ASIA/UZBEKISTAN - L’arte a servizio del dialogo ecumenico

Fides IT - www.fides.org - 9 ore 59 min fa
Tashkent - La comunità dei fedeli cattolici dell’Uzbekistan è profondamente impegnata nel percorso di dialogo con le altre confessioni cristiane. Lo riferisce all’Agenzia Fides l’Amministratore Apostolico dell’Uzbekistan, il francescano p. Jerzy Maculewicz: “Nel teatro comunale della città di Fergana abbiamo organizzato un evento che ha coinvolto tutte le comunità cristiane presenti nella zona. I membri delle varie confessioni hanno preparato dei pezzi musicali o dei piccoli spettacoli teatrali, ognuno dei quali preceduto dal saluto del rispettivo Pastore. E’ stato un prezioso momento di incontro e dialogo che ha coinvolto sette diverse comunità: il teatro stracolmo, c’era persino molta gente in piedi. Molti hanno chiesto di ripetere l’evento, estendendolo anche ai fedeli delle altre città”.
La vocazione al dialogo ecumenico è una prerogativa della Chiesa cattolica uzbeka che, in vari periodi dell’anno, organizza momenti di incontro con le altre confessioni: una delle principali occasioni è la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Racconta a tal proposito l’amministratore apostolico: “Anche quest’anno abbiamo organizzato un incontro di preghiera a cui hanno preso parte rappresentanti e fedeli di quattro confessioni: i luterani, gli armeni, i protestanti del Pieno Vangelo e i protestanti della Nuova Chiesa Apostolica. La tematica di quest’anno era ‘Ci trattarono con gentilezza’, frase tratta dal brano degli atti degli apostoli in cui si racconta il naufragio di San Paolo a Malta. Ogni rappresentante religioso ha pregato per l’unità dei cristiani ed abbiamo concluso il momento di preghiera distribuendo tra ii presenti del pane, come simbolo di ospitalità”.
In Uzbekistan, la fede cattolica è riconosciuta come “religione tradizionale”, insieme islamica, ortodossa, luterana, armena ed ebraica: la comunità di fedeli gode quindi di riconoscimento e rispetto da parte della popolazione. Il Paese rappresenta un grande laboratorio di dialogo interetnico e interreligioso: vi convivono, infatti, esponenti di 80 diverse nazionalità che si riuniscono in centri culturali con cui la comunità cattolica si relaziona costantemente. L'80% della popolazione uzbeka è di religione islamica, l'8% si riconosce nella Chiesa russo-ortodossa, mentre altre confessioni religiose sono minoritarie.
Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/SRI LANKA - "Alfabetizzazione emotiva" per studenti, per superare le ferite della guerra

Fides IT - www.fides.org - 10 ore 34 min fa
Colombo - Aiutare le persone, in particolare i giovani e gli studenti, a gestire le proprie emozioni in modo efficace, appropriato e produttivo. Sviluppare interazioni sociali positive con altre persone nella società, anche di diversa cultura, etnia e religione: con queste finalità, particolarmente utili nel tessuto sociale dello Sri Lanka, nazione ferita da oltre 25 anni di guerra interetnica, la Chiesa cattolica ha avviato uno speciale programma di "alfabetizzazione emotiva" nelel scuola. Come appreso dall'Agenzia Fides, la Caritas Sri Lanka, servizio sociale dei Vescovi cattolici dello Sri Lanka, ha selezionato 12 scuole selezionate distribuite su sei diocesi dove avviare i seminari. L'obiettivo di questo progetto è aumentare il benessere e la resistenza tra gli studenti della scuola per contattare, riconoscere e gestire le proprie emozioni. Questo, si afferma, sarà utile anche a prevenire autolesionismo o comportamenti che giugno al tentato suicidio da parte dei giovani, riscontrato in alcuni casi. Inoltre, attraverso questo programma, gli insegnanti delle scuole saranno anche in grado di comprendere il loro ruolo e identificare i segni di sofferenza nei bambini.
Come parte del programma, la Caritas Sri Lanka ha formato un gruppo di consulenti di etnia e cultura singalese e medium tamil che visitano le diverse suole. I consulenti di Jaffna, Mannar e Trincomalee operano on il supporto del noto psichiatra consulente Dr. Sivathas Sivasubramanium. "Il programma inizierà presto coinvolgendo 12 scuole. I bambini impareranno ad avere un sano benessere mentale e l'assistenza e il supporto psicologico fornito migliorerà la coesione sociale",nota a Fides il dott. Sivasubramanium.
Il programma di alfabetizzazione emotiva acquisisce particolare importanza poiché i bambini hanno sofferto molto in passato a seguito della sanguinosa guerra civile dello Sri Lanka, iniziata nel 1983 e durata 26 anni. La guerra, che ha causato circa 100.000 vittime, è stata combattuto su basi etniche tra i ribelli tamil e il governo a maggioranza singalese. Le due comunità erano divise anche da un fattore religioso, essendo, su una popolazione di circa 22 milioni di abitanti, i singalesi di religione buddista, e i tamil di religione indù.
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EUROPA/ITALIA - I Comboniani: “In comunione con tutta la Chiesa, per annunciare, testimoniare e vivere il Vangelo"

Fides IT - www.fides.org - 11 ore 1 min fa
Roma - “Abbiamo preso atto che nel cambiamento epocale che stiamo vivendo, la missione è chiamata ad assumere un nuovo paradigma per continuare il proprio mandato in una realtà che presenta forti discontinuità con il passato. Un aspetto importante di questo nuovo paradigma è offerto dall’approccio che si può definire 'ministeriale' - usando un termine con accezione di carattere ecclesiale”. Lo afferma all’Agenzia Fides fratel Alberto Parise, missionario comboniano. Il contributo dei fratelli comboniani nella storia dell’istituto si è modificato con l’evolversi della missione lungo il corso degli ultimi 150 anni. Al tempo di Comboni, i "fratelli" erano numerosi quanto i preti e svolgevano un ruolo di pionieri nella fondazione delle stazioni missionarie: erano i cosiddetti "artigiani della missione". Oggi la loro opera si apprezza nelle cosiddette "équipe ministeriali", composte di diversi missionari, con specifiche competenze e doni personali, che collaborano in fraternità, nell'opera pastorale e sociale. Queste, rileva fratel Alberto, sono autentiche "fraternità di discepoli-missionari", inserite nelle Chiese locali, che cooperano con la società civile per una trasformazione sociale ispirata ai valori del Regno.
In tal senso, parlando del cammino di rigenerazione iniziato dalla Famiglia Comboniana nell’ultimo Capitolo generale del 2015, fratel Parise afferma: “Il magistero di Papa Francesco insiste sulla visione di una Chiesa ministeriale, cioè fraterna, sinodale, collaborativa e che testimonia la gioia del Vangelo con l’annuncio, con lo stile di vita e con il servizio”, spiega fratel Parise. Con questa visione rinnovata - prosegue - per l’anno 2020 desideriamo proporre una riflessione sul tema della ‘ministerialità’, con un approccio che parta dall’esperienza, dal suo potenziale trasformativo e dalle sue criticità, per discernere corsi d’azione rinnovati”. Ma cosa richiede un approccio ministeriale alla missione? “Per ministerialità - precisa il religioso - s’intende la responsabilità missionaria di tutti i battezzati, senza eccezioni, di far emergere il Regno di amore e di giustizia instaurato dalla persona e dall’avvenimento di Gesù Cristo in mezzo a noi. Anche Daniele Comboni, il nostro fondatore, non proponeva semplicemente una strategia organizzativa bensì un modo di essere Chiesa matura, che vive, annuncia e testimonia il Vangelo”.
Le “esperienze di ministerialità” si concretizzano maggiormente in situazioni di frontiera o verso i gruppi umani emarginati: “Ad esempio, nelle periferie urbane o nelle grandi baraccopoli in Africa - riferisce il missionario - oppure fra le popolazioni di pastori seminomadi in Asia centrale, dove i nostri padri e le nostre sorelle lavorano in collaborazione con i laici in uno stesso progetto pastorale”. “Ci sentiamo chiamati a riqualificare la nostra presenza come comunità - sottolinea fratel Alberto - in linea con le priorità che abbiamo identificato in ogni continente, sviluppando delle pastorali specifiche o di settore in quegli ambiti e facendolo con un approccio sinodale, partecipato e inserito nella chiesa locale e nella società civile”.
Tra le altre iniziative previste in quest’anno di approfondimento, anche un Forum sulla ministerialità sociale, che si svolgerà a Roma dal 18 al 22 luglio 2020: “Questo evento speciale - riferisce fratel Parise - è parte di un cammino più ampio che stiamo percorrendo come Famiglia comboniana, che prevede anche una mappatura di tutte le esperienze di ministero sociale della Famiglia comboniana. L’obiettivo - conclude - è quello di sviluppare una visione ed un linguaggio condivisi, fare rete e costruire movimenti di trasformazione evangelica della realtà sociale”.

