AMERICA/ARGENTINA - No al progetto di legge sullo sviluppo metallifero nella provincia del Chubut: i Vescovi si uniscono alle proteste

Chubut – I Vescovi della provincia argentina del Chubut, nella parte nord meridionale del paese, hanno ancora una volta respinto il disegno di legge "Sviluppo industriale metallifero sostenibile della provincia di Chubut" e hanno chiesto al governatore provinciale Mariano Arcioni di desistere da tale iniziativa.
In un documento congiunto, i Pastori del Chubut lamentano la mancanza di risposte alle varie richieste degli organismi partecipativi e ai suggerimenti per intraprendere percorsi alternativi, e affermano che in questa situazione non hanno altra scelta che dire “no” a questi mega progetti minerari. “Oggi diciamo no; e il nostro no accompagna migliaia di persone per le strade, nei luoghi lontani sull'altopiano ... ma anche nei luoghi di studio e di lavoro di persone specializzate che vogliono far sentire la loro voce e il frutto dei loro studi”. Quindi ribadiscono: "Allora no, signor Governatore, la voce e il grido della Chiesa cattolica si unisce a quello della Chiesa metodista e di innumerevoli associazioni, assemblee e gruppi ambientalisti".
La lettera, diffusa il 27 novembre, è firmata dal Vescovo di Comodoro Rivadavia, Mons. Joaquín Gimeno Lahoz; dal Vescovo di Esquel, Mons. José Slaby C.Ss.R. e dai Vescovi ausiliari di Comodoro Rivadavia, Alejandro Benna e Roberto Álvarez.
La situazione dell'attività mineraria non è la stessa in tutto il paese. Ci sono esperienze che dimostrano la possibilità di una gestione comune fra comunità e attività mineraria, come quella di San Juan. Proprio l'altro ieri, il parroco della chiesa di Santo Domingo, nel dipartimento di San Juan, padre Romulo Campora, ha rilasciato una breve intervista alla stampa locale dove afferma che "l'estrazione mineraria è una possibilità di progresso, ma sempre nel rispetto delle comunità e con responsabilità politica".
Padre Campora ha ricordato le parole di Papa Francesco sullo sviluppo delle attività minerarie e sulla cura dell'ambiente. Valorizzando i contributi dell'industria allo sviluppo delle persone e delle comunità, ha anche sottolineato la necessità di un impegno politico affinché la distribuzione delle risorse generi un progresso adeguato. Alla base è necessario l’accordo con la comunità che vive nella zona, cosa che non accade a Chubut, dove la proposta di legge viene portata avanti senza la consultazione della comunità.

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AFRICA/KENYA - Nomina del Vescovo di Homa Bay

Fides IT - www.fides.org - 39 min 17 sec fa
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 29 novembre 2020 ha nominato
Vescovo della Diocesi di Homa Bay il rev. Michael Otieno Odiwa, del clero di Homa Bay, finora Sacerdote Fidei Donum nell’Arcidiocesi Metropolitana di Adelaide .
S.E. Mons. Michael Otieno Odiwa è nato l’11 novembre 1962 a Sori Karungu, nella Diocesi di Homa Bay. Dal 1972 al 1979 ha frequentato le scuole primarie locali mentre le secondarie presso il St. John’s Seminary di Rakwaro e il Mother of the Apostles Seminary di Eldoret . Dopo l’anno propedeutico al St. Mary’s Senior Seminary, nella Diocesi di Nakuru , ha compiuto gli studi di Filosofia al St. Augustine’s Senior Seminary di Mabanga, nella Diocesi di Bungoma e quelli di Teologia al St. Matthias Mulumba Senior Seminary di Tindinyo, nella Diocesi di Eldoret . È stato ordinato sacerdote il 3 luglio 1993 per la Diocesi di Homa Bay.
Successivamente ha svolto i seguenti incarichi: Ministero pastorale presso la St. Theresa’s Parish ad Asumbi ; Formatore presso il St. John’s Seminary e Parroco di Our Lady of Fatima a Rakwaro . Ha studiato a Roma alla Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito il Dottorato in Diritto Canonico, risiedendo presso il Collegio S. Pietro . Inoltre è stato: Parroco al Sacred Heart di Ang’iya ; Parroco di St. Arnold a Nyalieng’a ; Parroco della Cattedrale St. Paul’s Parish ; Vicario Generale ; dal 2015 finora Sacerdote Fidei Donum nell’Arcidiocesi Metropolitana di Adelaide , svolgendo anche gli incarichi di Vicario Parrocchiale dell’Annunciation Church a Hectorville e Difensore del Vincolo del Tribunale ecclesiastico provinciale.
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AMERICA/BOLIVIA - Nomina del Vicario Apostolico di El Beni

Fides IT - www.fides.org - 41 min 16 sec fa
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 28 novembre 2020 ha nominato Vicario Apostolico di El Beni , S.E. Mons. Aurelio Pesoa Ribera, O.F.M., Vescovo titolare di Leges, finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di La Paz e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Boliviana.
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ASIA/COREA - Nomina di Vescovo Ausiliare di Daejeon

Fides IT - www.fides.org - 43 min 48 sec fa
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, il 28 novembre 2020 ha nominato
Vescovo Ausiliare della Diocesi di Daejeon il rev. Stephanus Han Jung Hyun, del clero di Daejeon, finora Parroco della Parrocchia Sacra Famiglia, assegnandogli la Sede titolare di Mozotcori.
S.E. Mons. Stephanus Han Jung Hyun è nato il 7 settembre 1971 a Hong Sung nella Diocesi di Daejeon . Dopo le scuole primarie e secondarie, è entrato nel Seminario Maggiore di Seoul per gli studi di Filosofia e di Teologia, dal 1990 al 1996 e successivamente nel Seminario Maggiore di Daejeon, dal 1997 al 1999. È stato ordinato sacerdote il 21 febbraio 2000 per il clero di Daejeon.
Dopo l’ordinazione ha svolto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale di Tanbangdong Parish ; Vicario Parrocchiale della Dangjin Parish ; Studente a Roma presso il Pontificio Istituto Biblico dove ha ottenuto la Licenza in Studi dell’Oriente Antico ; Assistente Padre Spirituale nel Collegio S. Giuseppe, a Roma . In seguito è stato: Parroco della Bedne Parish ; Membro del Consiglio Presbiteriale e Segretario Generale del Sinodo Diocesano ; dal 2014 è Membro della Commissione per la formazione permanente del clero e del gruppo dei Censori dei libri e dal 2019 finora Parroco della Parrocchia Sacra Famiglia.
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AFRICA/ETIOPIA - Situazione incerta nel Tigrai, preoccupazione per la sorte di 100.000 rifugiati eritrei

