ASIA/LIBANO - Il Ministro Gebran Bassil: nessun disaccordo con la Santa Sede sull’emergenza rifugiati

Fides IT - www.fides.org - 2 ore 54 min fa
Beirut – Non c’è dissonanza tra Santa Sede e governo del Libano sulla questione dei rifugiati siriani accolti nel territorio libanese, i quali - a giudizio delle autorità di Beirut - devono far ritorno alla propria Patria senza dover attendere prima una soluzione politica complessiva della crisi siriana. Io ha dichiarato all’Agenzia Fides Gebran Bassil, ministro libanese degli esteri e dei migranti, ricevendo mercoledì 20 marzo, presso la sede del ministero, giornalisti e operatori della comunicazione giunti in Libano in una visita organizzata grazie all’Opera Romana Pellegrinaggi. Non si può non concordare con la posizione del governo libanese sulla questione dei rifugiati – ha sottolineato il Ministro - «a meno che non si voglia eliminare questo Paese. Immaginatevi – ha aggiunto Gebran Bassil – di accogliere fino a duecento rifugiati per ogni chilometro quadrato. Noi in Libano abbiamo una densità di rifugiati pari a 200 profughi per chilometro quadrato. È come se l’Europa fosse chiamata a accogliere 150 milioni di rifugiati che salgono dalla Libia».
Incontrando i giornalisti, il ministro libanese ha ribadito che «l’Europa sta commettendo un errore molto grave riguardo a questo problema. Un errore verso l’Europa stessa, prima che verso il Libano». Flussi di persone di tale ampiezza – ha spiegato Gebran Bassil - creano instabilità in tutte le società, a livello culturale, sociale, economico e della sicurezza. Questi flussi di persone partono da qualsiasi parte e cercano di arrivare in qualsiasi Paese». Si tratta di flussi «che nessun Paese riesce a digerire», fenomeni destinati spesso a alimentare «il rischio di integralismo e radicalismo nelle società che ne vengono investite». Per questo, a giudizio del ministro libanese, la cosa migliore da fare è utilizzare risorse per «incoraggiare i profughi siriani a prendere la via del ritorno in Patria», visto anche che «in Siria adesso la sicurezza è garantita sul 90 per cento del territorio, e gli ostacoli che impedivano di ritornare non ci sono più. Per questo l’Europa deve operare a favore del ritorno in Patria dei profughi siriani», attraverso procedure che garantiscano la dignità delle persone.
Gebran Bassil, genero del Presidente libanese Michel Aoun, è il leader del Movimento Patriottico Libero, partito politico fondato dallo stesso Aoun.
Alla fine dello scorso novembre, come riportato dai media libanesi, il ministro degli esteri libanese si era recato in Vaticano, e aveva illustrato la posizione del governo del Libano sulla questione dei rifugiati siriani accolti dal Paese dei Cedri durante un incontro con l’Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati. .
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AFRICA/MOZAMBICO - Nomina del Vescovo di Tete

Fides IT - www.fides.org - 3 ore 8 min fa
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Tete il P. Diamantino Guapo Antunes, I.M.C., finora Superiore Regionale dell’Istituto Missionario della Consolata in Mozambico ed Angola.
P. Diamantino Guapo Antunes, I.M.C., è nato il 30 novembre 1966, ad Albergaria dos Doze, nel distretto di Leiria, in Portogallo. Ha studiato Filosofia all’Università Cattolica di Lisbona e Teologia a Roma, presso la Pontificia Università Urbaniana . Ha emesso la professione perpetua il 19 settembre 1993 a Maua . È stato ordinato diacono il 5 dicembre 1993 a Cuamba, in Mozambico, ricevendo l'ordinazione sacerdotale a Fatima il 20 luglio 1994. Ha poi ricoperto i seguenti incarichi: 1994 – 1997: Studi per la Licenza in Teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana e Vice-formatore; 1997 - 1999: Dottorato nella medesima materia; presso la Pontificia Università Gregoriana; 1999 - 2002: Superiore locale e Parroco del Sagrado Coração de Jesus a Mepenhira ; 2002 - 2005: Superiore locale, Parroco di Nossa Senhora da Fátima a Mecanhelas e di Entre Lagos ; 2005 - 2008: Consigliere Provinciale in Mozambico; 2005 - 2007: Superiore locale e Parroco di Nova Mambone ; 2007 - 2014: Parroco di Santa Isabel a Guiúa, Responsabile del Centro Catechistico ; 2007 - 2014: Vicario Episcopale per la Pastorale della Diocesi di Inhambane; da 2014: Superiore Regionale dell’Istituto Missionario della Consolata in Mozambico ed Angola; dal 2017: Superiore della Comunità I.M.C. in Angola; è anche Postulatore della Causa di Beatificazione dei Catechisti Martiri di Guiúa.
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AFRICA/BURKINA FASO - La scomparsa di don Yougbaré: per un missionario “c’è il tentativo di ridurre le attività di evangelizzazione”

Fides IT - www.fides.org - 3 ore 33 min fa
Niamey – Ancora nessuna notizia di don Joël Yougbaré, il sacerdote del Burkina Faso scomparso domenica 17 marzo nel nord del Paese . Tra Burkina Faso e il confinante Niger sono quindi due i sacerdoti scomparsi. Don Yougbaré si aggiunge infatti a p. Pierluigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, del quale proprio il 17 marzo ricorrevano i 6 mesi dal suo rapimento
Secondo p. Mauro Armanino, missionario della SMA in Niger e confratello di p. Luigi, la scomparsa di un sacerdote locale in Burkina Faso è un segnale inquietante. “Qui in Niger, dove abbiamo appena celebrato, anche con una preghiera ecumenica a Niamey, i sei mesi della sparizione di p. Pierluigi, c’è sgomento e anche interrogativi” dice all’Agenzia Fides.
“Nella zona sono stati uccisi un paio di insegnanti, adesso è un prete locale a sparire” spiega p. Mauro, secondo il quale vi sono alcune considerazioni possibili: “c’è il tentativo di creare terrore e insicurezza nelle agenzie educative, e la Chiesa è tra queste. È poi saltata la ‘linea rossa’: si colpiscono indistintamente stranieri e locali, anche in ambito religioso; finora infatti per il clero locale non si erano registrati problemi”. “Tutto questo al fine, verosimilmente, di favorire l’esodo o comunque la riduzione delle attività di evangelizzazione nella zona, e di spostare gradualmente il Burkina Faso nell’orbita islamica” conclude p. Mauro.
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AFRICA/KENYA - Oltre un milione di persone colpite dagli effetti della siccità: appello dei Vescovi