Link correlati :Guarda la video intervista a fratel Parise sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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ANALYSE/OMNIS TERRA - Soudan du Sud : vers la paix

Fides FR - www.fides.org - 12 ore 1 min fa
La paix semble à portée de main. Le Soudan du Sud connait une phase cruciale de son histoire. Le chemin est ouvert pour mettre un terme au conflit civil en cours depuis six ans. Le Président Salva Kiir a en effet annoncé une entente avec le responsable des rebelles, Riek Machar, en vue de la formation d’un gouvernement d’unité nationale. La population sud-soudanaise contemple cet accord avec trépidation et dans l’espérance après des années de souffrance.
L’accord de paix qui durait depuis septembre 2018, le plus long de la très brève histoire du Soudan du Sud, était sur le point de finir comme les nombreux autres signés auparavant. Il semblait que s’approchait à nouveau le cauchemar de la guerre civile qui, en moins de sept ans, a fait quelques 350.000 morts, causé l’évacuation et l’expatriation de près de 4 millions de personnes et réduit 7 millions de citoyens dans une situation d’urgence alimentaire. La nation la plus jeune du monde, qui s’est détachée du Soudan seulement en 2011, fait partie de celles qui recourent le plus fréquemment aux enfants soldats – à raison de quelques 20.000 – et elle ne parvient pas à exploiter les énormes potentiels d’une zone riche en ressources.
Le geste éclatant du Pape François qui, en avril 2019, avait invité les responsables politiques et religieux du pays au Vatican, leur baisant les pieds et les implorant de prendre un engagement solennel en faveur de la paix semblait, lui aussi, un lointain souvenir. Puis est arrivée, inattendue, la plus grande surprise. « Le compromis auquel nous sommes parvenus aujourd’hui – a déclaré le Président Kiir le 15 février alors qu’il semblait désormais impossible de parvenir à un accord sur la composition de l’Etat acceptée par le gouvernement et les oppositions – constitue une douloureuse décision, peut-être la plus difficile de ma vie, mais dans le même temps, elle représente un passage nécessaire si nous voulons parvenir à la paix ». C’est en ces termes que Salva Kiir annonçait avoir accepté la demande de réduire à 10 – contre 32 actuellement – le nombre des Etats du Soudan du Sud, mettant fin aux spéculations concernant l’imminente rupture des négociations en vue de la formation du gouvernement d’unité nationale – prévu par le Revitalized Agreement on the Resolution of the Conflict signé en septembre – et le retour immédiat à l’état de guerre. « En avril dernier – a-t-il ensuite ajouté – nous avons été au Vatican en présence des trois responsables religieux mondiaux – le Pape, l’archevêque de Canterbury, primat de la communion anglicane et le modérateur de l’église presbytérienne d’Ecosse NDR. Nous avons prié et le Pape nous a baisé les pieds. Nous ne pouvons pas l’oublier. Cela a été une bénédiction pour notre pays et nous ne pouvons pas ne pas respecter notre promesse en recommençant à nous faire la guerre ».
Se présente désormais le défi de la formation du gouvernement d’unité nationale alors que le responsable de l’opposition armée, Riek Machar – ancien dauphin de Salva Kiir – a fait filtrer son opposition à la création de trois nouvelles zones administratives – le nouvel accord prévoit, outre la réduction du nombre des Etats, l’institution des trois administrations de Ruweng, Pibor et Abye NDR. Cependant, des éléments permettant d’espérer des pas en direction de la paix sont bel et bien présents : la déclaration explicite du Président, le retour à Juba, le 16 février, de Riek Machar en personne de son exil à Khartoum, l’unité démontrée par tous les acteurs internationaux impliqués – Union africaine, UE, Autorité intergouvernementale pour le Développement, Etats-Unis – liant les aides au maintien de la paix.
Le pays tire ainsi un énorme soupir de soulagement mais est dans l’attente de nouvelles concernant la formation du gouvernement et donc l’avenir du pays. C’est ce qu’évoque dans le cadre d’un entretien accordé à l’Agence Fides Sœur Elena Balatti, religieuse combonienne se trouvant depuis 20 ans au Soudan du Sud, journaliste et observatrice attentive de la situation.
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Categorie: De l’Eglise

NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - South Sudan, peace is near

Fides EN - www.fides.org - 12 ore 13 min fa
Peace is at hand. South Sudan is experiencing a crucial phase in its history: the path to end the civil conflict that has been going on for six years is open. The president, Salva Kiir, has announced an agreement with rebel leader, Riek Machar, for the formation of a government of national unity. The South Sudanese population looks to the pact with trepidation and hope, after years of suffering.
The peace agreement that lasted since September 2018, the longest in the very short history of South Sudan, was about to end like so many other initiatives. The nightmare of the civil war that seemed to have killed nearly 350,000 in less than seven years, caused the internal and external displacement of almost 4 million people and reduced 7 million citizens at the end of their rope with regards to food emergency, seemed to be near again. The youngest nation in the world, which separated from Sudan only in 2011, is among those that most frequently resort to the use of child soldiers, around 20 thousand, and is unable to exploit the enormous potential of an area rich in resources.
Even the sensational gesture of Pope Francis, who in April 2019 had invited political and religious leaders to the Vatican, kissing their feet and begging them to make a solemn commitment to peace, seemed a distant memory. Then the biggest surprise came unexpectedly. "The compromise we have reached today - said President Salva Kiir on February 15, when it was now impossible to reach an agreement on the new composition of the state that would satisfy government and opposition - is a painful decision, perhaps the most difficult of my life, but at the same time it represents a necessary step if we want to achieve peace". With these words, Kiir announced that he had accepted the requests to reduce the States of South Sudan to 10 and put an end to speculations about the imminent breakdown of the negotiations for the formation of the government of national unity and the immediate return to war. "Last April - he added - we were in the Vatican in the presence of the 3 world religious leaders . We prayed and the Pope kissed our feet. We cannot forget this. It was a blessing for our Country, we cannot ignore it by going back to war".
The challenge of the formation of the government of national unity now presents itself, while the leader of the armed opposition Riek Machar has leaked his opposition to the creation of three new administrative areas But elements that bode well for peace are clear: the explicit declaration of the President; the return to Juba, on February 16, of Machar himself, from the exile of Khartoum; the unity shown by all the international actors involved in binding aid for peacekeeping.
The Country, therefore, breathes a huge sigh of relief but awaits news on the formation of the government and therefore on the future of the country. Sister Elena Balatti, a 20-year Comboni resident in South Sudan, a journalist and a careful observer of the situation, speaks to Fides.

