ASIA/INDIA - I Vescovi: la tratta di esseri umani è la moderna schiavitù

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/03/2018 - 14:55
New Delhi – La tratta di esseri umani rappresenta la schiavitù dei tempi moderni: lo afferma la Commissione per il lavoro nella Conferenza episcopale dell’India che nei giorni scorsi ha organizzato un programma di formazione e New Delhi per affrontare un fenomeno che vede donne, bambini e uomini comprati e venduti, picchiati, maltrattati e talvolta uccisi mentre vengono scambiati come merci sui mercati del traffico invisibile. La tratta di esseri umani – rileva una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Commissione – si intreccia al fenomeno delle migrazioni, che tocca tutte le aree del globo. I trafficanti si propongono per aiutare le potenziali vittime a emigrare in un altro stato o continente. I trasporti moderni hanno reso più semplice, economico e veloce il trasferimento delle persone, facilitando, in qualche modo, anche l’opera criminale dei trafficanti.
L’incontro organizzato dalla Commissione episcopale intendeva sensibilizzare e aggiornare gli animatori pastorali che si ritrovano a contatto con casi di tratta di esseri umani, familiarizzando con questioni relative al fenomeno, per consentire di connettersi con diverse congregazioni e organizzazioni religiose e realizzare un piano d'azione per affrontare la sfida.
P. Jaison Vadassery, Segretario della Commissione del lavoro della CBCI, ha invitato i partecipanti a “collaborare per assistere i lavoratori migranti e affrontare la grave realtà della tratta di esseri umani in India”, ricordando che “la Chiesa cattolica è preoccupata per i migranti, che spesso diventano vittime del traffico”. P. Paul Moonjeli, nuovo direttore di Caritas India, ha illustrato gli aspetti biblici della migrazione affermando che “la tratta di esseri umani e le migrazioni rappresentano fenomeni di grande rilevanza per la nostra società: soprattutto negli aspetti che diventano criminosi urge agire per la prevenzione”, operando sulla consapevolezza, costruendo una rete e adottando misure inadeguate di sicurezza. Le organizzazioni e le strutture ecclesiali possono dare un fattivo contributo a salvare molte vite, ha detto.
Secondo dati ufficiali del governo indiano, forniti a dicembre 2017 dal “National Crime Records Bureau” nel 2016 ci sono stati 8.132 casi accertati di traffico di esseri umani in India, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Le organizzazioni per i diritti umani rilevano che questi dati ufficiali non riflettono la vera entità del crimine. Il governo indiano intende approvare una nuova legge per contrastare il fenomeno, prevedendo una pena di 10 anni di carcere per i responsabili del reato di tratta di esser umani.
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AFRICA/CENTRAFRICA - Morto il sacerdote rimasto ferito il 22 marzo nell’assalto della parrocchia a Séko

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/03/2018 - 11:55


Bangui - Don Joseph Désiré Angbabata , parroco di Séko, una località a 60 km da Bambari, è morto in seguito alle ferite riportate nell’assalto alla parrocchia. L'informazione è stata confermata al dal Vescovo di Bambari Sua Ecc. Mons. Richard Appora: “Siamo stati informati che il sacerdote, ferito il giorno prima, è morto. Non ho altre informazioni”.
La diocesi di Bambari dice che non ha ancora ricevuto il corpo di don Angbabata "non sappiamo dove sia il corpo per ora e stiamo aspettando" afferma un sacerdote.
In un necrologio la diocesi di Bambari spiega i fatti come segue: "Noi, monsignor Richard Appora, OP, Vescovo di Bambari, abbiamo il profondo rammarico d’informare la comunità cristiana della Diocesi, la Conferenza Episcopale Centrafricana e tutti gli uomini e le donne di buona volontà della morte di don Joseph Désiré Angbabata, avvenuta 22 marzo 2018 a Séko, in seguito all'attacco della parrocchia di Saint Charles Lwanga da parte di un gruppo armato. Don Désiré era il parroco di questa chiesa dall'ottobre 2017 fino ad oggi”.
La morte del sacerdote è avvenuta dopo 24 ore di combattimenti tra due gruppi armati a Séko. Secondo fonti indipendenti, diversi civili sono stati uccisi in questi scontri, il cui bilancio è ancora difficile da stabilire al momento a causa della mancanza di accesso alla città.
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AMERICA/BRASILE - Chiesa e organizzazioni civili denunciano la situazione dei venezuelani in Brasile

