ASIA/PAKISTAN - Il governo annuncia la riapertura delle chiese in Punjab: gioia e attesa tra i fedeli

Fides IT - www.fides.org - Mar, 19/05/2020 - 10:56
Faisalabad - “Siamo molto felici per l'annuncio del governo del Punjab, che permetterà di riaprire le chiese, tuttavia abbiamo bisogno di un po' di tempo per predisporre tutto: dobbiamo istruire e sensibilizzare i fedeli sulle procedure da osservare": lo dice all'Agenzia Fides il Vescovo Indrias Rehmat, alla guida della diocesi di Faisalabad, nella provincia del Punjab pakistano. Il Vescovo Rehmat inoltre afferma: "Appena appresa la decisione del governo tramite i mass media, abbiamo annunciato la novità e abbiamo permesso a 30 persone di entrare e partecipare alla messa in Cattedrale. Vi sono però misure da rispettare. La nostra gente sta aspettando da quasi due mesi di partecipare nuovamente alla Santa Messa e ora gioisce perché può nuovamente ricevere l'Eucarestia. Ma bisogna continuare a essere prudenti, perché non vogliamo che l'assemblea in chiesa possa essere causa di diffusione del virus". Rispettando le disposizioni, i fedeli potranno tornare nelle chiese, nota il Vescovo, e aggiunge: "Attendiamo la notifica scritta del governo. La prossima domenica potremo celebrare due messe ciascuna con 40 - 50 persone in assemblea. C'è grande gioia e attesa tra la gente".
P. Qaisar Feroz OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale cattolica, parlando a Fides, dichiara: “Le notizie sulla riapertura sono circolate sui mass media ma attendiamo la comunicazione scritta dal governo del Punjab. L'apertura delle chiese cattoliche dipende dalla situazione generale di diffusione del virus. Ne siamo felici, ma è necessaria la collaborazione di tutti per rispettare i protocolli di sicurezza e prevenire eventuali contagi".
Fr. Asif Saleem, prete cattolico di Karachi, rileva : "Apprezziamo il desiderio dei fedeli di tornare in chiesa, ma la protezione e la salute sono fondamentali. Celebreremo i sacramenti osservando le misure di sicurezza."
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AFRICA - Covid-19 e riapertura delle chiese in Africa: la speranza al centro della missione

Fides IT - www.fides.org - Mar, 19/05/2020 - 10:53
Kara – “La realtà delle chiese chiuse ha immerso molti cristiani africani nella triste e dolorosa esperienza della tomba sigillata, simbolo di disperazione e fallimento", scrive all’Agenzia Fides p. Donald Zagore, SMA. “Oggi le porte delle chiese si stanno gradualmente aprendo e, nonostante la presenza ancora attiva del virus killer, i cristiani vivono nell'immensa gioia della tomba aperta, un segno di risurrezione e vittoria.”
Nel messaggio pervenuto a Fides, p. Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane, afferma che “il Covid-19 è certamente ancora presente, ma rimane viva la convinzione tutta cristiana che verrà sconfitto contro ogni angoscia motivata dalle realtà attuali. Per i cristiani il male, indipendentemente dalla sua virulenza, non avrà mai l'ultima parola. Il trionfo sul male è una garanzia. La certezza che Dio che fa tutte le cose nuove ora diventa il progetto della vita, la fonte vivente di ogni speranza cristiana.”
P. Zagore sollecita a "non rischiare di sprofondare nell'indifferenza e nell'irresponsabilità". Tenendo ben presenti questi concetti, il sacerdote ivoriano invita ad insistere sul rispetto delle misure preventive stabilite contro il Covid-19 nelle chiese come imperativo fondamentale e vitale: “Dio dà la vittoria, ma è necessaria l'azione e la responsabilità umana. Come dice sant'Agostino, Dio ci ha creati senza di noi, ma non può salvarci senza di noi.”
“La risurrezione non annichilisce del tutto il male – conclude p. Zagore - ma rilascia una luce di speranza che trafigge le nuvole dell'angoscia per aprire una nuova era. Con la risurrezione, non siamo più costretti a rimanere intrappolati in un destino fatale che confermerebbe solo l'assurdità del momento presente".

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AMERICA/MESSICO - Attivi nella preghiera e sui social network: le POM in periodo di Covid-19

Fides IT - www.fides.org - Mar, 19/05/2020 - 09:49
Città del Messico - “La pandemia ha messo in discussione la missione nella sua stessa natura: la missione infatti prevede l'invio, l'uscita per incontrare il tuo vicino. Tuttavia, proprio ora, di fronte a questa situazione di isolamento, in quasi tutti gli strati sociali c’è la possibilità di promuovere l'evangelizzazione attraverso i media e, soprattutto, i social network. Dopo tutto, l'obiettivo è sempre quello di trasmettere la vita di Dio”. P. Antonio de Jesùs Mascorro Tristàn, MG, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Messico, in un colloquio con l’Agenzia Fides condivide la sua esperienza missionaria in questo periodo di emergenza sanitaria.
“È anche un'opportunità – prosegue - per rafforzare i nostri legami come comunità, per essere un riflesso della misericordia di Dio e per praticare la carità verso il prossimo senza distinguere nazionalità o credo. In molti ha risvegliato il desiderio di aiutare secondo la propria situazione, in altri ha rivelato l’apatia che porta a pensare che i miei bisogni siano maggiori di quelli degli altri, dimenticando di mettere in circolazione i talenti che il Signore ci ha dato”.
La Chiesa messicana ha adottato alcune iniziative particolari in questo periodo, come la campagna “Famiglie senza fame” promossa dalla Commissione episcopale per la Pastorale sociale , e il Protocollo per la cura spirituale per i fedeli durante la contingenza sanitaria di Covid-19 pubblicato dalla Conferenza episcopale. “Presso le POM del Messico si celebra quotidianamente l'Eucaristia, pregando per i malati e i defunti – spiega p. Antonio de Jesùs -. Attraverso un numero di telefono e Facebook le persone possono inviare le loro richieste di preghiera e condividerle durante la messa. Ai membri dell'Infanzia e dell'Adolescenza missionaria viene inviata una preghiera quotidiana da fare con la loro famiglia. Questa preghiera è diffusa attraverso piattaforme digitali e social network, raggiungendo bambini e adolescenti non solo in Messico ma in tutte le Americhe”.
Tra le esperienze concrete che mettono in luce il legame tra evangelizzazione e carità, il Direttore nazionale delle POM cita l'opera di alcuni sacerdoti che portano l'Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione ai malati, pregando con loro e offrendo conforto. Molti medici, infermieri e personale sanitario che sono credenti, oltre a tenere presente la loro responsabilità di dipendenti, si donano al prossimo con amore, prolungando i turni del loro servizio più del dovuto, sapendo che con la loro testimonianza stanno evangelizzando.
Diverse sono anche le iniziative giovanili citate da P. Antonio de Jesùs Mascorro Tristàn, come la realizzazione di trasmissioni e/o registrazioni dal vivo con riflessioni sul Triduo pasquale e altri argomenti che sono poi inviate ai luoghi di missione durante la Settimana Santa. Durante l'ottava di Pasqua sono nate altre iniziative di accompagnamento e formazione missionaria sempre attraverso i social network, in modo che i giovani restino attivi e aiutino gli altri a prendere coscienza della missione della Chiesa. Altre azioni concrete sono pregare il Santo Rosario con i parenti, fuori dagli ospedali, raccogliere cibo per le famiglie bisognose, sostenere mense e dispensari pubblici, ecc
“Riguardo al Fondo di emergenza delle POM aperto da Papa Francesco, l'invito è stato fatto attraverso i nostri social network e il sito Web ufficiale delle POM – sottolinea P. Antonio de Jesùs Mascorro Tristàn -, rendendo disponibile uno dei nostri conti bancari, ma la risposta è stata scarsa. Dobbiamo considerare la situazione di molti contagiati, la perdita dei posti di lavoro, l'aumento della povertà e la situazione di diverse diocesi, che stanno facendo raccolte per sostenere coloro che hanno più bisogno”.
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AFRICA/MALAWI - “No alla violenza politica”: i leader religiosi condannano il massacro di Lilongwe