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 4 min fa
Nairobi - Oltre un milione di persone sono a rischio fame e denutrizione in Kenya. L’allarme è lanciato dai Vescovi del Kenya in un appello giunto all’Agenzia Fides nel quale si afferma che “a marzo, secondo gli accertamenti condotti dalla Chiesa cattolica, dal governo, dalle agenzie umanitarie e dai report dei media locali, l’insicurezza alimentare colpisce 1.111.500 persone. Le contee più colpite sono quelle di Turkana, Baringo, Mandera, Garissa, Kilifi, Tana River, West Pokot, Marsabit, Makueni, Kajiado, Kwale e Isiolo nelle quali complessivamente 865.300 persone hanno bisogno di aiuti alimentari”.
La situazione della sicurezza alimentare in Kenya si è deteriorata in seguito alle scarse precipitazioni del 2018, che hanno determinato raccolti al di sotto della media e un’insufficiente ricostituzione delle risorse dei pascoli.
Le attuali temperature, più elevate della media, hanno portato ad un rapido prosciugamento delle dighe, dei pozzi e di altre fonti d'acqua. Di conseguenza il raccolto è scarsissimo, il bestiame è a rischio e la produzione di latte è scarsa.
La crisi idrica e alimentare mette a rischio il sistema sanitario e determina pericoli per la pace e la sicurezza, perché accentua le lotte tra agricoltori e pastori per la spartizione delle magre risorse. “Il ritardo delle precipitazioni potrebbero determinare una grave crisi umanitaria nel Paese e ciò richiede una risposta urgente da parte di tutti” afferma il comunicato. I Vescovi lanciano un appello per l’invio alle popolazioni colpite di aiuti comprendenti cibo, acqua, integratori nutrizionali, mangimi.
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AMERICA/COSTA RICA - Ancora tensioni e violenze tra indigeni e agricoltori, nonostante la legge del 1977

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 5 min fa
San José – Le autorità costaricane stanno indagando sull'omicidio dell'attivista indigeno Sergio Rojas, appartenente al popolo Bribri, gruppo etnico che tiene acceso un conflitto per i territori con gli agricoltori della zona. La sera del 18 marzo Rojas è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da due individui poi fuggiti. Il noto difensore del suo gruppo etnico aveva già denunciato un tentativo di violenza omicida. In questi giorni centinaia di persone sono scese in piazza per denunciare l’omicidio che, ritengono, avrebbe potuto essere evitato facilmente.
La nota pervenuta a Fides informa che la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha ordinato al governo di fornire protezione alle persone appartenenti ai gruppi etnici, in speciale ai Bribri e ai Teribe, in quanto sono a rischio a causa delle misure adottate per recuperare le loro terre.
Il conflitto tra indigeni e proprietari terrieri viene da lontano, specialmente per la comunità di Salitre, ma in questi ultimi anni la violenza è cresciuta molto. Mentre gli indigeni affermano che queste terre appartengono a loro secondo la storia e la tradizione, gli agricoltori sostengono di essere i proprietari per legge e gli indigeni cercano di occupare illegalmente le loro terre.
La legge indigena del Costa Rica del 1977 proibisce la vendita di terre indigene, ma non chiarisce cosa fare nei casi in cui la terra all'interno delle riserve sia stata coltivata dagli agricoltori prima di quella data. La Chiesa cattolica, attraverso la Commissione della Pastorale Indigena, ha più volte denunciato la violenza contro questi popoli. Dopo l'ultimo episodio violento, verificatosi il 25 e 26 dicembre 2018, diversi gruppi per la difesa dei diritti umani pubblicarono un comunicato a sostegno dei popoli indigeni, che furono attaccati in assenza delle forze dell'ordine. L'ultimo rapporto dell'Università del Costa Rica sull’argomento, segnala che questa popolazione è sempre più abbandonata dal governo e dai servizi di base che lo stato deve offrire.
Secondo i dati dell'ultimo censimento, aggiornati dagli organismi dello stato, "in Costa Rica sono stati formalmente riconosciuti 24 territori indigeni, che sono inalienabili, imprescrittibili, non trasferibili ed esclusivi per le comunità indigene che li abitano". Tuttavia, attualmente una percentuale molto alta delle terre è nelle mani di popolazioni non indigene: ci sono casi critici, come Térraba e Zapatón, territori in cui i possessori non indigeni superano l'85%.
Il problema principale sta nel fatto che lo Stato non ha effettuato alcun processo di recupero delle terre indigene, come stabilito dalla legge indigena del 1977. Fides ricorda le parole di Mons. Javier Román, Vescovo della diocesi di Limón, in Costa Rica: la situazione delle popolazioni indigene in Costa Rica è triste e grave, perché sono lasciate senza protezione da parte delle autorità. I problemi e le conseguenze delle tragedie ambientali hanno spento le poche speranze di molte persone in luoghi dove l'assistenza del governo non arriva o è completamente assente .

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EUROPA/ITALIA - Perseguitati perché dicono la verità e annunciano Gesù Cristo