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/03/2018 - 10:51
Roraima - La situazione dei venezuelani a Roraima, stato brasiliano al confine con il Venezuela, sta diventando sempre più drammatica, motivo per cui il vescovo locale, mons. Mario Antonio da Silva, insieme ad altri gruppi della Chiesa cattolica e altre Chiese e istituzioni della società civile, mossi dall'aggravarsi di questa situazione , hanno pubblicato una nota in cui manifestano la loro “gratitudine e sostegno delle varie istituzioni e persone che non misurano gli sforzi per collaborare all'accoglienza, all'integrazione locale e all'internalizzazione degli immigrati in situazione di vulnerabilità".
Secondo la nota ricevuta dall'Agenzia Fides e presentata in una conferenza stampa questo venerdì, 23 marzo, presso la sede vescovile di Roraima, il lavoro di molti volontari è ciò che ha permesso alla situazione di non diventare completamente insostenibile. Inoltre, mons. Da Silva ha espresso “discordanza rispetto alle manifestazioni xenofobe che, sfortunatamente, si stanno intensificando ogni giorno nelle città del nostro stato e su Internet”, rilevando anche la preoccupazione di tutti i firmatari, a causa del fatto che “davanti a una situazione di emergenza e di estrema fragilità, persone e gruppi incoraggiano e promuovono l'odio per gli immigrati e coloro che sono disposti ad aiutarli”.
Infine, la nota rivendica, con veemenza, “risposte integrate e azioni coordinate” da parte delle istituzioni pubbliche, per il momento assenti in tutto ciò che si riferisce agli immigrati, anche nella “attenzione ai loro bisogni primari”. Questa mancanza d’impegno e attenzione “contribuisce all’emergere di comportamenti xenofobi e all’incitamento alla violenza”.
Commosso da questa situazione, l'episcopato brasiliano ha deciso che il 40% degli introiti della “Raccolta Nazionale di Solidarietà”, che ogni anno si svolge la Domenica delle Palme in tutte le diocesi del Paese come gesto concreto della Campagna della Fraternità, - che quest'anno ha avuto come tema il superamento della violenza -, sia destinato ad aiutare gli immigrati venezuelani a Roraima.
Con il desiderio che "tutti gli immigrati siano trattati con dignità e i loro diritti rispettati”, la nota si conclude ricordando ciò che lo stesso Papa Francesco afferma: «Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un'occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca».
Le comunità ecclesiali, nelle diverse espressioni hanno promosso una serie di attività di accoglienza e sostegno verso i venezuelani, ma è necessaria l’azione decisa del governo per adottare le opportune misure per gestire un fenomeno migratorio di queste dimensioni . Roraima, con 350 mila abitanti, accoglie già 40 mila venezuelani, secondo i dati del Consiglio comunale. Si stima che la cifra aumenterà a 55 mila pe il prossimo luglio.
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OCEANIA/TONGA - Caritas Tonga invita alla preghiera per la “risurrezione” dell’arcipelago gravemente colpito dal ciclone Gita

Fides IT - www.fides.org - Sab, 24/03/2018 - 09:28
Nuku’alofa – E’ passato oltre un mese da quando il ciclone tropicale Gita, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio, ha colpito l’arcipelago di Tonga, in Polinesia, portando danni e devastazione. Secondo alcune fonti sarebbe il più intenso degli ultimi sessant’anni per l’arcipelago. Circa l’80% degli abitanti di Tongatapu, l’isola più grande del regno, sono rimasti coinvolti e oltre 4500 abitazioni sono andate distrutte o gravemente danneggiate. Linee elettriche distrutte, diversi edifici danneggiati, devastati i campi coltivati, vitali per il sostentamento della popolazione.
Immediata la risposta di Caritas Tonga nei giorni successivi al ciclone. L’organizzazione è prontamente intervenuta con la distribuzione di mezzi di soccorso e supporto sociale per la ricostruzione di case, oltre che servizi di sostegno psicosociale alla popolazione.
Lo staff e i volontari di Caritas Tonga, in stretta collaborazione con il Tongan National Youth Council, ha distribuito teloni impermeabili, acqua, kit per l’igiene e la cucina.
Nella nota dell’organismo cattolico pervenuta a Fides si legge che “questa risposta immediata riflette anni di addestramento e preparazione alle catastrofi da parte delle agenzie della Caritas Oceania, in collaborazione con altre organizzazioni umanitarie, e con il supporto finanziario per le forniture pre-preposte dal governo della Nuova Zelanda”.
La direttrice dell’organizzazione, Amelia Ma'afu, si dice convinta del fatto che le forniture preposte da Caritas e altre organizzazioni abbiano assicurato una rapida risposta. “Siamo stati in grado di mobilitarci rapidamente per distribuire le forniture più strettamente necessarie. Tantissime persone hanno perso le loro case e tutto ciò che era all’interno è stato danneggiato o spazzato via”, si legge nella nota.
Ma'afu ha inoltre evidenziato come la risposta al Ciclone Gita sia un’opportunità per una nuova risurrezione di Tonga. “Nessuno rimarrà fuori dagli aiuti. Al centro della risposta della Caritas c’è la dignità della persona umana,” ha detto.
Nel suo intervento ha infine invitato la Caritas e la Chiesa di tutto il mondo a “continuare a pregare affinchè un efficace coordinamento e la partnership di attori locali e internazionali consenta strategie di risposta alla ripresa che permettano alle persone di rialzarsi”.