Fides IT - www.fides.org - 5 ore 55 min fa
Addis Abeba – "Rivolgo un forte appello al Primo Ministro dell'Etiopia affinché la situazione dei 100.000 rifugiati eritrei venga affrontata con urgenza” ha detto l’Alto Commissario ONU per i rifugiati, Filippo Grandi, esprimendo la preoccupazione della comunità internazionale per la sorte di quasi 100.000 rifugiati eritrei presenti nella regione etiopica del Tigrai, dove secondo il governo di Addis Abeba si è conclusa con successo l’offensiva militare contro le forze ribelli del Fronte di Liberazione Popolare del Tigrai , lanciata il 26 novembre
Secondo rapporti ancora non confermati diversi rifugiati sarebbero stati rapiti. Se confermato, tale trattamento dei rifugiati nei campi vicino al confine del Tigrai con l'Eritrea "sarebbe una grave violazione delle norme internazionali” ha avvertito Grandi.
Il TPLF accusa il governo eritreo di fornire aiuti militari al governo di Addis Abeba. Secondo alcuni rapporti, domenica 29 novembre almeno sei esplosioni sono state avvertite nella capitale eritrea Asmara, forse provocate da razzi tirati dai ribelli dal confinante Tigrai.
Nel frattempo, mentre ancora non si conosce se la capitale del Tigrai Mekele sia nelle mani dell’esercito regolare, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha detto che un importante ospedale nel nord dell'Etiopia, l'Ayder Referral Hospital, riporta un forte afflusso di feriti “che ha costretto il nosocomio a sospendere diversi altri servizi medici in modo che il personale e le risorse limitati potessero essere dedicati alle cure mediche di emergenza". Ospedali e centri sanitari nella regione del Tigrai stanno “pericolosamente a corto” di rifornimenti per la cura dei feriti.
Anche il cibo sta scarseggiando, perché la regione è stata isolata dagli aiuti esterni per quasi un mese.

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VATICANO - Tre webinar promossi dalle Pontificie Opere Missionarie su carità missionaria e raccolta fondi

Fides IT - www.fides.org - 5 ore 57 min fa
Città del Vaticano - L'attività di formazione promossa dai Segretariati Internazionali delle Pontificie Opere Missionarie , attraverso la Pontificia Unione Missionaria , non si ferma in tempo di pandemia e prosegue online. La PUM ha organizzato tre webinar, previsti nei primi mesi del 2021, in lingua inglese, spagnola e francese, destinati al personale e ai collaboratori delle Pontificie Opere Missionarie nel mondo, a livello nazionale o diocesano. Si tratta delle sessioni di formazione annualmente promosse dai Segretariati internazionali delle POM a beneficio delle Direzioni nazionali. I corsi sono pensati e rivolti specificamente a quanti sono impegnati, nelle strutture delle POM in tutti i continenti, nel settore della comunicazione e in quello della raccolta fondi.
Il primo webinar, dedicato agli utenti di lingua spagnola, si tiene dal 2 al 4 febbraio 2021 utilizzando la piattaforma online Zoom ed è intitolato “La misión de la Iglesia: la caridad misionera y el fundraising". Il corso è organizzato dalla PUM e dal Centro Internazionale di Animazione Missionaria , in collaborazione con la Direzione nazionale POM della Spagna. Al webinar, che prevede tre giorni di formazione con un collegamento giornaliero di circa 3 ore, interverranno, tra gli altri, D. Juan Uribe, presidente dell'Instituto de Fundraising Católico di Madrid, e il prof. P. Cristian Mendoza, della Pontificia Università della Santa Croce a Roma, chiamato a relazionare anche agli altri due webinar, in lingua francese e inglese.
Il secondo corso online, sempre sulla piattaforma Zoom, è rivolto ai francofoni e si tiene dall’1 al 5 marzo 2021. Sul tema "Mission de l'Eglise : communications, charité et collecte de fonds", interverrà, tra gli altri, p. Benoit Kouassi, vicepresidente della Facoltà di Comunicazione alla Université Catholique d'Afrique de l'Ouest in Costa d'Avorio. Il corso è organizzato dalla PUM e dal CIAM, in collaborazione con la Direzione nazionale POM del Canada francese.
Il terzo corso online, rivolto alle persone di lingua inglese, dal titolo "Church’s Mission: Media Communication, Charity and Fundraising", si svolge dall’8 al 13 marzo 2021, sempre su Zoom, ed è organizzato dalla PUM e dal CIAM, in collaborazione con la Direzione nazionale POM dell'Australia . Il corso prevede un collegamento giornaliero di circa 3 ore per la durata di sei giorni e vedrà, tra gli altri, l'intervento di Simone Medri, Digital and Online Manager delle POM in Australia.
Per iscriversi ai tre webinar, occorre rivolgersi alle Direzioni nazionali delle POM, nelle diverse nazioni.
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AFRICA/NIGERIA - Almeno 110 morti in un assalto di Boko Haram; ancora non si hanno notizie di un prete rapito

