ASIA/SINGAPORE - Depenalizzare gli atti omosessuali: per la Chiesa è urgente tutelare la famiglia tradizionale

Fides IT - www.fides.org - 6 ore 5 min fa
Singapore – “La Chiesa considera tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale, con lo stesso rispetto: tutti nella comunità sono importanti, indipendentemente dal fatto che provino attrazione verso persone dello stesso sesso. Avvertiamo le lotte e le sofferenze di quanti, provando attrazione verso persone dello stesso sesso, amano sinceramente Dio e desiderano vivere secondo il suo piano divino per l'umanità. Sono accanto a loro quando sono ostracizzati o emarginati dalla società: anch'essi meritano di essere amati e trattati con dignità e rispetto”. Lo scrive l'Arcivescovo di Singapore, William Goh, in una Lettera pastorale, pervenuta all'Agenzia Fides, che affronta la questione dei rapporti omosessuali e della legislazione vigente, mentre è in corso un dibattito sulla possibile abrogazione dell'articolo 377 comma a) del Codice penale, che prevede sanzioni penali per i rapporto omosessuali tra adulti.
L'Arcivescovo chiarisce che “accettare nella società gli atti omosessuali come norma sociale avrebbe conseguenze terribili per la stabilità delle famiglie, per il benessere dei bambini e portare rischi a lungo per il bene comune”. Dunque un eventuale intervento del legislatore, rileva, non dovrebbe soltanto “limitarsi a rimuovere le sanzioni penali contro gli omosessuali”, ma anche “garantire la protezione della famiglia tradizionale”, e affermare con certezza che la depenalizzazione non comporti “richieste ulteriori di legalizzare le unioni omosessuali, consentire l'adozione di bambini a coppie dello stesso sesso o la maternità surrogata”. Per questo “sono dell'opinione che l'articolo 377 comma a) non debba essere abrogato nelle circostanze attuali”, scrive l'Arcivescovo. Considerando le implicazioni sociali e morali, l'Arcivescovo Goh sollecita i cattolici nel paese a “prendere una posizione coscienziosa”, respingendo per ora l'abrogazione dell'articolo, “osservando le terribili conseguenze in quei paesi che hanno normalizzato le unioni omosessuali”.
Il dibattito sulla depenalizzazione dei rapporti omosessuali si è acceso a Singapore dopo che la Corte Suprema in India ha stabilito che la relazione omosessuale tra adulti consenzienti non è un reato. A Singapore un tentativo di abrogare l'articolo 377 comma a) del Codice Penale era stato sollevato già nel 2014 ma è fallito.
Anche il Consiglio Nazionale delle Chiese di Singapore , organismo che riunisce le denominazioni cristiane protestanti, in una nota afferma di non sostenere l'abrogazione della legge, dicendo che “lo stile di vita omosessuale è dannoso per le famiglie e la società”.
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AMERICA/COLOMBIA - Ex guerriglieri delle FARC tornano a prendere le armi, nuovi ostacoli sul cammino della pace

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 6 min fa
Bogotà – Esattamente una settimana fa, nel pomeriggio del 12 settembre, sono state liberate 6 persone che erano ostaggio del gruppo guerrigliero Esercito di Liberazione Nazionale . Nell’operazione la Chiesa, insieme alla Croce Rossa e ad altri organismi umanitari, hanno avuto un ruolo da protagonista. L'ELN ha sottolineato di aver proceduto nonostante "le difficoltà poste dal governo nazionale, che ha rifiutato di concordare protocolli favorevoli al rilascio dei sei prigionieri", secondo la nota pervenuta a Fides. Il fatto è stato considerato un passo importante, ma non ancora decisivo, per arrivare alla pace tra governo della Colombia ed Esercito di liberazione nazionale.
Il Presidente della Repubblica della Colombia, Ivan Duque, rallegrandosi per il rilascio dei 6 ostaggi, successivamente ha chiesto il rilascio di tutti gli ostaggi nelle mani dell'ELN come condizione preliminare per proseguire i colloqui di pace, e ha ribadito che il governo insisterà per il rilascio di tutti i prigionieri e la cessazione delle attività violente contro la popolazione.
Il Presidente della Conferenza episcopale, Mons. Oscar Urbina Ortega, Arcivescovo de Villavicencio, dopo essersi congratulato alla notizia del rilascio, ha sottolineato che si tratta sempre di "passi" decisivi per riprendere il dialogo fra governo e ELN e conseguire la pace piena per la Colombia.
Purtroppo riguardo al cammino della pace in Colombia, sono confermate le notizie secondo cui in alcune parti del paese un gruppo di ex-guerriglieri delle FARC, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, ha ripreso le armi. Disillusi dalla vita civile e dalla continua minaccia dei paramilitari, un gruppo di ex membri delle FARC è tornato ad imbracciare le armi mettendo a rischio l'accordo di pace, che tuttavia viene contestato anche dallo stesso Presidente Ivan Duque. Tra gli obiettivi proclamati dal nuovo gruppo c’è quello di difendere le popolazioni dai gruppi armati.
I volontari missionari che assistono la popolazione nelle zone che erano di dominio delle FARC, tempo fa hanno verificato, con medici e psicologi volontari, che alcuni ex-membri delle FARC non riuscivano a convivere con la nuova situazione civile e sociale. Nelle informazioni pervenute a Fides, si leggeva: "Bisogna ricordare che questo conflitto dura da 50 anni, quindi ci sono soldati che per tutta la vita hanno solo combattuto e vissuto fra le armi. E' chiaro che cambiare vita completamente richiede un enorme sacrificio e capacità personali per riuscire". Ecco perché oggi i ribelli tornati alle armi affermano: "Quelli tra noi che sono di nuovo armati sono disposti a morire negli scontri".