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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Sud Sudan, la pace è vicina

Fides IT - www.fides.org - 12 ore 47 min fa
La pace è a portata di mano. Il Sud Sudan vive una fase cruciale della sua storia: è aperta la strada per porre fine al conflitto civile in corso da sei anni. Il presidente, Salva Kiir, ha annunciato infatti un’intesa con il leader dei ribelli, Riek Machar, per la formazione di un governo di unità nazionale. La popolazione Sudsudanese guarda con trepidazione e speranza al patto, dopo anni di sofferenza.
L’accordo di pace che durava dal settembre del 2018, il più lungo della brevissima storia del Sud Sudan, stava per esaurirsi come tanti altri siglati prima. Sembrava nuovamente vicino l’incubo della guerra civile che in meno di sette anni ha fatto circa 350mila morti, causato lo sfollamento interno ed esterno di quasi 4 milioni di persone e ridotto 7 milioni di cittadini allo stremo in emergenza alimentare. La nazione più giovane al mondo, staccatasi dal Sudan solo nel 2011, è tra quelle che con maggiore frequenza ricorrono all’utilizzo di bambini soldato, circa 20 mila, e non riesce a sfruttare le enormi potenzialità di un’area ricca di risorse.
Anche il clamoroso gesto di Papa Francesco, che nell’aprile 2019 aveva invitato i leader politici e religiosi in Vaticano, baciando loro i piedi e a implorandoli di prendere un solenne impegno per la pace, sembrava un lontano ricordo. Poi è giunta inaspettata la sorpresa più grande. “Il compromesso a cui siamo giunti oggi – ha dichiarato il presidente Salva Kiir il 15 febbraio, quando ormai risultava impossibile giungere a un accordo sulla nuova composizione dello Stato che accontentasse governo e opposizioni – è una dolorosa decisione, forse la più difficile della mia vita, ma allo stesso tempo rappresenta un passaggio necessario se vogliamo arrivare alla pace”. Con queste parole, Kiir annunciava di aver accolto le richieste di ridurre a 10 gli Stati del Sud Sudan e metteva fine alle speculazioni riguardo l’imminente rottura delle trattative per la formazione del governo di unità nazionale e il ritorno immediato alla guerra. “Lo scorso aprile – ha poi aggiunto - siamo stati in Vaticano alla presenza dei 3 leader religiosi mondiali . Abbiamo pregato e il Papa ci ha baciato i piedi. Non possiamo dimenticare questo. E' stata una benedizione per il nostro Paese non possiamo disattenderla tornando a farci la guerra”.
Si presenta ora la sfida della formazione del governo di unità nazionale, mentre il leader dell’opposizione armata Riek Machar - ex delfino di Kiir - ha fatto trapelare la sua opposizione alla creazione di tre nuove aree amministrative . Ma elementi che fanno ben sperare verso la pace sono chiari: l’esplicita dichiarazione del Presidente; il ritorno a Juba, il 16 febbraio, dello stesso Machar, dall’esilio di Khartoum; l’unità mostrata da tutti gli attori internazionali coinvolti nel vincolare gli aiuti alla tenuta della pace.
Il Paese, quindi, tira un enorme sospiro di sollievo ma attende notizie sulla formazione del governo e dunque sul futuro del paese. Ne parla all’Agenzia Fides Suor Elena Balatti, comboniana da 20 anni residente in Sud Sudan, giornalista e attenta osservatrice della situazione.

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Categorie: Dalla Chiesa

ASIA/UZBEKISTAN - Art at the service of ecumenical dialogue

Fides EN - www.fides.org - 14 ore 11 min fa
Tashkent - The community of Catholic faithful of Uzbekistan is deeply involved in the path of dialogue with other Christian denominations. The Apostolic Administrator of Uzbekistan, the Franciscan Fr. Jerzy Maculewicz: "In the municipal theater of the city of Fergana we organized an event that involved all the Christian communities present in the area. The members of the various confessions prepared musical pieces or small theatrical performances, each of which preceded by the greeting of the respective Pastor. It was a precious moment of meeting and dialogue that involved seven different communities: the theater was packed, there were even many people standing. Many asked to repeat the event, also extending it to the faithful of other cities".
The vocation to ecumenical dialogue is a prerogative of the Uzbek Catholic Church which, at various times of the year, organizes moments of meeting with other confessions: one of the main occasions is the Week of Prayer for Christian Unity. In this regard, the apostolic administrator tells us: "Also this year we organized a prayer meeting in which representatives and faithful of four confessions took part: the Lutherans, the Armenians, the Protestants of the Full Gospel and the Protestants of the New Apostolic Church. This year's theme was 'They treated us kindly', a phrase taken from the passage of the Acts of the Apostles which talks about the shipwreck of Saint Paul in Malta. Each religious representative prayed for Christian unity and we concluded the moment of prayer by distributing bread among those present, as a symbol of hospitality".
In Uzbekistan, the Catholic faith is recognized as a "traditional religion", as well as Islamic, Orthodox, Lutheran, Armenian and Jewish: the community of faithful therefore enjoys recognition and respect by the population. The Country represents a great laboratory of inter-ethnic and interreligious dialogue: in fact, there are representatives of 80 different nationalities who gather in cultural centers with which the Catholic community constantly relates. 80% of the Uzbek population is Islamic, 8% recognize themselves in the Russian Orthodox Church, while other religious denominations are minorities.
Categorie: From the church

ASIA/SRI LANKA - "Emotional literacy" for students, to overcome the wounds of the war

Fides EN - www.fides.org - 14 ore 16 min fa
Colombo – To help people, especially young people and students, deal with their emotions effectively, appropriately and productively. To develope positive social interactions with other people in society, also of different culture, ethnicity and religion: with these purposes, particularly useful in the social fabric of Sri Lanka, a nation wounded by over 25 years of interethnic war, the Catholic Church has launched a special program of "emotional literacy" in schools. As Agenzia Fides learns, Caritas Sri Lanka, the social service of the Catholic Bishops of Sri Lanka, has selected 12 schools spread over six dioceses to start the seminars. The goal of this project is to increase well-being and endurance among school students to contact, recognize and handle their emotions. This, will also be useful in preventing self-harm that in some cases leads to attempted suicide by young people. In addition, through this program, school teachers will also be able to understand their role and identify signs of suffering in children.
As part of the program, Caritas Sri Lanka has trained a group of Sinhalese ethnic and cultural counsilors and Tamil mediums who visit the different schools. The counsilors of Jaffna, Mannar and Trincomalee operate with the support of the well-known psychiatrist consultant Dr. Sivathas Sivasubramanium. "The program will begin soon and will involve 12 schools. Children will learn to have healthy mental well-being and the assistance and psychological support provided will improve social cohesion", says to Fides Dr. Sivasubramanium.
The emotional literacy program acquires particular importance as children have suffered greatly in the past due to the bloody civil war of Sri Lanka, which started in 1983 and lasted 26 years. The war, which caused around 100,000 victims, was fought on ethnic grounds between the Tamil rebels and the Sinhalese majority government. The two communities were also divided by a religious factor, being the Sinhalese of Buddhist religion, and the Tamils of Hindu religion, out of a population of about 22 million inhabitants.
Categorie: From the church

EUROPE /ITALY - The Comboni Missionaries: "In communion with the whole Church, to proclaim, witness and live the Gospel"

