AMERICA/VENEZUELA - L’Assemblea dei Vescovi esamina la realtà ecclesiale e sociopolitica; richiamo al rispetto dell’Assemblea nazionale

Fides IT - www.fides.org - Gio, 09/01/2020 - 10:50
Caracas – Mentre si sta svolgendo l’Assemblea plenaria ordinaria della Conferenza Episcopale del Venezuela , i 41 Vescovi delle diverse circoscrizioni ecclesiastiche del paese hanno pubblicato un forte comunicato sull'autonomia dell'Assemblea Nazionale e sui fatti di questi ultimi giorni. "Il 7 gennaio, il popolo venezuelano è stato testimone di un abuso di potere... si tratta di una nuova espressione dell'ideologia totalitaria di coloro che detengono il potere politico. Hanno promosso il non riconoscimento dell'autonomia della legittima Assemblea Nazionale" si legge nel documento dei Vescovi pervenuto all’Agenzia Fides.
"Si tratta di un duro colpo all'istituzione dello Stato, - continua il testo - tutto è indirizzato a tenere il potere e non a generare processi per il bene della società". "Condanniamo quanto accaduto, e come cittadini venezuelani chiediamo il rispetto dell'Assemblea Nazionale, unica Istituzione politica eletta dal popolo nel 2015". "Come Pastori, chiediamo di agire a favore del bene comune del popolo, colpito da una profonda crisi che svaluta la sua dignità" conclude il testo, che porta la data dell’8 gennaio.
L'Assemblea della CEV si è aperta il 7 gennaio presso l'Universidad Católica Andrés Bello , con il discorso di accoglienza di Mons. José Trinidad Fernández, Vescovo ausiliare di Caracas e Segretario Generale della CEV, che ha presentato i temi da esaminare nell'Assemblea, che si concluderà domenica 12 gennaio. Mons. Mario Moronta, Vescovo di San Cristóbal e primo Vicepresidente della CEV, ha quindi letto il discorso di apertura scritto da Mons. José Luis Azuaje, Arcivescovo di Maracaibo e Presidente della CEV, assente per motivi di salute.
Il discorso è diviso in due parti fondamentali, la parte ecclesiale e la parte socio-politica .
Fra altre cose, sono state segnalate “situazioni moralmente intollerabili”, dove la “violenza istituzionalizzata” si accompagna a “menzogne e parole manipolatorie”. Le statistiche sulle condizioni di vita nel Paese, mostrano uno scenario in progressivo deterioramento. La povertà è in aumento e sono sempre più negativi i dati riferiti all’accesso al lavoro. La “carenza alimentare” è inoltre una drammatica realtà per l’87% delle famiglie venezuelane.

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ASIA/LIBANO - Vescovi maroniti ai politici libanesi: non trascinate il Paese nei conflitti che agitano il Medio Oriente

Fides IT - www.fides.org - Gio, 09/01/2020 - 10:42
Beirut – I politici libanesi devono fare il possibile per rafforzare la coesione nazionale del Libano e tenere il Paese al riparo dai nuovi venti di guerra che agitano l’intera regione. Lo chiedono i Vescovi della Chiesa maronita, riunitisi mercoledì 8 gennaio nella sede patriarcale di Bkerkè, sotto la presidenza del Patriarca Bechara Boutros Rai, per il loro tradizionale incontro mensile. Nel messaggio diffuso alla fine della riunione, tra le altre cose, i vescovi maroniti hanno espresso inquietudine per la nuova escalation di violenza riaccesa in Medio Oriente dopo l’attentato con cui il 3 gennaio gli apparati USA hanno ucciso a Baghdad il generale iraniano Qasem Soleimani. Nel testo, i membri dell’episcopato maronita hanno fatto appello alla comunità internazionale e ai governi delle nazioni affinché si faccia il possibile per prevenire ulteriori turbolenze. in un’area del mondo instabile e tormentata da conflitti negli ultimi decenni. I Vescovi hanno anche richiamato le parole con cui Papa Francesco, nel suo messaggio “Urbi et Orbi” di Natale, ha esortato il popolo libanese a riscoprire “la sua vocazione ad essere un messaggio di libertà e di armoniosa coesistenza per tutti”. "La libertà – hanno aggiunto i Vescovi “è sempre stata, nel corso dei secoli, nel cuore dell'esistenza di questo piccolo Paese, in un Levante che si allontana sempre da essa, facendo scelte deleterie per tutti”. .
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AFRICA/TOGO - Un missionario: “Non ci sono grandi autostrade per l’evangelizzazione, ma piccoli sentieri che bisogna cercare ogni giorno”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 09/01/2020 - 10:42
Kolowaré – “Ero già stato, alcuni giorni fa in alcune fattorie in mezzo alla savana boschiva, dietro Kadambara, verso il Sud, dove persiste un pressante bisogno di acqua”, ha raccontato all’Agenzia Fides padre Silvano Galli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, narrando una sua recente esperienza di missione. “Bisognava inoltrarsi per una quindicina di km, su una pista sterrata, per raggiungere i luoghi. Una serie di agglomerati, di una ventina di persone ciascuno, distanti l’uno dall’altro, un tiro di freccia”, prosegue.
Nella nota inviata a Fides il missionario condivide alcuni tratti della vita quotidiana che lui affronta insieme ai suoi collaboratori: “Non ci sono grandi autostrade per l’evangelizzazione, ma piccoli sentieri che bisogna umilmente cercare ogni giorno. Ieri mattina, 8 gennaio, insieme ai miei collaboratori ci dirigiamo in tutt’altra direzione. Prendiamo la strada che va verso il Benin, poi ad Afadadè, infiliamo una pista laterale che non conoscevo, e via per una decina di km in mezzo alla savana. Ogni tanto c’è un piccolo villaggio con la sua moschea. Una mi colpisce particolarmente: appena uscita dal terreno, nuova, pulita e pronta all’uso. Il villaggio non è sulla pista, ma per raggiungerlo bisogna fare una deviazione, e decidiamo di fermarci. Anziani, giovani, donne, bambini, tutti erano là ad accoglierci, sotto il grande albero. Sono tutti musulmani. Sono commossi dal gesto che abbiamo fatto: siamo venuti a trovarli nel loro villaggio, sperduto in mezzo al nulla. Uno ad uno passano a salutarci. Un gruppo di donne si avvicina e depone davanti a noi un secchio: ecco l’acqua che troviamo, ci dicono. Ci scambiamo le notizie. Eravate venuti a trovarmi, dico, e noi, a nostra volta, siamo venuti a visitarvi, per mostrarvi che non siete soli, che siamo accanto a voi”. Il capo villaggio dice allora: “Non ho parole per ringraziarvi, Dio solo potrà farlo e lo farà, dandovi forza e salute perché possiate continuare la vostra missione”.