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AFRICA/EGITTO - Le istituzioni politiche egiziane sollecitate a promuovere il “Cammino della Sacra Famiglia”

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 13 min fa
Il Cairo – Il politico egiziano Tadress Kaldess, vice-governatore di Assiut, ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione parlamentare rivolta alla dottoressa Rania al Mashat, titolare del ministero egiziano per il turismo, per sollecitare le autorità competenti a riprendere in mano con più più energia la attesa valorizzazione dei siti religiosi e archeologici che fanno parte del Cammino della Santa Famiglia. Il politico egiziano ha fanno notare che finora non si è posto mano agli annunciati interventi di riqualificazione delle località attraversate dal percorso del “Cammino”, chiedendo come mai le istituzioni egiziane continuino a trascurare “l'importanza di questo tesoro”, e invitando anche il ministero del turismo a impegnare risorse nel restauro dei santuari e dei luoghi dove potrebbero accorrere le comitive di pellegrini, La negligenza nel pro mano agli interventi di riqualificazione annunciati - ha ammonito il politico egiziano - si riflette in maniera negativa anche sull'immagine internazionale dell'Egitto.
Ormai da tempo, come riferito dall'Agenzia Fides, le autorità egiziane si sono impegnate a valorizzare e promuovere anche in chiave turistica l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il 4 ottobre 2017 Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”.
La questione del “cammino” della Sacra Famiglia è stata anche al centro di una recente riunione di funzionari e amministratori tenutasi presso il ministero dello sviluppo locale, alla quale ha preso parte anche l'ambasciatore Mohamed Hegazy, consigliere del ministero per la Cooperazione internazionale. L'incontro di lavoro è stato organizzato con l'intento di fare il punto sulla gestione globale del progetto, e di stabilire con chiarezza competenze e impegni di cui le diverse istituzioni politiche e amministrative devono farsi carico per sostenere e concretizzare l'iniziativa di rilanciare il “cammino” della Sacra Famiglia” come percorso di pellegrinaggio in grado di interessare le comunità cristiane di tutto il mondo. .
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ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom: "Con la denuclearizzazione, un balzo in avanti per la pace"

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 31 min fa
Seul - Il vertice in corso a Pyongyang e la relativa dichiarazione cofirmata dal leader nordcoreano Kim Jong-un e dal presidente sudcoreano Moon Jae-in generano speranze ed entusiasmo nella popolazione coreana. Interpellato dall'Agenzia Fides, il Cadinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul e Amministratore apostolico di Pyongyang, commentando favorevolemnte i frutti del vertice, dichiara: "Sono molto lieto e ispirato dalla dichiarazione congiunta resa oggi, 19 settembre, che può essere riassunta principalmente nella denuclearizzazione permanente della penisola coreana. Spero che questa notizia possa costituire il più bel regalo per tutti i coreani, in attesa del Chuseok, la festa coreana del Ringraziamento, una delle più grandi feste in Corea. Prego sinceramente affinchè, attraverso l'accordo di oggi, la Corea del Sud e del Nord possano fare un balzo in avanti per la pace e progredire nelle relazioni bilaterali".
In questo momento delicato, in cui la situazione dei rapporti intercoreani sembra evolversi positivamente, in una atmosfera di dialogo e fiducia, è importante accompagnare l'intero processo con la preghiera, sottolinea l'Arcivescovo: "Papa Francesco - prosegue - ha assicurato le sue preghiere per la Corea. Chiedo non solo ai fedeli coreani, ma a tutto il popolo di Dio nel mondo di unirsi a noi e di pregare per una autentica pace e riconciliazione nella penisola coreana. Possa la misericordia di Dio accompagnare tutti coloro che sono impegnati a mandare avanti il summit a Pyongyang".
Il Cardinale conclude: "Come Amministratore apostolico della diocesi di Pyongyang, prego anche affinchè possa venire ben presto il giorno in cui le sorelle e i fratelli del Nord e del Sud possano unirsi e celebrare nuovamente insieme una santa Eucaristia".
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AFRICA/NIGER - Missionario rapito: Ancora nessuna richiesta di riscatto

Fides IT - www.fides.org - 7 ore 34 min fa

Niamey - “Non abbiamo notizie su p. Pierluigi. A mio conoscenza i suoi rapitori non si sono fatti ancora vivi con una richiesta di riscatto” dice all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino della Società delle Missioni Africane , confratello di Pierluigi Maccalli, missionario italiano rapito notte tra il 17 e il 18 settembre a Bomoanga a 125 km dalla capitale Niamey, capitale del Niger.
“Comunque un primo risultato i sequestratori lo hanno ottenuto: di loro si parla in tutto il mondo” sottolinea p. Mauro “Con il rapimento di un missionario occidentale, un gruppo forse neanche tanto grande è riuscito a ottenere una visibilità globale a costo zero”.
“Le motivazioni possono essere quindi politiche?” chiediamo al missionario. “Senza dubbio ma si tenga conto che i rapitori sono di etnia Peuls” risponde p. Mauro lasciando prefigurare uno scenario ancora più complesso di quello di gruppi jihadisti che operano tra Mali, Burkina Faso e Niger.
Con Peuls si indica una popolazione nomade che vive di pastorizia distribuita sull’intera fascia saheliana che va dal Mali fino all’Etiopia. Tra queste popolazioni negli ultimi anni si sono fatta strada sentimenti e ideologie estremiste, e in diversi Paese, dalla Nigeria al Burkina Faso, dal Mali alla Repubblica Centrafricana, sono segnalati violenze commesse dai Peuls.
“La radicalizzazione di queste popolazioni è dovuta, almeno in parte, alla difficoltà ambientali che fanno sì che diventa sempre più difficile trovare acqua e pascoli per le loro mandrie” spiega il missionario.
“In Niger come anche nel vicino Mali abbiamo visto che sono saltate le tradizionali relazioni che legavano i Peuls con le altre popolazioni, come ad esempio i Toureg” dice p. Mauro. “Questo accentua l’instabilità e non mi sembra che la militarizzazione che sta avvenendo in Mali come in Niger sia la risposta adatta a risolvere questi problemi” afferma il missionario, riferendosi alle missioni militari inviate da alcuni Stati occidentali in entrambi i Paesi per lottare contro i diversi movimenti jihadisti che operano nella zona. “ Per stabilizzare questi Paesi più che inviare militari occorre invece far in modo di recuperare e riallacciare le relazioni tra le diverse popolazioni. Solo creando un ambiente di scambio e di relazioni tra gli abitanti di queste aree si potranno ottenere dei risultati positivi” conclude il missionario.
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AFRICA/MADAGASCAR - Corruzione e illegalità diffusa: i problemi della nazione in vista del voto

