ASIA/TURCHIA - Messaggio dI Erdogan alla manifestazione interreligiosa di solidarietà con i militari dell’operazione “Sorgente di pace”

Fides IT - www.fides.org - il y a 10 heures 55 min
Mardin - Rappresentanti qualificati delle comunità cristiane, ebraiche e musulmane presenti in Turchia hanno preso parte domenica 20 ottobre ad una iniziativa inter-religiosa ospitata nel Monastero siro ortodosso di Deyrulzafaran, il “Monastero dello Zafferano”, situato nei pressi della città di Mardin, sull’altopiano di Tur Abdin. L’incontro è stato concepito come momento condiviso di spiritualità e di riflessione comune, con l’attenzione rivolta al contesto dell’operazione militare “Sorgente di pace”, messa in atto dall’esercito turco nei territori della Siria nord-orientale. Le informazioni sull’iniziativa hanno trovato ampio spazio soprattutto sui giornali e media turchi schierati su posizioni nazionaliste e filo-governative. I presenti all’incontro hanno espresso sentimenti di vicinanza spirituale ai militari coinvolti nell’operazione, e anche ai profughi siriani fuggiti in territorio turco durante il conflitto, esprimendo anche l’auspicio che i rifugiati venuti dalla Siria possano tornare alle proprie case “il più rapidamente possibile”. I presenti all’incontro hanno anche letto insieme il messaggio ad hoc inviato loro per l’occasione dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Come è noto, uno degli obiettivi dell’offensiva militare in Siria è quello di creare in territorio siriano un’area-cuscinetto dove poi trasferire una parte dei più di tre milioni di rifugiati siriani attualmente espatriati in territorio turco. Appare palese l’intento delle autorità turche volto a ottenere e pubblicizzare l’appoggio all’operazione ”Sorgente di pace”, espresso anche dalle comunità religiose non musulmane presenti in Turchia.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Korc Kasapoglu, Rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, l’Arcivescovo armeno apostolico Sahak Masalyan, il Segretario del Rabbino Capo della Comunità Ebraica, Francois Yakan e il Mufti di Mardin Ismail Cicek, insieme a inviati delle comunità cristiane sire, assire e caldee. L’iniziativa interreligiosa è stata presieduta da Mor Philoxenus Saliba Ozmen, Metropolita siro ortodosso di Mardin e Diyarbakir. .
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AMERICA/COLOMBIA - Sette riflessioni per votare per il bene comune

Fides IT - www.fides.org - il y a 12 heures 12 min
Bogotà – Domenica 27 ottobre i colombiani saranno chiamati a eleggere le amministrazioni dei Dipartimenti e dei Comuni per il periodo 2020-2023. I Vescovi, attraverso un comunicato della Presidenza della Conferenza Episcopale, pervenuto a Fides, propongono “Sette riflessioni per votare per il bene di tutti”, “per esercitare un voto responsabile, libero e consapevole che dia trasparenza al processo elettorale”.
In primo luogo i Vescovi mettono in evidenza l’importanza di queste elezioni per consolidare un progetto comune di paese, “tenendo conto delle situazioni e delle necessità proprie di ogni regione, dipartimento, municipio o località”. “Ricordiamo che la costruzione della pace e dello sviluppo integrale per i colombiani inizia prima di tutto nei territori”.
“Le elezioni sono opportunità per rafforzare o recuperare i valori che sostengono la vita sociale” prosegue il testo, indicando la solidarietà, l’amore per la patria, il rispetto degli altri, la verità. Inoltre sono occasione per rafforzare anche “le istituzioni che assicurano lo sviluppo armonico della persona e della società”, come la famiglia, la scuola, la forza pubblica...
“Il criterio fondamentale che ci deve guidare al momento di votare è quello di procurare il bene di tutti” ribadiscono i Vescovi, che sottolineano la necessità per i candidati di presentare “proposte chiare, fattibili e complete”, che rispondano alle sfide più urgenti del paese. “Le elezioni devono sostenere il lavoro per la riconciliazione e la convivenza pacifica – proseguono -. L’unità deve prevalere sul conflitto. Non permettiamo che le campagne elettorali e le votazioni aumentino le divisioni e le violenze. Appoggiamo candidati che favoriscano il rispetto dei diritti umani e l’unità dei cittadini”.
Nelle ultime due considerazioni il comunicato dei Vescovi sottolinea che il processo elettorale “perché realmente porti al bene comune, deve essere trasparente e limpido”, evitando quindi la corruzione, la compravendita dei voti, le frodi, l’alterazione dei risultati… Infine ribadiscono che “rinunciare di esercitare il diritto e il dovere di votare è negare un servizio alla giustizia e al progresso della nostra patria”. La riflessione della Conferenza episcopale è presentata attraverso un video, dal Segretario generale, Mons. Elkin Alvarez Botero, Vescovo ausiliare di Medellin.
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AFRICA/RD CONGO - I missionari di Scheut celebrano il Mese Missionario Straordinario a Kinshasa

Fides IT - www.fides.org - il y a 12 heures 15 min
Kinshasa - "La tradizione della lotta cristiana nella Repubblica Democratica del Congo è antica quanto la storia del cristianesimo", ha detto il professor Ndaywel durante una conferenza-dibattito organizzata dai missionari della Congregazione del Cuore Immacolata Maria , a margine della celebrazione del Mese Missionario Straordinario.
La conferenza, tenutasi venerdì 18 ottobre 2019, sotto la direzione del Centro di informazione e animazione , aveva come tema "La Chiesa nel mezzo del villaggio: prospettive missionarie". Al centro della conferenza c’era l’analisi della Lettera Apostolica Maximum Illud e la contestualizzazione del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019. A questo è stata aggiunta una valutazione dell'impegno del Chiesa nel processo pre-elettorale ed elettorale del 2018, attraverso le attività del Comitato di coordinamento laicale .
Il primo oratore, p. Patience Mpayembe, religioso di St-Vincent de Paule, professore di Missiologia, ha parlato della necessità di comprendere la missione come paradigma della vita di ogni cristiano. Quindi ha invitato i partecipanti a un ministero pastorale profetico e a una conversione per passare da una Chiesa militante a una Chiesa evangelizzatrice. Il secondo oratore, il professor Ndaywel, moderatore del CLC, ha dimostrato che l'impegno del CLC nel sollecitare la classe politica congolese a lavorare per il bene comune è effettivamente un impegno missionario, nel senso che tutte le attività intraprese mirano a una conversione dei cuori dei politici, a beneficio di tutti nella società.
La congregazione del Cuore Immacolato di Maria, o dei Padri di Scheut, è una congregazione missionaria che lavora in Congo dal 1888. Il CIAM è il suo strumento di lavoro per l'animazione missionaria che include la formazione dei cristiani per il risveglio della coscienza, in vista di un mondo migliore, più giusto e più fraterno. In occasione della Giornata Missionaria Mondiale è stata inoltre organizzata un'animazione missionaria speciale nelle parrocchie dei padri di Scheut situati nella città di Kinshasa.
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VATICANO - Mese Missionario Straordinario: al via il corso di formazione “Comunicazione è missione”