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VATICANO - L’Arcivescovo Dal Toso: “Il dono della vita dei missionari martiri genera frutto”

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 12:59
Città del Vaticano – “Il dono della vita – sia il martirio in senso proprio, sia la testimonianza di un'esistenza spesa gratuitamente per Dio e per il prossimo – genera qualcosa di nuovo. Questo è il messaggio che donano i missionari martiri: non è vivendo per se stessi che si porta frutto, ma andando al di là di se stessi. Il chicco di grano porta frutto quando muore, ricorda l'immagine evangelica. Questa è la chiave dell'esistenza cristiana. Questa immagine condensa la chiamata di ogni cristiano, anche dei giovani”: è quanto dichiara in un colloquio con l'Agenzia Fides l'Arcivescovo Gian Pietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , introducendo la “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri” che, prendendo ispirazione dal martirio di Mons. Oscar Arnulfo Romero, si celebra il 24 marzo di ogni anno.
Come specifica “Missio Italia” , la celebrazione intende “fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti”.
Mons. Dal Toso spiega che “il martirio ha una sua connotazione ben precisa: è l'uccisione di un battezzato in odium fidei, cioè in odio alla fede. Ma vi sono, d'altro canto, molti missionari, che tuttora offrono e donano la propria vita ogni giorno per testimoniare l'amore di Cristo all'umanità”.
La “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri” è stata avviata nel 1993 dal “Movimento Giovanile Missionario”. Mentre oggi la Chiesa si avvicina al Sinodo dedicato giovani, mons. Dal Toso nota: “Nella Chiesa antica ci sono stati molti giovani martiri. Pensando a loro, possiamo dire che la testimonianza di fede, anche di sangue, non conosce limiti: la chiamata al dono della vita tocca ogni battezzato, e i giovani possono dare un prezioso esempio. Quando si è più giovani si ha una forte slancio e disponibilità a dare la propria vita. C'è tanta generosità nel cuore dei giovani”.
“Non credo che i giovani di oggi – prosegue il Presidente delle POM – siano meno generosi rispetto alle generazioni del passato. La gioventù, come le altre età della vita, ha delle debolezze endemiche, ma anche i millennials, i giovani di oggi, danno prova di generosità: basti pensare alle esperienze di ragazzi e volontari che si recano in paesi di missione”.
Le esperienze di giovani martiri, sacerdoti, religiosi e laici, secondo l'Arcivescovo potranno essere significative nel prossimo Sinodo sui giovani: “Le loro storie ci dicono che la misura del Vangelo non può essere ridotta a una semplice possibilità umana. C'è qualcosa di più grande a cui i giovani sono chiamati: e i giovani sono disposti a rispondere. L'esempio dei giovani martiri sottolinea che non possiamo ritenere i giovani di oggi meno disponibili a offrire se stessi per qualcosa di grande, come il Vangelo di Gesù Cristo”.
Sull'operato della Chiesa, mons. Dal Toso rileva: “La Chiesa è chiamata a prendere sul serio i giovani, cioè non a ridurre il Vangelo ai loro desideri, ma a offrire loro la possibilità di andare al di là dei loro schemi, nella prospettiva del dono supremo di sè, compiuto con Cristo. I giovani, inoltre, possono essere soggetti di evangelizzazione verso altri giovani: già lo vediamo in Europa e in altre parti del mondo. Come è avvenuto, ad esempio, nell'esperienza di martirio del 28enne Mario Borzaga, giovane missionario degli Oblati di Maria Immacolata che, negli anni '60 del secolo scorso, ha dato la vita in Laos, in una situazione complicata dal punto di vista geografico e politico. Vale sempre – conclude – quanto afferma Tertulliano: il sangue dei martiri è il seme di nuovi cristiani. La Chiesa lo sperimenta sempre e lo ricorda oggi”.
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AMERICA/PERÚ - I Vescovi: dinanzi alla “immensa crisi attuale del paese, prevalga il bene comune"