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AMERICA/MESSICO - Appello dei Vescovi all’inizio dell’anno: fermiamo la guerra e la violenza, frutto di intolleranza e interessi

Fides IT - www.fides.org - Gio, 09/01/2020 - 09:35
Città del Messico – I Vescovi del Messico lanciano un appello “per fermare la violenza causata dall'intolleranza delle idee e dalla lotta degli interessi degli uni contro gli altri”, in un messaggio pubblicato l’8 gennaio con il titolo “No alla guerra e alla violenza”. “Non possiamo continuare ad accettare, e tanto meno a promuovere discorsi politici che polarizzano l'umanità o incitano alla violenza – scrivono i Vescovi nel loro messaggio, pervenuto a Fides -. La guerra rappresenta sempre una sconfitta per l'umanità. La pace sarà sempre un orizzonte raggiungibile per tutti, basato sul diritto internazionale, sulla solidarietà tra i popoli e sul rispetto reciproco e della nostra casa comune".
All'inizio del nuovo anno, i Vescovi messicani si rivolgono ai fedeli e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà con queste parole: “Siamo tutti testimoni della delicata situazione di incertezza e violenza che viviamo a livello nazionale e internazionale, specialmente in questi primi giorni del 2020. La nostra famiglia umana continua a portare segni di guerre e conflitti tra le nazioni”.
Citando il Messaggio di Papa Francesco per la 53^ Giornata mondiale della Pace, proseguono: “Come Pastori non possiamo permettere il decadimento della speranza di fronte all'oscurità della guerra e dei conflitti, dobbiamo sempre pronunciarci affinché l'umanità e le nazioni esercitino il loro diritto al dialogo onesto e al nobile esercizio della diplomazia, come metodi che salvaguardano l’integrità e la dignità delle persone”.
Nella conclusione i Vescovi ribadiscono, a nome della Chiesa in Messico, che “non cammineremo lungo la strada della violenza e della guerra, che la storia giudicherà con vergogna, sapendo che un fratello ha alzato la mano contro suo fratello”, e invocano la benedizione del Dio della pace e l’intercessione di Maria, madre di tutti i popoli della terra, perché ci sostenga “nel duro cammino della riconciliazione”.
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ASIA/FILIPPINE - Il Card. Tagle: "Preghiamo per la pace in Medio Oriente"

Fides IT - www.fides.org - Gio, 09/01/2020 - 08:37
Manila - Il Card. Luis Antonio Cardinale, arcivescovo di Manila, nominato Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, esorta i fedeli filippini a pregare per la pace e la sicurezza dei popoli in Medio Oriente. Nella solenne messa in occasione della Traslazione del Nazareno nero nel Rizal Park, all'alba del 9 gennaio, evento che registra annualmente una massiccia partecipazione popolare, il Cardinale ha chiesto ai fedeli di pregare intensamente perchè "non si produca un escalation di vendetta tra USA e Iran".
"Siamo preoccupati per quanto accade alcune parti del nostro mondo. Esiste il pericolo che la violenza degeneri in aperto conflitto", ha detto Tagle, esortando: "Preghiamo per la sicurezza dei nostri vicini in Medio Oriente, perchè i desideri di distruzione e di vendetta scompaiano", ha aggiunto, ricordando i tanti cittadini filippini che vivono in Medio Oriente per lavoro e rivolgendo un pensiero alle loro famiglie nelle Filippine, preoccupate per loro.
Intanto il governo filippino ha ordinato l'evacuazione obbligatoria dei lavoratori filippini dall'Iraq e dall'Iran a causa delle ostilità tra gli Stati Uniti e l'Iran. Il governo ha alzato il livello di allerta in Iraq ai massimi livelli, richiedendo ai filippini di lasciare il paese a causa di crescenti rischi per la loro sicurezza.
Secondo i registri del Ministero del lavoro, che 2.191 filippini lavorano in Iraq, alcuni dei quali nelle strutture statunitensi, mentre più di 1.180 risiedono in Iran, e tra loro vi sono donne filippine sposate con iraniani. Sono oltre 2,1 milioni i lavoratori filippini in tutto il Medio Oriente, ha reso noto il ministero.
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ASIA/SIRIA - Putin e Assad visitano la cattedrale greco-ortodossa a Damasco

Fides IT - www.fides.org - Mer, 08/01/2020 - 12:38
Damasco – Nella giornata di martedì 7 gennaio, il Presidente russo Vladimir Putin, in visita a Damasco, si è recato presso la cattedrale greco ortodossa della capitale siriana, insieme al Presidente siriano Bashar Assad. I due leader politici sono stati accolti da Yohanna X Yazigi, Patriarca di Antiochia dei greco-ortodossi. Durante la sua visita, Putin ha portato in dono una icona mariana.
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ASIA/INDIA - I leader cristiani al partito di governo: la nuova legge sulla cittadinanza non è inclusiva e va ampliata

