AMERICA/BRASILE - Mese missionario straordinario: “Ascoltare la parola di Dio e viverla", dice un Gesuita della Scuola Famiglia Agricola

Fides IT - www.fides.org - Sab, 25/05/2019 - 11:42
Salvador - E' punto di riferimento sicuro per tante famiglie e un luogo di incontro dell’esperienza cristiana per i molti ragazzi che vi hanno trascorso le loro giornate: questa è la "Scuola Famiglia Agricola" di Jaboticaba a Quixaberia, cittadina dell’entroterra brasiliano, nello Stato di Bahia. Fondata nel 1994, la scuola è gestita dai Gesuiti e nasce dalla necessità di offrire un supporto scolastico più adeguato e complessivo ai più bisognosi, ai ragazzi di strada, per arrestare l’esodo verso i grandi centri urbani e valorizzare il territorio attraverso l’agro-ecologia, come strumento per uno sviluppo sostenibile. “Vivo in una piccola comunità a circa 300 Km dalla città di Salvador, nella parrocchia di Capim Grosso della Diocesi di Bonfim" , riferisce in un video-messaggio inviato all'Agenzia Fides il gesuita padre Xavier Nichele. "Opero nella missione chiamata 'missão do sertão' in una zona semi arida, con grande scarsità di pioggia. Da 25 anni sono impegnato con la Scuola Famiglia Agricola, basata sulla pedagogia di alternanza: il modello educativo prevede che gli studenti dimorino per due settimane a scuola e per le seguenti due settimane a casa”. “Saggezza, pratica e teoria si fondono", spiega padre Nichele. "In questo modo la scuola diventa una sorta di seconda famiglia-comunità. Durante il periodo di permanenza scolastico i ragazzi e le ragazze imparano a vivere insieme coltivando la terra e producendo il cibo. Attualmente frequentano la struttura 216 alunni provenienti da 24 municipi della nostra regione”, aggiunge.
La "pedagogia dell’alternanza" è arrivata in Brasile nel 1969 nello Stato di Espirito Santo, dove furono costruite le prime tre scuole rurali, ma dopo oltre 50 anni di attività nel paese, questo modello educativo è ancora poco considerato nell’ambito accademico brasiliano. “Ad oggi la scuola vive soltanto della donazione da parte di gruppi internazionali, dell’aiuto di partenariati locali e della collaborazione delle famiglie”, dichiara il Gesuita. Nonostante le difficoltà, resta ferma la volontà di andare avanti: “L’educazione rimane un grande punto di riferimento per tutta la nostra comunità e continua ad essere oggetto di riflessione. Questa scuola è nata, tanti anni fa, da una richiesta di aiuto”, sottolinea. In conclusione, facendo riferimento al Mese Missionario straordinario, che si celebrerà a ottobre 2019, padre Xavier lancia un messaggio affinché non venga meno questa capacità di ascoltare il prossimo: “Dobbiamo essere capaci di ascoltare la parola di Dio, porla in pratica e collocarla nella nostra vita”.


Link correlati :Guarda il videomessaggio del Gesuita padre Xavier Nichele sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/NIGERIA - Passi avanti per cambiare la mentalità verso le disabilità in Africa

Fides IT - www.fides.org - Sab, 25/05/2019 - 11:29
Owerri - In Africa la mentalità nei confronti dei disabili sta cambiando. Osserva all'Agenzia Fides fratel Franco Lain, religioso dell’Opera don Guanella, congregazione che è presente in Nigeria, impegnata nel servizio ai disabili, da trent'anni: "Stiamo assistendo a una trasformazione. Nel continente ci sono ancora forti ritardi dovuti a mancanza di fondi e a scarsa attenzione delle autorità, ma l’atteggiamento della popolazione si sta lentamente trasformando".
È difficile parlare di un atteggiamento "africano" nei riguardi della disabilità. Ogni Paese, ogni regione ha un suo modo di affrontare il tema. Da sempre, spiega fratel Lain, gli africani hanno visto nel potatore di handicap "qualcosa di strano" che deve essere per forza frutto di un intervento esterno, attribuendo spesso a quello specifico handicap un significato spirituale. Il rischio è che, molto spesso, questo intervento venisse interpretato in senso negativo, come frutto del "malocchio", di colpe dei genitori, di magie fatte da amici o parenti. In passato si arrivava perfino alla soppressione dei bambini disabili. Tendenza, quest’ultima, che si sta riducendo molto. A ciò si aggiungeva la difficoltà nel comprendere la differenza tra "disabilità mentale" e "malattia mentale". Il bambino con sindrome di Down o un disturbo nell'apprendimento veniva assimilato al malato psichico. "Tutti questi atteggiamenti sono ancora presenti nella società africana e complicano molto il modo di approcciare la malattia e la disabilità" osserva fratel Lain . "A ciò va aggiunto che nella maggior parte delle nazioni africane non esistonoprovvedimenti istituzionali di assistenza sociale e manca una visione politica che porti a una autentica integrazione nella società. Così i disabili sono ancora visti come un peso economico e sociale. Molte famiglie, pur non maltrattando i disabili, li chiudono in casa senza alcuna assistenza".
Negli ultimi anni si stanno registrando piccoli, ma incoraggianti segni di cambiamento. "Inizia a esserci una nuova sensibilità tra la gente comune", continua fratel Lain. "Nelle nostre comunità arrivano persone che donano aiuti materiali: un sacco di riso, un piccolo animale, un po’ di farina. Sono piccoli gesti che ci aiutano molto. Ci sono anche donazioni da parte di imprenditori locali e stranieri che lavorano in loco. Gli indiani, per esempio, anche se non cattolici, ci offrono grandi aiuti. Anche gli imprenditori italiani sono altrettanto sensibili".
Al di là degli aiuti, inizia a vedersi anche una nuova sensibilità. "In Nigeria – spiega fratel Lain - la mamma di una ragazza Down ha dato vita a un’associazione che ha creato centri per i ragazzi disabili e fa un attento lavoro di sensibilizzazione. L’associazione è formata dai genitori stessi dei ragazzi portatori di handicap. Sempre in Nigeria stiamo lavorando in alcune scuole per favorire l’integrazione sui banchi. Sono piccole gocce che mostrano un atteggiamento diverso. C’è ancora moltissimo da fare, ma qualche passo avanti è stato compiuto".
La prima visita dei missionari guanelliani in Nigeria si è svolta nel 1989. Nel 1992 è nato il "Don Guanella Center Nnebukw", nella diocesi di Owerri. Il Centro ha come obiettivi la cura, l’educazione e la riabilitazione delle persone disabili o con bisogni speciali, in situazioni come l’epilessia, la sindrome di Down, la paralisi cerebrale e l’autismo, promuovendo così la loro dignità umana e lo sviluppo integrale. Negli ultimi ventisette anni, in questo centro sono state riabilitate centinaia di persone disabili, alcune delle quali sono tornate alle loro famiglie e, a loro volta, sono state reintegrate nella società.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/PAKISTAN - Il Domenicano p. Channan: "Avanti nella missione di promuovere la pace e l'armonia in Pakistan"