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 12:13
Lilongwe – "Ogni vita umana è sacra" ha dichiarato in una nota la Commissione per gli affari pubblici , un organismo che riunisce tutte le comunità religiose del Malawi, dopo l’attacco condotto con bottiglie incendiarie contro una famiglia a Lilongwe che ha causato la morte di almeno 4 persone, bruciate vive.
La famiglia viveva nei locali usati dal partito United Transformation Movement , obiettivo dell’attacco. L’UTM è il partito del vicepresidente Saulos Chilima, che ha rotto l’alleanza con il Presidente Peter Mutharika.
"L'incidente è da condannare nei termini più severi, in quanto viola i diritti umani e mira a intimidire il confronto democratico delle idee e a mettere a tacere le voci alternative", afferma la dichiarazione del PAC firmata dal Presidente Mons. Patrick Thawale, Vicario generale di Lilongwe e dal Segretario per le comunicazioni, il Vescovo Dr. Gilford Emmanuel Matonga dell'Associazione evangelica.
I membri del PAC hanno avvertito che "gli atti di violenza barbarici, codardi e incivili manifestano un senso di disperazione mentre il Malawi si appresta alle nuove elezioni presidenziali".
Per questo motivo, i leader religiosi chiedono un’indagine seria: "Il PAC desidera aggiungere la sua voce alle richieste di indagini rapide e imparziali sugli atti di violenza politica senza compiacenze nei confronti di chiunque" si legge nel comunicato dell’organismo costituito nel 1992 durante la transizione politica del Paese dal sistema a partito unico al multipartitismo.
“Il PAC chiede un dialogo aperto e inclusivo nella gestione delle controversie politiche - un meccanismo che ha il pieno sostegno di tutti i malawiani amanti della pace. Chiediamo inoltre a tutti i cittadini di rispettare la legge e di evitare qualsiasi forma di violenza politica”.
La violenza politica è in aumento in vista del voto del 19 maggio, convocato dopo che la Corte costituzionale ha annullato quelle tenute lo scorso maggio.
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ASIA/VIETNAM - Riprendono le attività pastorali, con attenzione alla solidarietà interreligiosa

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 11:47
Hanoi - Sono riprese in Vietnam, seppure con le dovute cautele, le attività religiose pubbliche bloccate per almeno sei settimane a causa dell’emergenza Covid-19. Il via libera delle autorità è arrivato l’8 maggio quando Vu Chien Thang, a capo del Comitato per gli affari religiosi del governo, ha reso noto che il virus era ormai “sotto controllo” e che tutte le province erano ormai a basso rischio infezione. Il Comitato ha pertanto autorizzato tutte le organizzazioni religiose a riprendere le normali attività, purché siano garantite le misure preventive necessarie, compresa la quarantena per chi viene da fuori. Una notizia accolta con sollievo anche dalla Chiesa cattolica: “Siamo lieti di ringraziare Dio e di credere che le preghiere dei fedeli di tutto il mondo abbiano contribuito a contrastare la pandemia”, è stato il commento a caldo dell'Arcivescovo Joseph Vu Van Thien di Hanoi.
Sebbene non vi siano stati contagi del virus nel paese per più di un mese e il Vietnam non abbia registrato nessun decesso, l’attenzione resta alta. Osservare le precauzioni, però, non significa stare fermi: con questo spirito i Sacerdoti del Sacro Cuore a Hue, l’antica capitale, stanno lavorando fianco a fianco di suore buddiste con un obiettivo specifico: le persone con gravi disabilità fisiche, segmento molto vulnerabile della popolazione. Come appreso da Fides, alcuni giorni dopo la riapertura, alcuni sacerdoti e volontari laici guidati da padre Joseph Phan Tan Ho, responsabile della Congregazione del Sacro Cuore a Hue, hanno visitato e offerto doni al Centro buddista per bambini disabili di Hue, dove sono stati ricevuti dalla monaca buddista Thich Nu Thoai Nghiem, vicedirettore della Pagoda di Long Tho: “Il Centro si basa principalmente sulle donazioni e chiediamo sostegno perché abbiamo carenza di cibo a causa dell'epidemia di Coronavirus” ha detto. La giornata ha visto sacerdoti e volontari cucinare, servire pasti e giocare coi bambini.
La situazione per le comunità più vulnerabili della popolazione, infatti, si è aggravata col Covid-19: l’Ufficio Onu per gli affari umanitari di Ginevra ha pubblicato una guida apposita mentre il locale ufficio del Programma Onu per lo sviluppo ha appena reso nota una ricerca su virus e disabilità nel Paese . Secondo i risultati dell’inchiesta, l'82% degli intervistati è preoccupato per gli effetti del virus e il 70% fra loro ha difficoltà non solo ad accedere all’assistenza medica e ai servizi di riabilitazione, ma anche ai controlli e ai medicinali. Il 25% fra loro ha infine difficoltà nel procurarsi mascherine e disinfettanti.
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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - I cattolici non credono alla magia: l'impegno per sradicare le pratiche violente della superstizione