Fides EN - www.fides.org - 15 ore 9 min fa
Rome - "We have taken note that in the epochal change we are experiencing, mission is called to take on a new paradigm to continue its mandate in a reality that presents strong discontinuities with the past. An important aspect of this new paradigm is offered by the approach that can be defined as "ministerial" - using a term with an ecclesial meaning". This is what was reported to Agenzia Fides by Brother Alberto Parise, a Comboni missionary. The contribution of the Comboni brothers in the history of the institute has changed with the evolution of the mission over the past 150 years.
At the time of Comboni, the "brothers" were as numerous as the priests and played a pioneering role in the foundation of the mission stations: they were the so-called "mission craftsmen". Today their work is appreciated in the so-called "ministerial teams", made up of different missionaries, with specific skills and personal gifts, who collaborate in fraternity, in the pastoral and social work. These, says brother Alberto, are authentic "brotherhoods of missionary disciples", in the local Churches, who cooperate with civil society for a social transformation inspired by Kingdom values.
In this sense, speaking of the journey of regeneration started by the Comboni Family in the last General Chapter of 2015, Brother Parise says: "The teaching of Pope Francis insists on the vision of a ministerial Church, that is, fraternal, synodal, collaborative and that testifies the joy of the Gospel with the announcement, with lifestyle and with the service", explains Brother Parise. With this renewed vision - he continues - for the year 2020 we wish to propose a reflection on the theme of 'ministeriality', with an approach that starts from experience, its transformative potential and its critical issues, to discern renewed courses of action". But what does a ministerial approach to mission require? "By ministeriality - the religious explains - we mean the missionary responsibility of all the baptized, without exception, to bring out the Kingdom of love and justice established by the person and by the event of Jesus Christ among us. Even Daniele Comboni, our founder, did not simply propose an organizational strategy but a way of being a mature Church, which lives, announces and witnesses the Gospel".
The "ministerial experiences" are more concrete in border situations or towards marginalized human groups: "For example, in the urban suburbs or in the large slums in Africa - the missionary reports - or among the populations of semi-nomadic shepherds in Central Asia, where our fathers and sisters work in collaboration with the laity in the same pastoral project". "We feel called to redevelop our presence as a community - underlines brother Alberto - in line with the priorities that we have identified in each continent, developing specific or sectoral pastoral care in those areas and doing it with a synodal approach, participated and included in the local church and civil society".
Among the other initiatives planned for this year of study, there is also a Forum on social ministeriality, which will take place in Rome from 18 to 22 July 2020: "This special event - reports Brother Parise - is part of a broader path that we are following as a Comboni Family, which also provides a mapping of all the experiences of social ministry of the Comboni Family. The goal - he concludes - is to develop a shared vision and language, network and build movements of evangelical transformation of social reality".

Link correlati :Watch the video interview with Brother Parise on Agenzia Fides Youtube channel
Categorie: From the church

ASIE/OUZBEKISTAN - L’art au service du dialogue œcuménique

Fides FR - www.fides.org - 15 ore 23 min fa
Tachkent –La communauté catholique en Ouzbékistan est profondément engagée dans le parcours de dialogue avec les autres confessions chrétiennes. C’est ce qu’indique à l’Agence Fides l’Administrateur apostolique d’Ouzbékistan, S.Exc. Mgr Jerzy Maculewicz OFM : « Nous avons organisé, au théâtre municipal de la ville de Fergana, un événement qui a impliqué toutes les communautés chrétiennes présentes sur zone. Les membres des diverses confessions ont préparé des pièces musicales ou de petits spectacles théâtraux, chacun desquels était précédé d’un salut de leur pasteur. Il s’est agi d’un moment précieux de rencontre et de dialogue qui a impliqué sept communautés différentes. Le théâtre était bondé et de nombreux spectateurs étaient debout. Nombre sont ceux qui ont demandé à répéter l’événement en l’étendant également aux fidèles d’autres villes ».
La vocation au dialogue œcuménique est une prérogative de l’Eglise catholique ouzbeke, laquelle, à différents moments de l’année, organise des moments de rencontre avec les autres confessions. L’une des principales occasions est naturellement constituée par la Semaine de prière pour l’unité des chrétiens. A ce propos, l’Administrateur apostolique d’Ouzbékistan raconte que, « cette année encore, nous avons organisé une rencontre de prière à laquelle ont participé des représentants et des fidèles de quatre confessions : les luthériens, les arméniens [apostoliques], les protestants du plein évangile et ceux de la nouvelle église apostolique. Le thème de cette année était : Ils nous traitèrent avec gentillesse », phrase tirée des Actes des Apôtres, au sein du passage relatant le naufrage de Saint Paul à Malte. Chaque représentant religieux a prié pour l’unité des chrétiens et nous avons conclu le moment de prière en distribuant aux participants du pain, en tant que symbole d’hospitalité ».
En Ouzbékistan, la foi catholique est reconnue comme « religion traditionnelle », tout comme l’islam, le christianisme orthodoxe, le luthéranisme, le christianisme arménien et l’hébraïsme. La communauté jouit donc de la reconnaissance et du respect de la population. Le pays représente un grand laboratoire de dialogue interethnique et interreligieux. Y coexistent en effet des représentants de 80 nationalités différentes qui se réunissent dans des centres culturels et avec lesquelles la communauté catholique est constamment en relation. Par ailleurs, 80% de la population sont musulmans alors que les fidèles de l’Eglise orthodoxe russe constituent 8% de la population, les autres confessions étant de moindre entité.
Categorie: De l’Eglise

ASIE/SRI LANKA -L’alphabétisation émotive, un moyen pour faire surmonter les blessures de la guerre aux jeunes et aux étudiants

Fides FR - www.fides.org - 15 ore 24 min fa
Colombo –Aider les personnes, en particulier les jeunes et les étudiants à gérer leurs émotions de manière efficace, appropriée et productive ; développer des interactions sociales positives avec d’autres personnes au sein de la société, y compris de culture, d’ethnie et de religion différente : telles sont les finalités, particulièrement utiles dans le tissus social du Sri Lanka, nation blessée par une guerre interethnique ayant duré plus d’un quart de siècle, pour lesquelles l’Eglise a lancé un programme ad hoc d’alphabétisation émotive dans les écoles. Ainsi que l’a appris l’Agence Fides, la Caritas du Sri Lanka, service social des Evêques de cette nation, a sélectionné 12 écoles sélectionnées distribuées sur six Diocèses où lancer les séminaires en question. L’objectif de ce projet est d’augmenter le bien-être et la résistance des élèves de l’école en ce qui concerne le contact, la reconnaissance et la gestion de leurs propres émotions. Ceci sera utile également pour prévenir la haine de soi ou des comportements pouvant arriver à la tentative de suicide de la part des jeunes, rencontrée dans certains cas. En outre, au travers de ce programme, les enseignants des écoles seront en mesure de comprendre leur rôle et d’identifier les signes de souffrances chez les enfants.
En tant que participant au programme, la Caritas du Sri Lanka a formé un groupe de consultants d’ethnie et de culture cingalaise et de médiateurs tamouls qui visitent les différentes écoles. Les consultants de Jaffna, Mannar et Trincomalee opèrent avec le soutien du Dr. Sivathas Sivasubramanium, psychiatre bien connu. « Le programme débutera prochainement auprès de 12 écoles. Les enfants apprendront à avoir un bien-être mental sain et l’assistance et le soutien psychologique fourni améliorera la cohésion sociale » remarque le Dr. Sivasubramanium pour Fides.
Le programme d’alphabétisation émotive revêt une importance particulière dans la mesure où les enfants ont beaucoup souffert par le passé suite à la sanglante guerre civile ayant débuté dans l’île en 1983 et qui a duré 26 ans. Le conflit, qui a fait quelques 100.000 victimes a été combattu sur base ethnique entre les rebelles tamouls et le gouvernement à majorité cingalais. Les deux communautés étaient également divisées par un facteur religieux. En effet, sur une population totale de quelques 22 millions d’habitants, les cingalais – qui en représentent 75% - sont de religion bouddhiste alors que les tamouls – 11% du total – sont de religion hindouiste.
Categorie: De l’Eglise

