizia allevia il dolore, ma il perdono guarisce le ferite”.

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AMERICA/BRASILE - Assemblea continentale delle POM: cosa significa la missio ad gentes nel mondo globalizzato di oggi? Verso il Mese Missionario Straordinario

Fides IT - www.fides.org - Mer, 27/02/2019 - 09:33
Brasilia – La “conversione missionaria” di tutta la Chiesa chiesta da Papa Francesco è stato il tema di fondo dell’Assemblea dei Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie del continente americano, che si è svolta dal 18 al 23 febbraio a Brasilia. I Direttori nazionali di 23 nazioni, 15 Vescovi e 2 delegati del CELAM, oltre al Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, p. Fabrizio Meroni, PIME, hanno approfondito la missione delle POM nella Chiesa di oggi e la preparazione del Mese Missionario Straordinario di ottobre. L’evento si è collocato sulla scia del 5° Congresso Missionario Americano di Santa Cruz de la Sierra del quale si sono elaborate le conclusioni, ora pronte per la pubblicazione.
Don Maurício Da Silva Jardim, Direttore delle POM del paese anfitrione, rileva all’Agenzia Fides che dall’assemblea sono emersi elementi da approfondire ulteriormente, in quanto “la missione ad gentes deve oggi essere approfondita nel suo evolversi, ormai non è più solo territoriale, ma si apre anche alla cultura e ai nuovi areopaghi”. In particolare, pensando al cammino missionario della Chiesa del continente, l’interculturalità è una linea missionaria di grande attualità che si è appena cominciato ad esplorare.
La meditazione della lettera apostolica Maximum illud con la quale esattamente un secolo fa Papa Benedetto XV desiderò dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo “ci ha aiutato molto a capire come intendere la missione ad gentes, che deve essere concretizzata in questo mondo globalizzato sulla base di una conversione missionaria e attraverso una pastorale ordinaria locale per la quale occorre appunto questa conversione”.
Rileggendo il documento conclusivo del CAM 5 in questo contesto, il Direttore delle POM si è detto “colpito” dalle proposte per la conversione missionaria della Chiesa in America. In particolare ne menziona due. La prima: Uscire verso le periferie del mondo per andare incontro “agli altri”, promuovendo “spazi di dialogo e di gioia nelle nostre comunità”, andando nelle “periferie del dolore, dell’emarginazione e della povertà”, creando “mezzi, metodi e strumenti per andare incontro a chi si è allontanato dalla fede”, ed andando incontro “alle culture, alla cultura e alle diversità culturali dei nostri popoli”. La seconda proposta: “Potenziare una Chiesa missionaria più ministeriale e laica”, fissando lo sguardo su Cristo e sui fratelli bisognosi, disorientati e non credenti, potenziando “la grande responsabilità di testimonianza e missionaria dei laici orientata dalla gioia del Vangelo al servizio degli altri”, pianificando “seriamente forme di leadership laica nella comunità ecclesiale con le responsabilità, le funzioni e l’autorità corrispondenti, riconoscendo il loro servizio all’evangelizzazione”.
In ogni Paese – prosegue don Jardim - le Conferenze episcopali e le POM daranno continuità alle conclusioni del CAM 5 con simposi di missionologia “per approfondirne i materiali ed applicarli con creatività”, inoltre “dal CAM5 è nata la proposta di stilare un programma missionario nazionale in ciascun Paese”. Riguardo al Mese Missionario Straordinario, don Jardim sottolinea che l’impulso dato da Papa Francesco attraverso lo slogan “Battezzati e inviati” è “al plurale, e quindi sottolinea un’esperienza di tutti, ecclesiale”. Quindi auspica che “non si riduca a delle riflessioni per gli impegnati delle POM o per i gruppi missionari, ma coinvolga tutto il popolo di Dio con azioni missionarie”. In Brasile è previsto “un gesto concreto” in questo senso: i Vescovi porteranno in ogni parrocchia delle 276 diocesi la Croce missionaria e il logo del Mese Missionario, accompagnati da un documento che aiuterà a stimolare l’invio missionario celebrato comunitariamente.