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 11:28
Bereina – “La polizia ha salvato due donne mentre venivano torturate, accoltellate e bruciate con spranghe di ferro; intorno a loro, una folla di cinquecento persone osservava. Poche settimane fa questa notizie era nella prima pagina del giornale nazionale, in Papua Nuova Guinea. Come può essere che una tortura avvenga sotto gli occhi di così tante persone? Quello che è successo è stato un episodio di violenza, tristemente frequente in questo Paese, correlata ad un’accusa di stregoneria. Ma ancor più triste è dover parlare di omicidi per accuse di stregoneria, quando la violenza sorpassa ogni limite". A parlare all’Agenzia Fides di questa grave emergenza è suor Anna Pigozzo, missionaria della Fraternità Cavanis Gesù Buon Pastore a Bereina.
“Così, mentre il pandemico Coronavirus sta mietendo molte vittime, queste notizie ci ricordano che nel mondo ci sono persone che ancora soffrono e muoiono per terribili ingiustizie" spiega la missionaria.
“Qui in Papua Nuova Guinea, infatti, il credere alla magia e alla superstizione è ancora molto radicato: se per esempio, una persona muore improvvisamente e senza nessuna visibile malattia, la gente tende a pensare che la morte sia stata causata da un maleficio da parte di ‘nemico’. Per questo, cercano di identificare il ‘nemico’ per punirlo e vendicare la morte. È considerata una forma di giustizia e, fino al 2013, anche la legge teneva in considerazione questo tratto culturale, alleggerendo la punizione di una sentenza per omicidio qualora ci fosse stata una presunta accusa di magia contro la vittima. Nel 2013 la legge è stata modificata e nel 2015 il Governo ha approvato il Sorcery National Action Plan, la cui realizzazione è ancora evidentemente lunga e difficoltosa. Infatti, la Papua Nuova Guinea, sia nelle zone rurali che nelle città, ha registrato un aumento di attacchi violenti da parte di gruppi numerosi che, accusando le vittime di stregoneria, vogliono farsi giustizia da soli. Testimoni oculari dell’omicidio di una vittima accusata di stregoneria non denunceranno il crimine, per paura di perdere anche la loro vita o quella dei loro familiari.”
“Tutti parlano dell’importanza dello sviluppo della Papua Nuova Guinea, ma focalizzandosi solo su quello economico. Senza una crescita morale, questo Paese non potrà progredire. Anzi, si smarrirà, per sempre. Oggi è il momento di allontanare questa grande vergogna dalla nostra comunità, dal nostro Paese, dalla nostra fede. Ora” scriveva nel 2012 p. Donald Lippert, O.F.M. Cap, Vescovo di Mendi, una zona dove l’accusa di stregoneria è una problematica grave e che necessita un’azione urgente.
Suor Anna sottolinea il fatto che “violenza e odio non possono certo essere combattute con ulteriore violenza e odio e che, riflettendo su queste problematiche, siamo ancor più convinte di quanto sia importante continuare il lavoro di evangelizzazione ed educazione in questo Paese, dove la fede cristiana è arrivata da soli centotrent’anni.” La missionaria ricorda inoltre: "Già nel 2012 p. Lippert diceva alla gente che non si può essere cattolici e credere nel sanguma , nelle pozioni, nella stregoneria. La mancata denuncia di torture o di omicidi di vittime accusate di stregoneria significa credere nella stregoneria. Tutto ciò è incompatibile con la fede cattolica. E così domandava ai suoi fedeli di pregare, digiunare e rigettare questo peccato.”
“In questa battaglia culturale - conclude - abbiamo come strumenti l’educazione, per sviluppare un pensiero critico e un senso di responsabilità, per imparare a distinguere fatti da opinioni. Abbiamo la preghiera, i sacramenti, la nostra fede cattolica nella quale professiamo di credere in Dio, Padre, Onnipotente, per aiutare ad allontanare violenza, superstizione, odio e qualsiasi altro peccato. Non possiamo essere testimoni silenziosi di violenze, abusi e crimini. Ogni volta e in qualsiasi modo, impegniamoci a condividere la carità e la pace di Cristo.”
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ASIA/INDIA - La "Settimana Laudato Si'", per un domani migliore

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 11:21
Mumbai - "Come comunità cattolica in India vogliamo riflettere, pregare, confrontarci e agire per un domani più giusto e sostenibile": lo dice all'Agenzia Fides p. Joseph Gonsalves, capo dell'ufficio arcidiocesano per l'ambiente di Bombay, raccontando come la Chiesa indiana celebra il 5° anniversario della enciclica “Laudato Si”, vivendo la speciale "Settimana Laudato Si' " dal 16 al 24 maggio.
L'Ufficio arcidiocesano per l'ambiente ha preparato un breve opuscolo suggerendo varie attività per gruppi e famiglie, anche nel periodo di confinamento, imposto per contenere il coronavirus. Si consigliano comportamenti e iniziative di sensibilizzazione per uno stile di vita sostenibile durante tutto l'anno, per genitori, giovani, studenti. Nel frattempo, p. Ivel Mendanha, Redentorista, ha realizzato una serie di video che riflettono sul documento di Papa Francesco: “Insieme con una riflessione quotidiana su un diverso aspetto della tutela del Creato, forniamo anche attività che si possono praticare ogni giorno, durante la settimana dal 16 al 24. Uniamoci per proteggere la nostra Casa comune " ha detto a Fides p. Ivel. Mentre il mondo è bloccato a causa della pandemia di Covid-19, riponiamo la nostra fiducia in Dio e facciamo la nostra parte per costruire un mondo migliore. Siamo una famiglia unita con Dio, con l'umanità, con il Creato: prendiamoci cura gli uni degli altri, per la generazioni future” aggiunge P. Mendanha, esortando tutti i battezzati indiani a prendere sul serio un cammino di riflessione e di azione, seguendo i criteri indicati nella Laudato si'.
Tra le varie comunità e ordini religiosi impegnati nella sensibilizzazione, i Gesuiti indiani hanno rilanciato l'importanza dell'enciclica Laudato Si' per le scuole, raccomandando tutta una serie di risorse e azioni. Gli studenti sono incoraggiati a unirsi a "Tarumitra" , grande organizzazione studentesca in India, che ha come missione "proteggere e promuovere un ambiente sano sulla Terra". Il movimento studentesco è stato concepito e lanciato dai Gesuiti della provincia di Patna nel 1998 e ora è un progetto della Conferenza dei gesuiti dell'Asia meridionale. Il movimento copre una rete di centinaia di scuole superiori e college in tutta l'India: nella Settimana Laudato si' tutti i membri sono invitati a diffondere una sensibilità ecologica e promuovere una spiritualità e una visione del mondo che siano "amiche della terra" e non considerino la "Casa comune" come un ambiente da sfruttare .

 

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ASIA/INDIA - La "Settimana di Laudato Si'", per un domani migliore

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 11:21
Mumbai - "Come comunità cattolica in India vogliamo riflettere, pregare, confrontarci e agire per un domani più giusto e sostenibile": lo dice all'Agenzia Fides p. Joseph Gonsalves, capo dell'ufficio arcidiocesano per l'ambiente di Bombay, raccontando come la Chiesa indiana celebra il 5 ° anniversario della enciclica “Laudato Si” , vivendo la speciale "Settimana di Laudato Si' " dal 16 al 24 maggio.
L'Ufficio arcidiocesano per l'ambiente ha preparato un breve opuscolo suggerendo varie attività per gruppi e famiglie, anche nel periodo di confinamento, imposto per contenere il coronavirus. Si consigliano comportamenti e iniziative di sensibilizzazione su uno stile di vita sostenibile durante tutto l'anno, per genitori, giovani, studenti. Nel frattempo, p. Ivel Mendanha, Redentorista, ha realizzato una serie di video che riflettono sul documento di Papa Francesco: “Insieme con una riflessione quotidiana su un diverso aspetto della tutela del Creato , forniamo anche attività che si possono praticare ogni giorno, durante la settimana dal 16 al 24. Uniamoci per proteggere la nostra Casa comune ", ha detto a Fides p. Ivan.
“Mentre il mondo è bloccato a causa della pandemia di COVID-19, riponiamo la nostra fiducia in Dio e facciamo la nostra parte per costruire un mondo migliore. Siamo una famiglia unita con Dio, con l'umanità , con il Creato: prendiamoci cura gli uni degli altri, per la generazioni future”, aggiunge P. Mendanha, esortando tutti i battezzati indiani a prendere sul serio un cammino di riflessione di azione, seguendo i criteri indicati nella Laudato si'.
Tra le varie comunità religiose impegnate nella sensibilizzazione, i Gesuiti indiani hanno rilanciato l'importanza dell'enciclica Laudato Si' per le scuole, raccomandando tutta una serie di risorse e azioni. Gli studenti sono incoraggiati a unirsi a "Tarumitra" , grande organizzazione studentesca in India, che ha come missione "proteggere e promuovere un ambiente sano sulla Terra". Il movimento studentesco è stato concepito e lanciato dai Gesuiti della provincia di Patna nel 1998e ora è un progetto della Conferenza dei gesuiti dell'Asia meridionale. Il movimento copre una rete di centinaia di scuole superiori e college in tutta l'India: nella Settimana Laudato si' tutti i membri sono invitati a diffondere una sensibilità ecologica e promuovere una spiritualità e una visione del mondo che siano "amiche della terra" e non considerino la "Casa comune" come un ambiente da sfruttare .