Fides IT - www.fides.org - Mer, 08/01/2020 - 12:31
New Delhi - La controversa legge sulla cittadinanza , approvata in India a dicembre, discrimina i musulmani, non è inclusiva e va ampliata: lo afferma un gruppo di 15 tra preti cattolici e pastori protestanti che ha rivolto un appello al partito nazionalista indù Bharatiya Janata , al governo nella Federazione indiana. I leader cristiani hanno incontrato il presidente del partito, J.P. Nadda insieme con i vicepresidenti, Dushyant Gautam e Tom Vadakkan.
Come riferito a Fides, i leader cristiani hanno espresso il loro disappunto per la nuova legge, approvata il mese scorso, che garantisce la cittadinanza ai rifugiati buddisti, indù cristiani, giainisti, parsi e sikh, ma non ai musulmani in fuga dalle persecuzioni e provenienti da tre paesi a maggioranza musulmana: Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Il provvedimento ha sollevato ampie proteste a livello nazionale.
Parlando con i leader cristiani, J.P. Nadda ha affermato che il BJP aveva anche considerato la persecuzione dei cristiani nei tre paesi a maggioranza islamica vicini, e per questo anche la comunità cristiana è stata inclusa.
Michael Williams, educatore cristiano presente al meeting, ha dichiarato a Fides: “Tutte le persone sono uguali. Poiché tutte le persone sono uguali, qualsiasi legge deve essere basata sulla persona e non sulla religione o su altri criteri. Siamo disposti ad accogliere tutti a braccia aperte". "Abbiamo detto che il CAA è un atto legislativo incompleto, se non tutti sono inclusi. E tra noi cristiani tutti siamo stati concordi su questa posizione" sottolinea Williams.
La delegazione ha fatto notare a Nadda che la legge è stata approvata senza alcuna discussione in Parlamento e senza un ampio consenso, mentre "la discriminazione dei musulmani non è accettabile in un'India secolare: nessuna legge dovrebbe discriminare". Il gruppo ha poi segnalato a Nadda che ci sono altri gruppi perseguitati, di religione musulmana, come Ahmadiy e Rohingya, che sono presi di mira nei paesi vicini.
Il gesuita padre Denzil Fernandes, Direttore dell'Indian Social Institute, tra i preti cattolici presenti, ha detto, come affermato dal presidente, che il partito BJP ritiene di aver agito "per tutelare le minoranze perseguitate" e ha aggiunto a Fides: "Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per la legge. Abbiamo detto che esistono problemi per la natura selettiva della legge e che ogni legge dovrebbe essere neutrale rispetto alla religione. La legge non può essere selettiva. Ci sono anche rifugiati birmani perseguitati. Qualsiasi legge basata sulla religione è altamente problematica. La legge dovrebbe essere ampliata”. I musulmani in India sono 200 milioni, su 1,3 miliardi di cittadini indiani.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Pellegrinaggio diocesano: le donne della Chiesa cattolica uniscono le forze per pregare per la pace nel Paese.

Fides IT - www.fides.org - Mer, 08/01/2020 - 11:10

Yamoussoukro - "Donne cattoliche di fronte alla politica" È questo tema che sul quale hanno riflettuto le donne dell'AFEC, l'Associazione delle donne della Chiesa cattolica delle diocesi di Yamoussoukro e Agboville durante il pellegrinaggio del 4 gennaio nella basilica di Notre Dame de la Paix a Yamoussoukro. Il pellegrinaggio annuale di questo anno, nel quale si terranno elezioni che stanno suscitando timori di violenze, è stato rivolto per chiedere a Dio di vegliare sulla Costa d'Avorio e di ammansire il cuore dei politici perché operino in modo che le elezioni siano pacifiche.
Nella sua riflessione di preghiera Sua Ecc. Mons. Alexis Touably Youlo, Vescovo di Agboville e Amministratore apostolico di Yamoussoukro, ha invitato le donne ad entrare nell'arena politica per mettersi al servizio della società.
“Essere una donna è una grazia, essere una donna è una forza essenziale in tutti i settori. E questa forza che costituisce deve essere messa al servizio del bene comune "ha sottolineato aggiungendo che" le donne sono sempre state presenti nella vita politica delle nostre nazioni e è loro diritto impegnarsi in politica ma in modo sereno, responsabile e cristiano”. Mons. Alexis Touably Youlo, ha però invitato le donne impegnate in politica “a non accettare di essere strumentalizzate dai loro leader politici e a fare in modo che il loro impegno politico non danneggi la loro fede cristiana”.
Presente a questo pellegrinaggio, padre Pacôme N'dé Ndé, cappellano nazionale dell'AFEC, ha accolto con favore l’iniziativa delle donne cattoliche di Yamoussoukro e Agboville, invitandole a essere missionarie di pace e a lavorare per l'autonomia della Chiesa.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Nel Giubileo della Chiesa in Costa d'Avorio, il giubileo della Società per le Missioni Africane

Fides IT - www.fides.org - Mer, 08/01/2020 - 11:10
Abidjan – La Chiesa Cattolica della Costa d’Avorio ha festeggiato 125 anni di evangelizzazione: per l’opera di missione nel paese sono stati pionieri i padri della Società per le Missioni Africane . Tra le figure emblematiche dei padri SMA che hanno segnato la storia dell'evangelizzazione nel paese vi è p. Paul Pageaud, originario della Francia. Il 5 gennaio 2020 p. Paul ha celebrato 60 anni di sacerdozio, 40 dei quali trascorsi come missionario SMA in Costa d'Avorio al servizio dell'evangelizzazione di questo paese. Impegnato nel campo pastorale, ha creato oltre 60 comunità cristiane e formato più di 120 catechisti. Impegnato nella formazione dei seminaristi con l’obiettivo principale di formare il clero locale, ha costruito il seminario propedeutico che ad oggi ha dato alla Chiesa della Costa d'Avorio 350-400 sacerdoti.
Uno dei progetti promossi dal missionario, che ha segnato la vita della Chiesa nella nazione, è la costruzione del Santuario mariano di Nostra Signora della liberazione: un'opera dal carattere e dalla statura altamente spirituale che accoglie ogni anno dai 50.000 ai 60.000 pellegrini.
“Considerato uno dei mistici del nostro tempo, p. Pageaud ha conciliato contemplazione e azione nel campo dell'evangelizzazione” – scrive all’Agenzia Fides il suo confratello ivoriano p. Donald Zagore. Ora in pensione in Francia, “il missionario è stato una benedizione per il paese in generale e per la Chiesa in Costa d'Avorio in particolare. Resta per le giovani generazioni di missionari un modello da seguire”, nota p. Zagore.