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AFRICA/RWANDA - Verso il Mese Missionario Straordinario: A Kigali Riunione delle POM dei Paesi africani di lingua romanza

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 16:09

Kigali – “Riflettere insieme, per essere consapevoli delle sfide che la Chiesa deve affrontare nella missione nel mondo di oggi e cercare risposte per proporre una migliore realizzazione della missione della Chiesa in Africa”. È questo lo scopo della 10ma Riunione dei Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie dei Paesi africani francofoni, ispanofoni e lusofoni, che si è aperta ieri, 25 febbraio, nella capitale del Rwanda, Kigali, presso il Centro Pastorale San Paolo.
All’incontro, che si concluderà domenica 3 marzo, partecipano 35 Direttori Nazionali provenienti dai Paesi africani di lingua francese, spagnola e portoghese, 9 Direttori diocesani delle POM del Rwanda, i Segretari delle Commissioni Episcopali rwandesi ed altre persone invitate perché impegnate nella pastorale missionaria in Rwanda, per un totale di 70 partecipanti.
La riunione rientra nell’ambito dei preparativi del Mese Missionario Straordinario indetto da Papa Francesco per l’ottobre 2019. “Il tema scelto per il Mese Missionario Straordinario ha influito positivamente sul tema scelto per il nostro incontro ” afferma un comunicato della Commissione Episcopale per le Missioni del Rwanda inviato all’Agenzia Fides. Il comunicato sottolinea che “I cinque sotto-temi affrontati sono centrati su alcune importanti sfide per la Chiesa in missione nel mondo di oggi: la missione della Chiesa si realizza in varie circostanze che possono influenzarla positivamente o negativamente, in questa sessione il caso dell'Evangelizzazione del Rwanda potrà servire da esempio; le influenze della postmodernità e la nuova etica mondiale sono realtà che la Chiesa non può trascurare nella sua missione; le risorse per le attività missionarie meritano attenzione in un forum di discussione e riflessione come questa sessione dei direttori delle POM; la diversità di credenze religiose e le divisioni all'interno del cristianesimo, così come la questione della pace nel mondo e il suo impatto sulle attività missionaria, soprattutto in Africa sono fenomeni da analizzare per determinare le strategie appropriate per l'evangelizzazione”.
Tra i risultati delle sessioni di lavoro ci si aspetta che i partecipanti rafforzino la consapevolezza sulle principali sfide che il mondo moderno pone all'attività missionaria della Chiesa in modo da trovare risposte per promuovere una pastorale missionaria adeguata. Tra le sfide da affrontare vi sono la convivenza tra le diverse fedi nel rispetto reciproco e la pace. Un altro risultato atteso dai partecipanti è infatti quello di proporre “strategie tratte dal Vangelo per promuovere la pace e una politica sostenibile nel mondo, specialmente in Africa”. Inoltre, “i partecipanti devono trovare risposte concrete e pertinenti nella loro missione in modo che la Chiesa influenzi le persone a vivere la diversità delle religioni nel rispetto reciproco”.
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AFRICA/EGITTO - Giovani sacerdoti della Chiesa di Milano in pellegrinaggio nei luoghi del "Cammino della Sacra Famiglia"

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 11:29
Il Cairo Una larga rappresentanza dei giovani sacerdoti della Chiesa di Milano ha iniziato lunedì 25 febbraio un pellegrinaggio in Egitto nel cui programmi sono inclusi anche incontri con le Chiese locali e visite a luoghi attraversati dal cosiddetto “Cammino della Sacra Famiglia”, l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il gruppo di pellegrini comprende circa 120 presbiteri ambrosiani , accompagnati dall’Arcivescovo Mario Delpini. Durante la trasferta in Egitto, i sacerdoti dell’Arcidiocesi di MIlano e il loro arcivescovo visiteranno anche monumenti e luoghi di interesse storico.
