AFRICA/NIGER - Esercito e capi tradizionali chiamati a collaborare nella lotta contro i jihadisti: una speranza per p. Maccalli

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Niamey – La zona occidentale del Niger, al confine con il Mali e il Burkina Faso, è diventata negli ultimi anni teatro di operazioni di gruppi terroristici che compiono attacchi mortali in questi tre paesi contro le forze armate e le popolazioni civili. “È in questa zona che due soldati nigerini sono rimasti uccisi nei giorni scorsi a causa dell'esplosione di una mina; è la stessa zona dove il sacerdote italiano, padre Pierluigi Maccalli, è stato rapito da individui armati lo scorso settembre”, riporta l’agenzia di stampa cinese Xinhua, che ha un numero considerevole di corrispondenti dall'Africa. La scorsa settimana il ministro dell'Interno del Niger, Mohamed Bazoum, ha detto in Parlamento che banditi vicini ai gruppi jihadisti sono stati responsabili per qualche tempo di omicidi, rapine e sequestri di civili.
Intanto a Niamey continuano le proteste popolari. Il 12 novembre diverse migliaia di persone hanno manifestato nella capitale del Niger contro la legge elettorale approvata dal governo nel 2017. I dimostranti, guidati dall'ex presidente Mahamane Ousmane, hanno marciato per le strade della capitale scandendo slogan ostili al governo e poi manifestando di fronte al Parlamento. L'opposizione contesta in particolare quattro articoli della legge, tra cui l'articolo 8 che prevede l’incandidabilità dei condannati ad almeno un anno di reclusione.
Fonti ufficiali di Niamey hanno riferito che il ministro della Difesa nigerino Kalla Moutari ha invitato i capi locali della zona a collaborare con le Forze di difesa e sicurezza che operano contro i terroristi. Moutari, in viaggio di perlustrazione nella zona occidentale del Paese, ha visitato, in particolare, le unità militari impegnate a rintracciare banditi armati operanti nell'area tra il Niger, il Burkina Faso e il Mali. Il Ministro ha detto alle truppe: “I gruppi che vogliono imporre la loro volontà con la forza perderanno la battaglia, perché non difendono alcun valore. La loro crudeltà e la loro vigliaccheria non avranno la meglio”. Incontrando i leader tradizionali dei villaggi della regione, Moutari ha chiesto loro di collaborare con l’esercito e di “fornire tutte le informazioni possibili per neutralizzare in modo permanente questi individui barbari”.

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ASIA/IRAQ - Patriarca caldeo: aiutiamoci a promuovere una “spiritualità dell'esilio e del ritorno”

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 24 min fa
Baghdad – La Sacra Bibbia contiene un ricco patrimonio di scritti utili a sviluppare una suggestiva e feconda spiritualità in grado di sostenere e confortare le persone che sperimentano l'allontanamento dalle proprie case, l'esperienza di vivere la condizione di esilio, prigionia e persecuzione e poi anche l'esperienza del ritorno ai luoghi della propria vita ordinaria, Una spiritualità che conviene promuovere nelle comunità cristiane del Medio Oriente, che negli ultimi anni, a causa delle guerre e della violenza jihadista, sono state spesso costrette a abbandonare i luoghi del loro radicamento tradizionale. E' questo il suggerimento contenuto in una ampia riflessione sulla “teologia dell'allontanamento e del ritorno” proposta dal Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, e diffusa attraverso i canali ufficiali del Patriarcato caldeo.
“I profeti Michea, Amos, Isaia e Geremia” ricorda il Patriarca, soffermandosi n particolare sul profeta Ezechiele “hanno espresso una forte teologia della deportazione e della prigionia", mentre Ezechiele ha offerto riflessioni profonde intorno all'esperienza del ritorno e della ricostruzione delle proprie case e del tessuto di convivenza sociale che era stato lacerato dalle vicissitudini della storia. Le stesse dinamiche esistenziale sono al centro di molti salmi biblici. “Oggi”, sottolinea il Primate della Chiesa caldea, “siamo chiamati a riscoprire la ricchezza di queste esperienze, leggendole attentamente con una profonda "fede" spirituale, alla luce della nostra esperienza durante l 'invasione della Piana di Ninive nell'agosto 2014 da parte dei terroristi islamici di Daesh”, quando tanti cristiani hanno condiviso la condizione di “essere sfollati, avere le loro case distrutte e vivere per più di 3 anni e mezzo nei campi, oltre a dover affrontare sfide sociali, economiche, psicologiche, politiche e religiose”. Dopo la liberazione di quelle aree, completata nel 2017 molti cristiani sfollati sono tornati alle proprie case, e stanno vivendo adesso il tempo della ricostruzione e della ripartenza, con tutte le sue complicazioni.
Un tale contesto, può essere utile alla vita quotidiana il tentativo di sviluppare una vera e propria “teologia” della migrazione forzata, dell'esilio e del ritorno, paragonando la propria esperienza a quelle narrate nella Sacra Scrittura, per aiutare tutti a leggere i segni dei tempi e vivere la virtù teologale della speranza nella condizione in cui si trovano, e non farsi travolgere dalla frustrazione e dalla disperazione.
Ogni essere umano che soffre ingiustizia, persecuzione, pressione sociale ed economica e terrorismo sottolinea tra l'altro il Cardinale Sako “potrebbe chiedersi: Perché? Come fece Gesù stesso, quando fu inchiodato sulla croce: "Eli, eli, lama sabachthani?" cioè "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" ”. “Le persone che fanno queste domande” ha aggiunto il Patriarca caldeo “in realtà non negano l'esistenza di Dio, ma stanno parlando con Lui, e queste sono le loro preghiere”. Oggi – conclude - Louis Raphael Sako – la cura pastorale nell'aiutare la fioritura qu una spiritualità analoga “è responsabilità delle nostre Chiese, dei nostri Patriarcati cattolici e ortodossi e dei nostri fedeli”. .
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ASIA/FILIPPINE - Dimissioni del Vicario Apostolico di Taytay

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 25 min fa
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Taytay , presentata da S.E. Mons. Edgardo Sarabia Juanich.
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AMERICA/BOLIVIA - I Vescovi: “Urge rispettare il processo democratico nel Paese”