Fides IT - www.fides.org - 8 ore 53 min fa
Atananarivo - "I politici lottano solo per i propri interessi. Non servono la nazione o il popolo perché manca il senso del bene comune". Con queste parole padre Prospère Ratovomananarivo, direttore del giornale cattolico "Lakroa", traccia in un colloquio con l'Agenzia Fides il quadro della situazione politica del Madagascar, in vista delle elezioni presidenziali del 26 novembre.
"I nostri problemi sia quelli economici sia quelli politici – rileva padre Prospère - possono essere riassunti nella parola 'egoismo'. L’illegalità diffusa, la cattiva gestione della cosa pubblica, la forte dipendenza dall’aiuto esterno sono i risultati di questo egoismo. Ciò porta a un continuo degrado in quasi tutte le aree: infrastrutture, economia, politica, mentalità comune. Così tutto è destrutturato e disfunzionale".
In vista delle elezioni, la situazione politica è piuttosto caotica. "Il futuro – osserva padre Prospère - è incerto e con poche speranze. Abbiamo perso molto tempo in crisi politiche ripetitive e cicliche, che ci hanno profondamente danneggiato. Queste crisi pesano sull’economia e quindi sulla vita delle persone. Vi è una incapacità di superare questa situazione".
Alle elezioni si presentano 36 candidati, ma la battaglia si ridurrà a un confronto tra tre ex presidenti Andry Rajoelina, Marc Ravalomanana, Hery Rajaonarimampianina.
Sul voto peseranno anche le influenze esterne. Soprattutto quelle della Francia, ex potenza coloniale che fa ancora sentire il suo peso nella vita politica, economica e sociale dell’Isola Rossa. "La Francia svolge un ruolo essenziale, direi primordiale, nelle politiche estere e internazionali del Madagascar", continua padre Prospère. È la nazione che orienta la politica dell’Unione Europea verso il Madagascar. La comunità internazionale, Francia e Unione Europea in testa, spingono e sostengono il processo elettorale".
In tale cornice, la Chiesa cattolica, attraverso il Card. Odon Marie Arsène Razanakolona e la Conferenza Episcopale, mantiene una posizione di neutralità, ma non passiva. "Non bisogna farsi manipolare da politici canaglia", recita il messaggio reso pubblico al termine dell’assemblea plenaria che i vescovi del Madagascar hanno tenuto a maggio. "Bisogna essere vigili contro le loro belle promesse della campagna elettorale. E resistere a qualsiasi forma di intimidazione", scrivono i Presuli.
Secondo i Vescovi "un buon capo di Stato deve dedicare la sua vita a salvare il suo Paese, avere fede in Dio ed essere saggio, essere geloso della sovranità nazionale, cercare soprattutto il bene comune, essere onesti e rispettosi di la parola data. Deve anche sapere come ascoltare e scambiare opinioni, essere aperto alle discussioni, conoscere la cultura malgascia, mettere i malgasci su un piano di parità ed infine evitare di mescolare gli affari di Stato con quelli della sua famiglia politica. la sua religione o i suoi investimenti privati".
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AFRICA/NIGER - Il missionario italiano rapito “è probabilmente in Burkina Faso, dove hanno le basi i jihadisti”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 13:14
Genova - La Società delle Missioni Africane , confermando all’Agenzia Fides il rapimento di padre Pierluigi Maccalli in Niger, aggiunge alcuni particolari alle prime notizie diffuse questa mattina. Secondo quanto riferiscono a Fides i missionari nella Curia generalizia SMA di Genova, un gruppo di uomini armati si è introdotto nel villaggio alle 21,30 ore locali di ieri, ha rapito il sacerdote, rubando il suo computer e il suo telefono. È stato possibile ricostruire i fatti grazie alla testimonianza di un confratello indiano, che vive insieme a padre Pierluigi ma che è riuscito a mettersi in salvo.
Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, operava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. La sua missione si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. “Negli ultimi mesi – spiegano a Fides i confratelli – le forze dell’ordine avevano messo in guardia i religiosi. La polizia e le forze dell'ordine avevano infatti registrato movimenti sospetti di miliziani jihadisti proprio al confine con il Burkina Faso”. Per tutelare la propria sicurezza, i missionari avevano così limitato gli spostamenti e non uscivano più dalla missione nel corso della notte.
“Dopo il rapimento – riferiscono dalla Curia della SMA – padre Maccalli è stato probabilmente portato al di là della frontiera. Nella confinante regione del Burkina Faso c’è, infatti, una vasta foresta in cui hanno le proprie basi i miliziani jihadisti. Attualmente la diocesi di Niamey ha inviato un gruppo di sacerdoti nel villaggio di padre Maccalli per verificare i fatti e per prendere contatti con la comunità locale. Un altro religioso italiano di una parrocchia vicina è stato fatto allontanare e ora è al sicuro a Niamey”.
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ASIA/COREA DEL SUD - Terzo vertice intercoreano: “Aumentano speranza e fiducia”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 13:01
Seul - “La nostra speranza e la speranza di tutti i coreani cresce. Questo terzo summit è un evento che definirei meraviglioso. Si fanno passi avanti concreti verso la pace e la riconciliazione. Credo che i due leader, Moon e Kim, ce la faranno. Oggi nutriamo grande fiducia”: è quanto dichiara all’Agenzia FIdes p. Moses Ildeuk Kim, OFM, Segretario della Provincia dei Frati minori, commentando il viaggio del presidente sudcoreano Moon Jae-in, che è arrivato oggi a Pyongyang per il terzo incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un. I leader delle due Coree si sono abbracciati calorosamente, dando così inizio al vertice che, secondo quanto ha detto l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana KCNA, “offrirà un’importante opportunità nell’accelerare ulteriormente lo sviluppo delle relazioni intercoreane che stanno producendo una nuova storia”.
Il viaggio durerà tre giorni. Moon e Kim si sono già incontrati nell'aprile e poi nel maggio scorso nella Zona demilitarizzata che divide le due Coree. Nel successivo vertice di Singapore, a giugno, il leader nordcoreano Kim ha incontrato il presidente americano Donald Trump.
La visita di Moon Jae-in al Nord si inserisce nel processo di dialogo che il presidente sudcoreano ha fortemente promosso e che il leader Kim ha accolto come un’occasione per cercare di liberarsi dalle sanzioni internazionali , avviando un programma di denuclearizzazione.
“Questo delicato e complicato processo – rileva p. Moses – potrebbe costituire l’ostacolo maggiore da superare nel cammino per ottenere la sospirata pace. E' un aspetto che coinvolge i rapporti con gli Stati Uniti. Ma, in un clima positivo e nella fiducia reciproca, sono convinto che gli ostacoli si possano superare. La pace è davvero il bene comune più grande”.
I Francescani in Corea, dice il frate, “da sempre sono stati attivi promotori e sostenitori del processo di pace e di riconciliazione. Ora, con le nuove condizioni instauratesi, e mentre continuano a migliorare le comunicazioni tra Nord e Sud Corea, nel prossimo futuro potremo cercare di visitare nuovamente la Corea del Nord e di riavviare progetti di cooperazione e alimentare la comunione. La nostra vocazione e missione è costruire una cultura di pace e di fratellanza”.
Al summit in Corea del Nord sono tre i temi in discussione: il primo è il proseguimento del cammino intrapreso con la dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile, che ha già portato all’apertura di un primo ufficio comune a Kaesong, per migliorare le relazioni tra i due paesi tramite progetti umanitari ed economici; la seconda questione affrontata è quella dei negoziati tra Kim e gli Stati Uniti, sul processo di denuclearizzazione della penisola; il terzo tema è il disarmo, per ridurre i mezzi militari dispiegati al confine.
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ASIA/MALAYSIA - Le comunità cristiane rinnovano il loro impegno nel campo dell'istruzione