Ormai da tempo, come riferito dall'Agenzia Fides , le autorità egiziane puntano a valorizzare e promuovere anche in chiave turistica il Cammino della Sacra Famiglia, come percorso di pellegrinaggio in grado di interessare le comunità cristiane di tutto il mondo. Il 4 ottobre 2017 Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo quell’itinerario. Nel febbraio 2017, pochi giorni prima della visita di Papa Francesco in Egitto, Nader Guirguis, membro della Commissione ministeriale per il rilancio del Cammino della Sacra Famiglia, in un suo intervento aveva fatto riferimento a ipotesi storiche basate sul racconto dei Vangeli, secondo le quali la permanenza in Egitto di Gesù e della Sacra Famiglia potrebbe essersi protratta per alcuni anni.
L’Ismi – Istituto Sacerdotale Maria Immacolata – si presenta come un percorso di accompagnamento per i giovani sacerdoti della Chiesa di Milano nei primi anni di ministero. Questa cura nell’accompagnamento per i preti giovani, per desiderio dell’Arcivescovo Delpini, è stata prolungata di recente ai primi dieci anni di sacerdozio.
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ASIA/PAKISTAN - Rischio di guerra con l'India, appello della Chiesa per colloqui di pace

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 11:18
Karachi - "Condanniamo gli attacchi terroristici avvenuti in Kashmir, ma anche qualsiasi reazione armata: chiediamo a Dio di cambiare i cuori e agli uomini di fermare ogni atto che può portare alla guerra. Preghiamo per le vittime e preghiamo per la pace tra India e Pakistan": lo dichiara all'Agenzia Fides il Vescovo Samson Shukardin OFM, che guida la comunità cattolica nella diocesi di Hyderabad. Dopo l'attentato in Kashmir del 14 febbraio, in cui sono morti 42 militari indiani, i cacciabombardieri indiani hanno condotto un raid su un “campo di addestramento di militanti estremisti” in territorio pakistano. Si tratta del primo attacco di questo genere dal 1971, quando i due paesi hanno combattuto una guerra in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan. Il ministero degli Esteri indiano ha annunciato che nell’attacco "sono stati uccisi 300 terroristi” del gruppo Jaish-e-Mohammed, gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan, che ha rivendicato l'attentato terroristico.
Temendo un'escalation militare, il Vescovo Samson afferma: "Entrambi i paesi, l'India e il Pakistan, devono rispettarsi a vicenda e devono essere realisti, comprendere la realtà e collaborare per il bene: invece di minacciarsi a vicenda, i leader di entrambi i paesi devono lavorare dando priorità al mantenimento della pace". E aggiunge: "Esortiamo i leader politici di entrambi gli stati a lavorare per risolvere la crisi in corso tramite colloqui al tavolo di negoziato, invece di accusarsi a vicenda".
La leadership dell'India accusa il Pakistan per il suo coinvolgimento nell'attacco terroristico del 14 febbraio. Il Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, nega il coinvolgimento delle autorità pakistane in questo incidente e ha offerto all'India tutto il suo sostegno per una inchiesta.
Il frate cappuccino P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan dichiara a Fides: "Penso che i leader politici di entrambi i paesi debbano usare la buona volontà politica per risolvere la questione del Kashmir. La guerra non è mai la strada giusta da percorrere. La pace e le distensione politica porteranno certamente prosperità su entrambi i lati dei confini. Dobbiamo scegliere la via del dialogo e risolvere i conflitti in modo pacifico".
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ASIA/PAKISTAN - Rischio di guerra con l'India, appello delle Chiesa per colloqui di pace

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 11:18
Karachi - "Condanniamo gli attacchi terroristici avvenuti in Kashmir, ma anche qualsiasi reazione armata: chiediamo a Dio di cambiare i cuori e agli uomini di fermare ogni atto che può portare alla guerra. Preghiamo per le vittime e preghiamo per la pace tra India e Pakistan": lo dichiara all'Agenzia Fides quanto appreso dalla Fides dal Vescovo Samson Shukardin OFM, che guida la comunità cattolica nella diocesi di Hyderabad. Dopo l'attentato in Kashmir del 14 febbraio, in cui sono morti 42 militari indiani, i cacciabombardieri indiani hanno condotto un raid su un “campo di addestramento di militanti estremisti” in territorio pakistano. Si tratta del primo attacco di questo genere dal 1971, quando i due paesi hanno combattuto una guerra in seguito alla secessione del Bangladesh dal Pakistan. Il ministero degli Esteri indiano ha annunciato che nell’attacco "sono stati uccisi 300 terroristi” del gruppo Jaish-e-Mohammed, gruppo jihadista sunnita nato in India ma con basi anche in Pakistan, che ha rivendicato l'attentatao terroristico.