 

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ASIA/BANGLADESH - Il Covid-19 tra i rifugiati Rohingya: "Urgono misure di prevenzione e sensibilizzazione"

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 10:57
Cox's Bazar - "E' un lavoro difficile ma ora la priorità è fermare l'infezione. In questi insediamenti, dove è quasi impossibile mantenere la distanza fisica, i rifugiati Rohingya sono ad alto rischio per la veloce diffusione del contagio da Covid-19. Urge mettere in campo tutte le misure necessarie": lo dice all'Agenzia Fides il cattolico bangladese George Mithu Gomes, che lavora a Cox's Bazar come "Program Manager for Disaster Response" della Ong "World Renew" . Nei campi profughi a Cox's Bazar è scattato l'allarme dopo la conferma che due donne e tre uomini di etnia Rohingya sono infetti nel campo di Lambashia, uno dei 34 insediamenti che accolgono i profughi.
Nella località di Cox's Bazar, poco oltre il confine tra Mynamar e Bangladesh, il governo bengalese ospita la più grande comunità di rifugiati del mondo: qui vivono 1,1 milioni di rifugiati di etnia Rohingya e di religione musulmana, fuggiti dal Myanmar. Tra questi, 700.000 sono arrivati ​​nel 2017 mentre un sanguinoso conflitto etnico ha avuto luogo in Myanmar tra l'esercito e gruppi armati Rohingya.
George Mithu Gomes afferma a Fides: "La preoccupazione è alta. In queste precarie condizioni di vita, non è possibile controllare l'infezione e il contagio potrebbe velocemente diffondersi nei 34 campi profughi dove vivono i Rohingya. Bisogna agire prontamente per fermare l'infezione nei campi profughi. "Bisognerebbe effettuare tamponi e controlli , è allestire strutture e luoghi una quarantena . È inoltre necessario sensibilizzare la popolazione dei Rohingya, che non sono istruiti sulla malattia, e bisogna insegnare loro i comportamenti necessari per prevenire e contenere la diffusione del Convid-19", prosegue.
Fides ha raccolto le parole di alcuni rifugiati Rohingya, i quali pensano che, se l'infezione di coronavirus si diffonderà nei campi, non riceveranno trattamenti necessari : "Nei campi non abbiamo ricevuto cure mediche adeguate: se il virus arriva, moriremo senza cure", afferma Mahammod Jubiar, 65enne Rohingya. Un altro rifugiato Rohingya, Iqubal Islam, ritiene urgente la sensibilizzazione tra i rifugiati: "Essendo molti analfabeti, i rifugiati non sanno come si può diffondere il virus, non sanno come possono difendersi, non hanno idea delle misure di prevenzione". Come riferito a Fides, all'opera di prevenzione si stanno dedicando Caritas e altre Ong, che da settimane hanno attivato in campo programmi specifici per informare i rifugiati.
Abu Toha Bhuya, a capo del sevizio sanitario dell'Ufficio governativo per i soccorsi e il rimpatrio dei rifugiati, spiega: "Di notte i Rohingya spesso vanno fuori dai campi. Comprano medicinali e altri beni per le necessità quotidiane. Alcuni, poi, sono anche coinvolti nello spaccio di droga: ecco come il virus può essere arrivato qui". Inoltre nei campi di Rohingya a Cox's bazar, operano 30.000 lavoratori di 140 Organizzazioni Non Governative, che vanno spesso a Dhaka e in altre città. In questo modo potrebbero essere vettori del coronavirus.
In Bangladesh attualmente sono 22.268 le persone infettate da Covid-19. Tra questi 4.373 sono guarite e 328 sono morte.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - L'impegno delle POM ai tempi di Covid-19: i mezzi di comunicazione sociale, una risorsa missionaria

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 10:18
Abidjan – - “Il periodo che stiamo attraversando è un periodo difficile in tutti gli aspetti della vita umana e la Chiesa non sfugge alle conseguenze; ma la missione continua a essere svolta”, afferma p. Jean Noel Gossou, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Costa d'Avorio, in un colloquio con l’Agenzia Fides sulle conseguenze della pandemia da COVID-19 sulle attività della missione nel Paese.
P. Gossou dice che “La missione è il comandamento di Cristo, il volere di Cristo è che andiamo da tutte le nazioni e facciamo discepoli, è un andare verso gli altri, ma oggi con questa pandemia, questo andare diventa difficile e quindi siamo stati trovati altri mezzi per svolgere la missione affidata alle POM”.
Secondo il Direttore nazionale delle POM, “la missione viene svolta oggi grazie all'intelligenza degli uomini attraverso i mezzi di comunicazione: radio, tv, reti sociali o messaggi ”.
P. Gossou afferma che il Covid-19 non dovrebbe fermare la missione "anche se limitati negli spostamenti, possiamo continuare la missione dando testimonianza dell'amore di Cristo ovunque ci troviamo. "
Secondo lui, "quando testimoniamo, siamo testimoni dell'amore, della solidarietà, della carità nell'ambiente di vita, ed è quindi è la missione che continua" e questo fatto è una realtà in questo periodo di crisi sanitaria in cui i gesti di solidarietà si moltiplicano da un ambito all'altro.
P. Jean Noel Gossou ha aggiunto che “nonostante la pandemia di Coronavirus, la missione viene svolta anche con la preghiera, che è una parte essenziale delle Pontificie Opere Missionarie e della Chiesa Universale”.
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VATICANO - L’ansia missionaria di San Giovanni Paolo II, “Pastore vicino al popolo”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 10:02
Città del Vaticano – Mentre nel mondo si celebrava la Giornata Missionaria Mondiale, domenica 22 ottobre 1978, il nuovo Papa, Giovanni Paolo II, iniziava in Piazza San Pietro il suo ministero di Pastore universale con una vigorosa esortazione che sarebbe stata l’emblema del suo pontificato: “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”. L’Arcivescovo di Cracovia, il Card. Karol Wojtyla , era stato eletto il 16 ottobre successore di Pietro.
La circostanza dell’inizio del ministero petrino venne evidenziata dallo stesso Pontefice nel suo primo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, il 14 giugno 1979, in cui ricordava la “felice coincidenza”: “Non potei omettere, tra le intenzioni primarie che fervevano nel mio animo in quella solenne circostanza, il riferimento al problema sempre attuale ed urgente della dilatazione del Regno di Dio tra i popoli non cristiani”.
Beatificato da Benedetto XVI il 1° maggio 2011 e canonizzato da Papa Francesco il 27 aprile 2014, San Giovanni Paolo II è stato definito “il Papa itinerante, il Papa missionario, il Papa evangelizzatore”. Papa Francesco, celebrando questa mattina la santa Messa nella Basilica Vaticana sull’altare che custodisce le sue spoglie mortali, nel centenario della nascita di Karol Wojtyla, ha sottolineato la sua ansia missionaria, definendolo “uomo di vicinanza”. “Non era un uomo distaccato dal popolo – ha detto Papa Francesco -, anzi andava a trovare il popolo e girò il mondo intero, trovando il suo popolo, cercando il suo popolo, facendosi vicino. E la vicinanza è uno dei tratti di Dio con il suo popolo… Una vicinanza di Dio con il popolo che poi si fa stretta in Gesù, si fa forte in Gesù. Un pastore è vicino al popolo, al contrario non è pastore, è un gerarca, è un amministratore, forse buono ma non è pastore. Vicinanza al popolo. E san Giovanni Paolo II ci ha dato l’esempio di questa vicinanza: vicino ai grandi e ai piccoli, ai vicini e ai lontani, sempre vicino, si faceva vicino”.
I suoi intensi 26 anni di pontificato, a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, sono stati interamente caratterizzati da una forte connotazione missionaria espressa in mille modi, a cominciare dai messaggi per l’annuale Giornata Missionaria, che hanno avuto come filo conduttore l’invito alla corresponsabilità di tutte le componenti della Chiesa all’opera di evangelizzazione del mondo, sottolineando il ruolo centrale svolto dalle Pontificie Opere Missionarie per l’animazione e la cooperazione missionaria.
Il suo ricco Magistero ha segnato inequivocabilmente la storia della missione, aprendo nuovi sentieri, indicando nuovi traguardi. La sua eredità principale resta l’Enciclica “Redemptoris Missio” , sulla perenne validità del mandato missionario, definita la magna charta della missione del terzo millennio. Nel 1995 Giovanni Paolo II dedicò un ciclo di 9 catechesi durante l’udienza generale del mercoledì, agli elementi fondamentali ed essenziali della missione della Chiesa, ai capisaldi su cui essa si fonda, nonché alle nuove sfide della missione ed alle questioni legate al crescente impegno per l’ecumenismo. Tutti i suoi documenti, dalle esortazioni apostoliche agli incontri con i Vescovi per le visita ad limina, alle omelie, sono intessuti dall’invito a proclamare il Signore risorto, a non tirarsi indietro dall’annuncio, a non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento e dal pessimismo. Per la prima volta nella storia della Chiesa ha convocato Assemblee speciali del Sinodo dei Vescovi dedicate ad analizzare e studiare la situazione dell’evangelizzazione nei diversi continenti, facendo convenire a Roma gli Episcopati di Africa, Asia, America, Oceania, Europa.
Spiccano in questo ministero i suoi 104 viaggi internazionali, ad imitazione dell’Apostolo Paolo, con cui ha raggiunto le comunità missionarie sparse nel mondo, anche quelle più distanti geograficamente e numericamente esigue, avendo sempre cura di incontrare non solo sovrani e capi di stato, ma soprattutto i poveri, i malati, gli anziani, i carcerati, gli handicappati e quanti sono generalmente messi ai margini della società, come “un pastore vicino al popolo, vicino ai grandi e ai piccoli” ha ricordato Papa Francesco.
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AMERICA/CUBA - "Dignità e libertà valgono le nostre preghiere con tutte le forze": l'arcidiocesi dell'Avana dinanzi all'emergenza sanitaria