EUROPE/ITALIE- Témoignages de comboniens, « en communion avec toute l’Eglise pour annoncer, témoigner et vivre l’Evangile »

Fides FR - www.fides.org - 15 ore 25 min fa
Rome –« Nous avons pris acte que, dans le cadre du changement que nous vivons actuellement, la mission est appelée à assumer un nouveau paradigme pour continuer son mandat propre au sien d’une réalité qui présente de fortes discontinuité avec le passé. Un aspect important de ce nouveau paradigme est représenté par l’approche qui peut être qualifié de « ministériel » - en utilisant un terme ayant une acception ecclésiale ». C’est ce qu’affirme à l’Agence Fides le Frère Alberto Parise, missionnaire combonien. La contribution des frères comboniens – consacrés à la mission mais non prêtres – dans l’histoire de l’Institut s’est modifiée avec l’évolution de la mission au cours de ce dernier siècle et demi. Au temps de Saint Daniel Comboni, les frères étaient aussi nombreux que les prêtres et jouaient un rôle de pionniers dans la fondation des stations missionnaires. Ils étaient appelés « artisans de la mission ». Aujourd’hui, leur action est appréciée au sein des « équipes ministérielles » composées de différents missionnaires avec des compétences spécifiques et des dons personnels qui collaborent dans la fraternité, à l’œuvre pastorale et sociale. Celles-ci, indiquent Frère Parise, constituent d’authentiques « fraternités de disciples missionnaires » insérées dans les Eglises locales, qui coopèrent avec la société civile en vue d’une transformation sociale s’inspirant des valeurs du Royaume.
En ce sens, en parlant du chemin de régénération débuté par la Famille combonienne avec son dernier Chapitre général de 2015, le Frère Parise affirme : « Le magistère du Pape François insiste sur la vision d’une Eglise ministérielle, à savoir fraternelle, synodale, collaborative et qui témoigne la joie de l’Evangile au travers d l’annonce, du style de vie et du service » explique le religieux. Avec cette vision renouvelée – poursuit-il – au titre de 2020, nous désirons proposer une réflexion sur le thème de la ministérialité avec une approche partant de l’expérience, de son potentiel en termes de transformation et de ses criticités pour discerner des parcours d’action renouvelés ». Cependant, que requiert une approche ministérielle de la mission ? « Par ministérialité – précise le religieux – est entendue la responsabilité missionnaire de tous les baptisés, sans exceptions, à faire émerger le Royaume d’amour et de justice instauré par la personne et l’avènement de Jésus-Christ parmi nous. Saint Daniel Comboni, notre fondateur, ne proposait pas non plus simplement une stratégie organisationnelle mais une mais une manière d’être Eglise, mure, vivante, annonçant et témoignant l’Evangile ».
Les « expériences de ministérialité » se concrétisent en général dans le cadre de situations de frontière ou en direction de groupes humains marginalisés. « Par exemple, dans les périphéries urbaines ou les grands bidonvilles d’Afrique – indique le missionnaire – ou encore parmi les populations de bergers semi-nomades d’Asie centrale, où nos pères et nos sœurs œuvrent en collaboration avec les laïcs dans le cadre d’un seul et même projet pastoral ». « Nous nous sentons appelés à repenser notre présence en tant que communauté – souligne le Frère Parise – de manière cohérente avec les priorités que nous avons identifié sur chaque continent, en développant des pastorales spécifiques ou sectorielles et en le faisant selon une approche synodale, participative et insérée au sein de l’Eglise locale et de la société civile ».
Parmi les autres initiatives prévues au cours de cette année d’approfondissement, se trouve également un Forum sur la ministérialité sociale qui se tiendra à Rome du 18 au 22 juillet prochains. « Cet événement particulier – indique le Frère Parise – fait partie intégrante d’un chemin plus vaste que nous parcourons actuellement en tant que Famille combonienne, chemin qui prévoit également le recensement de toutes les expériences de ministère social de la Famille combonienne. L’objectif – conclut-il – est de développer une vision et un langage partagé, de faire réseau et de construire des mouvements de transformation évangélique de la réalité sociale ».
Link correlati :Vidéo de l’entretien avec le Père Parise sur la chaine Youtube de l’Agence Fides
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ÁFRICA/TOGO - La población reza por un resultado pacífico de las elecciones presidenciales.

Fides ES - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 13:30
Kolowaré – Que las elecciones de mañana, 22 de febrero, tengan un resultado pacífico, que se lleven a cabo en transparencia, de acuerdo con la búsqueda del bien común de la nación. Con esta intención, las comunidades cristianas en Togo se han reunido en oración, para responder a la invitación de los obispos católicos del país. De hecho, el 20 de febrero, en medio de fuertes tensiones, terminó la campaña electoral, para las elecciones presidenciales en Togo, programadas para el 22 de febrero de 2020. En total, 3.6 millones de votantes son llamados a las urnas para elegir al nuevo Presidente de la República de entre 7 candidatos.
Según fuentes locales, la oposición está más dividida y debilitada que nunca, y prácticamente es inexistente. El control de votación electrónica ha sido cancelado y es una opinión común que Faure Gnassingbé, presidente de Togo desde el 4 de mayo de 2005 e hijo del presidente anterior, Gnassingbé Eyadéma, será elegido por un amplio margen de consenso.
"Nuestra pequeña comunidad en Kolowaré ha respondido muy positivamente a la propuesta de los obispos que invitaron a todas las parroquias del país a reunirse en un triduo de oración para pedir un resultado pacífico de las elecciones", dice el sacerdote Silvano Galli, de la Sociedad de Misiones Africanas, misionero en Kolowaré a la Agencia Fides. “La gente viene en gran número a las oraciones de la tarde. Desde el lunes todas las tardes a las 17.30 nos detenemos juntos en un momento de oración frente al Santísimo Sacramento para pedir que todo tenga lugar en paz, antes, durante y después de las elecciones".
El p. Galli explica que para animar la oración de su comunidad se ha inspirado en la reunión que el Papa Francisco tuvo el 25 de octubre de 2019 con los Siervos de María en la que el Santo Padre los invitó a "ser siervos, con María con la esperanza de un mundo cambiante".
“En la última reunión de oración de ayer, jueves 20, nos inspiró otra cita del Papa Francisco, continúa el misionero, tomada de la reunión de oración con los representantes de las diversas confesiones religiosas el 6 de mayo de 2019 en Sofía. En esa ocasión, el Papa dijo: 'Cada uno de nosotros está llamado a ser un constructor, un artesano de paz. Paz que debemos implorar y por la cual debemos trabajar... para construir una cultura en la que la paz sea un derecho fundamental. Paz activa y fortificada contra todas las formas de egoísmo e indiferencia que nos hacen preferir los mezquinos intereses de algunos a la inviolable dignidad de cada persona’. Estas son palabras que hoy inspiran nuestro compromiso en Togo”.
Según el Índice de Democracia Mundial 2019 de la Economist Intelligence Unit, en términos de democracia, Togo todavía está en la parte inferior de la clasificación debido a la governance de Faure Gnassingbé, quien, en el tercer mandato presidencial, encabeza un régimen que viola los derechos humanos y restringe las libertades fundamentales, comprometiendo los procesos electorales. Agencia Fides 21/2/2020)
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ASIA/IRAQ - Assyrian Patriarch Mar Gewargis III withdraws from the patriarchal office