Temendo un'escalation militare, il Vescovo Samson afferma: "Entrambi i paesi, l'India e il Pakistan, devono rispettarsi a vicenda e devono essere realisti, comprendere la realtà e collaborare per il bene: invece di minacciarsi a vicenda, i leader di entrambi i paesi devono lavorare con visione dando priorità al mantenimento della pace". E aggiunge: "Esortiamo i leader politici di entrambi gli stati a lavorare per risolvere la crisi in corso tramite colloqui al tavolo di negoziato, invece di accusarsi a vicenda".
La leadership dell'India accusa il Pakistan per il suo coinvolgimento nell'attacco terroristico del 14 febbraio. Il Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, nega il coinvolgimento delle autorità pakistane in questo incidente e ha offerto all'India tutto il suo sostegno per una inchiesta.
Il frate cappuccino P. Qaisar Feroz, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan dichiara a Fides: "Penso che i leader politici di entrambi i paesi debbano usare la buona volontà politica per risolvere la questione del Kashmir. La guerra non è mai la strada giusta da percorrere. La pace e le distensione politica porteranno certamente prosperità su entrambi i lati dei confini. Dobbiamo scegliere la via del dialogo e risolvere i conflitti in modo pacifico".
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AFRICA/SUDAFRICA - “No alla discriminazione dei migranti. Se alcuni di loro delinquono non è che lo fanno tutti” dice l’Arcivescovo di Johannesburg

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 11:14
Johannesburg – “Troppi migranti sono sfruttati, specie quelli privi di documenti” ha denunciato Sua Ecc. Mons. Buti Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg, nel discorso per le celebrazioni in Sudafrica per il 50esimo anniversario della costituzione del Symposium of the Episcopal Conferences of Africa and Madagascar che si sono tenute a Durban.
Riferendosi ai migranti privi di documenti che vivono in Sudafrica l’Arcivescovo ha detto: “Molti ricevono salari da schiavi e sono continuamente minacciati di arresto. Alcuni sono vittime di funzionari di polizia corrotti. E, come se ciò non bastasse, molti sono vittime della xenofobia. Quando le comunità locali avviano una protesta per la mancanza di servizi pubblici, tirano fuori la rabbia nei confronti dei cittadini stranieri, molestandoli, attaccandoli, distruggendo e saccheggiando i loro negozi. È ingiusto che migranti e rifugiati diventino capri espiatori per le evidenti carenze del governo e delle autorità locali” sottolinea.
Mons. Tlhagale riconosce che c’è un problema di criminalità legato alla migrazione che esaspera gli animi della popolazione e che rischia di criminalizzare tutti i componenti delle comunità straniere presenti in Sudafrica. Tra i migranti “vi sono persone che sono pesantemente coinvolte nel traffico di droga” afferma Mons. Tlhagale. “Le droghe sono diventate una piaga in alcune delle nostre comunità. Quindi la rabbia palpabile delle comunità è comprensibile. Ci sono migranti coinvolti in rapine e nella tratta di esseri umani. Le aberrazioni di alcuni non dovrebbero portare alla condanna generalizzata dell'intera comunità di migranti e rifugiati” avverte Mons. Tlhagale.
“Il grave peccato che commettiamo in questo nostro tempo, è il peccato dell'indifferenza per la condizione degli altri. Camminiamo dall'altra parte della strada come il sacerdote e il levita. Non vogliamo vedere, non vogliamo saperlo. Portiamo con noi cuori di pietra. Misuriamo il valore delle persone applicando i criteri sbagliati di razza, nazionalità, cultura e religione” sottolinea l’Arcivescovo. “Quando discriminiamo i nostri fratelli africani tradiamo la nostra stessa umanità; diminuiamo il nostro onore e il valore di persone umane. Oscuriamo l'immagine di Dio impressa sui nostri volti e nei nostri cuori. Il fatto è che siamo creature che trovano la nostra perfezione solo stabilendo una relazione con gli altri. È questa reciprocità che ci rende veramente umani. È una relazione reciproca che attraversa confini artificiali, frontiere geografiche, linee di frattura culturale e divisioni razziali. Le relazioni da persona a persona, indipendentemente dall'origine, lingua, razza o cultura, sono generalmente calde e piacevoli. Le relazioni sono avvelenate da un pregiudizio che è incorporato nella società” conclude Mons. Tlhagale.