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 11:32
Kota Kinabalu - Le comunità cristiane in Malaysia, tra le quali la Chiesa cattolica, rinnovano il loro impegno nel campo dell'istruzione, per insegnare le virtù cristiane di disciplina, diligenza, carità, compassione e integrità. E' quanto è emerso da un recente seminario che ha coinvolto a Kota Kinabalu delegati, dirigenti, preti, docenti, educatori cristiani e amministratori scolastici delle scuole gestite dalle Chiese.
"Il ruolo delle scuole missionarie nell'attuale sistema scolastico" è stato il tema del seminario tenutosi nel complesso della cattedrale di Tutti i Santi. Complessivamente nella provincia di Sabah ci sono 100 scuole missionarie, una sessantina gestite dal varie denominazioni cristiane protestanti, e 43 cattoliche. Al Smeinario è intervenuto, tra gli altri leader, l'Arcivescovo John Wong che guida l'Arcidiocesi cattolica di Kota Kinabalu. Nell'accogliere i delegati, il Vescovo protestante Datuk Melter Tais, presidente del Consigli delle Scuole cristiane di Sabah, ha dichiarato: "Le scuole missionarie sono la nostra eredità e sono una missione affidataci da Dio".
Il leader ha ricordato l'Education Forum 2017, dove sono state adottate varie risoluzioni per rivendicare l'ethos, il carattere e le tradizioni delle scuole gestite dalle Chiese. Il primo obiettivo è "rendere presente Dio" nelle scuole cristiane, poi rafforzare la fede delle giovani generazioni attraverso la conoscenza della Bibbia, infine promuovere lo sviluppo olistico degli studenti che frequantano le scuole missionarie.
Il presidente ha osservato che il panorama educativo del paese è cambiato nel corso del tempo, a causa di varie politiche attuate dal governo. Vi è oggi la necessità di rivisitare il ruolo delle scuole cristiane nel contesto dell'attuale sistema scolastico: da qui la ragione del workshop sull'educazione cristiana in Malaysia, con l'idea di adeguarsi alle sfide del futuro.
La relazione fondamentale, intitolata "Lo sviluppo educativo e le politiche di istruzione in Malesia e il loro impatto sulle scuole missionarie" è stata offerta da Moey Yoke Lai, presidentessa della Federazione dei consigli delle scuole missionarie cristiane della Malesia, che sovrintende alle 437 scuole missionarie esistenti nel paese.
La presidentesa ha si è detta convinta che le scuole missionarie abbiano un ruolo importante nell'attuale sistema scolastico: l'enfasi posta sulla "educazione olistica" e i principi fondativi come educazione per tutti, compassione per i poveri e i deboli, educazione centrata sulla persona, disciplina, passione e perseveranza, sono precursori della politiche educative nazionali.
"Siamo chiamati a un'istruzione che faccia crescere la persona nella sua globalità. Dobbiamo insegnare ai bambini le gioie dell'apprendimento, il el rispetto e l'apprezzamento della bellezza di Dio. E' nostro compito presentare agli studenti le virtù cristiane di disciplina, diligenza, carità, compassione e integrità", ha detto Moey a Fides.
Con una popolazione malaysiana di 10,5 milioni di giovani di età compresa tra 1 e 19 anni, il workshop ha anche rilevato la necessità renderli le scuole cristiane un campo di missione di evangelizzazione.
La Malaysia, che è un paese a maggioranza musulmana fondata su principi secolari, nato come nazione indipendente 55 anni fa. Il cristianesimo in Malesia è una religione praticata dal 9,2% della popolazione . Due terzi dei 2,6 milioni di cristiani vivono nella Malesia orientale, cioè nelle province di Sabah e Sarawak, dove costituiscono nel complesso il 30% della popolazione.
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AMERICA/PERU’ - Il Card. Barreto: "Il Perù vive un momento altamente democratico"

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 11:16
Lima – "Il Perù sta vivendo una fase altamente democratica. Siamo in un atteggiamento di appoggio e pieno sostegno al Presidente Vizcarra perché gli altri due poteri dello Stato, Legislativo e Magistratura, sono seriamente messi in dubbio. Ora la popolazione dovrà pronunciarsi riguardo a queste quattro proposte del potere esecutivo": lo ha detto il Card. Pedro Barreto, Arcivescovo di Huancayo, parlando ad un giornale tedesco durante una pausa dell'incontro della Rete Ecclesiale PanAmazzonia che si svolge in questi giorni in Germania.
Le quattro proposte presentate dal presidente Vizcarra al Parlamento il 9 agosto sono: ritorno al sistema parlamentare bicamerale; non-rielezione dei membri del Congresso; finanziamento ai partiti politici; riforma del Consiglio nazionale dei magistrati .
“Senza dubbio, era giunto il momento di tornare ai cittadini attraverso un referendum, perché è loro diritto esprimere la propria volontà sulle quattro questioni sollevate nel messaggio presidenziale. Così la democrazia si rafforza e la politica viene riabilitata nel nostro Perù" ha detto il Cardinale.
Infine ha voluto ribadire le dichiarazioni del presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, Mons. Miguel Cabrejos, Arcivescovo di Trujillo, con le quali si congratula con il Presidente Vizcarra per aver ascoltato la richiesta popolare: "Martin Vizcarra ha fatto eco al grido della popolazione che chiede da tempo una riforma del sistema giudiziario e politico nella lotta alla corruzione" aveva dichiarato Mons. Cabrejos in una conferenza stampa due giorni fa.
La situazione in Perù è esplosa dopo che la stampa ha pubblicato una serie di audio che provavano evidenti casi di corruzione fra politici e giudici, creando una crisi di fiducia nella popolazione . Vizcarra, che è entrato in carica a marzo, dopo che Pedro Pablo Kuczynski si è dimesso per le accuse di corruzione, ha convocato una sessione straordinaria del Congresso per domani, 19 settembre, per discutere delle riforme e presentarle al referendum l'8 dicembre per l'approvazione finale. "Non riusciranno a piegarci! Sono convinto che insieme costruiremo il Perù che vogliamo per i nostri figli. Riforma ora!" ha scandito il Presidente nel suo discorso di domenica 16 settembre.