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 12:31
Lima - "Oggi siamo di fronte ad un'immensa crisi politica. Quando si tratta del bene del Perù, non dovrebbero prevalere interessi particolari ma il bene comune della Patria". Con questa esortazione inizia il messaggio della Conferenza Episcopale Peruviana , ricevuto dall'Agenzia Fides, pubblicato il 22 marzo a motivo dell'attuale crisi che attraversa il Paese in seguito alle dimissioni del presidente della Repubblica Pedro Paolo Kuczynski. Come affermano i Vescovi, in Perù sta avvenendo un "processo sistemico di corruzione causata dal divorzio tra etica e politica, rafforzata da ambizioni personali e di gruppo, esacerbata dall'impunità e maltrattata da un sistema che ignora la giustizia".
Il testo, firmato da Mons. Miguel Cabrejos Vidarte, Presidente della CEP, insieme a Mons. Pedro Barreto Jimeno e Mons. Robert Prevost, rispettivamente Primo e Secondo Vicepresidente della CEP, nonché da Mons. Norberto Strotmann, Segretario generale, sottolinea che è stato raggiunto "un punto di rottura politica" di tale portata che, per far sì che il paese abbia un nuovo inizio, è necessaria “una ripresa etica e morale a tutti i livelli”, perché “la corruzione ha rubato la speranza, specialmente dei poveri e dei giovani”.
Quindi i Vescovi invitano “ad adempiere al dovere costituzionale di governare” perché questa è una responsabilità di tutti i poteri dello Stato, e "nessuna autorità può sentirsi esentata", sottolineando che "chiunque assuma la guida del Perù deve promuovere e ricevere il sostegno di tutte le forze sociali per generare passo dopo passo un accordo di governance". "Chiediamo ai cittadini di assumere gli incarichi pubblici consapevoli dell'impegno di servire il Paese e di non usare la politica per i propri interessi", continuano i Vescovi, chiamando alla responsabilità quanti "hanno molto da dare e non lo fanno", riferendosi in particolare al disinteresse dei giovani.
Il testo ribadisce la necessità di mettere il Bene Comune al primo posto, al di sopra degli interessi particolari di ognuno: "recuperiamo i valori etici e morali che hanno costruito l'essenza del nostro essere peruviani. Non c'è nulla di più contrario al messaggio cristiano dell'individualismo: vivere senza il prossimo e approfittarne" esortano.
Infine i Vescovi, esprimendo la loro volontà di camminare insieme a tutti i cittadini per partecipare ai processi che promuovono la vita e il quadro istituzionale democratico del paese, ricordano le parole di Papa Francesco nel discorso del 19 gennaio, durante la sua visita in Perù, in cui esortò coloro che ricoprono posizioni di responsabilità ad "impegnarsi a dare, alla loro gente e alla loro terra, la sicurezza che deriva dal sentire che il Perù è un luogo di speranza e di opportunità ... ma per tutti, non per pochi; un Perù che dia spazio a tutte le stirpi, dove possa realizzarsi la promessa della vita peruviana”.
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AFRICA/CENTRAFRICA - Ferito il parroco di Séko nella diocesi di Bambari, dove in diverse aree sono in corso combattimenti