Fides IT - www.fides.org - Sab, 25/05/2019 - 10:17
Lahore Asia, organizzazione attiva in 109 paesi del mondo e che in Pakistan coinvolge 63 gruppi di leader religiosi , avvocati, giornalisti, giovani, donne.
Il Domenicano dichiara: "Non è facile portare avanti la nostra missione tra estremismo, fondamentalismo e terrorismo, ma continuiamo il nostro viaggio con speranza, formando le persone per vivere come un'unica famiglia e ad amare l'umanità". E aggiunge: "Sono in questo campo da 34 anni e vedo molti frutti in Pakistan. Proseguiamo in questa missione di amore al prossimo, alla luce dell'insegnamento dell'amore di Gesù Cristo. Ci incoraggia in questa missione il versetto del Vangelo di Matteo 7,12: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro".
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA - Giornata mondiale dell’Africa: i più alti tassi di esclusione scolastica nell’Africa subsahariana

Fides IT - www.fides.org - Sab, 25/05/2019 - 09:50
Madrid - Secondo l'Unesco, l'Africa subsahariana registra i più alti tassi di esclusione scolastica al mondo: dei 262 milioni di giovani e bambini senza istruzione, 97.3 milioni vivono nell'Africa sub-sahariana. Lo ricorda oggi, Giornata mondiale dell’Africa, l’ong gesuita per l’educazione e lo sviluppo “Entreculturas”.
A causa di conflitti, sfollamenti, povertà, disuguaglianza e molte altre cause, 262 milioni di bambini non possono andare a scuola. Di questi, 64 milioni sono ragazzi e ragazze in età di scuola primaria, 61 milioni di scuola secondaria e 138 milioni di scuola secondaria superiore.
Dei 64 milioni di bambini esclusi dalla possibilità di frequentare la scuola primaria, la maggioranza - 35 milioni - vivono nell'Africa sub-sahariana. Dei 61 milioni privi di istruzione secondaria inferiore, 27 sono nell'Africa sub-sahariana, e dei 138 milioni di scuola secondaria, 67 sono nell'Asia meridionale.
Il testo inviato all’Agenzia Fides riporta anche la divisione geografica dei 262 milioni di giovani e bambini senza istruzione: 97,3 milioni nell'Africa sub-sahariana, 96,7 nell'Asia meridionale, 29,9 nell'Asia orientale e sud-orientale, 18,5 nell'Africa settentrionale e nell'Asia occidentale, 12,6 nell'America latina e nei Caraibi, 5, 2 in Europa e Nord America, 0.9 in Asia centrale e 0.8 in Oceania.
Secondo l’Unesco le ragazze incontrano ancora oggi numerosi ostacoli per accedere all'istruzione nella maggior parte delle regioni del mondo, in particolare nell'Africa sub-sahariana, dove le ragazze di tutte le età hanno maggiori probabilità di essere escluse dall'educazione rispetto ai ragazzi.
Nella convinzione che l'educazione sia lo strumento più potente per combattere la disuguaglianza, e sia un diritto umano che, a sua volta, serve come chiave per accedere al resto dei diritti fondamentali, Entreculturas è presente in 14 paesi dell’Africa. Attraverso azioni di cooperazione allo sviluppo cerca di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni vulnerabili attraverso l'educazione, fornendo accesso a un'istruzione di qualità alle popolazioni più svantaggiate, affrontando le situazioni di emergenza o di crisi cronica in cui vivono le popolazioni di vari paesi come il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo, l'Etiopia o la Repubblica Centrafricana. Il lavoro viene portato avanti insieme a Fe y Alegría e al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.
In Africa la Chiesa cattolica gestisce 18.813 scuole materne frequentate da 2.251.425 alunni; 45.088 scuole primarie per 19.170.537 studenti; 15.238 scuole secondarie per 6.367.769 alunni. Inoltre segue 114.086 studenti di istituti superiori e 127.009 universitari .
Categorie: Dalla Chiesa

EUROPA/SPAGNA - Giornata mondiale dell’Africa: i più alti tassi di esclusione scolastica nell’Africa subsahariana