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ASIA/PALESTINA - Gaza, riapre il centro sportivo parrocchiale distrutto durante l'ultima guerra

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 11:09
Gaza - “I bambini devono poter gicare, studiare e crescere in un ambiente sereno”, ripete Papa Francesco. Nei prossimi mesi un piccolo contributo a vivere i propri giochi e le proprie attività sportive in serenità verrà offerto anche ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze di Gaza, recando un po' di sollievo alla loro infanzia e alla loro adolescenza martoriate. E' infatti in via di ultimazione la nuova area sportiva e ricreativa del compound El Zaitoun, collegato alla locale parrocchia cattolica latina dedicata alla Sacra Famiglia: un complesso con ampie zone riparate dal sole, che permetterà agli studenti di giocare e vivere attività sportive e momenti di convivenza in uno spazio sicuro.
Il compound, come riferito dall'Agenzia Fides era stato devastato insieme alla scuola adiacente dai bombardamenti dell'esercito israeliano durante l'operazione “Margine di Protezione”, nome in codice della campagna militare iniziata l'8 luglio 2014 dalle forze armate dello Stato ebraico come risposta ai lanci di missili in territorio israeliano effettuati dalla Striscia di Gaza da parte dei militanti di Hamas. La campagna militare si concluse il 26 agosto 2014. Le vittime a Gaza furono tra le 2.125 e le 2.310, compresi più di 500 bambini.
L’area sportiva e ricreativa è stato – riportano le fonti del Patriarcato latino di Gerusalemme – è stata l'ultima dell'intero compound a essere riparata e rinnovata, grazie soprattutto al contributo dell’Ordine del Santo Sepolcro. Lo spazio è stato sfruttato in modo tale da ricavarne un parco giochi multiuso per basket, pallavolo e calcio. Il posto dispone ora anche di gradinate in cemento per gli spettatori a sedere. .
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AFRICA/CAMERUN - Il Vescovo di Batouri: “Una Chiesa ricca di speranza per il futuro, nonostante le difficoltà”

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 09:23
Roma - “L’est del Camerun è pieno di speranza per il futuro” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Marcellin-Marie Ndabnyemb, Vescovo di Batouri, nella parte orientale del Camerun. Il Vescovo si trova a Roma al Seminario di Studio per i Vescovi nominati di recente nelle circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
“A livello ecclesiale abbiamo una Chiesa in pieno sviluppo. Nella mia diocesi, che è di creazione abbastanza recente essendo state eretta nel 1994, la popolazione sostiene l’evangelizzazione anche se deve far fronte a notevoli difficoltà economiche” spiega Mons. Ndabnyemb.
“Nonostante le difficoltà vi sono segni che lasciano ben sperare per il futuro. La popolazione è consapevole dei ritardi che deve colmare e si rimbocca le maniche per farlo. È la forza stessa della popolazione che creda in se stessa e soprattutto che ha fede in Dio che non abbandona il Suo greggio” sottolinea il Vescovo.
Mons. Ndabnyemb ricorda che “viviamo in una zona ricca di risorse naturali alle quali possiamo attingere per migliorare gli standard di vita della popolazione”, e aggiunge: “la Chiesa sta operando uno sforzo decisivo a favore della popolazione rurale e dei pigmei Baka”. “Scuole, centri sanitari, attività d’educazione: la Chiesa è pienamente impegnata nella società, in particolare a favore dei giovani, in particolare le ragazze madri”.
Chiediamo al Vescovo di Batouri se quale sia l’apporto dei missionari all’evangelizzazione nella diocesi da lui guidata. “Nella mia diocesi- risponde- c’è una forte presenza di missionari. La maggior parte di loro sono africani anche se la presenza di occidentali è ancora forte”.” Il servizio offerto dai missionari è inestimabile. Noi come clero diocesano facciamo conto su di loro per prenderli come esempio anche sul piano organizzativo” sottolinea Mons. Ndabnyemb.
La diocesi di Batouri si trova nei pressi del confine con la Repubblica Centrafricana da dove provengono numerose persone in fuga dalle violenze che insanguinano il loro Paese.
“Nella diocesi di Batouri vi sono anche alcune centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dalla vicina Repubblica Centrafricana. I rifugiati non sono abbandonati a loro stessi” dice Mons. Ndabnyemb. “I rifugiati sono assistiti sia da organizzazioni internazionali che ecclesiali. Accanto all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati c’è infatti il Catholic Relief Services che si adoperano affinché queste persone vivano in condizioni decorose. È sempre difficile quando non si è a casa propria ma grazie agli sforzi di queste organizzazioni i bambini vanno a scuola e i malati sono curati” rimarca il Vescovo di Batouri.
Chiediamo infine a Mons. Ndabnyemb cosa pensa dei fermenti secessionisti che agitano le province anglofone del Camerun .
“Vi sono alcuni gruppi che chiedono la secessione. Ma il sentimento prevalente nel Camerun è quello dell’unità nazionale, che è quasi sacra” dice Mons. Ndabnyemb. “La maggior parte dei camerunesi vuole un Paese unito e indivisibile” conclude.
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AFRICA/CAMERUN - “Una Chiesa ricca di speranza per il futuro nonostante le difficoltà” dice a Fides il Vescovo di Batouri