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 41 min fa
Cochabamba – “La nostra missione e la nostra unica preoccupazione è di evangelizzare, adempiendo fedelmente alla Parola di Dio, e far conoscere i principi e i valori del Vangelo, senza altre intenzioni o interessi di alcun tipo”: è quanto ribadiscono i Vescovi della Bolivia nel messaggio intitolato "Io sono la via, la verità e la vita" , tradizionalmente rivolto al popolo di Dio, a conclusione dell'Assemblea plenaria, tenutasi dall'8 al 13 novembre a Cochabamba. Oltre 30 Vescovi boliviani hanno affrontato questioni pastorali, sociali e politiche. Nel corso della riunione è stato ratificato il Consiglio Direttivo della CEB e sono stati nominati i Vescovi Presidenti delle diverse Aree della Conferenza Episcopale Boliviana .
Nel Messaggio i Presuli confermano il compito di “comunicare la verità” e di guardare realisticamente i problemi che interessano la realtà. A questo punto fanno riferimento in particolare alla "campagna elettorale troppo anticipata", in cui sembrano circolare false informazioni, menzogne ​​e calunnie sui media, "al fine di manipolare e influenzare l'opinione pubblica, per raggiungere gli obiettivi in modo nascosto". I Vescovi ricordano le parole di Papa Francesco, sostenendo un processo di preparazione al voto onesto e trasparente, "cercando l'oggettività dei fatti, mettendo al primo posto il bene comune e ciò che ci unisce, scartando tutto ciò che isola, divide, contrasta e provoca scontri, perché la verità scaturisce dalle relazioni libere tra le persone, nel rispetto, nell'ascolto reciproco e nel dialogo sincero".
Durante l'anno trascorso, i Vescovi hanno segnalato eventi di valore che incoraggiano la Chiesa, come il 5° Congresso Missionario Americano , tenutosi a Santa Cruz de la Sierra, dove si sono incontrati i delegati di tutti i paesi delle Americhe, “dando un grande impulso alla vocazione missionaria”. “Questo dono – affermano - sta portando frutto, dando origine a un maggiore impegno profetico, missionario e di riconciliazione per mezzo del compito di vivere nelle nostre Chiese locali il motto: Il Vangelo è gioia, dobbiamo annunciarlo".
Alla fine, l’Episcopato chiede di profondere gli sforzi per cercare la verità e insiste sulla richiesta di "assicurare e rispettare la dignità di ogni persona, la libertà di pensiero e di espressione”, abbandonando “atteggiamenti che possano in qualche modo limitare questi diritti inalienabili”. Allo stesso modo, di fronte ai tentativi di ignorare e manipolare la volontà del popolo e le norme costituzionali, “è essenziale che il processo democratico, costato tanti sforzi e vite umane, pilastro di coesistenza armoniosa e fraterna, sia rispettato da tutti. Solo allora avremo una Bolivia democratica, libera, equa e in pace" conclude il messaggio.

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AFRICA/MAROCCO - Visita di Papa Francesco in Marocco: “lo attendiamo con gioia” dice l’Arcivescovo di Rabat

Fides IT - www.fides.org - 5 ore 19 min fa
Rabat - “Per noi che vogliamo vivere e approfondire la comunione tra noi e il popolo marocchino, la visita di Papa Francesco sarà un’occasione magnifica per manifestare e vivere la nostra comunione con il Vescovo di Roma e, attraverso Lui, con la Chiesa universale” afferma Sua Ecc. Mons. Cristóbal López, Arcivescovo di Rabat, in una nota nella quale esprime, a nome dei Vescovi del Marocco, la gioia per l’annuncio della visita di Papa Francesco nel Paese.
Ieri, 13 novembre, la Sala Stampa Vaticana ha reso noto che “Accogliendo l’invito di Sua Maestà il Re Mohammed VI, e dei Vescovi, Sua Santità Papa Francesco compirà un Viaggio Apostolico in Marocco dal 30 al 31 marzo 2019, visitando le città di Rabat e Casablanca.”
“Il Papa viene in risposta all’invito di Sua Maestà, il Re Mohammed VI, e della Chiesa che è pellegrina in Marocco. Renderà visita al popolo marocchino e alla comunità ecclesiale, compresi i numerosi fratelli che sono di passaggio in Marocco e che migrano verso l’Europa nella sofferenza e in situazioni di grande difficoltà” sottolinea Mons. López.
Venendo agli scopi della visita del Santo Padre in un Paese a maggioranza musulmana la cui piccola comunità cattolica è costituita da residenti stranieri e migranti, l’Arcivescovo scrive: ““La missione del Papa, in quanto successore dell’apostolo Pietro, è quella di confermarci nella fede. È lo scopo principale della sua visita. Viene per conoscerci, per condividere un po' la nostra vita, incoraggiarci, pregare con noi e benedirci. Viene anche per entrare in contatto con il popolo marocchino e le sue autorità, in particolare Sua Maestà, il Re, nello spirito del dialogo interreligioso islamico-cristiano che tutti e due vogliono promuovere”.
Nell’attesa della pubblicazione del programma dettagliato della visita papale, Mons. López invita i fedeli “alla preghiera quotidiana, personale, in parrocchia, in gruppo e in famiglia, perché il viaggio papale porti frutto”.
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ASIA/BANGLADESH - Elezioni generali dopo Natale: soddisfazione dei cristiani

Fides IT - www.fides.org - 5 ore 41 min fa
Dacca - Le elezioni generali in Bangladesh si terranno il 30 dicembre, data annunciata da Nurul Huda, il Commissario elettorale. In precedenza si era parlato di una data introno al 23 dicembre, troppo vicina al Natale: per questo i cristiani in Bangladesh hanno accolto con favore il rinvio del voto a dopo le celebrazioni natalizie. “In questo tempo , è necessario che tutti, governo, opposizione, società civile, si impegnino per garantire un voto libero e trasparente. Siamo felici sarà dopo Natale”, commenta all’Agenzia Fides p. David Bipul Das, parroco cattolico della diocesi di Barisal
L'alleanza di opposizione, che include il Partito nazionalista del Bangladesh , guidata dal leader Kamal Hossain, ha promesso di avviare un confronto a tutti i livelli, in vista del voto. L'alleanza, composta da 20 partiti, vuole che un governo di transizione subentri nelle settimane precedenti al voto, per assicurare le “elezioni libere ed eque", sostenendo che il governo in carica, guidato dalla "Awami League" potrebbe sfruttare la sua posizione di potere per avvantaggiarsi in campagna elettorale. Il governo afferma che tale domanda è incostituzionale.
In passato, le elezioni in Bangladesh sono state spesso segnate dalla violenza. I cristiani bengalesi si dicono preoccupati per l'inclusione del partito islamista radicale "Jamaat-e-Islami" nella coalizione dei partiti di opposizione. I fedeli cristiani in Bangladesh ribadiscono la loro missione di testimoniare il Vangelo in un paese a maggioranza musulmana, offrendo un contributo all'istruzione, allo sviluppo e ai servizi sociali, ad attività culturali orientate a testimoniare l'amore e la pace, doni di Dio.
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VATICANO - Il Card. Filoni alle religiose di Saurimo: intimità con Cristo nella preghiera e generoso servizio al mondo