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 47 min fa
Roma – “Forse sembrerà difficile da credere, ma oggi ci sono più martiri che nei primi secoli. Sono perseguitati perché dicono la verità e annunciano Gesù Cristo a questa società…in particolare dove la libertà religiosa non viene garantita, ma anche in paesi che in teoria e sulla carta tutelano la libertà e i diritti umani”. Sono parole di Papa Francesco che commentano l’intenzione di preghiera di questo mese di marzo, dedicata ai cristiani perseguitati, affidata alla Rete mondiale di preghiera. In questo contesto, il 24 marzo si celebrerà la 27.ma Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri.
Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi, in cui spicca il genocidio del Rwanda che ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico. Negli anni 2001-2017 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 416. Nel corso dell’anno 2018 sono stati uccisi nel mondo 40 missionari, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente, e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari: 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. In Africa sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica ; in America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici ; in Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti ; in Europa è stato ucciso 1 sacerdote .
Anche in questi primi mesi dell’anno 2019 sono già 5 i sacerdoti uccisi: p. Nicolas Ratodisoa, aggredito il 9 febbraio da alcuni banditi sulla strada per Mahitsy, in Madagascar, mentre stava rientrando dopo aver portato l’Eucarestia ad un malato, è morto il 14 febbraio; il salesiano spagnolo p. Antonio César Fernández Fernández, ucciso il 15 febbraio nel corso di un attacco jihadista a quaranta chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso; il 18 febbraio, a sud della capitale colombiana Bogotà, è stato assassinato il sacerdote Carlos Ernesto Jaramillo, che si dedicava ad assistere i profughi venezuelani; un cappuccino di nazionalità centrafricana è stato ucciso in Camerun tra il 19 e il 20 marzo mentre rientrava nella sua fraternità in Ciad dopo aver animato un corso di formazione per i sacerdoti; negli stessi giorni è stato ritrovato il corpo di don Clement Rapuluchukwu Ugwu, sacerdote nigeriano rapito una settimana prima nello stato di Enugu.
Per alcuni dei tanti missionari uccisi, viene il riconoscimento ufficiale della Chiesa, che li propone come esempi di vita e di abnegazione. Il 7 marzo si è aperta a Palermo, Italia, l’inchiesta diocesana sul martirio del sacerdote Giovanni Sidoti, Vicario apostolico del Giappone, e di due fedeli laici giapponesi, uccisi in odio alla fede nell’odierna Tokyo, nel 1715. Il 9 marzo si è invece conclusa a Rouen, Francia, la fase diocesana della causa di beatificazione di Don Jacques Hamel, che venne ucciso il 26 luglio 2016 mentre stava celebrando la Messa nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia, da due uomini militanti del sedicente Stato islamico, che lo sgozzarono sull’altare.
E’ stato riconosciuto il 19 marzo il martirio di Alfredo Cremonesi, sacerdote del Pontificio Istituto per le Missioni Estere , ucciso in odio alla fede in Myanmar, dove aveva trascorso 28 anni di missione, il 7 febbraio 1953, dai soldati governativi. Sabato 27 aprile, nel giorno della festa di Santo Toribio de Mogrovejo, patrono dei Vescovi latinoamericani, saranno beatificati a La Rioja, in Argentina, Mons. Enrique Angelelli, Vescovo di La Rioja, i sacerdoti Carlos Murias ofm, e Gabriel Longueville, ed il laico Wenceslao Pedernera, tutti uccisi in odio alla fede nell’estate 1976 a pochi giorni di distanza uno dall’altro.
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ASIA/THAILANDIA - Nuove elezioni: la nazione alla ricerca della democrazia

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 53 min fa
Bangkok - Il 24 marzo si terranno le prime elezioni generali della Thailandia dopo cinque anni di governo militare. Come affermano fonti locali dell'Agenzia Fides "la gente spera in un voto pacifico, che porti la Thailandia verso la democrazia". La Thailandia ha vissuto un periodo di turbolenza e instabilità. Con il colpo di stato del 2014, per la dodicesima volta nella storia della nazione, dopo la fine della monarchia assoluta negli anni '30, i militari hanno rovesciato il governo.
"Secondo gli osservatori, e secondo i sondaggi, la situazione è molto equilibrata e nessun partito otterrà la maggioranza nella Camera" nota a Fides Jon Phummali, leader laico cattolico. "Come cristiani e come cittadini, preghiamo e speriamo che le elezioni siano pacifiche, libere ed eque. Aspiriamo a ripristinare il pieno governo civile".
Tuttavia gli analisti politici nutrono perplessità sul fatto che le elezioni siano davvero libere e corrette: "I militari stanno giocando secondo le proprie regole" osserva Thitinan Pongsudhirak, professore di scienze politiche dell'Università Chulalongkorn di Bangkok. "Il paese è bloccato da un governo militare-autoritario e il leader della giunta, Prayut Chan-ocha, non sembra volersi fare da parte per dare un reale futuro democratico alla nazione", ha detto. La nuova Costituzione, elaborata dalla giunta nel 2016, le conferisce il potere di nominare tutti e 250 i membri del Senato, che ha voce in capitolo sulla nomina del Primo ministro: in tal modo la giunta cerca di appropriarsi del sistema per favorire la continuazione del dominio militare.
I militari hanno preso il potere in Thailandia nel colpo di stato del 2014, dopo mesi di scandali politici e disordini nelle strade, e avevano promesso di mantenere solo temporaneamente il potere per ristabilire la pace sociale. Tuttavia, dopo aver preso il potere, la giunta militare riunita nel "Consiglio nazionale per la pace e l'ordine" ha prolungato la sua stagione di governo, con diversi rinvii del voto. I membri del Consiglio sperano di tornare al potere grazie al voto e il leader militare Prayut Chan-ocha aspira alla carica di Primo Ministro. Il leader del partito appoggiato dall'attuale giunta militare al potere ha espresso fiducia sul fatto che gli elettori apprezzeranno il suo programma, che punta a coltivare tecnologie agricole, promuovere un turismo sostenibile e incentiverà le "start up", mirando a una crescita economica del 6% all'anno. I partiti di opposizione, come "Pheu Thai" e il partito "Future Forward", un partito progressista che ha elaborato un'agenda di riforme costituzionali, auspicano e sostengono fortemente un governo civile che estrometta dal potere i militari.
Tra i candidati alla carica di Primo Ministro, il leader del partito "Future Forward", Thanathorn Juangroongruangkit ha dichiarato: "Sono stato in 77 province in Thailandia e tutti gli elettori con cui ho parlato nel mio percorso elettorale si sono detti stanchi della giunta militare. Ma sappiamo anche che i militari useranno tutti le armi a loro disposizione per rimanere al potere".
Il paese è stato a lungo diviso politicamente tra due schieramenti: i "populisti" che attingono alle fasce rurali e più povere della popolazione, e i loro oppositori, che ottengono voti dalla classe media urbana e dalle élite. Dopo anni di instabilità e di ondate di manifestazioni di piazza che hanno paralizzato la nazione, i militari hanno preso il potere, hanno introdotto una nuova Costituzione e hanno cambiato le regole del processo elettorale in modo da facilitare il loro controllo del potere. Infatti su un totale di 750 seggi del Parlamento, 500 membri della Camera Bassa vengono eletti, mentre i 250 seggi del Senato non sono assegnati col voto, bensì sono nominati dalla stessa Giunta. I seggi necessari per diventare Primo Ministro e governare sono 376. Oltre 50 milioni di elettori, tra i quali circa 6 milioni di giovani che votano per la prima volta, andranno alle urne.
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ASIA/THAILANDIA - Nuove e elezioni: la nazione alla ricerca della democrazia