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 09:23

Roma -“L’est del Camerun è pieno di speranza per il futuro” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Marcellin-Marie Ndabnyemb, Vescovo di Batouri, nella parte orientale del Camerun che si trova a Roma al Seminario di Studio per i Vescovi nominati di recente nelle circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
“A livello ecclesiale abbiamo una Chiesa in pieno sviluppo. Nella mia diocesi, che è di creazione abbastanza recente essendo state eretta nel 1994, la popolazione sostiene l’evangelizzazione anche se deve far fronte a notevoli difficoltà economiche” spiega Mons. Ndabnyemb.
“Nonostante le difficoltà vi sono segni che lasciano ben sperare per il futuro. La popolazione è consapevole dei ritardi che deve colmare e si rimbocca le maniche per farlo. È la forza stessa della popolazione che creda in se stessa e soprattutto che ha fede in Dio che non abbandona il Suo greggio” sottolinea il Vescovo.
Mons. Ndabnyemb ricorda che “viviamo in una zona ricca di risorse naturali alle quali possiamo attingere per migliorare gli standard di vita della popolazione”, e aggiunge: “la Chiesa sta operando uno sforzo decisivo a favore della popolazione rurale e dei pigmei Baka”. “Scuole, centri sanitari, attività d’educazione: la Chiesa è pienamente impegnata nella società, in particolare a favore dei giovani, in particolare le ragazze madri”.
Chiediamo al Vescovo di Batouri se quale sia l’apporto dei missionari all’evangelizzazione nella diocesi da lui guidata. “Nella mia diocesi- risponde- c’è una forte presenza di missionari. La maggior parte di loro sono africani anche se la presenza di occidentali è ancora forte”.” Il servizio offerto dai missionari è inestimabile. Noi come clero diocesano facciamo conto su di loro per prenderli come esempio anche sul piano organizzativo” sottolinea Mons. Ndabnyemb.
La diocesi di Batouri si trova nei pressi del confine con la Repubblica Centrafricana da dove provengono numerose persone in fuga dalle violenze che insanguinano il loro Paese.
“Nella diocesi di Batouri vi sono anche alcune centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dalla vicina Repubblica Centrafricana. I rifugiati non sono abbandonati a loro stessi” dice Mons. Ndabnyemb. “I rifugiati sono assistiti sia da organizzazioni internazionali che ecclesiali. Accanto all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati c’è infatti il Catholic Relief Services che si adoperano affinché queste persone vivano in condizioni decorose. È sempre difficile quando non si è a casa propria ma grazie agli sforzi di queste organizzazioni i bambini vanno a scuola e i malati sono curati” rimarca il Vescovo di Batouri.
Chiediamo infine a Mons. Ndabnyemb cosa pensa dei fermenti secessionisti che agitano le province anglofone del Camerun .
“Vi sono alcuni gruppi che chiedono la secessione. Ma il sentimento prevalente nel Camerun è quello dell’unità nazionale, che è quasi sacra” dice Mons. Ndabnyemb. “La maggior parte dei camerunesi vuole un Paese unito e indivisibile” conclude.
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AFRICA/NIGER - Rapito un sacerdote italiano della Società delle Missioni Africane

Fides IT - www.fides.org - Mar, 18/09/2018 - 08:54
Niamey – “Nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 settembre, è stato rapito da presunti djihadisti attivi nella zona, padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane .” A dare la notizia a Fides padre Mauro Armanino, missionario a Niamey. “Da qualche mese la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso”, aggiunge p. Armanino.
Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, si trova nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. Da tempo mette insieme evangelizzazione e promozione umana: scuole, dispensari e formazioni per i giovani contadini. Attento all’inculturazione ha organizzato momenti di iniziazione in relazione con la circoncisione e l’eccisione delle ragazze. Può essere uno dei moventi per il rapimento, giunto una settimana dopo il suo rientro da un tempo di riposo in Italia.
La Missione Cattolica dei Padri SMA si trova in zona Gourmancé alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti. La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km. La chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate CSD . La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti. La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata.

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ASIA/COREA DEL SUD - Pellegrinaggio ai siti cattolici coreani: "Una pietra miliare per la Chiesa"

Fides IT - www.fides.org - Lun, 17/09/2018 - 13:07
Seul - "Credo che il riconoscimento odierno dato dalla Santa Sede ai Percorsi di pellegrinaggio cattolici di Seul come 'sito internazionale di pellegrinaggio' sarà una pietra miliare per le Chiese in Asia .Queste rotte di pellegrinaggio svolgeranno un ruolo chiave per introdurre la cultura coreana e la Chiesa coreana nella società internazionale": con queste parole il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul, ha salutato, nel corso di una santa Messa, la cerimonia con cui i "Percorsi del pellegrinaggio cattolico di Seul", diventano un sito ufficiale riconosciuto dal Vaticano. Come riferito a Fides dall’Ufficio comunicazioni dell’Arcidiocesi di Seul, la cerimonia si è svolta il 14 settembre al Santuario dei martiri di Seosomun, alla presenza dell'Arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e di oltre 1500 persone tra i quali vescovi, sacerdoti, laici e leader dei giovani cattolici asiatici. Inoltre, tra le autorità civili, erano presenti Do Jong-hwan, ministro della cultura, dello sport e del turismo; Park Won-soon, sindaco di Seul. L'Arcivescovo Fisichella ha dichiarato: "Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione è convinto che tali Percorsi di pellegrinaggio sono un modo efficace per la Chiesa in Corea di onorare la memoria dei suoi martiri. Queste rotte possono aiutare i pellegrini a riflettere sul fatto che la vita umana è stata creata per amore e possono contribuire ad aprire i cuori al potere trasformante della grazia di Dio, che conferisce il dono della fede ".
Nella messa prima della cerimonia, l'Arcivescovo Hygunus Kim Hee-joong, Presidente della Conferenza episcopale della Corea, ha dichiarato: "Il 3° Summit tra Corea del Sud e Corea del Nord si terrà nella prossima settimana. Sono sicuro che le preghiere saranno di grande aiuto, invitando tutti a pregare per l'imminente vertice Sud-Nord, in programma a Pyongyang".
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ASIA/UZBEKISTAN - Nuovo anno pastorale all’insegna delle feste dei santi e del dialogo interreligioso