Fides IT - www.fides.org - 8 ore 10 min fa
Saurimo – L’esortazione apostolica Evangelii gaudium e l’indizione del Mese Missionario straordinario, che segnano chiaramente, insieme ad altri aspetti, la tonalità missionaria dell’intero Pontificato di Papa Francesco, hanno offerto lo spunto al Card. Fernando Filoni per considerare alcuni aspetti della vita consacrata femminile.
Nel corso della sua visita in Angola , parlando alle religiose della Provincia ecclesiastica di Saurimo la mattina di martedì 13 novembre, il Prefetto del Dicastero Missionario ha affermato: “La vita religiosa consacrata è un dono di Dio alla Chiesa attraverso la quale vuole che le persone consacrate, uomini e donne, con la professione dei consigli evangelici, rendano visibili nel mondo le caratteristiche di Gesù - casto, povero e obbediente -. Gli attuali mali della nostra società possono essere superati dalla riscoperta dei valori evangelici di povertà, castità e obbedienza. E per farlo, dobbiamo valorizzare il nostro incontro con Cristo, per rinnovare il dono della nostra vocazione”.
Quindi il Cardinale ha esortato le religiose a dedicarsi a raggiungere “la maturità spirituale, umana e affettiva” attraverso la preghiera e la formazione permanente: “Dovete avere uno stile di vita segnato dall'intimità con Cristo nella preghiera e da un generoso servizio al mondo”. “In un mondo in continuo cambiamento e segnato da tante contraddizioni – ha proseguito -, in cui la tendenza è quella di escludere Dio dalle scelte fondamentali, è molto facile, anche per le religiose, perdere la propria identità. In effetti, i mali che affliggono la società globalizzata di oggi, come la ricerca dell'autonomia, l'avidità, il gusto per il potere, la mancanza di spirito di servizio, le divisioni etniche e tribali, la banalizzazione dell'amore e della sessualità, non risparmiano il clero diocesano e anche i religiosi e le religiose qui in Angola, al contrario, minacciano la vostra Chiesa, le vostre comunità religiose o già causano gravi danni ad esse”.
Attraverso la donazione totale della vita a Dio e al servizio delle comunità, dei poveri, degli emarginati, le religiose vivono questa dimensione missionaria della Chiesa “in uscita”, testimoniando la sequela radicale di Gesù Cristo. “Pertanto – ha esortato il Card. Filoni - impegnatevi in un incontro personale con Cristo attraverso la preghiera personale e comunitaria… Impegnatevi a creare comunità religiose che siano veri ‘luoghi di festa e di perdono’ e un ambiente che sia al contempo ‘missione’ e prepari per la missione. In queste comunità si viva la comunione fraterna perché siamo membri della stessa famiglia religiosa”. La fraternità che contraddistingue la vita consacrata nella sua dimensione comunitaria, deve essere “un segnale forte ed eloquente” della fraternità di tutta la Chiesa.
Infine il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha ribadito l’importanza della formazione permanente: “Per una fedeltà creativa alla vocazione religiosa e per rispondere alle esigenze della missione e alle sfide del mondo di oggi, dovete impegnarvi nella formazione permanente, che è uno sforzo costante di rinnovamento spirituale, umano, religioso e intellettuale; è una dimensione del processo di conversione permanente”.

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VATICANO - Il Card. Filoni ai sacerdoti di Saurimo: solo dall’incontro con il Signore lo zelo e la gioia per la missione

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 11:51
Saurimo – “Questo incontro mi offre un'occasione favorevole per ringraziarvi con tutto il cuore per il vostro servizio, la vostra testimonianza missionaria e il vostro impegno a risvegliare tra i vostri fedeli la consapevolezza missionaria della loro identità battesimale” ha detto il Card. Fernando Filoni incontrando questa mattina a Saurimo i sacerdoti della Provincia ecclesiastica, secondo il programma della sua visita pastorale in Angola .
In particolare il Prefetto del Dicastero Missionario si è soffermato, ricordando il Mese Missionario straordinario dell’ottobre 2019, sul risveglio della coscienza missionaria ad Gentes e sulla trasformazione missionaria della pastorale, per intraprendere con maggiore slancio ed entusiasmo la nuova evangelizzazione, come chiede Papa Francesco.
“Uno dei presupposti indispensabili, come indica il Santo Padre, è rinnovare il nostro incontro con Cristo e lasciarci incontrare da Lui” ha affermato il Cardinale, esortando i sacerdoti a trovare sempre il tempo, nonostante i molteplici impegni pastorali, per pregare davanti al tabernacolo, meditare, stare in silenzio. “L'incontro con il Signore trasformerà le nostre vite e rinnoverà in noi lo zelo e la gioia di cui abbiamo bisogno per l'opera di evangelizzazione. Quindi intensificate il vostro incontro con il Signore per nutrire la vostra vita spirituale”.
Di fronte a tanti scandali di cui si sono macchiati alcuni sacerdoti e al grido delle vittime, il Card. Filoni ha invitato i sacerdoti a rinnovare l’impegno a vivere il celibato sacerdotale, sostenuti da una “preghiera umile e fiduciosa”, ed ha ribadito: “Rinunciando al secolarismo e alla mediocrità, attraverso il nostro incontro con Cristo possiamo, di conseguenza, rinnovare la Chiesa e tutte le dinamiche pastorali e missionarie”.