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 53 min fa
Bangkok - Il 24 marzo si terranno le prime elezioni generali della Thailandia dopo cinque anni di governo militare. Come affermano fonti locali dell'Agenzia Fides "la gente spera in un voto pacifico che portino la Thailandia verso la democrazia". La Thailandia ha vissuto un periodo di turbolenza e instabilità. Con il colpo di stato del 2014, per la dodicesima volta nella storia della nazione, dopo la fine della monarchia assoluta negli anni '30, i militari hanno rovesciato il governo.
"Secondo gli osservatori, e secondo i sondaggi, la situazione è molto equilibrata e nessun partito otterrà la maggioranza nella Camera", nota a Fides Jon Phummali, leader laico cattolico. "Come cristiani e come cittadini, preghiamo e speriamo che le elezioni siano pacifiche, libere ed eque. Aspiriamo a ripristinare il pieno governo civile".
Tuttavia gli analisti politici nutrono perplessità sul fatto che le elezioni sino davvero libere e corrette: "I militari stanno giocando secondo le proprie regole", osserva Thitinan Pongsudhirak, professore di scienze politiche dell'Università Chulalongkorn di Bangkok. "Il paese è bloccato da un governo militare-autoritario e il leader della giunta, Prayut Chan-ocha, non sembra voler farsi da parte per dare un reale futuro democratico alla nazione", ha detto. La nuova Costituzione, elaborata dalla giunta nel 2016, le conferisce il potere di nominare tutti e 250 i membri del Senato, che ha voce in capitolo sulla nomina del Primo ministro: in tal modo la giunta cerca di appropriarsi del sistema per favorire la continuazione del dominio militare.
I militari hanno preso il potere in Thailandia nel colpo di stato del 2014, dopo mesi di scandali politici e disordini nelle strade e avevano promesso di mantenere solo temporaneamente il potere per ristabilire la pace sociale. Tuttavia, dopo aver preso il potere, la giunta militare riunita nel "Consiglio nazionale per la pace e l'ordine" ha prolungato la sua stagione di governo, con diversi rinvii del voto. I membri del Consiglio sperano di tornare al potere grazie al voto e il leader militare Prayut Chan-ocha aspira alla carica di Primo Ministro. Il leader del partito appoggiato dall'attuale giunta militare al potere ha espresso la fiducia sul fatto che gli elettori apprezzeranno il suo programma che punta a coltivare tecnologie agricole, promuovere un turismo sostenibile e incentiverà le "startup", mirando a una crescita economica del 6% all'anno. I partiti di opposizione, come "Pheu Thai" e il partito "Future Forward", un partito progressista che ha elaborato un'agenda di riforme costituzionali, auspicano e sostengono fortemente un governo civile che estrometta dal potere i militari.
Tra i candidati alla carica di Primo Ministro, il leader del partito "Future Forward", Thanathorn Juangroongruangkit ha dichiarato: "Sono stato in 77 province in Thailandia e tutti gli elettori con cui ho parlato nel mio percorso elettorale si sono detti stanchi della giunta militare. Ma sappiamo anche che i militari useranno tutti le armi a loro disposizione per rimanere al potere".
Il paese è stato a lungo diviso politicamente tra due schieramenti: i "populisti" che attingono alle fasce rurali e più povere della popolazione e i loro oppositori che ottengono voti dalla classe media urbana e dalle élite. Dopo anni di instabilità e di ondate di manifestazioni di piazza che hanno paralizzato la nazione, i militari hanno preso il potere, hanno introdotto una nuova Costituzione e hanno cambiato le regole del processo elettorale in un modo da facilitare il loro controllo del potere. Infatti, su un totale di 750 seggi del Parlamento, 500 membri della Camera Bassa vengono eletti, mentre i 250 seggi del Senato non sono assegnati col voto, bensì sono nominati dalla stessa Giunta. I seggi necessari per diventare Primo Ministro e governare sono 376.
Oltre 50 milioni di elettori, tra i quali circa 6 milioni di giovani che votano per la prima volta, andranno alle urne.
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AMERICA/MESSICO - Vigilare e prevenire gli abusi sui minori: l’impegno dell’Arcidiocesi di Città del Messico

Fides IT - www.fides.org - 4 ore 55 min fa
Città del Messico – L’Arcidiocesi di Città del Messico ha annunciato l’istituzione di una Equipe interdisciplinare di assistenza alle vittime di abusi per vigilare, con efficienza e trasparenza, su qualsiasi tipo di abuso all’interno della Chiesa cattolica.
Nel comunicato inviato a Fides in occasione della presentazione dell’Equipe avvenuta il 20 marzo, si legge. “Come ha ricordato Papa Francesco, nel recente incontro sulla protezione dei minori che ha avuto luogo in Vaticano, questi eventi sono motivo di vergogna, penitenza e pentimento” .
Queste le indicazioni date dal Cardinale Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo metropolita di Città del Messico: impegno assoluto per una prevenzione tempestiva ed efficace; sostegno e solidarietà per le vittime; piena collaborazione con le autorità civili ed ecclesiali per un'azione efficace di giustizia.
L'Arcidiocesi del Messico ha lavorato a lungo per rispondere all'invito urgente di Papa Francesco ad unire le forze e sensibilizzare tutti sull'urgente necessità di impedire definitivamente che gli abusi vengano commessi o nascosti.
Come si evince dal comunicato, il card. Retes ribadisce l’impegno di tutta la Chiesa locale “ per sradicare qualsiasi forma di abuso nel cuore della Chiesa, salvaguardando, ovviamente, il diritto di presunta innocenza fino a quando la colpevolezza dell'imputato non viene provata”.
L’equipe è formata da vari esponenti dell’Arcidiocesi di Città del Messico. Da un lato si impegna ad assistere le vittime e le persone colpite, offrendo accompagnamento, consulenza legale, assistenza psicologica e spirituale. Dall’altra offre collaborazione con le autorità competenti, in conformità con le leggi civili e canoniche, al fine di garantire giustizia con la massima trasparenza.