Fides IT - www.fides.org - Sab, 25/05/2019 - 09:50
Madrid - Secondo l'Unesco, l'Africa subsahariana registra i più alti tassi di esclusione scolastica al mondo: dei 262 milioni di giovani e bambini senza istruzione, 97.3 milioni vivono nell'Africa sub-sahariana. Lo ricorda oggi, Giornata mondiale dell’Africa, l’ong gesuita per l’educazione e lo sviluppo “Entreculturas”.
A causa di conflitti, sfollamenti, povertà, disuguaglianza e molte altre cause, 262 milioni di bambini non possono andare a scuola. Di questi, 64 milioni sono ragazzi e ragazze in età di scuola primaria, 61 milioni di scuola secondaria e 138 milioni di scuola secondaria superiore.
Dei 64 milioni di bambini esclusi dalla possibilità di frequentare la scuola primaria, la maggioranza - 35 milioni - vivono nell'Africa sub-sahariana. Dei 61 milioni privi di istruzione secondaria inferiore, 27 sono nell'Africa sub-sahariana, e dei 138 milioni di scuola secondaria, 67 sono nell'Asia meridionale.
Il testo inviato all’Agenzia Fides riporta anche la divisione geografica dei 262 milioni di giovani e bambini senza istruzione: 97,3 milioni nell'Africa sub-sahariana, 96,7 nell'Asia meridionale, 29,9 nell'Asia orientale e sud-orientale, 18,5 nell'Africa settentrionale e nell'Asia occidentale, 12,6 nell'America latina e nei Caraibi, 5, 2 in Europa e Nord America, 0.9 in Asia centrale e 0.8 in Oceania.
Secondo l’Unesco le ragazze incontrano ancora oggi numerosi ostacoli per accedere all'istruzione nella maggior parte delle regioni del mondo, in particolare nell'Africa sub-sahariana, dove le ragazze di tutte le età hanno maggiori probabilità di essere escluse dall'educazione rispetto ai ragazzi.
Nella convinzione che l'educazione sia lo strumento più potente per combattere la disuguaglianza, e sia un diritto umano che, a sua volta, serve come chiave per accedere al resto dei diritti fondamentali, Entreculturas è presente in 14 paesi dell’Africa. Attraverso azioni di cooperazione allo sviluppo cerca di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni vulnerabili attraverso l'educazione, fornendo accesso a un'istruzione di qualità alle popolazioni più svantaggiate, affrontando le situazioni di emergenza o di crisi cronica in cui vivono le popolazioni di vari paesi come il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo, l'Etiopia o la Repubblica Centrafricana. Il lavoro viene portato avanti insieme a Fe y Alegría e al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.
In Africa la Chiesa cattolica gestisce 18.813 scuole materne frequentate da 2.251.425 alunni; 45.088 scuole primarie per 19.170.537 studenti; 15.238 scuole secondarie per 6.367.769 alunni. Inoltre segue 114.086 studenti di istituti superiori e 127.009 universitari .
Categorie: Dalla Chiesa

VATICANO - Il Cardinale Tagle: la famiglia della Caritas Internationalis si occupa dell'umanità

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 12:19
Roma "Lo spirito di condivisione e famiglia che stiamo vivendo oggi, in questa assemblea è l'obiettivo primario che ci siamo posti come Caritas Internationalis. Qui siamo di ogni parte del mondo, accomunati dallo stesso interesse: gli altri, l'umanità, la nostra famiglia universale": lo dichiara all'Agenzia Fides il Cardinale Luis Antonio Tagle che presiede la XXI Assemblea generale di Caritas internationalis, in corso a Roma dal 23 al 28 maggio, con 450 delegati provenienti da 164 nazioni, sul tema “Una sola famiglia umana, una sola casa comune”.
"Quella che viviamo in questi giorni è un'occasione per incontrarci, condividere le diverse realtà, capire come possiamo collaborare sempre meglio gli uni con gli altri. L'idea di organizzare nella platea dei tavoli rotondi, e non sedie allineate, è nata proprio per indicare che questa non è solo una conferenza ma è uno scambio di esperienze, che ci fede tutti affiatati per costruire un futuro solidale", ha spiegato a Fides il Cardinale Tagle.
A quattro anni dall’enciclica Laudato si' l’accento sarà messo sui giovani, sulle donne, sui poveri e sulle questioni del rispetto del Creato. Per i prossimi quattro anni l'organizzazione ha delineato un quadro strategico con 17 obiettivi specifici.
Caritas Internationalis è una confederazione di oltre 160 membri che lavorano a livello di base in quasi tutti i paesi del mondo. Espressione della Chiesa cattolica, la Caritas raggiunge i poveri, i vulnerabili e gli esclusi, indipendentemente da etnia, religione, nazionalità o cultura, per costruire un mondo basato sulla giustizia e sull'amore fraterno.
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/MAROCCO - Dimissioni dell’Arcivescovo di Tanger

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 12:17
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Tanger , presentata da S.E. Mons. Santiago Agrelo Martínez, O.F.M.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/TURCHIA - Nuovi problemi per le Fondazioni legate alle minoranze religiose

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 11:42
Ankara – In Turchia si protrae la situazione di incertezza e disagio in cui versano da anni le Fondazioni collegate alle minoranze etniche, culturali e religiose. E i responsabili di tali organismi non riescono a trovare interlocutori istituzionali disposti a cercare insieme soluzioni ai nodi irrisolti.
Le circa 170 Fondazioni legate a minoranze etniche e religiose presenti in Turchia – comprese quelle animate da ebrei e da cristiani armeni, greci, assiri, siri, caldei, bulgari e georgiani – operano secondo le disposizioni e i regolamenti definiti dalla Direzione generale delle Fondazioni. La situazione di stallo si protrae da almeno sei anni: nel 2013 era stato steso un nuovo regolamento, che di fatto non è mai entrato in vigore, impedendo di rinnovare le cariche dirigenziali delle singole istituzioni. Nel marzo scorso, la Direzione delle Fondazioni ha iniziato a prendere contatto con le diverse comunità per iniziare il processo di applicazione del testo normativo, finora rimasto sulla carta. Ma proprio in tale frangente – secondo quanto riportato da Agos, giornale bilingue armeno-turco con sede a Istanbul – è emerso con chiarezza che il nuovo regolamento prevede non la libera elezione dei dirigenti delle singole Fondazioni, ma la loro “nomina” da parte della Direzione delle Fondazioni. In base alle nuove regole, la stessa Direzione aveva chiesto a marzo alla comunità greco-ortodossa di limitarsi a suggerire possibili candidati per il rinnovo delle cariche amministrative di ogni singola Fondazione ad essa legata. I rappresentanti legali della comunità greco-ortodossa – riferisce ancora Agos – hanno risposto facendo riferimento all'articolo 6 della legge sulle fondazioni, dove si legge che "gli amministratori delle Fondazioni sono eletti tra i loro membri, e le modalità di elezione vengono stabilite attraverso regolamenti interni di ogni Fondazione” .
Sono 67 le Fondazioni che in tutta la Turchia fanno capo alla locale comunità cristiana greco-ortodossa. Quelle legate alla comunità armena sono 50, e quelle legate alla comunità ebraica sono 7. Lo scorso 9 maggio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha respinto per “carenza di documentazione” il ricorso presentata dalla Fondazione del monastero siro ortodosso di Mor Gabriel , che chiedeva di rientrare in possesso di 18 beni immobiliari appartenenti in origine al Monastero, espropriati nel 2008 e rimasti ancora sotto il controllo del Ministero turco del Tesoro, nonostante le promesse di restituzione espresse in passato dall’allora premier turco – oggi Presidente – Recep Tayyip Erdogan. .

Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/BURKINA FASO - “Rimanete in Africa per trasformarla in una terra prospera”: appello dei Vescovi ai giovani

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 11:38
Ouagadougou – Dare concretezza alla Speranza evangelica, guardando soprattutto ai giovani. È l’impegno assunto dai Vescovi che hanno partecipato alla terza Assemblea Plenaria dei Vescovi dell’Africa occidentale , conclusasi a Ouagadougou, in Burkina Faso .
“Nella situazione attuale del nostro continente, la Chiesa deve essere un segno di speranza” afferma il documento finale, pervenuto all’Agenzia Fides. “In modo speciale, esortiamo a dare ai giovani il loro giusto posto nella Chiesa e nella società”, in particolare “sensibilizzandoli ai pericoli della migrazione irregolare”.
“In questo contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle migrazioni, specialmente in Europa. I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere barche sovraccariche di giovani, donne e bambini che affondano tra le onde del Mediterraneo”. Rivolgendosi ai giovani dei loro Paesi. i Vescovi affermano di “comprendere la vostra sete di felicità e di benessere che i nostri Paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà rimangono mali che umiliano e rivoltano le coscienze”. “Tuttavia – continua il messaggio- questa situazione non deve trascinarvi a sacrificare la vostra vita lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare da false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con il duro lavoro e la perseveranza potete avere successo in Africa e, cosa più importante, rendere questo continente una terra prospera”.
Rivolgendosi ai politici, i Vescovi esortano “a combattere tutto ciò che mette in pericolo il bene comune e mina la dignità della persona umana: corruzione, cattiva gestione e traffico di esseri umani in tutte le sue forme. Inoltre, non devote mai allentare gli sforzi per garantire la sicurezza della vita e della proprietà dei vostri concittadini” facendo riferimento al terrorismo che minaccia gli Stati della regione.
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/GHANA - Allarme attentati contro le chiese in Ghana e in altri Paesi dell’Africa occidentale

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 11:10
Accra – “È tempo di rimanere vigili, è dobbiamo vedere cosa possiamo fare per proteggere le persone innocenti che vengono in chiesa per pregare. Sarebbe triste che proprio in chiesa dovessero incontrare la morte” ha detto Sua Ecc. Mons. John Bonaventure Kwofie, Arcivescovo di Accra, nell’annunciare l’elevamento dell’allarme per possibili attentati contro luoghi di culto cristiani in Ghana.
“La sicurezza è diventata un grosso problema dopo quello che è accaduto in Sri Lanka e ciò che sta accadendo in Burkina Faso” ha detto l’Arcivescovo facendo riferimento alle stragi nelle chiese cattoliche nello Sri Lanka la domenica di Pasqua e ai recenti attentati contro le comunità cattoliche e di altre confessioni cristiane nel confinante Burkina Faso .
“Dal momento che la minaccia del terrorismo si sta avvicinando a noi, abbiamo elevato il livello d’allerta per affrontarla” ha detto Mons. Kwofie, che ha incontrato il capo della polizia per concordare le misure di sicurezza per proteggere i fedeli che partecipano alle funzioni religiose domenicali. La Chiesa di Cristo Re, una delle parrocchie dell'Arcidiocesi di Accra, ha già bandito gli zaini come parte delle nuove direttive di sicurezza.
Il Ghana sta rafforzando i controlli ai suoi confini dopo i recenti attacchi di un gruppo salafita in Burkina Faso.
Il 15 febbraio 2019 quattro doganieri burkinabè sono stati uccisi al posto di controllo a Nohao, vicino al confine con il Ghana. Nel corso dell’attacco è stato ucciso p. Antonio César Fernández Fernández, un missionario salesiano spagnolo .
La situazione della sicurezza in Burkina Faso rimane fluida, mentre migliaia di burkinabes si sono riversati nei villaggi di confine del Ghana. Il Centro Africano per gli Studi sulla sicurezza e l'intelligence ha lanciato l’allarme sull’intenzione di gruppi jihadisti salafiti con sede in Burkina Faso, di lanciare attacchi a chiese ed hotel nei Paesi vicini,tra cui Ghana, Benin, Costa d'Avorio e Togo.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/INDIA - Narendra Modi al secondo mandato: "Sarà un Premier migliore"

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 11:06
New Delhi - "Il secondo mandato di Narendra Modi alla guida della nazione lo renderà un Primo Ministro migliore. È un'opportunità per lui per correggere i precedenti errori. E' necessario concentrarsi sulle politiche a favore dei poveri. Anche se in passato è stato considerato un leader che ha diviso il paese, credo che questa volta possa lavorare per migliorare i rapporti con le comunità delle minoranze religiose, in particolare musulmani e cristiani". Con questo auspicio A. C. Michael, avvocato e intellettuale cristiano, Direttore della Ong "Alliance Defending Freedom-India" ex membro della Delhi Minority Commission, commenta all'Agenzia Fides i primi risultati del voto delle elezioni indiane.
Il Baratiya Janata Party del Primo ministro indiano uscente Narendra Modi ha vinto le elezioni, accrescendo il numero dei propri seggi in Parlamento e ottenendo, mentre lo spoglio deve ancora concludersi, oltre 300 seggi su 542 disponibili. Le elezioni si sono svolte in sette fasi, dall’11 aprile fino al 19 maggio, e hanno coinvolto oltre 600 milioni di cittadini votanti . Modi ha annunciato la vittoria della sua Alleanza Nazionale Democratica, la coalizione conservatrice e nazionalista guidata dal suo partito. L'alleanza delle opposizioni, con a capo il Partito del Congresso, secondo le proiezioni, dovrebbe ottenuto circa 85 seggi.
Il partito di Modi era stato sconfitto nelle elezioni locali tenutesi in tre stati indiani nel dicembre scorso, ma i risultati delle elezioni generali lo confermano come leader indiscusso sulla scena politica indiana, forte di un consenso guadagnato anche grazie al nazionalismo di matrice religiosa che caratterizza il suo partito.
P. Devasagayaraj M. Zackarias, Segretario dell'Ufficio per i dalit nella Conferenza episcopale indiana , commenta a Fides: "A Modi chiediamo di riconoscere i diritti dei Dalit cristiani, a partire il diritto alla libertà di religione. Chiediamo di non adottare l'agenda dell'hindutva che polarizza la nazione su base religiosa. Il governo nazionale deve concentrarsi sullo sviluppo della nazione, sulla salute, l'istruzione e lo sviluppo economico dei poveri. Chiediamo di assumere un approccio inclusivo, per il bene comune del paese"
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/COLOMBIA - Appello urgente per i migranti venezuelani: la crisi è fuori controllo, il flusso cresce e preoccupa