Fides IT - www.fides.org - 6 ore 48 min fa

Abuja - Le Nazioni Unite hanno dichiarato che oltre 110 agricoltori sono stati uccisi dai ribelli di Boko Haram il del 28 novembre nel villaggio di Zabarmari, una comunità di coltivatori di riso nell'area di Jere dello Stato di Borno, nel nord della Nigeria.
"Nel primo pomeriggio del 28 novembre, uomini armati in motocicletta hanno condotto un brutale attacco contro uomini e donne civili intenti a lavorare nei campi a Koshobe e altre comunità rurali nell'area del governo locale di Jere” riporta in una dichiarazione Edward Kallon coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Nigeria, secondo il quale diverse persone sono rimaste ferite nell'attacco spietato e molte donne potrebbero essere state rapite dagli uomini di Boko Haram.
Il sanguinoso assalto potrebbe essere una rappresaglia per l'arresto da parte di un gruppo di agricoltori di un membro di Boko Haram che era stato consegnato agli agenti di sicurezza locali.
Nel frattempo Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Abuja, ha lamentato il fatto che il governo nigeriano esclude la Chiesa cattolica dai programmi di aiuto alle popolazioni vittime del terrorismo di Boko Haram.
“La Chiesa cattolica con la sua esperienza di stare con e per i poveri e il suo sostegno alle vittime del terrorismo e altri disastri sorprendentemente non è inclusa nell'assegnazione degli aiuti forniti da governi stranieri", ha detto Mons. Kaigama in una dichiarazione rilanciata da Aiuto alla Chiesa che Soffre. L’Arcivescovo di Abuja ha poi aggiunto: "Allo stesso modo, nel costituire, ad esempio, la Commissione per lo sviluppo del nord-est dove opera Boko Haram il governo non è riuscito a includere un rappresentante della Chiesa cattolica il cui dipartimento “Giustizia, Sviluppo e Pace” ha promosso in modo significativo attività spirituali e psicologiche oltre a fornire sostegno materiale a migliaia di persone colpite dalle violenze terroristiche”.
L’insicurezza colpisce anche la capitale federale Abuja. “La scorsa settimana, in una delle nostre parrocchie dell'arcidiocesi di Abuja dietro la casa parrocchiale, sono stati rapiti cinque figli della stessa famiglia, e il giorno seguente è stata rapita anche una donna che si preparava per il suo matrimonio in chiesa. Non sono stati ancora trovati” denuncia Mons. Kaigama.
Anche un sacerdote cattolico è ancora nelle mani dei rapitori. P. Matthew Dajo, è stato aggredito e rapito da uomini armati domenica 22 novembre nel suo domicilio nella parrocchia di Sant'Antonio, a Yangoji, ad Abuja. “Un mio sacerdote è stato rapito ed è ancora prigioniero. Vi chiedo per favore di pregare per la sua liberazione” ha chiesto Mons. Kaigama.


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ASIA/PAKISTAN - Vietata la pratica della dote: per la Chiesa si è tolto un peso dalle spalle dei poveri

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 14 min fa
Karachi - “Apprezziamo il governo federale del Pakistan per aver preso la storica decisione di bandire la tradizione della dote in Pakistan. Questo provvedimento potrà facilitare i matrimoni ai giorni nostri, e va in direzione di non incentivare il materialismo. Questa decisione vale molto per i più poveri della nazione”: lo afferma in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, il Vescovo Samson Shukardin OFM, della diocesi di Hyderabad, commentando il recente provvedimento adottato dal governo.
Il Ministro federale per gli Affari religiosi del Pakistan nelle scorse settimane ha vietato la tradizione della dote in Pakistan, stabilendo che è illegale per l'uomo o per la sua famiglia chiedere la dote alla famiglia della sposa. Il Pakistan diventa il primo Paese islamico al mondo a bandire la tradizione della dote che, secondo tratti della cultura del subcontinente indiano, tocca in modo trasversale a cittadini di ogni comunità religiosa.
Il Vescovo Samson Shukardin OFM spiega: “È sempre triste per me quando vengo a sapere che un matrimonio viene rinviato o annullato per mancanza di denaro della dote. Incoraggiamo sempre le famiglie ad abbandonare queste vecchie tradizioni: nel nostro tempo la vita è diventata molto costosa e si deve pensare ai bisogni quotidiani. Inoltre la ricchezza materiale non è certo l'aspetto centrale del matrimonio, che è l'unione sacra di un uomo e di una donna”.
Il Vescovo nota che il recente provvedimento "sarà un beneficio per le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, le famiglie della classe media e quanti si vedono costretti a ritardare il matrimonio della propria figlia a causa della dote". Mons. Shukardin raccomanda al Ministero federale degli affari religiosi "di legiferare adeguatamente e di applicare la legge per cui nessuna donna sia sottoposta a violenze per non aver portato una dote sufficiente”.
P. Mario Rodrigues, parroco della parrocchia di St. Giuda a Karachi, parlando a Fides, osserva : “Si toglie un peso dalle spalle dei poveri. Ho sempre pensato che la pratica della dote fosse una maledizione per la nostra società moderna perché le famiglie, per poter raggiungere l'ammontare necessario, si indebitano e restano strangolate da questi debiti per tutta la vita”. P. Rodrigues nota: “Un altro problema relativo alla dote, era quello dell'ostentazione e del materialismo. Ora si penserà agli aspetti essenziali del matrimonio ovvero il Sacramento, l'unione dei coniugi, la relazione con Dio, il desiderio di formare una santa famiglia".
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ASIA/PAKISTAN - Vietata la pratica della dote: per la Chiesa si è tolto un peso dalla spalle dei poveri

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 14 min fa
Karachi - “Apprezziamo il governo federale del Pakistan per aver preso la storica decisione di bandire la tradizione della dote in Pakistan. Questo provvedimento potrà facilitare i matrimoni ai giorni nostri, e va in direzione di non incentivare il materialismo. Questo decisione vale molto per i più poveri della nazione”: lo afferma in un messaggio inviato all'Agenzia Fides il Vescovo Samson Shukardin OFM, della diocesi di Hyderabad, commentando il recente provvedimento adottato dal governo. Il Ministro federale per gli Affari religiosi del Pakistan nelle scorse settimane ha vietato la tradizione della dote in Pakistan, stabilendo che è illegale per l'uomo o per la sua famiglia chiedere la dote alla famiglia della sposa. Il Pakistan diventa il primo Paese islamico al mondo a bandire la tradizione della dote che, secondo tratti della cultura del subcontinente indiano, tocca in modo trasversale a cittadini di ogni comunità religiosa.
Il Vescovo Samson Shukardin OFM spiega: “È sempre triste per me quando vengo a sapere che un matrimonio viene rinviato o annullato per mancanza di denaro della dote. Incoraggiamo sempre le famiglie ad abbandonare queste vecchie tradizioni: nel nostro tempo la vita è diventata molto costosa e si deve pensare ai bisogni quotidiani. Inoltre la ricchezza materiale non è certo l'aspetto centrale del matrimonio, che è l'unione sacra di un uomo e di una donna”.
Il Vescovo nota che il recente provvedimento "sarà un beneficio per le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, le famiglie della classe media e quanti si vedono costretti a ritardare il matrimonio della propria figlia a causa della dote". Mons. Shukardin raccomanda al Ministero federale degli affari religiosi "di legiferare adeguatamente e di applicare la legge per cui nessuna donna sia sottoposta a violenze per non aver portato una dote sufficiente”.
P. Mario Rodrigues, parroco della parrocchia di St. Giuda a Karachi, parlando a Fides, osserva : “Si toglie un peso dalle spalle dei poveri. Ho sempre pensato che la pratica della dote fosse una maledizione per la nostra società moderna perché le famiglie, per poter raggiungere l'ammontare necessario, si indebitano e restano strangolate da questi debiti per tutta la vita. ”. P. Rodrigues nota: “Un altro problema relativo alla dote, era quello dell'ostentazione e del materialismo. Ora si penserà agli aspetti essenziali del matrimonio ovvero il Sacramento, l'unione dei coniugi, la relazione con Dio, il desiderio di formare una santa famiglia".
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AMERICA/BRASILE - Rafforzare la speranza, la carità e la missione nel contesto della pandemia