Fides IT - www.fides.org - il y a 12 heures 16 min
Roma – Formare operatori pastorali delle Chiese che appartengono alla giurisdizione di “Propaganda Fide” a una mentalità che consideri la comunicazione e i mass-media un’opportunità per la diffusione del Vangelo: questo l’obiettivo del corso di formazione dal titolo “Comunicazione è Missione”, promosso dalla Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, in collaborazione con la Pontificia Unione Missionaria e con l’Agenzia Fides.
Scopo del corso, che è stato attivato in occasione del Mese Missionario Straordinario, è quello di fornire agli studenti, tutti dei Collegi internazionali gestiti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , strumenti metodologici, teorici e pratici, sulla comunicazione multimediale per raccontare, storie, eventi ed esperienze in grado di rispecchiare e declinare le nuove frontiere della missione della Chiesa nel mondo contemporaneo.
“Abbiamo pensato di offrire un sostegno a quanti operano nelle Chiese che si trovano nei cosiddetti 'territori di missione', in Africa, Asia e America Latina, dove spesso si opera in condizioni di difficoltà”, riferisce all’Agenzia Fides donJosé Maria La Porte, Decano della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. Questo corso, infatti, si rivolge in modo particolare a sacerdoti, religiosi, seminaristi, dottorandi provenienti da Africa, Asia e Oceania e dai Vicariati Apostolici nelle Americhe legati alla CEP.
Le tecnologie della comunicazione stanno creando un ambiente digitale in cui l’uomo impara a informarsi, a conoscere il mondo, a stringere e mantenere in vita le relazioni, contribuendo a definire anche un modo di abitare il mondo e di organizzarlo. Per cui, “l’evangelizzazione non può non considerare questa realtà”, afferma La Porte. “La grande sfida della Chiesa, oggi - rileva - è quella di riuscire, attraverso queste tecnologie, a trasferire e inculturare il messaggio del Vangelo nel mondo digitale”.
Evangelizzare non significa “fare propaganda” del Vangelo: “La Chiesa in rete è chiamata non a una ‘emittenza’ di contenuti religiosi, ma a una condivisione del Vangelo”, osserva padre Fabrizio Meroni, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria e Direttore dell’Agenzia Fides. “L’intento di questo percorso accademico è quello di formare alla missione a partire da una considerazione del rapporto tra fede e mondo”, spiega padre Meroni. “Ciò che ci interessa – prosegue – è analizzare e approfondire questi nuovi modi di percepire la realtà legati alla digitalizzazione”. “La fede – rimarca – è il vero cammino, è la salvezza del mondo: la comunicazione, attraverso la conoscenza dei suoi strumenti e dei suoi linguaggi, può aiutarci a comprendere meglio la dimensione del mondo, nel contesto culturale in cui viviamo, e dunque a essere presenti con l'annuncio cristiano”.
Il programma didattico si articolerà in due semestri, da ottobre 2019 a maggio 2020, attraverso lo studio specifico e la sperimentazione dei linguaggi video, radio, web, fotografia e scrittura. I moduli saranno coordinati e condotti da docenti ed esperti della Pontificia Università della Santa Croce, da giornalisti di agenzie, testate nazionali e professionisti di radio e televisione.
Link correlati :Guarda la video-intervista a don José Maria La Porte e a p. Fabrizio Meroni sul canale Youtube dell'Agenzia Fides
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AFRICA/GUINEA - Urge sostenere l’Africa nella lotta per la democrazia: appello di un missionario

Fides IT - www.fides.org - il y a 12 heures 26 min
Conakry – L’Onu, la società civile, diverse organizzazioni della comunità africana hanno condiviso e diffuso un appello in favore del dialogo politico in Guinea dopo le proteste di piazza e i disordini nel corso dei quali, pochi giorni fa, la polizia ha ucciso almeno nove persone. Il paese è praticamente bloccato, a Conakry sono stati registrati casi di sparizione e di violazione dei diritti umani. Nella capitale continuano le proteste contro il presidente Alpha Condé, in carica dal 2009, e il suo progetto di revisione costituzionale che aprirebbe la strada alla sua candidatura a un terzo mandato alle elezioni presidenziali del 2020.
Le ultime elezioni locali in Guinea si sono svolte nel 2005. Il turno successivo, previsto nel 2010, ha subìto una serie di rinvii, rispettivamente nel 2014, nel 2016 e nel 2017. Le elezioni si sono infine svolte il 4 febbraio 2018 coinvolgendo il Paese in continue tensioni e violenze.
“La lotta per la democrazia in Africa non deve essere la lotta di un solo popolo, ma quella di tutta l'Africa, di tutti i popoli africani senza distinzione”, commenta all’Agenzia Fides il missionario e teologo p. Donald Zagore, della Società per le Missioni africane. “Si tratta di una lotta per la pace, dunque per lo sviluppo. I popoli in Africa hanno sete e fame di sviluppo. La gente soffre a causa dell'incoscienza dei politici africani che rimangono protesi a proteggere i loro poteri politici.
Le elezioni non devono essere una maledizione per l'Africa. Dobbiamo smettere di trasformare questo continente africano da culla a tomba dell'umanità,” insiste.
In Guinea sono presenti diversi gruppi etnici, i due principali sono i Malinké e i Peuhl, spesso protagonisti di scontri determinati da ragioni politiche. La maggior parte delle forze di sicurezza è di etnia Malinké e questo comporta che gli scontri maggiori avvengono di fatto tra le forze dell’ordine e la popolazione civile durante le manifestazioni.