Fides EN - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 13:25
Erbil - Mar Gewargis III Sliwa, Patriarch of the Assyrian Church of the East, has announced his withdrawal from the patriarchal office for health reasons, while convening the Assyrian Bishops at the patriarchal see of Erbil for a special session of the Holy Synod to elect his successor next April. In a statement signed on Wednesday 19 February by Mar Awa Royel, Assyrian Bishop of California and Secretary General of the Holy Synod of Assyrian Bishops, the contents of the letter sent last February 3 by the Patriarch who resigned to all Assyrian Bishops scattered throughout the world are disclosed. invite them to the special meeting of the Synod convened in Erbil, the capital of Iraqi Kurdistan, from 22 to 27 April.
In his letter, Mar Gewargis confirms that his health conditions were improving after the serious health problems that hit him last December during his stay in Germany. Precisely the worsening of his physical condition - explained the Patriarch in his letter - also led him to reflect in depth on his current impossibility to adequately carry out the functions related to the "sublime task that was entrusted to him. For this reason, in complete freedom and after thorough reflection and prayer, Patriarch Gewargis has decided to renounce the patriarchal office and the duties connected to it. In view of the liturgical time of fasting and penance preceding the celebration of Easter, the letter signed by Mar Awa Royel asks all Christians of the Assyrian Church of the East to address special prayers "to Our Lord Jesus Christ", so that He, "the great Shepherd of the Church", may help the Assyrian Bishops to elect "the new Father of the fathers, the Catholicos-Patriarch, according to the will of God the Father and under the inspiration of the Holy Spirit".
Gewargis Sliwa was born on November 23, 1941 in Habbaniya, Iraq. He completed his studies first in Baghdad and then in the USA. He was ordained a priest in June 1980 and metropolitan Archbishop for Iraq in 1981. The Synod of the Assyrian Church of the East chose him as the new Patriarch on September 16, 2015 . As Metropolitan of Iraq, Jordan and Russia, Gewargis was the only candidate for the patriarchal office who was still residing in Iraqi territory. The Assyrian patriarchal seat, following the exile of Patriarch Mar Eshai Shimun XXIII, had left the Middle East since 1933 and since 1940 had been established in Chicago, in the United States. During the years of Mar Gewargis’ t patriarchal office, the patriarchal seat of the Assyrian Church of the East returned to the Middle East and was located in Erbil, the capital of Iraqi Kurdistan. Mar Gewargis III had succeeded Patriarch Mar Dinkha IV, who passed away in March 2015 in the United States, after a 39-year patriarchal mandate.
The Assyrian Church of the East has never had direct theological and dogmatic conflicts with the Bishop of Rome. The theological dialogue between the Assyrian Church and the Catholic Church officially began in 1984, and led to the common Christological declaration of 1994 , which confessed the faith in Christ shared between Catholics and Assyrians. The theology and spirituality of the Assyrian Church strongly emphasize the human nature of Christ.
In his first meeting with Pope Francis, which took place in Rome in November 2016, Mar Gewargis III had suggested the Bishop of Rome to call a meeting of the Patriarchs and Heads of the Eastern Churches to «discuss the situation in the Middle East, pray together, look for solutions to problems». The suggestion of the Assyrian Patriarch then came into effect with the ecumenical meeting on the Middle East convened by Pope Francis in Bari on 7 July 2018.
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ASIA/IRAK - El patriarca asirio Mar Gewargis III se retira de la oficina patriarcal.

Fides ES - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 13:21

Erbil - Mar Gewargis III Sliwa, Patriarca de la Iglesia Asiria de Oriente, ha anunciado su retiro de la oficina patriarcal por razones de salud, al tiempo que ha convocado a los Obispos Asirios en la sede patriarcal de Erbil para una sesión especial del Santo Sínodo para elegir a su sucesor el próximo mes de abril. En una declaración firmada el miércoles 19 de febrero por Mar Awa Royel, obispo asirio de California y secretario general del Santo Sínodo de los obispos asirios, se revela el contenido de la carta enviada el 3 de febrero pasado por el patriarca a todos los obispos asirios diseminados por todo el mundo invitándolos a la reunión especial del Sínodo convocada en Erbil, la capital del Kurdistán iraquí, del 22 al 27 de abril.
En su carta, Mar Gewargis confirma que sus condiciones de salud estaban mejorando, después de los graves problemas de salud que lo golpearon el mes de diciembre pasado durante su estadía en Alemania. Precisamente el deterioro de su condición física, explica el Patriarca en su carta, también lo llevó a reflexionar en profundidad sobre su imposibilidad actual de realizar adecuadamente las funciones relacionadas con la "tarea sublime que le fue encomendada". Por esta razón, en completa libertad y después de una profunda reflexión y oración, el Patriarca Gewargis ha decidido renunciar a la oficina patriarcal y los deberes relacionados con ella. En vista del tiempo litúrgico de ayuno y penitencia que precede a la celebración de la Pascua, la carta firmada por Mar Awa Royel pide a todos los cristianos de la Iglesia Asiria de Oriente que dirijan oraciones y súplicas especiales "a Nuestro Señor Jesucristo", para que él, "el gran Pastor de la Iglesia", ayuda a los obispos asirios a elegir "al nuevo Padre de los padres, el Catholicos-Patriarca, según la voluntad de Dios Padre y bajo la inspiración del Espíritu Santo".
Gewargis Sliwa nació el 23 de noviembre de 1941 en Habbaniya, Iraq. Completó sus estudios primero en Bagdad y luego en los Estados Unidos. Fue ordenado sacerdote en junio de 1980 y arzobispo metropolitano de Iraq en 1981. El Sínodo de la Iglesia Asiria de Oriente lo eligió como nuevo patriarca el 16 de septiembre de 2015 . Como metropolitano de Irak, Jordania y Rusia, Gewargis era el único candidato para el cargo patriarcal que aún residía en territorio iraquí. La sede patriarcal asiria, después del exilio del patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, que había abandonado Oriente Medio del 1933 al 1940 estableciéndose en Chicago, Estados Unidos. Durante los años de la oficina patriarcal de Mar Gewargis, la sede patriarcal de la Iglesia Asiria de Oriente regresó a Oriente Medio y se encontraba en Erbil, la capital del Kurdistán iraquí. Mar Gewargis III sucedió al Patriarca Mar Dinkha IV, quien falleció en marzo de 2015 en los Estados Unidos, luego de un mandato patriarcal de 39 años.
La Iglesia Asiria de Oriente nunca ha tenido conflictos teológicos o dogmáticos directos con el Obispo de Roma. El diálogo teológico entre la Iglesia Asiria y la Iglesia Católica comenzó oficialmente en 1984, y condujo a la declaración cristológica común de 1994 , que confesó la fe en Cristo compartida entre católicos y asirios. La teología y la espiritualidad de la Iglesia Asiria enfatizan fuertemente la naturaleza humana de Cristo.
En su primera reunión con el Papa Francisco, que tuvo lugar en Roma en noviembre de 2016, Mar Gewargis III sugirió al Obispo de Roma que convocara una reunión de los Patriarcas y Jefes de las Iglesias Orientales para "discutir la situación de Oriente Medio, orar juntos, buscar soluciones a los problemas”. La sugerencia del Patriarca asirio se concretizó con la reunión ecuménica sobre Oriente Medio convocada por el Papa Francisco en Bari el 7 de julio de 2018.