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 22 min fa
Brasilia – “Siamo in un tempo di tante domande e spetta a noi ascoltare ciò che lo Spirito ha da dire alla Chiesa in questo contesto” affermano i Vescovi brasiliani, invitando a riflettere sulla presenza e la missione della Chiesa nella realtà del paese, con un messaggio di speranza e vicinanza nel contesto del Coronavirus.
“Quest'anno la pandemia di Covid-19 è scoppiata inaspettatamente – scrivono -, alterando la nostra routine, rivelando altre malattie del nostro tempo e causando un grande impatto su un sistema sanitario già fragile, sulla sicurezza sociale, sui sistemi produttivi, sull’istruzione, sulla famiglia, sulla vita sociale e religiosa in generale”. Sottolineano quindi nel loro messaggio che “la prova ha favorito importanti opportunità per la vita e l’annuncio del Vangelo” e riconoscono “l'impegno di tante comunità cristiane che sono state creative nel mantenere l'azione evangelizzatrice, specialmente attraverso i social media”, “la Chiesa domestica è stata rafforzata come Casa della Parola, del Pane, della Carità e della Missione”, come anche è stato rafforzato “il ruolo guida dei laici e, soprattutto, delle donne nel promuovere la Chiesa nelle loro case”.
“Siamo spinti dal Vangelo a perseverare nella carità” proseguono, rilevando come nelle parrocchie, nelle comunità ecclesiali missionarie e nelle istituzioni religiose di tutto il Paese, “le reti di solidarietà in difesa della vita si sono moltiplicate”, è stata realizzata l'azione di solidarietà per le persone in situazione di vulnerabilità sociale nel contesto della pandemia, e insieme ad altre realtà della società civile, si sta cercando di realizzare il Patto per la vita e per il Brasile, “invitando l'intera società a non lasciare indietro nessuno in questo periodo di pandemia”.
Ispirandosi all’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, i Vescovi brasiliani esortano: “dobbiamo ascoltare il grido delle famiglie, lavorare per un'economia ‘più attenta ai principi etici’, offrire una politica migliore, senza deviazioni nella garanzia del bene comune”; “c'è urgente necessità di combattere il razzismo nascosto, ma che non smette mai di riapparire”; è necessario “garantire la vita dal concepimento alla morte naturale, preservare l'ambiente e lavorare in difesa delle popolazioni vulnerabili, in particolare indigene e quilombolas”. I Vescovi sono preoccupati per l'aumento delle varie forme di violenza, compreso il femminicidio, e invitano: "Come discepoli missionari, vogliamo crescere in questo momento difficile, impegnati a rimuovere le disuguaglianze e a rivendicare l'ingiustizia”.
Nella parte finale del messaggio chiedono a Dio di accogliere coloro che gli sono morti in questo periodo, di dare consolazione e pace alle famiglie in lutto, di benedire gli instancabili operatori sanitari, gli insegnanti, gli operatori sanitari e tutti coloro che lavorano nei servizi essenziali, come anche i sacerdoti, i diaconi permanenti, i consacrati e le consacrate, i laici e le laiche, “perché si sentano incoraggiati”. “L'Avvento – concludono - è il momento di rinnovare la nostra speranza. Fiduciosi, affermiamo che la fede in Cristo non si è mai limitata a guardare indietro o solo in alto, ma ha sempre guardato avanti. Non scoraggiatevi, non siamo soli: il Signore è con noi!”
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ASIA/INDIA - Anno Biblico a Goa, slancio per l'annuncio cristiano e la missione

Fides IT - www.fides.org - 8 ore 15 min fa
Panaji - Vivrà uno speciale "Anno Biblico", dedicato all'approfondimento e all'annuncio della Parola di Dio la comunità cattolica di Goa: lo ha proclamato l'Arcivescovo Filipe Neri Ferrao, in una solenne Eucarestia, celebrata in occasione del 49° anniversario della morte del Beato Giacomo Alberione, il 26 novembre scorso. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'Anno Biblico - organizzato e curato dalla Famiglia Paolina , in collaborazione con il Centro Diocesano di Apostolato Biblico - è incentrato sul tema “Perché la Parola del Signore si diffonda velocemente”, e ha un finalità essenzialmente missionaria: come ha rimarcato l'Arcivescovo, "i fedeli sono chiamati a condividere senza paura il messaggio di Cristo nel nostro tempo".
Ricordando la parabola del seminatore nella Bibbia, l'Arcivescovo ha notato che “Gesù è uscito dalla zona di comfort, ha corso dei rischi condividendo il messaggio del Padre celeste, ha proclamato instancabilmente la Parola attraverso le sue parole e opere. Le sue parole non sono state sempre ben accette. Eppure non si è fermato”. Ogni battezzato è chiamato a prendere esempio dall'agire di Cristo, ha detto l'Arcivescovo Filipe Neri Ferrao, proclamando la Buona Novella con parole e opere. “Quando Gesù entra nella vita di una persona, la trasforma. Lo vediamo nella vita di san Paolo e di san Francesco Saverio per la cui festa stiamo ora preparando”, ha aggiunto.
Riferendosi poi al Beato Alberione, l'Arcivescovo ha notato che "don Giacomo vissuto con profondità la Parola. È una potente testimonianza del vivere la Parola di Dio. La Parola gli ha dato la forza per dare vita a 5 Istituti religiosi, 4 Istituti secolari e una Associazione di Cooperatori Paolini nella Chiesa”.
Mons. Ferrao ha dunque esortato i fedeli a "seguire la strada dei santi che si sono messi in gioco, hanno lasciato le loro zone di comfort per servire il popolo di Dio, condividendo con loro la Parola di Dio che risana e vivifica".
L'Arcivescovo ha presentato alcuni punti e criteri in programma per vivere l'Anno Biblico, rivolti a tutte le comunità, parrocchie e movimenti: entrare nel tesoro della Bibbia, incoraggiando i fedeli a leggere ed essere illuminati dalla Parola di Dio, soprattutto in questo tempo della pandemia; realizzare opere artistiche o prodotti multimediali ispirati a temi e episodi della Bibbia ; indire un concorso artistico per "catturare la bellezza delle virtù bibliche"; aiutare i fedeli poveri e bisognosi ad acquistare una copia della Bibbia ; organizzare incontri di "Lectio Divina" per approfondire, vivere e condividere la Parola; rileggere e proporre la vita di alcuni santi e testimoni che hanno vissuto in pienezza la Parola di Dio e l'anno annunciata.
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ASIA/INDIA - Anno Biblico a Goa, slancio per l'annuncio cristiano la missione