Fides IT - www.fides.org - Lun, 18/05/2020 - 08:33
L'Avana - Cuba sta vivendo momenti di sconforto dinanzi all'emergenza sanitaria. La popolazione, sebbene informata della necessità di seguire le misure di mantenere la distanza sociale per evitare i contagi di Covid 19, non ha fermato l'attività commerciale e gli incontri di gruppi in tanti luoghi. "Osservando gli agglomerati reiterati di migliaia di cubani che si affannano per avere 'il nostro pane quotidiano', qualcuno ha detto, solo pochi giorni fa: "Non c'è dubbio, solo Dio protegge questo popolo". Lo ha scritto la rivista Palabra Nueva dell'Arcidiocesi dell'Avana in riferimento alle enormi code che si verificano in tutta Cuba nonostante la pandemia di Covid-19.
Secondo la pubblicazione ufficiale della Chiesa cattolica dell'isola, Papa Francesco e i Vescovi cubani hanno invocato la speranza in mezzo alla pandemia che il mondo sta soffrendo in questi giorni, e l'hanno definita "una dura prova" in una nota pubblicata sul suo account Facebook. "Guardiamo attraverso gli occhi di Gesù, l'autore della speranza. Facciamolo, credenti o no, gente semplice, sovrani. Dignità e libertà valgono le preghiere con tutte le forze" conclude il testo.
Su questa linea di vicinanza da parte della Chiesa, l'Arcivescovo dell'Avana, il Cardinale Juan de la Caridad García Rodríguez, due giorni fa ha inviato un messaggio ai giovani cubani: "Siete la nostra speranza, guardate quante sono le persone anziane, voi siete sempre molti di più. Siate attenti dinanzi a questa situazione nuova" ha ribadito, poi li ha esortati a imitare l'esempio delle persone anziane che sono rimaste fedeli alla Chiesa nel corso degli anni difficili. "Cercate di non deludere Gesù, che è e sarà sempre il nostro punto di riferimento" ha concluso in un video messaggio attraverso il Facebook dell'arcidiocesi.
Dinanzi all'emergenza sanitaria, in seguito alla decisione della Conferenza Episcopale di sospendere tutte le celebrazioni religiose pubbliche, con un gesto inedito senza precedenti, il governo cubano ha autorizzato l'accesso della Chiesa cattolica alla radio e alla televisione ufficiali per trasmettere le liturgie, dal momento che la popolazione è soggetta all'isolamento.
A Cuba sono stati registrati circa due mila casi confermati di Covid 19, con 79 decessi.
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ASIA/TURCHIA - La pandemia da COVID-19 stronca anche i giornali delle comunità cristiane

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 12:28
Istanbul - Tra gli effetti collaterali della pandemia da coronavirus, in Turchia come in altri Paesi, si registrano le difficoltà che colpiscono il settore dei media e mettono in affanno soprattutto i giornali cartacei, diffusi principalmente attraverso le edicole e per abbonamento. In Turchia, la condizione di sofferenza interessa in particolar modo le piccole ma vivaci testate legate alle comunità cristiane minoritarie, con effetti devastanti. Nei giorni scorsi, i media turchi hanno riportato l’allarme lanciato dai responsabili degli organi di stampa cristiani. Mihail Vasiladis, caporedattore di Apoyevmatini – la storica testata legata alla comunità greca ortodossa – ha spiegato ha affermato che giornale viene preparato grazie al lavoro di una redazione sempre più ristretta, e negli ultimi mesi, a causa del coprifuoco, è saltata la distribuzione, sono drasticamente diminuite le entrate pubblicitarie «e le difficoltà sono enormi», mentre la platea di lettori si restringe e la loro età media si alza sempre di più. Anche Yetvart Danzikyan, caporedattore dei Agos testata pubblicata in armeno e turco, ha spiegato che la versione cartacea settimanale del giornale viene stampata il giovedì e prima della pandemia veniva diffusa soprattutto nel fine settimana, me nella fase attuale il blocco delle attività e il coprifuoco hanno fatto precipitare le vendite. Analoghe considerazioni sono state espresse da Evgil Türker, responsabile del mensile Sabro, stampato in turco e siriaco a Mardin e poi stampato e diffuso a Istanbul, Durante la pandemia, solo le donazioni generose di alcuni lettori hanno permesso di continuare a pubblicare la testata.
Mentre i media legati alle comunità cristiane minoritarie navigano in pessime acque, non si placano le polemiche scatenate dall’edizione speciale della rivista “Gerçek Hayat” interamente dedicata a FETÖ, acronimo che sta per ‘Organizzazione del Terrore Gülenista .
La rivista Gerçek Hayat appartiene allo stesso gruppo editoriale del quotidiano filogovernativo “Yeni Safak”, di proprietà della famiglia di provenienza del genero del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel dossier della rivista, tra le altre cose, vengono additati come complici affiliati alla rete di Fethullah Gülen anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il Rabbino capo di Istanbul, Isahak Kahleva, e il Patriarca armeno Shenork I Kalutyan, scomparso nel 1990.Nei giorni scorsi, il deputato armeno Garo Paylan di Diyarbakir, ha sottoposto al parlamento turco una mozione al parlamento in cui i denuncia il dossier di Gerçek Hayat come operazione di istigazione all’odio razziale e religioso. Nella sua mozione, Paylan la rivista, appartenente all'Albayrak Media Group, come un “organo di Palazzo”, «Nella rivista» - sottolinea il parlamentare armeno - «è stato affermato che Ramiz, il padre di Fetullah Gülen, era armeno, che sua madre era ebrea e le sue azioni manifestano la sua provenienza genetica». Ne consegue che con il suo dossier – incalza Paylan – la rivista ha fomentato l’odio verso le minoranze religiose e etniche della Turchia, aumentando il rischio di nuove azioni violente contro di loro. Inoltre – chiede eloquentemente il parlamentare armeno - i potenti che ora accusano anche Patriarchi e Rabbino di essere complici del predicatore islamico espatriato in USA dal 1999 non erano a suo tempo tutti loro affiliati alla «Congregazione di Gülen»? E «Non forse razziata e immorale chiamare adesso “armeno” Gülen, mentre lo stesso Gülen veniva definito “Venerabile Hocaaefendi” dal vostro potere, quando lui camminava a fianco di Erdogan?» .
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AMERICA/BOLIVIA - Rosario missionario sui social network per i malati di Covid; i Vescovi chiedono con urgenza gli aiuti dello stato