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EUROPA/ITALIA - “Per amore del mio popolo non tacerò”: Giornata in memoria dei missionari martiri

Fides IT - www.fides.org - 5 ore 57 min fa
Roma – Il versetto biblico “Per amore del mio popolo non tacerò” , scelto come tema della 27.ma Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri che si celebra annualmente il 24 marzo, si ispira alla testimonianza di Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador. La data del 24 marzo venne scelta in quanto giorno dell’assassinio dell’Arcivescovo, avvenuto nel 1980, mentre celebrava la Messa, beatificato il 23 maggio 2015 e canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018.
“Amare Dio significa amare i propri fratelli, significa difenderne i diritti, assumerne le paure e le difficoltà – è scritto nel sussidio preparato da Missio Italia per l’animazione della Giornata -. Per amore del mio popolo non tacerò significa agire coerentemente alla propria fede. In quanto cristiani, discepoli missionari, portatori della Buona Notizia di Gesù, non possiamo tacere di fronte al male. Farlo significherebbe tradire il mandato che ci è stato affidato”.
Nata nel 1993 per iniziativa dell’allora Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie italiane, con l’intento di ricordare tutti i testimoni del Vangelo uccisi in varie parti del mondo, l’iniziativa si è diffusa in tante nazioni, anche in date e circostanze diverse: molte diocesi, istituti religiosi, movimenti ecclesiali dedicano particolari iniziative per ricordare i propri missionari e tutti coloro che hanno versato il sangue per Gesù Cristo e il suo Vangelo. Papa Francesco ricorda continuamente che “oggi ci sono più martiri dei primi secoli”.
Nel corso dell’anno 2018, secondo il rapporto curato annualmente dall’Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 40 missionari, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente, e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica.
“La violenza che si è scatenata e continua ad imperversare nelle periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo non si limita ai sanguinosi fatti, già di per sé gravissimi, che riguardano spesso i nostri missionari/e” scrive padre Giulio Albanese, missionario comboniano e direttore delle riviste Missio, nella riflessione tematica sulla Giornata. “La loro uccisione, infatti, si fa sempre più dolore per la diffusione, le motivazioni e le conseguenze dei fenomeni che generano morte e distruzione, dall’Africa, all’America Latina, dal Medio all’Estremo Oriente. Basti pensare all’arruolamento forzato dei baby soldier o baby kamikaze, giovani attirati nelle spire dell’inganno; tante famiglie gettate nella disperazione; tante attività produttive soffocate dalle estorsioni; tante vite stroncate; e una diffusa rassegnazione tra le popolazioni, quasi si trattasse di una calamità ineluttabile! Come battezzati, avendo ricevuto il mandato di annunciare il Vangelo liberatore di Cristo, non possiamo tacere di fronte al dilagare di tanto male, facendo tesoro dell’insegnamento del profeta: Per amore del mio popolo, non tacerò.”
Il sussidio realizzato da Missio Italia presenta diversi suggerimenti per l’animazione: una breve riflessione per ogni domenica, dalla Quaresima a Pentecoste; lo schema per la Via crucis, per una Adorazione eucaristica, per la Veglia di preghiera in prossimità del 24 marzo, per una Liturgia penitenziale comunitaria. Vengono anche indicati cinque film per un cineforum sul tema e offerte alcune proposte per realizzare una “Animazione di strada”. Il gesto di solidarietà che tradizionalmente accompagna la celebrazione della Giornata riguarda quest’anno un progetto a favore dei giovani della parrocchia Sainte Marie di Mwenga, nella diocesi di Uvira, Repubblica democratica del Congo. In occasione della Giornata, Missio ha proposto anche una Campagna di sensibilizzazione attraverso i social network, in particolare Facebook e Instagram.

Link correlati :Il sussidio di Missio per l’animazione della Giornata
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ASIA/KAZAKHSTAN - Dimissioni di Nazarbayev: “La libertà religiosa uno dei suoi fiori all’occhiello”

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 11:16
Astana - “Non credo che le dimissioni improvvise di Nursultan Nazarbayev possano portare grandi sconvolgimenti nella situazione della libertà religiosa in Kazakhstan: il presidente dimissionario considerava la libertà delle chiese e delle religioni come uno dei suoi fiori all’occhiello. Si tratta, però di una libertà di culto posta sotto uno stretto controllo, per il timore della crescita di gruppi fondamentalisti islamici. Probabilmente, Kassym-Jomart Tokayev, il successore di Nazarbayev da lui stesso indicato, continuerà sulla stessa strada: non credo che cambi la politica religiosa perché il nuovo leader è di formazione cinese e l'impostazione cinese è quella di un controllo delle religioni”. Lo dichiara all’Agenzia Fides don Edoardo Canetta, per vent'anni missionario in Kazakistan nel ruolo di parroco e docente universitario, oggi docente alla Accademia Ambrosiana a Milano, commentando l’improvvisa rinuncia al ruolo di Presidente del Kazakhstan da parte di Nursultan Nazarbayev, alla guida del paese dal 1990.
“Takaev ha studiato a Pechino. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e lo ritengo una persona molto preparata e al di sopra delle parti. Era rimasto scottato nel 2001, in seguito all’attacco delle Torri Gemelle, perché, da Ministro degli Esteri, aveva aperto al dialogo con i Talebani, che all’epoca governavano l’Afghanistan, dando inizio alle trattative per il loro riconoscimento diplomatico. Questa scelta gli è stata fatta pesare moltissimo dopo l’attentato”, ricorda don Canetta, che aggiunge: “Ho sempre pensato che potesse essere Takaev il nuovo leader del Paese, perché da una parte è un uomo del presidente; dall’altra gode di una sua visibilità: è colui che ha firmato un trattato molto importante e famoso per i kazaki, quello dei confini con la Cina”.
Parlando del leader dimissionario, don Canetta rileva: “Su Nazarbayev, posso dire che ha fatto questa scelta intelligente sulla base di ciò che è successo in Uzbekistan: quando morì Karimov, la sua famiglia fu messa sotto accusa. Volendo evitare una situazione simile, Nazarbayev ha iniziato a cedere le redini del paese: dopo aver fatto passare, a livello istituzionale, la sua immunità per qualsiasi forma di reato, sta cercando di proteggere anche chi lo ha appoggiato nel corso degli anni. Il problema è che al momento in Kazakhstan continua a non esserci una vera opposizione al governo”, conclude don Canetta.
Intanto, mentre il Parlamento kazako ha approvato il cambiamento del nome della Capitale da Astana a Nursultan, in onore del presidente uscente, il paese sta attraversando una fase di crisi economica dovuta al calo del prezzo del petrolio.
In Kazakhstan convivono moltissime comunità di nazionalità e confessioni religiose differenti: secondo dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, su 17 milioni di abitanti, al 70% musulmani, circa il 26% è costituito da cristiani, l’1% dei quali è di fede cattolica.
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AMERICA/NICARAGUA - Riprende il dialogo governo-opposizione: liberazione dei prigionieri politici e riforma elettorale