Fides IT - www.fides.org - 8 ore 15 min fa
Panaji - Vivrà uno speciale "Anno Biblico", dedicato all'approfondimento e all'annuncio della Parola di Dio la comunità cattolica di Goa: lo ha proclamato l'Arcivescovo Filipe Neri Ferrao, in una solenne Eucarestia, celebrata in occasione del 49° anniversario della morte del Beato Giacomo Alberione, il 26 novembre scorso. Come appreso dall'Agenzia Fides, l'Anno Biblico - organizzato e curato dalla Famiglia Paolina , in collaborazione con il Centro Diocesano di Apostolato Biblico - è incentrato sul tema “Perché la Parola del Signore si diffonda velocemente”, e ha un finalità essenzialmente missionaria: come ha rimarcato l'Arcivescovo, "i fedeli sono chiamati a condividere senza paura il messaggio di Cristo nel nostro tempo".
Ricordando la parabola del seminatore nella Bibbia, l'Arcivescovo ha notato che “Gesù è uscito dalla zona di comfort, ha corso dei rischi condividendo il messaggio del Padre celeste, ha proclamato instancabilmente la Parola attraverso le sue parole e opere. Le sue parole non sono state sempre ben accette. Eppure non si è fermato”. Ogni battezzato è chiamato a prendere esempio dall'agire di Cristo, ha detto l'Arcivescovo Filipe Neri Ferrao, proclamando la Buona Novella con parole e opere. “Quando Gesù entra nella vita di una persona, la trasforma. Lo vediamo nella vita di san Paolo e di san Francesco Saverio per la cui festa stiamo ora preparando”, ha aggiunto.
Riferendosi poi al Beato Alberione, l'Arcivescovo ha notato che "don Giacomo vissuto con profondità la Parola. È una potente testimonianza del vivere la Parola di Dio. La Parola gli ha dato la forza per dare vita a 5 Istituti religiosi, 4 Istituti secolari e una Associazione di Cooperatori Paolini nella Chiesa”.
Mons. Ferrao ha dunque esortato i fedeli a "seguire la strada dei santi che si sono messi in gioco, hanno lasciato le loro zone di comfort per servire il popolo di Dio, condividendo con loro la Parola di Dio che risana e vivifica".
L'Arcivescovo ha presentato alcuni punti e criteri in programma per vivere l'Anno Biblico, rivolti a tutte le comunità, parrocchie e movimenti: entrare nel tesoro della Bibbia, incoraggiando i fedeli a leggere ed essere illuminati dalla Parola di Dio, soprattutto in questo tempo della pandemia; realizzare opere artistiche o prodotti multimediali ispirati a temi e episodi della Bibbia ; indire un concorso artistico per "catturare la bellezza delle virtù bibliche"; aiutare i fedeli poveri e bisognosi ad acquistare una copia della Bibbia ; organizzare incontri di "Lectio Divina" per approfondire, vivere e condividere la Parola; rileggere e proporre la vita di alcuni santi e testimoni che hanno vissuto in pienezza la Parola di Dio e l'anno annunciata.
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AFRICA/EGITTO - Il Gran Mufti egiziano: l’Islam politico è diventato «un incubo» per i musulmani e il mondo intero