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AMERICA/PORTO RICO - La terra non smette di tremare, ovunque distruzione e paura

Fides IT - www.fides.org - Mer, 08/01/2020 - 11:05
Ponce – La terra dell'isola di Porto Rico continua a tremare per una serie di terremoti che si sussegono dalla fine di dicembre, e la popolazione dorme fuori casa, in automobile o per strada. Le città di Ponce, Guanica e Guayanilla sono quasi tutte distrutte, anche la stessa capitale, San Juan, ha riportato numerosi danni alle infrastrutture pubbliche e private. Porto Rico è abituata agli uragani, ma non ai terremoti, e sebbene sia stata registrata solo una persona morta e tanti feriti, un primo bilancio dei centri d'assistenza informa della distruzione dei principali palazzi storici dell'isola, tra cui la parrocchia dell'Immacolata Concezione di Guayanilla, completamente a terra.
Il direttore del giornale El Visitante, Enrique Lopez, ha inviato a Fides una serie di foto che danno un’idea dell’accaduto: interi palazzi e case ridotti in macerie, senza pareti o senza più il primo piano perché crollato, tubi dell'acqua rotti, strade nazionali interrotte dalle frane… Episodi del genere, secondo le agenzie americane, non si vedevano da un secolo. Il primo della serie di terremoti che hanno colpito l'isola di Porto Rico si è verificato il 28 dicembre, il secondo il 6 gennaio, mentre ieri, 7 gennaio, un altro forte terremoto di magnitudo 6,4 ha scosso ancora una volta l’isola, gettando gli abitanti nel terrore. In questi giorni la terra non ha mai smesso di tremare, si sono succedute centinaia di piccole scosse.
In questi momenti di paura, la comunità cattolica si è unita per dare conforto e assistenza alla popolazione. La parrocchia dell'Immacolata Concezione a Guayanilla è crollata. Nessuno è rimasto ferito, il tabernacolo è stato messo in salvo attraverso le macerie.
Lungo il mar dei Caraibi, a Guanica, le suore domenicane di Nostra Signora del Rosario di Fatima, che sono vicine all'epicentro, sono spaventate e particolarmente preoccupate per le sorelle anziane del convento, che sono state costrette a sistemarsi nelle tende da campagna montate nei giardini della strada.
Sono passati poco più di 2 anni da quando l'isola venne flagellata dall'uragano, e la popolazione era riuscita a ripristinare molte strutture danneggiate , ma il fenomeno dei terremoti non fa parte della cultura dei disastri locali e la gente non è preparata ad affrontarli. Attualmente non c'è elettricità né acqua in alcune città, e il ripristino di questi servizi non sarà così semplice come quando passa un uragano.
Secondo la testimonianza dei missionari e delle religiose, giunta a Fides, nella popolazione si registra comunque uno spirito positivo e una grande fede, nonostante non si riesca ancora ad individuare la fine di questo disastro naturale.

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AMERICA/BOLIVIA - L’Arcivescovo Gualberti: occorre “restituire il diritto di cittadinanza a Gesù Cristo”

Fides IT - www.fides.org - Mer, 08/01/2020 - 09:55
Santa Cruz de la Sierra – “I cristiani si trovano ad affrontare la grande sfida di restituire il diritto di cittadinanza a Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per il bene di tutta l'umanità, perché la sua presenza ha una importanza trascendentale nella costruzione di un mondo più umano e fraterno. E’ un compito urgente e necessario anche nel nostro paese, davanti a un chiaro vuoto dei valori umani della convivenza umana e pacifica, e davanti al disconoscimento del valore della vita umana, che si manifesta in tanti casi di tratta di esseri umani, femminicidio e infanticidio”. Lo ha sottolineato l’Arcivescovo di Santa Cruz, Mons. Sergio Gualberti, durante la messa celebrata nella Basilica di San Lorenzo, la prima domenica del nuovo anno.
Il Presule ha citato nell’omelia, pervenuta a Fides, “l'orrendo crimine” di un padre che nei primi giorni del nuovo anno ha tolto la vita ai suoi quattro figli e ha gravemente ferito la moglie. “Questo problema appartiene a tutta la società, quindi nessuno può rimanere indifferente – ha esortato -. Dobbiamo tutti agire con urgenza e compiere sforzi estremi per prevenire questi crimini e formare le coscienze delle persone al sacro rispetto di ogni vita umana”.
Mons. Gualberti ha quindi sottolineato che in questo compito “l'educazione è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale”, occupandosi principalmente della formazione di giovani e bambini ai valori umani e alle virtù cristiane. “Nelle scuole e nei collegi dobbiamo proporre chiaramente la Buona Novella di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è fatto uomo, in modo da poter vivere come veri figli di Dio, come fratelli che si rispettano e si amano”.
Commentando la liturgia della Parola della domenica, Mons. Gualberti ha invitato ad approfondire il mistero dell'incarnazione nella nostra vita: “Essere figli di Dio è un tesoro che dobbiamo valorizzare e per il quale dobbiamo sentirci immensamente grati. Gratitudine che ci impegna ad una vita di profonda fede e una speranza viva che ci spinge ad agire, in ogni luogo e momento, conformemente alla dignità di figli di Dio”.
Quindi ha invitato a riconoscere con sincerità che “troppo spesso anche noi preferiamo le tenebre o la mondanità… Ci lasciamo trasportare da un mondo indifferente al soprannaturale, che prescinde da Dio ed è costruito secondo i propri gusti e capricci, il mondo degli idoli della superbia, dell’orgoglio, dell’autosufficienza, del piacere, del potere e della fama. La mondanità è rifiutare Dio e la luce per optare per le tenebre, chiudendo le porte a Dio come le chiusero a Gesù a Betlemme: ‘non c'era posto per loro nell'albergo’.”
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AFRICA/NIGERIA - Esplosione al confine con il Camerun provoca 30 morti