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 11:46

Bangui - Ferito un sacerdote nella Repubblica Centrafricana nell’assalto della sua parrocchia. Secondo quanto appresso dall’Agenzia Fides, don Bienvenu Assindeko, parroco della chiesa di Séko, nella diocesi di Bambari, nel centro-sud del Paese, è stato ferito la mattina del 22 marzo in un assalto perpetrato da un gruppo armato ancora sconosciuto.
Secondo don Firmin Gbagoua, Vicario Generale della diocesi di Bambari, non si hanno ancora dettagli esatti sulle circostanze dell’assalto né sulle condizioni del sacerdote. “Sappiamo che è ferito- ha dichiarato- siamo in contatto con la MINUSCA per farlo partire da Séko in modo che possa ricevere le prime cure, ma al momento non abbiamo alcuna idea sulle sue condizioni”.
Nelle ultime settimane, ci sono state segnalazioni di diversi gruppi armati considerati vicini alla coalizione ribelle Seleka nei pressi di Bambari.
Secondo notizie di agenzia una trentina di persone sono rimaste uccisi negli ultimi giorni nel corso di combattimenti tra gli Seleka e le milizia anti balaka in alcuni villaggi dell’area di Bambari. Gli ex Seleka appartengono al movimento per l’Unità per la pace in Centrafrica capeggiato da Ali Darass. A innescare le ostilità è stata l’uccisione di un miliziano anti balaka nel villaggio di Gotilé a 35 km da nord di Bambari. Come rappresaglia gli anti balaka hanno assalito gli appartenenti all’UPC nel villaggio di Tagbara, a 72 Km a nord di Bambari, uccidendone una quindicina.
Rinforzi dell’UPC hanno a loro volta assalito diversi villaggi dell’area, provocando la fuga dei loro abitanti nella foresta. È quindi probabile che don Bienvenu Assindeko sia stato ferito nel corso della contro rappresaglia degli ex Seleka.
L’area di Bambari è strategica non solo per la sua posizione centrale ma anche per la presenza di miniere di oro e diamanti che suscitano gli appetiti dei diversi gruppi armati ivi operanti. Il conflitto di religione è solo un pretesto sfruttato dai diversi gruppi armati a fini politici ed economici; un fatto più volte denunciato dalla Piattaforma Religiosa per la pace in Centrafrica, alla quale fa parte Sua Eminenza il Cardinale Dieudonné Nzapalainga Arcivescovo di Bangui.
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EUROPA/ITALIA - Il 24 marzo la Giornata dei missionari martiri: dal loro sangue la vita in pienezza

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 11:42
Roma – Ricordare con la preghiera, il digiuno e un gesto concreto di carità tutti i missionari che sono stati uccisi nel mondo, anche quelli sconosciuti ai più, e che hanno versato il loro sangue per il Vangelo. Questa la motivazione che spinse nel 1993 il Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie italiane a decidere di celebrare annualmente una “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri”. Venne scelta la data del 24 marzo, giorno dell’assassinio avvenuto nel 1980, di Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador, beatificato il 23 maggio 2015 e di cui si attende la data della canonizzazione.
“Il tema del martirio è tornato, negli ultimi tempi, ad interpellare le comunità cristiane. È un grande segno positivo – scrive Giuseppe Florio, teologo e biblista, nel sussidio preparato da Missio Italia per questa giornata -. ‘La messe’ di cui parlano i Vangeli può essere molta o poca ma quando all’orizzonte appaiono i martiri allora il messaggio profetico del Vangelo è davanti agli occhi di tutti. L’invito di Ezechiele è rivolto ad un popolo che non guarda i segni premonitori di un dramma che si consumerà di lì a poco: la distruzione di Gerusalemme per mano del re di Babilonia nel 587 a.C. Per questo scrive e proclama che alle sentinelle è meglio prestare attenzione. Anche per
noi, anche per ‘la messe’, l’evento del martire è un dono o un messaggio che indica la direzione di marcia”.
Quest’anno Missio Italia ha scelto come tema della XXVI Giornata “Chiamati alla vita”. “Alla vita vera naturalmente – spiega don Michele Autuoro, direttore di Missio Italia -, la vita della Grazia secondo lo Spirito Santo, la vita di coloro che nel battesimo si immergono nella morte di Cristo per risorgere con lui come “nuova creatura”. Con il battesimo infatti siamo incorporati a Cristo e alla sua Chiesa, per sempre apparteniamo a Lui e con Lui partecipiamo alla vita divina trinitaria, come insegna il Catechismo della Chiesa cattolica… È la vita alla quale sono chiamati non solo i martiri, nella loro suprema testimonianza del più grande amore, quello di dare la propria vita per quelli che si amano, ma anche tutti e ciascuno di noi nella quotidiana testimonianza di una fede vissuta nella carità e nell’amicizia verso quanti sono privati, ovunque nel mondo, di una vita in pienezza”.
L’iniziativa di fare memoria dei missionari che sono stati uccisi è ormai diffusa in tante nazioni, anche in date e circostanze diverse: molte sono le diocesi e gli istituti religiosi che dedicano particolari iniziative per ricordare i propri missionari e tutti coloro che hanno versato il sangue per il Vangelo.
Papa Francesco ci ricorda spesso che “i martiri sono quelli che sostengono la Chiesa, che l’hanno sostenuta e la sostengono oggi. E oggi ce ne sono più dei primi secoli, i media non lo dicono perché non fa notizia, ma tanti cristiani nel mondo oggi sono beati perché perseguitati, insultati, carcerati” . Fin dalle sue origini la Chiesa non manca di tenere viva la memoria e di additare al mondo, dopo un attento esame, la testimonianza eroica di tanti cristiani, in un martirologio che si aggiorna costantemente, come si rinnova di continuo, ad ogni latitudine, la professione di fede dei molti seguaci di Cristo.
Tra le figure più recenti di missionari riconosciuti “martiri” dalla Chiesa, ricordiamo i due missionari francescani conventuali polacchi p. Michal Tomaszek e p. Zbigniew Strzalkowski, che insieme al sacerdote diocesano italiano don Alessandro Dordi furono uccisi nell’agosto 1991 in Perù e sono stati beatificati il 5 dicembre 2015 a Chimbote. Per la beatificazione fu scelto il logo “Martiri della fede e della carità, testimoni di speranza”. L’11 dicembre 2016 sono stati beatificati a Vientiane, in Laos, il missionario degli Oblati di Maria Immacolata padre Mario Borzaga ed il catechista laico laotiano Paolo Thoj Xyooj, insieme ad altri 15 martiri . Il 24 maggio 2014 sono stati beatificati il missionario del PIME padre Mario Vergara ed il catechista Isidoro Ngei Ko Lat, morti martiri in Birmania nel maggio 1950. “La loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica, per la quale tutta la Chiesa è loro grata” .
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ASIA/THAILANDIA - Un missionario: “Festa, letizia, pace: la Pasqua in Thailandia”