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 11:17
Cochabamba - Ogni domenica sui social network delle Pontificie Opere Missionarie di Cochabamba viene trasmessa la preghiera del rosario missionario come messaggio di speranza, fede e motivazione per i fedeli in questo momento di pandemia; il Segretario esecutivo della commissione missioni e POM dell'arcidiocesi di Cochabamba, Carla Delgado, ha spiegato come è nata l'iniziativa. "Due domeniche fa abbiamo iniziato una trasmissione in diretta via zoom e con la collaborazione del dipartimento di comunicazione dell'Arcidiocesi, per condividere il rosario missionario sui social network. Con questa attività che abbiamo iniziato con molto affetto, amore e devozione per la nostra Madre Maria, possiamo affidare a Lei tutte le nostre intenzioni, e ci uniamo in un solo cuore che desidera la pace e la speranza. Dobbiamo pregare per tutti coloro che in questo momento stanno lottando per la salute e per la vita” .
In Bolivia l'emergenza sanitaria è sempre aggravata dalla situazione politica. Il Paese vive una delicata transizione, prolungata dal diffondersi del coronavirus, sempre in attesa delle nuove elezioni dopo l’annullamento di quelle dello scorso autunno e la caduta di Evo Morales . I Vescovi riuniti nella Conferenza Episcopale avevano insistito sull'urgenza di intervenire con indicazioni precise alla popolazione, Mons. Ricardo Centellas, Arcivescovo eletto di Sucre e amministratore apostolico di Potosí, domenica scorsa ha criticato i ritardi con cui il Governo sta rispondendo all’emergenza Covid-19 e aveva affermato che il governo attuale, presieduto da Jeanine Áñez, dovrebbe essere un Esecutivo di transizione, invece appare come un Governo che “si preoccupa troppo di collocare la propria gente nelle istituzioni pubbliche” .
La Bolivia presenta attualmente 3.500 casi di Covid e 165 decessi.
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ASIA/CAMBOGIA - Padre Cosme: “In tempi di Covid-19, coltivare il desiderio di ritrovarsi, per crescere uniti nella fede”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 10:12
Kompong Cham - “C’è forse una immagine nuova della Chiesa che sta emergendo in questo periodo di pandemia: è quella di una Chiesa che si basa non soltanto sulla celebrazione dell’Eucaristia, ma che invita i fedeli a pregare e riflettere insieme in famiglia, nelle proprie case, e ci ricorda come la presenza di Cristo nelle nostre vite, può renderci veramente uniti e presenti l’un l’altro”. A riferirlo all’Agenzia Fides è padre Bruno Cosme, sacerdote della Società per le Missioni Estere di Parigi nominato l’estate scorsa da Papa Francesco Amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” della Prefettura Apostolica di Kompong Cham.
In Cambogia, ad oggi sono 122 i casi di coronavirus resi noti dalle autorità, con 105 pazienti guariti e dimessi dagli ospedali e nessun decesso. Il Paese è quindi in una condizione sanitaria meno grave di altri, anche se il governo ha adottato una serie di misure di prevenzione e controllo tese a “prevenire introduzioni dall’esterno e proliferazione all’interno”, si legge in una nota del Ministero della salute.
Le misure includono il rafforzamento dei controlli; il tracciamento e della gestione centralizzata delle persone che entrano nel Paese e di coloro entrati in stretto contatto con soggetti contagiati; l’istituzione di nuovi ospedali specializzati o di riferimento per il trattamento di pazienti Covid-19, e la diffusione di informazioni riguardanti le modalità per proteggersi dal virus attraverso i mass media.
Dal 17 marzo 2020 sono state sospese le lezioni nelle scuole e vietati i raduni, gli assembramenti e anche le attività religiose hanno subito brusche limitazioni: “Nella prefettura di Kompong Cham il normale ritmo che scandisce la vita di queste piccole comunità è rallentato - racconta padre Bruno - non possiamo radunarci come facevamo prima, però c’è ancora la possibilità di celebrare la messa tra di noi, preti, suore, in gruppi molto ristretti. A causa della pandemia - prosegue - abbiamo rinviato, battesimi e prime comunioni che, normalmente, celebriamo a Pasqua. Adesso, nessuno sa quando i nostri catecumeni potranno celebrare il battesimo o accostarsi alla mensa del Signore: in questo momento invitiamo i fedeli a pregare e a fare propria la parola di Dio”.
Padre Cosme evidenzia come in questo periodo la Chiesa, grazie l’ausilio dei mezzi di comunicazione e dei social media, stia offrendo ai propri parrocchiani uno spazio per il dialogo e un nuovo modo di essere uniti nella preghiera: “Sui social media, in streaming, ad esempio, ogni giorno alle 6 di sera trasmettiamo la santa messa, recitiamo una preghiera o leggiamo un passo del Vangelo”, riferisce. “È vero che questa pandemia ci obbliga alla distanza e alla privazione - osserva l’Amministratore apostolico - ma è altrettanto vero che questo tempo può essere un tempo di crescita della fede e un dono per la vita sacramentale. Allora dobbiamo forse riflettere sul significato della parola desiderio: il desiderio, per esempio, del ritrovarsi insieme, della preghiera in famiglia, della confessione, della partecipazione all’Eucarestia. Dopo l’allontanamento, si apprezza ancor di più la vicinanza”.
“Spero che questa esperienza ci insegni a cogliere con più attenzione il segno dei tempi - sottolinea padre Cosme - e ad avere la certezza che, pur circondati dalla minaccia della malattia, niente potrà mai separarci dall’amore che ci unisce gli uomini e le donne, e ci rende comunità. In questo senso - conclude - bisogna, mettersi in cammino, non fermarsi e guardare alla situazione del mondo, della società, della chiesa, in una nuova rinnovata visione.”
La Prefettura Apostolica di Kompong Cham sovrintende alla comunità cattolica dell'area orientale della Cambogia. Il suo territorio è suddiviso in 27 parrocchie e conta attualmente 3.000 battezzati su circa 6 milioni abitanti, con una percentuale pari allo 0,1%.