Fides IT - www.fides.org - Lun, 17/09/2018 - 12:26
Tashkent – Il programma del nuovo anno pastorale per la piccola comunità di battezzati in Uzbekistan “è ancora da stilare con precisione, ma l’agenda è già ricca di appuntamenti. Nei prossimi giorni incontrerò i sacerdoti presenti in terra uzbeka per la consueta programmazione pastorale. Siamo quasi tutti francescani, quindi possiamo dire che la festività di San Francesco del 4 ottobre darà il via ufficiale alle attività”. Lo racconta all’Agenzia Fides l’Amministratore apostolico dell’Uzbekistan, il francescano p. Jerzy Maculewicz, OFM Conv. “A breve – prosegue – inizieremo il catechismo per i bambini e per i giovani. Inoltre, partirà il cammino del catecumenato per coloro che vogliono ricevere il battesimo. A novembre, poi, vivremo tre importanti appuntamenti: la festa di S. Andrea Apostolo a Buhara; quella della Madonna della Misericordia a Urgench e la Giornata Internazionale della Tolleranza, istituita dall’Unesco. Ogni anno, in occasione di questa giornata, l’Università Islamica organizza un seminario e invita i diversi leader religiosi, fra i quali noi cristiani, per parlare di tolleranza”.
L’estate ha rappresentato un periodo di spostamenti per i pochi sacerdoti presenti sul territorio uzbeko. Attualmente, secondo quanto rilevato da fr. Maculewicz, l’assistenza pastorale ai fedeli nella città di Samarcanda continua a rappresentare un problema, vista l’assenza del parroco per motivi di salute: “Ci alterneremo da Buhara e da Tashkent per assicurare la presenza di almeno un religioso nel fine settimana. Aspettiamo un nuovo sacerdote francescano a novembre, che resterà con noi per un anno”, riferisce.
Il ritorno dal periodo estivo è stato vissuto nella comunità parrocchiale di Fergana all’insegna della festa e della condivisione. Secondo quanto racconta p. Maculewicz, infatti, “la festa parrocchiale in occasione della natività di Maria vissuta lo scorso 8 settembre ha rappresentato un momento di incontro non solo tra i fedeli, ma anche tra comunità di diverse culture”.
Il frate continua: “Abbiamo vissuto la celebrazione eucaristica, durante la quale quattro persone hanno ricevuto il sacramento della Cresima. Al termine della messa, abbiamo assistito a un concerto e a un piccolo spettacolo teatrale organizzato dai bambini. Erano presenti anche i membri dei centri culturali russo, tedesco e coreano, invitati dal parroco p. Andrea. Costoro non sono cattolici, quindi non erano presenti durante la celebrazione, ma hanno partecipato con gioia alla festa, esibendosi in canti e danze tipici della loro terra d’origine”.
Fr. Maculewicz sottolinea l’importanza di una simile condivisione: “Ho percepito che queste persone erano davvero felici di essere con noi: abbiamo trascorso tre bellissime ore di festa. Anch’essi ci invitano spesso ai loro eventi, e penso che questo sia molto bello perché significa che membri di culture e religioni diverse possono stare bene insieme: ognuno cerca di mantenere vive le proprie tradizioni, ma ciò non spegne il desiderio di stare con gli altri in armonia. Questo ci aiuta a essere tolleranti e a stringere rapporti di amicizia anche con chi professa un credo diverso”.
Nata nel 1997 con la "missio sui iuris" istituita da Giovanni Paolo II, la Chiesa uzbeka è stata elevata ad Amministrazione Apostolica nel 2005 e conta cinque parrocchie, distribuite nelle maggiori città del paese, per un totale di circa 3.000 battezzati.
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AFRICA/KENYA - Un impulso alla catechesi per contrastare il fondamentalismo: i Vescovi dell'AMECEA in vista del Sinodo

Fides IT - www.fides.org - Lun, 17/09/2018 - 12:09
Nairobi – Dare un impulso alla catechesi per contrastare l’impatto del fondamentalismo religioso e porre un freno al pentecostalismo; curare la vocazione dei laici, la formazione dei direttori spirituali e quella dei cittadini attivi in politica; dare dignità alle donne e al loro impegno civile, sociale e politico: sono queste le aree di intervento prioritarie identificate nel recente incontro di Nairobi, in preparazione al Sinodo dei Vescovi sui giovani che si tiene in Vaticano nel mese di ottobre, dall’Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa , che riunisce i Vescovi della Conferenze episcopali dell’Africa Orientale.
Come riferisce a Fides p. Emmanuel Chimombo, coordinatore della Sezione Pastorale dell’AMECEA, tra le aree di intervento pastorale i Vescovi hanno dato ampio rilievo anche all’istruzione, alla formazione integrale della persona, nelle istituzioni cattoliche, al mondo digitale e il suo impatto sui giovani, al protagonismo giovanile. I Vescovi hanno anche toccato temi come le speranze, i timori e le attese dei giovani; la disoccupazione; l’accompagnamento nella formazione scolastica e nelle università; le emergenze come la guerra, la violenza e il fenomeno delle migrazioni; il ruolo della famiglia e delle scelte di vita; l’inserimento dei giovani nel contesto sociale e politico.
Padre Chimombo ha inoltre spiegato che tutte le tematiche sono state individuate a partire dagli spunti espressi nell’Instrumentum Laboris, come previsto dai requisiti del processo sinodale.
I delegati della regione AMECEA al prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani che si terrà in Vaticano vengono dai seguenti paesi: Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sud Sudan, Uganda, Tanzania e Zambia.
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AFRICA/MALAWI- "Non trascinate il nome di Papa Francesco in polemiche politiche” ammoniscono i Vescovi