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OCEANIA/AUSTRALIA - Lotta alla povertà: impegno della società civile e delle comunità cristiane

Fides IT - www.fides.org - il y a 12 heures 49 min
Sydney –- Dare impulso alla campagna “Raise the Rate”, con cui si richiede al governo australiano l’aumento dei contributi ‘Newstart’, sussidi di disoccupazione riservati a chi non ha lavoro: era questo l’obiettivo della “Settimana anti-povertà”, che ha visto tante e diverse organizzazioni della società australiana, tra le quali associazioni cristiane come la Caritas, sensibilizzare sul tema della povertà in Australia.
“Crediamo che incoraggiare le persone indigenti o in difficoltà, e non incolparle, sia l’atteggiamento giusto nella lotta contro la povertà. I membri, i volontari e i dipendenti della ‘Società San Vincenzo de Paoli’ assistono ogni anno oltre 1,8 milioni di persone che vivono in condizioni di miseria: si tratta di un australiano su otto. Per questo, consideriamo la Settimana anti-povertà un importante strumento nella conoscenza del fenomeno dell'emarginazione e dell’indigenza in Australia”, riferisce, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la “Società San Vincenzo de Paoli”, che nei giorni scorsi si è impegnata attivamente nello svolgimento della “Settimana anti-povertà” .
Per l’occasione, l’associazione caritativa ha organizzato una serie di eventi nelle comunità di tutta l'Australia, nelle metropoli come nei centri più piccoli. “Siamo quotidianamente in contatto con persone che vivono in difficoltà, sebbene siano destinatarie degli aiuti. Chiediamo ai nostri rappresentanti politici che ci sia un incremento della quota dei sussidi ‘Newstart’, per assicurare una vita dignitosa ed il soddisfacimento di bisogni di base a persone che fanno affidamento su di essi”, si legge nella nota inviata a Fides dai “Vinnies”, come si autodefiniscono i membri australiani della Società San Vincenzo de Paoli. “La nostra rete di sicurezza sociale dovrebbe garantire a tutti un tetto e del cibo sulla tavola ogni giorno. Forme di assistenza come i sussidi Newstart sono insufficienti: ad oggi la quota si aggira intorno ai 40 dollari al giorno e molte persone devono scegliere se utilizzarli per la spesa o per pagare l’affitto”, concludono.
L’Australia è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma il 13,2% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, una cifra che include 739.000 bambini. In questo contesto, la Chiesa australiana fornisce un apporto significativo attraverso azioni caritative promosse dalla Commissione Giustizia e Pace dei Vescovi australiani, dalla Caritas nazionale e da una rete di associazioni attive nelle varie città del Paese.
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OCEANIA/AUSTRALIA - Lotta alla povertà: impegno della società civile e della comunità cristiane

Fides IT - www.fides.org - il y a 12 heures 49 min
Sydney –- Dare impulso alla campagna “Raise the Rate”, con cui si richiede al governo australiano l’aumento dei contributi ‘Newstart’, sussidi di disoccupazione riservati a chi non ha lavoro: era questo l’obiettivo della “Settimana anti-povertà”, che ha visto tante e diverse organizzazioni della società australiana, tra i quali associazioni cristiane come la Caritas, sensibilizzare sul tema della povertà in Australia.
“Crediamo che incoraggiare le persone indigenti o in difficoltà, e non incolparle, sia l’atteggiamento giusto nella lotta contro la povertà. I membri, i volontari e i dipendenti della ‘Società San Vincenzo de Paoli’ assistono ogni anno oltre 1,8 milioni di persone che vivono in condizioni di miseria: si tratta di un australiano su otto. Per questo, consideriamo la Settimana anti-povertà un importante strumento nella conoscenza del fenomeno dell'emarginazione e dell’indigenza in Australia”, riferisce, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la “Società San Vincenzo de Paoli”, che nei giorni scorsi si è impegnata attivamente nello svolgimento della “Settimana anti-povertà” .
Per l’occasione, l’associazione caritativa ha organizzato una serie di eventi nelle comunità di tutta l'Australia, nelle metropoli come nei centri più piccoli. “Siamo quotidianamente in contatto con persone che vivono in difficoltà, sebbene siano destinatarie degli aiuti. Chiediamo ai nostri rappresentanti politici che ci sia un incremento della quota dei sussidi ‘Newstart’, per assicurare una vita dignitosa ed il soddisfacimento di bisogni di base a persone che fanno affidamento su di essi”, si legge nella nota inviata a Fides dai “Vinnies”, come si autodefiniscono i membri australiani Società San Vincenzo de Paoli. “La nostra rete di sicurezza sociale dovrebbe garantire a tutti un tetto e del cibo sulla tavola ogni giorno. Forme di assistenza come i sussidi Newstart sono insufficienti: ad oggi la quota si aggira intorno ai 40 dollari al giorno e molte persone devono scegliere se utilizzarli per la spesa o per pagare l’affitto”, concludono.
L’Australia è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma il 13,2% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, una cifra che include 739.000 bambini. In questo contesto, la Chiesa australiana fornisce un apporto significativo attraverso azioni caritative promosse dalla Commissione Giustizia e Pace dei vescovi australiani, dalla Caritas nazionale e da una rete di associazioni attive nelle varie città del Paese.
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AMERICA/BOLIVIA - I Vescovi dopo le elezioni: rispetto del voto popolare, verifica degli indizi di frode, intervento degli osservatori internazionali

Fides IT - www.fides.org - il y a 14 heures 21 min
La Paz – Con le parole tratte dalla prima lettera a Timoteo - "per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità" -, la Conferenza Episcopale della Bolivia chiama al rispetto della volontà del popolo, espressa nel voto di domenica scorsa, 20 ottobre. I boliviani si sono recati alle urne per scegliere democraticamente la loro guida politica , ma dopo i primi risultati non ufficiali, secondo cui si dovrebbe andare al ballottaggio fra Evo Morales e Carlos Mesa il 15 dicembre, il Tribunale elettorale ha interrotto lo spoglio con l'83,76% dei voti scrutinati, annunciando che, secondo un riconteggio ancora in corso, Morales avrebbe vinto al primo turno, avendo ottenuto un distacco di oltre dieci punti dal secondo candidato. Così la popolazione è scesa in piazza a manifestare e perfino membri della polizia si sono uniti ai manifestanti, eventi trasmessi e pervenuti a Fides attraverso i social media.
Di fronte a questa situazione, i Vescovi hanno espresso ieri sera la loro opinione: "Ci sembra di rilevare, insieme a molti cittadini, indizi di frode nei dati trasmessi, tra cui evidenziamo la totale assenza di coincidenza con il rapido conteggio effettuato dalla società Vía Ciencia, insieme alla sospetta interruzione del conteggio provvisorio dei voti nella notte post-elettorale, oltre a lamentele e immagini di eventi che sono al di fuori del rispetto della legalità”.
I Vescovi si uniscono alle dichiarazioni della OEA riguardo a questo modo antidemocratico di agire e chiamano ad intervenire gli osservatori internazionali, come l’Unione Europea, visto che proprio questa aveva fornito il sistema di conteggio rapido per la trasparenza dei fatti. "Chiediamo - concludono i Vescovi -, che il Supremo Tribunale elettorale eserciti la sua funzione costituzionale al servizio del popolo, della verità e della giustizia. Proprio per evitare focolai di violenza come quelli iniziati ad apparire questa notte".