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AMERICA/NICARAGUA - Fiducia e speranza nella ripresa del Dialogo Nazionale per uscire dalla crisi

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 10:58
Managua – Crescono le aspettative e le speranze in attesa dell'apertura del nuovo ciclo di incontri del Dialogo Nazionale, prevista per domani, 27 febbraio, fra il governo e i membri dell'opposizione. Siederanno al tavolo di negoziazione i rappresentanti dei Vescovi, come testimoni e mediatori, i rappresentanti del governo, e la delegazione dell'alleanza civica, che ha chiesto da tempo l'immediata uscita di scena del presidente Ortega, che sarà completamente rinnovata rispetto alla prima fase dei dialoghi
Tra le diverse informazioni pervenute a Fides negli ultimi giorni, figura anche l’incontro privato con Papa Francesco del Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e Presidente della Conferenza episcopale, a Roma per l’incontro mondiale convocato dal Papa. Sebbene non ci siano dichiarazioni ufficiali, è da rilevare che il Cardinale ha sempre condiviso con il Santo Padre la situazione che vive da tempo questo paese centroamericano. Già a gennaio, tutta la Conferenza episcopale del Nicaragua aveva incontrato il Papa nell’ambito della celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama. Secondo alcuni Vescovi, Papa Francesco si era mostrato molto interessato ad una soluzione pacifica della situazione di crisi del paese.
Solo pochi giorni fa il Nunzio apostolico, Mons. Stanislaw Sommertag, insieme al Cardinale Brenes, ha partecipato ad un incontro dei rappresentanti del governo con gli imprenditori in cui è stata esposta la grave situazione di crisi. Il comunicato diffuso al termine afferma che “nello scambio aperto di opinioni, si è confermata la necessità di una comprensione per iniziare un negoziato, attraverso un incontro inclusivo, serio e franco”.
Ancora non si conoscono i nomi di tutti quelli che dovranno sedersi al tavolo delle trattative, tra cui dovrebbe esserci anche il Nunzio apostolico, il quale tuttavia ha detto alla stampa locale, pochi giorni fa, che qualora venisse formalmente invitato, "avrà bisogno dell'autorizzazione della Santa Sede", ed ha espresso un auspicio: "dinanzi a questa opportunità, bisogna promuovere un clima favorevole, in modo che i risultati di questo processo siano positivi".
Anche i nomi dei membri della Conferenza Episcopale non sono stati ancora comunicati, anche se non potrà mancare il Cardinale Brenes e uno dei Vescovi che hanno già partecipato alla prima tornata di Dialogo Nazionale.
La tensione nel paese resta sempre alta. Sono ancora tantissimi i prigionieri politici detenuti e gli atti violenti di repressione contro il popolo nicaraguense, che non smette di manifestare contro il governo del presidente Ortega, mentre la situazione economica del paese inizia a risentire della crisi sociale che dura ormai da 10 mesi.

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ASIA/KAZKHSTAN - Il Vescovo di Almaty: “Un anno dedicato al Sacro Cuore di Gesù: inizia la catechesi in lingua kazaka”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 10:55
Città del Vaticano - “La Chiesa del Kazakistan e dell’Asia centrale è cambiata strutturalmente poco negli ultimi cinque anni, ma stiamo pensando che possa crescere un po’ di più. Non sappiamo ancora come, ma abbiamo questo desiderio e speriamo di poter trovare ispirazione per l’opera di evangelizzazione. Al tempo stesso, stiamo vivendo questi giorni con grande entusiasmo: credo che per ognuno di noi questa visita alla Santa Sede debba essere non un viaggio amministrativo, ma un pellegrinaggio di spiritualità e comunione”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides José Luís Mumbiela Sierra, Vescovo di Almaty, a Roma in occasione della visita ad Limina apostolorum dei Vescovi dell’Asia Centrale, che si tiene dal 25 febbraio al 4 marzo.