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 12:43
Il Cairo - Il fenomeno storico dell'islam politico, che voleva essere un appello a proclamare la propria appartenenza all’islam e le a risvegliare la fede islamica nei cuori delle persone, aderendo ai valori islamici e alla morale più nobile, «si è rivelato un autentico disastro», trasformandosi «in un incubo che turba non solo la Umma islamica, ma il mondo intero». Tali giudizio netto, dai toni definitivi, arriva dallo Sheikh Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam, attuale Gran Mufti della Repubblica Araba d’Egitto. Il Gran Mufti egiziano lo ha espresso venerdì 27 settembre, nel corso della sua intervista settimanale trasmessa sul canale satellitare Sada Elbalad, nel programma condotto dal giornalista Hamdi Rizk. L’islam politico – ha aggiunto lo Sheikh Shawki Allam - rappresenta una strumentalizzazione politica della fede islamica, messa in atto per raggiungere determinati tornaconti di potere, ed è un fenomeno affiorato spesso e in diverse forme nella vicenda storica dell’islam. L’obiettivo dichiarato delle critiche del Gran Mufti è il movimento dei Fratelli Musulmani, corrente di risveglio islamico emersa nel XX secolo dalla predicazione di Hasan al Banna . Il Gran Mufti, nel suo intervento in tv, ha delineato anche le ascendenze storiche della Fratellanza Musulmana. Inoltrandosi sul terreno delle controversie teologiche islamiche, l0 Sheikh Shawki Allam ha fatto risalire gli errori ideologici attribuiti alle attuali manifestazioni dell’islam politico fino al Kharigiti, Seguaci della setta islamica sorta nel 657 d.C. a partire dal dissenso scoppiato tra i seguaci del quarto Califfo Alī ibn Abī Ṭālib sulla liceità di dirimere la questione della successione al califfato per mezzo di un arbitrato.
Secondo il Mufti della Repubblica araba d’Egitto, i movimenti dell’islam politico hanno fallito non a causa delle avverse contingenze storiche o per la repressione subita dai poteri costituiti, ma «a causa della loro cattiva dottrina e metodologia», in quanto il loro progetto religioso, morale ed etico si fondava «su basi inconsistenti, idee sbagliate e false percezioni». Secondo il Gran Mufti, gli obiettivi della Sharia possono essere perseguiti solo attraverso le legittime istituzioni dello Stato, e non possono essere garantiti da movimenti che si contrappongono alle legittime autorità civili.
A luglio, come riferito dall’Agenzia Fides , il Gran Mufti egiziano Shawki Allam aveva riconosciuto che la giurisprudenza di matrice islamica non contiene alcuna obiezione legale alla possibilità di costruire chiese utilizzando denaro appartenente a musulmani.
La carica del Gran Mufti d’Egitto è subordinata al Ministero della Giustizia. Il titolare di tale carica presiede la “Casa della Fatwa” , comitato consultivo legale su questioni giuridiche islamiche. Agenzia Fides 28/11/2020)
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ASIA/MALAYSIA - Avvento in tempo di pandemia: "Dio guarisce attraverso le mani dei medici", dicono i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 11:58
Keningau - I fedeli cattolici cattolici sono chiamati a costruire una solida e profonda relazione con Dio tra tante sfide sociali, economiche e culturali che si affrontano come quella della pandemia di Covid-19; e il tempo di Avvento è un tempo favorevole per questo cammino spirituale: lo affermano due Vescovi cattolici della Malaysia nei rispettivi messaggi, pervenuti all'Agenzia Fides, inviati alla vigilia del nuovo Anno liturgico e dell'inizio dell'Avvento.
“Durante questa vita, dobbiamo costruire una fede viva che sia testimonianza per il prossimo”, ha detto il Vescovo Cornelius Piong, della Diocesi di Keningau nel suo messaggio pastorale per l'Avvento. "Tutti i cattolici devono essere grati a Dio per le molte opportunità e benedizioni che ha dato all'umanità e devono essere uniti, radicati e edificati sulla roccia che è Gesù Cristo", afferma il Vescovo.
“Fratelli e sorelle - esorta il testo - come seguaci e discepoli di Gesù, durante la pandemia Covid-19 ci sentiamo tutti certamente ansiosi. Durante tutto questo Avvento concentriamo la nostra direzione di vita su Gesù, espressione dell'amore, della partecipazione e della salvezza di Dio per noi. Cerchiamo di avere fede nel messaggio di Gesù: "Non lasciate che i vostri cuori siano turbati. Credete in Dio; confidate in me "", scrive il vescovo Piong.
Sulla stessa lunghezza d'onda, l'Arcivescovo John Wong, della comunità di Kota Kinabalu, nel suo messaggio dell'Avvento afferma: “Le nostre vite sono messe alla prova, la nostra fede è spinta sull'orlo del baratro. Ci si potrebbe chiedere; quando finirà? Cos'altro succederà l'anno prossimo? Dov'è Dio? Non si cura di noi? Entrando nel tempo dell'Avvento, chiediamo a Dio la saggezza poiché la Scrittura promette che la saggezza è prontamente trovata da chi la cerca! ". L'umanità, nota il messaggio, "ha bisogno della saggezza per guardare alla vita e ai suoi avvenimenti con lo sguardo di Dio e viverli con fede".
"Quando ci prendiamo del tempo per fermarci ed entrare in noi stessi, nei nostri cuori, riusciamo a scorgere la mano di Dio all'opera in mezzo al caos e alle tante sfide. Mentre il numero di casi Covid-19 aumenta ogni giorno, notiamo che il numero di pazienti che guariscono ogni singolo giorno è altrettanto significativo . Dio guarisce, attraverso le mani dei nostri medici", rileva.
Mons. Wong esorta i credenti a ringraziare Dio per tutte le benedizioni, anche nelle difficoltà: "Se i nostri piani sono stati rovinati dalla pandemia e ci è stato chiesto di restare in casa per la maggior parte dell'anno, questo tempo è utile per restaurare veramente il nostro rapporto con il Signore, con le nostre famiglie , con i nostri cari. E' un tempo di grazia che ci è stato dato . C'è davvero tanto per cui essere grati, in mezzo a questa tempesta".
Le diocesi di Keningau e Kinabalu si trovano a Sabah, uno stato malaysiano che occupa la parte settentrionale dell'isola del Borneo. La Federazione della Malaysia è un paese multietnico, multiculturale e multireligioso. La popolazione è composta da quasi 32,7 milioni di persone, il 60% musulmane. I cattolici rappresentano il 4% della popolazione.
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NEWS ANALYSIS - Il Cardinale Ambongo: in Congo tra crisi e rischi di balcanizzazione, la Chiesa a fianco del popolo

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 11:23
Kinshasa - Con la creazione a Cardinale di Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo di Kinshasa , Papa Francesco – che ha creato 12 Cardinali provenienti da quel continente, più di ogni altro pontefice – sembra fidarsi sempre di più dell’Africa e ha voluto accanto a sé, coinvolgendolo nel Consiglio dei cardinali, una delle Porpore più giovani e rappresentative. Profondo conoscitore della realtà del suo Paese e allarmato dai tanti problemi di cui è afflitto, l’Arcivescovo di Kinshasa , interpellato dall’Agenzia Fides appena tornato a Kinshasa, spazia sulla situazione attuale e sul ruolo della Chiesa nel favorire dialogo e pace in Congo.
La Repubblica Democratica del Congo continua a essere uno degli Stati più problematici al mondo, afflitta da tensioni sociali gravissime, conflitti in alcune sue regioni e povertà endemiche a dispetto delle infinite ricchezze di cui dispone. Il governo del presidente Felix Tshisekedi, insediatosi nella primavera del 2019, sembra bloccato mentre il dialogo tra i soggetti politici, in particolare con la fazione che si riferisce al plurimandatario ex presidente Joseph Kabila, che dovrebbe dare il via a riforme molto attese, stagna da mesi. Lo stallo conseguente si ripercuote soprattutto la popolazione già gravata da tanti problemi che negli ultimi anni hanno portato il Congo a essere il terzo Stato più povero al mondo.
“A livello sociale – nota il Porporato – la situazione è drammatica, non c’è alcun avanzamento né sociale né economico per il popolo e la sofferenza va sempre crescendo. Sappiamo che il nuovo governo è composto da una coalizione che è divisa su molti punti. Il presidente attuale e quello uscente non comunicano fra loro, allo stesso tempo, il percorso del governo è bloccato e con esso il servizio da rendere alla popolazione. Il presidente ha da poco aperto una nuova fase di consultazioni, ma intanto il tempo passa e la gente è sempre più provata. Grazie a Dio, almeno la questione ‘ebola’ è stata circoscritta e la pandemia di Covid-19 non è stato così devastante come si temeva: i casi non sono tantissimi anche se noi continuano senza sosta a richiamare tutti i nostri concittadini a fare attenzione ed essere prudenti. Ma a livello socio-economico la situazione è preoccupante”. - continua
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AMERICA/EL SALVADOR - Il Vescovo di San Salvador: "volare alto" in campagna elettorale, per il bene del popolo