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ASIA/FILIPPINE - I Vescovi: occorre rispettare la dignità umana dei detenuti  

Fides IT - www.fides.org - il y a 14 heures 39 min
Manila - "Il governo e i funzionari delle prigioni hanno il dovere di trattare i detenuti con dignità": è l'appello diffuso tramite l'Agenzia Fides dal Vescovo Pablo Virgilio David, di Kalookan, che ha esortato: “Questa non è un'affermazione dei diritti, è un grido di misericordia. I detenuti non chiedono un trattamento speciale come quello che viene riservato ai detenuti più ricchi, nella prigione di New Bilibid a Muntinlupa. Chiedono solo di essere trattati come esseri umani" afferma Mons. David, che è Vicepresidente della Conferenza episcopale delle Filippine.
Il Vescovo nota che molti prigionieri hanno commesso reati relativamente minori, spesso in circostanze di grave povertà e disperazione, e "languiscono in prigione a causa della mancanza di istruzione, dell'assenza di assistenza legale, della povertà, a causa di un sistema giudiziario scadente". Spesso - aggiunge il Vescovo - "rimangono in prigione, molto tempo dopo che il loro periodo di detenzione è stato scontato" solo perché il loro numero di codice carcerario è stato scambiato con quello di qualcun altro, in un sistema corruttivo che premia chi ha i mezzi illegali "per abbreviare il loro periodo di detenzione”.
"Urge riformare il nostro sistema di gestione e della giustizia penale per far sì che sia fondato sulla giustizia riparatoria, come nella maggior parte delle società civili", ha detto. E ha aggiunto che, se i leader politici dichiarano apertamente che "i criminali non possono essere recuperati" e che "i tossicodipendenti non sono umani" o se i funzionari governativi incoraggiano apertamente la polizia a uccidere, "non ci si può aspettare che le forze dell'ordine abbiano comportamenti rispettosi della dignità umana". "Finiranno per comportarsi come criminali essi stessi. Agiranno con impunità. Non avranno scrupoli di coscienza sull'esecuzione sommaria dei trasgressori della legge o nell'infliggere forme orribili di abuso ai detenuti” nota Mons. David.
"Fino a quando nessun sistema di controllo riterrà le forze dell'ordine responsabili delle loro azioni, abuseranno del loro potere" avvisa. "Si proteggeranno anche a vicenda e i subordinati taceranno anche se sono pienamente consapevoli degli abusi commessi dai loro superiori, aspettando l' opportunità per emularli" prosegue.
Un problema per la democrazia e lo stato di diritto, rileva il Vescovo, nasce quando "le forze dell'ordine abdicano al proprio ruolo di proteggere i diritti umani dei cittadini, non hanno rispetto dei diritti umani e trattano i sostenitori dei diritti umani non come alleati ma come nemici, ha detto.
Secondo il rapporto di una Commissione governativa, le condizioni all'interno delle carceri sono in peggioramento: il sovraffollamento delle strutture carcerarie ha raggiunto il 612%, con una popolazione totale di 146mila detenuti, rispetto a una capacità di circa 21mila. Negli ultimi anni la popolazione carceraria è stata ingrossata per i casi della "crociata antidroga", lanciata dal Presidente filippino Rodrigo Duterte.
La Commissione ha reso noto anche l' aumento del numero di detenuti che hanno contratto malattie negli ultimi tre anni, date le carenti condizioni igienico sanitarie e il sovraffollamento.
 

 
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ASIA/FILIPPINE - I Vescovi: urge rispettare la dignità umana dei detenuti  

Fides IT - www.fides.org - il y a 14 heures 39 min
Manila - "Il governo e i funzionari delle prigioni hanno il dovere di trattare i detenuti con dignità": è l'appello diffuso tramite l'Agenzia Fides dal Vescovo Pablo Virgilio David di Kalookan che ha esortato: “Questa non è un'affermazione dei diritti, è un grido di misericordia. I detenuti non chiedono un trattamento speciale come quello che riservato ai detenuti più ricchi, nella prigione di New Bilibid a Muntinlupa. Chiedono solo di essere trattati come esseri umani", afferma Mons. David, che è Vicepresidente della Conferenza episcopale delle Filippine.
Il Vescovo nota che molti prigionieri hanno commesso reati relativamente minori, spesso in circostanze di grave povertà e disperazione e "languiscono in prigione a causa della mancanza di istruzione, dell'assenza di assistenza legale, della povertà, a causa di un sistema giudiziario scadente". Spesso - aggiunge il Vescovo - "rimangono in prigione, molto tempo dopo che il loro periodo di detenzione è stato scontato" solo perché il loro numero di codice carcerario è stato scambiato con quello di qualcun altro, in un sistema corruttivo che premia chi ha i mezzi illegali "per abbreviare il loro periodo di detenzione”.
"Urge riformare il nostro sistema di gestione e della giustizia penale per far sì che sia fondato sulla giustizia riparatoria, come nella maggior parte delle società civili", ha detto.
E ha aggiunto che, se i leader politici dichiarano apertamente che "i criminali non possono essere recuperati" e che "i tossicodipendenti non sono umani" o se i funzionari governativi incoraggiano apertamente la polizia a uccidere, "non ci si può aspettare che le forze dell'ordine abbino comportamenti rispettosi della dignità umana". "Finiranno per comportarsi come criminali essi stessi. Agiranno con impunità. Non avranno scrupoli di coscienza sull'esecuzione sommaria dei trasgressori della legge o nell'infliggere forme orribili di abuso ai detenuti”, nota Mons. David. "Quando nessun sistema di controllo riterrà le forze dell'ordine responsabili delle loro azioni, abuseranno del loro potere", avvisa. "Si proteggeranno anche a vicenda e i subordinati taceranno anche se sono pienamente consapevoli degli abusi commessi dai loro superiori, aspettando l' opportunità per emularli", prosegue.
Un problema per la democrazia e lo stato di diritto, rileva il Vescovo, nasce quando "le forze dell'ordine abdicano al proprio ruolo di proteggere i diritti umani dei cittadini, non hanno rispetto dei diritti umani e trattano i sostenitori dei diritti umani non come alleati ma come nemici, ha detto.
Secondo il rapporto di una Commissione governativa, le condizioni all'interno delle carceri sono in peggioramento: il sovraffollamento delle strutture carcerarie ha raggiunto il 612%, con una popolazione totale di 146mila detenuti, rispetto a una capacità di circa 21mila. Negli ultimi anni la popolazione carceraria è stata ingrossata per i casi della "crociata antidroga", lanciata dal Presidente filippino Rodrigo Duterte.
La Commissione ha reso noto anche l' aumento del numero di detenuti che hanno contratto malattie negli ultimi tre anni, date le carenti condizioni igienico sanitarie e il sovraffollamento.
 