Link correlati :Il testo integrale del discorso del Card. Filoni, in portoghese
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ASIA/LIBANO - Patriarchi e Vescovi cattolici denunciano di nuovo le derive settarie della politica libanese

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 11:24
Bkerké – L'insegnamento del catechismo come parte essenziale della missione di annuncio del Vangelo a cui è chiamata la Chiesa, costituisce il tema centrale della 52esima sessione ordinaria dell'Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici del Libano, apertasi ieri, lunedì 12 novembre, con il discorso introduttivo del Patriarca maronita Boutros Bechara Rai. L'assemblea rappresenta per gli Episcopati delle Chiese cattoliche presenti in Libano anche un'occasione per delineare ancora una volta i problemi e le criticità che pesano sulla vita quotidiana dei cristiani del Paese dei cedri e di tutti gli altri libanesi. Nel suo intervento, il Primate della Chiesa maronita ha descritto un contesto sociale segnato dalla “crescente povertà della nostra gente, a causa della crisi economica e delle condizioni di vita soffocanti, e a causa del grande aumento della disoccupazione, dell'elevato costo della vita, del cibo, dell'abbigliamento”. Uno scenario aggravato dal riacutizzarsi delle pulsioni settarie che condizionano in maniera crescente le scelte delle forze politiche e il funzionamento delle istituzioni nazionali, con funzionari statali intenti a salvaguardare solo i propri interessi privati, senza alcuna intenzione di costruire un autentico Stato di diritto. In un simile contesto – ha aggiunto il Patriarca Bechara Rai - le Chiese devono farsi carico del “dovere pastorale di difendere il popolo, specialmente i poveri e gli oppressi”, e devono anche offrire il proprio contributo per salvaguardare i principi costituzionali, democratici e culturali che devono regolare l'azione politica e porre argine alle sue deviazioni settarie. “Oggi, se la maggior parte delle milizie armate non opera più” ha rimarcato il Patriarca - il Libano è governato dalla mentalità delle 'milizie politiche', e questo non lo possiamo accettare”.
Nella giornata di oggi, martedì 13 novembre, i partecipanti all’Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici libanesi incontreranno il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, e i membri della Riunione delle Opere per l'aiuto alle Chiese orientali che stanno celebrando in Libano il 50esimo anniversario dell'istituzione di tale organismo, formato da agenzie e organizzazioni operanti in vari Paesi del mondo, che s'impegnano a sostenere anche finanziariamente la vita e le attività delle comunità cattoliche orientali radicate in Medio Oriente. .
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AMERICA/NICARAGUA - “Non ho nulla da nascondere”: Mons. Baez risponde alle accuse, mentre le proteste si allargano all’estero

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 11:03
Managua – "Ciò che stiamo vivendo farà crescere e maturare la Chiesa in Nicaragua come una comunità straordinaria" ha detto Mons. Silvio José Baez, Vescovo ausiliare di Managua, domenica scorsa, 11 novembre, durante la Messa celebrata nella parrocchia Cristo Risorto a Managua. Il Vescovo ha detto di "non avere nulla da nascondere" dinanzi alle accuse del regime di Daniel Ortega di essere "golpista", e ha ribadito la sua gratitudine per l'amore espresso dalle comunità e dai parrocchiani di diversi luoghi del Nicaragua.
"Sono quello che vedete qui, non ho nulla da nascondere e ho il coraggio e la sicurezza per affrontare qualsiasi cosa. Voi, cari fratelli e sorelle, siete ciò che amo di più. Per voi mi sono esposto e sono disposto a dare la vita" ha detto ai parrocchiani del Cristo Risorto.
Nonostante la campagna di attacchi da parte dei media del governo contro il Vescovo ausiliare di Managua, che insistono sulla richiesta che lasci il paese e vada in esilio, Mons. Baez rimane fermo nel suo lavoro come "messaggero di Gesù". "Come dal primo giorno che sono arrivato in Nicaragua, eserciterò la mia fede umilmente nel vostro servizio" ha detto dopo la Messa.
Secondo la nota pervenuta a Fides da una fonte locale, la campagna di minacce contro il Vescovo ha origine da un gruppo che si identifica come "Comunità cristiana di San Paolo Apostolo", che si dice abbia raccolto delle firme e ha presentato una falsa registrazione audio in cui il Vescovo si riferisce alla protesta civile contro il regime di Ortega, presentandola come una cospirazione della Chiesa cattolica.
Mons. Baez, ringraziando un gruppo di giornalisti nicaraguensi, ha ricordato che la Chiesa non serve altro che Gesù Cristo, e non ha altri interessi oltre alla proclamazione del Vangelo, per essere un sacramento di unità e di comunione. "La Chiesa si fonda sulla dignità della persona umana, è retta dalla difesa dei diritti umani e dalla lotta con la sua fede per collaborare alla costruzione di una società giusta, pluralista e dignitosa per tutti" ha affermato.
Alla fine della messa, ha ringraziato i giornalisti per il loro lavoro in mezzo alla crisi: "Grazie a voi, giornalisti, per essere attenti alla difesa dei diritti del popolo. Io personalmente vi voglio bene, vi ammiro e vi ringrazio per il vostro lavoro".
In Nicaragua, nel frattempo, continuano le proteste e le manifestazioni contro il governo di Ortega. Molte manifestazioni popolari si sono spostate all’estero, dove i nicaraguesi ivi residenti, con dei grandi cartelli contro il governo di Ortega, manifestano nelle principali piazze di Spagna, Stati Uniti, Messico, Costa Rica, Perù e altri paesi europei e americani. Nelle ultime settimane, la polizia ha fermato senza motivo a studenti, giovani e perfino pensionati che qualche momento prima avevano manifestato contro il governo. Sono ormai centinaia i prigionieri politici nel paese e alcuni detenuti giovani hanno avuto perfino sentenze di 20 anni di carcere, soltanto per le proteste contro il governo, così si è creato un precedente che minaccia il popolo, come segnalato dalla stampa internazionale. Come dato ufficiale, sono 52 i condannati tra agosto e ottobre 2018, per aver esercitato il loro diritto costituzionale a protestare contro il regime di Ortega.