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 12:42
Abuja - Almeno 30 persone sono morte nell’esplosione di un ponte che collega la Nigeria al Camerun. Nell'attacco al ponte El Beid a Gamboru, nello stato del Borno, avvenuto nel pomeriggio del 6 gennaio, oltre alle vittime sono rimaste ferite decine di persone. Il ponte che collega Ngala-Gamboru in Nigeria e Fotokol in Camerun, era particolarmente affollato perché centinaia di persone stavano tornando in Nigeria dal mercato sul lato camerunese.
Secondo le autorità camerunesi l’esplosione non è dovuta ad un attentato terrorista ma all’imprudenza di alcuni giovani che avrebbero cercato di vendere una granata inesplosa trovata fortuitamente. Nella zona operano i terroristi di una fazione di Boko Haram che ha aderito allo Stato Islamico. A dicembre questo gruppo ha ucciso una cinquantina di persone nella zona.
Tra gli omicidi attribuiti a Boko Haram, avvenuti di recente nello Stato di Borno, c’è quello di una coppia di promessi sposi, Martha Bulus e il suo compagno. Secondo p. Francis Arinse, Direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Maiduguri, il 26 dicembre la coppia insieme ad altre persone si stava recando da Maiduguri al luogo del matrimonio, previsto il 31 dicembre, quando sono stati intercettati da un gruppo di terroristi nei pressi di Gwoza. La futura sposa, il suo promesso sposo e i loro parenti e amici sono stati decapitati sul posto dagli uomini di Boko Haram.
P. Arinse ha ricordato che ci sono stati una serie di rapimenti nell'area. Fonti di stampa avevano riferito che il 26 dicembre il gruppo dello Stato Islamico aveva pubblicato un video che mostrava la decapitazione di 10 cristiani. Lo Stato Islamico ha affermato che le decapitazioni sono la risposta all'uccisione, a fine ottobre, del suo leader, Abu Bakr al-Baghadi, in Siria.
Le autorità nigeriane hanno elevato lo stato d’allerta dopo l’uccisione in Iraq, il 3 gennaio, di Qassem Soleimani, il comandante delle brigate al Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
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AFRICA/EGITTO - Al Sisi alla veglia del Natale copto:“Se amiamo Dio, dobbiamo amarci l’un l’altro”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 12:14
Il Cairo – “Andiamo avanti in modo onorevole, in un tempo senza onore, e crediamo che Dio renderà vittoriose le persone onorevoli”. Così il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è espresso nell’intervento svolto davanti al Patriarca Tawadros e a vescovi, sacerdoti, religiosi e alla moltitudine dei fedeli radunati nella Cattedrale dedicata alla Natività, nella nuova capitale amministrativa dell’Egitto, in occasione della sua partecipazione alla veglia di Natale, celebrata dalla Chiesa copta la sera di lunedì 6 gennaio.
Sono già sei anni che il Presidente egiziano presenzia alla liturgia della veglia di Natale celebrata dal Patriarca copto ortodosso. La circostanza, anche quest’anno, ha fornito ad al Sisi l’occasione per esprimere considerazioni rivolte non solo alla comunità copta, ma a tutta la nazione, con parole d’ispirazione patriottica e richiami a tutti gli egiziani a superare le divisioni e a fare fronte comune contro le insidie provenienti dall’esterno. “Finché siamo uniti” ha detto tra l’altro il Presidente egiziano, “non dovremmo preoccuparci, e dovremmo solo prenderci cura di quelli che sono intorno a noi". Avventurandosi sul terreno del linguaggio religioso, il leader politico ha anche sottolineato che “se amiamo Dio, dobbiamo amarci l’un l’altro, e non dobbiamo permettere a nessuno di seminare discordia tra di noi”. Riferendosi alle tensioni e ai conflitti che agitano la regione mediorientale, al Sisi ha fatto notare che anche l’Egitto avrebbe potuto essere risucchiato da crisi devastanti, come è accaduto e sta accadendo ad altre nazioni dell’area. “Ma finché saremo uniti” ha aggiunto il Presidente egiziano, “nessuno potrà trascinarci in tali situazioni”.
Dopo il suo intervento, e prima di lasciare l’assemblea liturgica, il Presidente egiziano ha offerto a Papa Tawadros II un bouquet di fiori a nome di tutti gli egiziani, salutandolo prima di lasciare la messa.
La nuova Cattedrale copta dedicata alla Natività di Gesù sorge nell'area urbana a 45 km dal Cairo, destinata a diventare la nuova capitale amministrativa dell'Egitto. Alla liturgia hanno preso parte anche i rappresentanti dell'Università sunnita di al Azhar e numerosi esponenti del governo egiziano. compreso il Premier Mostafa Madbouly.
La stessa Cattedrale, inaugurata ufficialmente lo scorso anno , vuole rappresentare anche un simbolo della strategia politica con cui al Sisi intende assicurare a sé e al suo progetto politico la solidarietà della Chiesa copta. L'attuale Presidenza egiziana ha contribuito direttamente con 100mila sterline egiziane al primo finanziamento dell'imponente opera urbanistica. Secondo il leader egiziano, il nuovo luogo di culto rappresenta «un messaggio per l’Egitto e per il mondo intero». I media egiziani presentano la nuova cattedrale copta come «la chiesa più grande del Medio Oriente». Il disegno architettonico della Cattedrale, fedele alla tradizione copta, vuole richiamare il profilo dell'Arca di Noè, e così riproporre l'immagine della Chiesa come “barca” di salvezza che naviga tra le traversie della storia, verso la meta celeste del Paradiso.
Nel piano urbanistico della nuova capitale amministrativa, al Sisi ha voluto far inserire anche la costruzione della più grande moschea del Paese, con l’intento di presentare cattedrale e moschea come simboli di convivenza e unità nazionale. .
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AFRICA/RDC - Il Cardinale Fridolin Ambongo denuncia un piano di balcanizzazione della Repubblica Democratica del Congo