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 11:37
Chiang Mai – “La creazione è la prima Parola di Dio visibile. Il creato è il primo testo sacro leggibile: Dio disse: sia la luce, e la luce è. Siano le piante e gli animali, e questi sono; prima ancora dell’essere umano, sul cui cuore sarà incisa una alleanza indelebile”: lo dice all’Agenzia Fides don Attilio De Battisti, missionario fidei donum a Chiang Mai in occasione dell’approssimarsi della Pasqua.

Descrivendo la situazione locale, il missionario nota: “Febbraio-aprile è stagione calda, che si estende ulteriormente nei mesi successivi includendo monsoni, piogge e umidità, fino a Ottobre”. “Vinti dai 40-50 gradi, gli alberi si arrendono e abbandonano ogni foglia, l’erba diventa paglia e la terra argillosa si copre di rughe impressionanti. È il tempo degli incendi, a volte provocati per far pulizia del sottobosco, a volte per concimare le risaie, ferme da mesi. Dal 20 febbraio al 20 aprile è proibito in tutto il territorio accendere anche un piccolo fuoco in giardino”, racconta don Attilio. “Fino a qualche anno fa fumo, polvere e smog ostacolavano anche gli aerei verso Chiang Mai. Qui la nostra gente è spesso impegnata a spegnere focolai di incendi che minacciano i villaggi e le risorse. Spoglia e bruciacchiata la natura suggerisce solo una parola: morte. Ma da questo panorama desolato esplode l’augurio di una Buona Pasqua. Questa infatti è anche la stagione dei fiori, dei festival floreali e delle esposizioni internazionali che degnamente fanno da cornice al capodanno tailandese. Sei improvvisamente inebriato di colori non solo nei parchi o giardini reali ma ovunque. Alberi senza foglie, apparentemente spenti, si vestono di fiori gialli , viola , rosa e arancione ; costeggiano le stradine e ricamano le colline”. Il missionario prosegue: “Sembra una vendetta della natura sui fendenti del sole; una rivincita del creato sulla congiura del clima; una dimostrazione di forza sulle sciocchezze umane. Sia la vita, e la vita è: per tutti, esagerata, gratuita. Sul nulla e sulla morte Dio sussurra ancora una volta: sia festa, sia letizia, sia pace! E’ quello che i cristiani oggi donano al paese, celebrando la imminente Pasqua”, conclude don Attilio. La presenza cattolica nella diocesi di Chiang Mai è di quasi 66mila persone e solo nel 2016 i battezzati sono stati 1599.