Spiega mons. Mumbiela illustra la situazione della Chiesa cattolica in Kazakhstan che, secondo dati della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, conta 112.500 cattolici divisi in quattro diocesi : “La vita cristiana va avanti, continuiamo il nostro percorso di crescita. Nella diocesi di Almaty in questo 2019 abbiamo da una parte l’idea di creare alcune nuove parrocchie, dall’altra quella di dar vita a nuovi progetti pastorali e caritativi. Inoltre, dedicheremo quest’anno al Sacro Cuore di Gesù: sarà un momento di carattere spirituale, ma anche di crescita formativa, che mirerà a conoscere il cuore di Cristo per conoscere sempre meglio il cuore umano. In queste attività avremo l’appoggio di due nuovi sacerdoti che arriveranno nei prossimi mesi”, spiega il Vescovo.
I fedeli della diocesi di Almaty, inoltre, saranno sostenuti nel proprio cammino anche da modelli di santità legati alla storia della Chiesa locale. Racconta Mons. Mumbiela: “Abbiamo chiesto a una pittrice kazaka di dipingere un quadro dedicato a dei frati minori francescani che morirono martiri nel XIV secolo in quella che attualmente è la frontiera tra Kazakhstan e Cina: lì c’era un’antica diocesi, la cui sede è attualmente in territorio cinese, ma che costituisce la testimonianza della presenza storica dei cattolici in Kazakhstan. Questo serve a ricordare che la nostro fede non è legata solo all’arrivo di tedeschi e polacchi durante il regime sovietico, ma affonda le radici nella storia più antica del paese. Anche se questi francescani non sono stati beatificati, con questo quadro, di cui abbiamo realizzato anche delle stampe per la devozione privata, vogliamo rispondere al dovere di venerare, come figli, quanti hanno dato la vita per la nostra fede in questa terra”.
La presenza cattolica in Kazakhstan è strettamente legata alle comunità etniche giunte nel paese con le deportazioni sovietiche, ma al tempo stesso vede aumentare il numero di cattolici locali. A tal proposito, spiega il Vescovo: “Quest’anno intendiamo avviare catechesi sull’annuncio cristiano in lingua kazaka. La lingua russa è molto diffusa in Kazakistan, quindi abbiamo garantiamo il servizio pastorale in questa lingua, ma ora nasce l’esigenza di un annuncio cristiano in lingua kazaka: vedremo quali frutti potrà portare, ma è un segno importante per la nostra Chiesa locale”.
Il governo kazako ha una politica molto precisa sulla religioni: “C’è qualche restrizione in più rispetto a qualche anno fa, per il timore dei fondamentalismi e dell’estremismo violento. Lo comprendiamo e per questo ci uniamo alla ricerca del bene comune del paese. La situazione in cui viviamo è gioiosa, possiamo lavorare con tranquillità, certo con alcuni limiti amministrativi, che sono per il bene di tutti. Viviamo in serenità il rapporto con le altre religioni: a breve desideriamo consegnare simbolicamente ai rappresentanti delle varie comunità presenti nella nazione il documento finale della visita del papa ad Abu Dhabi. E’ solo un gesto di amicizia, per rafforzare le buone relazioni e il dialogo islamo-cristiano, ma a livello pubblico è un segnale che può valere più di mille predicazioni”, conclude mons. Mumbiela.
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AMERICA/ARGENTINA - Mese Missionario Straordinario: prendiamo coscienza di essere tutti missionari “per natura”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 26/02/2019 - 09:43
Formosa - "Essere missionario è una vocazione, una chiamata e un'elezione" dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. José Vicente Conejero Gallego, arrivato come missionario nella diocesi argentina di Formosa nel 1976, di cui è Vescovo dal 1997. Il Presule sottolinea che "Gesù Cristo è l'inviato del Padre, il missionario per eccellenza, inviato per svolgere una missione. Gesù è mandato a realizzare la salvezza e la riconciliazione degli uomini con Dio e la nuova alleanza”.
