“Misericordia e interiorità” è il tema trattato nel quarto incontro de “I sabati della misericordia”. Se la misericordia è azione a cosa serve la contemplazione?

Il relatore P. Giancarlo Broni, monaco servita e della comunità di Bose, biblista e docente di ecumenismo, ha chiaramente affermato che la contemplazione è contraria alla distrazione ma non all’azione. È piuttosto fondamento e origine dell’agire compassionevole e misericordioso.

In questa epoca di superficialità e clamore, pur senza disprezzare o giudicare il mondo e riscoprendo il valore del silenzio, il contemplativo intuisce ciò che è bene e ciò che è male e per questo è capace di scegliere il bene.

La contemplazione è innanzitutto un pellegrinaggio nella profondità di noi stessi per capire ciò che vi abita, per capire le motivazioni profonde che orientano il nostro modo di pensare e agire.

In questo cammino interiore emerge il desiderio profondo dell’uomo che sta nella verità di se stesso, l’anelito al mistero ineffabile del senso della vita per cui il cuore sempre interroga saggi, psicologi, testi sacri.

L’uomo scopre che è fatto per la “vita buona”, che è prendersi cura di sé e degli altri, è il desiderio profondo di essere amati e di amare qualcuno.

Ecco allora il passo successivo. Mettendosi alla sequela di Cristo, il credente discerne e sceglie che il proprio pensare, sentire e agire siano conformi al pensiero, al sentimento e all’azione di Dio.

Solo così l’uomo può riscoprire la propria altezza e dignità di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Può così realizzarsi in questo cammino perché nella contemplazione della verità di sé e del mistero di Cristo si “fa prossimo” con cuore puro e misericordioso.

Lotteria Missionaria CMV 2020