Fides IT - www.fides.org - Lun, 17/09/2018 - 11:32
Lilongwe - “L’attacco al Santo Padre Papa Francesco è un attacco all’intera Chiesa che è Una, Santa, Cattolica e Apostolica”. Così la Conferenza Episcopale del Malawi invita i leader politici, sia del governo che dell'opposizione, a desistere dal trascinare il nome del Santo Padre in polemiche politiche di basso profilo.
Nella loro dichiarazione, rilasciata il 13 settembre 2018, i Vescovi condannano con fermezza le affermazioni di un esponente del partito di governo pronunciate durante un incontro a Blantyre il 9 settembre, secondo le quali l’attuale Presidente del Malawi, il 79enne Arthur Peter Mutharika, rassegnerà le dimissioni solo dopo che Papa Francesco lascerà il suo incarico, perché il leader del Malawi è più giovane.
Nella loro dichiarazione, i Vescovi inoltre denunciano i recenti attacchi alla Chiesa cattolica e la persecuzione dei suoi membri per ottenere profitti politici a buon mercato. I Vescovi ribadiscono che, in quanto Pastori della Chiesa, sono consapevoli del loro dovere di promuovere l'unità e la carità tra gli individui, ricordando che hanno sempre collaborato con tutte le fedi presenti del Paese nel perseguire il dialogo interreligioso, la promozione del bene comune e dello Stato di diritto, per il rispetto dei diritti e della dignità umana.
La dichiarazione invita i cittadini del Malawi ad astenersi dal diffondere notizie false attraverso i social media per seminare odio e confusione, danneggiando la buona reputazione di coloro che hanno opinioni politiche diverse dalle proprie.
I Vescovi hanno quindi fatto appello a tutti perché prevalga la comprensione e il rispetto reciproco, la tolleranza e la coesistenza pacifica tra le persone di ogni religione del Malawi, a beneficio di tutti i suoi abitanti.
Riprendendo la Lettera Pastorale pubblicata ad aprile i Vescovi ricordano che se la Chiesa incoraggia i cattolici a svolgere un ruolo attivo in politica, i suoi Pastori non possono e non devono sostenere alcun candidato o partito politico. La dichiarazione si conclude invitando ancora una volta i malawiani a registrarsi per andare a votare alle prossime elezioni generali previste nel maggio 2019.
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ASIA/LIBANO - Mufti sciita propone un Comitato congiunto con la Chiesa maronita per risolvere i conflitti confessionali sulle proprietà terriere

Fides IT - www.fides.org - Lun, 17/09/2018 - 11:24
Beirut - Lo sheikh libanese Ahmad Kabalan, Mufti sciita della scuola jafaarita, ha suggerito di creare un Comitato congiunto tra il Consiglio supremo sciita e il Patriarcato maronita incaricato di affrontare e provare a superare il conflitto che contrappone abitanti sciiti e Chiesa maronita nel villaggio di Lassa, nel distretto libanese di Jbeil, a causa della disputa sorta intorno al possesso di alcune proprietà terriere. "Alcuni” ha sottolineato sabato 15 settembre il Mufti sciita in alcune dichiarazioni rilanciate dai media libanesi “sostengono che ci siano occupazioni o tentativi di impossessarsi delle proprietà della Chiesa maronita da parte dei residenti di Lassa. Di fronte a queste dichiarazioni confuse e a queste prese di posizione irresponsabili, ci interessa chiarire per la millesima volta che rifiutiamo categoricamente qualsiasi sconfinamento su proprietà private o pubbliche, soprattutto se appartengono alla Chiesa. Siamo in Libano” ha aggiunto Kabalan “e quindi siamo consapevoli della pericolosità di tali atti", ribadendo la disponibilità a costituire un Comitato congiunto con la Chiesa maronita che affronti e risolva i casi di conflitti di proprietà sulla base delle leggi e dei piani territoriali che già disciplinano i passaggi di proprietà immobiliare e puniscono ogni forma di appropriazione illecita.
In Libano sorgono periodicamente frizioni di carattere confessionale intorno al controllo di terre e proprietà immobiliari. Nell'agosto 2016, la tensione intorno al tema sensibile del controllo delle terre da parte delle diverse comunità religiose che convivono in Libano era tornata a crescere dopo che il Ministero delle Finanze, guidato dallo sciita Ali Hassan Khalil, aveva espresso l'intenzione di rendere operativo un decreto firmato nel 2015 che prevedeva l'esproprio da parte dello Stato dei terreni di uso condiviso adiacenti ad Aqoura, villaggio abitato in maggioranza da cristiani maroniti, come altri villaggi e cittadine del distretto di Jbeil.
Nell'autunno 2013, un pressante richiamo a frenare l'uso improprio di terre appartenenti ai cristiani per costruire abitazioni destinate ai musulmani venne lanciato da Talal al-Doueihy, leader del Movimento “Terra libanese, Terra nostra”. L'appello denunciava in particolare il caso di Al-Qaa, un villaggio cristiano nei pressi di Baalbek, nella cui area ampi appezzamenti di terra erano stati acquisiti da musulmani – sciiti e sunniti - come terreno agricolo, per poi essere destinati all'edificazione di complessi residenziali da vendere a libanesi e a profughi siriani appartenenti alla propria comunità religiosa. .
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AMERICA/NICARAGUA - Sacerdote aggredito e derubato da tre persone incappucciate, il clima è sempre teso

Fides IT - www.fides.org - Lun, 17/09/2018 - 10:49
León – Un sacerdote nicaraguense è stato aggredito sabato 15 settembre da un gruppo di tre uomini incappucciati che sono entrati nella sua abitazione prima che celebrasse la prima Messa del mattino: lo ha riferito il portavoce della diocesi di León, nel nord-ovest del Nicaragua, in una nota pervenuta a Fides. Si tratta di don Abelardo Toval, parroco della parrocchia di Sutiava. I tre lo hanno malmenato e poi lo hanno legato e derubato. Il sacerdote risiede nella comunità indigena di Sutiava, nella città di León, 97 chilometri a nord-ovest di Managua, la capitale. La notizia dell’agressione è stata diffusa dal portavoce della diocesi, padre Víctor Morales.
Padre Morales non ha comunque collegato l'aggressione al sacerdote con la serie dei recenti attacchi che poliziotti e gruppi di uomini armati associati al governo hanno perpetrato contro altri sacerdoti e Vescovi del Nicaragua, nell’attuale crisi socio politica che il paese attraversa . In molte occasioni infatti il clero nicaraguense viene considerato un gruppo dell'opposizione contro il presidente Daniel Ortega, che accusa l'Episcopato di collaborare per un presunto "colpo di stato" . Diversi membri del clero e dell’Episcopato hanno subito aggressioni fisiche e verbali, oltre a minacce di morte, alcune chiese cattoliche sono state profanate .
Dallo scorso aprile, la crisi in Nicaragua ha superato largamente i 400 morti nelle manifestazioni di protesta, secondo le agenzie umanitarie locali e internazionali, mentre Ortega continua a negare ogni accusa. La popolazione nel frattempo continua a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente, da 11 anni al potere, e le elezioni anticipate.
Come riferiscono fonti di Fides, l'atteggiamento del governo è cambiato: mentre prima ignorava completamente le manifestazioni della popolazione, adesso compie atti di intimidazione passando casa per casa, cercando coloro che hanno manifestato contro il governo e fermandoli come prigionieri politici, anche se non hanno commesso alcun reato. Si tratta di studenti, professionisti, operai e perfino contadini che vengono considerati leader nei quartieri, nelle università o nei luoghi di lavoro.

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