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 11:01
Cucuta – Il ministro degli Esteri colombiano Carlos Holmes Trujillo, ha chiesto mercoledì 22 maggio una maggiore cooperazione economica da parte della comunità internazionale per aiutare i venezuelani che sono emigrati a causa della crisi nel loro paese. “Apprezziamo la cooperazione internazionale, ma la crisi migratoria continua a crescere e il futuro prossimo è più preoccupante" ha detto Holmes Trujillo in una conferenza stampa, il cui testo è pervenuto a Fides.
Secondo il funzionario colombiano, sono arrivati in Colombia 1,3 milioni di venezuelani, ma il flusso continua a crescere e oltre 63.000 venezuelani attraversano quotidianamente il confine, di cui 2.500 rimangono nel paese. Citando le stime del FMI , il ministro ha affermato che la Colombia ha bisogno di 1,5 miliardi di dollari per assistere i migranti e i rifugiati. Questo appello è "urgente", ha sottolineato Holmes Trujillo, perché la migrazione venezuelana è "fuori controllo".
La conferma di questa "fuga massiccia" viene anche dal Presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela, Mons. José Luis Azuaje Ayala O.C.D., Vescovo della diocesi di Trujillo, che in una recente intervista alla stampa ha detto: “Spesso noi Vescovi veniamo accusati dal governo di essere degli oppositori. Purtroppo in Venezuela è tutto polarizzato: o è bianco, o è nero. Certo è che se stare dalla parte dei poveri, del rispetto dei diritti umani, vuol dire essere all’opposizione, allora sì: siamo all’opposizione". Mons. Azuaje ha aggiunto che "Bisogna aprire urgentemente un canale per gli aiuti umanitari. Sono milioni quelli che fuggono."
Janeth Marquez, direttrice di Caritas Venezuela, ha sottolineato: "abbiamo quasi 4 milioni di venezuelani che hanno lasciato il Paese con un costo sociale enorme: famiglie spezzate, bambini e anziani lasciati soli. Caritas Venezuela sta facendo tutto il possibile, ma abbiamo mezzi limitati. Chiediamo l’apertura urgente di un canale per gli aiuti umanitari. Questa crisi sta distruggendo la vita di tutti i venezuelani. La maggioranza dei bambini nati negli ultimi cinque anni stanno crescendo in una condizione di malnutrizione cronica. La loro salute ne risentirà per tutta la vita".
La Chiesa colombiana, quasi l’unica istituzione che effettivamente accoglie i venezuelani, denuncia che le sue strutture per i migranti sono al limite della capacità. La diocesi di Cucuta, vicino alla frontiera, in coordinamento con la diocesi venezuelana di San Cristobal, è forse l’unica che riesce a dare qualcosa da mangiare ai migranti in territorio colombiano e, in occasioni speciali come la settimana santa, anche ad inviare aiuto alle Chiese venezuelane. Nel 2019 Cucuta ha inviato un milione di ostie e circa 50 litri di vino per la messa alle comunità venezuelane.
La situazione alla frontiera purtroppo è peggiorata, perché al bisogno di sfamare i migranti si è aggiunta l’insicurezza dovuta a certi gruppi paramilitari che ogni tanto si scontrano fra di loro o con i membri delle forze dell’ordine colombiane per avere il controllo della zona. Così i gruppi di migranti diventano più vulnerabili e iniziano ad apparire fra la popolazione casi di xenofobia contro i venezuelani.
“Si tratta della più grande e più seria migrazione del continente nella sua storia" ha affermato Mauricio García Durán, direttore del Servizio dei Gesuiti ai Rifugiati per l’America latina. “Le situazioni più difficili che sono state registrate riguardano le necessità sanitarie – sottolinea -, con donne e bambini come vittime principali, motivo per cui la domanda di servizi sanitari è aumentata in modo impressionante. C'è una crisi nel sistema sanitario al confine. Ad esempio, nell'Ospedale universitario di Cúcuta, al confine con il Venezuela, il 70% delle donne che partoriscono sono venezuelane”.

Categorie: Dalla Chiesa

VATICANO - Il 27 maggio si apre l’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie

Fides IT - www.fides.org - Ven, 24/05/2019 - 09:36
Roma – I Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie provenienti da tutti i continenti, insieme al Presidente ed ai Segretari generali delle quattro POM si ritroveranno a Sacrofano per la loro Assemblea Generale Annuale, da lunedì 27 maggio a sabato 1 giugno. Le POM costituiscono una rete mondiale a servizio del Papa per sostenere la missione e le giovani Chiese con la preghiera e la carità.
I lavori, che si svolgono alla Fraterna Domus, si apriranno con il benvenuto e la relazione dell’Arcivescovo Giampietro Dal Toso, Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Presidente delle POM. Seguiranno gli adempimenti di rito quindi la prima conferenza, sul tema “La vita come missione”, che sarà tenuta dal Prof. Fabrice Hadjadj, dell’istituto Philanthropos di Friburgo . Nel pomeriggio, dopo i lavori di gruppo e la discussione in aula, il discorso del Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
Martedì 28 maggio p. Eloy Bueno, dell’Università di Burgos tratterà il tema “La teologia della missione”, cui seguiranno i lavori di gruppo e la discussione in aula. Nel pomeriggio verrà presentato il rapporto sugli Incontri continentali delle POM e sul Congresso Missionario Americano , cui seguiranno gli interventi e la discussione.
Mercoledì 29 maggio i membri dell’Assemblea parteciperanno all’udienza generale di Papa Francesco in piazza San Pietro, quindi visiteranno l’Archivio storico di Propaganda Fide al Gianicolo. Nel pomeriggio è prevista la concelebrazione eucaristica presieduta dal Card. Filoni nella Basilica di San Pietro.
Giovedì 30 maggio i Segretari generali delle quattro Pontificie Opere Missionarie presenteranno il rendiconto dell’anno trascorso e la previsione di bilancio. Prenderanno quindi la parola P. Tadeusz Nowak, OMI, Segretario generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede; P. Guy Bognon, PSS, Segretario generale della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo; Suor Roberta Tremarelli, AMSS, Segretaria generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; P. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, Direttore del CIAM e Direttore di FIDES. Si parlerà inoltre del Mese Missionario Straordinario dell'Ottobre 2019. Ad ogni relazione seguirà la discussione in aula e le chiarificazioni.
Venerdì 31 maggio P. Hans Zollner, SJ, Presidente del "Centre for Child Protection" della Pontificia Università Gregoriana, parlerà sul tema “La tutela dei minori” cui seguirà una sessione di lavoro. Nel pomeriggio la relazione di Mons. Carlo Soldateschi, Incaricato dell’Amministrazione, e quella del Consiglio delle Finanze.
Sabato 1 giugno sono previsti i vari adempimenti finali dell’Assemblea e l’intervento conclusivo del Presidente delle POM, l’Arcivescovo Giampietro Dal Toso.
Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/SUD SUDAN - Nomina del Vescovo di Malakal