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 11:13
San Salvador –I partiti politici sono chiamati a sviluppare una campagna elettorale "volando ad alta quota", in cui sia garantita la trasparenza del processo politico ed elettorale: è l'appello dell'Arcivescovo di San Salvador, Mons. José Luis Escobar Alas. In una nota pervenuta all'Agenzia Fides e diffusa sui social media dell'arcidiocesi, rimarca: "Si spera, per il bene di tutti, di avere una campagna di alto livello con molta civiltà, perché la popolazione lo merita. La campagna non è ancora iniziata, ma speriamo che ci sia rispetto per la società". Inoltre, ha aggiunto, le istituzioni "devono funzionare senza pressioni di alcun tipo e garantire che il processo elettorale si sviluppi nel migliore dei modi". L'Arcivescovo osserva che "negli ultimi tempi non ci sono state frodi nei processi elettorali, come in passato. L'importante è che tutto avvenga nella massima trasparenza".
El Salvador rinnoverà a febbraio 2021 gli 84 deputati dell'Assemblea legislativa e dei governi dei 262 comuni. C'è tra la popolazione grande aspettativa per il partito nato dal movimento dell'attuale presidente, Nayib Bukele, e guidato da un suo cugino.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Apertura dell’Anno della Bibbia della Famiglia Paolina

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 10:56
Abidjan - “Per celebrare il 49 ° anniversario del passaggio al cielo del nostro fondatore, don Jacques Alberione, la Famiglia Paolina rappresentata qui in Costa d'Avorio dalle figlie di San Paolo inizia con tutta la grande Famiglia Paolina nel mondo, un anno dedicato alla Bibbia” ha dichiarato il 26 novembre suor Gemma Galfre, responsabile della comunità delle figlie di San Paolo durante la celebrazione di apertura dell'anno biblico della famiglia paolina in Costa d'Avorio .
Secondo suor Gemma Galfre, “questo anno biblico ha voluto rispondere alla sollecitudine di Papa Francesco di andare nelle periferie esistenziali, cioè dove l'uomo non ha più ragione di vivere, l'uomo ha dimenticato che c'è una Bibbia, un Dio che ha scritto questa lettera all'umanità” spiega indicando che la loro missione nella Chiesa è di nutrire l'intelligenza, il cuore e la volontà dell’uomo con la parola di Dio. Aspetti, dice, che fanno parte della spiritualità e della formazione delle figlie di San Paolo, che a loro volta cercano di trasmettere agli uomini e alle donne che incontrano.
La celebrazione di apertura dell’Anno biblico è stata presieduta da p. Mathieu Krou, segretario della curia diocesana di Yopougon che in una breve esortazione, a partire dal Vangelo di san Giovanni 1,1-14, ha invitato ciascuno nella propria vita quotidiana a meditare, ascoltare e osservare la parola di Dio.
"Chi ascolta la parola di Dio e conserva questa parola nel suo cuore, è Dio che sente, è Dio che tiene nel suo cuore e che ha la vita eterna; da qui l'importanza della parola di Dio nella nostra vita”.
L’Anno biblico incentrato sul tema "Perché la Parola del Signore corra" sarà incentrato su diverse attività: produzioni bibliche, settimane bibliche e trasmissioni bibliche trasmesse dalle stazioni radio cattoliche del Paese. Speciale enfasi sarà posta sulla divina lectio, una pratica che aiuterà a meditare, pregare e vivere la parola di Dio.
Le Figlie di San Paolo formano una congregazione religiosa di diritto pontificio, fondata nel 1922 in Italia da padre Giacomo Alberione e suor Tecla Merlo. Il suo scopo è diffondere il Vangelo attraverso la stampa e nuovi mezzi di comunicazione. Sono presenti in cinque continenti e in 52 nazioni, con 220 comunità.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Direttore nazionale delle POM: “La nazione ha bisogno di pace, solidarietà e fraternità”

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 10:31
Abidjan - Sono ancora molti i nodi da sciogliere sulla situazione socio-politica in Costa d'Avorio, che resta ancora tesa dopo il voto alle presidenziali del 31 ottobre scorso. Dichiara all’Agenzia Fides padre Jean Noël Gossou, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Costa d’Avorio: “Crediamo che la situazione sia davvero preoccupante viste le esperienze già vissute. Di fronte a questo stato di cose i Vescovi della Costa d'Avorio hanno invitato in modo accorato alla pacificazione. Alla fine dell'assemblea plenaria nel gennaio 2020 hanno scritto una lettera profetica intitolata: 'Evitiamo un'altra guerra'. L'appello dei Vescovi rappresenta un campanello d'allarme per evitare che il nostro paese ripiombi un'altra crisi. Stiamo pregando - conclude - affinché questo messaggio sia ascoltato da tutti i leader politici e tutte le persone di buona volontà che hanno a cuore il destino della società ivoriana”.
Padre Gossou fa riferimento al crescente ruolo dei laici e parla delle le sfide più importanti per la Chiesa ivoriana: “Nell'attuale contesto della pandemia di coronavirus - spiega a Fides il direttore nazionale - e nella fase di tensione post-elettorale, tutto il popolo della Costa d'Avorio è chiamato a mostrare solidarietà e fraternità. Ci troviamo infatti, come dice Papa Francesco, ‘su una barca sballottata dai venti contrari e dalle onde del mare in tempesta’. Solo l'impulso di solidarietà e fraternità possono portarci verso la salvezza. È proprio nella logica di questa ondata di fraternità che le POM della Costa d'Avorio stanno lavorando per sensibilizzare i cristiani. La nostra animazione missionaria - rimarca - vuole risvegliare le coscienze e accompagnare il popolo cristiano in Costa d'Avorio a una vita di maggiore fraternità, annunciando la misericordia e l'amore infinito di Dio”.
Conclude il Direttore: “Essere cristiani in Costa d'Avorio oggi è una chiamata radicale e decisiva a seguire gli apostoli e i martiri che hanno sacrificato la loro vita a immagine di Cristo. Ognuno di noi è invitato a dare la vita per la salvezza del prossimo”.
Sul futuro delle Pontificie Opere Missionarie nel paese, p. Gossou sottolinea la necessità di sensibilizzare i cristiani "a dare il loro cuore e i mezzi per sostenere l'animazione missionaria attraverso le POM".