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 11:10
Managua - "Oggi, mercoledì 20 marzo 2019, grazie al lavoro del signor Nunzio apostolico, come testimone e accompagnatore del dialogo, e dell'inviato del Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani , e dato l'avvicinamento tra le parti, sono ripresi i negoziati" del dialogo nazionale. Lo afferma un comunicato congiunto del governo e dell'opposizione, pervenuto all'Agenzia Fides dopo la conferenza stampa durante la quale il Nunzio, Mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, ha letto l'agenda dei lavori.
Nel testo, le due parti comunicano l'impegno formalmente assunto dal governo di liberare nel termine massimo di novanta giorni tutte le persone arrestate "nel contesto dei fatti accaduti dopo il 18 aprile 2018", ovvero coloro che sono considerati prigionieri politici dall'opposizione e dalla comunità internazionale. La decisione è stata presa per sbloccare l'impasse degli ultimi giorni ed ha permesso altri due passi del processo di dialogo: la richiesta formale congiunta di un mediatore dell'OSA e l'accordo per un immediato lavoro del tavolo bipartisan per la riforma elettorale. Nella sessione ci si è accordati anche sulla ripresa dei lavori secondo una roadmap comprendente altri quattro punti, e si è stabilito di chiedere la collaborazione della Croce Rossa al tavolo del dialogo al fine di concretizzare la liberazione dei prigionieri.
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AMERICA/COLOMBIA - Manifestazioni per il rispetto degli accordi di pace del 2016, il paese è diviso, la violenza continua

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 10:58
Bogotà – Migliaia di persone sono scese in strada in diverse città della Colombia, il 18 e 19 marzo, per manifestare a favore della “Giustizia Speciale per la Pace” , chiedendo al presidente Iván Duque di rispettare i termini dell'accordo firmato nel 2016 tra l'allora presidente Juan Manuel Santos e le FARC . Duque chiede che la legge applicata dalla JEP includa pene detentive severe e il risarcimento per le vittime di crimini di guerra e le violazioni dei diritti umani, cosa che non era prevista nell'accordo originale, in seguito al quale circa 13.000 membri delle FARC avevano abbandonato le armi e formato un partito politico. Tuttavia il presidente Duque non ha una maggioranza solida al Senato né alla Camera dei Rappresentanti, quindi la sua intenzione di cambiare l'accordo, uno dei temi principali della campagna elettorale, potrebbe essere respinta.
La Colombia è ancora divisa tra quanti approvano l'ingresso delle FARC come gruppo politico, dopo la firma dell'accordo di pace, e i settori più conservatori, che invece chiedono la detenzione degli ex combattenti, per aver partecipato allo scontro violento che ha lasciato 260.000 morti in più 50 anni.
Mentre nella capitale il tema principale di discussione è questo, in altri posti della Colombia la violenza dei gruppi armati continua, al punto di obbligare Mons. César Alcides Balbín Tamayo, Vescovo della diocesi di Caldas en Antioquia, a disporre l'immediato spostamento di un sacerdote, don Raúl Mejía Valencia, della parrocchia di San Antonio de Padua, nel comune di Armenia Mantequilla. Nel comunicato della diocesi inviato a Fides, si conferma che le minace al sacerdote sono state verificate anche dalle autorità locali. Mons. Balbín Tamayo "condanna le minacce contro la vita, l'integrità e i beni, non solo del parroco, ma di tutti gli abitanti di quella zona di Antioquia, che vivono sotto questo flagello". Il comunicato si conclude con la richiesta alle autorità di una presenza effettiva in questa zona.
Secondo la nota pervenuta a Fides, migliaia di persone, inclusi ex combattenti delle FARC e membri delle Forze Armate, hanno manifestato la loro intenzione di sottomettersi al JEP, che contempla pene più miti della giustizia ordinaria. Tra questi ci sono anche civili ed ex funzionari governativi accusati di aver sostenuto gli squadroni paramilitari di destra. Nel 2016, secondo i termini dell'accordo di pace, circa 13.000 membri del gruppo ribelle, compresi quasi 7000 ex combattenti delle FARC, hanno abbandonato le armi e hanno dato vita ad un partito politico come parte del loro reinserimento nella società.

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AFRICA/NIGERIA - Trovato il corpo di un sacerdote rapito una settimana fa; il Vescovo denuncia il disinteresse della polizia

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 10:56
Abuja - Si è concluso in maniera tragica il rapimento di don Clement Rapuluchukwu Ugwu, parroco della chiesa di San Marco, a Obinofia Ndiuno, nella Ezeagu Local Government Area, nello Stato di Enugu, nel sud della Nigeria. Il corpo in stato di decomposizione del sacerdote è stato ritrovato ieri, 20 marzo, nella foresta, non lontano dal luogo del rapimento. La sera del 13 marzo don Ugwu, era stato prelevato con la forza dalla casa parrocchiale da alcuni banditi che lo avrebbero ferito con un colpo di pistola.
Sua Ecc. Mons. Callistus Onaga, Vescovo di Enugu, ha invitato la polizia a catturare gli assassini del sacerdote ed ha denunciato la serie di violenti omicidii in tutto il Paese. Il Vescovo ha quindi invitato i cristiani a intensificare le preghiere per la salvezza del Paese.
Mons. Onaga ha espresso rammarico per il fallimento delle forze di polizia nel salvare p. Ugwu nonostante le loro assicurazioni sul fatto che erano sulle tracce dei rapitori, mentre questi però continuavano tranquillamente a prelevare denaro dal conto del sacerdote attraverso la carta del bancomat.
“Abbiamo subito denunciato il rapimento di don Ugwu alle forze dell’ordine e da allora sono andato alla stazione di polizia tre volte, eppure continuavano a dirmi 'siamo vicini ai rapitori'. Dubito che stessero facendo qualcosa perché il corpo di don Ugwu è stato trovato a 20 chilometri da casa sua” ha denunciato Mons. Onaga.
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AFRICA/CAMERUN - Ucciso un padre cappuccino centrafricano che operava in Ciad

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 10:08
Yaoundé – Un padre cappuccino di nazionalità centrafricana è stato ucciso in Camerun mentre rientrava nella sua fraternità di Mbaibokoum in Ciad. Secondo quanto comunicato all’Agenzia Fides dalla Custodia Generale dei Cappuccini per il Ciad e la Repubblica Centrafricana, p. Toussaint Zoumaldé si era recato nella diocesi di Bouar, nella parte occidentale del Centrafrica, della quale era originario, per animare un corso di formazione per i sacerdoti locali. Il cappuccino aveva poi preso la via del ritorno nella sua fraternità in Ciad passando per il Camerun. Nella notte tra il 19 e il 20 marzo ignoti lo hanno assalito e ucciso a colpi di arma bianca a Ngaoundéré dove si era fermato per riposare. Al momento i suoi assassini sono introvabili.
P. Toussaint aveva lavorato a lungo come giornalista presso Radio Siriri, della diocesi di Bouar, ed ha composto diversi canti religiosi.
La tragica morte di p. Toussaint Zoumaldé è avvenuta negli stessi giorni della scoperta del corpo di don Clement Rapuluchukwu Ugwu, un sacerdote nigeriano rapito una settimana fa nello Stato di Enugu, e della scomparsa in Burkina Faso di don Joël Yougbaré, parroco di Djibo .
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OCEANIA/AUSTRALIA - La Chiesa verso il Consiglio Plenario del 2020: al centro le sfide dell'evangelizzazione