 
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VATICANO - Il Papa nella Giornata Missionaria Mondiale: la Chiesa annuncia Cristo solo se vive da “discepola”

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 12:37
Città del Vaticano – La missione apostolica a cui è chiamato ogni battezzato consiste nel “portare in terra quella pace che ci riempie di gioia ogni volta che incontriamo Gesù” nella preghiera, e “mostrare con la vita e persino a parole che Dio ama tutti e non si stanca mai di nessuno”. Un dinamismo che si mette in moto non come prodotto di uno sforzo di militanza, ma come riverbero di gratuità e manifestazione di gratitudine, “offrendo con amore quell’amore che abbiamo ricevuto”. Lo ha ricordato Papa Francesco, nell’omelia della liturgia eucaristica da lui presieduta domenica 20 ottobre nella Basilica di San Pietro, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale. L’appuntamento annuale, coincidente con la domenica in cui le collette di tutte le messe del mondo vengono destinate alle Pontificie Opere Missionarie per il sostegno alle missioni, quest’anno ha rappresentato il culmine del Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019, indetto da Papa Francesco per riproporre la vocazione missionaria che interpella ogni battezzato della Chiesa cattolica. Una vocazione a cui tutti sono chiamati a rispondere “non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando”.
Nell’omelia, prendendo spunto dalle letture della Messa, il Papa ha focalizzato l’attenzione sulle tre parole “monte”, “salire” e “tutti”, da lui riprese per suggerire la natura propria della vocazione missionaria della Chiesa, imparagonabile rispetto a ogni forma di propaganda politica o ideologica, culturale o religiosa.
Papa Francesco ha riproposto l’immagine del “monte”, indicato a più riprese nell’Antico e nel Nuovo Testamento come il luogo prescelto da Dio per “dare appuntamento all’umanità intera. È il luogo” ha rimarcato Papa Francesco “dell’incontro con noi, come mostra la Bibbia dal Sinai al Carmelo fino a Gesù, che proclamò le Beatitudini sulla montagna, si trasfigurò sul monte Tabor, diede la vita sul Calvario e ascese al cielo dal Monte degli Ulivi”. Sulla scorta di tali evocazioni bibliche, il Vescovo di Roma ha voluto suggerire che all’inizio della vocazione missionaria c’è l’incontro con il Signore, che avviene «nel silenzio, nella preghiera, prendendo le distanze dalle chiacchiere e dai pettegolezzi che inquinano».
La missione - ha proseguito il Papa, seguendo la falsa riga delle immagini bibliche da lui evocate – “inizia sul monte”. Per questo essa implica sempre il mettersi in movimento per “salire” e per “scendere”. “Non siamo nati” ha detto il Papa “per accontentarci di cose piatte, siamo nati per raggiungere le altezze, per incontrare Dio e i fratelli”. E per “salire” conviene “lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io”. Il segreto della missione - ha proseguito il Successore di Pietro - è quello di “alleggerirsi di ciò che non serve”, come quando si va in montagna e “non si può salire bene se si è appesantiti di cose”. In maniera analoga, anche nella missione “per partire bisogna lasciare, per annunciare bisogna rinunciare”, soprattutto lasciarsi dietro le spalle le cose che «rimpiccioliscono il cuore, rendono indifferenti e chiudono in sé stessi”. Solo così si può rispondere all’istruzione di Gesù che ha chiesto di annunciare il Vangelo a “tutte le genti”, senza escludere nessuno, senza riservare l’annuncio della promessa di Cristo a categorie di destinatari pre-selezionati.
“Il Signore” ha rimarcato il Papa “è ostinato nel ripetere questo tutti. Sa che noi siamo testardi nel ripetere “mio” e “nostro”: le mie cose, la nostra gente, la nostra comunità…, e Lui non si stanca di ripetere: “tutti”. Tutti, perché nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi fondati sugli egoismi che non piacciono a Dio”. Per questo – ha aggiunto il Vescovo di Roma – Il testimone di Gesù “non è mai in credito di riconoscimento dagli altri, ma in debito di amore verso chi non conosce il Signore, e va sempre “incontro a tutti, non solo ai suoi, nel suo gruppetto”. Nell’andare incontro agli altri, fuori da ogni ripiegamento auto- referenziale, i battezzati – ha rimarcato Papa Francesco - ricevono da Gesù una sola istruzione, molto semplice: quella di “fare discepoli”. Ma i discepoli a cui si riferisce Gesù nel Vangelo – ha aggiunto il Papa –sono “suoi, non nostri”. E la Chiesa abbraccia davvero la propria missione di annunciare il Vangelo “solo se vive da discepola”. Ossia “non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando”. Cristo stesso – ha sottolineato il Papa a conclusione dell’omelia “ha una sorta di ansia per quelli che non sanno ancora di essere figli amati dal Padre, fratelli per i quali ha dato la vita e lo Spirito Santo”. E un rinnovato slancio missionario può rispondere al desiderio di voler placare questa “ansia di Gesù”.

Dopo la Celebrazione eucaristica, nelle parole pronunciate prima dell’Angelus, il Pontefice ha fatto di nuovo riferimento alla Giornata Missionaria Mondiale, descrivendola come “occasione propizia affinché ogni battezzato prenda più viva coscienza della necessità di cooperare all’annuncio della Parola, all’annuncio del Regno di Dio”. Papa Francesco ha anche ricordato la Lettera apostolica Maximum illud, promulgata proprio cento anni fa da Papa Benedetto XV per “dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di tutta la Chiesa” e per chiedere che l’opera apostolica affidata ai missionari «fosse purificata da qualsiasi incrostazione coloniale e libera dai condizionamenti delle politiche espansionistiche delle Nazioni europee”.
Un messaggio definito da Papa Francesco come “ancora attuale” e stimolante per superare “la tentazione di ogni chiusura autoreferenziale e ogni forma di pessimismo pastorale”. Nel tempo di una globalizzazione «che dovrebbe essere solidale e rispettosa della particolarità dei popoli, e invece soffre ancora della omologazione e dei vecchi conflitti di potere che alimentano guerre e rovinano il pianeta», i credenti – ha concluso il Papa - sono chiamati a portare ovunque la buona notizia che in Gesù Cristo “ogni divisione è superata, in Lui solo c’è la salvezza di ogni uomo e di ogni popolo”. Il Papa ha anche ribadito che la prima forza dell’annuncio è la preghiera, che è anche il primo sostegno del popolo di Dio per i missionari.
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AMERICA/CILE - Durante i disordini assalita anche la Cattedrale di Valparaiso: per i Vescovi occorre uno sforzo congiunto