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 12:24
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Malakal il rev. Stephen Nyodho Ador Majwok, del clero di Malakal, attualmente Vicario generale della medesima diocesi.
Il rev. Stephen Nyodho Ador Majwok è nato il 1° gennaio 1973 nel villaggio di Andong . Ha frequentato le scuole primarie ad Adong e Thawrat Malakal , e successivamente l’Istituto St. Lwanga . Ha studiato Filosofia nel Seminario maggiore nazionale St. Paul in Khartoum, dal 1997 al 2000, e poi Teologia, dal 2000 al 2005. Il 15 maggio 2005 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Malakal. Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto i successivi studi: 2005-2008: Vicario parrocchiale della Cattedrale Christ the King, Malakal; 2008-2009: Parroco ad interim della Cattedrale Christ the King, Direttore del Centro diocesano per la Pastorale; 2009-2013: Parroco della Cattedrale, Coordinatore diocesano per i corsi di pastorale, Cappellano della Gioventù, Membro del Collegio dei Consultori diocesani, Membro del gruppo d’investimento diocesano; 2013-2016: Studi a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana per la Licenza in Teologia Morale; 2016-2018: Studi a Roma presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino per il Dottorato in Teologia Morale; dal 2019 Vicario Generale della Diocesi di Malakal.
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/BOLIVIA - Continuità dell’opera missionaria: il Vicariato di Camiri celebra 100 anni con l’ordinazione del suo nuovo Pastore

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 11:45
Camiri – Il Vicariato apostolico di Camiri è in festa per i cento anni della sua nascita. La data del 22 maggio di un secolo fa ha infatti segnato l'inizio della presenza fissa dei gruppi di missionari che, attraversando le Ande, sono riusciti a dare inizio ad una evangelizzazione organizzata della popolazione locale.
La Conferenza Episcopale della Bolivia ha inviato a Fides una nota e materiale multimediale della ricorrenza, sottolineando che l’intera Conferenza Episcopale partecipa e accompagna la celebrazione del Centenario, il cui motto è "Memoria e profezia, viviamo il Vangelo con gioia".
Per dare rilievo alla ricorrenza giubilare, nella data di nascita del Vicariato di Camiri, 22 maggio, è stata celebrata l'ordinazione episcopale del suo nuovo Pastore, Mons. Jesus Galeote Torno, OFM il quale è stato nominato lo scorso 22 febbraio .
La sera del 21 maggio si è svolta una celebrazione alla vigilia dell’ordinazione episcopale. Il Presidente della CEB, Mons. Ricardo Centellas, che ha guidato la preghiera, ha detto: “Il nuovo pastore dovrà servire questa comunità imitando la figura di Gesù, per portare il popolo alla comunione e all’unione, in modo da dare testimonianza della continuità del lavoro missionario, fondamento della Chiesa”.
La solenne Eucaristia della consacrazione episcopale è stata celebrata il 22 maggio nella Cattedrale del Vicariato, San Francesco di Assisi, ed è stata presieduta dall'Arcivescovo Angelo Accattino, Nunzio apostolico in Bolivia, il quale nell'omelia ha detto al nuovo Vescovo: "Tu sarai il pastore! Dovrai invitare il popolo a seguire Gesù, sulla via della vita!"
Sebbene Camiri si trovi a 630 chilometri da La Paz, per arrivarci bisogna percorrere più di 1000 chilometri in oltre 16 ore di automobile, se tutto va bene e il tempo lo permette. Il Vicariato apostolico è stato eretto il 22 maggio 1919 con il nome di Chaco, affidato ai francescani . L’8 febbraio 1951 prese la denominazione di Cuevo e il 29 marzo 2003 quella attuale. Secondo la Guida delle Missioni Cattoliche, ha una popolazione di 152.600 abitanti di cui 126.700 cattolici. Le parrocchie sono 26, i sacerdoti diocesani sono 11 e quelli religiosi 12, i religiosi sono 15 e le religiose 39, i seminaristi maggiori 5.

Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/FILIPPINE - La Chiesa delle Filippine: "No" al ripristino della pena di morte