Link correlati :Guarda la video intervista a p. Jean Noël Gossou sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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ASIA/THAILANDIA - La protesta delle "anatre gialle": democrazia e meno privilegi alla Corona

Fides IT - www.fides.org - Sab, 28/11/2020 - 10:13
Bangkok - Il movimento studentesco lancia l’ennesima sfida al premier Prayut Chan-o-Cha. I giovani dimostranti che, dal febbraio scorso, chiedono le dimissioni del suo governo, una riforma della Costituzione e il ridimensionamento del potere del re, si sono dati appuntamento ieri, 27 novembre, nel cuore di Bangkok. Alle ormai rituali anatre gialle di plastica, che compaiono a ogni raduno, per simboleggiare lo sberleffo agli idranti della polizia, si sono aggiunte le immagini dei vari generali golpisti che hanno attraversato la storia della Thailandia, per indicare la richiesta di democrazia e il rifiuto a priori di un intervento militare . Finora, a parte qualche caso sporadico non c'è stata violenza diffusa. Gli osservatori hanno registrato una reazione della polizia contro i manifestanti nella giornata del 17 novembre. Su quel frangente tredici organizzazioni di difesa dei diritti umani – come Amnesty International, Human Rights Watch, Asia Democracy Network e Asian Forum for Human Rights and Development - hanno scritto al governo stigmatizzando la violenza su giovani inermi e pacifici. La polizia ha risposto che l’utilizzo degli idranti si è reso necessario per impedire l’acceso ai manifestanti, per lo più studenti di licei e università, ad alcuni luoghi sensibili e istituzionali.
Il movimento ha iniziato a contestare anche i privilegi della Corona. Il 25 novembre il movimento Free Youth aveva convocato la piazza per marciare sulla sede del Crown Property Bureau, l’ufficio che gestisce i beni di proprietà della corona e che dal 2017, per diretto volere del re, è sotto il suo controllo: la scelta di Rama X, salito al trono nel 2016 alla morte del padre Bhumibol Adulyadej , è stata avallata da Prayut ma a molti tailandesi non è piaciuta. La polizia aveva circondato l’edificio con barriere di filo spinato e sembrava pronta a difenderlo con ogni mezzo: Prayut aveva anticipato che, di fronte a atti di violenza, il governo avrebbe utilizzato però tutte le leggi del regno per contenere la protesta. I dimostranti hanno allora deciso di cambiare obiettivo, spostandosi davanti alla sede della Siam Commercial Bank , nel distretto di Chatuchak, concludendo poco dopo le 9 di sera la manifestazione. La scelta della banca era simbolica, visto che il Crown Property Bureau è uno dei principali azionisti della Scb.
La manifestazione di ieri, 27 novembre, doveva poi simboleggiare la protesta contro possibili golpe: eventualità, questa, respinta prima del raduno anche dal capo delle Forze armate generale Narongphan Jitkaewtae.
Se la reazione della polizia finora è sempre stata relativamente morbida, il Premier ha citato la nota legge che riguarda la diffamazione della monarchia , reato gravissimo per cui si rischia, anche solo per una frase, una condanna a 15 anni di carcere. Oltre dieci leader della protesta sono stai interrogati dalla polizia proprio sulla base dell’articolo 112 del Codice penale che punisce chi offende la casa reale: c’è la possibilità che questo porti a un'incriminazione o a una condanna. Il timore è che la legge venga applicata in maniera diffusa, anche solo per mettere in guardia chi scende in piazza, in un Paese dove la monarchia gode effettivamente di un sistema legislativo di protezione che non ha eguali al mondo.
Una nuova manifestazione è prevista anche per oggi, 28 novembre, e un’altra domani, 29 novembre: con le immancabili papere gialle e altre raffigurazioni giocose ormai simboli costanti di ogni raduno.

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AFRICA/BURKINA FASO - Il Presidente uscente Kaboré rieletto al primo turno

Fides IT - www.fides.org - Ven, 27/11/2020 - 12:06
Ouagadougou - Il Presidente uscente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaboré, è stato rieletto con il 57.87% dei voti, dopo una votazione pacifica, che però è stata in alcune zone irta di difficoltà, a causa della minaccia terroristica e dei problemi logistici . Difficoltà che spiegano l'affluenza relativamente contenuta, intorno al 50% , cioè 2,9 milioni di votanti su 5,8 milioni di aventi diritto al voto.
Da cinque anni il Burkina Faso deve fare fronte alla violenza jihadista che ha provocato più di 1.600 morti e 1 milione di sfollati, ma nonostante il bilancio non sempre positivo della sua Presidenza, i burkinabé hanno preferito riconfermare il Capo dello Stato uscente, scegliendo la continuità a un'opposizione divisa tra dodici avversari, tra i quali vi sono alcuni importanti esponenti del vecchio regime dell'ex Presidente Blaise Compaoré, estromesso da una rivolta popolare nel 2014.
A causa della minaccia dei gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e all'organizzazione dello Stato Islamico , la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente ha classificato quasi un quinto del territorio nella zona rossa, escludendolo automaticamente dalla votazione, in base alla modifica della legge elettorale approvata il 25 agosto che prevede che in caso di "forza maggiore o circostanze eccezionali", vengano presi in considerazione solo i risultati dei seggi elettorali aperti.
Più di 2.000 seggi elettorali , principalmente nel nord e nell'est del paese, non sono stati in grado di aprire domenica 22 novembre a causa dell'insicurezza, per un totale di circa mezzo milione di elettori che non hanno potuto esercitare il proprio diritto di voto.
La Chiesa cattolica attraverso la Commissione Episcopale Giustizia e Pace ha fornito 400 osservatori elettorali. Dai loro rapporti non si segnalano particolari problemi che possono inficiare la correttezza del voto, come attestato da altri organismi nazionali e internazionali.
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