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VATICANO - Giovani angolani per una Chiesa in uscita: incontro del Card. Filoni con i giovani di Saurimo

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 10:48
Saurimo – L’incontro del Card. Fernando Filoni con i giovani della provincia ecclesiastica di Saurimo, nell’ambito della sua visita pastorale in Angola , si è svolto nel pomeriggio di lunedì 12 novembre e ha avuto come sfondo il Sinodo dei Vescovi appena celebrato, dedicato ai giovani. “La vostra Chiesa ha un buon numero di movimenti apostolici e molte associazioni, di cui fanno parte molti giovani cattolici, impegnati attivamente a diffondere il Vangelo e nel servizio ai fratelli bisognosi” ha ricordato il Cardinale all’inizio del suo discorso, portando la benedizione paterna di Papa Francesco e il saluto affettuoso dei Padri sinodali. “Vorrei fare mie alcune delle provocazioni che Papa Francesco ci indica” ha proseguito, riferendosi ad "una Chiesa in uscita”, all’invito ad essere "discepoli missionari" e al cammino di conversione pastorale e missionaria della gioventù. “Si tratta di sapere di quale tipo di giovane angolano la Chiesa ha bisogno per essere veramente ‘Chiesa in uscita’ ” ha precisato.
Il Prefetto del Dicastero Missionario ha quindi proposto ai giovani alcuni spunti di riflessione. I giovani discepoli missionari sono coloro che prendono coscienza della dimensione missionaria del loro battesimo. Ma per questo è necessario “incontrare Cristo e lasciarsi incontrare da Lui”. “Un giovane che si lascia incontrare da Cristo – ha detto il Cardinale - è quello che esce da sé stesso, dal suo egoismo, dalla sua autosufficienza, dalla sua autoreferenzialità… La cosiddetta modernità offre molte distrazioni ai giovani e questo non li aiuta certo ad ascoltare il Maestro e nemmeno a fare discernimento nella vita”.
Un giovane ‘in uscita’, con il Vangelo nelle strade e nelle periferie, è chi va alle periferie geografiche ed esistenziali, come dice il Santo Padre; è colui che intraprende un'avventura imprevedibile, è provocato a confrontarsi continuamente con il nuovo, con lo sconcertante… “per esigere sempre nuove e impegnative risposte, mai accontentarsi di soluzioni e schemi prefabbricati”.
Sulla testimonianza dell’amore, ricordando che tra i giovani angolani “ce ne sono un buon numero che, testimoniando l'amore come volontari, sono impegnati nelle varie forme di servizio con le associazioni e i movimenti ecclesiali”, il Cardinale li ha esortati “a partecipare a queste attività offerte da vari gruppi, in quanto ciò arricchisce le esperienze individuali…
Vivendo e testimoniando l'amore, create una cultura di comunione, di unità e riconciliazione”.
Molti giovani sono frustrati perché non sanno dare un ordine alle priorità nella loro vita. “Un giovane per una Chiesa in uscita è in grado di distinguere le cose interessanti e piacevoli dalle cose importanti e indispensabili, anche se queste ultime non sono attraenti e interessanti per loro”. “Cari giovani – ha esortato -, sappiate stabilire le priorità, le priorità giuste. Questa è generalmente una sfida; una sfida che potrebbe costringervi a rinunciare ad alcune delle cose che vi piacciono di più, ma che non sono le cose più importanti sulla scala dei valori”.
Un’ultima osservazione ha riguardato la capacità di rifiutare alcuni elementi culturali e della modernità: “Dire no alle divisioni etniche e tribali che minano la vita delle comunità… saper dire no al feticismo, alla stregoneria. Pertanto – ha sottolineato il Card. Filoni -, è urgente respingere un simile comportamento contrario allo spirito del Vangelo. Da qui la necessità di una formazione religiosa completa e adeguata. A tal fine, vi incoraggio a partecipare ai vari movimenti apostolici”.

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AFRICA/CONGO RD - Ebola bilancio drammatico: 205 morti su 329 casi registrati nell’est del Paese

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 10:48


Kinshasa - 205 decessi e 329 casi registrati di contagio. È questo il drammatico bilancio dell’epidemia di ebola che ha colpito le province del Nord-Kivu e dell’Ituri nell’est della Repubblica Democratica del Congo .
Secondo il Ministero della Sanità congolese il bilancio dell’epidemia di quest’anno ha superato quella della prima epidemia registrata nella storia nel 1976 a Yambuku, nella provincia dell’Equatore, nell’allora Zaire .
Per il Ministero della Salute congolese, nessun'altra epidemia di Ebola è stata così complessa come quella attuale. L'insicurezza, la densità della popolazione e la resistenza della comunità rendono più difficile il lavoro degli operatori umanitari.
La settimana scorsa, tre agenti della protezione civile e un epidemiologo sono stati brevemente presi in ostaggio da un gruppo di miliziani Mai-Mai nel villaggio di Matembo, tra le città di Beni e Butembo.
In una dichiarazione congiunta, il Dipartimento delle operazioni di mantenimento della pace dell'ONU e l'Organizzazione mondiale della sanità denunciano che le squadre di soccorso incontrano forti resistenze da parte delle popolazione della aree colpite dall’epidemia dove decenni di guerra hanno contribuito “alla diffusione di disinformazione e alimentato la sfiducia di alcune popolazioni locali che sono riluttanti a consentire alle équipe sanitarie di somministrazione i vaccini necessari a bloccare la diffusione della malattia e a seppellire dignitosamente le vittime in sicurezza”
A fine agosto Sua Ecc. Mons. Ecc. Mons. Melchisédech Sikuli Paluku, Vescovo di Butembo-Beni, aveva lanciato un appello alla popolazione perché collaborasse con le autorità sanitarie nel soccorre i malati e nel cercare di bloccare l’epidemia .
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ASIA/INDONESIA - Le donne cattoliche si impegnano a promuovere dignità umana e prosperità