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 11:20
Manila - La Chiesa cattolica nelle Filippine si oppone al ripristino della pena di morte nel sistema legale del paese. Lo afferma in un colloquio con l'Agenzia Fides il leader laico cattolico Rodolfo Diamante, membro della Commissione episcopale per la pastorale carceraria, osservando che "i legislatori non dovrebbero approvare le leggi solo per compiacere il presidente Rodrigo Duterte". Il dibattito sulla possibile reintroduzione della pena capitale è tornato in auge dopo che il presidente Duterte ha vinto le recenti elezioni di medio termine: i candidati alleati con il presidente in carica hanno ottenuto 9 dei 12 seggi messi in palio . "I senatori sono eletti dal popolo e devono lavorare il loro benessere dell'intera nazione, non per il presidente. Li esortiamo a studiare attentamente la situazione per affrontare le sfide che attraversano il nostro paese", afferma Diamante .
Il presidente del Senato filippino, Vicente Sotto III, ha affermato che la reintroduzione della pena capitale per alcuni crimini gravi è una possibilità reale ", dato che "diversi uomini alleati di Duterte si preparano a entrare nel Senato". Con l'arrivo di nove senatori favorevoli a Duterte, ora l'assemblea, composta in tutto da 24 senatori, è saldamente sotto il controllo di Duterte.
Una delle proposte più controverse del presidente è quella di reintrodurre la pena di morte. Le Filippine hanno dichiarato illegale la pena capitale nel 1987, l'hanno ripristinata sei anni più tardi e poi l'hanno abolita di nuovo nel 2006. Due nuovi membri eletti dal Senato hanno già espresso pubblicamente il sostegno alla pena di morte. Uno di questi è il parlamentare, Ramon Revilla, l'altro è il nuovo senatore Ronald de la Rosa, ex dirigente di polizia, dichiaratosi favorevole a reintrodurre la pena di morte per crimini legati alla droga.
Secondo Diamante "la pena di morte non è mai stata e non sarà mai una soluzione nè un deterrente alla criminalità. Inoltre, è una misura contro la vita, contro poveri, che non hanno mezzi adeguati per difendersi in tribunale, e non farà altro che acuire la cultura della violenza che ora prevale nel nostro paese". "La popolazione filippina merita qualcosa di meglio", conclude Diamante.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/TERRA SANTA - Un “patto” anti-abusi sui minori per le scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 11:16
Ramallah – Un accordo-quadro sulle politiche di protezione dei minori da seguire negli istituti scolastici che fanno capo al Patriarcato di Gerusalemme dei Latini è stato presentato mercoledì 22 maggio da padre Iyad Twal, direttore delle scuole del Patriarcato in Palestina e Israele. La presentazione dell’accordo è avvenuta presso l’Ahliya College di Ramallah. L’accordo – riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato Latino di Gerusalemme – è stato definito in collaborazione e con il contributo di World Vision international, organizzazione umanitaria indipendente di ispirazione cristiana, fondata nel 1950 dal missionario statunitense battista Robert Pierce.
Negli ultimi due anni, World Vision aveva già sostenuto diversi incontri e corsi di formazione sulle politiche di protezione dei minori rivolte a dirigenti scolastici e assistenti sociali e genitori. Un lavoro che proseguirà nel prossimo futuro, in modo da poter applicare in maniera organica i protocolli sulla protezione dei minori nelle scuole del Patriarcato entro l'inizio del prossimo anno scolastico accademico.
Padre Iyad, nel suo intervento, ha espresso gratitudine e soddisfazione per questa iniziativa, grazie al quale le scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme diventeranno la prima rete di istituti scolastici della regione in grado di dotarsi di un codice organico di misure per prevenire e combattere i fenomeni di abusi sui minori.
Il protocollo punta a garantire che le scuole del Patriarcato rimangano un luogo sicuro e accogliente, dove gli studenti di ogni ordine e grado possano crescere e formarsi al riparo da ogni forma di abuso e discriminazione. L’iniziativa è diretta a sensibilizzare anche i genitori e le reti familiari, coinvolgendole nel comune impegno per la tutela dei minori da ogni violenza. .

Categorie: Dalla Chiesa

AFRICA/CENTRAFRICA - “L’arrivo di migliaia di Peuls con milioni di bovini destabilizza il sud-est” dice Mons. Aguirre

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 11:03


Bangui – “I signori della guerra locali stanno facilitando la progressione dei pastori Peuls nella nostra zona, creando allarme tra la popolazione” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños,
“In tutto il Sahel lo spostamento dei Peuls con milioni di bovini sta destabilizzando intere aree di Nigeria, Niger, Burkina Faso, Camerun, Ciad ed ora Repubblica Centrafricana, per i conflitti che suscitano tra questa popolazione di pastori nomadi e quelle locali, di agricoltori sedentari” spiega Mons. Aguirre.
“La causa di questo movimento è la desertificazione che costringe i Peuls ad andare alla continua ricerca di nuovi pascoli e fonti d’acqua. Purtroppo i Peuls, che sono ben armati, nel loro percorso lasciano una scia di sangue che si allunga di giorno in giorno” dice il Vescovo. “In Centrafrica sono già arrivati a migliaia. Hanno creato un corridoio che scende dal Ciad che arriva in Centrafrica nell’area di N'Délé, nel nord. Da qui scendono giù verso Bangassou nel sud-est attraversando le missioni di Zémio, Boqui e di Obo. Sono migliaia di uomini, donne, bambini con le loro mandrie che si stanno dirigendo nella nostra zona”.
Mons. Aguirre non nasconde la sua preoccupazione perché “se i flussi dovessero continuare a questi ritmi, entro pochi anni, nel sud-est del Centrafrica potrebbe arrivare fino a due milioni di Peuls. Le popolazioni locali sono allarmate per il loro futuro. La cosa certa è che si sta facendo di tutto per aprire dei corridori attraverso i quali passano i Peuls alla ricerca di acqua e pascoli. I signori della guerra hanno avanzato la richiesta di trasformare una parte dell’area della missione di Obo in un parco naturale in modo da cacciare gli agricoltori e permettere l’insediamento dei Peuls con milioni di capi di bestiame”. “Questa è una parte della guerra che stiamo vivendo in Centrafrica aggiunge. “Uno dei signori della guerra legato ai Peuls è Ali Darassa, un Fulani nigeriano, ed è il principale organizzatore di questi corridori.”
“Capiamo il dramma dei Puels vittime della desertificazione, ma nessuno ha chiesto il permesso alle popolazioni centrafricane che già vivono in condizioni durissime. Inoltre i Peuls sono musulmani e le popolazioni locali sono cristiane, accentuando le tensioni interreligiose già presenti in Centrafrica” aggiunge Mons. Aguirre, che accoglie da due anni nella cattedrale di Bangassou circa duemila musulmani, minacciati di morte dalle locali bande anti Balaka .
Il movimento dei Peuls rischia di coinvolgere altri Paesi. “A febbraio – racconta il Vescovo – diversi Peuls con le loro mandrie hanno attraversato il fiume Bomu, il cui guado in quel periodo è possibile, installandosi nella foresta di Garamba, nel nord della Repubblica Democratica del Congo, dove si trovano pascoli in abbondanza. L’esercito congolese però li ha respinti con forza in Centrafrica”.
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/MESSICO - Il Vescovo Castro: la violenza nello stato di Morelos compromette il futuro dei giovani