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ASIE/IRAQ - Renonciation à l’office patriarcal de Gewargis III Sliwa, Patriarche assyrien

Fides FR - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 13:15
Erbil –Gewargis III Sliwa, Patriarche de l’Eglise assyrienne d’Orient, a annoncé sa renonciation à l’office patriarcal pour raisons de santé, convoquant dans le même temps au siège patriarcal d’Erbil les Evêques assyriens pour une session spéciale du Saint Synode qui, en avril prochain, devra élire son successeur. Dans un communiqué du 19 février signé par Awa Royel, Evêque assyrien de Californie et Secrétaire général du Saint Synode, est rendu public le contenu de la lettre envoyée le 3 février dernier par le Patriarche démissionnaire à tous les Evêques assyriens du monde afin de les inviter à la réunion spéciale du Saint Synode précitée qui se tiendra dans la capitale de la région autonome du Kurdistan irakien du 22 au 27 avril prochains. Dans sa missive, Gewargis III Sliwa confirmait que ses conditions de santé s’amélioraient après les graves problèmes qui l’avaient frappé en décembre dernier au cours de son séjour en Allemagne. Après la détérioration de ses conditions physiques – explique-t-il – il a réfléchi en profondeur sur son actuelle impossibilité à exercer de manière adaptée les fonctions liées à « la sublime mission qui m’a été confiée, C’est pourquoi, en pleine liberté et après une réflexion et une prière approfondies, Gewargis III Sliwa a décidé de renoncer à l’office patriarcal et aux fonctions qui y sont liées. En vue du temps liturgique de jeûne et de pénitence qui précède Pâques, la lettre signée par Awa Royel demande à tous les fidèles de l’Eglise assyrienne d’Orient d’adresser des prières spéciales « à Notre Seigneur Jésus-Christ afin que Lui, grand Pasteur de l’Eglise » aide les Evêques assyriens à élire « notre nouveau Père des pères, le Catholicos Patriarche, selon la volonté de Dieu le Père et sous l’inspiration du Saint-Esprit ».
Gewargis III Sliwa est né le 23 novembre 1941 à Habbaniya . Il a effectué ses études d’abord à Bagdad puis aux Etats-Unis. Ordonné prêtre en juin 1980, il est devenu Archevêque métropolite pour l’Irak en 1981. Le Synode de l’Eglise assyrienne d’Orient l’a choisi comme Patriarche le 16 septembre 2015 . En tant que métropolite d’Irak, de Jordanie e de Russie, il était le seul candidat à la charge patriarcale à résider encore en territoire irakien. Le siège patriarcal assyrien, suite à l’exil du Patriarche Eshai Shimun XXIII, avait quitté le Proche-Orient en 1933 et à partir de 1940 s’était établi à Chicago . Au cours des années de patriarcat de Gewargis III Sliwa, le siège patriarcal fut ramené au Proche-Orient et en particulier à Erbil.
Gewargis III Sliwa avait succédé au Patriarche Dinkha IV, mort en mars 2015 aux Etats-Unis après un patriarcat de 39 ans.
L’Eglise assyrienne d’Orient n’a jamais eu de conflits théologiques et dogmatiques directs avec l’Eglise catholique. Le dialogue théologique entre cette dernière et l’Elise assyrienne a débuté officiellement en 1984 et a conduit à la déclaration christologique commune de 1994, qui a confessé la foi dans le Christ commune aux catholiques et aux assyriens.
La théologie et la spiritualité de l’Eglise assyrienne soulignent avec force la nature humaine du Christ.
Dans sa première rencontre avec le Pape François en novembre 2016 à Rome, Gewargis III Sliwa avait suggéré au Pape d’organiser une réunion des Patriarches et Chefs des Eglises d’Orient pour « discuter de la situation au Proche-Orient, de prier ensemble, de chercher des solutions aux problèmes ». La suggestion du Patriarche assyrien est par la suite devenue réalité au travers de la rencontre œcuménique sur le Proche-Orient convoqué par le Pape François à Bari le 7 juillet 2018.
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ASIA/ AFGANISTÁN - La sociedad civil: el país necesita unidad y cohesión

Fides ES - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 13:12

Kabul - Unidad y cohesión: esto es lo que piden los representantes de la sociedad civil afgana ante las divisiones políticas tras el anuncio de los resultados de las elecciones presidenciales. El 18 de febrero, Hawa Alam Nuristani, jefe de la Comisión Electoral Independiente, declaró que Ashraf Ghani, Presidente en ejercicio, había obtenido un segundo mandato. Con alrededor de 924 mil votos, habría obtenido el 50.64% de las preferencias, en comparación con el 39.52% de su opositor principal, Abdullah Abdullah.
Sin embargo, el resultado es cuestionado por Abdullah, con quien Ashraf Ghani ha compartido el liderazgo de un gobierno de unidad nacional impuesto por el entonces Secretario de Estado de EE. UU., John Kerry, desde septiembre de 2014 para abordar la controversia sobre los resultados electorales. En 2014 la solución fue un "gobierno de dos cabezas", hoy el riesgo es el nacimiento "de un gobierno paralelo, amplio e inclusivo". Así lo anunció Abdullah, apoyado por algunos partidos locales y otro peso pesado de la política afgana, el general Abdul Rashid Dostum. Desde su residencia en la provincia norteña de Jowzyan, Dostum ha llamado a la protesta masiva contra lo que él define como una "victoria fraudulenta", declarándose preparado para el nombramiento de los gobernadores de las provincias del norte, donde el candidato Abdullah, exponente del partido Jamiat-e-Islami obtuvo más votos.
Por ahora, las convocatorias de manifestaciones no han sido escuchadas. La población observa con desencanto y escepticismo los resultados, que llegan casi 5 meses después de las elecciones. Los exponentes de la sociedad civil no se sorprenden: "Las personas están desilusionadas, no tienen confianza en el gobierno, ni en las instituciones o en todo el sistema", dice Najiba Ayubi, de la sociedad civil y directora de "The Killid Radio", una red generalizada de radios independientes. "El gobierno es percibido como ilegítimo, las elecciones están viciadas por las irregularidades", agrega Ayubi, quien recuerda la baja participación en la votación: el total de votos fue de 1 millón y 823 mil, menos de una quinta parte del electorado registrado en las listas y solo 18.8% de los aproximadamente 9.6 millones registrados en esta última ronda electoral. Los votos para Ghani representan el 9.6% del electorado registrado, ha recordado Thomas Ruttig de la Red de Analistas de Afganistán, mientras que los de Abdullah son el 7.5%. A pesar de poseer un consenso tan reducido, cada uno de los candidatos reclama la victoria legítima, polarizando aún más el panorama político. La situación está en fibrilación a medida que se acerca el acuerdo de paz entre los Estados Unidos y los talibanes, un preludio de la negociación entre los estudiantes coránicos y los representantes del gobierno de Kabul: "Se necesitaría la unidad, la cohesión, sería necesario poner el interés de la nación por delante de aquellos personales o de partido, pero no hay rastro de que se quiera hacer esto” , señala Hamid Zazai, director de Mediothek Afganistán, una organización que promueve el pluralismo de los medios. "Para tratar con los talibanes, necesitamos una delegación unida, con una agenda compartida, una idea clara del país que se quiere construir. El caos posterior a las elecciones demuestra lo contrario: prevalecen los intereses personales y las divisiones”

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AFRICA/CAMEROON - Anglophone crisis: Bishops from all over the world ask President Biya to participate in peace talks