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 11:10

Kinshasa - "Il clima generale nella parte orientale del Paese è caratterizzato da insicurezza e miseria insopportabile. Il rapporto mostra chiaramente che l'obiettivo di tutto ciò è la balcanizzazione del nostro Paese ", ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Fridolin Ambongo, Arcivescovo di Kinshasa, durante una conferenza stampa tenutasi a Kinshasa venerdì 3 gennaio 2020, nella quale ha illustrato la sua visita pastorale nella diocesi di Butembo-Beni nel Nord Kivu dal 27 al 31 dicembre 2019 .
Il Cardinale Ambongo si è recato nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo su invito di Sua Ecc. Mons. Melchizedek Paluku Sikuli, Vescovo della diocesi di Butembo-Beni. Nel corso della visita il Cardinale ha trasmesso il messaggio di sostegno alle popolazioni locali di Papa Francesco, e di tutti i vescovi della Repubblica Democratica del Congo. Questa preoccupazione pastorale va di pari passo con il messaggio inviato al Cardinale dai deputati di questa parte del Paese e dai membri della comunità Nande che vivono a Kinshasa, che lo hanno visitato in precedenza.
Massacri quotidiani, stupri, rapimenti, sfollamenti di popolazioni e altri dettagli raccapriccianti caratterizzano il clima di insicurezza, secondo l'osservazione del Cardinale. Sono almeno 5 sacerdoti rapiti e dei quali non si hanno notizie. Il Cardinale ha deplorato il silenzio e l’indifferenza del resto del Paese su quanto avviene nell’est, ed ha stigmatizzato l'ambiguità della comunità internazionale di fronte a questa situazione che dura da decenni. Il Cardinale Ambongo ha infine invitato la Missione ONU nella RDC a rivedere la gestione delle sue operazioni, dato che alcuni massacri hanno avuto luogo a pochi metri dalle installazioni dei Caschi Blu.
"Il paese è in guerra! E per questo, deve esserci consapevolezza a livello nazionale. Tuttavia, nonostante questa immagine desolata, restiamo fiduciosi. Esorto i miei fratelli e sorelle nell’est a farsi coraggio; Li affido all'intercessione della Vergine Maria, Patrona del nostro paese ".
La tesi di balcanizzazione è confermata dal fatto che le popolazioni sfollate vengono sistematicamente sostituite da gruppi ruandofoni e ugandesi, ha affermato il cardinale Fridolin Ambongo. Il Cardinale ha espresso la sua gratitudine a Papa Francesco che segue da vicino la situazione nella Repubblica Democratica del Congo e che spesso prega per questo Paese e si è detto fiducioso sul sostegno della Chiesa cattolica in tutto il mondo e sulla collaborazione delle Conferenze Episcopali dei Paesi vicini, affinché si possa raggiungere la pace nella parte orientale della RDC.
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AMERICA/CILE - “Dobbiamo essere i costruttori della civiltà dell'amore”: giovani in missione nel paese durante le vacanze

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 11:05
Santiago - Più di 1.500 giovani sono arrivati sabato 4 gennaio al campus San Joaquin della Pontificia Università Cattolica del Cile, pieni di entusiasmo per dedicare le loro vacanze estive, appena iniziate, non solo al riposo ma anche all’evangelizzazione e al servizio dei più bisognosi. Come sottolinea la nota della Conferenza episcopale cilena pervenuta a Fides, di fronte alla crisi che sta vivendo il Paese, molti giovani hanno ascoltato l’appello di Papa Francesco che in diverse occasioni li ha chiamati ad essere “viandanti della fede”, membri di una "Chiesa in uscita".
L'invio dei giovani missionari è avvenuto durante la Messa presieduta dal nuovo Arcivescovo di Santiago del Cile, Mons. Celestino Aós, che ha esortato gli studenti a dare testimonianza di Dio nelle comunità in cui si recheranno: “Gesù Cristo non è un'idea, il cristianesimo non è un'ideologia, né una morale, né una filosofia. Cristo vive e io l'ho incontrato. E la gioia di quell'incontro è ciò che vogliamo comunicare agli altri." L'Arcivescovo ha anche sottolineato l'importanza, nell'attuale contesto sociale del paese, di essere costruttori della civiltà dell'amore: “Dovete amare anche quelli che vi perseguitano e vi calunniano, oggi in Cile questa è la nostra sfida cristiana, non dobbiamo amarci solo tra noi, dobbiamo amare anche quelli che ci disprezzano, quelli che distruggono le nostre chiese, le nostre istituzioni… Dobbiamo essere i costruttori della civiltà dell'amore. E la civiltà dell'amore si costruisce con l'amore, la civiltà della verità si costruisce con la verità, la civiltà della vita si costruisce con la vita".
Sono tre i progetti a cui si dedicheranno i giovani in questo periodo, nell’ambito della Pastorale dell'Università Cattolica. Il primo è un progetto di evangelizzazione che vuole "lavorare per l'anima del Cile", inviando i giovani ad annunciare il messaggio di Cristo nelle zone più remote. Il secondo progetto prevede la costruzione di cappelle nelle periferie urbane, perché non siano solo luoghi di preghiera ma anche di incontro, dove le comunità possono stare insieme, dialogare e rafforzare i loro legami. Il terzo progetto interessa l’ambito scolastico, per preparare gli studenti universitari a formare gli studenti.
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AMERICA/NICARAGUA - Il Card. Brenes chiede di continuare a impegnarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici e per la pace