Mons. Conejero prosegue: "dopo Gesù, Maria, nel testo della Visitazione, dopo aver detto il suo sì a Dio e avendo Cristo nel suo grembo, è mossa dallo Spirito Santo per andare ad annunciare la misericordia di Dio, l'adempimento delle sue promesse, e per dare un aiuto sollecito, come dice Sant'Ambrogio, all’anziana cugina Elisabetta. In questo modo porta l’annuncio sia della buona notizia del Signore che del servizio concreto al fratello".
Il Vescovo di Formosa sottolinea ancora a Fides che "Paolo è il missionario e l'apostolo per eccellenza, quando inizia la Lettera ai Romani, dice di essere il servo di Gesù Cristo, scelto e chiamato a predicare e proclamare la Buona Novella". Partendo da queste testimonianze, Mons. José Vicente Conejero Gallego evidenzia che "essere missionario è essere come Gesù, unto e inviato per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio. Certo, unito alla Chiesa, che manda e svolge questa missione attraverso persone concrete. In poche parole, essere missionario è essere inviato, scelto, convocato, per portare agli uomini la gioia della Buona Novella di Gesù, amandoli, servendoli e spendendosi per loro"
Per il Vescovo il Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, rappresenta un'opportunità per "incoraggiare tutta la Chiesa, che per sua natura è missionaria, come dice il decreto Ad gentes". Da questo scatursce che "l'obiettivo fondamentale di questo Mese è quello di sensibilizzare l'intera comunità ecclesiale, l'intero Popolo di Dio, tutti i battezzati, come dice il motto, battezzati e inviati". Infine Mons. José Vicente Conejero Gallego auspica che "nelle Chiese particolari, tutti possiamo diventare consapevoli di essere missionari per natura, e quindi ci sia un maggiore impulso missionario in tutta la Chiesa per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio e costruire la Chiesa, in dialogo con le culture e con i popoli, in modo da poter progredire nella costruzione dell’unica famiglia umana”.
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AFRICA/NIGERIA - L’Unione Africana: “Il voto si è svolto in un’atmosfera complessivamente pacifica”, ma 39 persone sono state uccise in violenze elettorali

Fides IT - www.fides.org - Lun, 25/02/2019 - 11:32
Abuja - Sono 39 le persone che hanno perso la vita in incidenti e violenze verificatesi nelle elezioni generali che si sono tenute il 23 febbraio in Nigeria. Lo afferma l’organizzazione indipendente SBM intelligence che ha raccolto e analizzato i dati dell’andamento del voto, secondo il quale 233 persone sono state uccise in 67 incidenti preelettorali verificatisi da ottobre alla vigilia del voto.
Nonostante i gravi episodi violenti che hanno funestato la votazione in alcune zone del Paese, il capo degli osservatori elettorali dell’Unione Africana, l’ex Primo Ministro etiopico, Hailemariam Desalegn, ha affermato che “le elezioni si sono svolte "in un’atmosfera complessivamente pacifica”. Nel corso delle elezioni generali del 2015 si registrarono un centinaio di vittime mentre in quelle del 2011 circa 800. Molti degli incidenti mortali si registrarono però dopo il voto.
In diversi dei 36 Stati in effetti la votazione si è svolta senza incidenti di rilievo. Nello Stato di Edo, ad esempio, Sua Ecc. Mons. Donatus Ogun, Vescovo di Uromi, ha lodato il Governatore dello Stato per aver assicurato un voto pacifico. “Abbiamo appena completato la prima fase delle elezioni generali del 2019 e sono felice per come l’elettorato dello Stato di Edo si è comportato e si è mantenuto pacifico in tutto lo Stato” ha detto domenica 24 febbraio dell’omelia della messa presso la chiesa di San Paolo a Benin City.
Le elezioni dovevano tenersi il 16 febbraio ma erano state posticipate di una settimana a causa di ritardi nella distribuzione del materiale elettorale . I due principali sfidanti a contendersi la carica di Capo dello Stato sono il Presidente uscente Muhammadu Buhari e l’ex Vice Presidente Atiku Abubakar.

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