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 11:41
Santiago – I Vescovi del Comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile hanno espresso preoccupazione per gli eventi verificatisi negli ultimi giorni a Santiago e in altre città, che hanno costretto il governo a decretare lo stato di emergenza nella capitale. A Valparaiso un gruppo di manifestanti ha preso di mira la Cattedrale, che ha riportato gravi danni. I vandali hanno cercato di dare fuoco alle grandi porte di legno e, dopo essere entrati, hanno distrutto i banchi e diverse immagini sacre, gridando slogan allusivi agli scandali sessuali della Chiesa. Le manifestazioni sono esplose per l'aumento del costo del biglietto del servizio pubblico di trasporto.
Descrivendo gli eventi con la massima severità, i Vescovi affermano che "è dovere di tutti fare uno sforzo congiunto - specialmente autorità e leader sociali - per scoprire le cause e seguire le strade della soluzione, che non avverrà senza la partecipazione della maggioranza".
Aggiungono che gli "eventi dolorosi e traumatici sono un invito urgente a continuare a creare una cultura di incontro e comprensione, in grado di ascoltare e provare empatia con le sofferenze e i disagi quotidiani della società cilena per ciò che riguarda il lavoro, la salute, la sicurezza dei cittadini, la pubblica istruzione, gli alloggi, le pensioni, la povertà e le sfide umanitarie dell'immigrazione, tra gli altri".
Nel testo, giunto all’Agenzia Fides, i Vescovi sottolineano che “il primo obbligo di tutti coloro che esercitano qualsiasi tipo di leadership nel paese è comprendere il profondo malessere delle persone e delle famiglie che sono colpite da disuguaglianze ingiuste, da decisioni arbitrarie che li riguardano nella loro vita quotidiana e da pratiche quotidiane che considerano abusive, perché feriscono in particolare i gruppi più vulnerabili".
L'Episcopato cileno condanna "decisamente la violenza che si è verificata nella capitale del paese con attacchi a persone, distruzione di proprietà, saccheggio di locali commerciali e privazione di centinaia di migliaia di connazionali di un servizio di trasporto che è alla base della vita e dello sviluppo della città". Allo stesso tempo ribadiscono la necessità di "comprendere le radici della violenza e lavorare urgentemente per prevenirla, fermarla e dare vita a modi pacifici per prendersi carico dei conflitti" osserva la nota dei Vescovi.
Secondo le notizie raccolte da Fides, le forze armate e di pubblica sicurezza stanno cercando di ristabilire l'ordine pubblico fronteggiando i gruppi violenti che hanno radicalizzato una protesta sociale contro la disuguaglianza che ha già causato dieci morti e ha seminato terrore nelle strade in diversi luoghi del paese, con barricate, incendi e saccheggi. Il Presidente cileno, Sebastián Piñera, ha affermato che il paese sta vivendo una "guerra", un conflitto bellicoso contro un "nemico potente e implacabile, che non rispetta nulla o nessuno", così ha descritto i manifestanti.
Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, totale in alcuni comuni, in 10 delle 16 regioni del Cile: la regione metropolitana di Santiago, Antofagasta, Coquimbo, Valparaíso, Maule, Concepción, Bío Bío, 0'Higgings, Magallanes e Los Ríos. Di conseguenza migliaia di militari sono stati schierati nelle strade per ristabilire l'ordine pubblico. Scontri violenti si sono verificati tra manifestanti e forze di sicurezza. Sabato 19 e domenica 20 ottobre ci sono stati incendi di negozi, farmacie, banche ed edifici pubblici, saccheggi e barricate nelle strade, in quasi tutto il paese.

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AFRICA/NIGER - Scuole vandalizzate nel villaggio dove è stato rapito p. Maccalli alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 10:49


Niamey - Nella sera di sabato 19 ottobre, vigilia della Domenica delle Missioni, proprio dove hanno rapito P, Pierluigi Maccalli, oltre 13 mesi or sono, il villaggio di Bomoanga e quello adiacente di Kiki, hanno visto le loro scuole, entrambe in muratura, vandalizzate da presunti jihadisti” comunica da Niamey all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino, missionario della SMA .
Secondo il sito ‘Actuniger’ gli attaccanti sono arrivati, come di consueto, con motociclette. “Le forze governative sembrano incapaci di fermare questa onda distruttiva. Pierluigi e la diocesi di Niamey erano stati coinvolti nel progetto per la costruzione di scuole tra cui una statale” afferma il missionario.
Questo fatto grave, perché colpisce direttamente i figli dei contadini, i più poveri oggi nel Paese, non fa che confermare l’instabilità della regione frontaliera col Burkina Faso. In questo Paese i bambini cuoi viene impedito di usufruire il diritto all’educazione scolastica sono ormai migliaia” conclude p. Mauro.
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AFRICA - Mese Missionario Straordinario: prima della denuncia, priorità all’annuncio di Cristo

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 10:39
Kara - “Oggi uno dei grandi pericoli che si nascondono nella nostra attività missionaria è quello di trasformare l'annuncio del Vangelo in satira sociale o in pura denuncia del male”, dice all’Agenzia Fides p. Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane, a proposito delle tensioni sociali presenti nel continente. “C’è la tendenza a rinchiudersi in dinamiche che consistono principalmente nel denunciare ingiustizie, errori, violenze, senza mai concentrarci sull’annuncio, la proclamazione della verità del Vangelo di Gesù Cristo”, rileva.
“Continuiamo a porre troppa enfasi alle erbe infestanti - continua Zagore - mettendo in disparte il seme buono, il vero, Gesù Cristo. Il Vangelo non è una satira sociale, è prima di tutto un linguaggio d'amore. E’ una chiamata all'amore. Per parafrasare il teologo musulmano Ahmed Abbadi, possiamo dire che il Vangelo di Gesù Cristo è il 96% amore e il 4% regole.”
“E’ fondamentale prendere consapevolezza di questo, per il rinnovamento dell'attività missionaria e per renderla più feconda. Prima di iniziare a denunciare i difetti e gli errori, dobbiamo annunciare e proclamare Gesù Cristo e il suo Vangelo d'amore. Il mandato evangelico di Cristo è chiaro: ci invia, come ci dice l'evangelista Marco, da tutto il mondo, per predicare la Buona Novella della salvezza a tutto il Creato e non per giudicare. Il passaggio dalla missione basata sulla denuncia alla missione basata sull'annuncio è fondamentale. Siamo battezzati e inviati ad annunciare, prima che a denunciare”, conclude Zagore.