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 10:28
Giacarta - Le donne cattoliche indonesiane si impegnano a promuovere la dignità umana, la prosperità e l'armonia nella società. Lo hanno ribadito le oltre 600 delegate partecipanti al 20° Congresso della Associazione delle donne cattoliche di Indonesia, provenienti dalle 37 diocesi del paese. Come appreso da Fides, l'Associazione ha riunito le delegate a Giacarta nei giorni scorsi esprimendo, nel documento finale del Congresso, “l'impegno a lottare per il progresso delle donne nell'arcipelago”. “Siamo consapevoli del pluralismo culturale e religioso esistente nel paese e con determinazione vogliamo vivere all'insegna del valore della compassione. Promuoviamo la dignità umana nelle famiglie e nelle società. Proveniamo da etnie e isole diverse, ma siamo unite e abbiamo una missione comune consegnataci da Dio e da compiere nella società”, recita il testo pervenuto a Fides.
L'Associazione delle donne cattoliche indonesiane porta avanti diversi programmi e attività socio-pastorali in ogni diocesi. Il presidente indonesiano Joko Widodo ha elogiato gli sforzi dell'Associazione che contribuisce alla costruzione di una nazione armoniosa e pacifica. Il governo indonesiano ha conferito all'organizzazione un premio per i suoi sforzi nel promuovere e preservare “l'unità nella diversità”, tipica della società indonesiana, assegnandole il riconoscimento come “migliore organizzazione sociale del 2018” tra quelle impegnate a tutelare beni sociali come salute, istruzione, cultura e ambiente, nello spirito della Pancasila
La presidente Justina Rostiawati ha ricordato che l'Associazione ha condotto numerosi programmi interreligiosi per l'emancipazione delle donne, il benessere economico e l'alfabetizzazione, beneficiando donne di diverse religioni e culture in Indonesia. Fondata nel giugno del 1924, l'Associazione ha lo scopo di promuovere il benessere delle persone e la dignità umana e attualmente conta circa 90.000 membri.
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ASIA/PAKISTAN - Un prete: “Asia Bibi è stata liberata da un ordine della Corte Suprema, non dal Papa”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 10:16
Islamabad – “Nel caso di Asia Bibi non è stato facile emettere un verdetto onesto e indipendente, nel contesto del Pakistan, dove le persone, sull’onda dell’emotività, non sono pronte ad affrontare la verità. La Corte Suprema ha esaminato il caso e ha emesso un verdetto ineccepibile. Bisogna congratularsi con i giudici per il loro coraggio nel dire la verità. In questo caso è stata la Corte Suprema a liberare Asia Bibi; Papa Francesco ha solo pregato per lei e per tutte le vittime innocenti, perseguitate per la loro fede”: lo dice all’Agenzia Fides p. Bonnie Mendes, sacerdote di Faisalabad, per anni direttore di Caritas Asia, mentre in Pakistan non si placa l’attenzione sul caso della donna cristiana condannata a morte per blasfemi nel 2010 e assolta dalla Corte Suprema il 31 ottobre.
Nelle polemiche, soprattutto sui social media, si cerca di coinvolgere anche il Papa: i cristiani in Pakistan sono amareggiati per un post blasfemo pubblicato su Facebook e diffuso nelle reti sociali. Il post ritrae una foto di Papa Francesco e di altri sacerdoti, modificata sovrapponendo loro il volto del Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, e di altri ministri, e alludendo alla presunta regia del Vaticano dietro l’assoluzione.
“È triste e paradossale che, proprio in un caso di presunta blasfemia, non si eviti di ferire i sentimenti dei cristiani che vivono in Pakistan. E’ blasfemo disonorare il nostro leader religioso Papa Francesco, il crocifisso e le vesti sacre usate dai nostri sacerdoti durante la messa”, commenta a Fides Sabir Michael, attivista cattolico per i diritti umani, e aggiunge: “Quanti pensano che l’agire della Chiesa abbia portato all'assoluzione di Asia Bibi sono totalmente fuori strada: per comprendere le ragioni dovrebbero leggere la sentenza di cinquantasei pagine emessa dalla Corte Suprema del Pakistan”
P. Mario Rodrigues, Rettore della Cattedrale di San Patrizio a Karachi, dichiara a Fides: “Papa Francesco ha mostrato grande interesse per il caso di Asia Bibi, in carcere da innocente, pregando per lei. Anche i cristiani di tutto il mondo hanno digiunato e pregato per la liberazione di Asia Bibi, ma la decisione finale è della Corte Suprema”.
L'immagine pubblicata è il risultato della diffusione di notizie false sulla presunta fuga di Asia Bibi dal Pakistan, smentita dal ministro per l’Informazione e dal ministero degli Esteri.
E’ il terzo episodio, in un mese, che tocca contenuti blasfemi verso la fede cristiana. Nei giorni scorsi erano stati segnalati in Pakistan il trailer della serie Tv “Maria bint-e-Abdullah" , un vignetta del crocifisso apparsa sul quotidiano Express Tribune .
Attualmente nel caso di Asia Bibi l’accusa ha presentato alla Corte Suprema una istanza di revisione della sentenza, possibilità concessa dalla procedura penale. La donna è uscita dal carcere e si trova in Pakistan in una località segreta, sotto protezione.
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AFRICA - Il ruolo dell’istruzione universitaria nello sviluppo dell’Africa: presentato il rapporto di Harambee Africa International