Link correlati :Guarda la video intervista a padre Bruno Cosme sul canale Youtube dell'Agezia Fides
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AMERICA/URUGUAY - “Diffondiamo la speranza”: concorso della Caritas, impegnata in tutto il paese dai primi segni della pandemia

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 10:10
Montevideo - Per il sesto anno consecutivo Caritas Uruguay lancia il Concorso nazionale di illustrazioni sul tema "Diffondiamo la speranza". In questo particolare momento segnato dalla pandemia, la Caritas invita bambini, adolescenti, giovani e adulti a esprimere, attraverso il disegno, come immaginano il ritrovarsi dopo l’isolamento. Con queste loro creazioni, gli autori potranno vincere importanti premi e illustrare le “cartoline della solidarietà” che Caritas Uruguay prepara ogni anno per il Natale.
Ispirandosi alla poesia di Alexis Valdés intitolata “Speranza”, la Caritas suggerisce alcuni spunti di riflessione: “Come immagini la riunione con amici, colleghi, persone care? Quali sono i tuoi più grandi desideri in questo momento di incertezza? Quali cose buone hai scoperto in questo periodo? Quali azioni o pensieri stai applicando o vorresti, dal tuo posto, per portare speranza? Dopo aver riflettuto, ti invitiamo ad esprimerti e ad illustrare come immagini la fine della pandemia, la riunione con i tuoi cari, le buone azioni che desideri per questo mondo ispirate dalla speranza”.
I gruppi della Pastorale sociale-Caritas di tutte le diocesi dell’Uruguay si sono attivati da quando sono comparsi nel paese i primi segnali di allarme di fronte all'emergenza sanitaria di Covid-19, a metà marzo. “Organizzare la solidarietà è una grande sfida in uno scenario in cui prevalgono la paura del contagio e l'incertezza economica, ma grazie alla generosità e alla dedizione di molti, è possibile” sottolinea Caritas Uruguay.
Tra le iniziative realizzate in questo periodo nel paese, la raccolta nelle parrocchie di generi alimentari e prodotti per l’igiene che sono distribuiti alle famiglie in situazione di necessità, con particolare attenzione ai migranti e alle persone che vivono in strada; l’allestimento di “mense popolari”; la distribuzione di materiale scolastico e giochi per bambini che sono costretti a casa. In molti luoghi è stato attivato un servizio di ascolto per coloro che sono soli in questo momento, e di supporto telefonico, in particolare per gli anziani.
Nella diocesi di Melo, la Pastorale penitenziaria raccoglie indumenti e articoli per l'igiene da consegnare alle persone private della libertà. Alcune comunità della diocesi di Salto, la più estesa del paese, preparano mascherine che poi donano alle persone che vivono in strada e a coloro che lavorano al servizio delle mense popolari, oltre che collaborare alla preparazione di abiti protettivi per il personale dell'ospedale locale. Un altro servizio viene offerto da professionisti che mettono a disposizione le loro competenze professionali.
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AMERICA/URUGUAY - “Diffondiamo la speranza”: concorso della Caritas che è impegnata in tutto il paese fin dai primi segni della pandemia

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 10:10
Montevideo - Per il sesto anno consecutivo Caritas Uruguay lancia il Concorso nazionale di illustrazioni sul tema "Diffondiamo la speranza". In questo particolare momento segnato dalla pandemia, la Caritas invita bambini, adolescenti, giovani e adulti a esprimere, attraverso il disegno, come immaginano il ritrovarsi dopo l’isolamento. Con queste loro creazioni, gli autori potranno vincere importanti premi e illustrare le “cartoline della solidarietà” che Caritas Uruguay prepara ogni anno per il Natale.
Ispirandosi alla poesia di Alexis Valdés intitolata “Speranza”, la Caritas suggerisce alcuni spunti di riflessione: “Come immagini la riunione con amici, colleghi, persone care? Quali sono i tuoi più grandi desideri in questo momento di incertezza? Quali cose buone hai scoperto in questo periodo? Quali azioni o pensieri stai applicando o vorresti, dal tuo posto, per portare speranza? Dopo aver riflettuto, ti invitiamo ad esprimerti e ad illustrare come immagini la fine della pandemia, la riunione con i tuoi cari, le buone azioni che desideri per questo mondo ispirate dalla speranza”.
I gruppi della Pastorale sociale-Caritas di tutte le diocesi dell’Uruguay si sono attivati da quando sono comparsi nel paese i primi segnali di allarme di fronte all'emergenza sanitaria di Covid-19, a metà marzo. “Organizzare la solidarietà è una grande sfida in uno scenario in cui prevalgono la paura del contagio e l'incertezza economica, ma grazie alla generosità e alla dedizione di molti, è possibile” sottolinea Caritas Uruguay.
Tra le iniziative realizzate in questo periodo nel paese, la raccolta nelle parrocchie di generi alimentari e prodotti per l’igiene che sono distribuiti alle famiglie in situazione di necessità, con particolare attenzione ai migranti e alle persone che vivono in strada; l’allestimento di “mense popolari”; la distribuzione di materiale scolastico e giochi per bambini che sono costretti a casa. In molti luoghi è stato attivato un servizio di ascolto per coloro che sono soli in questo momento, e di supporto telefonico, in particolare per gli anziani.
Nella diocesi di Melo, la Pastorale penitenziaria raccoglie indumenti e articoli per l'igiene da consegnare alle persone private della libertà. Alcune comunità della diocesi di Salto, la più estesa del paese, preparano mascherine che poi donano alle persone che vivono in strada e a coloro che lavorano al servizio delle mense popolari, oltre che collaborare alla preparazione di abiti protettivi per il personale dell'ospedale locale. Un altro servizio viene offerto da professionisti che mettono a disposizione le loro competenze professionali.
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ASIA/TAIWAN - Solidarietà e gratitudine del popolo taiwanese in tempi di Covid-19