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 09:53
Sydney - La conferenza "Missione: un cuore, molte voci" in programma dal 13 al 15 maggio a Sidney offrirà ai partecipanti “un'opportunità di ascolto e discernimento, in preparazione al Consiglio Plenario del 2020, che costituirà la più alta forma di riunione delle Chiese locali australiane dal 1937 e intende essere un momento di dialogo e riflessione sul futuro della Chiesa cattolica in Australia”. E’ quanto dichiara, in una nota inviata all’Agenzia Fides, Lana Turvey-Collins, laica cattolica, tra gli organizzatori del Consiglio Plenario del 2020 e dell'evento di maggio, incentrato sul tema delle sfide dell'evangelizzazione per la Chiesa cattolica nel Nuovissimo continente, e organizzato in collaborazione con "Catholic Mission", Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia. La riflessione sarà utile anche in vista della celebrazione del Mese Missionario Straordinario, annunciato dal Papa per l'Ottobre 2019.
Durante l'imminente convegno missionario, Turvey-Collins condurrà una masterclass insieme al presidente del Consiglio Plenario, l'Arcivescovo Timothy Costelloe sdb, con l’obiettivo di stimolare riflessioni sulla visione dei cattolici nella società australiana, in preparazione all’appuntamento del 2020: "Il Consiglio Plenario sta cercando di costruire una visione condivisa di quella che è oggi la missione di Cristo in Australia. Durante la conferenza ‘Missione: un cuore molte voci’, persone provenienti dalle diverse comunità e articolazioni della Chiesa si riuniranno per concentrarsi su questa riflessione”.
Secondo quanto spiegato a Fides da Turvey-Collins, la fase preparatoria del Consiglio, iniziata a maggio 2018 e basata su incontri di dialogo e ascolto, svoltisi in tutto il territorio australiano, ha coinvolto più di 68.000 persone: “Siamo profondamente grati a tutti coloro che hanno contribuito condividendo la loro storia e l'esperienza di fede. Gli incontri aperti di ascolto e dialogo sono stati un'esperienza ricca e fruttuosa per tutti noi", afferma.
Il Consiglio Plenario si terrà in due sessioni: la prima è fissata per ottobre 2020, mentre la seconda si terrà a maggio 2021. La scelta di dividere l’appuntamento in due momenti è dovuta alla volontà di consentire un più profondo discernimento sulle tematiche affrontate nella prima fase.
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AMERICA/BRASILE - Catechista indigeno: il Sinodo rifletta su come assicurare una maggiore frequenza dei sacramenti nelle comunità dell'Amazzonia

Fides IT - www.fides.org - Gio, 21/03/2019 - 09:35
São Gabriel da Cachoeira - La figura dei catechisti è di particolare importanza nella Chiesa amazzonica, in quanto sono loro che portano avanti il lavoro pastorale quotidiano in molte comunità. Agenor Freitas Prado svolge questo servizio nella sua comunità da vent'anni. A Boca da Estrada, sulle rive del fiume Tiquié, vicino al confine tra Brasile e Colombia, nel comune e nella diocesi di São Gabriel da Cachoeira, vivono indigeni di diverse etnie, Tukano, Desano, Piratapuia e Hupda.
Agenor Freitas Prado, parlando all’Agenzia Fides, racconta che ogni domenica presiede la celebrazione della Parola e guida le preghiere durante la settimana. Le celebrazioni sono in lingua Tukano, che è quella predominante nella regione. Agenor ritiene importante che "i libri della Messa, i rituali e le preghiere, siano tradotti nella nostra lingua, seguendo le dinamiche della liturgia. Non abbiamo quei libri, mentre sarebbe importante averli" sottolinea, dal momento che "ci sono già canti nella lingua indigena, è necessario muoversi in questa direzione”.
In vista del Sinodo dei Vescovi per l'Amazzonia e delle nuove vie che la Chiesa desidera intraprendere, parlando a Fides il catechista ritiene sia importante riflettere su come rendere più frequente la celebrazione dell'Eucaristia nella sua comunità, in quanto considerate le distanze e la mancanza di risorse economiche per superarle, l'Eucaristia non viene celebrata più di due volte l'anno. Insieme a questo, il catechista, che appartiene al popolo Desano, riconosce che "la scarsa presenza dei sacerdoti significa non solo che non si celebra l'Eucaristia ma neanche gli altri sacramenti, e ciò intorpidisce la vita della comunità, in quanto molti bambini e giovani non ricevono i sacramenti del Battesimo, dell'Eucaristia, della Penitenza o del Matrimonio”.
Un'altra difficoltà che deve essere affrontata è la pressione della società circostante. Nelle sue parole all'Agenzia Fides, Agenor ne evidenzia le conseguenze: “i giovani indigeni stanno dimenticando i costumi e la cultura degli antenati, inclusa la stessa fede cattolica, e ciò rende difficile la vita della comunità". Nonostante queste difficoltà, precisa che "come catechisti, noi spieghiamo le cose, diamo dei chiarimenti, ma questo non impedisce che poco a poco si vada perdendo quella fede che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno trasmesso”.
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ASIA/INDIA - Il Cardinale Gracias ai cattolici: appello per un "voto responsabile"