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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Giornata Missionaria Mondiale nella diocesi di Yopougon; Mons. Lézoutié invia i suoi diocesani in missione e li invita a sostenerla attraverso la preghiera e azioni concrete

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 10:36


Yopougon - "L'efficacia della missione deriva dalla preghiera e da azioni concrete", ha affermato Sua Ecc. Mons. Jean Salomon Lézoutié, Vescovo di Yopougon, domenica 20 ottobre 2019 nella Messa dedicata alla Giornata missionaria mondiale e al Mese Missionario Straordinario.
Secondo il Vescovo, vi sono due aspetti importati nella missione: "il primo visibile che consiste per il missionario nel spostarsi da un luogo all'altro per l'evangelizzazione, e il secondo più discreto che consiste nel compiere la missione nel proprio posto; ed è per questo che la Chiesa ha scelto come patroni delle missioni San Francesco Saverio per coloro che si spostano, e Santa Teresa di Gesù Bambino per coloro che compiono la missione nel proprio posto”. Mons. Lézoutié, ha dunque invitato le donne della diocesi di Yopougon sull’esempio di Santa Teresa di Gesù Bambino, a sostenere la missione: “Luca capitolo 8 versetto 3, dice che le donne si unirono per aiutare la missione del Signore e dei suoi apostoli attraverso le loro risorse”.
Nel corso della messa Mons. Lézoutié ha inviato in missione le forze vive della sua diocesi dando loro il mandato di Cristo di recarsi nei borghi più remoti per annunciare la buona novella della salvezza.
La celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale unita a quella del Mese Missionario Straordinario è stata rafforzata dalla presenza di P. Jean Noel Gossou, Direttore Nazionale delle POM in Costa d'Avorio. P. Gossou ha focalizzato il suo intervento su cosa sia la missione e su cosa dovrebbe essere, e dopo aver fornito dettagli sulle offerte che contribuiscono al fondo universale di solidarietà, ha invitato i fedeli ivoriani alla generosità.
"Celebrare la Giornata Missionaria Mondiale, significa risvegliare in noi il mandato che Cristo ci ha dato: uscire da tutte le nazioni e fare discepoli. E non possiamo compiere questa missione senza una dimensione finanziaria, quindi la necessità di un fondo universale di solidarietà a cui tutti sono invitati a contribuire ", ha sottolineato.
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EUROPA/ITALIA - Padre Cremonesi beato: “La sua santità si può riassumere in tre elementi fondamentali: la fede, la carità e la povertà”

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 09:52
Crema – “Con la testimonianza della sua vita generosamente offerta per amore di Cristo, il beato Alfredo parla oggi a questa diocesi di Crema e la stimola nella sua testimonianza al Vangelo della carità; parla ai missionari che, sollecitati dal mandato di Cristo, «andate e insegnate a tutte le genti», sono andati per le strade del mondo per annunciare la buona novella della salvezza a tutti gli uomini, in special modo ai più bisognosi; parla a tutta la Chiesa ricordando che morire per la fede è un dono concesso solo ad alcuni, ma vivere la fede è una chiamata diretta a tutti. Proprio come ci esorta il tema di questa Giornata missionaria mondiale: Battezzati e inviati”. Sono le parole del Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, per la beatificazione del missionario del Pime, padre Alfredo Cremonesi , che ha presieduto nella Cattedrale di Crema, sabato pomeriggio, 19 ottobre .
Il Cardinale ha ricordato nell’omelia che la liturgia di beatificazione si svolgeva “alla vigilia della Giornata missionaria mondiale e nella medesima data in cui padre Cremonesi celebrò la sua prima messa in terra cremasca”, inoltre “stiamo vivendo il Mese missionario straordinario” sul tema “Battezzati e inviati”. “Ogni battezzato deve sentirsi, inoltre, sollecitato dalla propria vocazione alla santità. In ciò il beato Cremonesi è un modello da perseguire per l’esemplarità di una donazione senza limiti nei confronti della chiamata di Dio”.
Padre Alfredo fu uomo di profonda fede, di intensa preghiera, di spiccata carità verso poveri, ragazzi, giovani, contadini. “Fu proprio la sua carità – ha sottolineato il Cardinale – a portarlo a offrire infine la vita per difendere la sua gente. Il beato Alfredo Cremonesi è una bella figura di vita sacerdotale e religiosa, un missionario che ha consumato la sua esistenza nel dono della propria vita. Interamente dedito a Dio e alla missione evangelizzatrice, era del tutto distaccato da se stesso: la sua esistenza era donata alla sua gente, della quale aveva voluto condividere la condizione di povertà, rinunciando a ogni pur minimo privilegio. La sua santità si può riassumere in tre elementi fondamentali: la fede, la carità e la povertà”.
Il Cardinale Becciu ha quindi ricordato il contesto storico-politico del Myanmar in cui si colloca il martirio di padre Alfredo: “Con lo scoppio della guerra civile all’indomani della guerra di indipendenza , la situazione della Chiesa precipitò verso la vera e propria persecuzione, con un’esplosione di violenza e aperta ostilità nei confronti della fede cattolica e dei missionari”. Comunque, ha sottolineato, “il sacrificio del beato Alfredo non è stato vano. Egli è come il chicco di grano della parabola evangelica che deve perire per portare frutto” e ha proseguito: “la beatificazione di padre Cremonesi è un incoraggiamento alla Chiesa in Myanmar a proseguire nell’impegno di favorire il superamento delle ferite spirituali e morali, portandola medicina risanante della misericordia di Dio tra la popolazione che ha sofferto a causa dei conflitti e della repressione, e che sta faticosamente percorrendo la strada della libertà, della giustizia e della pace”.
Infine il Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi ha evidenziato che il beato Alfredo Cremonesi “ricorda a tutti noi che il futuro delle nostre comunità e delle nazioni non sarà di chi diffonde odio e violenza, ma di chi semina fraternità, accoglienza e condivisione”. Il Cardinale ha concluso l’omelia affidando all’intercessione del nuovo Beato un altro missionario suo conterraneo, padre Pier Luigi Macalli, rapito da oltre un anno: “Beato Alfredo Cremonesi, prega per noi, ma soprattutto prega perché un altro sacerdote di questa terra, missionario in Africa, il padre Macalli, riacquisti presto la libertà!”
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ASIA/FILIPPINE - Il Cardinale Tagle: "La missione non è un compito fai-da-te, è con Cristo"