Fides IT - www.fides.org - Mar, 13/11/2018 - 09:57


Roma - “I nostri progetti mirano a rafforzare il livello di formazione degli studenti dell’Africa sub-sahariana nei diversi settori” ha detto Rossella Miranda, Coordinatrice della Comunicazione di Harambee Africa International, nel presentare il 10 novembre alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma, il rapporto “The Role Of Tertiary Education in Economic and Social Rise of the Sub-Saharan Africa- A Perspective on the Democratic Republic of Congo, Nigeria, Ivory Coast and South Africa”.
“Accanto a questa missione primaria Harambee Africa International desidera contribuire alla diffusione di un’informazione corretta e meno stereotipata riguardante l’Africa. E il rapporto che presentiamo rientra nel quadro di questo impegno” ha detto Rossella Miranda.
Il rapporto è stato redatto grazie al contributo di alcuni membri del comitato culturale dell’associazione a cui è stato richiesto di riflettere sul ruolo che l’istruzione terziaria può avere nella crescita economica e sociale degli Stati dell’Africa sub-sahariana.
Dal rapporto, relativo a Sudafrica, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Costa d’Avorio, emergono alcune problematiche che contribuiscono a spiegare i bassi tassi d’istruzione della popolazione e di scolarizzazione a vari livelli in questi Paesi.
Un altro problema è il “drenaggio di cervelli” che porta gli studenti più motivati e capaci a trovare lavoro fuori dal continente. Così che ad esempio, aziende impegnate nell’elettrificazione dell’Africa, sono costrette a pagare a caro prezzo ingegneri e tecnici europei o asiatici per una missione di lavoro di alcuni mesi nel continente, senza che le loro conoscenze possano essere trasmesse al persone locale, se non in modo poco approfondito.
È stata quindi particolarmente significativa la testimonianza di due donne ingegnere africane, Ada Eloka, nigeriana, ingegnere petrolifero, e Teddy Nalubega, ugandese, ingegnere elettrico specializzata nello sfruttamento dell’energia solare. Le due professioniste hanno sottolineato la necessità di narrare le diverse esperienze di sviluppo intraprese dai giovani in Africa, che rappresentano la speranza per il futuro.
Harambee Africa International promuove progetti di sviluppo, ideati e realizzati da enti africani, nel settore dell’educazione, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della formazione per uno sviluppo duraturo e sostenibile del Continente. Harambee è nata in occasione della canonizzazione di San Josemaria Escrivà, fondatore dell'Opus Dei.
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VATICANO - L’esortazione del Card. Filoni ai Vescovi di Saurimo: “siate uniti e solidali”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 12/11/2018 - 12:22
Saurimo – Una vibrante esortazione ad essere “uniti e solidali”, a consolidare lo spirito di comunione ecclesiale e fraterna e la sollecitudine per le Chiese sorelle, perché il ministero sia fecondo, è stata rivolta questa mattina dal Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ai Vescovi della provincia ecclesiastica di Saurimo, al secondo giorno della sua visita pastorale in Angola .
“La Chiesa in Angola sta diventando sempre più vivace, dinamica, impegnata e in continua crescita – ha evidenziato il Cardinale -, come dimostra il crescente numero di sacerdoti, religiosi e religiose locali, figli di questa terra, e il progresso del processo di radicazione. Si nota anche la creazione di strutture pastorali e l'organizzazione delle vostre diocesi, l'impegno di molti laici, in particolare i catechisti, nel campo dell'evangelizzazione, l'afflusso domenicale dei fedeli alle chiese, la loro partecipazione ai sacramenti, la solidarietà dimostrata specialmente nei momenti di difficoltà”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario ha evidenziato che “questo movimento dovrebbe essere quello di tutte le vostre Province ecclesiastiche, senza esclusione di alcuna diocesi”, ed ha esortato alla comunione episcopale, prendendo sempre più coscienza della dimensione collegiale del ministero affidato, che si deve realizzare soprattutto nell’ambito della medesima Provincia ecclesiastica: “insieme, e in stretta collaborazione gli uni con gli altri, potrete progredire nell’opera di evangelizzazione”.
Il Card. Filoni si è quindi soffermato su alcune priorità pastorali. Ogni Conferenza episcopale è chiamata a preoccuparsi della crescita spirituale e morale del popolo di Dio presente nella sua giurisdizione. “Per quanto riguarda le questioni sociali e politiche, anche se sono parte integrante del campo d'azione della Chiesa nella sua missione di evangelizzazione, non dovrebbero essere privilegiate a scapito della riflessione e del profondo lavoro inerente le gravi questioni ecclesiali e pastorali che agitano le vostre comunità cristiane”. I compiti prioritari per l'Episcopato angolano, indicati dal Cardinale, sono l’attenzione ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, la cura per i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa consacrata, l’assistenza dei laici, in particolare giovani e famiglie, attraverso una formazione integrale e permanente.
A tale proposito il Prefetto del Dicastero Missionario ha citato alcuni problemi di moralità e disciplina nel clero, nonostante il clero diocesano e religioso lavori a volte in condizioni molto difficili ma con grande zelo e devozione. Alcuni istituti religiosi diocesani di vita consacrata hanno serie difficoltà: conflitti interni o con il Vescovo diocesano, tribalismi o superstizioni, problemi finanziari o morali… per questo ha invitato i Vescovi a “intervenire con fermezza per curare questi mali”. Occorre poi essere attenti alla formazione sacerdotale perché il sacerdozio non sia considerato “una promozione sociale, un mezzo per l’affermazione di sé, per acquistare prestigio mondano”. Il Cardinale ha anche richiamato i Vescovi ad essere attenti alla vita ed al funzionamento dei Seminari come alla formazione dei laici, perché siano in grado di partecipare attivamente all’evangelizzazione e alla missione della Chiesa.
Nella parte conclusiva, il Card. Filoni ha rilevato la difficoltà di far penetrare in profondità il Vangelo negli strati culturali e nelle tradizioni popolari: “Le credenze e le pratiche superstiziose, la stregoneria e la magia che condizionano la vita quotidiana delle persone e alimentano la paura e i sospetti sono ancora vive nelle comunità cristiane. Sacerdoti e religiosi non sono esenti da questa situazione”.

Link correlati :Il testo integrale del discorso del Card. Filoni, in portoghese
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Mobilità umana e migrazione: una sfida per i cristiani di oggi

Fides IT - www.fides.org - Lun, 12/11/2018 - 11:35
P. Delmar Alberto Silva Paez, Scalabriniano, Superiore nella provincia della sua congregazione che include Asia e Australia, a conclusione del Capitolo generale della sua congregazione aiuta a riflettere sul fenomeno della mobilità umana: esistono oggi narrazioni molto differenti tra loro ed è importante sensibilizzare le coscienze sulla prospettiva autenticamente cristiana con cui guardarlo.
“Insegnare a ricevere lo straniero nel mondo d’oggi, soprattutto nella parte più ricca del mondo, è una sfida non facile. Occorre prima combattere una mentalità di esagerato timore: lo straniero è diventato quasi un nemico. Si continua a creare allarmismo per alcuni episodi negativi imputati a stranieri, senza mettere il dovuto accento sui contributi positivi. Ad esempio, i migranti danno un contributo spesso determinante all’ economia delle nazioni ospitanti, nonchè a una diversificazione della loro vita sociale, come è successo in Australia. E va notata anche la spinta che essi danno alla crisi demografica di tante società occidentali, soprattutto in Europa, che fanno fatica ad investire nel proprio futuro”. E’ quanto afferma p. Delmar Alberto Silva Paez, Scalabriniano, superiore nel lontano Oriente, nella provincia che include Asia e Australia, a conclusione del Capitolo generale della sua congregazione, in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides e pubblicata sul sito di approfondimenti e analisi "Omnis Terra".
Link correlati :Leggi l'intervista completa su Omnis Terra
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AFRICA/NIGERIA - Liberati grazie all’intervento della polizia i 4 sacerdoti rapiti nel sud della Nigeria

Fides IT - www.fides.org - Lun, 12/11/2018 - 11:30


Abuja - Sono liberi i 4 sacerdoti rapiti il 6 novembre nei pressi di Abraka, vicino a Benin nello Stato del Delta, nel sud della Nigeria .
I sacerdoti sono stati rapiti mentre si recavano per un incontro a Uhielle, nello Stato di Edo da parte di alcuni uomini armati, che si sospetta siano pastori Fulani,.
Fonti della Chiesa hanno confermato il loro rilascio, avvenuto nella tarda serata del 9 novembre.
I sacerdoti sono stati portati a Benin City, per accertamento medici dopo essere stati soccorsi da una squadra di polizia congiunta degli stati di Delta ed Edo.
I rapitori sono fuggiti dal quando hanno visto che la polizia si stava avvicinando al covo dove erano detenuti gli ostaggi.
I sacerdoti liberati sono Victor Adigboluja della diocesi di Ijebu Ode; Anthony Otegbola, della diocesi di Abeokuta; Joseph Ediae, dell’arcidiocesi del Benin; e Emmanuel Obadjere, della diocesi di Warri.
Alcuni sospetti sono stati arrestati dalla polizia dei due Stati in relazione al rapimento. Secondo fonti della stampa nigeriana anche le suore rapite il 25 ottobre sempre nello Stato del Delta sono state liberate a fine ottobre.
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AMERICA/STATI UNITI - Sempre più difficile la situazione dei migranti: l’aiuto di un sacerdote redentorista di 84 anni