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 10:08
Managua – Un invito a "coloro che hanno influenza a livello sociale e politico" a continuare ad adoperarsi affinché nel 2020 siano liberate tutte "le persone private della libertà", è stato rivolto dal Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua, nella festa dell'Epifania, il 6 gennaio. Ha anche chiesto alle autorità e ai gruppi di potere di iniziare a lavorare per la pace e di smettere di "squalificare gli altri". "Spero che continuino a fare i loro sforzi affinché quest'anno 2020 le nostre carceri possano essere liberate da quelle persone che sono private della loro libertà" ha detto il Cardinale Brenes subito dopo l'Eucaristia celebrata nella parrocchia Jesus Sacramenteto, a Managua. "Credo che ciò che ci manca è il senso d'unità come nazione; non c'è un progetto di paese. Il problema esiste perché non abbiamo amore per la patria, per il nostro paese" ha concluso.
L'Epifania, come festa cattolica, è molto sentita fra la popolazione nicaraguense, Mons. Rolando Álvarez, Vescovo della diocesi di Matagalpa, nella celebrazione nella sua diocesi, ha sottolineato che il senso di unità del Nicaragua si trova nel popolo: "L'unità del Nicaragua è già iniziata nel popolo, perché è il popolo nicaraguense a fare la sua storia, non dobbiamo aspettare che l'unità venga dall'esterno, è il popolo che deve continuare a rafforzare i legami di unità".
La situazione dei prigionieri politici in Nicaragua continua ad essere tesa. Dopo il rilascio da parte del governo di un gruppo di 91 prigionieri politici poco prima di concludere il 2019, le minace contro i leader contadini, sindacalisti e universitari, non solo sono continuate ma anzi aumentate.
Molti dei prigionieri politici "liberati" hanno denunciato una costante persecuzione e l’aggressione dei gruppi militari nei loro confronti: scritte dipinte sulle pareti delle loro case, spari durante la notte davanti a casa, con la presenza di auto militari e di gruppi a piedi.
Secondo la nota inviata a Fides, la Commissione interamericana per i diritti umani ha chiesto misure speciali di protezione per più di 15 persone che sono state arrestate nel tentativo di portare aiuti umanitari ai parenti dei prigionieri politici in sciopero della fame .
Sebbene non si conosca il numero preciso dei prigionieri politici ancora in carcere, la testimonianza di quelli liberati la sera del 30 dicembre sottolinea l’impegno, con perseveranza, discrezione ed insistenza, del Nunzio apostolico, per la liberazione dei detenuti politici come stabilito all'inizio dei dialoghi con il governo. "Il Nunzio non ha mai rinunciato, non ha mai smesso di insistere su quanto si era accordato e accettato, liberare tutti i prigionieri politici" ha detto José Adán Aguerri, membro dell'Alleanza Civica parlando ad una radio locale. Commento che poi ha scritto anche su Twitter il 30 dicembre 2019: "Oggi siamo pieni di speranza. Grazie a Dio stanno liberando i prigionieri politici, inclusi coloro che portavano acqua alla chiesa di padre Roman. Un riconoscimento speciale al Nunzio Apostolico per il suo lavoro umanitario e la sua partecipazione a questo sforzo".


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ASIA/BANGLADESH - La Bibbia al centro della missione della Chiesa

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 08:39
Dacca - "Come battezzati, abbiamo la responsabilità di predicare il messaggio di Dio, tenendo la Parola di Dio nel nostro cuore e portandola nella nostra vita”: lo afferma all'Agenzia Fides mons. James Romen Boiragi, vescovo della diocesi di Khulna e Presidente della Commissione per la catechesi e l'apostolato biblico, in seno alla Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh.
Sottolineando la centralità della Bibbia nella missione della Chiesa, il Vescovo James Romen Boiragi ha spiegato: "Il messaggio di Dio presente nella Bibbia va predicato con la nostra vita, dando testimonianza di fede con la vita e il comportamento. Se lo stile di vita di ciascuno di noi si illumina e si lascia guidare sempre riferendosi alla Bibbia, ogni fedele diventerebbe una Bibbia vivente, con grande beneficio per l'evangelizzazione”.
Il Vescovo ha ricordato il tema della recente giornata della Bibbia, celebrata nel dicembre scorso "La tua parola è una lampada per i miei passi, luce sul mio cammino" e lo ha riproposto come leit-motiv del cammino di evangelizzazione della Chiesa in Bangladesh per il 2020.
E ha detto: "In questo nuovo anno chiediamo ai cattolici del Bangladesh di conoscere e approfondire le loro responsabilità di battezzati, che sono inviati ad annunciare la Buona Novella, secondo la Bibbia. Possa la Bibbia diventare la nostra luce, rendere la nostra vita divina: questa è la mia preghiera”.
Padre Ripon Anthony D’Rozario, viceparroco di Tejgaon a Dhaka, anch'egli impegnato nell'apostolato biblico nel paese, ha affermato che i cattolici dovrebbero prendersi cura della Sacra Bibbia: "Ho notato che in molte case c'è la Bibbia, ma non la si legge spesso e non la si cura in modo appropriato. Invito tutti a leggere la Bibbia ogni giorno perché è Parola di Dio e cibo spirituale per noi”. Proshanto Gomes, laico cattolico, ha detto a Fides che "con la lettura della Bibbia, Dio rimani con me. Trascorro i miei giorni con le benedizioni di Dio".
La Commissione episcopale per la catechesi e l'apostolato biblico si sta impegnando a promuovere, in tutte le diocesi del Bangladesh, l'apostolato biblico, assistendo e collaborando per la preparazione e diffusione di materiali catechistici e biblici nelle lingue locale provvedendo alla formazione di catechisti e insegnanti di religione cattolica.
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OCEANIA/NUOVA ZELANDA - Nomina del Vescovo ausiliare di Auckland