Fides IT - www.fides.org - lun, 21/10/2019 - 09:47
Manila - "Bisogna pregare e sostenere la missione": è l'invito rivolto dal Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, ai fedeli filippini riuniti ieri a Manila per la messa della Giornata Missionaria Mondiale. "I cattolici sono chiamati ad andare in missione insieme. La missione non è un compito fai-da-te ma è comunitario, per e con gli altri, soprattutto con Cristo. La missione non è solo per pochi individui ma per tutti. La missione si fa in comunità. È ecclesiale: la Chiesa tutta è in missione. Ogni battezzato è inviato in missione da Cristo e dalla Chiesa”, ha detto.
"Ogni battezzato che vive la vita in Cristo, partecipando alla sua morte e risurrezione, è in questo modo missionario", ha detto il Card. Tagle. Ma per essere missionari, ha sottolineato, è necessario "avere un incontro personale con Gesù". "Non esiste nessuna missione, nessun annuncio del Vangelo senza un incontro con Gesù che è il Vangelo", ha detto. La missione è "testimoniare Cristo", che significa "portare con Cristo la sua croce" e "vivere la sua carità, condividendola con il mondo, specialmente con i bisognosi".
Migliaia di persone si sono riunite per l'evento organizzato dall'Arcidiocesi di Manila, in coordinamento con le Pontificie Opere Missionarie delle Filippine, per celebrare la Giornata missionaria, culmine del Mese missionario straordinario proclamato da Papa Francesco nell'ottobre 2019.
L'incontro missionario organizzato a Manila prevedeva liturgie, incontri, concerti, testimonianze di sacerdoti religiosi e laici impegnati in missione.


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EUROPA/ITALIA - "Battezzati e inviati": "Vivere in comunione di fede e solidarietà per costruire un mondo di fratellanza universale"

Fides IT - www.fides.org - sam, 19/10/2019 - 12:39
Roma - “La solidarietà è un gesto che rimanda tutti gli uomini e le donne al comandamento dell’amore: ognuno di noi è chiamato ad amare il prossimo, a vivere insieme come fratelli e sorelle, uniti in una grande famiglia”. Così riferisce all’Agenzia Fides padre Stanley Lubungo, Superiore generale dei Missionari d’Africa , sul tema di riflessione proposto da "Missio Italia", Direzione italiana delle Pontificie Opere Missionarie, per la penultima domenica del Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, giorno in cui si celebra la 93esima Giornata Missionaria Mondiale.
“Il nostro impegno quotidiano si traduce in gesti, attitudini e scelte di amore verso tutti costoro di cui ci sentiamo responsabili”, spiega padre Lubungo. “Amare i più bisognosi, gli indifesi - rileva - significa restare accanto a loro e lottare contro tutte le ingiustizie, le povertà, spirituali e materiali”.
Secondo la scansione proposta da "Missio-Italia", in questa terza domenica del mese, il 20 ottobre, tutti i fedeli sono infatti, chiamati a riflettere sulla "solidarietà", ad aprire il loro cuore alle esigenze spirituali della missione e a impegnarsi con gesti concreti: “Tutti i cristiani sono invitati ad essere protagonisti, in prima persona - sostiene p. Stanley - e ad essere coinvolti dal fermento della carità: diventa così, un modo di mettersi in contatto con l'intera umanità”, evidenzia.
“In tal senso - prosegue il superiore generale - possiamo affermare che essere solidali svela il mondo interiore del missionario, rivela l’uomo amante di Dio, manifesta la serietà con cui affronta la vita quotidiana, ma soprattutto la sua forza interiore che, per grazia di Dio, lo spinge a porsi davanti alla realtà, perché tutti i battezzati hanno ricevuto dal Signore il grande dono della fede”. La solidarietà, quindi, è un elemento essenziale della vita cristiana: “E’ importante per noi tutti - afferma in conclusione padre Lubungo - promuovere il valore e la ricchezza della fraternità”.

Link correlati :Guarda la video-intervista a padre Stanley Lubungo sulla terza domenica del Mese Missionario Straordinario
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ASIA/VIETNAM - Nomina dell’Arcivescovo di Thành-Phô Hô Chí Minh, Hôchiminh Ville

Fides IT - www.fides.org - sam, 19/10/2019 - 12:07
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Thành-Phô Hô Chí Minh, Hôchiminh Ville , S.E. Mons. Joseph Nguyên Năng, finora Vescovo di Phát Diêm.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Assemblea generale di verifica degli Orionini: la prima in Africa e sotto l’insegna del Mese Missionario Straordinario

Fides IT - www.fides.org - sam, 19/10/2019 - 11:20
Bonoua - Sono 46 i delegati provinciali, sacerdoti, religiosi e laici, della congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza meglio conosciuta come “Orionini”, che prendono parte dal 13 al 20 ottobre 2019 in Costa d 'Avorio alla 5a Assemblea generale di verifica della Piccola Opera della Divina Provvidenza che riunisce le province della Congregazione in tutto il mondo. Si tratta del primo evento del genere in Africa dalla fondazione della Congregazione da parte di San Luigi Orione.
L’Assemblea si è aperta con la Messa di domenica 13 ottobre 2019 nella parrocchia di San Pietro Claver Bonoua nella diocesi di Grand-Bassam, presieduta da p. Pierre Assamouan Kouassi, il primo sacerdote africano a far parte del Consiglio Generale.
Don Oreste Ferrari, vicario generale dell'Opera Don Orione ha spiegato che si è deciso di tenere in Africa l’Assemblea per due motivi. “Prima di tutto ricorrono 50 anni da quando la Congregazione decise che erano maturi i tempi per cui ci si aprisse a questo continente”. “La seconda ragione – prosegue Don Ferrari - ci è stata offerta da Papa Francesco che ha deciso di celebrare quest'anno un Mese Missionario Straordinario. Fare un'assemblea di tale importanza proprio in terra di missione ci aiuterà, prima di tutto a vivere sulla nostra pelle l'esperienza della missione, la difficoltà di adattamento, il contatto con la povertà e con la semplicità di una vita che deve accontentarsi dell'essenziale, e poi a prendere le nostre decisioni operative che ci accompagneranno nei prossimi tre anni, con un occhio più impiantato sulla concretezza del nostro essere Orionini".
La 5a Assemblea generale di verifica, oltre a riflettere sulla missione, sulla vita della comunità e sull'espansione del carisma orionino in Africa, è contrassegnata da una serata culturale e un pellegrinaggio della famiglia orionina al Santuario “Notre Dame de la Garde de Bonoua”. L’Assemblea si chiuderà domenica 20 ottobre 2019, Giornata Missionaria Mondiale, con una messa durante la quale, verranno aperte le celebrazione per il Giubileo d'oro della presenza orionina in Africa.
Presente in una trentina di Paesi nel mondo, tra cui altri sette in Africa oltre alla Costa d’Avorio , la Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza si è stabilita in Costa d'Avorio, nella diocesi di Grand-Bassam, dal 1971.
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