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 10:42
Città del Messico – Nella classifica del 2019, tra le 10 città più violente del mondo, in cima alla lista Acapulco e Tijuana. In quella delle 50 città violente si aggiungono Ciudad Victoria, Tamaulipas, Ciudad Juarez, Chihuahua, Irapuato, Guanajuato.
In un'intervista all'Agenzia Fides, mons. Ramón Castro Castro, vescovo della diocesi di Cuernavaca, ha parlato delle violenze presenti nello Stato di Morelos: “Nelle statistiche dei crimini di alto impatto per ogni centomila abitanti, il nostro piccolo Stato è uno dei principali ed è sempre stato tra i primi dieci per rapimenti, reati e per produzione e spaccio di droga”.
Castro afferma che tra gli elementi che caratterizzano la violenza all'interno dello Stato vi sono l'impunità e la corruzione. “Bande criminali si sono divise il territorio obbligando al pagamento di tasse forfettarie quasi il 75% delle imprese e delle aziende di Morelos. Inoltre, la corruzione degli ultimi sei anni di governo ha permesso alle bande criminali di operare liberamente”.
“Tra queste bande, i ‘colombiani’ – continua il Vescovo - sono un gruppo insediato dallo stato orientale di Morelos effettuando riciclaggio di denaro sporco. Prestano denaro ai poveri e ai bisognosi con alti tassi di interesse e quando le persone non pagano i loro debiti, li picchiano o li uccidono.”
“Nei progetti del microcrimine rientra anche il reclutamento di giovani in cerca di lavoro. Il più delle volte i disoccupati sono coinvolti, con la forza, plagiati e minacciati di uccidere le loro famiglie se non seguono gli ordini imposti. La Chiesa, in questo contesto, cerca di servire le vittime e le famiglie delle vittime attraverso la Pastorale della Consolazione e i Centri di ascolto, dove sono assistiti e seguiti da professionisti specializzati che li aiutano ad affrontare le loro sofferenze e tragedie”, commenta Castro.
“Il crimine organizzato – prosegue – sta diventando un vero e proprio cancro in tutto lo Stato, spiega il vescovo. Due settimane fa, nella piazza principale della Città, conosciuta come Zócalo, due uomini d'affari sono stati assassinati in mezzo alla gente alla luce del giorno, e altre due persone sono rimaste ferite. Fuori dal nostro Seminario sono state uccise tre persone, a Paloma de la Paz, nei dintorni, sono morti ammazzati due parrucchieri. La maggior parte di questi omicidi sono avvenuti per mancati pagamenti.”
“Per quanto riguarda le attività pastorali, anche quest’anno abbiamo organizzato la marcia per la pace; tutti i giorni a mezzogiorno preghiamo l’Angelus invocando la pace nei cuori delle famiglie, il lavoro e una reale costruzione della pace nello Stato di Morelos e tutta la Chiesa. La prossima marcia sarà sabato 1 giugno”.
Lo Stato di Morelos è uno dei più colpiti dal terremoto del 19 settembre 2017. Dei 320 templi danneggiati, 189 sono stati ricostruiti circa il 50%. Il Vescovo Castro esorta tutta la Chiesa “a non rimanere indifferente alle situazioni di dolore dei fratelli, poiché tutti i cattolici sono un corpo unico. Quello che accade alle membra, colpisce il cervello e il cuore. Affidiamoci alla preghiera per raggiungere la pace e la giustizia di cui abbiamo bisogno”
Categorie: Dalla Chiesa

AMERICA/BRASILE - Incontro delle Diocesi di frontiera: la famiglia continua a essere l’istituzione fondamentale della società

Fides IT - www.fides.org - Gio, 23/05/2019 - 09:42
Pelotas – “Viviamo in un contesto sociale di forti cambiamenti nelle dinamiche sociali che hanno interessato soprattutto le nostre famiglie e i giovani. È possibile notare in tutti questi aspetti, luci e ombre, ma soprattutto sottolineiamo che la famiglia continua ad essere molto apprezzata come uno spazio di intimità, affetto e reciprocità tra le generazioni”. E’ quanto sottolinera il comunicato finale del 34.mo incontro delle diocesi di frontiera, tenutosi a Pelotas, in Brasile, dal 20 al 22 maggio.
Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiose e laici delle diocesi di frontiera di Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay, hanno condiviso questi giorni di riflessione e condivisione fraterna, analizzando "gli scenari ideologici che hanno un impatto sulla famiglia e sui giovani, al fine di promuovere la cultura della vita dei nostri popoli".
Il comunicato pervenuto a Fides informa che durante l’incontro sono stati presi in considerazione “diversi scenari contraddittori, che riaffermano comunque l'importanza che la famiglia continua ad avere come istituzione fondamentale nelle nostre società e come la prima trasmettitrice dei valori e della fede”. Inoltre sono state condivise alcune esperienze di lavoro svolte nei diversi paesi, in difesa della vita dei più indifesi e vulnerabili.
I partecipanti condannano tutte le situazioni che attentano allo sviluppo umano integrale e alla libertà responsabile come base dei progetti di vita. “Particolarmente negative – proseguono - sono le tendenze verso l'individualismo, la competitività sfrenata, la cultura del consumismo o la relativizzazione della verità e dell'etica”.
Convinti che "l'amore vissuto nelle famiglie è una forza costante per la vita della Chiesa" , i partecipanti all’incontro incoraggiano a promuovere “spazi ed esperienze che suscitino uno sguardo critico sulla cultura del provvisorio e dell'effimero”. “Una visione che contribuisca a promuovere la cultura della vita e la dignità delle persone per rafforzare le famiglie in cui si viva l'uguaglianza, l'affettività, la responsabilità, l'ospitalità, la dedizione reciproca e la cura per i più deboli. Una sguardo che consenta alle famiglie di accedere al lavoro, alla casa, alla salute e all’istruzione completa per i figli”.
All’incontro hanno partecipato: per l’Argentina: Diocesi di Concordia, Corrientes, Formosa e Santo Tomé. Brasile: Diocesi di Bagé, Chapecó, Pelotas, Santo Ângelo e Uruguaiana. Paraguay: Diocesi di Encarnación. Uruguay: Diocesi di Melo, Salto e Tacuarembó.
Categorie: Dalla Chiesa

Pagine