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 08:21
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 6 gennaio 2020 ha nominato Vescovo ausiliare della diocesi di Auckland il rev.do Michael Andrew Gielen, del clero di Hamilton, finora Direttore per la formazione nel Seminario Nazionale di Holy Cross, in Auckland, assegnandogli la sede titolare di Abbir Maggiore.
Il rev.do Michael Andrew Gielen è nato a Cambridge, nella Diocesi di Hamilton, il 2 giugno 1971. Dal 1992 al 1997 ha svolto gli studi di Filosofia e Teologia all’Università di Otago . Dal 2005 al 2007 ha svolto il Master in Teologia nella Franciscan University of Steubenville, negli Stati Uniti. Dal 2012 al 2014 ha conseguito la Licenza in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana . È stato ordinato sacerdote il 29 novembre 1997.
Dopo l’ordinazione, ha ricoperto i seguenti incarichi: Prete assistente nella parrocchia St. Mary's Star of the Sea, Gisborne, Diocesi di Hamilton ; Membro del Consiglio presbiterale, Diocesi di Hamilton ; Presidente della Gisborne Ministers Association, Diocesi di Hamilton ; Parroco di St. Columba, Frankton, e nella parrocchia Holy Name, Raglan, Diocesi di Hamilton ; Studi di specializzazione negli Stati Uniti ; Parroco di St. Thomas More, Mt. Maunganui, e di St. Patrick, Te Puke, diocesi di Hamilton ; Direttore delle vocazioni della Diocesi di Hamilton ; Membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei Consultori, Diocesi di Hamilton ; Decano del Pacifìc Moana Deanery, Diocesi di Hamilton ; Studi a Roma ; dal 2014, Direttore per la formazione nel Seminario nazionale Holy Cross in Auckland.
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AFRICA/NIGERIA - Nomina dell’Arcivescovo metropolita di Jos

Fides IT - www.fides.org - Mar, 07/01/2020 - 08:19
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 6 gennaio 2020 ha nominato Arcivescovo metropolita dell’Arcidiocesi metropolitana di Jos S.E. Mons. Matthew Ishaya Audu, finora Vescovo di Lafia.
S.E. Mons. Matthew Ishaya Audu, è nato il 7 giugno 1959 in Tudu Uku, nella Diocesi di Makurdi. Dopo aver frequentato il St. James Minor Seminary a Keffi, ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso il St. Augustine Major Seminary a Jos. È stato ordinato sacerdote il 23 giugno 1984, per il clero di Makurdi.
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Viceparroco a Keffi ; Vice parroco a Lafia ; Parroco di Nasarawa ; studi in Teologia Morale a Roma presso l’Istituto di Teologia Morale della Pontificia Università Lateranense, Licenza ; Professore di Teologia Morale e Vice-Rettore del Seminario Maggiore di S. Thomas Aquinas, Makurdi ; a Roma, per la Laurea in Teologia Morale presso l’Alfonsianum . Da giugno a dicembre 2000, con la partenza del Rettore del Seminario per un anno sabbatico, è stato Acting Rector del Seminario Maggiore di S. Thomas Aquinas, Makurdi. Eletto primo Vescovo di Lafia il 5 dicembre 2000, ha ricevuto l’Ordinazione episcopale il 31 marzo 2001.
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AFRICA/CIAD - “Non scoraggiamoci: lottiamo per costruire un Paese migliore” esortano i Vescovi nel loro Messaggio natalizio

Fides IT - www.fides.org - Sab, 04/01/2020 - 13:32

N’Djamena - “Questo messaggio vuole essere ancora una volta la voce dei senza voce e dare il nostro contributo per costruire il Paese nella giustizia e in pace” affermano i Vescovi del Ciad nel loro Messaggio natalizio, il cui testo è pervenuto all’Agenzia Fides.
“Notiamo infatti che si sollevano poche voci per denunciare i vizi etici e politici che sembrano ora diventati la norma nella società e per il governo e la gestione del nostro Paese” afferma il Messaggio, che richiama l’urgenza “di reagire se si vuole evitare di compromettere il futuro del Paese e aggravare la violenza che minaccia la pace sociale”.
I Vescovi ricordano che le religioni “danno un contributo essenziale alla vita delle persone e della società” e per questo “le fedi religiose non devono incitare al disprezzo degli altri, all'ingiustizia, alla violenza, all'omicidio e ancor meno alla guerra, perché un credente nel Dio Creatore non può voler danneggiare nessuna delle sue creature”. “Dio vuole la pace, la giustizia e il benessere per tutti. Non è ciò che la Bibbia e il Corano ci insegnano quando andiamo in chiesa, al tempio o alla moschea?
“Trovare la verità della religione è essenziale per trovare la verità della politica” rimarca il documento che cita i mali che affliggono il Ciad: corruzione, non rispetto delle leggi da parte degli stessi funzionari governativi, sfruttamento delle risorse naturali….
“Questo vale per le comunità, ma anche per ognuno di noi: non abbiamo una coscienza che deve discernere il bene dal male?” chiedono i Vescovi. “La coscienza dei credenti deve essere formata ma questo non sembra essere una grande preoccupazione per molti leader religiosi”.
“È vero che non mancano ragioni per scoraggiarsi e persino per rinunciare alle nostre responsabilità, ma non abbiamo il diritto di farlo perché saranno le nostre famiglie e i nostri figli a pagare il prezzo” sottolineano i Vescovi che concludono: “La nostra fede cristiana e il sostegno della nostra comunità di credenti ci danno una forza che ci aiuta a superare le difficoltà esterne, ma anche il nostro egoismo. Gesù, nostro Maestro e Salvatore, di cui celebriamo la nascita, non ha rinunciato alla sua missione anche se lo ha portato alla croce perché dopo la croce c'è la risurrezione”.
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