Fides EN - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 12:50
Yaoundé - " We, the undersigned Roman Catholic bishops from across the globe, write to respectfully urge your government to participate in proposed Swiss-led peace talks aimed at ending the violence in Cameroon's North West and South West regions", write 16 Bishops from around the world in an open letter to the Cameroonian President, Paul Biya. In their letter the Bishops invite the Cameroonian Head of State to find "a lasting solution to Cameroon's problems" through "a mediated process that includes Anglophone armed-separatist groups and non-violent civil-society leaders".
The Bishops say they are driven by the humanitarian disaster caused by the crisis affecting the two English-speaking regions: "We are motivated by our concern about the suffering of unarmed civilians, and the stability and prosperity of Cameroon. Violence and atrocities on all sides have forced 656,000 Anglophone Cameroonians from their homes, kept 800,000 children from school , caused 50,000 people to flee to Nigeria, destroyed hundreds of villages and resulted in a death toll of at least 2,000. Each of these lives is precious, and we mourn their suffering and wish to prevent more loss of life".
"We believe the proposed Swiss-led talks offer the best path to an appropriate political solution through inclusive negotiations. It is our sincere hope that all interested stakeholders will join these talks and show a spirit of cooperation, pragmatism, and realism to ensure these negotiations succeed", say the Bishops.
However, violence does not stop. Today, February 21, masses are celebrated for the victims of the massacre perpetrated on February 14 in Ngarbuh-Ntumbaw, a village in the Anglophone region of the North West. His Exc. Mgr. George Nkuo, Bishop of Kumbo, accused the army of being responsible. "We were informed of what happened on February 14 in the village of Ngarbuh-Ntumbaw in the parish of San Martino di Porrès in Ndu on Friday February 14; Soldiers invaded Ngarbuh at 4 am and survivors say twenty-four people were killed, including pregnant women and young children. Some victims were burned alive", said the Bishop.
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ASIE/AFGHANISTAN - Besoin d’unité et de cohésion, les deux priorités pour le pays selon la société civile

Fides FR - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 12:42
Kaboul – Unité et cohésion : c’est ce que demandent les représentants de la société civile afghane face aux divisions politiques faisant suite à l’annonce des résultats des élections présidentielles. Le 18 février, Hawa Alam Nuristani, Président de la Commission électorale indépendante, a déclaré que le Chef de l’Etat sortant, Ashraf Ghani, avait obtenu un second mandat. Avec 924.000 voix environ, il aurait obtenu 50,64% des suffrages contre 39,52% /et 721.000 voix environ) à son principal adversaire, Abdullah.
Le résultat est cependant contesté par ce dernier avec lequel Ashraf Ghani partage depuis septembre 2014 la conduite d’un gouvernement d’unité nationale imposé par le Secrétaire d’Etat américain de l’époque, John Kerry, afin d’éviter la controverse sur les résultats électoraux. En 2014, la solution avait constitué en un exécutif bicéphale mais aujourd’hui le risque est la naissance d’un « gouvernement parallèle, ample et inclusif ». C’est ce qu’a annoncé Abdullah Abdullah soutenu par certains partis politiques locaux et pas un autre poids lourd de la politique afghane, le Général Abdul Rashid Dostum. Depuis sa résidence de la province de Jowzyan, dans le nord du pays, ce dernier a invoqué la contestation de masse contre ce qu’il qualifie de « victoire frauduleuse », se déclarant prêt à nommer des gouverneurs dans les provinces septentrionales. Où le candidat Abdullah Abdullah, représentant du Jamiat-e-Islami, parti à majorité tadjike, a obtenu le plus de voix.
Pour l’heure, les appels à manifester n’ont pas été entendus. La population contemple de manière désenchantée et sceptique les résultats, qui arrivent près de cinq mois après les élections. Les représentants de la société civile ne sont pas surpris. « La population est désenchantée, elle ne fait pas confiance au gouvernement par plus qu’elle n’a confiance dans les institutions et dans le système dans son ensemble » affirme Najiba Ayubi, visage connu de la société civile et Directrice de la Killid Radio", réseau capillaire de stations indépendantes. « Le gouvernement est perçu comme illégitime, les élections comme viciées par des irrégularités » ajoute-t-elle, rappelant le faible taux de participation enregistré sur les listes – à peine 18,8% des 9,823 millions d’électeurs - s’étant rendus aux urnes. Les suffrages obtenus par le Président sortant représentent donc 9,6% de l’électorat inscrit, a rappelé Thomas Ruttig de l’Afghanistan Analysts Network, et ceux de son adversaire 7,5%. Bien que jouissant de très faible appui électoral, chacun des deux candidats revendique une victoire légitime, polarisant ultérieurement le panorama politique. La situation est déjà instable suite à l’approche de l’accord de paix entre les Etats-Unis et les talibans, prélude à la négociation entre ces derniers et le gouvernement de Kaboul. « Ce qui servirait sont l’unité, la cohésion et antéposer l’intérêt de la nation aux intérêts personnels ou partisans mais rien de tout cela n’est présent » remarque Hamid Zazai, Directeur de Mediothek Afghanistan, organisation qui promeut le pluralisme des moyens de communication. « Pour négocier avec les talibans, il faut une délégation unie, avec un agenda partagé, une idée claire du pays à construire. Le chaos post-électoral démontre le contraire : prévalent les intérêts personnels et les divisions ».
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ASIA/AFGHANISTAN - Civil society: the country needs unity and cohesion

Fides EN - www.fides.org - Ven, 21/02/2020 - 12:36
Kabul - Unity and cohesion: this is what the representatives of Afghan civil society are asking for in the face of political divisions following the announcement of the results of the presidential election. On February 18, Hawa Alam Nuristani, at the head of the Independent Electoral Commission, said that Ashraf Ghani, President-in-Office, obtained a second term. With about 924 thousand votes, he most probably obtained 50.64% of the preferences, compared to 39.52% of the main opponent, Abdullah Abdullah.
However, the result is contested by Abdullah, with whom Ashraf Ghani shared the leadership of a government of national unity imposed by the then US secretary of State, John Kerry, since September 2014, in order to address the controversy over the election results. In 2014 the solution was a "two-headed government", today the risk is the birth "of a parallel, broad and inclusive government". This is what Abdullah announced, supported by some local parties and General Abdul Rashid Dostum. From his residence in the northern province of Jowzyan, Dostum called for mass protests against what he calls a "fraudulent victory", declaring himself ready for the appointment of the governors of the northern provinces, where candidate Abdullah, exponent of the Jamiat-e-Islami, party with Tajik majority, obtained more votes.
For now, the calls for demonstrations have not been accepted. The population looks with disenchantment and skepticism on the results, which arrive almost 5 months after the elections. The exponents of civil society are not surprised: "People are disillusioned, they have no confidence in the government, in the institutions, in the whole system," says Najiba Ayubi, a well-known face of civil society and director of "The Killid Radio", a widespread network of independent radios. "The government is perceived as illegitimate, the elections are vitiated by irregularities", adds Ayubi, who recalls the low participation in the vote: the total votes were 1 million and 823 thousand, less than a fifth of the electorate registered in the lists and just 18.8% of the approximately 9.6 million registered in this last election round. The votes for Ghani represent 9.6% of the registered electorate, said Thomas Ruttig of the Afghanistan Analysts Network, while those for Abdullah 7.5%. While enjoying so little consensus, each of the two candidates claims a legitimate victory, further polarizing the political landscape. The situation is already in fibrillation as the peace agreement between the United States and the Taliban approaches, a prelude to the negotiation between the Koranic students and the representatives of the government of Kabul: "Unity, cohesion are needed, it would be necessary to put the nation's interest before personal or party one, but there is no trace of this", notes Hamid Zazai, director of Mediothek Afghanistan, an organization that promotes media pluralism. "To deal with the Taliban, we need a united delegation, with a shared agenda, a clear idea of the Country to be built. The post-election chaos proves the opposite: personal interests and divisions prevail".
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