La splendida città di Firenze saluta i 2200 partecipanti al 5° Convegno ecclesiale nazionale, che si è concluso venerdì 13.

Come previsto dal programma sono state presentate le sintesi dei lavori sulle cinque “vie”: don Duilio Albarello, teologo, ha illustrato le proposte sul verbo “Uscire”, la filosofa Flavia Marcacci quelle del verbo “Annunciare”, Adriano Fabris, filosofo, ha presentato le proposte sul verbo “Abitare”, la preside della Pontificia Facoltà “Auxilium”, Sr. Pina Del Core, quelle sul verbo “Educare” e, infine, il monaco di Bose Goffredo Boselli quelle sul “Trasfigurare”.

Certamente ora c’è bisogno di farle decantare un po’, di farle sedimentare e rimeditarle con un nuovo sguardo. Ma già ad un primissimo ascolto si coglie come nelle 5 vie ci sono temi che ritornano, quali: l’attenzione a coloro che sono ai margini della società, alla positività del lavoro sinodale e in rete, a non restare a guardare e dichiararsi sconfitti in partenza, a rimettere al centro della propria vita e di ogni azione Cristo, ad alimentarsi della Parola di Dio, in particolare attraverso la lectio.

Sua Em.za il Card. Angelo Bagnasco ha tracciato alcune prospettive per la Chiesa italiana, evidenziando il cammino sinodale vissuto assieme, “che ci ha fatto sperimentare la bellezza e la forza di essere parte viva del popolo di Dio, sostenuti dalla comunione fraterna, che in Cristo trova la sua fonte e che ci apre quindi alla condivisione, alla correzione vicendevole e alla comunicazione di idee e carismi. L’immagine del corpo, valorizzata in più punti del Nuovo Testamento per raccontare l’essenza della Chiesa, ci fa sentire responsabili gli uni degli altri; una responsabilità che si estende anche oltre la comunità cristiana e raggiunge tutte le persone, fino alle più lontane, ben sapendo che ‘non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere’.”

Per tutti poi una gradita e inaspettata sorpresa è stata una lettera che i delegati più giovani hanno voluto scrivere a tutti i convegnisti. Una lettera schietta in cui i giovani hanno anche chiesto “di metterci alla prova, anche se potremmo sbagliare e incassare qualche sconfitta”, e si sono dichiarati disposti ad essere i primi ad uscire. I giovani, con sincerità, hanno chiesto che si dia loro concretamente lo spazio e le opportunità per agire ed offrire la ricchezza tipica di cui essi sono portatori.

I sentimenti vissuti in questi giorni intensissimi sono stati tanti, certamente in tutti - al termine di questa bella esperienza ecclesiale - resta la profonda gratitudine per i volontari, per chi ha preparato il Convegno, per lo scambio sincero vissuto e per la Presenza che Dio ha voluto donare alla sua Chiesa. E resta forte ora il desiderio e la scelta di annunciare, vivere e testimoniare quanto vissuto, scoperto e scelto, assieme a tutti, sentendosi inviati per le strade del mondo. Le cinque vie sono ora le vie dell’uomo che insieme siamo chiamati a percorrere perché l’umanesimo risplenda sempre più trasfigurato dal volto dell’Uomo Dio che tutti chiama e tutti invia.

 di Raffaella Campana

 

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