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 09:58
Taipei – “La pandemia di Covid-19 è stata da subito un’occasione di solidarietà, dato che i taiwanesi sono una popolazione aperta, generosa e solidale”, dice all'Agenzia Fides p. Raphael Lin Zhiding, cappellano alla “FuJen Catholic University”di Taipei, università frequentata da oltre 27mila studenti, in maggioranza non cattolici. “In particolare – racconta il sacerdote – vi è stato un copioso flusso di donazioni verso l'Italia: un missionario italiano a Taiwan, padre Giuseppe Didone, dell’Ordine dei Ministri degli Infermi ha lanciato un appello pubblico, ricordando che i sacerdoti italiani da decenni aiutano con dedizione la gente di Taiwan, fin da tempi in cui era molto povera. È scattata, allora, una gara di solidarietà verso l’Italia, come segno di riconoscenza per quanto i Camilliani hanno fatto in 60 anni di presenza in Taiwan”. I Camilliani italiani hanno contribuito a costruire ospedali e cliniche nella contea di Yilan dopo la Seconda guerra mondiale. Ora gli abitanti di Yilan, nell’est di Taiwan, hanno portato donazioni al Luodong St. Mary’s Hospital, contribuendo con oltre 4,8 milioni di euro, un modo per dimostrare la loro gratitudine: i fondi sono stati utilizzati per l’acquisto di attrezzature mediche essenziali nelle zone colpite dal Covid-19 in Italia.
Come frutto dell’imponente slancio di solidarietà, Taiwan ha donato 480 mila mascherine consegnate al Vaticano, alla Conferenza Episcopale Italiana e alle comunità religiose, grazie alla raccolta effettuata da donatori pubblici e privati. Le autorità di Taiwan, numerose organizzazioni e privati cittadini hanno voluto aiutare la Santa Sede e la Chiesa italiana nella lotta contro la pandemia. Le mascherine sono state destinate agli enti della Santa Sede, a tre ospedali romani , e a diverse strutture religiose e sanitarie del Nord Italia. Sono state inoltre compiute donazioni di cibo e materiale protettivo a diverse congregazioni religiose particolarmente impegnate a fianco dei malati e ci saranno in futuro altre iniziative del genere.
Prosegue il Cappellano: “Taiwan ha avuto successo nella lotta contro questo virus. Questo è avvenuto perché le autorità civili hanno reagito subito e con efficienza, prendendo tutte le misure necessarie come effettuare tamponi a tutta la popolazione, isolare i casi positivi, curare i contagiati”, ha sottolineato, raccontando una situazione che attualmente vede zero contagi e un solo infetto, giunto dall’estero. “Anche i missionari Salvatoriani e altri ordini religiosi –- prosegue padre Lin – hanno raccolto e inviato aiuti. Bisogna ricordare anche la campagna lanciata dai giovani del movimento del Focolare a Taiwan, in favore di un paese come il Messico, dopo l'esperienza di una di loro nel paese americano. I taiwanesi hanno un cuore caloroso che ha dimostrato simpatia e carità”.
La dimensione spirituale, nota p. Lin, è molto importante a Taiwan dove, su circa 23 milioni di abitanti, i cristiani sono nel complesso il 3,9% della popolazione, di fronte a una maggioranza di buddisti e taoisti : “Le comunità religiose danno prova di aiuto reciproco e unità. In questa crisi, le comunità di fede sviluppano buone relazioni, nel comune spirito di compassione e misericordia verso chi è in nel disagio o nella sofferenza”.
Sulla vita della piccola Chiesa taiwanese, che è circa l’1% della popolazione, il Cappellano osserva: “Le attività pastorali si sono fermate per un certo tempo ma, proprio dalla scorsa domenica abbiamo avuto la buona notizia della ripresa delle sante messe e delle celebrazioni liturgiche con il popolo. Naturalmente vi è una stretta osservanza dei protocolli sanitari come l'uso di mascherine, la sanificazione degli ambienti, la pulizia delle mani, il distanziamento. I battezzati, in questo difficile, non ha mai perso la speranza, la fede, la carità”.

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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Covid-19: i Vescovi invitano i fedeli a tornare a messa domenica 17 maggio dopo due mesi di confinamento

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 09:57

Abidjan - Due mesi dopo la chiusura delle chiese in tutto il territorio nazionale a causa della crisi sanitaria dovuta a Covid-19, la Conferenza dei vescovi cattolici della Costa d'Avorio ha disposto la "ripresa delle celebrazioni eucaristiche domenicali e quotidiane con la partecipazione di un numero di fedeli non superiore a 200 persone a partire da domenica 17 maggio”. Nel loro comunicato i Vescovi ivoriani chiedono a parroci e fedeli di agire con responsabilità per un'organizzazione rigorosa delle celebrazioni in conformità con le misure sanitarie stabilite dal governo.
Si dispone inoltre "la ripresa di tutte le attività pastorali a partire dal 17 maggio su tutto il territorio nazionale, in particolare catechesi, incontri di gruppi di preghiera e comunità ecclesiali di base, celebrazione di altri sacramenti e funerali. "
I Vescovi raccomandano, tuttavia, che le diverse adunanze rimangano soggette al rigoroso rispetto delle misure di distanziamento in vigore, vale a dire "indossare una mascherina, lavarsi le mani all'ingresso delle chiese, rispettando la distanza di almeno un metro tra le persone, omettendo gesti di pace, saluti, abbracci, limitando le riunioni a un massimo di 200 persone. "
E riguardo alla situazione delle scuole materne, delle scuole e delle università, i Vescovi invitano "i diversi attori a conformarsi alle misure adottate dal governo. "
In conclusione, i Vescovi si congratulano i fedeli cattolici e i loro sacerdoti per l’osservanza esemplare e rigorosa delle misure di protezione e li incoraggiano a perseverare nella fiducia nel Signore, l'Unico in grado di liberarci da questa pandemia.
La CECI ha stabilito queste disposizione a seguito delle nuove misure del governo annunciate il 14 maggio, che prevedono tra l'altro: "la riorganizzazione delle misure per limitare le riunioni da 50 a 200 persone, la riapertura delle scuole materne, primarie, secondarie e superiori dal 25 maggio".
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AFRICA/CONGO - Fondo speciale Covid-19: “Nonostante la crisi c'è un'enorme ondata di solidarietà” dice il Direttore Nazionale delle POM

Fides IT - www.fides.org - Sab, 16/05/2020 - 09:33
Brazzaville – Lo scoppio della crisi sanitaria globale causata da Covid-19 ha profondamente cambiato la vita e la missione della Chiesa in Congo-Brazzaville” dice all’Agenzia Fides don Gélase Armel Kema, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie nella Repubblica del Congo .
“In primo luogo, i luoghi di culto sono stati chiusi per decisione del governo dal 31 marzo 2020” sottolinea don Gélase. “Di conseguenza, da quella data, non è stato possibile celebrare l'Eucaristia con i fedeli, né garantire la catechesi, né somministrare i sacramenti. D'altra parte, era altrettanto impossibile celebrare i funerali e organizzare le solite attività della Chiesa”.
“L'iniziativa di Papa Francesco di istituire il Fondo speciale delle POM per le vittime di Covid-19 è stata ben accolta dalla Conferenza episcopale del Congo-Brazzaville” afferma don Gélase riferendosi all’iniziativa, presa da Papa Francesco ad aprile, di istituire un Fondo di emergenza da distribuire attraverso la rete mondiale delle POM che a loro volta alimentano il Fondo anche grazie alle offerte dei benefattori nelle 1.100 diocesi di tutto il mondo in cui sono attive.
“Diverse diocesi hanno difficoltà a organizzarsi date le restrizioni alla mobilità imposte dalle autorità statali e municipali. Nonostante queste difficoltà, la Conferenza Episcopale del Congo sta lavorando per mobilitare i fedeli per istituire il fondo speciale delle POM per le vittime di Covid-19 insieme alla direzione nazionale delle POM-Congo” dice don Gélase.
Il Direttore Nazionale sottolinea inoltre il carattere pedagogico del “fondo speciale perché aumenterà sicuramente la consapevolezza dei pericoli della pandemia oltre a contribuire alla raccolta di beni di prima necessità durante questo periodo di confinamento”.
“In Congo, va riconosciuto, questa crisi ha determinato a un'enorme ondata di solidarietà” afferma don Gélase. “Molte donazioni vengono fatte al governo da aziende, confessioni religiose, privati, ecc. per sostenere le iniziative di risposta contro Covid-19. Altri partecipano attraverso atti di carità, ma a causa della concomitante crisi economica in Congo, c'è ancora molto da fare, conclude il Direttore Nazionale delle POM.
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