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ASIA/SIRIA - Fonti siriane: i raid aerei turchi hanno distrutto siti archeologici cristiani

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 10:36
Afrin – La direzione generale del dipartimento siriano per le antichità ha denunciato in una nota ufficiale la distruzione di importanti siti archeologici cristiani provocata dai raid aerei compiuti dall'aviazione militare turca nell'area di Afrin, nella Siria nord-orientale. "Gli aerei turchi – si legge nella nota, diffusa giovedì 22 marzo a nome del direttore delle antichità siriane, Mahmud Hamoud - hanno bombardato il sito archeologico di Barad, a 15 chilometri a sud della città di Afrin".
L'area archeologica di Barad comprende i resti di molte chiese e monasteri bizantini e tombe risalenti ai primi secoli del cristianesimo, e dal 2011 era stata inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Secondo quanto affermato da Mahmud Hamoud, il bombardamento ha devastato anche la cosiddetta “tomba di San Marone” - il sito dove secondo la tradizione sarebbe stato inizialmente sepolto dopo il corpo del santo, poi traslato altrove) e i resti della cattedrale di san Giuliano, costruita alla fine del IV secolo dopo Cristo.
Domenica 18 marzo le truppe turche e le milizie ribelli anti-Assad hanno preso il controllo della città di Afrin, prima in mano alle milizie curde . .
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ASIA/PAKISTAN - “Giornata nazionale del Pakistan”: musulmani e cristiani insieme per la pace

Fides IT - www.fides.org - Ven, 23/03/2018 - 10:12
Lahore - Musulmani e cristiani insieme per la pace, in preghiera per un futuro fatto di armonia, riconciliazione, prosperità, comune benessere comune: così si celebra oggi, 23 marzo, la “Giornata del Pakistan”, festa nazionale in cui l'intera nazione ricorda la “Risoluzione di Lahore”, approvata il 23 marzo 1940, che sanciva la futura nascita di una nuova nazione per i musulmani dell'India, il Pakistan; e si commemora anche l'adozione della prima Costituzione del Pakistan, approvata il 23 marzo 1956.
Come appreso dall'Agenzia Fides, la Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, in seno alla Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, guidata da p. Francis Nadeem OFM Cap, ha organizzato a Lahore un incontro di riflessione e preghiera cui hanno preso parte numerosi leader musulmani e cristiani. Durante la celebrazione di preghiera, presieduta dall'Arcivescovo di Lahore, Sebastian Francis Shaw, tutti hanno pregato e si sono impegnati a promuovere l'armonia interreligiosa, la pace e il progresso della nazione. I leader religiosi hanno espresso l'auspicio che le forze armate prevalgano sull’ondata del terrorismo che insanguina il paese e hanno reso omaggio a tutti coloro che, nelle istituzioni, si sforzano e si dedicano o a contrastare l'estremismo, per donare alla popolazione una vita pacifica e libera dalla violenza. Come appreso da Fides, i presenti hanno espresso anche preghiere speciali per la protezione delle minoranze nel paese. “Urge farsi promotori di pace e armonia non solo all'interno delle nostre famiglie ma anche nei nostri quartieri, nelle nostre città, perchè sia rispettata la dignità di tutti e prevalgano la pace e il bene nella nostra società. Dobbiamo essere vigili e restare uniti contro quanti desiderano separarci”, ha rimarcato l'Arcivescovo Shaw. Alla fine dell'incontro tutti i partecipanti hanno recitato la preghiera “Dio fammi strumento della tua pace”, attribuita a San Francesco d'Assisi tenendo candele tra le mani, a simboleggiare il comune sforzo di riconciliazione e unità.
Il giorni precedente, secondo quanto riferito a Fides da p. Nadeem, si è tenuta a Lahore una riunione di bambini cristiani e musulmani, per commemorare la Giornata nazionale del Pakistan. I bambini hanno portato bandiere, poster e cartelloni, realizzati da loro stessi, inneggianti alla pace e all’armonia nazionale. P. Francis Nadeem ha incoraggiato i piccoli a “essere operatori di pace non solo all'interno delle loro famiglie ma anche nelle scuole e per le strade, affinché la pace prevalga nella società”.
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