Fides IT - www.fides.org - Mer, 20/03/2019 - 11:49
New Delhi - "I cattolici sono chiamati a votare in modo responsabile": è l'appello lanciato ai fedeli indiani dal Cardinale Oswald Gracias, Presidente della Conferenza episcopale dell'India , in una lettera pastorale emanata in occasione delle elezioni generali. Come appreso dall'Agenzia Fides, il Cardinale, che guida l'Arcidiocesi di Bombay, ha invitato i cattolici a "eleggere leader che ascoltino le persone, capiscano i loro bisogni e rispondano in modo efficace". "Esorto ogni comunità a discernere ciò che è meglio per il nostro paese. Dobbiamo votare con giudizio" ha detto il Cardinale.
Nella lettera, pervenuta a Fides, il Cardinale Gracias invita le persone a "esercitare il loro voto come obbligo sacro che si deve al paese": E aggiunge: "Come Pastori, unendoci a tutte le persone di buona volontà, auspichiamo che la nostra comunità possa contribuire al futuro della nostra nazione". Il Presidente della CBCI ribadisce che la Chiesa non si identifica né sostiene alcun partito politico. Riconoscendo il contributo degli ultimi governi agli enormi progressi compiuti dall'India negli ultime decenni, il Cardinale nota che "ciò ha generato una grande speranza per il futuro". Allo stesso tempo, rileva, bisogna preoccuparsi per l'allargarsi del divario tra ricchi e poveri, per le condizioni dei lavoratori occasionali, per il grande stress tra gli agricoltori. Inoltre "l'etica sta perdendo il primato come principio-guida della società. L'economia sembra essere la forza trainante dietro ogni decisione. L'India è una nazione spirituale, eppure Dio viene lentamente spinto verso la periferia", mette in guardia il Cardinale.
Il Porporato cita sette caratteristiche utili a un buon leader politico: lavorare per un'economia che cerca di aiutare i poveri; garantire un ambiente sicuro per tutti, in particolare donne e bambini; salvaguardare i diritti delle popolazioni tribali; prendersi cura dei dalit ; promuovere l'armonia comunitaria; incentivare uno spirito di integrazione nazionale; proteggere l'ambiente. La lettera termina con un appello ai cattolici del paese ad accompagnare con la preghiera il processo elettorale.
Le elezioni generali si terranno, a seconda dei vari stati della Federazione, in sette fasi, dall'11 aprile al 19 maggio e serviranno a eleggere 543 membri della "Lok Sabha", la camera bassa del Parlamento indiano. Il risultato del voto sarà dichiarato il 23 maggio. L'elettorato indiano è di circa 900 milioni di persone. Circa l'80% della popolazione indiana è indù. I musulmani costituiscono quasi il 15% della popolazione, mentre i cristiani sono il 2,3%, accanto ad altre minoranze religiose.
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AFRICA/BURKINA FASO - “Ancora nessuna notizia del sacerdote scomparso” dice a Fides il Vescovo di Dori

Fides IT - www.fides.org - Mer, 20/03/2019 - 11:22
Ouagadougou – “Non abbiamo notizie da quando p. Joël è partito dopo aver celebrato la messa nel villaggio di Bottogui, domenica 17 marzo” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Laurent Dabiré, Vescovo di Dori, nel nord del Burkina Faso, al confine del Mali, dove da domenica scorsa non si hanno notizie di don Joël Yougbaré, parroco di Djibo.
“Le ricerche sono in corso, finora però senza risultato” dice Mons. Dabiré, secondo il quale nulla al momento può essere escluso: “Non sappiamo cosa pensare. Don Joël potrebbe essere stato rapito oppure essersi perduto lungo la strada o aver avuto un incidente”. Il Vescovo aggiunge però che la zona dove è scomparso il sacerdote è resa insicura dalla presenza di gruppi jihadisti, e quindi “siamo molto preoccupati”.
Quello che sappiamo è che don Joël Yougbaré dopo aver celebrato la messa domenicale a Bottogui stava rientrando nella sua parrocchia lungo la strada Djibo-Tongomayel-Nianguel-Sergoussouma.-Bottogui. Il sacerdote è stato visto ripassare a Sergoussouma dove si è fermato tra le 14.30 e le 15. Intorno alle 16,30, allertati da un catechista che voleva sapere se il prete fosse tornato in parrocchia sano e salvo, p. Theodore Kpoda, vice parroco di Djibo, ha provato diverse volte a telefonare al cellulare di don Joël, senza ottenere risposta.
A metà febbraio, un sacerdote spagnolo e quattro doganieri sono stati uccisi in un attacco jihadista nella parte orientale del Burkina Faso , mentre nel vicino Niger un missionario italiano, p. Pierluigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, è stato rapito il 17 settembre 2018 a Tillaberi.
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AMERICA/NICARAGUA - Il Card. Brenes sostiene la partecipazione del Nunzio ai negoziati, i media invitati alla prudenza

Fides IT - www.fides.org - Mer, 20/03/2019 - 11:18
Managua – L'Arcivescovo di Managua, Cardinale Leopoldo Brenes, ha dichiarato ieri dopo la celebrazione della messa per la festa di San Giuseppe, di sostenere la partecipazione del Nunzio apostolico, l'Arcivescovo Waldemar Stanislaw Sommertag, come testimone di accompagnamento al tavolo dei negoziati tra il governo e l'Alleanza Civica. "Penso che il signor Nunzio stia ricoprendo un ruolo molto bello, perché ha detto di tenere aperta la porta del dialogo con il governo, e penso che lo stia facendo" ha detto il Porporato.
Quindi il Cardinale Brenes, che è Presidente della Conferenza Episcopale, ha ringraziato pubblicamente Mons. Sommertag per la sua partecipazione come inviato vaticano e unico rappresentante della Chiesa cattolica ai colloqui, dopo che la Conferenza episcopale del Nicaragua aveva declinato l’invito a partecipare .
Le dichiarazioni del Cardinale vengono dopo la conferenza stampa improvvisata di lunedì 18, sulla porta della Nunziatura, durante la quale il Nunzio apostolico ha affermato che avere un canale di comunicazione aperto con il governo non significa che "si è da una parte". Sommertag ha lamentato il fatto che in Nicaragua "non c'è fiducia, ci sono molte bugie”, quindi ha sottolineato: “io non ho capi o patroni, né di sinistra né di destra, né di dietro né davanti". Con queste affermazioni il Nunzio ha reagito alle diverse critiche espresse sulla sua azione come mediatore e testimone nei negoziati.
Da una fonte di Fides si apprendono le parole del Nunzio: "Non sono neutrale, non posso essere neutrale di fronte alla sofferenza di un popolo. Ma sono imparziale. Ecco, questo sì. Sono onesto e parlo direttamente. Parlo alle persone con i fatti. Ecco perché alcuni stanno parlando male del Nunzio, perché dice le cose in faccia e non mente. Se voi volete, possiamo incontrarci tutti i giorni qui, se avete dubbi sul lavoro del Nunzio" ha aggiunto. "Sfortunatamente, alcuni media stanno tendendo una trappola, in modo che non si riesca a negoziare, penso che ci debba essere un po' di prudenza" ha concluso.
Nel frattempo le trattative sono in attesa di continuare. L'OEA nella persona di Luis Almagro, suo più alto rappresentante, ha subordinato la sua partecipazione al dialogo alla liberazione dei prigionieri politici.

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