Fides IT - www.fides.org - Lun, 12/11/2018 - 11:13
Baltimora – La situazione dei migranti negli Stati Uniti sta diventando sempre più una "situazione a rischio" per la tensione creatasi dalla carovana dei migranti centroamericani che ormai è vicina al confine con gli Stati Uniti. Quelli che ormai vivono da tempo nel territorio statunitense, cercano di regolarizzare i documenti per il proprio soggiorno, ma è sempre più difficile senza qualcuno che abbia competenze legali ed un po’ di esperienza.
Tra quanti aiutano i migranti senza documenti si sono le risorse della Chiesa cattolica, come padre Piedra, sacerdote redentorista, che vive a contatto dei migranti da qualche anno. Padre Ruskin Piedra, CSsR, originario della provincia di Baltimora, gestisce un centro di assistenza legale a Sunset Park, Brooklyn, dove combatte contro l’espulsione dei migranti. Il suo lavoro è diventato ultimamente più difficile. Il New York Times gli ha dedicato un lungo articolo l'8 novembre.
Padre Piedra, 84 anni, si reca spesso al Tribunale dell’Immigrazione di New York, al centro di Manhattan, dove difende le persone che devono affrontare la deportazione o che cercano asilo negli Stati Uniti. Nel 2003 ha fondato il Centro John Neumann, un'organizzazione senza scopo di lucro che fornisce servizi legali relativi all’immigrazione a costi accessibili alla comunità di Sunset Park, a Brooklyn. La sua sede centrale si trova al secondo piano di un edificio di proprietà dei Redentoristi, dove padre Piedra celebra anche la messa ogni pomeriggio.
La nota inviata a Fides dalla congregazione del Santissimo Redentore, informa che Sunset Park ha attraversato una trasformazione demografica negli ultimi 50 anni, passando da un quartiere a maggioranza irlandese, italiana e scandinava, a una prevalentemente ispanica e cinese.
Questo processo ha significato tra l’altro, per i sacerdoti responsabili della chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso, la necessità di celebrare le Messe quotidiane in inglese, spagnolo e cinese, per soddisfare le esigenze spirituali dei fedeli, molti dei quali senza documenti.
Nei prossimi giorni è quasi certo che dovrà essere rilasciato qualche permesso d'ingresso negli Stati Uniti dal Messico, ma nessuno è in grado di dire quanti. La carovana dei migranti, che sono partiti in migliaia dall’Honduras , si è fermata a Città del Messico, dove si è divisa in in tre gruppi. Il primo, secondo informazioni delle agenzie, sta per arrivare a Tijuana , mentre gli altri due gruppi ancora non hanno definito dove dirigersi. Il grande numero di migliaia di migranti arrivati a Città del Messico è comunque diminuito in modo considerevole, cosa che ha fatto riflettere sui rischi connessi ai trafficanti di essere umani e sulle offerte per rimanere sul suolo messicano.

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ASIA/SRI LANKA - Un prete: “La nazione ha bisogno di una democrazia forte e stabile”

Fides IT - www.fides.org - Lun, 12/11/2018 - 10:55
Colombo – “Il popolo dello Sri Lanka ha bisogno di una democrazia forte e stabile”: lo afferma all'Agenzia Fides padre Shankar Pereira, prete cattolico e attivista per i diritti umani, mentre nel paese si registra una crisi politica. La decisione del presidente dello Sri Lanka Maithripala Sirisena di sciogliere il Parlamento “è un passo grave, dato che la democrazia costituzionale e liberale è il diritto dei cittadini nella nostra nazione”, rileva .
Sirisena ha sciolto il parlamento il 9 novembre e indetto elezioni generali per il 5 gennaio. Il presidente ha innescato una lotta di potere quando ha licenziato il primo ministro Ranil Wickremesinge alla fine del mese scorso e ha nominato al suo posto l'ex leader dell'isola, Mahinda Rajapaksa, candidato sconfitto dallo stesso Sirisena nel voto del 2015.
I partiti di opposizione a Sirisena sono pronti a contestare la sua decisione, che descrivono "come illegale e incostituzionale", in un ricorso davanti nella Corte Suprema il 12 novembre.
“Tutti i partiti politici, i gruppi della società civile e i cittadini devono proteggere la Costituzione. Se tale scenario persiste, si mina la fiducia della popolazione nelle sue istituzioni e nei processi democratici e si approfondisce ulteriormente la crisi politica ed economica”, dichiara p. Pereira.
Molti temono che il ritorno di Rajapaksa possa far deragliare i progressi compiuti verso la riconciliazione nazionale, avviata dopo la guerra con le minoranze etniche Tamil che ha fatto circa 40mila vittime durante le fasi finali del conflitto, sotto la sua presidenza. Rajapaksa ha concluso la guerra civile nel 2009, ma ha affrontato molte critiche per i mezzi con i quali ha raggiunto la vittoria: migliaia di civili tamil si pensa siano stati uccisi dalle forze governative negli ultimi mesi di combattimento. Durante i 26 anni di conflitto, si stima che, nel complesso, siano morte tra le 80.000 e le 100.000 persone, mentre entrambe le parti sono accusate di aver commesso crimini di guerra.
“Tutti noi, in quanto cittadini responsabili del paese, dobbiamo impegnarci per sostenere la Costituzione e rispettare le istituzioni democratiche”, dice a Fides Asheni Fernando, insegnante di una scuola cattolica. "Noi, persone comuni, siamo profondamente preoccupati per la decisione e crediamo vi sia il rischio di mettere in discussione il delicato processo di riconciliazione, iniziato dopo la guerra civile", ha aggiunto. "Sciogliendo il Parlamento, Sirisena mina la lunga tradizione democratica dello Sri Lanka e questo rappresenta un rischio per l stabilità e prosperità", rileva.
I Vescovi cattolici dello Sri Lanka hanno chiesto al governo di rispettare e preservare i processi democratici del paese e lavorare per "una democrazia forte e stabile nel paese" .
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